Alpinismo in Bulgaria

Bulgaria, 10 settembre 1972

 

Sì; perché questa data era stata concordata per corrispondenza; e che anche fissava il punto d’incontro e l’ora con il nostro accompagnatore una volta entrati in Bulgaria; e come poi è avvenuto.
Solo che non ricordo chi del nostro Gruppo era stato incaricato a tenere il Documento Ufficiale, anche perché ben ricordo che una volta entrati in Bulgaria, questo era continuamente vagliato per non sbagliare la Località e la Piazza dell’incontro.
Credo inoltre che di questo “soggiorno” nessuno di noi si sia preso l’impegno a prendere nota di quanto fatto giorno per giorno, anche perché vissuto alla giornata.
Probabilmente ci sarà stato anche un programma stillato da loro; ma poi è andata come nessuno l’avrebbe previsto.
Ora, anche se a distanza di tanti anni, ma con il valido aiuto delle diapositive che scattai in quei giorni, sono riuscito a metterle insieme con i miei ricordi quella felice e incredula esperienza.

Sì; e una volta accettato l’invito, la XXX Ottobre mise a disposizione il “Duilio”.
Così l’avevo chiamato il Promiscuo della Volkswagen, donatoci dall’allora Presidente Duilio Durissini.
Per la sua guida s’era impegnato l’amico Giorgio Costa meccanico d’auto, e che mai chiese il benché minimo cambio alla guida.

Così partimmo la mattina di sabato 9 settembre, e con destinazione la città di Nis (Serbia), perché per noi era il più vicino passaggio di Confine tra l’allora Jugoslavia e la Bulgaria.
Così verso il tramonto per non appesantire il già monotono viaggio, scegliemmo di pernottare in un campeggio vicino il Confine, e così entrare poi in Bulgaria in bella presenza: e così per il rispetto della fratellanza alpinistica, demmo il passaggio fino al Confine a due giovani ragazze americane che poi scenderanno verso il mare.
La mattina del 10 settembre fu proprio così; e tutti tirati a lucido arrivammo sul Confine.
Salutate le due “mule americane” che andranno per conto proprio, noi un poco in ansia perché c’era sempre il pericolo di qualche intoppo burocratico arrivammo allo sportello.
Consegnati e vagliati i Documenti ci fecero il segno di passare; e non ci degnarono neanche di uno sguardo; e con un sospiro liberatorio entrammo nella terra di nessuno. – Xe fata! Con la lettera in nostro possesso ora verranno senz’altro a prenderci con la Banda. Così la “ butò in rider” qualcuno per togliere la tensione accumulata; e toccò a noi ad esibire i Passaporti ed il Cartaceo dell’invito.
Niente; e ci fecero capire di metterci da parte per liberare il passaggio?

Nell’Ufficio di Confine Bulgaro erano tutti in agitazione con i telefoni in lavoro; e ripetuti sguardi indagatori passavano rasentando le visiere dei berretti dei militi graduati; e non era verso di sapere qualcosa anche chiedendo in altre lingue.
Oltre un’ora stemmo fermi sul chi vive in quella terra di nessuno; poi improvviso e senza “ai né bai” un cenno; e passammo.
Ci concedemmo solo ancora una piccola sosta per far provviste di Vodka; e via per essere puntuali all’appuntamento.

Non mi ricordo poi se nella Capitale o in altra città, ma sì che tutti i grandi palazzi esibivano sulle facciate lunghe fasce di stoffa colorata. Ci aspettavano, e gli avevano esposti per noi, concludemmo.
Poi ricordo solo della breve sosta in questa città per l’incontro concordato con il nostro accompagnatore Nickolaus… con noi nel promiscuo: e via, e fino al posteggio di una graziosa, recente e tutta bianca costruzione in mezzo ad una radura nel bosco; e tutt’intorno parcheggiate nuove automobili con le targhe dei Paesi dell’Est.
Eravamo arrivati, ma in ritardo; ed i soggiornanti erano già a cena.
Il tempo di sistemare i nostri sacchi nelle camere assegnate, di rinfrescarci ed entrammo nella sala da pranzo con tutti i posti occupati; e staccato un tavolo già imbandito: il nostro.
Gli sguardi dei presenti erano solo per noi; e tra la grande scelta di vivande e acque minerali non c’era il vino.

Lo facemmo notare al nostro accompagnatore; e la richiesta creò turbamento tra i presenti. Lo stesso lui tornò con alcune bottiglie.
Intanto l’orchestrina aveva iniziato a suonare per intrattenere ed allietare i presenti; e per il dovere dell’ospitalità non mancò di suonare qualche motivetto napoletano imparato per l’occasione.
La mattina ci svegliammo tutti con comodo, e solo dopo la colazione iniziammo a chiederci cosa avessero programmato per noi.

Il giovane accompagnatore parlava e capiva solo un poco di tedesco; e questo rendeva tutto più difficile, ma sufficiente.
Niente. Per quella giornata andremo in un Rifugio che serve da base per il Gruppo della Maliovitza – Rila.
Noi per non sbagliare ci portammo dietro anche tutto il materiale per l’arrampicata.

bu01x Gruppo MoliovitzaUn tratto di strada bianca con il “Duilio”; e poi per il sentiero al Rifugio in una vasta radura circondata da Montagne tondeggianti in parte coperte da boschi misti di varie vegetazioni.

bu02x il Rifugiobu03x Tabella

bu04x particolare

bu05 NikolausFinita la sosta ristoratrice si continuò il giro esplorativo nella Valle sempre meno alberata; e fino alla vista di una struttura rocciosa che ci catturò.

bu06x la nosta metaSì; e staccata dal corpo del monte a formare guglia o campanile dalle pareti pulite.
Interrogato l’accompagnatore, c’informò che su quella guglia ci sono alcune vie difficili e già assicurate con gli Spit; e da lui salite più volte.

Alt; e ferma tutto perché gli amici la volevano salirle.
Sì, e no anche perché non era nel programma; ma alla fine l’accompagnatore decise d’accontentarci.
Così alcuni tornarono in Rifugio a prendere il materiale d’arrampicata; e qualsiasi cosa che fosse stata programmata non ebbe attuazione.
Una volta riuniti formammo le cordate; ed io che parlavo un poco di tedesco scolastico farò cordata con lui; mentre gli amici affronteranno le altre vie difficili e chiodate; e tutti d’accordo ci aspetteremo in Cima.
Sì; e l’accompagnatore attaccò quella salita che conosceva a memoria, e dove non mancavano i chiodi a pressione per assicurarsi nei passaggi difficili.

bu07x in Cima

bu08x in Cima Così con tre o quattro tiri di corda eravamo sulla piazzola della Cima.

Fu troppo bella quella prima giornata vissuta in assoluta libertà sui Monti della Maliovitza; e con la prima, anche se breve, salita su roccia.

bu09x panoramica bu10x panoramicaCosì, e nell’attesa dell’arrivo delle altre cordate, le Montagne al sole a farci compagnia perché intanto la nostra Cima era già nell’ombra

bu11x foto ricordoGiorgio Costa e Ermanno Predonzan

 bu12x foto ricordo Fabio Covacich col berretto e Roberto Priolo Giorgio Sbrizai e Nikolaus…

Lo stesso vale anche per le altre cordate che avevano scelto salite più difficili, e che aspettammo lassù per poi scendere insieme.

Così anche quella sera l’orchestrina ci omaggiò con qualche motivetto di musica napoletana.
Noi intanto avevamo deciso di parlare con l’accompagnatore sulla possibilità di trascorrere il resto dei giorni al Rifugio invece che in Albergo.
Così glielo dicemmo; e il suo viso cambiò di colore anche perché tutto era già stato programmato.
Niente; si alzò ed uscì dalla sala senza un saluto.
Sarà andato a telefonare agli organizzatori della Nostra richiesta; ci dicemmo.
Non mi ricordo in che momento della sera lui tornò per avvisarci che aveva ottenuto il Permesso per il trasferimento al Rifugio.
Sì; e sarà stata dura per lui convincere la Società organizzatrice, anche perché mai immaginata quella possibilità.
Così quella mattina sul “Duilio” caricammo alcuni sacchi di scatolame e altri viveri.

Intanto il tempo era cambiato, e la Maliovitza si era coperta da nuvole.

Il Rifugio era custodito da marito e moglie; e due ragazze d’aiuto che servivano solo l’acqua calda; non c’era altro.
Il marito partiva alle prime luci del giorno con i due cavalli a far provvista di legna per l’inverno.
I due giorni successivi gli passammo tra quei Monti con Nikolaus, e con la speranza di salire qualche quota importante che lui conosceva.
Niente; servivano solo per avere la coscienza a posto perché non riuscimmo neanche a vedere le pareti da salire.

bu13x l'addioLa mattina della partenza il tempo era splendido, e la Maliovitza si faceva ben ammirare.
Le possibili salite che noi programmammo per quei giorni non sono rimaste neanche nel ricordo.
Solo la struttura rocciosa conosciuta il primo giorno è stata ancora salita da una nostra cordata.

Dal Libro dell’attività del Gruppo Rocciatori:11 settembre: Kouklata – Classique; tre cordate Tchavoar; Priolo, Sbrizai e Covacich.

Senza data: Elenine Vrah; Priolo e Sbrizai a.c.a.

Così tornammo a Sofia; e con noi un altro accompagnatore.

Sì; un signore di mezz’età, capelli un poco lunghi; e che presentatosi, chiese subito se qualcuno di noi conosce il Francese.
Per un attimo ci guardammo sgomenti ricordando quello appena passato; ma fu un attimo, perché Roberto Priolo affermò di conoscerlo; eravamo salvi.
Probabilmente ci disse anche il suo nome; ma ci avvisò che lo chiamano Zorro?
Solo un breve giro per la Capitale, qualche foto e nuovamente in viaggio verso la città di Vratza.
Viaggio monotono per la strada asfaltata nella pianura coltivata a perdita d’occhio; e fino all’invito a Costa di parcheggiare il “Duilio” nei pressi di un’isolata e caratteristica costruzione datata?

Era un Bagno Termale; e che proprio ci voleva, ci dicemmo entrando incuriositi.
La dentro e nella poca luce c’era una sola dipendente, e incassava il dovuto per la doccia e l’asciugamano da bagno consegnando il relativo scontrino.
Ognuno poi entrò nella cabina numerata dove imparò sulla propria pelle la scritta acqua calda e/o fredda; e butandola in rider.

Peccato non aver avuto più tempo; e via.

Viaggio monotono, e fino all’invito di sostare su uno spiazzo lungo la strada in leggera salita dove iniziano le prime colline; e dove intorno ad un al locale c’erano molti tavoli occupati da giovani che indossano la tuta ed i loro bicchieri contenenti una bevanda colorata?
Noi invece preferimmo la birra.
Non ci fermammo invece nella città di Vratza perché in ritardo sul programma; e proseguimmo ancora un tratto per poi passare per uno spacco tra pareti rocciose dove ben presto l’accompagnatore invitò Giorgio svoltare per un ponte, e fino alla palazzina che era il Rifugio della Società Alpinistica che ci ospitava alla pari; e accolti con sentita amicizia da alcuni soci e alpinisti.

bu14x Vratza-le paretibu15x le paretibu16x pareti  Non ricordo altro, e fino la mattina che assistemmo all’illuminarsi delle alte pareti della Falesia delimitate dal torrente e dalla strada asfaltata.

bu17x settore con tracciati

bu18x settore con tracciati bu19x settore con tracciati bu20x settore con tracciati  Così, e finita la colazione, andammo a controllare le Tabelle con le pareti e relativi tracciati delle vie di salita, e con sottostante i nomi dei primi salitori o di fantasia.

bu21x tracciati Una volta decisa la via restava a formare le cordate; e cicola e ciacola si formarono, e non mi restò che farla con Fabio Covacich che avevo appena conosciuto; e tanto che scegliemmo la via Kosmonauiti di IV° grado.

Fabio con la corda e feraza varia a tracolla ed io con nel sacco la merenda e la boraccia d’acqua rifacemmo il percorso fatto con il Duilio, e passato il ponte a sinistra per la strada asfaltata e sottostante la parete fino ad individuare la via di salita scelta.

bu22x sulla KosmonautiSì; un avancorpo di roccia chiara che invitava a salirlo. Così la sotto ci legammo in cordata, e andremo alternati. Solo che Fabio mi chiese di fare il primo tiro.

bu23x sulla Cresta L’avancorpo si salda alla parete verticale della Cresta che è la direttiva della salita.

bu24x Covacichbu25x sembra Val Rosandrabu26x passaggi de urlo

bu27x particolari

bu28x panoramicaCosì alternandoci sulla Cresta, tiro dopo tiro, fino a saldarsi sulla parete della Montagna.
Noi sullo slancio continuammo un breve tratto su questa, e fino a capire dalla difficoltà che stavamo sbagliando.

Tornati sul facile c’erano i bolli rossi che seguimmo fino ad una indicazione, e oltre ad aspettarci il “Zorro” salito per la via di discesa per aspettare la nostra cordata, e quella di Priolo e Sbrizai che avevano affrontato una via impegnativa.
Così in compagnia, anche se il dialogo non era facile, l’attesa fu meno lunga; e fino alla risposta dei nostri ooh-plop ormai vicini.

bu29x l'incontro bu30x l' incontro Una volta riuniti si presero il minimo ristoro; e prima d’iniziare la discesa che mi fotografassi con “Zorro” e l’amico Priolo.

bu31x discesa  Seguendo la segnaletica scendemmo per un canalino che finiva nel vuoto; e dove iniziava una serie di scale metalliche che ci facilitarono la discesa…

Così quella sera, ma probabilmente già nella discesa della parete, “Zorro“ ci comunicò che domani sarà un giorno di riposo; e così noi tutti andremmo in visita al Monastero di Rila; e dove durante l’occupazione Turca era stata salvata la loro Cultura.

Sì, e restammo anche sorpresi perché eravamo convinti d’essere venuti solo per arrampicare; e mentre loro avevano anche messo in programma alcune visite Culturali con l’accompagnatore “Zorro” che era professore e uomo di cultura.

Solo che di questo ci rendemmo conto nel viaggio di ritorno ripassando quanto fatto e visitato con lui in quei giorni; e non lo dimenticheremo il brav’uomo.

Così quella mattina ce la prendemmo comoda, e partimmo in abiti civili.

Viaggio monotono per una strada stretta e con tratti in salita, e tracciata nella fitta vegetazione e senza incrociare nessuno; e così fino ad un pianoro erboso circondato da alture coperte da fitta vegetazione, e subito sul piano il Monastero di Rila.

Il tempo di metterci in ordine, e via con il nostro accompagnatore a farci da cicerone.

bu 1 Rila-Santuario

bu 2 particolari

bu 3 particolari

bu 4  particolari

bu 5 particolari

bu 6  particolari

bu 7 particolari

bu 8 particolari

bu 9

bu 10Assicurati dal Zorro che per la giornata successiva non c’erano altri impegni, lungo la strada del ritorno formammo le cordate, ed io sempre con Fabio Covacich.

bu 11 settore con tracciatiCosì la mattina finita la colazione, e dopo una scorsa alle Tabelle, decidemmo per la via Besingi di V°; e su un’altra struttura rocciosa della Falesia; e via veloci.
Una volta individuata ci portammo la sotto, e dove un diedro di roccia chiara era l’unica possibilità per superare il primo salto di parete.
Così nei preparativi cicola e ciacola anche la sua richiesta di fare tutta la salita da primo.

bu 12 sulla via  BezinghiFabio nella salita del diedro facilitata dai suoi arti inferiori.

bu 13 xe dificileNon cosi più sopra dove il diedro diventa difficile, e si arrampica sulla parete esterna.

bu 14  le ultime difficoltàNon ricordo con quante lunghezze di corda; ma raggiungemmo la Cresta della struttura con un buon tempo.

bu 15 quanto fattoSì; e che sembrava quella dell’altra volta, e dove Fabio desiderò scattarmi una foto.

bu 16  la finisi quàCosì proseguimmo fino a trovare una pennellata rossa dove l’apice della cresta perdeva quota nell’altro versante.
Niente; per l’amico la salita terminava su quella cresta.

bu 17 meritavaLa giornata non era il massimo; e scattate le foto iniziammo la facile e segnalata discesa da non lasciar ricordo.
Certo, che poi non sono mancate altre visite sulle loro attività artigiane e non.
Solo che non le documentai.

bu 18 visita sul  DanubioCosì a chiudere riporto quella scattata nella visita a una distilleria sul Danubio.
Restava alla sera la Festa d’addio con invitate le Autorità.
Solo che la mattina, e una volta pronti per partire, e salutati da alcuni Soci per l’ospitalità, chiedemmo di Zorro?
Niente; sparito nel nulla; e così salutati i presenti montammo in macchina, e per la strada bianca ci immettemmo sulla strada statale, e lentamente guardando lungo il corso del fiume fino a vederlo festante tra i massi dove ci aspettava.

bu19 ZorroSì; e solitario sul letto asciutto del Torrente?
- Orpo; e ferma tutto! Così scendemmo andandogli incontro; e sul suo viso si vedeva la tristezza per l’addio.
Sì, anche per lui quella sarà stata una nuova esperienza.
Uno scambio di fotografie; e il grazie di tutti noi per quanto datoci; e via.
Ci fermammo nella Capitale Sofia perché alcuni volevano acquistare qualche ricordo da portare a casa; e fissando l’ora di partenza dal posteggio.
Così, e solo, entrai in un grande Centro Commerciale; e visitando i vari piani comprai per Heydi alcune confezioni d’acqua di rose che tanto ci teneva; per la figlia Ester nell’attesa che cresca, un giubbotto di pelle; e per la casa alcuni piatti di legno scolpiti; e per non far tardi, tornai veloce al punto della nostra partenza; e dove cicola e ciacola, nessuno si premurò di scattare qualche fotografia.

Bu20  Sofia-veduta

bu21 ricodo ai Caduti

bu22  veduta

bu23 veduta

bu24  veduta

bu25 veduta

bu26 veduta

bu27 vedutaSì, e fortuna volle che le fotografie pubblicate nel racconto, le scattai il giorno del nostro primo arrivo nella Capitale perché non si sa mai.
Così, e una volta pronti, non ci restava che il lungo viaggio di ritorno, anche perché avevamo deciso di viaggiare anche di notte per poter rientrare a Trieste per la strada panoramica che si sviluppa lungo la Costa della Jugoslavia.
Così, e con la Carta Stradale sempre a mano, puntammo in quella direzione per una strada asfaltata, ma stretta.
Niente; per questa, e ormai nel buio, qualcuno chiese una sosta per cenare; e una volta controllata la Carta, seguimmo un’altra verso un centro abitato.
Solo che prima c’era la Stazione Ferroviaria; e con lì vicino alcuni frittoli di carne e birra.
Non era il massimo; ma non perderemo tempo prezioso.
Così ristorati tornammo sulla strada principale e senza traffico che iniziò a prendere quota; e dopo alcuni tornanti, una volta sul piano, la sola Casermetta con il passaggio di Confine.
Faceva freddo lassù; e ci controllarono solo a vista con i relativi Passaporti.
Lo stesso copione anche sull’altro confine; e una volta oltre tirammo un sospiro liberatorio; e via, e in discesa.
Arrivammo a un bivio; e le scritte riportate illuminate dalla nostra lampadina non erano d’aiuto. Sì e no; e volgemmo a destra.
Solo che la strada presto tracciata nel bosco si restrinse, e con il fondo naturale?
Alt; e ferma; e cicola e ciacola decidemmo di continuare, anche perché impossibilitati a girare il “Duilio”.
Faceva freddo lassù; e alcuni chiedevano di dormire. Niente, perché il nostro autista voleva continuare. Così passai davanti per fargli compagnia, mentre loro si distesero sui posti a sedere.
Dopo un tratto sul piano, la strada bianca iniziò a scendere nel fitto bosco e a tornanti.
Non era ancora l’alba che incrociammo alcuni fabbricati rurali; e più avanti, illuminata dai fari, una donna con la testa coperta dal fazzoletto che scappò come impaurita.

bu28  via verso il mareAncora un tratto per la strada migliorata in discesa, e uscimmo sulla strada principale asfaltata e alla luce del giorno; e più avanti stando anche attenti una volta nel centro abitato, di trovare un locale per fare la colazione.
Si, e trovatolo entrammo accolti dal proprietario che conosceva anche bene l’Italiano.
Eravamo i soli; e dolci e paste non mancarono; solo che il caffè era alla turca.
Non perdemmo altro tempo; e ritemprati riprendemmo il viaggio con la speranza di essere a Trieste nella serata.

bu29 panoramicaFinalmente il tanto desiderato Mare

bu30 panoramicaLungo la Ferrovia.

bu31 Lago di ScutariIl Lago di Scutari.

bu32  panoramicaIntanto eravamo arrivati in una distesa d’acqua; e dove la strada continuava fino a saldarsi alla massicciata con i binari della ferrovia.
Un vero spettacolo; e anche se in movimento desiderai fotografarlo.

bu33 RagusaRagusa – Dubrovnik

bu34 BudvaBudva

bu35  Lago di CattaroLago di Cattaro

bu36 Isola CalvaIsola Calva

bu37  verso FiumeVerso Fiume – Rijeka

Lungo il viaggio, anche se perdemmo solo il tempo per le fotografie, si costatò che saremmo arrivati a Trieste nella notte; e tanto valeva fermarsi a Fiume ed entrare a Trieste nella Domenica e senza darci furia.
Così andammo a trascorrere la notte a Fiume in un campeggio tra i pini marittimi.
La mattina, e già in viaggio, anche decidemmo di entrare a Trieste per il Confine dell’Altipiano considerando la ressa per quelli sul mare.
Così passato quello della Jugoslavia, il nostro milite chiamò il graduato in aiuto.
Controllati i Passaporti, un giro intorno al “Duilio”; alcuni secondi con noi in ansiosa attesa.
Intanto dietro al “Duilio” s’era già formata una piccola colonna d’autovetture.
- … e per controllare il tutto qui passo il pomeriggio. Potete andare.

Grazie!