Stazione di Carnia

Trieste, 1 marzo 2020

La Famiglia Treu

La mia scelta di servirmi del treno per le mie solitarie uscite Domenicali, e andando nei ricordi, fu ben programmata; e una volta sceso in Stazione fruì del bar per prendere un cappuccino ben caldo, e uscì dalla Stazione.

01 Gruppo del Monte PlaurisIl Gruppo del Monte Plauris ripreso dalla Strada Statale di Amaro.
Sì; e quella giornata di fine autunno del 1987 era bellissima, e a completarla le Montagne intorno ancora nell’ombra.
Poi rivolto al paese scesi a incrociare la strada principale che come le altre era deserta; e dove l’unico segno di vita era il vocio del bar sul lato opposto della strada che stavo scendendo; e così preferì seguire quella che attraversava a destra il paese con la speranza di trovare la possibilità di raggiungere le pareti del Monte ancora nell’ombra.
Lungo quel tratto di strada principale tra le case non incrociai nessuno, e fino vedere in alto sulla parete del monte sostenuto da pilastri, il nuovo viadotto costruito per evitare la strettoia di Carnia.
Poi perso per perso desiderai veder la costruzione da più vicino, e presi a sinistra il largo marciapiede della strada asfaltata che passava la sotto.
Solo che all’inizio c’era una nuova fontana con il rubinetto, e un’ampia vasca per più usi; e a seguire sul vasto marciapiede un carrozzone con le ruote adibito a uso abitazione, e anche ben tenuto ma disabitato.
Una volta oltre seguì la strada asfaltata che terminava nel ghiaioso e basso verde alla base della parete del Monte; e dove rinunciai a proseguire.

Tornato oltre i detti pilastri, notai a sinistra una stradina che puntava l’inizio di un dosso erboso, e la seguì fino a vedere alla sua base un rientramento circolare che ospitava l’impianto di una teleferica in ottime condizioni?  Così anche l’invitante solco del percorso, e che iniziai a rimontarlo.
Solo un tratto perché preferì rimontare il sul bordo anche se ostacolato dai rami; e così fino all’impianto superiore dove conobbi il signor Treu e il figlio ormai uomo che poi mi chiamerà Trieste, impegnati a sistemare il cavo intorno alla ruota superiore. Il tempo di presentarci, e raccontai le mie intenzioni di salire quella Montagna; i saluti e via.

Soprastante continuava un ripido prato erboso, e più sopra anche delimitato a destra da basse ma difficili tratti di parete delimitate da intagli.
Niente; e così preferì fare un giro di ricognizione per conoscere la Montagna.
Più avanti l’orologio m’informò che il tempo stava passando, e trovata una buona sosta a sedermi sopra un masso a ristorarmi.
Così, e dopo la sosta ancora un giretto per perdere tempo, e iniziai la discesa puntando l’arrivo della teleferica dove non c’era più nessuno; e non mi resto scendere per il mio percorso sul lato esterno.
Una volta alla base l’impianto era ben chiuso, e seguì il percorso della mattina e fino a vedere il largo marciapiede con il carrozzone, e presso la fontana due signore che sembravano aspettarmi.
Una volta riuniti, e dopo la buona sera, una ci salutò e si diresse verso il carrozzone; e l’altra, la moglie del Treu, m’invitò a prendere una tazza di te da lei. Sì; e sarà certamente organizzato dal marito.

Così accettai anche perché avevo tempo prima della partenza del treno, e attraversata la strada, lei m’invitò a entrare nella loro casa, e dove nella cucina il Treu sembrava attendermi.
Poi cicola e ciacola sorseggiando una tazza di te; e restarono sorpresi quando gli informai d’avere due figli ancora piccoli, Ester la femmina e Furio il maschio. Così anche lo informai del mio interesse a conoscere quelle Montagne d’inverno anche per non perdere la mia forma alpinistica.
Ancora qualche minuto, e lui si alzò per incontrarsi com’era uso, con gli amici in un locale.
Così con la moglie Giovannina, anche se lei voleva che continuassi a chiamarla Maria, parlammo a lungo dei miei due figli, anche perché il suo che studiava a Udine, aveva la sposa.
Ormai buio non mi restò che salutarla e incamminarmi alla Stazione per prendere il Treno per Trieste delle ore 18.

Il Ritorno

Certo; non accettai la mancata salita di qualche Cima di quelle Montagne non difficili; e rivivendo quanto fatto e visto, programmavo un ritorno; e tanto che la Domenica successiva scesi alla Stazione di Carnia alle ore 8, e favorito dalla settimana di bel tempo stabile.
Sì; e dopo il caldo cappuccino al Bar della Stazione, iniziò la grande giornata; e una volta uscito rifeci il percorso conosciuto per Carnia, e senza incrociare nessuno, fino all’impianto della teleferica quella mattina chiuso.
Niente; e così iniziai a rimontare il bordo del solco facilitato dai rami spezzati l’altra volta; e oltre l’arrivo della teleferica proseguì dritto rimontando ripidi tratti erbosi delimitati a destra a intervalli da corte e difficili pareti a delimitare il vuoto, e fino a una più ampia e difficile, e con la parete interna precipite nel vuoto; e tanto da non considerarla.
Così mi portai oltre e fino sotto la bassa e difficile parete che rimontai per una stretta fessura verticale che incideva gli strati per alcuni centimetri poggiando, e fino sull’inclinato dosso erboso che lo percorsi fino a vedere un invitante appiattimento dove mi distesi per la sosta al sole.
Sì; ma neanche una decina di minuti perché avvertì che qualcuno stava scendendo?

Sì, era un alpinista della zona; e che aveva furia di scendere perché doveva trovare il passaggio in quota per poi salite a Tugliezzo dove aveva posteggiato la sua macchina.
Poi cicola e ciacola mi chiese per dove ho salito il tratto difficile?

Sì; e informatolo, si meravigliò perché la parete difficile che avevo appena intravisto nella salita, era stata attrezzata con chiodi e cavi d’acciaio.
Ancora i saluti perché doveva più in basso trovare il passaggio per raggiungere la sua automobile a Tugliezzo; e via.
Qualche minuto, e decisi di seguirlo per conoscere il suo itinerario di discesa; e scesi dritto dal dosso fino a trovare i cavi che mi facilitarono il traverso.
Così non mi restò che seguire la sua traccia sull’erba, fino e oltre l’inizio del crinale divisorio con la traccia ghiaiosa ben marcata che scendeva per un ampio canale erboso, e più avanti sull’altro versante una costruzione ancora abitabile; e via di buon passo.
Avevo sceso gran parte del sentiero fino a incrociare un altro che veniva da destra; e su questo ancora lontano l’alpinista poco prima conosciuto che stava arrivando?

Sì; non era riuscito a traversare i massi del vasto canalone; e ora dovrà salire a piedi al posteggio di Tugliezzo; tanti auguri, e via veloce in discesa per il sentiero.
Non per me perché il treno per Trieste partiva da Stazione Carnia alle ore diciotto.
Sì; e una volta in Stazione dovetti anche aspettarlo.
Solo che un giorno d’inizio dicembre sul nostro quotidiano, c’era un trafiletto che informava della morte del signor Treu avvenuta nella località di Gridezzo dove era salito con il trattore e rimorchio per recuperare un grosso ceppo per portarlo a casa per fare una scorta di legna per l’inverno.
La moglie Giovannina non vedendolo rientrare diede l’allarme.
Sì; e gli uomini del soccorso l’hanno trovato la sotto che era ormai morto.

Tentativo al Monte Soreli 1355 m d’inverno.

A ricordo dell’amico

Dopo una prima nevicata all’inizio dell’inverno sembrava che la neve sul Gruppo del Plauris non volesse cadere, e così quella mattina dell’ultimo di Carnevale, scesi alla Stazione di Carnia per salire il Monte Soreli m 1355 m.
La solita sosta per il cappuccino in un Bar sottostante la Stazione perché quello sopra era ormai chiuso da più tempo; e una volta servito rimontai la solita strada in salita fino a incrociare la Strada Statale.
Sì; e di fronte la parete scura, verticale e conosciuta che la raggiunsi veloce; e a seguire il traverso fino allo slargo detritico erboso cosparso di massi di tutte le misure e i primi alberelli spontanei.
Sì, e a seguire fino a montare sul sentiero prendendo quota e ben presto sottostante la Cresta delle Clapuzze come le chiamava l’amico Treu; e che il più delle volte le percorrevo al posto del sentiero per mantenere la forma.
Più avanti il sentiero seguiva la sponda di uno stretto canale, e fino a essere chiuso da un masso.
Qualche metro prima un tronco d’albero facilitava il passaggio; e una volta oltre, e dopo un tratto ripido erboso sul piano c’era la sua casetta in muratura, nell’interno tutto il necessario per viverci e lavorare i verdi pascoli e altro.
Avevo visto il su interno più volte, e così continuai per il ripido pascolo a mezza costa per rimontare il vallone erboso con alcune costruzioni invase dalla vegetazione, e fino a una cresta erbosa dove puntavo un’esile guglia rocciosa di poco più di un metro; e ottimo punto di riferimento.
Sì perché oltre la traccia continuava per i pascoli, e quel giorno con qualche chiazza nevosa, e a seguire per una stretta cengia che traversava sottostante un tratto di parete e pascolo quasi verticale, e tanto da vedere sottostante la strada asfaltata, e qualche volta con alcune automobili posteggiate.
Più avanti la cengia si fondeva sull’opposto ripido versante erboso roccioso; e che rimontai per verdi e corti gradini rocciosi, e fino su un corto risalto roccioso, e dove decisi di fermarmi perché di tutte le Montagne intorno nella densa nuvolosità, faceva capolino solo la parte finale con la Cime più elevate.
Niente; e non mi restò che sedermi sul rilievo roccioso per mangiare qualcosa.
La densa nuvolosità finalmente iniziò molto lentamente a perdere quota; e così lo stesso iniziai a scattare le prime fotografie per poi proiettarle in qualche serata in Sede della XXX ottobre ai Soci e non.

02  dalla quota della sostaLa Valle del Tagliamento di Tolmezzo.

03 l'AmarianaL’Amariana

04 Sernio-GrauzariaLa Val d’Aupa con il Monte Sernio e la Creta Grauzaria.

Sì; e anche spostandomi per il prato, il bottino di fotografie mi sembrò scarso; e così, e con la sola macchina fotografica, rimontai il successivo costone roccioso fino in uno slargo delimitato da giovani alberelli; e con l’ometto: 12 febbraio 1989.

05  Canal del Ferro06  Monte Cjucis07 Palon-LariciSì; e da lassù scattai altre fotografie anche spostando le ramaglie, e rammaricandomi di essere salito senza il sacco con le provviste perché era mia intenzione di rimanere lassù in attesa del tramonto per completare il servizio fotografico.
Solo che non feci caso che il settimo scatto era stato per il Monte Soreli 1355 m.
Così non mi restò che scendere alla prima sosta nell’attesa del tramonto.
Solo che lassù le ore trascorrevano lente; ma volevo mantenere l’impegno propostomi, e così non mi restò che aspettare fino a vedere che la superficie nuvolosa tendeva a colorarsi di rosa, e prendendo lentamente quota.
Così, con la macchina fotografica in mano iniziai andare su e giù per il prato con la speranza di trovare l’occasione per il primo scatto.

08 la nebbia che stava montandoSì; e la val D’Aupa si offerse per prima.

Non solo a tingersi, ma anche lentamente a prendere quota.

09La Valle del Tagliamento con l’Amariana.

10La Val D’Aupa con le sue Montagne ancora al sole a chiuderla.

Solo che per scattare quanto sopra dovevo aspettare il momento giusto; e una volta soddisfatto tornai alla sosta in attesa del tramonto.

11 dalla sostaCosì anche l’ometto.

12 la Valle sottostanteLa Valle del Tagliamento.

13  dall'ospitale sostaSolo che volevo anche scattare una al tramonto; e per non far tardi mi decisi per questa.

14  tracciatoTracciato

Restava la lunga discesa fino alla Stazione di Carnia per prendere il treno per Trieste delle ore 18.
Sì; e una volta sceso a Trieste, e così vestito de gita mentre andavo alla fermata dell’autobus, i cittadini in festa mi scambiavano per una maschera.

La quota 1754 m senza nome

Trieste, 1 febbraio 2020

1 tracciatoLa Cima del Cuel Mauron.

2L’inizio ripido del tratto finale del sentiero.

3In primo piano la Cima senza nome in programma.

Sì; e vista e osservata a lungo nel corso della Gita estiva del 7 settembre 1992 con la salita del Cuel Mauron 1814 m IGM da dove la fotografai.

4 31 ottobre 1996Solo che quella volta in Cima c’era anche infissa un’artistica Croce: 31 ottobre 1996.
Sì, e anche sorpreso perché non trovai tracce lungo il percorso o e non le notai.
C’era anche affissa la targhetta per chi era stata posta; e il nome del Gruppo per l’iniziativa della zona d’Udine e o Pordenone che non ricordo.

5 panoramicaPanoramica

Il tempo per la fotografia con la novità, e via veloce in discesa lungo la cresta perché le giornate si sono accorciate; e così fino a dove diventa parete con la base difesa da folti mughi dove dovevo trovare un passaggio dei camosci tra questi; e con la speranza poi d’imboccare la cengia come programmato.
Sì; e sarà stata la giornata giusta perché tornando sui miei passi tra i rami di media altezza, non mancavano tracce del loro passaggio. Così spostando alcuni per de qua e altri per de la c’era invitante e comodo calpestio di camosci.
Così lo percorsi solo un breve tratto perché puntava un canale che non era il massimo; e ferma tutto per fare il punto.
No; non mi andava di scendere per quel canale.
Solo che la parete verticale di fronte era ben presto strapiombante; e la stretta cengia alla base che si esauriva per un breve tratto per poi continuare sempre più larga con il vuoto sottostante.
Non rifiutai certo l’occasione; e un volta in parete, e sottostante lo strapiombo, la traversai fino quasi al suo termine per essere sicuro d’avere sottostante la cengia. Avevo calcolato giusto; ma lo stesso per sicurezza scendendo mi tenni a destra dove la cengia sottostante doveva essere più larga.

- Xe fata. Solo che la detta cengia all’arrivo non era il massimo, perché oltre che stretta era friabile.
Niente; il tempo di fare il punto che iniziai percorrerla veloce perché sempre più larga e coperta d’erba, e fino a un passibile bivio delimitato da una cresta; e il canale interno ben presto invaso da alti e grossi mughi.
Così tornai sui miei passi e continuai per quella esterna più marcata con la speranza che questa attraversasse poi tutta la parete. Solo un breve tratto; e ci sono dei corti salti rocciosi con verdi e mughi che invitano a scendere; e per un breve tratto perché più sotto è difficile.
Niente; così traversai a destra aggirandoli per le piazzole erbose fino a trovare una corta parete inclinata e liscia che traversava per una decina di metri il versante.
No sì e sì no; anche perché una volta traversata non era evidente a cosa andato incontro; e nel caso di rinuncia anche non riuscire a tornare.
Così, e promettendomi di tornare, rifatto il traverso in salita dei corti salti rocciosi, nel punto giusto, ci stava la meritevole sosta.

67Sì, e anche per fotografare le caratteristiche strutture rocciose prima solo osservate; ma promettendole che le avrei fotografate nel ritorno.

8Il passaggio tra i mughi e con la cengia trovata.

9Il Cuel Mauron, e la dorsale erbosa e rocciosa che si salda alla Quota 1754 m.

10La fotografia per ricordo del sottogruppo a me sconosciuto; e via.

Sì; perché prima nel ritorno non mi diedi furia per vedere le novità.

11Monte Palavierte con il Cuel Mauron

12A  tracciatoTracciato

13  piantinaPiantina

Cuel Mauron 1814 m.

Il ritorno sulle quote sconosciute.

Probabilmente sarà stato l’amico Daniele a chiedermi d’andare a fare una Gita in Montagna; e a lui andava anche bene il Cuel Mauron anche se non era il mese adatto per il caldo; e cicola e ciacola si aggregò anche l’amico Valerio Coslovich da poco in pensione.
Così quella mattina di una magnifica giornata si posteggiò al Pra di Lunze, e dove inizia il sentiero; e caso strano non c’era nessuno, e il locale ristoro chiuso?
Niente, e così non ci restò che seguire il sentiero in salita nell’ombra scura del bosco. Senza fretta fino al ritrovo dei cacciatori e così avanti, fino ad incrociare il sentiero principale verso il Monte Palavierte.
Sì; e ora dovremmo cercare il percorso più evidente non essendo nell’erba alta una possibile traccia.
Dopo il primo tratto di ripida salita, fu più conveniente traversare a mezza costa per i corridoi tra i mughi; e a seguire un poco per de qua e un poco per il ripido pendio erboso, e fino sotto la parete solcata da vari canali di roccia friabile.

15La scelta fu indovinata perché per quel seguito uscimmo in cresta, e prossimi alla Cima, e che la raggiungemmo una volta riuniti: 27 agosto 2003.

14aSì; e avevamo impiegato meno tempo del previsto; e perché non tentare l’invitante quota 1754 m che avevamo di fronte?
Daniele preferì riposare, mentre Valerio fu più che disponibile; e via.
Niente era cambiato dall’ultima volta; solo qualche mugo mi sembrava cresciuto, e traversammo la mugheta conosciuta.

16 panoramicaUna volta oltre finalmente presentai all’amico la cengia in programma; e il passaggio difficile in salita da superare.
Niente; per lui tutto OK, e lo tenterà per primo e senza la sicurezza della corda; e via.

17Sì; per lui era il massimo, ma non volle rinunciare, e una volta sotto lo strapiombo trovò gli appigli giusti, e lo stesso per scendere la parete sottostante e poggiare a destra fino alla cengia sicura.
Non era molto convinto, ma accettò di continuare.
Al bivio seguimmo la cengia erbosa a sinistra fino alla folta macchia di mughi a chiudere il passaggio e dove l’amico rinunciò a proseguire.
Niente; e così proseguì per un corto canale che continua in salita, e fino a capire che porta in uno spacco a canale che dovrebbe permettere di continuare la salita.
Ritornato dall’amico, cicola e cicola e fatto il punto per quanto visto, Valerio rinunciò a continuare anche se con la corda; e così mi aspetterà al riparo dei mughi.
Ritornato nello spacco, seguì uno dei vari canali che lo formano, e per poi seguire quello che tende a sinistra dove la parete è facile anche se rotta; e anche progredendo provare gli appigli.

Intanto il canale si era allargato a imbuto, e sovrastato dalla vasta parete triangolare, ancora nell’ombra scura, dove mi era difficile tracciare un possibile percorso. Niente; così restai nel canale che sempre più facile porta a sinistra tra massi di tutte le grandezze… e verso uno spigolo.
Sosta d’obbligo per fare il punto della situazione; e così guarda de qua e guarda de la e di spalle, c’è una struttura a campanile che non mi lasciò indifferente.

18Sì; e una volta la sotto per roccia sicura montai sulla Cima che non credevo così spaziosa da ospitarmi nel suo giardinetto per la fotografia con l’ometto.

19Il Cuel Mauron, e il costone in parte coperto dalla mugheta che abbiamo percorso in discesa.

Sceso alla base del campanile, e per quanto osservato, non mi restava che la cresta o spigolo sperando in una tranquilla e area arrampicata.
Niente; la roccia era friabile o difficile, e così fino sotto la non facile breve parete finale difesa dall’impenetrabile mugheta in parte bruciata dall’incendio di qualche anno prima.
Sì; e che durò per circa una settimana perché per le difficoltà d’accesso, e distanti da centri abitati, decisero di non intervenire.

20   27 ago 2003Riuscì a passare, ma dopo alcuni tentativi, e spezzando incontro i rami di mugo in parte bruciati che ostacolavano l’accesso alla Cima: 27 agosto 2003.
Poi il caso ha voluto che sullo sfondo a farmi compagnia fossero il Cuel Mauron e il Monte Palavierte.
Non persi altro tempo, e iniziai veloce la discesa fino a che…
– Orpo! Sì; mi ero dimenticato di scattare qualche fotografia nella salita alla Quota 1754 m.
Così per rimediare, e una volta la sotto, tornai sulla Cima del Campanile per avere più panorama.

21L’accesso allo spigolo, l’ometto e parte della Cresta poi percorsa.

22Così anche la Cresta finale; e la caratteristica parete della Cima con i mughi non toccati dall’incendio.

23Poi la discesa veloce che non ha lasciato ricordi; e così fino a incontrare l’amico venutomi incontro avvisato dal mio ooh-plop. Così tornai sui miei passi per fotografare l’entrata e uscita del canale del mio percorso.

24Vista la macchina fotografica, l’amico desiderò scattarmi una fotografia con i mughi che l’hanno ospitato.

25La cengia d’approccio con il calpestio dei camosci; e Valerio festante oltre il passaggio difficile iniziale.

26Il passaggio tra i mughi che ci ha permesso di trascorrere una grande giornata.

Niente; una volta oltre ci restava solo di rimontare il canale detritico per la Cima.

27   i magnifici tre  27 agosto 2003Sì; una volta riuniti la foto ricordo: 27 agosto 2003. Daniele Sandri, Valerio Coslovich e Tullio Ogrisi.

28   l'ultimo salutoQuanto fatto.

Non perdemmo altro tempo, e una volta pronti iniziammo la lunga discesa.

29   panoramicaPanoramica con i colori del crepuscolo; e prima d’entrare nel bosco che nasconderà tutto.

30     tracciatoTracciato

31    piantinaPiantina