La prima volta sulla Cima

Trieste, 1 dicembre 2017

Il Monte Avanza 2489 m

Credo che il nome di quel Monte lo sentì la prima volta mentre la Suora ci stava leggendo la lettera abbellita con disegni di stelle alpine ed altri fiori montani, scrittaci dai due ragazzi più grandi dell’Asilo Speranza che ci ospitava giorno e notte; e che ebbero la fortuna di partecipare ad un soggiorno alpino organizzato nell’alta Carnia dal Ricreatorio della Chiesa rionale di San Vincenzo de Paoli; per l’appunto.
Un giorno leggendo il libro del De Infanti “Le più belle scalate sulle Carniche”, e o sulla nostra Rivista Le Alpi Venete un suo articolo della nuova salita non difficile fatta sulla Montagna, cicola e ciacola ed impazienti la mettemmo in programma all’inizio della stagione.
Così quella mattina di bel tempo posteggiammo sulla strada bianca sottostante il Rifugio Calvi; e che non raggiungeremo perché prenderemo a destra il sentiero per il Monte Avanza.

ma01 M.te LastroniIl Monte Lastroni

Sì; e senza darci furia anche perché sull’altro versante della Valle il Monte Lastroni meritava una pausa.

ma02 M.te CjadenisLo stesso più avanti una panoramica per il Monte Cjadenis.

ma03 M.te CjadenisCosì anche una con il teleobiettivo per non essere di meno.

Le Montagne intorno erano ancora nell’ombra scura, e pertanto niente fotografie con perdita di tempo; e via.
Solo che il vallone prendendo quota andava va man mano restringendosi e coprendosi di mobile detrito.

ma04 Canp.li delle GenzianeIntanto la luce del sole aveva raggiunto i Campanili delle Genziane.

ma05 particolariPiù avanti le rocce lavorate dal ghiaccio.

ma06 passaggio per la cengia del SoleL’ampia insellatura con l’evidente traccia di passaggio tra il Pilastro SW del Monte Avanza e la Creta di Val Avanza; e che dovevamo raggiungere per poi scendere un centinaio di metri per l’altro versante per trovare l’inizio della Cengia del Sole, e che seguiremo fino a trovare così anche l’attacco della via in programma.
Solo che una volta raggiuntala, e all’inizio della stagione, non trovammo tracce sicure, e dovemmo prestare attenzione per non mancare l’inizio della Cengia.
Così, e dopo essere scesi un tratto, ci tenemmo presso la parete fino a trovarlo; e senza perdere altro tempo la seguimmo stando attenti a non mancare il canale della via scelta.

ma07 attacco della via De InfantiEra impossibile che non lo trovassimo; e nell’ampio canale si evidenziava a destra il pilastro della salita in programma. Solo che prima d’iniziarla aspettammo oltre una decina di minuti perché passasse una serie di nuvole minacciose perché non si sa mai.
Tornato il sereno, e in cordata, rimontai la larga e non facile fessura della base del pilastro, e altre poggiando a destra fino alla prima possibilità di far terrazzino per evitare di non trovarlo più sopra su quel pilastro di roccia compatta e liscia.

ma08 camino d'inizio- Armando vien. Con la sicurezza della corda per Armando fu tutto più facile.
Così, e una volta riuniti e vedendo quello che ci stava sopra si decise di far terrazzino a fianco del camino strapiombante per poi vedere per dove riprendere la salita.
Così completai la salita della parete fino a montare su una stretta cengia di roccia compatta giusta per far terrazzino. Solo che non c’erano fessure per i chiodi; e non mi restò che adoperare dei cordini sfruttando uno spacco a lama.
Sì, non era il massimo; e invitando l’amico a salire di prestare attenzione.
Una volta riuniti perdemmo solo il tempo per commentare la parete che dovrò affrontare; e via.
Pochi metri ed ero già la sotto, e valutando per dove attaccarla.

ma09  in pareteTrovato il punto giusto, la rimontai con cautela, e per meno di quaranta metri perché Armando che non vedevo, mi diede voce che la corda era presto finita, e non mi restò che trovare un buon terrazzino.
- Armando vien. Così anche lui si cercò la sua via fino a unirci, e a commentarla.

ma10 no xe malContinuai la salita, ma solo un breve tratto perché la parete diventa difficile; e non mi restò che traversare a destra fino per raggiungere un pianoro erboso delimitato da un’altra parete; e dove la sotto preferì aspettare l’amico.

ma11 particolari della parete di lato - Copiama12 particolari della parete - CopiaSuperata anche questa, c’era invece un terrazzo detritico sotto pareti difficili; e non mi restò che aspettare l’amico per decidere insieme per dove proseguire.
Così rimontammo il canale camino con tratti difficili per due tiri di corda, e fino a raggiungere sulla destra l’inizio di una cengia che traversava la parete difficile.
- Tien ben che vado. Sì; e la percorsi fino a veder conveniente rimontarla per dei gradoni a diedro di roccia bianca, e la sopra aspettando l’arrivo dell’amico.

ma13 un poco espostoma14 fuori dalle difficoltàRiprendemmo la salita sullo spigolo alternando tratti rocciosi e misti con erba, e senza un percorso obbligato sullo spallone SW dove ci prendemmo la sosta; e per Armando anche preparare il materiale fotografico perché la salita per la Cime è facile e lunga.

ma15 Crete Cacciatorima16 Crete CacciatoriCosì una volta pronto, scattò le prime due della parete Sud delle Crete Cacciatori 2475 m.

ma17 Crete Cacciatorima18 Crete CacciatoriAncora la parziale vasta ed estesa complessa parete delle Quote importanti.

Poi riprendemmo la facile e monotona salita per il pianoro detritico che caratterizza quel versante; e poi e d’accordo a raggiungere il sentiero.

ma19 Anticima EstCosì l’amico non perse tempo e fotografò l’incombente Torre Est 2429 m e la Creta Cacciatori.
Sì, e senza darci furia in Cima: 13 giugno 1981.
Solo che prima di rilassarsi l’amico Armando proseguì il servizio fotografico iniziando dalla Cima della Miniera.

ma20 Inizio creata Cima della MinieraLa Cima Nord Est 2457 m.

ma21 Inizio cresta Cima della Miniera con il soleLa stessa con il sole ed i Monti di Confine.

ma22 Cima della MinieraLa Cima Principale 2474 m.

ma23 cresta Cima della Minierama24 Cima della MinieraDue panoramiche con il teleobiettivo ed altra luce.

ma25 termine crestaLa Cresta SW.

ma26 verso il CadorePanoramica

ma27 M.TE PeralbaLe Crete Cacciatori ed il Monte Peralba 2694 m.

ma28 verso l'AustriaPanoramica con le Cime di Confine e i Monti dell’Austria.

ma29La Cresta SW del Monte Fleons 2507 m.

ma30  A. CossuttaDopo la salita e il servizio fotografico, il meritato riposo.

ma31 T. OgrisiPer me la prima volta in Cima, e per passare il tempo, una con l’autoscatto.

ma32Prima d’iniziare la discesa ancora una con tutti due.

Solo che la discesa tranquilla per il sentiero ci consigliò di non andare a cercare altre discese, e così…

ma33x panoramicama34 panoramicaLa Cima delle Batterie 2423 m e opere di guerra. Retrostanti la Cima Cacciatori e il Monte Peralba.

ma35 Crete CacciatoriSottostanti la Crete Cacciatori.

ma36 passaggio per la cengia del Sole - Copiama37 meritavaL’ampia sella valicata la mattina per poi trovare la Cengia del Sole.

Una volta nel facile canalone, e in discesa, notammo a sinistra alcuni segni rossi; e cicola e ciacola che dovevano essere della variante per il Salto del Calzolaio e che ci avrebbe accorciato il tempo della discesa.

ma38 xe anche acquaNon ci pensammo due volte e lo seguimmo, e non veloci perché ripido; e all’inizio trovammo anche l’acqua per dissetarci.

ma39 ghiaiobe basaleI pascoli di Casera di Casa Vecchia.

ma40 felici e contentiFelici e contenti perché era stata una grande giornata.

ma41 tracciatoTracciato.

Sulla Crete Cacciatori

Trieste 1.11.2017

Un giorno, e dopo la bella Gita con la salita del Lastrons del Lago e del Monte Coglians, presi in considerazione un’altra salita pubblicata dal De Infanti nel suo Libro Guida dalle Ferrate al 6° Grado:

La Cima di Mezzo o SW 2433 m.

01 Crete CacciatoriCosì quella mattina Armando posteggiò la sua macchina sotto il Rifugio Pier Fortunato Calvi m 2167, base di partenza per la salita per il versante NW in programma; senza darci furia perché il percorso fino alla base della parete è lungo.

02 parete NW traccatoPanoramica del versante NW della Meta programmata, e il tracciato che porta all’attacco.

Sotto il Passo Sesis m 2312, seguimmo a destra il nuovo percorso per il Falso Passo dei Cacciatori, e in discesa fino sotto una corta parete di roccia giallastra; dove decidemmo di legarci con le nostre corde di 40 metri per essere già pronti.
Così anche decidemmo che Rosanna sarà da seconda e Armando a chiudere la cordata; e via.
Solo che il primo tratto facile di roccia giallastra non era il massimo, e preferimmo avvolgerla sulla spalla, e così fino all’inizio del canale che è la direttiva della prima parte della salita.

03 canalino inizialeSì; il canale non era difficile, e così fino sotto la prima ostruzione; e la sotto attesi l’arrivo dei compagni.

04 passaggio difficileRosanna impegnata sulla prima difficoltà della salita.

Una volta riuniti proseguì ancora un tratto fino a vedere sulla liscia parete uno spacco per poterla rimontare; e inviti gli amici a raggiungermi.

05 prometi benCosì finalmente iniziai la vera salita prendendo quota mentre la parete tendeva a poggiare, e fino alla fine della corda.

06 no par vero0708Sì; e con tre scarse lunghezze di corda era stata anche salita la parete poggiata; ora ci restava un percorso più lineare per raggiungere la Cresta.

09 la parete sottostanteIntanto Armando anche fotografò il salto della parete con il sottostante ghiaione.

10 traccato primo trattoIl tracciato riportato del secondo tratto per una migliore lettura.

11 speremo benRiprendemmo la salita cercando e valutando i tratti facili; e se del caso per non perdere tempo nei terrazzini, anche invitando Armando a continuare.12 bruto de veder

13 pareti incombentiFinito il tratto facile, ripresi a salire da primo; e l’amico riprese man mano procedendo il servizio fotografico in quel momento per niente rassicurante.

14 la parete  poggiataRosanna nel tratto finale della parete.

Intanto la nebbia era svanita rendendo il nostro procedere più sicuro anche perché stavamo rimontando un tratto di parete poggiata, compatta e liscia; e così fino sotto un salto di parete verticale; e per nostra fortuna non c’era la nebbia, e così potemmo valutare d’uscire a destra.
Così ripresi la salita poggiando a destra, e fino a trovare uno spacco canale che la delimita; e invitandogli uno per volta a raggiungermi.
Una volta riuniti lo affrontai in arrampicata fino a raggiungere un appiattimento di roccia bianca e rotta; e dove mi fermai per assicurare la salita di Rosanna che verrà per prima; e come poi è stato.

15 passaggio d'uscitaCosì Armando ci fotografò nella sua salita.

Una volta riuniti facemmo il punto per dove proseguire salita perché la parete appena inclinata raggiunta era anche friabile e rotta; e via.
Solo che procedendo anche raccontavo lo spettacolo sottostante che stavo vedendo, e tanto che Armando desiderò venire da secondo per scattare qualche fotografia.

16 parete poggiataPoi scattò solo questa per non rallentare la salita.

Così m’incaricai di scattare qualche fotografia in più con la mia automatica.

17Rosanna alla fine del secondo tiro di corda.

1819Rosanna e Armando alla fine del terzo tiro.

Intanto eravamo prossimi alla fine dell’appiattimento delimitato a destra da una parete difficile, mentre più sopra sembrava continuasse ormai facile canale.

20 foto ricordoCosì per non perdere tempo, una volta arrivati desiderai che continuassero fino a quel punto.
Una volta riuniti invece vedemmo che niente era cambiato perché il restringimento a sinistra salendo era per una Cima che se ne stava per conto suo; e una volta superata la parete poggiata riprese il suo dominio.

21 bel de vederSì; ma lo spettacolo era assicurato.
Poi avvicinandosi alla cresta principale la parete diventò più ripida.

22 roccia rottaCosì alle prime difficoltà frenare lo slancio.

23 passaggio delicatoL’impegno di Rosanna per superarle; e a seguire Armando.

24 parete poggiataUna volta superato quel tratto la cresta torna appiattirsi prima d’affrontare la salita all’intaglio della cresta.

25 parete poggiataA rendere tutto più facile e ridarci fiducia una schiarita proprio ci voleva.

26 passaggioRosanna impegnata a salire all’intaglio di cresta.

27 pausa fotograficaUna volta oltre una meritata pausa al sole.

Finitala ripresi la salita puntando la cresta al sole, e trovato il terrazzino giusto, diedi voce a Rosanna, anche perché non la vedevo, a raggiungermi.

28 ultimo trattoSolo che Armando preferì a seguirla; e così la riprese mentre era impegnata sulla cresta a superare un passaggio difficile.
Una volta riuniti ci restava solo da percorrere l’ultimo tratto non difficile della cresta; ma per frenare lo slancio decidemmo di restare in cordata.

29 verso il Monte AvanzaCosì alla prima occasione fotografò il Monte Avanza 2489 m.

30 la Cresta finalePiù avanti dalla cresta finale la quota 2443 m o Cima SW un tutt’uno con la retrostante Crete Cacciatori 2475 m.
Così la percorremmo legati senza darci furia; tanto era fatta: 21 settembre 1980.

32 Monte Avanza 2489 m31 Crete Cacciatori 2475 mSolo che una volta in Cima, e per paura della nebbia, scattò subito le due fotografie.

Non era certo la giornata ideale per attardarci sulla Cima, e una volta ristorati decidemmo per la discesa anche se non difficile; tanto eravamo ancora legati.

33  21 settembre 1980

34Perdemmo solo il tempo per le foto sulla Quota 2443 m salita.

3536Una volta pronti per la discesa ancora le foto con la Crete Cacciatori: e via.

37 M.te  AvanzaIl Monte Avanza

38 La Torre Est 2429 mLa Torre Est, e con la Forcella delle Genziane.

Sì; e mentre assicuravo la discesa di Rosanna, Armando riuscì a fotografare la sottostante verde Forcella delle Genziane 2284 m e la Torre Est m 2429.
Una volta riuniti volgemmo a destra fino all’imbocco del canale che scorre obliquo la parete basale.
Armando dopo averlo controllato, lo scenderà per conto suo; mentre Rosanna preferì continuare in cordata.
Il tempo di sistemare la corda che Armando era già a metà canale; e noi per evitare possibili cadute di pietre aspettammo la sua uscita dal canale.

39 canalino finaleCosì riprendemmo a scendere sempre a brevi tratti, e cosi fino al ghiaione basale.

Il tempo di sistemare il materiale nel sacco che iniziammo la discesa del ghiaione conosciuto.

40 I campanili delle GenzianeI Campanili delle Genziane.
La loro posizione iniziando dall’alto: Primo, Secondo e Terzo, Quarto.

41 la parete soprastanteL’incombente e vasta parete della Crete Cacciatori.

42 Pilastro SWLa parete SW con la Cima.

43 traccatoTracciato della salita.

44 panoramicaTracciato della discesa.

Monti Lastrons del Lago e Coglians

            Trieste, 1 ottobre 2017

Sì; e dopo un tentativo di salita non riuscita al Monte Bianco, e la riuscita sul Piccolo Monte Bianco con i colleghi d’ufficio; vedi anche blog maggio 2014, tornammo alle nostre Alpi Carniche.
Sì, perché il De Infanti nel suo libro riporta una salita al Lastrons del Lago 2595 m.
Solo che questa è stata attrezzata sulla parete Ovest con soli cavi; e a chiudere anche un percorso segnalato per salire sul Monte Coglians 2780 m.
Cicola e ciacola eravamo in tre perché veniva anche Rosanna, e così decidemmo di pernottare al Rifugio Lambertenghi – Romanin m 1970 al Passo di Volaia.
Così quel tardo pomeriggio, e mentre il tempo volgeva al brutto, Armando posteggio la macchina nei pressi del Rifugio Tolazzi m 1350, e con quella previsione e prendemmo solo tre caffè macchiati; e via.
Lungo il sentiero, e guardando il cielo minaccioso, ognuno di noi faceva la sua previsione sull’arrivo della pioggia; e alle prime gocce accelerammo il ritmo, e così fino al Rifugio, e prima della pioggia.
Nella sala grande c’erano due o tre donne della zona con il loro tradizionale abito scuro che aspettavano…
Non erano molto loquaci, e ordinato il tè, cercammo posto ad un tavolo dove non piovesse dal soffitto.
Sì; era l’ultima stagione perché poi lo chiuderanno per costruire uno nuovo; si scusarono.
Solo che sul pavimento di legno erano disposti in più punti dei secchi, e che loro si affrettavano a vuotare.
Intanto il temporale era passato; così, e salutate le signore, uscimmo dal Rifugio, e valicato il Passo di Volaia m 1977, scendemmo in Austria, e al Pichl Hutte m 1959 sulla sponda del Wolayer See pieno d’alpinisti.
Lo stesso saltarono fuori tre cuccette con lenzuola!
La mattina non c’era gran movimento in Rifugio, e perdemmo tempo solo per la colazione: e via.
Sì; anche perché Armando era già pronto per il servizio fotografico.

01 Gr del VolaiaIl Monte Volaia 2470 m, e le due Quote 2364 m e 2263 m del BiegenKopfe.

02 Mte CapolagoNell’approccio alla nostra parete ancora la fotografia del versante Est del Monte Capolago 2554 m.

03 Cima Lastrons del LagoIl versante Nord della Cima Lastrons del Lago m 2595 m, in programma.

04 parete da salireLo spacco della parete Nord Ovest dove si svolge la prima parte della via attrezzata con il cavo d’acciaio.
Poi prende quota e traversa a sinistra la lastronata per poi riprende la salita sulla parete incombente aggirando tratti difficili fino in Cima.

05 panoramicaDall’approccio alla parete ancora un ricordo con il teleobiettivo.

Giunti all’attacco della salita ci sembrò difficile la breve parete iniziale anche se facilitata da fessure; e così decidemmo di metterci in cordata con me nel mezzo dell’unica corda portata.
Sì; ma non potrò contare sulla sosta chiodata; e una volta superata la parete difficile, decisi di far terrazzino, e invitando Rosanna a salire.

06 inizio salitaRosanna impegnata sulla parete iniziale.

Una volta riuniti decidemmo di continuare in cordata; e Armando a chiuderla.
Solo che con la corda di 40 metri non potremmo utilizzare le soste chiodate.
Così ripresi il traverso in versante Ovest e fino… corda!
Il tempo di trovare uno spuntone per il cordino, e invitai Rosanna a raggiungermi, e a seguire anche Armando.

07 il traversoRipreso il traverso c’era il chiodo della via attrezzata.  Sì o no; e passai il moschettone con la corda perché non si sa mai; e ripresi il traverso fino all’avviso corda. Sì; perché stava per finire.

08 M.te Capolago parete EstLa parete Est del Lastrons del Lago 2595 m.

Sarà stato anche un buon terrazzino illuminato dalla parete di fronte; ma l’impegno della salita non ci dava tempo per guardare intorno; e ripresi il traverso fino al prossimo chiodo, e invitando Rosanna a raggiungermi.

09 inizio del traversoRosanna pronta per il traverso.

10 Rosanna alla fine.Rosanna prossima al terrazzino.

11 ripresa della salitaPoi, e senza continuare il traverso affrontai la parete incombente poggiando a destra dove mi fermai a far terrazzino.

12  M.te Capolago con altri coloriCosì Armando fotografò il Lastrons del Lago con altra luce per ricordarci che le ore trascorrono veloci.

13 finalmente in salitaSì, e con ragione; ma in tre.

Intanto eravamo sulla parete che aggira le difficoltà, e dove la salita è più lineare anche se in alto strapiombante.

14 ciapime benQualche bollo rosso poi c’invitò a traversare a sinistra in versante Nord, e dove finita la corda anche a far terrazzino con qualche chiodo; e con vista sul Lago.

15 Rosanna oltre  il passaggioUna volta riuniti; e per districare la corda si offerse Rosanna; e via.

16  speremo benCosì, anche per la successiva lunghezza; e fino sotto una parete difficile illuminata dal sole.

17 il traverso a sinistra

18 no finisi maiCosì tornai da primo; ma procedendo la parete man mano poggia puntando un’altra a pilastro che sembra chiuderla.

19  con ArmandoSolo pochi passi perché il calpestio e o segno rosso c’invitò a prendere a destra un facile percorso in salita tra i massi; e con l’ultimo traverso montammo sulle rocce chiare ed inclinate della parete Nord.
- Tien ben che vado. Solo che la parete non è liscia, e man mano poggiando a gradinata dagli strati. Forse più l’improvviso grande vuoto.

20  bel de veder

21Fotografia ingrandita.

- Armando vien.Rosanna invece non volle essere fotografata.
Poi non trovammo nessuna difficoltà a superere il secondo tratto; e così fino alla base della parete finale.

22 pausaCicola e ciacola non volevamo perdere tempo; e tanto che rimanemmo legati anche sulla traccia che porta all’inizio del tratto finale di salita perché questa non è chiodata.

23 manca pocoCosì fatta la parte facile dell’approccio, seguimmo a sinistra un canale cengia ingombro di massi fino alla base di uno spigolo; ultima difficoltà della salita.

Solo che non ha lasciato ricordi per la nebbia.

24  passaggio in stileNon così per Rosanna fotografata d’Armando.

25 l'ultimo trattoIl loro arrivo in Cima e forse un poco stanchi.

26 Cima Monte LastronsE per non perdere tempo un’unica fotografia: 10 agosto 1980.

Noi per la discesa contavamo sul percorso riportato da Sergio De Infanti; e che mandava gli alpinisti per un nuovo percorso segnalato sulla parete Nord per poi rimontarla fino alla Cima del Monte Coglians.
Sì; ma con la Montagna intanfanada potevamo anche… perché avevo letto nella Guida le due relazioni non facili di salita al Monte Coglians per la parete Nord Ovest; e xe se andasimo a veder? Sì; e via per la discesa dal Lastrons.

27  l'intaglioL’intaglio sulla Cresta a confermarla.

28 M.te CogliansLo spigolo Ovest del Monte Coglians.

29 Creta CjanevateLa Parete Nord della Creta da Cjanevate.

Aiutati nel primo tratto di discesa dalla segnaletica, arrivammo presto sotto la parete Nord Ovest del Monte Coglians; e per una cengia che poi ci consentirà di spostarci la sotto, e più volte.
- Orpo! Sì; perché la liscia e compatta parete basale alta una ventina di metri è un gradone con soprastate un’altra parete; e dopo averla studiata, anche per dove salirla.
Restava ancora di metterci in cordata.
Così, e come nella nostra Palestra della Napoleonica, una volta studiata la parete la scalai fino sulla cengia; e poi a far sicurezza agli amici uno per volta.

30  10 agosto 1980Poi la percorremmo veloci a destra fino vedere sulla parete per dove rimontarla; e a seguire un poco per de qua e un poco per de la sulla via normale; e slegati fino in Cima: 10 agosto 1980. 31Per non dimenticarse.

La discesa conosciuta e segnalata non ha lasciato ricordi.

Il Creton di Clap Grande

Trieste, 1 settembre 2017

01Panoramica

Non mi ricordo se quella mattina era nel nostro programma di salire il Creton di Clap Grande 2487 m; ma sì che lungo il sentiero d’approccio alle pareti, queste erano quasi invisibili per la bassa nuvolosità.

02La sua parete incombente; e sulla Cresta ben visibile la Cima della Pannocchia non quotata.
Immagini riprese in un’altra Gita.

Così, cicola e ciacola rinunciammo alla salita, e per non perdere la giornata decidemmo salire alla Forca dell’Alpino 2302 m; e così al bivio seguimmo il sentiero che volge a destra.
Solo che lassù alla Forca la nuvolaglia era meno fitta, e promettendoci qualche schiarita, e tanto che decidemmo di tentare la non facile salita della Pannocchia che ci aspettava, e anche invogliati dal calpestio che portava alla base della parete.

03Il tempo di metterci in cordata, e affrontai la parete incombente che puntava una traccia di canale, e dove mi fermai a far terrazzino. – Armando vien.

04Invece lui proseguì il traverso sotto la parete fino a trovare roccia più facile per raggiungermi.

05La parete incombente con lo spacco o camino della probabile via di salita che non conoscevamo.

06Sì; e continuai la salita stando più accorto, e puntando la Cresta a sinistra dello spacco o camino della via ben visibile; e giusto in tempo perché alla seconda tirata di corda arrivò la nuvolaglia.
- E adesso? Sì perché non avevamo la relazione.

07Allora traversai a destra nello spacco rimontandolo fino sul masso a ponte a far terrazzino.
Non c’era altra scelta; e una volta riuniti m’infilai nel camino rimontandolo in spaccata ben presto nel buio, e fino a vedere sulla parete opposta il foro d’uscita?
Informato l’amico, puntai in quella direzione, e trovata la possibilità mi fermai a far terrazzino con il cordino, e invitandolo a raggiungermi prestando la massima attenzione per la roccia scivolosa; e nel buio completo.
Una volta riuniti perdemmo solo il tempo per lo scambio della sicura, e con attenzione puntai il foro d’uscita.

08Solo che prima di passarlo Armando volle fotografare il momento.

0910Così contraccambiai per documentare l’uscita dell’amico quasi incredulo anche perché ignoravamo questa possibilità.
Così, e una volta riuniti ci prendemmo una sosta per commentarla questa inaspettata novità; e anche per vedere per dove continuare la salita per la parete incombente; e che lassù potrebbe anche terminare la salita della Pannocchia.

1112- Tien ben che vado.

Sì; e ancora due tiri di corda ed eravamo sulla Cima della Pannocchia in quel momento nella nuvolaglia.
Solo una breve sosta perché dovevamo prima verificare la possibilità continuare la salita fino sulla Cima del Creton di Clap Grande.
Così ritornammo sui nostri passi, e traversammo a sinistra fino a vedere oltre lo spacco che ci separava dalla Cresta che continua, la piazzola che ci consentirebbe di continuare la salita fino sul Creton di Clap Grande.

13Solo che non erano allo stesso livello con l’altra un poco sottostante alla nostra, e distanti circa un metro e mezzo; e poco visibile per l’oscurità.
Pertanto niente salto; e ritornammo sulla Cima della Pannocchia a goderci la meritata sosta.

1415Fortuna volle che Armando si accorgesse che c’era una macchia di colore rosso, e così senza il materiale seguimmo la traccia e fino a trovare un’altra dello stesso colore.
Sì; la discesa era stata segnalata, e ci eviterà di rifare in discesa la via di salita sulla Cima.
Così la facile discesa non ha lasciato ricordi.

16a

Il tentativo per una nuova via… finito bene.
Un giorno sfogliando una Rivista di Montagna fui catturato dalla fotografia in bianco e nero della parete Sud; e più precisamente dallo stretto canale che da circa metà parete portava sulla cresta e così fino in Cima; e che non ero ancora salito.
Così cicola e ciacola con l’amico Armando, e che era già salito per la normale, quella mattina oltre al materiale d’arrampicata, c’era anche la macchina fotografica 6×6 con il teleobbiettivo.

17aSolo che quel giorno, e dopo la sosta al Rifugio De Gasperi m 1767, scattò la prima fotografia all’apparire del Creton di Culzei 2458 m.

18aCosi più avanti anche la parete Sud del Creton di Culzei con il teleobiettivo per rivivere la nostra salita in cordata di tre; e presente nel blog.

19aUna volta al bivio dei sentieri la stessa parete che salimmo quel giorno.

20a21aLa parete, con il teleobiettivo, che affrontai con Armando, e nella nebbia, nel corso della seconda salita; e presente nel blog.

22aSì; e così anche la fotografia del Gruppo del Creton di Clap Grande 2487 m, che ci stavano aspettando.

Solo che noi eravamo venuti per tentare una via nuova; e che mentalmente avevo provato a tracciare anni prima sull’immagine di una fotografia trovata su una Rivista di Montagna in Sede della XXX Ottobre: e via verso questa possibilità.
Una volta di fronte traversammo in quota i canali detritici alla sua base; e pronti in assetto d’arrampicata attaccai la parete.
Non fu difficile la sua salita per roccia compatta e appigliata; e attraversata da una cengia per far terrazzino e assicurare l’amico; e che subito approfittò per scattare la fotografia sottostante.

23aPer completare il panorama ancora la Forca di Clap Grande m 2330 c., la Torre di Clap Piccolo2462 m; e poco visibile Creta Livia 2440 m, e le due Torri di Pradibosco.

Ripresa la salita, e per assecondare la parete poggiai a destra, e fino a vederla difficile. Non era nel nostro programma affrontarla, anche perché avevo portato solo i soliti due chiodi perché non sì mai; e non mi restò che scendere al terrazzino sulla cengia.

24aLe due spettatrici deluse.

25aLa parte alta della difficile parete che sulla fotografia in bianco e nero vista sulla Rivista, non si evidenziava.

26aIl Creton di Culzei 2458 m.

Così rinunciammo; ma anche decidemmo di percorrere nell’altra direzione l’invitante cengia, e fino a trovare la possibilità di salire in Cima: 7 settembre 1985.

Poi ci saremmo anche ristorati; ma forse Armando volle prima finire il suo servizio fotografico perché poi non fotografò più.

27aIl Creton di Culzei alla nostra altezza.

28aLe Cime che ci stavano aspettando: la Creta Livia, la Torre di Clap Piccolo, la Torre Pesaris e il Creton di Clap Piccolo.

29aPanoramica

30a31aSolo che anch’io desiderai fotografare quelle Montagne; ma anche quelle intorno salite e conosciute.

32aLo stesso vale per le Cime piatte del Creton dell’Arco, la Cima Alta di Riobianco 2400 m, il Monte Siera 2443 m, il Piccolo Siera 2430 m, e la Creta Forata 2462 m.

33aIl Creton dell’Arco 2353 m.

34aOltre il Cadore, le Montagne del Comelico, e dove risalta isolata la Croda Rossa d’Ampezzo.

35aAnche se lontane a chiudere l’orizzonte ancora le Dolomiti: dal Monte Antelao alle Tre Cime di Lavaredo in parte coperte dalla Cresta Carnica.

La facile discesa non ha lasciato ricordi.

36a

Ritorno sul Creton di Culzei

Trieste, 1 agosto 2017

Nel viaggio di ritorno, e dopo la riuscita salita della Croda Ultima del Leone, cicola e ciacola l’avremmo messa senz’altro in programma; e per la più difficile via di Celso Gilberti e Giovanni Granzotto, e contando sulla relazione riportata da Sergio De Infanti nel suo ottimo Libro Guida “Dalle Ferrate al 6° Grado”.

01 panoramicaPanoramica del Gruppo con il Creton di Culzei 2458 m, e Lastron di Culzei 2450 m.

Solo che quella mattina il cielo stava coprendosi di nuvole bianche che non portano pioggia; ma potrebbero intanfanare la Montagna rendendo tutto più difficile.

02 Creton di CulzeiPanoramica con la Forca dell’Alpino m2302.

03 verso l'attaccoPanoramica della nostra meta da toccarla con mano.

04 sotto la pareteLa parete Sud Est del Creton di Clap Grande ripresa con il teleobiettivo.

05 Forca Clap Grande m 2230Il Creton di Clap Grande 2487 m, la Forca di Clap Grande m 2230, e il Torrione di Pradibosco 2439 m.

Così, e dopo le fotografie, puntammo alla parete per il percorso conosciuto perché l’attacco della via in programma, metro più metro meno è lo stesso dell’altra volta; solo che questo poi volge a destra.

06 in pareteSì; non era stato un bell’approccio per la friabilità della roccia; e prestando attenzione per non mancare l’attacco della salita.

07 no xe malSolo che la verticale parete era anche friabile; e dovemmo aggirarla fini a trovare un canale a rampa chiuso da un tetto che invitava a salirlo. Sì, e no, ma non c’era altro; e via.

08 la traverstaUna volta sotto il tetto traversai a destra, e dove meno di mezzo metro sotto iniziava una cengia. Sì; e nel traverso per poi rimontarla sotto il tetto c’era un chiodo.
Solo il tempo per il moschettone, passare la corda e continuai per la parete fino a trovare il terrazzino per far sicura: – Armando vien; e sta tento.

09 xe difficile provmo a ds.Solo che l’invito valeva anche per me perché sullo slancio proseguì dritto sul difficile; e poi scendere a destra in un canalino a far terrazzino provvisorio; e sollecitandolo a raggiungermi.

10 nella nebbiaSì; ma prima di raggiungermi scattò la fotografia della situazione.

11 terrazzinoUna volta riuniti scesi sulla base quasi piatta della parete, e per questa fino sotto la parete a rampa che continua la base piatta percorsa.
Sì; e una volta riuniti anche decidemmo di continuare la salita quella stessa parete delimitata da uno stretto canale camino; e che ci sembrò la più facile.

12 prometi benrIntanto la nebbia stava lentamente alzandosi; e consentendoci di vedere per dove continuare la salita.

13 vado a destraSì; e si alzò quel tanto per farci vedere per dove uscire dalla parete.

14 speremo benCosì anche per dove valicare il canale per poi affrontarla.

15 vedo l'uscitaL’uscita dalla parete mentre torna a calare la nebbia; e sottostanti il tratto finale della Montagna a noi sconosciuto.
Fortuna volle che prima di essere avvolta dalla nebbia scendente, vedessimo il canale che scende dall’intaglio che ci permetterà di salirla.
Così, e senza darci furia rimontammo il ripido pendio di sfasciumi aggirando e o affrontando brevi salti di parete fino sotto il camino difficile per far terrazzino; e forse già chiodato.

16 quanto fattaSì, e da dove Armando scattò la fotografia che ben evidenzia il pendio di sfasciumi, e il rilievo prima raggiunto.
Ci restava solo il tratto difficile della salita.

17 el tiro dificileAttaccai la parete, e a seguire il camino in arrampicata preferito alla spaccata fino al chiodo.
Solo il tempo per agganciare il moschettone e passare la corda e ripresi l’arrampicata fino a trovare la possibilità di far terrazzino per assicurare la salita d’Armando che preferì superare il camino in spaccata.

18 semo foraNon così nella la successiva lunghezza; e più sopra, e condizionati dalla nebbia seguimmo man mano la via più evidente, e fino ad uscire sul pianoro inclinato della Montagna; senza nuvole e nebbie.

19 la CimaSì; e da dove l’amico approfittò per fotografe la Cima del Creton di Culzei.

20 Creton di Clap Grande21 Creton di Clap PiccoloCosì anche sull’opposto versante nella nuvolaglia, e  con il teleobiettivo, il Creton di Clap Grande e il Creton di Clap Piccolo.
Non più in cordata, seguimmo la traccia che scorreva con qualche bollo rosso verso il rialzo roccioso finale.

22 ghe semoPrima però ancora una pausa per accontentare l’amico.

23   3 luglio 1982Sì; e senza darci furia fino in Cima: 3 luglio 1982.

Poi non mi ricordo il motivo; ma questa fotografia è stata l’ultima scattata dall’amico in quella giornata.

24 verso Ovest25 verso EstLa presenza della Croce mi suggerì le due immagini verso Ovest e verso Est.

26 per non dimenticrseSi stava bene lassù; e a ricordarcelo la fotografia in merito.

Nella discesa seguimmo attentamente la traccia di sentiero con qualche bollo rosso fino in un canale ingombro di detriti instabili?
Niente; e non vedendo altri bolli scendemmo a vista un poco per de qua e un poco per de la per poi continuare in un canalino anche se la sotto era evidente il vuoto.

27 no pae veroNoi lo seguimmo con la speranza… Sì; e prima del salto il canalino volge a sinistra scendendo obliquo la parete verticale fino alla sua base detritica con evidente calpestio.

28 la verticale parete finaleLa parete finale.

29 tracciato finaleTracciato del tratto finale della discesa.

30  tracciato della salitaTracciato della salita.

Ritorno sulle Alpi Carniche

Trieste, 1 luglio 2017

Fortuna volle che in quelli anni Heydi riuscì a trovare una copia della Guida Alpi Carniche del 1954 d’Ettore Castiglioni; e che mi regalò per il mio compleanno.

Sì, perché dopo la salita non facile della Cima Vallone nelle Alpi Giulie, e presente nel blog; i due compagni di cordata pieni d’entusiasmo vollero un’altra, e quanto prima.

Tra i Grezi motorizzati alcuni erano già stati; e proprio di questa c’è la raccontammo a lungo in Sede, e per andare sul sicuro la mettemmo in programma anche perché al Rifugio Fratelli De Gasperi m 1767 ero già stato con Heydi, per un convegno del nostro Gruppo Rocciatori.

Per il brutto tempo con Heydi salimmo alla Forca dell’Alpino m 2302 m.

Il Creton di Culzei 2458 m

Non così quella mattina che tutto prometteva che passeremo una bella giornata de Croda; e in particolare per Armando che non era mai stato, e sperava in un bel servizio fotografico, e per Aldo Pressel collega di lavoro, e compagno dall’allenamento nella nostra Palestra della Napoleonica.

sp01 panoramica Gruppo dei ClapPanoramica del Gruppo

Sì; e non perse tempo contando sulle prestazioni della sua macchina fotografica.

sp02 panoramicaIl Creton di Clap Grande

Solo che in quella stagione la presenza delle nuvole è una costante, e non demmo importanza.

sp03 panoramica Creton dei CuzeiLa Pannocchia, la Forca dell’Alpino, il Creton di Culzei e il Lastron di Culzei.

sp04 panoramica Forca dell'AlpinoLa Forca dell’Alpino, la Pannocchia ed il Creton di Clap Grande.

sp05 panoramicaSì; e questa volta per vedere la parete da salire; e l’itinerario migliore per arrivarci.

sp06 panoramicaSolo che per evitare il ghiaione seguimmo a destra una serie di canalini, e così sbagliammo l’approccio alla parete; e dovemmo traversare la sotto fino a vedere la possibilità d’iniziare la salita.

sp07 sotto la pareteNiente; e riletta attentamente la relazione ad alta voce, non ci restò che traversare a sinistra, e rimontare il ghiaione più sopra nevoso, e sottostante la possibile parete iniziale.

sp08 speremo benSì e no; e l’intervento d’Armando a confermarlo.

sp09 per esser sicuroLo stesso, e prima di mettere la Guida nel sacco, consultai relazione della salita.

sp10 finalmente xe rampigaCosì attaccai la parete a pilastro incombente soprastante per una traccia a diedro e fino a trovare il terrazzino per far sicurezza agli amici.
Intanto i due si erano accordati che Armando verrà da secondo per documentare la salita.

sp11 ciapime ben- Ciapime ben.
Solo che desiderò essere ripreso nel primo tiro di corda.

sp12 parti colari della paretesp13 particolari della paretesp14 particolari della pareteParticolari della parete centrale.

sp15 no iera malL’ultimo tratto sulla parete centrale.

sp16 no xe fcileSì, perché quella raggiunta è traversata da canali che interrompono la linearità della salita; ma non mancano i particolari che meritano la fotografia e così…

sp17 ciapime ben- Ciapime ben. Sì, perché Armando voleva il ricordo.

sp18 Aldo un poco stancoCosì anche per Aldo nel tratto finale del canale.

sp19 per ricordoSolo che una volta riuniti sulla cengia detritica, e sottostante lo spigolo, Aldo rinunciò a proseguire?
- Niente; noi tre traverseremo per la cengia sulla via normale, dove lui ci aspetterà mentre noi due saliremo in Cima.

sp20 panoramicasp21 panoramicaSì; e anche l’occasione per fotografare il Creton di Clap Grande con le sue diramazioni a chiudere il panorama.

sp22 semo foraUna volta sulla via normale noi proseguimmo legati perché il pianoro inclinato della Spalla era innevato, e così anche per aggirare un masso.
Poi senza darci furia lo traversammo puntando sulla parete il passaggio per salire sul pianoro della Cima.

sp23  A. CossuttaSolo che lassù il nevaio era più poggiato; e dove una volta slegati ognuno per la sua via sulla Cima: 22 giugno 1975.

sp24 A. Cossutta 22 giugno 1975sp25 T. OgrisiSolo il tempo per le fotografie; e iniziammo scendere slegati per le nostre tracce pensando all’amico Aldo.

Una volta riuniti parlammo per la discesa anche perché la nuvolaglia stava anticipando la sera; e alla fine decidemmo di portarci alla Forca dall’Alpino per andare sul sicuro.
Non con la nebbia calante; e cicola e cicola non ci restò che cercare la discesa prestando attenzione nella scelta dei canali da scendere e o dove portavano.
Sì; e ci trovammo anche presto sul ghiaione basale con la traccia del sentiero.

sp26 tracciatoTracciato della salita.

sp27 piantinaPiantina

La Creta Grauzaria

Trieste, 1 giugno 2017

Il ritorno sulla Sfinge

Sì; e mi sentivo ben pronto in quel momento della stagione; e una volta che il colonnello di turno ci assicurò bel tempo stabile, non ci pensammo due volte; e Armando per l’occasione si era portato una macchina fotografica 6×6, e un paio di rollini.
Solo che quella mattina aspettò d’avere le pareti di fronte per scattare la prima fotografia.

cg01cg02Così già nell’approccio della parete iniziò a fotografare.

cg03Il camino della via in parte coperto dalla parete.

cg04Lo sbocco della Gola Nord Nord-Est.

cg05La parete iniziale che porta nel camino.

cg06Prima però si risalgono le rocce di sinistra per poi entrarvi.

cg07Senza entrare preferì far terrazzino anche per documentare la salita.

cg08Per Armando anche fotografare il camino.

cg09Una volta arrivato entrammo nel suo interno, che per me era la prima volta, e dove c’era la cordata dei fratelli Di Gallo, e con il primo già in azione.

cg10Arrivato l’invito a salire, aspettai che prendesse quota per alcuni metri; e poi lo seguì innalzandomi tra i massi per entrare nel camino sopra il tratto difficile, e in spaccata fino alla cengia della sosta per assicurare la salita dell’amico.
Nel frattempo anche il secondo dell’altra cordata attaccò la parete difficile incombente; e non gli incontrammo più.
Intanto arrivò Armando, e cicola e ciacola noi non continueremo dritti perché è difficile; ma traverseremo a sinistra per trovare la parete non facile della mia prima volta.

cg11Il vasto ghiaione alla base delle pareti, in quella stagione dove risalta ancora il nevaio della Gola Nord Nord Est.

cg12cg13La Cima Nord-Est 1820 m IGM.

Così traversammo per la cengia fino a trovarla chiusa dalla neve?

cg14Non cambiava niente; la foto ricordo, e rimontammo la parete non facile fino alla serie di cenge che seguimmo fino a raggiungere lo slargo detritico alla base della caratteristica parete Ovest sovrastata dalla Sfinge, e dove c’è il passaggio in salita dei camini per raggiungerla.

cg15Passai per uno dei due; e traversai a destra per le Placche della Sfinge fino a trovare il terrazzino per assicurare la salita dell’amico.

cg16Sì; e con Armando arrivò anche il sole.

cg17cg18Così proseguimmo ancora per due tirate di corda, e prima di traversare nel colatoio nell’ombra scura, decidemmo la sosta.

cg19cg20La Cima Nord-Est con altra luce.

cg21 resta carnicaIl Monte Zermula 2143 m IGM; il retrostante Monte Cavallo di Pontebba 2239 m IGM,  e a sinistra la Creta di Aip 2279 m, confinante con l’Austria; e a destra, in Austria, il Gartnerkofel 2195 m.

cg22Così entrammo nel colatoio ancora nell’ombra scura che non era il massimo per la roccia liscia.
Il tempo di abituarmi alla scarsa luce, e rimontai il breve camino e a seguire il colatoio fino a trovare conveniente far terrazzino.

cg23Una volta riuniti affrontai la traversata esposta a destra e a seguire la cengia fino sullo spigolo poggiato a destra della Sfinge.

cg24 no se malcg25Poi, e senza darci furia, lo rimontammo per più lunghezze di corda, e fino a dover traversare a sinistra in un canale.

cg26 inizio colatoioSolo che per non perdere tempo in manovre di corda, toccò ad Armando raggiungerlo.

cg27cg28cg29La Cima dei Gjai.

cg30 la faccia della SfingeLa parete terminale della Sfinge.

Sì, e lo rimontammo fino a raggiungere un ripiano detritico; e dove decidemmo di fare una sosta anche perché l’amico m’informò d’essere stato colpito alla rotula da un piccolo sasso nei primi tiri della salita, e aumentava il dolore.

cg31Verso valle

cg32 Cima di comodoSolo che finita la sosta cicola e ciacola non ci restò che rinunciare la Cima; e con il materiale d’arrampicata e la corda nei sacchi, seguimmo il calpestio per la Cima fino a trovar conveniente iniziare la nostra discesa anche perché possibile avendola già percorsa con l’amico Giudo Canciani il 2 giugno 1960.

cg33aLa Cima dei Gjai

cg34Panoramica verso Sud

cg35Lo spigolo Nord-Ovest; particolari

cg36Verso la Val Glagnò

cg37Così e convinto, scendemmo per la parete non facile un poco per de qua e un poco per de la fermandoci sul bordo di un’altra verticale, e che non mancai di ricordare.
Così lo seguimmo puntando lo spigolo NW fino a che si sperse tra rocce più facili; e per queste scendemmo alla base della parete come la prima volta. – Xe fata!

cg38Scesi, e sottostanti lo Spigolo Nord-Ovest

cg39cg40cg41Niente discesa a torcicollo; ma tranquilli e rilassati anche perché l’amico voleva portare a casa un bottino di fotografie; tanto avevamo tempo.
Le prime della parete Ovest con l’ombra scura della Cima dei Giai.

cg42Una volta la sotto a rivivere l’impresa.

cg43La Cima Nord-Est

cg44Non sarà l’ultima volta.

Un regalo inaspettato

Trieste, 1 maggio 2017

La quota 1888 m IGM

01… poi rivolto a quanto fatto. – Sì; e ritornerò per lo stesso percorso.

Così, e da pensionato dopo un paio di giorni ero già nel canalone a destreggiarmi tra i massi nel delta; e nella macchina fotografica un nuovo rollino e lo stesso nel sacco per l’occasione.
Sì; perché volevo fotografare man mano salendo lo spettacolo dei detti canali che caratterizzano la lunga parete incombente; e che non c’è uguale nei miei ricordi alpini.
Solo che quella mattina la parete era ancora nell’ombra scura: e via.

0203Il delta di congerie rocciose si restringe a canalone ingombro di massi di tutte le dimensioni e forme; e dove c’era sempre il passaggio giusto per passare in arrampicata.
Non così nei restringimenti dove i massi accatastati e compressi formavano brevi pareti di sbarramento da dovergli superare sul margine esterno.
Sì; e quei passaggi mi ricordavano la Nostra Palestra della Napoleonica.

04 quanto fattoCerto, e per un buon tratto e fino che poggia con la vista sul Pra di Lunze.

05 quanto da fare… e quello che dovrò affrontare.

06 particolari07 pareti e canaliSì; e prendendo quota il canale tende a farsi stretto, e come promessomi, iniziai a fotografare le pareti che delimitano il canale, e percorse a varia distanza da camini o canali ingombri di massi; e ogni camino o canale con i massi differenti di forma e volume.

08Falso allarme perché per un tratto è ancora ampio con massi di media grandezza dove potevo scegliere il mio percorso.

09Così anche spostarmi per fotografare la parte alta della Cresta con una delle quote raggiunta dal sole.

10 dove el porterà11 lo stessoI successivi tratti di parete intervallati dai propri impensabili canali che rimontavo con la fantasia.

12Più avanti il canalone tende a stringersi sotto pareti verticali che copriranno… un mondo senza nomi.

13 tentazioneCosì superai gli ultimi massi per de qua e altri per de la e poggiando a destra e fino a montare sul fondo detritico e livellato del canale coprente i massi: – Orpo!
Sì; ancora un canale che m’invitava.

14 quanto salito15 panoramicaNiente; e per non perdere tempo prezioso e trovato il punto giusto solo la fotografia del canalone, e lo stesso vale per la panoramica; e via veloce.

16 no par veroLo spacco regolare dal fondo detritico tanto cercato; e una volta oltre traversai la famigliare mugheta puntando il monolito di roccia bianca.

17 cercasi passaggio- Orpo! Sì perché tutto il versante del Monte era ancora nell’ombra scura; e non risaltava ancora nessun punto di riferimento.
Niente; basterà che in alto poggi a sinistra; e via buon passo.

18 inizio cengiaSarà stata la giornata giusta perché più avanti tutto mi era familiare; e con l’ultimo traverso a destra dalla spalla erbosa puntai il crinale roccioso.
Sosta con il mio ometto a farmi compagnia mentre, tra un boccone e l’altro anche cercavo di capire quello che avevo percorso e di corsa l’altra volta, e con differente luce; e che non fotografai per mancanza di pellicola.

19 devo perder quotaLa cengia che non ricordavo così invitante; ma che mi avrà invogliato a percorrerla.

20 primo trattoIl primo tratto percorso, e pareti del versante Sud del Monte Sernio.

21 prometi benSolo un breve tratto perché c’è il Pra di Lunze; e una cengia in salita che prometteva.

22 la lunga discesaIntanto quella che stavo scendendo potrebbe anche interrompersi e…

23 no iera malContinuai invece la discesa, e prestando attenzione per aggirare alcune strutture e fino a poter scendere su un pianoro molto inclinato di sfasciumi… e che si esauriva in un canale divisorio.

24 dove la porteràSì; e dall’altra parte e sotto la parete formarsi la cengia.

25 quanto percorsoVia in discesa e di corsa. Solo che il passaggio del canale richiese attenzione.

26 speremo benIl passaggio sotto il tetto, e dove pensavo che la cengia finisse.

27 la continua ancoraNiente; e oltre e rientrando s’allargava puntando una piazzola al sole; e raggiuntola decisi la sosta anche perché continuava sottostate pareti verticali; e calcolando preoccupato il suo possibile sviluppo.

28 quanto fattoSì, e in discesa e con brevi saliscendi e disturbata dai mughi.

29 particolariSolo che l’ultimo tratto richiese anche attenzione perché la cengia cambia direzione e riprende in salita pronta a girare nuovamente.

30 e adesoSì; e quello che c’era dall’altra parte non aveva uguali; e mentre stavo scendendo in tanto spettacolo disturbato dalla scelta.
Continuare per la cengia o risalire il canale e sarà quel che sarà.

31 seguirò la cengia32 prometi benCosì; e per non sbagliare mi portai sul margine erboso… decidendo per la cengia anche perché, e come quella precedente, cambia direzione e termina formando un belvedere erboso con il suo riparo; e via in discesa e ben preso con più cautela per le rocce affioranti e portandomi sotto la parete dove il fondo e roccioso e a seguire il punto giusto per traversare il canale per rimontare la cengia.

33 la tira drito34  no iera mal35 la gira de novoIl belvedere erboso dove la cengia cambia versante.

36  quota 1888 m- Orpo! Sì, e perché raggiuntolo mi girai per fotografare quanto fatto; invece avevo di fronte una struttura rocciosa delle Crete di Palasecca, e che subito fotografai perché dovevo riprendere il percorso sulla cengia; e via.

37 no vedo niente38 me toca rinunciarSolo pochi metri; poi la cangia si restringe coperta di detriti instabili sempre più rasente la bassa parete friabile per cessare sul vuoto oscuro.
Disperazione; si, perché con il sole sugli occhi non riuscivo a vedere sulla parete a fianco di rocce instabili e infestate dei mughi la possibilità di continuare, e o tracce di passaggio dei camosci.
Niente; solo le due fotografie della situazione e delle Crete di Palasecca per il ricordo, e iniziai la ritirata cercando una possibilità per non perdere la giornata.

39 andemo a vederPochi passi senza entusiasmo; e mi ricordai della Quota ammirata poco prima, e ancora qualcuno con più speranza, e l’avevo di fronte.
Non persi tempo a cercare una possibile via di salita anche perché quelle pareti non erano facili.
Niente; dovrò prima salire il promettente canale già traversato per vedere il versante sconosciuto, e poi deciderò.
Discesa veloce, poi con cautela per il ripido canale dal fondo instabile, e più sopra con qualche gradino roccioso.

40 dove el   porteràPoi continuai verso una Forcella erbosa ingombra di vegetazione media alta con del calpestio a coprire la vista dell’altra Valle che stavo visitando; niente.

41 per questa parete42 xe rocia bonaTornato sotto la quota 1888 m, mi restava solo di trovare su quelle le pareti per dove salirla; e per la parete di fronte poggiata e con scanalature anche erbose e che solo in alto si verticalizza.

43 12 ottobre 1995Sì; e rimontai la facile parete di fronte ben presto verticale e roccia liscia. Niente; e così traversai con difficoltà in parete Nord, ancora compatta e scarsa d’appigli, e per questi in Cima 1888 m IGM: 12 ottobre 1995.
Solo che lassù non c’erano le pietre per l’ometto; e non mi restò che cercarle, e più volte perdendo quota.

44 la lunga discesaLa cauta discesa dalla Cima per la stessa via; e il lungo percorso con i ripetuti sali e scendi per il ritorno non ha lasciato ricordi; e così anche per la discesa conosciuta.
Ricordo invece che mentre scendevo tranquillo l’ampio tratto del ripido canale aperto a delta ancora al sole, notai un bagliore proveniente dalle congerie rocciose finali della parete?
Mi dissi impossibile che ci fosse dell’acqua; ma potrebbe essere qualche relitto d’aeroplano.
Sì, e no; e non mi restò che andar a veder traversando in quota verso il bagliore.
Era proprio un velo d’acqua; e che scorreva lenta solo sulla superficie liscia della parete poco staccata dalle congerie intorno? Niente; non mi restò che succhiarla e per l’unica e appena tracciata scanalatura. Sì, era acqua… e forse minerale.
Senza la risposta terminai la discesa fino a incrociare il sentiero per il Pra di Lunze.

45 meritavaIl Monte Sernio e le Crete di Palasecca dal Pra di Lunze.

46 palaseccaLe Pale del Laris dal Monte Sernio.

47 piantinaPiantina

 

 

Ritorno sulle Crete di Palasecca

Trieste, 1 aprile 2017

Pale del Laris

Il Torrione Est e la Cima Principale 1906 m IGM

In quella stagione, e nell’attesa del prossimo pensionamento limitai la mia attività alpinistica; ma non gli allenamenti nella Palestra della Napoleonica per essere preparato al mio tentativo alla Pala del Laris, e quando programmai la sua salita ero ben caricato.
Sì; e per lo stesso percorso trovato, ma questa volta traverserò il prato erboso sul limite per poi scendere nel canalone sconosciuto.

Così quella mattina, e anche se l’erba del prato ormai volgeva al giallo, preferì aggirarlo, e oltre, e tra i massi, scesi nel canalone sconosciuto, e ancora nell’ombra scura, e sovrastato da minacciose pareti.
Giusto il tempo per abituare gli occhi alla nuova luce, e iniziai a rimontarlo ben presto ingombro di massi di tutte le dimensioni e forme di roccia levigata.
Pertanto salita a vista, e se del caso anche calcolati passaggi difficili; e lo stesso sugli ultimi massi anche se sul lato esterno era più facile.
Man mano in canalone poggia allargandosi cosparso di radi massi, e cosi fino a riprendere a salire assottigliandosi, e con le alte pareti verticali interne percorse a varia distanza da camini o canali ingombri di massi; e ogni camino o canale con i massi differenti di forme e volumi.
Sì; e così fino a dover uscire dal canale verso valle per poi rientrare dove i massi sono coperti da ghiaie e detriti che lo livellano.

01  il canalone salitoIl tempo per fotografare quanto fatto, e ripresi a percorrere quell’inaspettato regalo anche perché portava verso rocce facili.
Sì, e di buon passo, e fino oltre un arrotondato spigolo dove inizia un altro canale, e che stavo per superarlo.

02   il passaggioCosì lo rimontai fino a vedere la parete con l’intaglio tanto cercato.
Solo il tempo per accertarmi, e via veloce ancora incredulo.

03   anche facile04   panoramicaUna volta sull’altro versate, e prima di pensare alla salita della Cima, ancora alcuni scatti per ricordare il momento tanto atteso; e via e per l’ultimo tratto del canale.
Ancora pochi passi; e di fronte avevo un ghiaione in salita quasi circolare, e delimitato da basse pareti. Solo che questo era in parte coperto da vegetazione varia dove si evidenziavano nel verde le bianche colate di sfasciumi, i massi di tutte le dimensioni e le basse pareti in rovina.
- Orpo! Sì, perché dovevo rimontarlo.
Poi guardandolo meglio notai che i mughi e gli arbusti erano concentrati verso il centro, e pertanto mi conveniva aggirarlo sui bordi; e per quello alla mia destra più erboso. Sì; e anche veloce da congratularmi per la scelta perché prendevo quota senza fatica.
Pareva fatta; invece più avanti, e alla vista della parte alta del pianoro più ripida e infestata dai mughi tutto cambiò.
Niente; salirò la parte ripida, e sarà quel che sarà.
Sarà che arrivai ai mughi; e oltre che coprivano il pianoro s’accesso alla Pala del Laris.
Ero stanco e un poco deluso; e decisi per la sosta ritemprante.

05  la GrauzariaCosi anche fotografai la Creta Grauzaria.

06   Mte Sernio07  ancora questaIl Monte Sernio completo.

Arrivò anche il momento per decidere la salita; e osservando nuovamente la mugheta con calma vidi per dove superarla; e con pazienza stando in quota e spezzando qualche ramo, raggiunsi l’unico masso di roccia bianca.
Era la giornata giusta perché anche finiva anche la mugheta; e quel masso sarà anche un ottimo punto di riferimento in discesa.

08  devo andar lasù- Xe fata!  Restava ancora di salire il ripido pendio erboso e ghiaioso per poi raggiungere il canale di lato, e puntare la base della parete finale.

09   a metà percorsoSolo che sulla Creta c’erano altre strutture rocciose per confondermi; e via.
Più avanti e prendendo quota individuai la struttura della Cima, e già cercavo per dove salirla.
Solo che in controluce, e staccato dalla parete, c’era un Torrione; e che potrebbe essere mai salito? Sì; e gli promisi di salirlo dopo la Cima Principale.

10  dove el portaPoi la solita vocina mi avvisò il pericolo di dimenticarmi l’impegno; e non mi restò che deviare a sinistra e raggiungere lo spacco divisorio.

11   parete a rampaSpettacolo per spettacolo anche perché lo spacco è una Forcella con un canale che scendeva ripido nell’ignoto; ma oltre, e traversando sotto la parete per lo slargo detritico avrei  accesso alla stretta parete lavorata a rampa del Torrione.

12   ricordoSì e no; e con attenzione traversai il mobile detrito alla base della parete per entrare nella larga fessura che mi facilitò quel tratto di salita; poi a vista e con più difficoltà fino in Cima: 9 ottobre 1995.

13  l'alta Val GlagnòVerso l’alta Val Glagnò.

14   la Cima PrincipaleVerso la Cima della Pala del Laris.

15   nella Val  GlagnòUna volta sceso alla Forcella ancora uno scatto verso Sud con il sottostante solco della Val Glagnò.

16  ottobre 1995Poi dalla Forcella, e per non perdere quota, traversai la parete con attenzione fino a trovare per dove salire sulla Cima Principale delle Pale del Laris: 9 ottobre 1995.

Certo che intorno non mancavano Montagne da fotografare; ma non mi andava di selezionarle, e così…

17  Monte SernioIl Monte Sernio 2187 m.

18  Grauzaria e Cima dei GiaiLa Creta Grauzaria 2065 m e Cima dei Giai 1916 m IGM.

19   Creta GrauzariaLa Creta Grauzaria

20  verso le Carniche e GiulieVerso le Alpi Carniche e Alpi Giulie

21  panoramicaIl panorama completo delle Crete di Palasecca e Palavierte; e in controluce la quasi sconosciuta diramazione Est con il Cuel Mauron 1814 m IGM dove risaltano altre quote e alcune senza nome, e forse da salire.

22  Pra di LunzeIl Pra di Lunze nei colori autunnali.

23   Val GlagnòLa parte bassa della Val Glagnò.

24  inizia la lunga discesaIl versante già nell’ombra che dovrò percorrere nella lunga discesa.

Sì; e con cautela perché a tratti la roccia era friabile, e così fino alla base della parete, e da dove preferì scendere quasi di corsa per i rivoli di sfasciumi, e per un buon tratto.
Alt, e ferma tutto; e giusto in tempo perché in quel momento mi ricordai, e voltandomi verso la Montagna appena salita, che mi ero impegnato d’andare a vedere il corto appiattimento erboso sullo spigolo, quasi una spalla, e che mi sembrava promettere.
Solo che ero sceso troppo; e dopo un sì e no e no e sì, puntai in quella direzione, e quasi di corsa perché in quella stagione le ore di luce sono diminuite; e via in salita.   Raggiuntolo, e oltre un ripido pendio erboso, iniziava un altro con una corta cresta rocciosa.
Non persi altro tempo; e via in traverso per non perdere quota, e con attenzione, e fino sull’opposto crinale.
- Orpo! Sì perché da questo iniziava un’invitante cengia, e mentre io non avevo tempo.
- Vado o non vado? Sì; e ricupererò il tempo nella discesa.
Così continuai a percorrerla ancora per un buon tratto, e fino a capire che non avrebbe scopo visto la mancanza di tempo, tanto tornerò, e via di corsa e in salita.

La prima parte del ritorno fatto di corsa non ha lasciato ricordi, e così fino all’inizio della mugheta già nell’ombra scura, e che cercavo il masso bianco per poi trovare e seguire i rami spezzati. Un brutto momento; ma lo trovai. Solo che per far presto la  traversai senza cercarli, anche perché poco visibili nell’ombra scura, e fino e oltre sul bianco ghiaione.
Il tempo di riordinare i ricordi, e anche per sveltire la discesa decisi di scenderlo per l’altro lato; forse più ripido e con pochi mughi, e al termine con un traverso raggiunsi il canale d’entrata. –Xe fata!
Non ci sono altri ricordi fino nel canalone, e dove, e anche se impegnato a scenderlo, temevo d’essere sorpreso dall’oscurità, e per un attimo già stavo valutando di tentare la possibile discesa verso la Torre di Pra Daneit.
Niente; e continuai la discesa per il canalone aggirando i massi difficili sul bordo esterno del canalone, e con la speranza di non essere sorpreso dall’oscurità.
Sì; e la discesa fatta come propostomi riuscì veloce anche perché illuminata dalla luce del sole prossimo al tramonto; e anche a riuscire a vedere nell’interno dei canali e camini che solcano le pareti verticali, l’ingombro di massi, e uno differente dall’altro che rallentavano la mia discesa.
Intanto ero arrivato sul largo tratto poggiato; e dove sulle successive pareti non c’è quella particolarità raccontata.
Così, e per non perdere altro tempo preferì scendere per il facile bordo esterno sul delta detritico; e aggirando i rari massi sparsi. Poi a seguire il letto ghiaioso dove incrociai il sentiero conosciuto.

25  tracciatoTracciato

26  tracciati (2)Tracciati delle salite

27   piantinaPiantina

28  dal Monte  SernioSolo che l’amico Armando mi è venuto in aiuto con la fotografia scattata dalla Cima del Monte Sernio per una migliore lettura.

Alpinismo sulle Crete di Pala Secca

Trieste 1 marzo 2017

La Pala del Laris 1906 m

Un giorno del mese d’agosto, decisi che era giunto il momento d’iniziare l’esplorazione delle Crete di Palasecca; e iniziando proprio dalla quota più elevata 1906 m IGM, e come riportato sulla tavoletta in bianco e nero in mio possesso, e che riporta il nome Pale del Laris; e invogliato perché sulla guida Alpi Carniche vol. I; di queste sembra non interessare nessuno; tanto che sulle Riviste d’Alpinismo Regionale non erano mai citate.

Così in una bellissima mattina posteggiai la macchina sulla strada bianca di Pra di Lunze; solo che non mi ricordo se c’era già l’attendamento di un’Associazione di Roma per sole giovani ragazze, e che si appoggiava al Locale Ristoro in essere perché prossimo alla strada bianca dove inizia il sentiero per il Monte Sernio; per l’appunto.

01 Gr Mte Sernio02 Cresta di PalaseccaPer quel giorno solo fino al largo canalone conosciuto; e che dovrò rimontarlo per raggiungere la Sella di Pra Daneit 1720 m, e a seguire la Cresta Nord per poi scendere in versante Est per rimontare prima i non difficili salti di parete e a seguire per facili canalini che portano in Cima.

03 Sella di Pra Daneit04 Torre Daneit di Pra DaneitCosì, e senza darmi furia, un poco per de qua e un poco per de la passando sotto la Torre di Pra Daneit 1850 m; e così fino all’inizio del ripido canale che porta alla Sella di Pra Daneit m 1720. – Orpo! Sì; perché ingombra di mughi, e con fatica la raggiunsi metro più metro meno.

05 Pale del LarisCosì anche tutt’intorno fitti e rigogliosi che formavano un’impenetrabile barriera.
Sì e no; e ricordandomi quanto letto sulla Guida, mi tentò la salita della Torre di Pra Daneit, e per un corto canale intravisto prima in salita; e rinunciando la Pale del Laris.

06 quota n1881 IGMSì; e non persi tempo nella corta discesa; e dallo sbocco iniziai a rimontarlo anche se ostacolato da fitti alberelli di latifoglie; e una volta fuori a seguire un pianoro dalla mugheta ancora bassa.
Così fotografai la quasi piatta Cresta quotata 1883 IGM; e che desiderai salirla prima di tentare la Torre; e via veloce.
Solo un tratto perché questa è difesa da uno spacco circolare dovuto allo smottamento a valle della Cima? Certo che mi preoccupai; e così cercai il punto giusto per valicarlo; e oltre e in leggera salita sul punto giusto perché la sua superficie continua restringendosi tanto da formare un tagliente, e dove nell’angolo finale c’era un buco circolare di circa cinque centimetri di diametro: 10 agosto 1994.

07 dalla CimaOrmai scarico, e giudicato difficile approccio, mi convinsi che non era il caso di tentare la salita alla Torre; e confortato anche dallo spettacolo di Cime e pareti che mi circondavano.

08 Pala del LarisCosì prestai la mia attenzione alla Pale del Laris, e alla sottostante Cresta Nord per individuare un altro possibile passaggio oltre a quello per la Sella di Pra Daneit.

09 verso la Val GlagnòIl vallone senza nome che scende verso la Val Glagnò.

10 particolariLa caratteristica base della parete incombente.

11 Mte SernioLa Cima del Monte Sernio 2187 m.

12 Pra di LunzeIl Pra di Lunze in quella calda giornata d’agosto.

13 Creta di PalaseccaPanoramica con la parte occidentale della Cresta di Pala Secca.

Confortato dal nuovo impegno propostomi, iniziai la discesa che non ha lasciato ricordi.

14 merritavaSì, ma anche contento per la nuova esperienza vissuta; maritava.

15 piantinaPiantina

Ritorno sulla quota 1883 IGM

Per le Festività dei primi giorni di novembre il mio amico Valerio Coslovich desiderava fare una Gita in Montagna; e non persi certo quell’occasione per ritornare sulla quota 1883 m; e se del caso anche cercare altre possibilità d’approccio alla Pale del Laris.
Solo che al nostro arrivo vedemmo tutta la Montagna intanfanada, e dove si muovevano solo lembi vaporosi.
Sì; una vera giornata novembrina; ma per nostra fortuna non pioveva; e con la speranza di trovare il mio percorso forse anche asciutto, accelerammo l’andatura.
In un certo punto, e oltre il bordo del sentiero, facevano mostra di se i Chantarellus Cibarius o Gallinaccio; e che ci promettemmo di raccogliere nel ritorno.
Stretta al cuore; perché una volta nel largo canale detritico di Sella di Pra Daneit più avanti non si vedeva niente; ma noi proseguimmo lo stesso un poco per de qua e un poco per de la e fino al canale d’accesso per la quota in programma; e asciutto!
Solo che per superare il tratto ingombro di latifoglie facemmo la doccia; e via per la bassa mugheta impregnata d’acqua, e per il percorso conosciuto, e oltre lo spacco, raggiungemmo la caratteristica quota 1883 metri: 1 novembre 1994.

16 Ogrisi TullioLassù perdemmo solo il tempo per ristorarci, e per sola fotografia che l’amico desiderò farmi non trovando la possibilità d’usare l’autoscatto.
In discesa, e perdendo quota, aumento la luce e la visibilità; e una volta sul sentiero prestammo attenzione per non mancare il tratto con i funghi; e ne raccogliemmo anche un buon peso per ricompensare la mesta giornata.

Un giorno su una pubblicazione Turistica Regionale trovata nella nostra Sede della XXX Ottobre, c’era la fotografia della zona d’Arta Terme, e in controluce, e sullo sfondo i Monti che la chiudono a Est.
- Orpo!  Sì; perché alla fine della Cresta Nord c’è ben visibile un intaglio che la delimita dalle Pale del Laris.

17 panoramicaNon stavo nella pelle; e così in un giorno d’autunno, e con Heydi, andammo a fare una Gita solo fotografica a Pra di Lunze, e la bella giornata autunnale ci dette una mano.
Sì; e per verificarlo non mi restava che ritornare sotto la Torre di Pra Daneit, e poi traversare sottostante la Cresta Nord puntandolo l’angolo d’incontro con le Pale del Laris.

Così quella mattina stavo percorrendo il sentiero conosciuto, e ormai prossimo a scendere alla Casera di Palasecca di Mezzo, quando notai sul crinale del calpestio che tirava dritto in salita.
Sì e no; e lo rimontai fino a che delimitava un prato rettangolare alla mia destra; e dove la traccia si esauriva.
Solo che dovevo traversarlo per scendere in un possibile canalone sottostante pareti verticali.
Niente, non volevo calpestare quell’erba intatta; e ripresi la salita anche se la traccia non c’era più.

18  quote e pareti sconosciute19   quote e pareti sconosciutePoi man mano il crinale divenne roccioso e invaso da vegetazione varia, e per passare dovevo spezzare i rami, e così anche per superare una breve parete che richiese attenzione.
Poco avanti ancora un’altra, ma più alta. Solo che su questa non riuscivo a spezzare tutti i rami, e quelli spezzati mi ferivano le braccia; niente.
Tornato sotto la parete, non mi restò che provare a passare per un buco che avevo notato a destra allo stesso livello.
Solo che prima d’infilarmi gridai per far fuggire qualche possibile animale; e carponi m’infilai la dentro, e fino a uscire in una depressione erbosa sottostante la Cresta Nord; e anche intravidi alla sua fine l’entrata del canale visto sulla pubblicazione; e fotografato nella Gita con Heydi.
Intanto il cielo si era coperto da nuvole minacciose che promettevano pioggia.
Niente; ero stanco, e quanto prefissatomi era stato fatto, anche se non avevo accertato il passaggio.
Così iniziai il traverso in direzione della Torre per imboccare il canale detritico conosciuto.
Solo un tratto perché sulla sottostante mugheta risaltava un corridoio di sfasciumi; e giusto in tempo perché iniziò a piovere.
Poca cosa, e breve durata; e una volta a Pra di Lunze il terreno era già asciutto.