Una gita impensabile

Trieste, 1 settembre 2019

Il Monte Cjucis 1315 m.

Certo è che dopo una bella estate, il tempo continuò così anche nei mesi successivi, e con solo un passaggio di una perturbazione nel mese di novembre che copri di neve anche le nostre Prealpi.
Il tempo che si assestasse, e misi in programma la salita del Monte Cjucis per la sua bassa Quota, e anche bene osservato nelle mie escursioni e salite delle Montagne intorno.
Così, e anche per completare la conoscenza di quelle Montagne appena intraviste, invece che a Carnia scenderò più avanti alla Stazione di Moggio Udinese.
La mia presenza in treno vestito d’alpinista non passò inosservata al conduttore del treno, e che una volta con il treno quasi vuoto m’invitò a fargli compagnia, e così anche più avanti con il bigliettaio a parlare di Montagna, e fino alla solitaria Stazione di Moggio che scesi ultimo passeggero.
Sì perché il paese di Moggio si è poi sviluppato lontano dalla Stazione più sottomonte.
Niente; così traversai la Statale verso alcune costruzioni vecchio stile, e alcune forse disabitate.

01 devi esser quelIl versante Nord del Monte Ciucis.

- Orpo! Cartina in mano non mi restò che fare il punto della situazione; e alla fine decisi di scendere verso Valle per aggirarle, e per prendere un sentiero che s’inoltrava in direzione della Valle a Nord del Monte Cjucis.

02 Gr. Cuc dal BoorSì; e per questo raggiunsi un vasto prato, e nel mezzo una bella costruzione.

03 Verso le Alpi Giuglie04 dove son05 la possibile metaCosì rincuorato decisi di continuare per quel sentiero. anche se più avanti il prato si esauriva man mano coperto di massi e detriti, e dove riuscì a tenere la traccia fino a una solida costruzione forse a due piani degli Stavoli del Verzan m 720 m.
Solo che io dovevo salire; e verso Cime e quote da quel versante mai viste.

06 niente; provo per de quàCosì abbandonai il sentiero in quota per seguire il percorso a vista per canali e brevi tratti di parete che man mano si alternavano senza una meta certa, e stando attento per evitare il rischio d’affrontare difficoltà non essendo attrezzato per queste; e così fino a trovare un pilastro poggiato che sembrava promettere prendendo  quota.

07 la Cima del M.te CjucisSolo un breve tratto perché a destra c’era un’altra Cresta, e più alta.

08 Ogrisi TullI0Sì; e che per un percorso in traversata non facile la raggiunsi: 26 novembre 1989.

09 26 Nov..1989 con l'ometto.Foto ricordo con l’ometto: e avendo calcolato che avevo ancora tempo a disposizione fotografai i Monti intorno.

10 il Gruppo del Monte PlaurisIl Monte Plauris 1858 m.

11 Il Gruppo innevato del CaninCresta del Gruppo del Monte Canin.

12 Gr Montasio e Zuc dal BoorGruppo del Montasio.

13 Zuc dal Boor e M.te ChiavalsAlpi Carniche: il Gruppo del Zuc del Bôr 2195 m.

14 Il Monte AmarianaPanoramica dal Monte Amariana 1905 m al Monte Coglians 2780 m.

15 Carnia e le DolomitiCarnia e le Dolomiti.

- Tullio, xe ora de scender.
Sì, anche perché non conoscevo la discesa.

Così cercai di seguire il traverso appena percorso, e una volta incrociato un canale scesi per questo cercando di uscire a sinistra dove sembrava più facile, e fino a incrociare un sentiero che discesi veloce, e così fino a un traverso a sinistra per aggirare l’inizio di un canale. Solo che subito sotto c’era un manufatto per la raccolta dell’acqua che fuoriusciva da un corto tubo?
Così accettai l’invito; e una volta dissetato preferì continuare la discesa per quel facile canale con alcuni corti salti, e anche evitando brevi tratti ghiacciati, e fino sul piano dove puntava una zona di corti alberi.

16 tramontoCosì alla prima occasione uscì da questi e fino a un vasto pascolo, e giusto in tempo perché il sole era prossimo al tramonto; e trovato un percorso lo seguì fino a incrociare la strada bianca conosciuta per uscire sul pianoro di Tugliezzo; e dove non mi restò che scendere volentieri di buon passo per la strada asfaltata alla Stazione di Carnia per prendere il treno delle ore 18 rivivendo la grande giornata.

Il ritorno

Solo che il bel tempo continuava; e consultata la Carta Tabacco, misi in programma il tentativo di salita del Monte Agarone 1241 m, passando prima per il Monte Pakoi 1055 m e il Monte Naplis senza quota; e con Heydi che aspettava la facile Gita promessa.
Così quella mattina con la nostra Fiat 127 non scendemmo a Stazione Carnia; ma subiti oltre e a destra prendemmo la bella strada asfaltata per Tugliezzo, e fino al paese omonimo disabitato deve la posteggiai.
Una volta pronti, e senza darci furia, percorremmo la continuazione per lo Stavolo del Verzan 720 m, e senza raggiungerlo, prendemmo a destra il sentiero percorso la volta precedente.
Solo un breve tratto, e fino a incrociare il bivio dove seguimmo quello a sinistra e in salita.
Sì; non era il massimo, e Heidi forse già stanca, scivolava ripetutamente sui tronchi caduti coperti di ghiaccio; e cosi una volta sulla possibile Cima coperta dalla vegetazione, decidemmo che poteva bastare.

17 inverno nel Gr Plauris18 la sua diramazione NordSottostanti la parete Nord della Punta del Mezzogiorno 1841 m.

19 Heidy con il M. Sernio e la Creta  Grauzaria-Pertanto anche se al sole la sosta fu breve; e ancora il tempo necessario per scattare alcune foto dei Monti incombenti sconosciuti; e Heydi al sole con lo sfondo del Monte Sernio e della Creta Grauzaria; e via e di buon passo.

20 sulla neve chiacciata.Sì; e anche appagati, scendemmo veloci, fino e oltre il bivio dei sentieri per rimontare quello della mattina.

21 Il Monte Cjucis m 1315Il Monte Cjucis a salutarci.

Solo che questo era in leggera salita, e dopo un tratto Heydi avvertì stanchezza alle gambe.
Niente; e volente o nolente, tratto per tratto che non finiva mai arrivammo con l’ultimo sole agli Stavoli Cuel Lung 610 m disabitati dove avevamo parcheggiato la macchina.
Sì; e una volta pronti al primo giro della chiavetta il motore si mise in moto: – Xe fata!

22 Il versante Ovest del Gruppo del Monte PlaurisGruppo del Plauris versante NW.

Ritorno nel Gruppo del Monte Plauris

Trieste, 1 agosto 2019

La Cresta di Cervada1958 m d’inverno

Portate a termine le mie tre salite nel Gruppo del Monte Plauris per il versante incombente sull’abitato di Stazione Carnia, e accertato il perdurare del bel tempo, desiderai conoscere il versante rivolto all’abitato di Venzone; e per la prima volta andrò con la mia FIAT 600, per l’appunto.
Solo che una volta nell’abitato ricorsi all’aiuto di qualcuno per imboccare la strada giusta; e via.
Anche se procedevo attento a non sbagliare passai oltre a una possibile indicazione, e fino a un cantiere stradale, e dove mi diedero le dritte per non sbagliare tornando indietro.
Lo stesso nel ritorno non lo trovai; e quasi rassegnato decisi di raggiungere Venzone, e trovare il sentiero segnalato che inizia dall’abitato.
Poi non andò così perché prima della curva della strada poi in discesa nell’abitato, a destra iniziava una stradina a uso agricolo delimitata sulla destra da muretto, e senza pensarci due volte la rimontai, e anche riuscì a posteggiare senza ostacolare il passaggio.
Una volta pronto, e sacco in spalla, percorsi la stradina che puntava un gruppo di casette, e alcune ancora con i danni del terremoto, e fino a incrociare un’altra stradina bianca con installato un tubo metallico chiuso da un rubinetto per l’acqua, e subito oltre, un prefabbricato metallizzato; ma nessun rumore di vita.
Niente; così approfittai dell’acqua per ristorarmi anche con un panino, e una volta pronto non proseguii per la stradina, ma preferii seguire un’altra che rimontava un boschetto di latifoglie fino a incrociare un sentiero in quota nel boschetto, e dove più avanti incrociai un uomo di mezza età che stava scendendo?
Solo il saluto, … e via.

Intanto ero uscito dal bosco misto; e la traccia spariva nell’erba giallo oro che copriva il primo rilievo.
Solo che il prossimo continuava più ripido; e così mi fermai per una sosta.
Forse avrò anche visto qualcosa da fotografare; ma la macchina fotografica non c’era più.
Così anche decisi che per quel giorno bastava, e sperando di tornare quanto prima iniziai la discesa.

Il Primo ritorno.

Il bel tempo continuò così per tutta la settimana; e com’era nelle mie intenzioni, preferii tornare servendomi del treno.

01X  panoramica dal trenoPanoramica con il Gruppo del Monte Plauris ripresa dal treno.

Solo che la Stazione non era vicina all’abitato, e dovetti mantenere un buon passo per entrare nella cittadina dove tutte le costruzioni erano state ricostruite dopo il terremoto, e così anche nella parte storica, e dove c’era anche il Caffè Trieste.
Non ci pensai due volte; e così entrai per ristorarmi con un buon cappuccino caldo.
Una volta uscito non mi restò che riprender di buon passo; e più avanti, e come indicatomi da una gentile signora, rimontai la strada in salita della prima volta fatta in discesa, e fino a prendere a sinistra una più ripida e stretta tra le case con qualche bollo rosso.
Sì; e la rimontai anche veloce, e fino all’inizio dei ripidi prati per poi volgere a destra restringendosi e con meno pendenza come il pendio erboso; e via.
Solo che il prefabbricato lo trovai chiuso; e non mi restò che riempire la boraccia d’acqua; e via.

02X  la stradina d'accessoCosì non mi restò che rimontare la stradina erbosa conosciuta.

Solo che una volta fuori dal bosco misto, il calore del sole si faceva sentire, e l’erba doorata non dava nessun beneficio; e una volta sul ripido pendio lo rimontai, e fino a raggiungere la Cresta di Cervada della prima volta, e dove proseguii rimontandola e fino a raggiungere la quota o Cima soprastante, anche se mi sovrastava ancora lontana un’altra struttura più massiccia.
Niente; non era la giornata giusta, e mi levai il sacco poggiandolo sull’erba, e anche presi la macchina fotografica per scattare qualche foto alle Montagne intorno a me sconosciute.

03X  Mte S SimeoneIl monte San Simeone

04X  panoramica verso EPanoramica verso Nord Est

05X  Lavara-Ungarina-CampoI Monti Lavara, Ungarina e Campo

06X  Venzone07X  particolariLa Valle del fiume Tagliamento e Il paese di Venzone.

Finito il servizio fotografico, decisi che per quel giorno poteva anche bastare, tanto tornerò:
22 gennaio 1989.
La discesa non ha lasciato ricordi; solo che fuori dal prefabbricato avrò trovato il proprietario o l’inquilino dove mi fermai una mezza ora a fargli compagnia.
Una volta nella cittadina di Venzone c’era un via vai di persone e automobili, e per evitare d’andare alla Stazione a piedi, provai a chiedere un passaggio a un signore che stava entrando nella sua vettura. Solo che lui dispiaciuto m’informò che andava a Stazione Carnia.
- Tanto meglio perché sono di casa.
Sì, e una volta in Stazione il cappuccino ben caldo mi diede ristoro.

Il Secondo ritorno.

08x Cresta di CervadaCosì anche quella mattina la sosta a Venzone per il cappuccino; e poi di buon passo per il percorso conosciuto fino sulla vera cresta.

09X  M.te Plauris  e la Punta del Mezzogiorno -Cosi man mano prendendo quota mi trovai sotto il primo tratto difficile della Cresta che aggirai a destra per la facile parete Sud.
Solo che prima fotografai a sinistra, e separata dall’intaglio, la poco conosciuta e ambita Punta del Mezzogiorno 1841 m che ambivo salire.

10X per il PlaurisPrendendo quota la vista della Cresta non facile che facilita l’accesso alla Cima.

11a  si fa ripidaIl tratto di Cresta che richiese più attenzione.

12 1aa 15X Crinale SWLa panoramica con quanto fatto dalla Cresta rocciosa raggiunta.

13 il lungo crinalePanoramica della Cresta percorsa prendendo quota.

14  3X panoramicaDalla Cima raggiunta la foto panoramica di tutte le quote, Creste e Cime salite in queste impensabili tre Domeniche per salire il Monte Plauris.

15  4X Ogrisi TSì, e contento di questa tre giorni rimontai il nevaio fino in Cima: 29 gennaio 1989.

16  C. dei.Larici Passo MaleetLa Cima dei Larici 1603 m.

17X  6X la discesaIl vasto e facile versante erboso per la discesa.

18X Il ghicciaio del Monte Plauris  7X  dalla cresta EIl versante Nord con il ghiacciaio.

19X  la Cresta E della via normaleLa Cresta Est percorsa nella discesa dalla Cima.

20X  La Cresta salitaNella discesa ancora una pausa per fotografare l’intera Cresta di Cervada 1781 m percorsa in salita.

Una Grande traversata

Trieste, 1 luglio 2019

1A Gruppo del Monte Plauris

Monte Soreli 1355 m, Cima dei Larici 1603 m, e Stazione Carnia.

Sì; e l’impegno era nei miei programmi già da qualche tempo, e lo scarso innevamento d’inizio inverno era più che un invito.
Poi per essere sicuro della riuscita, ritenni conveniente a pernottare in macchina all’inizio sentiero conosciuto.
Sì; e la posteggiai prima in uno slargo alla base della parete. Il tempo di traversare la sotto fino a trovarlo; e con quella certezza, e con l’ultimo chiarore, non mi restò che ritornare alla mia datata Fiat 500 per il pernottamento che non ha lasciato ricordi.
Invece qualche incertezza la mattina perché la sotto l’oscurità non voleva andarsene in contrato con l’orologio; e così uscì dalla 500, e notai che le Montagne intorno erano coperte da leggera nuvolosità sufficiente a non permettere il passaggio della lue del sole.
Niente; e sacco in spalla non mi restò che raggiungere l’entrata del canale ancora nell’ombra scura, e rimontare il sentiero conosciuto.

2 lungo il sentieroUn segno di vita sull’opposto versante meno ripido della Valle.

3 resti dell'OsservatorioSopra un rilievo della Cresta le rovine dell’Osservatorio del Monte Soreli.

4 quota osservatorioPanoramica dalla quota dell’Osservatorio.

5 quanto fatto da CarniaRipresa la salita cercai di mantenermi sullo spigolo superando qualche difficoltà.

6  quanto ancoraPanoramica verso Valle con il percorso fatto.

7 con qualche particolariLo spigolo ancora da superare

8  Cime di CervadaPrendendo quota di lato la Cresta di Cervada 1781 m.

9  la Cima dei LariciSolo che lo spigolo man mano poggia a Cresta, e di lato, e nel senso inverso, si stacca un’altra cresta in leggera salita fino a formare la Cima del Monte Soreli 1355 m, e che raggiunsi senza difficoltà.

10 panoramica dalla CimaPanoramica della Carnia con il Monte Amariana 1906 m.

11Tracciato della salita e discesa.

Il ritorno

Sì perché il bel tempo stabile continuava ancora, e così decisi di ritornare per la fine settimana per completare la salita sulla Cima dei Larici 1603 m; e da me salita per un altro percorso il 6 novembre 1988; e presente nel Blog.
Solo che quella mattina di bel tempo scesi dal treno a Carnia; e una volta ristorato dal cappuccino puntai subito verso la parete conosciuta, e all’imbocco del canale con il sentiero.
Tutto deve essere andato bene perché il ricordo ritorna che sono sulla Cima del Monte Soreli, e che programmavo per dove riprendere la salita sulla facile Cresta rocciosa erbosa sconosciuta, e dove sul dosso di fronte risaltava la traccia del sentiero.
Così una volta sulla traccia non mi restò che seguirla documentando man mano la salita, e lo spettacolo delle Montagne innevate intorno.

12  3  1 la rampa della via13  4  2 la parete finale… e dopo un tratto poggiato, il pendio erboso iniziò prende quota, e man mano cosparso da caratteristiche strutture di roccia bianca che risaltavano sul verde del pendio.

14  5  3  termine del tratto ripidoSì; e fino a raggiungere la cresta che puntava verso alcune quote. Solo che prima d’affrontare il traverso fotografai verso valle e il percorso fatto.

15  6  4  cresta per l'Ago16  7  continua facileCosì iniziai il facile traverso della Cresta Vettis m 1492 m, e oltre passando per struttura dell’Ago; e una volta oltre puntando la Cima dei Larici.

17  8  7  Mte Soreli e l'Ago18  9  8  verso la Cima dei Larici19  20  19 sempre per CrestaSì; e seguendo i massi rotondeggianti di roccia bianca nella mugheta.

20  1  0  C. dei Larici con il Monte PlaurisLa Cima dei Larici e il Monte Plauris.

Solo che sullo slancio preferì a continuare il percorso senza fermarmi sulla possibile Cima per portare a casa un ricco servizio fotografico: 12 febbraio 1989.
Così man mano…

21  2 1 Monti Cjucis-e il PalonIn versante Ovest il Monte Cjucis 1315 m, e la Cresta Nord della Cima Clapadorie 1708 m.

22  3  2 sali scendi per la Cresta23  4  3 particolariCosì ripresi il traverso, e fino a  vedere la possibilità di scendere in versante Nord.

24  5  4   perdendo quotaSì, e scesi quel tanto per fotografare Cima innevata della Punta del Mezzogiorno 1841 m, e ancora al sole.

25  6  5  il Gruppo del Monte PlaurisRimontata la Cresta, e oltre la testata della Val Lavaruzza, finalmente vedevo di fronte lo spettacolo del Monte Plauris 1958 m, e della Cresta di Cervada m 1781 m ben innevati.

26  7  6  la Cresta Sud27  8  7   le Cime di CervadaLa Cresta 1781 m, e le poco conosciute Cime di Cervada.

28  9  8  la discesa29  330  29  vecchie malgheSolo che era arrivato il momento di pensare alla discesa; e visto quanto sotto non mi restò che di assecondare le cenge un poco per de qua e un poco per de la mirando i pascoli ancora in parte verdi e con le relative stalle ancora in buone condizioni.

30  1  0  Punta del MezzogiornoSì; e sottostante l’innevata Punta del Mezzogiorno 1841 m.

31   1   Bivacco BellinaLa foto ingrandita del Bivacco fisso Bellina.

32   3  2  Val Lavaruzza33   4  3  Val LavaruzzaNon persi altro tempo; e ripresi la discesa di buon passo mentre le pareti illuminate sole si arrossavano avvisandomi che la giornata volgeva al termine.

34  5   Stavoli CucosCosì mantenni il buon passo perdendo solo il tempo per fotografare gli Stavoli Cucos.

35  6  la PissadaLo stesso più avanti per aggirare sottostanti la parete il Salto della Pissada.

Una volta sull’asfalto mi restava ancora di raggiungere la Stazione di Carnia; e come promessomi riuscì anche a fermarmi da Giovannina vedova Treu per un caffè, e raccontarli come sempre dei miei figli che a lei più interessava.

36 x 11X  Gruppo del Monte Plauris - Copia

Nel Gruppo del Monte Plauris

Trieste, 1 giugno 2019

La mia prima volta in Cima 1958 m

1  Gruppo del Monte Plauris - CopiaIl Gruppo del Monte Plauris ripreso dalla Strada Statale per Amaro.

Un giorno decisi per mantenere la mia forma alpinistica, e che oltre alla nostra Val Rosandra, potrei frequentare nella giornata il Gruppo del Monte Plauris servendomi del servizio Ferroviario.
Solo che di quei Monti non conoscevo niente; e per le prime volte preferì andare con la mia macchina.
Cosi quella mattina la posteggiai in uno slargo a lato della Statale per Stazione di Carnia, e come consigliato da qualche Rivista Sezionale trovata in Sede della XXX Ottobre.
Così una volta pronto seguì un calpestio lungo un dosso che lo seguì fino scendere a destra per il suo fianco in una valle, e scendendo perdendo quota a incrociare il sentiero con qualche bollo rosso

2  Verso le due  CimeLa Punta del Mezzogiorno 1841 m

Sì; e anche se la prima volta capì subito che quel sentiero portava sul Monte Plauris; e così lo rimontai veloce un poco per de qua e un poco per de la verso la difficile parete delimita a sinistra da un ripido canale detritico che sì originava da uno stretto intaglio.

Niente; sarà per un’altra volta, e non mi restò che seguire il sentiero fino in un avallamento detritico sottostante la parete, dove il sentiero voltava a destra per un ripido ghiaione.

3 novembre 1987Verso le due Cime

Certo non era un bell’invito per continuare; ma quella Cima mi mancava, e senza darmi furia lo rimontai fino sulla cresta erbosa dove il sentiero traversava a destra sottostante la parete difficile finale fino a incrociare un invitante canalino.

4  M.te AmarianaNon ci pensai due volte a percorrerlo, e fino a uscire sulla Cresta, e per questa sulla Cima con un’artistica Croce con il Cristo: 3 novembre 1987.

5   verso la Grauzaia Panoramica con il Monte Amariana 1905 m.

6  Monte Lavara e Monti i MusiIl Monte Lavara e i Monti Musi.

7  in discesa ricovero di fortunaRicovero di fortuna.

Sì; non era una bella giornata per attardarmi sulla Cima, ma lo stesso mi presi del tempo per portare a Valle un bel ricordo; e poi la discesa per lo stesso percorso.
Una volta nel vallone le correnti d’aria in quota che muovevano le nuvole mi diedero anche la possibilità di scattare qualche fotografia di quelle Montagne a me sconosciute che non fotografai nella prima salita.

8 il TagliamentoPanoramica con la Valle del Tagliamento.

9 la Val LavaruzzaLa Val Lavaruzza ancora al sole.

10   son foraLa Valle del fiume Tagliamento nei colori del crepuscolo.

11  Quanto fatto.Quanto fatto.

Ritorno nel Gruppo del Monte Plauris 1958 m.

Sì; e dopo una riuscita operazione chirurgica agli occhi per correggere la mia miopia; e tanto che nella vita cittadina non avevo più bisogno degli occhiali neanche per leggere.
Solo che non mantenni la decisione presa di servirmi del treno per raggiungere il Gruppo del Monte Plauris per riprendere la mia forma alpinistica.

La Punta del Mezzogiorno 1841 m.

12a la Punta del Mezzogiorno.Immagine ripresa dalla Cresta di Cervada.

Così quel sabato mattina posteggiata la mia Fiat 500 all’inizio della Val Lavaruzza ancora nell’ombra scura; e senza darmi furia iniziai a rimontare il sentiero ben segnalato, e più avanti anche a incrociare quello conosciuto la volta precedente, e tanto che nella lunga salita non scattai alcuna immagine, e così fino a incrociare un sentiero proveniente da una Forcella erbosa con retrostante folta vegetazione che non conoscevo.

13  la Cima della Punta del MezzogiornoCosì approfittai della pausa per fotografare il canale d’approccio alla sconosciuta Cima in programma; e via.
Solo che rimontato un tratto del canalone, oltre la bassa parete poggiata della Cima Clapadorie 1484 m, prendeva forma man mano la struttura alpina di roccia chiara della Punta del Mezzogiorno con la sua Cima appuntita, e fino a veder conveniente raggiungere la base della parete gradinata sottostante la parete difficile.

14   Quote e Monti sconosciutiVerso la Val Resia

15  Moggio Udinese e la Valle del Torrente GlagnòLa Val Glagnò racchiusa dalle sue Montagne.

Solo che non ricordo se nel traverso trovai un abbassamento della parete o un grande foro che mi consentì di vedere e fotografare la sottostante Valle.

16  3o ottobre 1988Intanto la parete gradinata era terminava delimitata da una serie di stretti diedri non facili.
Niente, e non mi restò che superargli in bella e breve arrampicata per uscire su una cresta a pochi passi dalla Punta del Mezzogiorno: 1841 m 30 ottobre 1988.
Sosta breve perché avevo impiegato più tempo del previsto; e non mi restò che scendere per la via di salita.

17   Mte LavaraLa Val Lavaruzza.

Una volta sul ghiaione, non mancai di raggiungere la Forcella tra la Cima salita e la Cima dei Larici  1603 m.

18  Val LavaruzzaVerso la Punta Grisis m 1217 m.

19  C. dei Larici e   Passo MaleetCima dei Larici  1603 m e Passo Maleet  1653 m.

Non ci pensai due volte e scesi veloce per il macereto per poi puntare la Forcella ancora sconosciuta.

20  dal Passo Maleet verso Carnia e  il M.te AmarianaIl tempo non era il massimo, e così dalla Forcella solo una panoramica verso Carnia e l’Amariana.

21  Punta del MezzogiornoSì; ma per l’impresa ci voleva più tempo a disposizione; e così la rimandai per un’altra volta.

Il tempo per la fotografia, e non mi restò che la lunga discesa per rivivere la Grande giornata.

22a  Gruppo del Monte PlaurisQuanto fatto.

23    sulla CimaPanoramica del versante Nord Ovest del Monte Plauris.

La Cima dei Larici  1603 m.

24   Il Fiume TagliamentoPanoramica dall’uscita dell’autostrada.

Così quella mattina presto entrai nella Stazione Centrale di Trieste quasi vuota, e un poco emozionato puntai la Biglietteria con l’impiegato sorpreso per il mio abbigliamento de Gita, e dove acquistai il biglietto per la Stazione di Carnia andata e ritorno.
Così, e una volta con il biglietto in mano raggiunsi la zona dei binari con i treni in attesa; e il più modesto, e in sostanza vuoto, portava la scritta Udine – Tarvisio; e scelta la carrozza a vista, mi accomodai vicino al finestrino con la vista al mare.
Viaggio lungo perché il treno anche si fermava alla Stazione di Gorizia per far salire gente che si recava al lavoro; e così anche nella Stazione di Udine Città, e con la sosta però più lunga.
Non mi ricordo poi se ci siano state altre fermate; ma sì che puntuali alle ore otto scesi alla Stazione di Carnia; e per la prima volta.
La sosta per il cappuccino al Bar della Stazione, e come programmato a casa, scesi nell’abitato per poi rimontare l’altra strada in salita fino sulla Strada Statale, e dove dall’altra parte incombeva una bassa e verticale parete lavorata dall’uomo delimitata da un marciapiede che lo percorsi verso un largo rientramento detritico sparso di massi di tutte le misure, e ingentilito da rada e ancora bassa vegetazione. Così m’inoltrai per questo alla ricerca di qualche possibile traccia sottostante la più bassa e rotta parete; e che subito la trovai.
Solo un breve tratto perché falsa; e tornato sui miei passi ripresi la ricerca, e fino a trovarla sul lato a sinistra anche se coperta da bassa vegetazione; e via.

Man mano procedendo anche la liberavo dai rami infestanti e fino a trovarla ben marcata sul pendio erboso roccioso evitando possibili varianti, e sempre più marcata lungo il bordo di un canalino fino a essere chiuso da una bassa parete. Solo che la sotto c’era un tronco d’albero messo di traverso per facilitare il passaggio; e una volta oltre non mi restò che rimontai il breve ripido pendio erboso per uscire sul verde pascolo con il suo ricovero ancora agibile.
Solo che non mi serviva perché nel mio programma c’era il Monte Plauris.
Così tirai su dritto per il pascolo fino a delle costruzioni; e dove avrò trovato un percorso infestato dalla vegetazione che invitava a seguirlo a sinistra, e lo percorsi fino a incrociare un’altro; e che rimontai in salita.
Solo che man mano salendo dall’alto del bosco provenivano rumori da più motori, e fino a uscire sul bordo della strada bianca.
Sì; la stavano allargando; e anche cercando per dove superare le macchine operatrici.
Solo che non ero l’unico spettatore perché sulla mia destra, a una decina di metri, due giovani camosci forse avevano lo stesso problema.
Sì e no: e rimontai il ripido pendio di fronte anche se coperto di mobile detrito; e aggirato il Cantiere, per il pendio boscoso fino a riprendere la vecchia strada bianca, e per me la prima volta, fino al Rifugio Franz.
Solo che di quelle Montagne intorno non conoscevo niente, e non mi restò che rimontare veloce il sentiero per tentare la salita del Monte Plauris che era coperto da quelle che avevo di fronte.

Non ero convinto di farcela, e tanto che rinunciai alla sua salita per tentate quella del Monte che avevo di fronte anche se la parte bassa coperta di verdi.
Così puntai deciso in quella direzione fino sotto la parete, e poi cercando un tratto di parete senza muschio o altro verde perché ghiacciati.
Così attaccai quella cercata, e anche leggermente poggiata che subito la rimontai in bella arrampicata.
Man mano procedendo anche trovai i resti e o tracce di un possibile percorso a rampe di legno sostenute da corde o cavi fino a un percorso lavorato verso destra sulla parete appena poggiata.
Solo un breve tratto; poi volse a sinistra appena inclinato per poi puntare la cresta dove qualche scalino mi facilitò rimontarla ingombra di massi e pietre da prestare attenzione.
Il tempo per cercare un possibile ometto che a vista lo giudicai possibile l’ammasso di pietre subito vicino.

25    panoramica -La Cima della Pala dei Larici 1603 m: 6 novembre 1988.

Restava il tormento della discesa sconosciuta.
Niente; scenderò per la via appena salita; e iniziai il servizio fotografico.

26     M.te AmarianaVerso la Valle del Tagliamento.

27   M.ti Sernio e Creta GrauzariaPanoramica con la Cresta Vettis 1492 m, e i Monti della Carnia.

28   Gruppo del Cuc dal BoorIl Monte Amariana

29  Bivacco BellinaIl Monte Sernio e la Creta Grauzaria.

30 i1 M. Sernio e la Creta GrauzariaGruppo del Cuc dal Bor.

31  Gruppo del Plauris versante NWIl Bivacco Bellina in Val Lavaruzza.

32  Gruppo del Monte PlaurisIl Monte Sernio e la Creta Grauzaria a sollecitarmi alla discesa.

Così una volta sistemato tutto nel sacco iniziai la discesa per la parete nell’ombra scura cercando il possibile per la via di salita; e così metro più metro meno arrivai alla base della parete.
Solo che la sotto arrivava meno luce, e ripresi veloce la discesa puntando a destra senza cercare le tracce fatte nell’approccio, e così fino a incrociare sull’altro versante della Valle il sentiero della mattina che beneficiava ancora della luce prossima al crepuscolo. Lo stesso mantenni un buon passo, e una volta nella zona del Cantiere ormai fermo, trovai anche l’uscita del mio sentiero: – Xe fata!

La restante discesa per quell’ottimo sentiero non ha lasciato ricordi; e così fino a incrociare quello della mattina che seguì fino allo slargo detritico.
Una volta nella Stazione di Carnia ebbi anche tutto il tempo per bere un cappuccino ben caldo; meritava.

Una Gita sui Monfalconi

Trieste, 1 maggio 2019

Il Monfalcon di Montanaia 2548 m.

1 panoramicaPanoramica

Sì, e la sua salita era sempre stata nei miei programmi, ma non trovavo mai lo slancio per decidere, così mi ripromettevo al mio prossimo pensionamento.
Poi non andò come propostomi perché trascorsero altri anni; ma arrivò il giorno giusto anche perché desideravo andare da solo, e con il pernottamento al Rifugio Giaf m 1405.
Invece quel pomeriggio di sabato non passai per il Rifugio super affollato rischiando di non dormire neanche sul pavimento; e perso per perso decisi invece d’andare a pernottare al Bivacco R. Granzotto – A. Marchi in alta Val Monfalcon di Forni m 2170 raggiungendolo per la Forcella da Las Busas m 2256; tanto avevo tempo.
Così al bivio dei sentieri traversai la sotto e m’incamminai per quell’altro ben conosciuto prendendo quota e fino al bivio con quello per il Bivacco che non conoscevo; e per una buona traccia lo raggiunsi la prima volta.

2Sì; uno dei tanti canaloni di quelle Montagne; ripido e con il fondo coperto da massi di tutte le grandezze e forme, e che lo rimontai senza darmi furia tanto sull’opposto versante c’è il Bivacco, e sperando che anche questo non sia tutto occupato.

3Solo che una volta in Forcella da Las Busas m 2256 lo spettacolo della Quota 2315 m con il Torrione 2335 m e il Gruppo con la Cima Barbe 2303 m e Cima dei Pecoli 2352 m rimandarono il problema del Bivacco.

4Finito quel primo approccio fotografico, mi rivolsi alle Montagne che mi stavano di fronte già nell’ombra scura.
Niente; e così mi rivolsi al ripido versante a me sottostante e ancora al sole per individuare il Bivacco.
Stretta al cuore perché sottostante non c’erano costruzioni umane, e così iniziai a cercarlo sul versante alla mia altezza contando sul colore rosso dei Bivacchi.
Solo che anche questa possibilità non diede nessun risultato, e così fino a che notai una piccola costruzione su un rilievo ghiaioso erboso; ma non di colore rosso?
Niente; e perso per perso non mi resto che andare a verificare, e senza perdere altro tempo perché il sole che non vedevo era prossimo al tramonto.
Una veloce discesa, e una più lenta salita, e l’avevo di fronte bello e metallizzato a mia disposizione.
Solo che la traccia del sentiero per scendere al Cadinut sul pianoro era coperta d’erba, e che all’alba sarà ancora nell’ombra scura, e per cautelarmi la percorsi per un tratto segnalandola con degli ometti ben visibili che scese la sera.
Il tempo di prepararmi la brandina più alta con le coperte e aprì il finestrino soprastante. Poi accesi le candele che ero uso a portarmi nel sacco, e che restavano accese fino a consumarsi; e finita la spartana cena, non mi restò che guadagnare la mia brandina con i miei interrogativi a cosa andrò incontro.
Solo che ne fui interrotto da versi e fruscii sull’erba prossima al Bivacco, e che valutai essere della fauna alpina in cerca di cibo; e a confermarlo la vibrazione e il suono emesso da un tirante colpito da uno di questi. Più avanti un volatile ingannato dal chiarore della candela andò a sbattere sul vetro del finestrino facendomi sobbalzare.
Poi man mano i fruscii e versi cessarono e mi addormentai.

5  tracciatoLa Forcella das Las Busas e il Bivacco.

Alla luce dell’alba ero già sveglio e pronto per l’impresa; e con la macchina fotografica in mano pronta per riprendere le Montagne intorno con i colori dell’aurora.

6Il Monfalcon di Montanaia e la Croda Cimoliana 2408 m.

7La Punta Koegel 2440 m. e la Cima Veronica 2399 m.

8Il Monfalcon di Cimoliana 2450 m.

Finito di fotografare iniziai la discesa ancora nell’ombra scura; e anche se aiutato dagli ometti qualche indecisione non mancò, e così fino a che il sentiero divenne ripido. Sì, e che mi consentì di vedere il fondovalle e l’entrata nel Cadinut.

9- Orpo! Così abbandonai il sentiero e la puntai veloce un poco per de qua e un poco per de la fino a traversare il fondovalle; e in salita incrociai il sentiero per entrare nel Cadinut congratulandomi della riuscita.

10La Punta Koegel a darmi il benvenuto.

11Sì; e per il ripido ghiaione mi portai sotto le pareti che mi dimenticai di fotografarle; e cosi ho utilizzato quelle scattate dall’amico Armando  Cossutta nel nostro tentativo alla Cima Stalla. Vedi blog 1 agosto 2016.
Solo che per salire sulla sua Cima mi ero programmato di raggiungere la cresta d’unione con la Punta Mantica, e così mi portai sotto la sua parete ancora in parte nell’ombra scura, e pertanto iniziai la salita per l’unico canale al sole e che sembrava promettere e fino a farsi difficile; e alla prima cengia traversai a sinistra fino a raggiungere un profondo canale ancora nell’ombra scura, e che lo rimontai solo un tratto perché non riuscivo a vedere per l’ombra scura per dove passare; e per il percorso fatto tornai alla base della parete, e traversando in salita mi portai sotto la parete della Cima in programma illuminata dalla luce riflessa; e una volta la sotto era evidente per dove salirla.

12Solo che dovetti prestare attenzione perché era facile sbagliare, e in particolare nel tratto superiore dove non mancavano altre possibilità, e così fino sotto l’affilato spigolo finale.
Sì; non era facile, e un quasi obbligato appoggio per il piede sullo spigolo che anche si muoveva. Prestando attenzione, e con un innalzamento, ero sulla cresta quasi orizzontale con la Grande Croce della Cima.

13Sì e no; e per mancanza d’appoggi e con l’autoscatto, per restare nell’immagine dovetti fotografarmi seduto alla base della Croce: 5 settembre 2003.
Una volta ritemprato, e senza darmi furia come propostomi, iniziai il servizio fotografico.

14La cresta non facile che continua verso Sud Est; e di lato la vasta parete poggiata del Monte Pramaggiore 2478 m.

15La Punta Mantica 2503 m, con i Tremila delle Dolomiti.

Il Gruppo del Cridola.

16Il Crodon di Scodavacca 2389 m con la Croda di Mezzo 2463 m; e la Croda Longa 2471 m. La Forcella Ovest del Monte Cridola m 2330; e i Tremila delle Dolomiti Orientali.

17La Forcella Ovest con la Cima Ovest 2564 m; e la Cima Est 2581 m del Monte Cridola.

18La diramazione di quote e Cime importanti degradanti verso il Rifugio Pordenone come la Croda Cimoliana 2408 m, e la Cima Montanaia 2268 m.

19Sì; e finalmente era giunto il tanto atteso momento per fotografare la Cresta e la Croda Ultima del Leone 2401 m, ancora nell’ombra scura.

Il tempo dedicato alle fotografie servì anche per riposare il fisico; e sacco in spalla iniziai la discesa sulla parete illuminata dal sole; e dovetti prestare attenzione a stare sul percorso fatto in salita perché più di qualche volta fui tentato di cambiarlo per uno più facile, e così fino al canale diedro, e fino alla base della parete.

20Solo che nella discesa era arrivata anche la luce del sole, e che illuminò oltre la Cresta del Cadinut, la Cresta del Leone 2403 m, e la Croda Ultima del Leone del Leone 2401 m.

Intanto ero sceso alla base della parete e non mi restava che salire al Bivacco; e una volta uscito dal Cadinut, e non accusando nessuna stanchezza ripercorsi in salita all’incirca il percorso fatto nella discesa.

Al Bivacco non c’era nessuno; e non avendo niente nell’interno lo lasciai chiuso.
Finite le scorte alimentari, e avendo tempo, stavo prendendo il sole nella pace alpina.
Delle voci mi distolsero, e indossata la camicia, andai a loro incontro.
Un adulto e un ragazzino.
Papà e figlio; e la mamma al rifugio Giaf perché non voleva camminare.
Invogliati dalle indicazioni, programmarono di raggiungere il Bivacco, e per il sentiero dal Rifugio, ed erano lì stanchi e provati.
Cicola e ciacola, erano ben contenti d’affrontare il ritorno in mia compagnia.

21Il tempo per farmi fotografare con il Bivacco, e senza furia puntammo la Forcella de Las Busas cercando di non perdere quota.
Sì; e nella discesa mi presi il dovere di stare presso il ragazzo, e fino a incrociare a sinistra il sentiero diretto per il Rifugio per loro due.

22Tracciato della via di salita.

23Panoramica per completare la vasta parete.

24  tracciatoTracciato dell’approccio e salita.

Quote e Cime senza Storia Alpinistica.

Trieste, 1 aprile 2019

1 panoramicaPanoramica della Cresta di Palaseccha ripresa dalla Cima del Monte Sernio 2187 m.

… e così, e senza darmi furia, anno dopo anno sono tornato in tutte le stagioni per salire le quote importanti della Cresta di Palasecca, e finendo con la salita estiva della quota 1754 m.
Solo che queste salite le riportavo man mano anche sul Libro delle Salite del Gruppo Rocciatori.

Così un giorno mi telefonò l’amico Armando Galvani perché interessato a conoscerle dopo la lettura della vecchia Guida delle Alpi Carniche d’Ettore Castiglioni; e vista la mia attività sul Libro del Gruppo Rocciatori, voleva che andassimo a fare la traversata della Cresta della Palasecca in due volte; e iniziando dal Monte Palavierte 1785 m.

Così quella mattina posteggiammo la sua macchina al Pra di Lunze disabitato; e senza perdere tempo prendemmo il sentiero conosciuto e che senza difficoltà lo percorremmo fino in Cima del Monte Palavierte 1785 m.

Lassù cicola e ciacola lo convinsi anche di salire il Cuel Mauron 1814 m, la quota più alta della diramazione, e anche per fare il punto della situazione senza andare alla cieca.

2 il passaggio3 M.te Sernio-Crete di Palasecca4a   panoramica versnte NordIl versante Nord della diramazione in parte trattata nei miei racconti.

Lo stesso dalla Cima non ci sembrò tanto chiaro il percorso per raggiungere la cresta della quota successiva; e necessariamente dovremmo scendere per il canale da me percorso in salita per scendere nella radura sospesa; e poi trovare di riprendere la cresta della successiva quota 1733 m; e via.
Solo che la radura era coperta da bassa vegetazione e anche fitta mugheta dove il procedere costava fatica, e così all’imbocco del primo canalino scendemmo in versante Val Glagnò.
La fortuna volle darci una mano perché subito sotto il canalino sfociava nel principale dal fondo mobile, e che risalimmo aiutandoci con i rami dei mughi, e così fino sulla cresta dove ognuno scelse il suo percorso in ripetuti sali e scendi per le altre possibili quote, e fino a vedere sottostante un ampio canale detritico che punta i pascoli.
Sì e no; e così decidemmo che per quel giorno bastava; e scendemmo per i fitti mughi a raggiungerlo: 8 giugno 2000.

5  Cresta di PalaseccaPanoramica

6 piantinaPiantina

La seconda volta.

Meno di quattro mesi, ed eravamo in Gita per le Pale del Laris 1906 m IGM, la più alta del Gruppo; e questa volta iniziando dagli Stavoli Cjampes 801 m, che quella mattina raggiungemmo con l’auto.

7  Cresta di PalaseccaLa Cresta di Palasecca

Così seguimmo il sentiero per il Rifugio Monte Sernio, e fino a trovar conveniente continuare per il canale di Sella di Pra Daneit 1720 m.

8  panoramicaAll’altezza della Torre di Pra Daneit volgemmo a destra, e traversando sotto la Cresta omonima, e per il mio itinerario fino alla Forcella senza quota che separa il Monte Sernio dalle Crete di Palasecca.
Poi a seguire per il percorso conosciuto fino oltre la mugheta che passammo indenni grazie ai rami spezzati; e salutato il masso bianco, e veloci ognuno per la sua via in Cima alla Pale del Laris 1906 m IGM: 16 settembre 2000.

9  panoramica10  Crete di PalaseccaPanoramica completa delle Pale del Laris.

Solo la sosta per osservare anche la Cresta sottostante che dovremmo affrontare, e iniziammo la discesa per la parete appena salita, e a seguire solo un tratto per il ghiaione per poi rimontarlo a destra per raggiungere l’inizio della Cengia da me percorsa.
Il tempo per vederla e fare il punto, e che lui andrà da primo; e via.

11  Forcella senza nomeLa quota 1888 m IGM.

Così, e con lui davanti, la percorremmo senza soste fino alla vista della quota 1888 m IGM, e che speravo di tornarci con lui.
Invece non la saliremo perché già salita; ma tenteremo la quota 1750 m IGM separata dalla Forcella conosciuta.
Una volta la sotto Armando per sicurezza preferì procedere in cordata, e attaccò la stretta e corta parete a diedro incombente con alcuni mughi, e dove preferì far terrazzino assicurato a questi. Una volta riuniti precedemmo in conserva per la friabile cresta, e così fino al punto più alto: 1750 m 16 settembre 2000.
Sosta breve, e il tempo per costruire un modesto ometto; e iniziammo la discesa per la Cresta Sud-Est che non era il massimo per la friabilità, e fino a un intaglio.

12  la parete sconosciutaCosì dall’intaglio potei osservare la vasta parete in pieno sole che avevo fotografato nell’ombra scura prima di rinunciare il tentativo; e che poi mi riuscì invece la salita della quota 1888 m IGM.
Riprendemmo la traversata per la friabile cresta fino a una biforcazione.
Armando preferì quella a sinistra che a lui sembrava promettere, e più avanti perdendo quota entrammo nella fitta mugheta. Così, e dopo alcuni sali e scendi decidemmo di tirarci fuori interrompendo l’impresa.
Così scendemmo a destra per la parete un poco de per qua e un poco per de la cercando dove erano meno fitti, e fino a vedere sottostante un largo canale dal suolo coperto di detrito con ben calcato il passaggio di camosci.
Sì e no; e decidemmo che per quel giorno poteva anche bastare; e iniziammo la facile discesa.

13  Gr. PalaseccaLa Cresta percorsa in quella giornata.

14  tracciatoTracciato

15  piantinaPiantina

Una sera in Sede della XXX Ottobre avrò trovato la Tavoletta IGM datata e in bianco e nero comprendente anche il Gruppo del Monte Sernio; e con la Creta della Palasecca e la diramazione incombente sul Torrente Variola che desideravo visitare; e il permesso di farmi la copia.
Sì; e che subito la frazionai per poi colorare le curve di dislivello delle copie ingrandite alternando quattro colori per migliorarne e la lettura.
Solo che ero uso a non prendere nota e data delle mie escursioni senza aver raggiunto una Cima.
Non così nel quaderno della mia attività dell’anno 1993, perché in altra occasione ho aggiunto solo:Gennaio1993: la prima volta nella Val Variola.

16   piantinaPiantina

… e così quella mattina con la mia Fiat 500 dalla frazione di Campiolo presi a destra, e per la prima volta, la strada asfaltata e presto stretta, e fino a trovare uno spazio per posteggiare perché non si sa mai; e per scrupolo anche la girai pronta in posizione di partenza.
Così rimontando la strada a piedi potei rendermi conto a cosa andavo incontro, e fino in uno slargo delimitato da muretto, e con l’impianto della teleferica; e non mi resto che ritornare sui miei passi fino a trovare, non segnalato, l’inizio del sentiero per scendere nel letto del Torrente Glagnò.
Sì; un largo sentiero con qualche gradino, e nei tratti ripidi ed esposti anche la ringhiera; ed ero sul letto del Torrente Glagnò percorso dalla mulattiera di Guerra che inizia dalla Frazione di Campiolo; per l’appunto.
Il primo tratto sotto pareti verticali; poi per l’ampio letto del Torrente Glagnò fino a trovare un ponte per passarlo; e a seguire per il calpestio raggiunsi l’inizio della mulattiera con qualche gradino ma in ottimo stato anche se con molti tornanti, e dopo un tratto piano un ponte di legno stagionato per superare una forra; e che un giorno lo trovai sostituito con uno metallico, e quello di legno subito sotto nella forra.
Ancora alcune svolte e uscì sul pianoro erboso color oro, e dove più avanti risaltava l’abitato di Stavoli m 567 nel silenzio assoluto.

17  M.te SernioCosì rimandai la fotografia perché ancora distante, ma no allo spettacolo del solco della Val Glagnò delimitato dal Cuel de la Ruvis e Cimadors Basso.

18  StavoliPreso quota i pascoli nei colori autunnali, e l’abitato di Stavoli, sovrastati dal Monte Riquini 1267 m.

Prima d’entrare nell’abitato c’era la Chiesetta tutta bianca; e così gran parte delle costruzioni che osservai mentre attraversai l’abitato quasi integro nonostante il recente terremoto.
Sì; e nell’attraversarlo non incontri nessuno; e anche prestando ascolto, non udì il minimo rumore, e così per la stradina in discesa fino all’ultima casetta che aggirai a destra.

19  la fontanaSubito oltre in uno slargo c’era la fontana in parte coperta di ghiaccio, il rubinetto con un filo d’acqua, e la grande vasca rivestita di ghiaccio; e persi solo il tempo per riempire la mia boraccia; e via per la stradina dal fondo naturale con buon passo e in salita per aggirare a destra la quota 665 m del Lubiton (Glubiton IGM).
Poi a seguire in discesa perdendo quota, e sul dritto prestando attenzione per individuare nell’erba alta e gialla la traccia del sentiero riportato sulla detta piantina per poi tentare la salita della quota più alta del Cuel de la Ruvis 1511 m.
La prima individuata sul piano non mi convinse; mentre la successiva al termine di un tratto ripido mi sembrò quella giusta, anche se sopra il bosco non spuntava nessuna quota.
Solo che procedendo nell’erba folta c’erano più tracce, e non mi restò che continuare a vista puntando a sinistra il limite roccioso non coperto da fitta vegetazione.

20   le quote senza storiaSì; e più avanti trovai anche del calpestio sottostante la parete laterale, e fino alle prime difficoltà della parete di fronte. Sì e no; e alla possibilità di continuare sottostante a questa, preferì rimontare il canale diedro iniziale tra le due, per poi rimontare la prima più facile e corta parete laterale; e fino a uscire sull’ospitale cresta con la parete verticale di fronte a chiuderla; e che delimita l’alveo del Torrente Variola.

21  panoramicaCosì la percorsi quasi turisticamente per andare a vederlo.

22  panoramicaPiù avanti ancora il Monte Riquini m 1267 m.

23    xe questoAncora un tratto molto ripido per rimontare la dorsale che copriva quello che poi inaspettato l’avevo di fronte.
Niente; ormai il mio interesse era rivolto al solo Campanile; e che non era nemmeno rilevato sulla copia della piantina IGM che avevo con me.
Capi subito che non c’era il tempo per tentare la sua salita; ma sì almeno trovare il percorso per un futuro approccio.
Così percorsi di buon passo la cresta a tratti innevata con la speranza di trovare la possibilità per scendere nell’opposto sottostante vallone; niente.
Era la giornata giusta perché nel secondo tentativo per scrupolo scesi in uno slargo della cresta con alcuni fitti alberelli con le foglie nei colori autunnali che coprivano la bassa parete, e che istintivamente gli spostai.
- Orpo! Sì, perché quei rami ostacolavano l’accesso a qualche possibile passaggio.

24    il passaggioCosì allertato, non mi restò che spezzare i rami che nascondevano l’entrata di uno stretto canalino col fondo innevato che spariva nelle tenebre.
- Orpo! Non ci pensai due volte; e iniziai a scenderlo mentre le due pareti man mano mi sovrastavano; e poco convinto prestando attenzione sul fondo innevato.
Solo che la parete a sinistra termina circa un metro prima della fine del canale; e dandomi anche la possibilità di passare per quel varco, anche se dovrò aprirmi il passaggio tra i mughi infestanti.

25   dal bassoNon prima di fotografare il canale dal fondo.

Poi cercai di liberare il passaggio spezzando i rami dei mughi; ma erano troppo resistenti per me.
Perso per perso accettai la sconfitta; ma promettendomi che sarei ritornato con una sega.
Restava canalino innevato; e che lo rimontai lentamente.

26   panoramicaLa quota 1754 m

27   panoramicaIl Cuel de la Ceit 1511 m IGM

Una volta sulla Cresta, e trovato il punto giusto, scattai le fotografie dello spettacolo impensabile di quei Monti a me sconosciuti.

28  proverò de sta parte29  niente go sbagliàLo stesso vale anche per la Cresta del versante Sud del Cuel de la Ceit.

La restante discesa non ha lasciato ricordi.

30  piantinaPiantina

Il ritorno

Non mi ricordo se nello stesso inverno o il successivo, ma sì che decisi di ritornare a Stavoli per tentare la Cima mancata contando sulla conoscenza di gran parte del percorso.
Quella mattina non trovai una buona giornata, e le previsioni davano neve sulle Alpi Giulie, e pertanto nell’abitato di Stavoli nessun rumore o segno di vita.
Così in quel silenzio e solitudine e conoscendo l’approccio alla montagna, mi convinsi a tentare un altro approccio alla parete. Così superata la quota 665 m. del Lubiton (Glubiton IGM), e una volta sceso sul piano senza pensarci due volte traversai il pianoro d’erba giallo oro iniziando la salita a vista del pendio boscoso senza incontrare tracce di passaggio, ma sì la neve inconsistente, e giusta per rimontare il bosco di latifoglie a vista e più avanti anche di aghifoglie e dei tratti di parete.
Sì e no; e iniziai a rimontarli prendendo quota.
Solo che procedendo queste pareti sono sempre più alte e verticali e così fui costretto a traversarle man mano a destra.
Il bel gioco durò poco perché quel tratto di parete era di un avancorpo in alto staccato dalla parete del Monte.
Niente; e la forzata sosta la utilizzai per mangiare qualcosa.

31  Monte PlaurisIntanto sulle Alpi Giulie stava nevicando come da previsioni; e il Monte Plauris 1958 m di fronte beneficiava di un pallido sole, e tutto in pace e silenzio.
Così ritardai la mia discesa.
Il ritorno, e il tentativo avventuroso.
Può essere stato alla fine dell’inverno successivo scarso d’innevamento; e che finiva con belle giornate; e le condizioni giuste per ritentare la salita del Campanile senza quota, nome e storia alpinistica.
Quella mattina al posteggio per le macchine non ero il solo, e così per il sentiero in discesa che in salita.
Sì; erano le famiglie di Stavoli in visita alle loro proprietà dopo la brutta stagione, e che man mano sorpassavo salutandole.

32  StavoliCosì, e sempre meno abitanti fino all’abitato di Stavoli, e dove qualcuno già abitava da più giorni.
Una volta fuori del paese non incontrai nessuno, e così di buon passo passai per la sella 665 m del Monte Lubiton (Glubiton IGM) e in discesa, e poi sul piano, a prendere la traccia sul prato giallo oro fino sotto l’incontro della parete del Costone e dell’Avancorpo che lo rimontai senza esitazione.

33 panoramica34 panoramicaCosì dal Costone raggiunto fotografai nuovamente le Cime senza quota, nome e storia alpinistica.
Non persi altro tempo, e via veloce per la piatta cresta, e fino a scendere nella crepa con l’entrata del canalino.

35 canale innevatoSì, e anche poco innevato a confermare lo scarso innevamento che altrimenti avrebbe presentato difficoltà e fatica nel mio avvicinamento; e che poi lo scesi senza difficoltà.
Così forzai il passaggio nella mugheta spezzando alcuni rami, e fino a formare un varco per passare anche se non era il massimo.
Solo che una volta fuori dai mughi, e sulla parete sottostante, mi sembrò troppo difficile traversare a destra, e senza pensarci due volte scesi per la parete sottostante che non era facile, e anche cercando per dove scendere; e più sotto tra la folta vegetazione.
Poi man mano più facile, dove mi resi conto d’aver sbagliato a scendere troppo perché mi conveniva tentare prima il traverso a destra.
Niente; tanto tornerò un’altra volta perché sbagliando, s’impara; anche se non sarà stato proprio così; e avendo tempo, iniziai la lenta e calcolata discesa fino sul facile coperto di foglie secche.

36 sempre luiSolo che vedevo i Monti ancora illuminati, e guardandomi intorno ebbi il desiderio di rifare quanto fatto nella discesa; e passare per il canalino perché non si sa mai.

37 quota 1754 mSì e no; e tornai sui miei passi seguendo le foglie smosse e più sopra i rami spezzati, e sui facili salti rocciosi anche ricordandomi dei particolari congratulandomi della scelta; e così fino sotto le pareti senza punti di riferimento.
Sì; anche perché non mi ricordavo più sopra per dove ero passato; e guardandomi intorno che il sole era prossimo al tramonto.
Niente ritiro perché dal punto raggiunto della parete mi sembrò più conveniente poggiare a destra, e dove la parete man mano perde quota per poi montare sul costone per poi scenderlo.
Una volta la sotto, anche se strapiombante, mi sembrò fatta; restava solo trovare la parete o il camino facile per passare; e via.
Così continuai il traverso, e provando più volte, e fino a passare per uno spacco a diedro: – Xe fata!
Sì; ma anche presto sera; e rimontato il costone, iniziai la discesa per la dorsale erbosa, anche se non ero convinto di farcela perché sempre più ripido, e più sotto affioranti i primi tratti rocciosi.
Ferma tutto; e per non rischiare non mi restò che prepararmi al bivacco; e sulla linea della dorsale più solatia e asciutta.
Ormai al crepuscolo restava ancora la raccolta dei rari rami dei mughi per isolarmi dal suolo; e fu notte.

Solo che non ricordo se era già sorta luna non ancora piena; ma si seduto sul mio sacco vuoto con sottostante i rami di mugo a consumare la frugale cena; e poi rannicchiato aspettando il giorno.
Solo che la posizione rallentava la circolazione del sangue alle gambe che pativano il freddo.
Così provai a stendermi con il risultato di esporre tutto il corpo al freddo.
Niente; e tornai a sedermi sui rami dei mughi poggiando la patella a proteggere le cosce; mentre le parti inferiori delle gambe con lo spesso retro del sacco.
Gli occhi coperti dal berretto di lana, e che tra un pisolino e l’altro, gli scoprivo per vedere il percorso fatto dalla luna e dai due Carri con la Stella Polare; e più volte e fino al chiarore dell’alba; e per essere pronto alla discesa al sorgere del sole, ero già in attività con alcuni esercizi ginnici per scaldare e sciogliere i muscoli; e tanto che una volta arrivata la luce del sole sul costone, iniziai la sua discesa per i ripidi verdi presto con rocce affioranti.
Sì; e me lo aspettavo il rombo familiare del motore d’elicottero; e che passata la pineta che lo nascondeva, lo vidi nell’azzurro del cielo puntare sull’altro costone lo Stavolo Pustot m 1091 IGM.
Niente, e nonostante i miei richiami e il gesticolare delle braccia.
Così decisi di continuare la discesa per il Costone cercando qualche possibilità per scendere e trovare il sentiero per la detta Casera, e o qualche soccorritore.

Era la giornata giusta perché più avanti iniziava un canale detritico che prometteva.
Non ci pensai due volte e passai su quello; e stando poi attento alle frequenti diramazioni, e fino a incrociare il sentiero giusto.
Sì e no; e scesi fino a uscire sul comodo sentiero, e quasi investendo un pastore tedesco, e con la fascia bianca e croce rossa; e subito dietro il conducente.
Sì; e quasi incredulo perché ci conoscevamo da anni, e poi del nostro Gruppo Rocciatori.
Non perdemmo un minuto; e subito telefonò il ritrovamento… ed è in ottima salute.

L’elicottero ci aspetterà sui pascoli della sella del Monte Lubiton (Glubiton IGM).

Grazie al Soccorso Alpino!

38  piantinaPiantina

Il Monte Canale 2540 m

Trieste, 1 marzo 2019

Una salita avventurosa non portata a termine.

1Il Monte Capolago e il Monte Canale

Non era proprio la stagione giusta perché anche quella mattina noi trovammo le Montagne più intanfanade dell’altra volta; e fatti gli scongiuri non ci restò che trovare conforto al Rifugio Tolazzi con un cappuccino caldo.
Così quasi rassegnati, e dopo il ristoro, al bivio prendemmo a sinistra il sentiero per il Rifugio Lambertenghi – Romanin, e fino al parapetto metallico; e confidando in Giove Pluvio, lo scavalcammo, e via.
Così anche in questo racconto ripresento per l’approccio le immagini leggibili delle Montagne già pubblicate nei precedenti articoli.

2Prendendo quota sul ripido versante ancora nell’ombra iniziò a risaltare la Montagna in programma.

3Così anche prendendo quota anche il Monte Capolago al primo sole.

4Poi man mano avvicinandoci la parete del Monte Canale, e che non ci sembrava facile la sua salita.

5aNon così verso la Valle con le Montagne intanfanade; e dove s’intuisce il lungo approccio fatto.

6Intanto eravamo sulla cengia sottostante la parete verticale che continua in quota puntando il passaggio. sovrastato da una singolare struttura alpina a guardia.

7Sì; e una volta oltre la traccia che continua in quota sottostante la parete che sembra chiudere il passaggio sovrastato dall’altro lato da una singolare architettura alpina.

8Il passaggio ripreso con il teleobiettivo con l’evidente traccia in quota sottostante la parete che sembra chiudere il passaggio.

9Il passaggio in quota sovrastato dalla caratteristica struttura rocciosa; e sullo sfondo la Cresta d’unione tra il Monte Capolago con quello in programma.

1011Una volta superato il passaggio si raggiunse le nostre tracce sotto la friabile parete, e dove ognuno scelse la sua salita rimontando una delle tante evidenti tracce della volta precedente per poi trovarci sulla marcata traccia sottostante la parete finale difficile.

12Solo che l’altra volta Armando deviò anche dalla traccia per riprendere dettagli della nostra prossima Meta.

13Così anche tutto il percorso da rimontare anche noi per la salita al Monte Canale si dovrà volgere a sinistra.
Solo che non avevamo ancora visto quelle diapositive, e necessariamente per la scarsa visibilità si dovette procedere con prudenza, e fino a notare una traccia di calpestio che si staccava dalla nostra per continuare in quota per conto suo.
- Orpo!  Sì, la visibilità non erano il massimo, e perso per perso dovremmo prestare attenzione a non perdere la nuova promettente traccia.

14Così, e forse al displuvio, la traccia iniziò, sempre in traverso, a perdere quota puntando la parete, e man mano scendendo in traverso anche la marcavo mentre la traccia puntava un canale che lo vedevo come la possibile via di salita; e prestando però attenzione a non scendere troppo anche se invitante e facile il ghiaione sottostante.

15La nostra scelta ci dette ragione; e superato l’avancorpo che copriva in parte lo sbocco del canale, e per quel che vedemmo, sembrava ormai fatta, anche se la possibile salita del canale non sembrava tanto facile.

16Solo che una volta nel canale notammo che il basso bordo esterno era anche l’alzata di uno scalino inizio di una cengia; e ben levigata dal passaggio che non aspettava che di essere rimontata.
Così non restò che il traverso accidentato del torrente, e un con un poco d’attenzione per rimontare il primo gradino; e via.

17Nel corso della sua salita non ci demmo furia, anche perché in quella mezza luce i colori delle pareti variavano ripetutamente dai ripetuti giochi di luce con la nuvolaglia.

18

Rosanna e Armando lungo la salita della cengia lavorata che facilita la salita, e in basso il canale e la cengia d’approccio.

19Così cengia dopo cengia il percorso esce dalla parete, e traversa il Vallone spartiacque con la Cima in programma anche se ancora delimitata da uno spigolo di roccia rotta e da uno stretto canale – diedro dove continua senza difficoltà.

20Solo che nell’ultimo traverso della parete poggiata a diedro, facevano mostra di se, e probabilmente a distanze regolari, una decina di grossi chiodi con anello fisso o mobile che c’invitavano a salirla; e sullo slancio la affrontammo, ma senza l’aiuto dei chiodi, e fino all’intaglio di cresta.
Solo che dall’intaglio causa la nuvolaglia non trovai la possibilità di scattare qualche fotografia, e necessariamente rimontai lo spigolo fino a trovarla per un’immagine.

21Solo uno scatto; e riuscì a riprendere solo il più elevato dei Campanili della Cresta; e oltre a questa e in fondo, e in parte scoperta, l’Obere Wolayer Alpe.
Solo che lo spigolo salito per la fotografia non era stato facile; e così anche nel primo tratto della Cresta che continuava nella nuvolaglia.

22 -Così cicola e ciacola si decise per la rinuncia a proseguire; e per me, e con la mia macchina, la fotografia della quota raggiunta: 12 agosto 1993.
Non era stata la giornata per attardarci sulla quota raggiunta; e cercando man mano i tratti facili ci trovammo ben presto sul sentiero della via di Guerra; e lo percorremmo fino a vedere la Cima in programma.
Ancora un controllo dell’ora; e iniziammo la lunga discesa.

23 discesaIl Vallone aggirato in quota nella lunga salita.

24 tracciato OKTracciato

25   piantina

Piantina

Il Monte Capolago 2554 m

Trieste, 1 febbraio 2019

Il ritorno avventuroso

Già nel viaggio di ritorno cicola e ciacola per la bella riuscita della Gita; e la sua vista invitante nella breve schiarita illuminato dal sole, e tanto che lo mettemmo in programma per la successiva Domenica, sempre contando sulla novità del sentiero oltre che il parapetto metallico.

1Il Monte Capolago 2554 m

Sì; solo che quella mattina trovammo le Montagne intanfanade, e una volta posteggiata la macchina, non ci restò che trovare conforto al Rifugio Tolazzi con un buon caffè caldo.

2Tracciato

Così, e dopo il ristoro, iniziò la grande giornata, e al bivio prendemmo a sinistra il sentiero per il Rifugio Lambertenghi – Romanin, e così fino a valicare il parapetto metallico; e convinti che quelle nuvole intorno non portano pioggia lo scavalcammo, e via.
Solo che quella mattina per il brutto tempo nel lungo approccio non scattammo nessuna fotografia; e per una migliore conoscenza della parte alpinistica ripresento man mano le immagini già pubblicate nel precedente articolo.

3Così terminata la parte ripida dell’approccio, il sentiero continuava in quota ben marcato nella vegetazione mista avvicinandosi alla verticale parete che delimita il versante da quel lato.

4Sì; e così fino sotto la verticale parete, e dove la vegetazione bassa e rada non ci ostacolò il camino, e per un buon tratto prima di girare lo spigolo.

5Una volta oltre, e sul ghiaione sottostante la parete, continuava in quota solo la traccia della cengia che puntava il passaggio sovrastato da una singolare struttura rocciosa a guardia.

6Immagine ripresa con il teleobiettivo con l’evidente traccia in quota sottostante la parete che sembra chiudere il passaggio.

7Così più avanti la traccia in quota che punta il passaggio sopra la neve sovrastato dalla struttura rocciosa.

89Così una volta oltre, e incrociate le nostre tracce del precedente tentativo non perdemmo altro tempo, e senza furia le rimontammo alla traccia di calpestio che continuava sottostante la Cresta, e dove ci concedemmo la sosta e il tempo per fare il punto della situazione.

10E che Armando approfittò anche per scattare una panoramica verso a quello che andremmo incontro, anche se la prima parte già percorsa la volta predente.

1112La meritata sosta

13Finita la sosta, seguimmo la traccia sulle ghiaie prendendo quota, e a seguire rimontando man mano il pianoro gradinato in leggera salita, e fino sotto il conosciuto tratto verticale a gradoni, e che lo affrontammo lo stesso con attenzione un poco per de qua e un poco per de la e fino sul facile ghiaione aspettandoci.
Una volta riuniti seguimmo la traccia con qualche bollo rosso che puntava la cresta; e raggiuntola anche la sorpresa di avere finalmente la vista libera intorno; e che Armando non perse l’occasione per arricchire il suo bottino di fotografie.

14Il Lago di Volaia; e presso la riva il poco appariscente Rifugio austriaco Pichl Hutte 1959 m; mentre è riconoscibile più sopra il Rifugio italiano Lambertenghi – Romanin 1970 m.

1516L’esteso versante Ovest del Gruppo Monte Coglians 2780 m.

17Il Monte Rauch Kofel 2460 m

Così rimontammo quel tratto di parete aperta che man mano verticalizza difficile e fino a rientrare in un canale per riprendere la facile salita anche aiutati da qualche raro ometto o bollo rosso.

1819Sì, e con Heydi impegnata sulla non facile parete del canale.

20L’ambito Monte Canale 2540 m, esaltato nella nuvolaglia.

21Il Monte Canale, le Crete di Cjanaletta e il Sasso Nero.

22Il Monte Volaia.

Così prendendo quota anche la bassa nuvolaglia era svanita; e una volta sotto la nostra Cima ci concedemmo un’altra sosta che Armando utilizzò per riprendere i Monti che delimitano a Sud la vasta Valle di Volaia.

23Terminata la sosta, ci rivolgemmo alla parete finale incombente della Cima in programma; e così un poco per de qua e un poco per de la rimontando la traccia con qualche bollo rosso fino la sotto, dove individuammo su questa un diedro poggiato per rimontarla.

24La parete con il diedro; e Rosanna a guardia del bollo rosso perché non si sa mai.

25Non aspettammo certo che diventasse verde; e lo rimontammo fino sulla cresta, e a seguire sulla meritata Cima in quel momento libera dalla nebbia: 23 luglio 1989.

Così Armando approfittò della provvidenziale schiarita per riprendere il servizio fotografico.

26Verso il Lago di Volaia.

2728Il Gruppo del Monte Coglians.

29Il Monte Volaia

Solo che la bassa nuvolaglia arrivò ben presto intanfanando le Montagne, e tanto che decidemmo d’iniziare la discesa.

30Lo stesso l’amico Armando volle prima fotografare solo noi due, e con la mia macchina; e la nebbia in arrivo giustifica la nostra decisione di scendere.

31Solo che la facile discesa per la cresta era terminata, e si doveva scendere per la non facile parete con alcuni bolli rossi; e dove sulla fotografia elaborata, non si vedono le nuvole basse che coprono la Valle.

3233Rosanna e Armando la scesero in libera; e restava la discesa di Heidi, e che incoraggiata da loro due, iniziò la discesa in libera con cautela; e sempre così fino sulla traccia alla base della parete accolta con i complimenti dei due amici.

Restava ancora la lunga discesa del percorso appena fatto in salita; e con Armando sempre pronto a riprendere altre immagini.

34La Cima e la parete percorsa sia in salita che in discesa ripresa con il teleobiettivo.

3536Una  volta sul tracciato conosciuto, e in discesa, tutto diventò facile, e così perdendo quota, e prima che la parete incombente coprisse il Monte Canale 2540 m già nei nostri programmi, Armando gli dedicò due scatti anche per non perdere altro tempo.

37Solo che più sotto in un anfratto della parete risaltava un invitante piccolo nevaio e la prima acqua; e dove decidemmo per la meritata sosta.

38Il tempo è tiranno; e riprendemmo il traverso sottostante la parete, e che come quelle dell’altro versante, man mano allargano la Valle, e fino a rimontare sulla cresta percorsa la mattina; e oltre la Valle, il Monte Coglians 2607 m.

394041Sì; e riprendemmo tranquillo la discesa per la cresta che man mano perde quota puntando la Valle contando sul Monte Coglians 2607 m in piena luce del sole anche se prossimo al tramonto; e per l’amico anche l’ultima immagine della grande giornata.
La Cresta man mano perde quota puntando la Valle, e per Armando anche l’ultima immagine della giornata.
La restante discesa non ha lasciato ricordi.

42Piantina

Sui Monti di Volaia

Trieste, 1 gennaio 2019

1Tentativo al Monte Capolago 2554 m

Così nel viaggio di ritorno cicola e ciacola, euforici per la riuscita della bella salita, prendemmo in considerazione quella del Monte Capolagago; e che osservammo a lungo nella salita della ferrata NO del Monte Coglians 2780 m; e pubblicata nel Blog.
Sì; e lo mettemmo in programma per la successiva settimana; ma anche perché avevo letto in Sede della XXX Ottobre, e in una rivista Sezionale, la relazione aggiornata della salita che sembra ricalcare aggiornata la salita127 n della Casttigioni in mio possesso, per l’appunto.

2Il versante Sud dei Monti di Volaia.

3Panoramica con l’abitato di Collina.

4Il Monte Capolago 2554 m, e il Monte Canale 2540 m.

Sì; e anche quella mattina c’era il bel tempo, e posteggiata la macchina, Armando non perse tempo a riprendere la Cima programmata; e così, e dopo il ristoro al Rifugio Tolazzi 1350 m, iniziò la grande giornata, e al bivio prendemmo a sinistra il sentiero per il Rifugio Lambertenghi – Romanin.
Solo che noi non dovevamo raggiungerlo; ma trovare lungo il sentiero; e all’inizio della parete, il punto per rimontare la traccia – sentiero di guerra che ci dovrebbe portare in Cima; e via, e senza darci furia.
Sarà stata la giornata giusta perché lo individuammo anche presto la flora, e oltre un tratto di parapetto metallico; e sottostante l’inizio della cresta della grande parete incombente sul sentiero.
Quasi increduli per averlo facilmente trovato, scavalcammo il parapetto e iniziammo a percorrerlo in quel tratto ancora piano; e a seguire tra la flora sul ripido macereto mobile, e dove una vipera preferì mettersi in salvo con la fuga.

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6Così senza darci furia rimontammo il sentiero man mano più ripido ma ancora nell’ombra; e iniziarono a risaltare sull’opposto versante ancora nell’ombra Montagne sconosciute, e che non mancammo di fotografare.
Solo che anche il sentiero man mano si allontana dalla parete, e sempre più ripido continua nella ormai assolata mugheta.

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9Sì, e mentre stavamo percorrendo il tratto più ripido del sentiero.

10Solo che avevamo preso anche quota, e il sentiero puntava un possibile passaggio sottotante un tratto di parete verticale, e altre Montagne quasi sconosciute che c’invitavano a far presto.

11Intanto il tratto ripido della Valle era terminato, e il sentiero continuava in traversata sottostante le alte pareti che chiudono la valle con quelle dell’altro versante al sole.

12Intanto avevamo incrociato una radura invasa da massi e percorsa da un rivolo d’acqua; e ideale per una vera sosta che proprio ci voleva; e anche per fare il punto della situazione anche perché la traccia in quota continuava in quella direzione.

13Finito il ristoro, riprendemmo il percorso in quota sottostante la vasta parete che delimita la Valle da quel versante; e una volta oltre puntammo il possibile intaglio anche perché la traccia in quota continuava in quella direzione.

14Sì; e girato lo spigolo della parete vedere un intaglio tra le difficili pareti; e a vigilarlo una caratteristica architettura alpina.

15Il passaggio ripreso con il teleobiettivo; e con la traccia che lo passa in quota per una migliore lettura.

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18Il caratteristico e indimenticabile passaggio ripreso in tre scatti; e dove sullo sfondo si vede la Cresta tra il Monte Capolago e il Monte Canale.

Una volta oltre non ci restò che seguire le tracce di calpestio, e fino in un ripiano sottostante la parete detritica, e dove non mancavano tracce di passaggio; e dall’altra parete il sottostante canale innevato che continuava; e di fronte la singolare struttura rocciosa.

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20Così decidemmo risalire la facile e friabile parete incombente, e dove in alto si evidenziava la traccia per riprendere il traverso verso la nostra Meta ancora lontana; e la rimontammo in ordine sparso e senza furia fino sulla traccia di calpestio che continuava promettente sottostante la Cresta, e dove perdemmo solo il tempo pere fare il punto della situazione.

21La nostra Meta, e il lungo percorso per raggiungerla.

22Il versante Sud-Ovest del Monte Capolago ormai nell’ombra.

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24Particolari contrastanti scattati dall’amico Armando.

Finita la sosta, riprendemmo a seguire il calpestio sulle ghiaie sotto cresta prendendo quota, e a seguire rimontando il ripiano gradinato in leggera salita fino sotto il primo tratto verticale a gradoni.
Sì o no; e lo rimontammo con impegno e fatica un poco per de qua e un poco per de la e fino a capire che per noi era impossibile per quel giorno raggiungere la Cima.
Così rinunciammo a proseguire; e ci concedemmo una meritata sosta che ci portò anche allegria.
Purtroppo la sosta fu necessariamente breve; e in discesa prestammo attenzione nel scendere il tratto a gradoni; e a seguire con meno impegno per il ripiano gradinato.

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26Sì; e da dove Armando fotografò alcune immagini del Monte Canale anche con il teleobiettivo.

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28Una volta scesi alla base della parete friabile notammo un rivolo d’acqua fuoriuscire da un modesto residuo di neve; e così decidemmo di fare lì la nostra meritata sosta recuperando il tempo perso nella discesa.
Il tempo e tiranno; e una volta pronti iniziammo la lunga discesa, e superata la strettoia, riprendemmo il traverso per il sentiero ben presto sottostante la parete conosciuta, e che con quelle dell’altro versante, man mano allargano la Valle, e prima che il sentiero sia tracciato nella ripida mugheta.
Così ancora per un tratto; e iniziò a volgere a destra scendendo ripido sul limite erboso della mugheta.

29Il Coston di Stella 2607 m

Così man mano scendendo, lo stesso valeva anche per la Cresta che ci chiudeva, e così fino a vedere oltre a questa l’importante Quota della diramazione SO del Monte Coglians 2780 m; e che Armando non mancò di fotografare.
La restante discesa non ha lasciato ricordi; ma sì che ci promettemmo di ritornare per il prossimo fine settimana per portare a terminare la salita fino sulla Cima.

30 tracciatoTracciato del tentativo.

31Piantina

Il Gruppo del Volaia

Trieste, 1 dicembre  2018

Il Monte Volaia 2364 m

Un giorno ritornando da una Gita con l’amico Armando, cicola e ciacola lui mi chiese che organizzassi una Gita tranquilla per consentire la partecipazione alle rispettive mogli?
La mia risposta poi non si fece attendere perché scendendo con la macchina verso Valle, risaltava nei colori del tramonto il Gruppo del Volaia; e per lui andava più che bene, e la mettemmo in programma per la successiva Domenica.
Solo che di queste Montagne conoscevo ben poco; e una volta a casa, un giorno, ricorsi alla mia datata Alpi Carniche del Castiglioni.

1Piantina

Pertanto quella mattina continuammo il viaggio fino e oltre il paese di Forni Avoltri; e alle indicazioni, per strada bianca delimitata dal torrente Degano al posteggio in parte occupato.

2Non perdemmo tempo; e una volta pronti, e senza darci furia, seguimmo il sentiero tracciato lungo i verdi pascoli per la Forcella di Ombladet 2061 m.

3La raggiungemmo, ma prima di valicarla per la prima volta, anche l’occasione per fotografare le Montagne intorno, e quelle di Confine a noi poco conosciute.

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5La Croda di Ombladet 2470 m

L’apprezzata sosta era finita, e non ci restò che seguire il sentiero con alcuni sali scendi e con qualche bollo rosso che puntava la Croda di Ombladet, e a seguire anche sotto la sua parete difficile che copre il Monte Volaia in programma.

6Lo percorremmo senza darci furia fino a girarla, e oltre, e sopra il macereto vedemmo la nostra Montagna, e in Cima la Croce; e con alcuni alpinisti che ci mandavano i loro richiami d’incitamento a raggiungerli.
Tante grazie; ma noi mantenemmo il nostro passo e così fino in Cima: 16 giugno 1989.
Il tempo per i saluti che iniziarono a scendere.
Noi non ci demmo furia; e mentre Rosanna e Heydi cercavano un posto comodo per la sosta, noi due iniziammo il servizio fotografico delle Montagne in parte coperte da nuvolosità, da noi salite e più volte.

7Il verde Rauch Kofel 2460 m, il Monte Coglians 2780 m, e retrostante la Croda da Cjanevate 2769 m.

8Il Monte Capolago 2554 m, il Monte Canale 2540 m, le cinque quote della Crete di Cjanaletta, e a chiudere il Sasso Nero 2458 m.

A seguire quello d’Armando che per migliorare la leggibilità lui usava prima proiettarla sullo schermo e poi fotografarla.

9In primo piano il Monte Capolago, il Rauchkofel, coperto dalla nuvola il Coglians e a chiudere la Cjanevate.

10In primo piano il Monte Canale 2540 m.

11I Monti Capo Lago e Canale; e solo il primo tratto visibile delle Crete di Cjanaletta perché il restante era coperto dal Sasso Nero 2468 m.

12Sì; e una volta riuniti nella sosta ristoratrice beneficiammo anche del sole.
Non così per Armando perché ben presto riprese il servizio fotografico anche allarmato dall’arrivo di nuova nuvolaglia.

13I Monti Capolago e Canale, il primo tratto delle Crete di Cjanaletta, e il Sasso Nero.

14I Monti Capolago e Canale, e il primo tratto  delle Crete di Cjanaletta.

 15Il Monte Capolago, Il Monte Coglians e la Croda da Cjanevate.

Solo che una volta terminato il servizio fotografico, la sua attenzione fu catturata dall’arrivo di un bianco e denso corpo nuvoloso poi fermatosi per le correnti d’aria sulle pareti occidentali delle due quote più alte.

16La Creta da Cjanevate

17Il Monte Coglians

18Il Monte Coglians

19Così anche la parte finale del Monte Capolago nei nostri programmi.

Solo che la nuvolosità in arrivo coprì anche il sole, e iniziò a farsi sentire l’aria fredda; e così decidemmo d’anticipare la discesa.

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21Le foto  ricordo della Cima con le nuvole che stavano già intanfanando le Montagne.

22La Croda di Ombladet 2470 m

Non perdemmo altro tempo, e le macchine fotografiche le tenemmo nei nostri sacchi, e così fino alla Forcella raggiunta la mattina, e da dove Armando fotografò l’incombente parete della Croda di Ombladet 2470 m, già raggiunta dalla nuvolaglia, e che io avevo ripreso quella mattina.

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24Nella discesa seguimmo il sentiero fino a trovar conveniente seguire il marcato calpestio sui pascoli, e dove poi ognuno scelse la sua discesa; e così fino a riunirci sul piano ormai sul sentiero segnalato.