La quota 1754 m senza nome

Trieste, 1 febbraio 2020

1 tracciatoLa Cima del Cuel Mauron.

2L’inizio ripido del tratto finale del sentiero.

3In primo piano la Cima senza nome in programma.

Sì; e vista e osservata a lungo nel corso della Gita estiva del 7 settembre 1992 con la salita del Cuel Mauron 1814 m IGM da dove la fotografai.

4 31 ottobre 1996Solo che quella volta in Cima c’era anche infissa un’artistica Croce: 31 ottobre 1996.
Sì, e anche sorpreso perché non trovai tracce lungo il percorso o e non le notai.
C’era anche affissa la targhetta per chi era stata posta; e il nome del Gruppo per l’iniziativa della zona d’Udine e o Pordenone che non ricordo.

5 panoramicaPanoramica

Il tempo per la fotografia con la novità, e via veloce in discesa lungo la cresta perché le giornate si sono accorciate; e così fino a dove diventa parete con la base difesa da folti mughi dove dovevo trovare un passaggio dei camosci tra questi; e con la speranza poi d’imboccare la cengia come programmato.
Sì; e sarà stata la giornata giusta perché tornando sui miei passi tra i rami di media altezza, non mancavano tracce del loro passaggio. Così spostando alcuni per de qua e altri per de la c’era invitante e comodo calpestio di camosci.
Così lo percorsi solo un breve tratto perché puntava un canale che non era il massimo; e ferma tutto per fare il punto.
No; non mi andava di scendere per quel canale.
Solo che la parete verticale di fronte era ben presto strapiombante; e la stretta cengia alla base che si esauriva per un breve tratto per poi continuare sempre più larga con il vuoto sottostante.
Non rifiutai certo l’occasione; e un volta in parete, e sottostante lo strapiombo, la traversai fino quasi al suo termine per essere sicuro d’avere sottostante la cengia. Avevo calcolato giusto; ma lo stesso per sicurezza scendendo mi tenni a destra dove la cengia sottostante doveva essere più larga.

- Xe fata. Solo che la detta cengia all’arrivo non era il massimo, perché oltre che stretta era friabile.
Niente; il tempo di fare il punto che iniziai percorrerla veloce perché sempre più larga e coperta d’erba, e fino a un passibile bivio delimitato da una cresta; e il canale interno ben presto invaso da alti e grossi mughi.
Così tornai sui miei passi e continuai per quella esterna più marcata con la speranza che questa attraversasse poi tutta la parete. Solo un breve tratto; e ci sono dei corti salti rocciosi con verdi e mughi che invitano a scendere; e per un breve tratto perché più sotto è difficile.
Niente; così traversai a destra aggirandoli per le piazzole erbose fino a trovare una corta parete inclinata e liscia che traversava per una decina di metri il versante.
No sì e sì no; anche perché una volta traversata non era evidente a cosa andato incontro; e nel caso di rinuncia anche non riuscire a tornare.
Così, e promettendomi di tornare, rifatto il traverso in salita dei corti salti rocciosi, nel punto giusto, ci stava la meritevole sosta.

67Sì, e anche per fotografare le caratteristiche strutture rocciose prima solo osservate; ma promettendole che le avrei fotografate nel ritorno.

8Il passaggio tra i mughi e con la cengia trovata.

9Il Cuel Mauron, e la dorsale erbosa e rocciosa che si salda alla Quota 1754 m.

10La fotografia per ricordo del sottogruppo a me sconosciuto; e via.

Sì; perché prima nel ritorno non mi diedi furia per vedere le novità.

11Monte Palavierte con il Cuel Mauron

12A  tracciatoTracciato

13  piantinaPiantina

Cuel Mauron 1814 m.

Il ritorno sulle quote sconosciute.

Probabilmente sarà stato l’amico Daniele a chiedermi d’andare a fare una Gita in Montagna; e a lui andava anche bene il Cuel Mauron anche se non era il mese adatto per il caldo; e cicola e ciacola si aggregò anche l’amico Valerio Coslovich da poco in pensione.
Così quella mattina di una magnifica giornata si posteggiò al Pra di Lunze, e dove inizia il sentiero; e caso strano non c’era nessuno, e il locale ristoro chiuso?
Niente, e così non ci restò che seguire il sentiero in salita nell’ombra scura del bosco. Senza fretta fino al ritrovo dei cacciatori e così avanti, fino ad incrociare il sentiero principale verso il Monte Palavierte.
Sì; e ora dovremmo cercare il percorso più evidente non essendo nell’erba alta una possibile traccia.
Dopo il primo tratto di ripida salita, fu più conveniente traversare a mezza costa per i corridoi tra i mughi; e a seguire un poco per de qua e un poco per il ripido pendio erboso, e fino sotto la parete solcata da vari canali di roccia friabile.

15La scelta fu indovinata perché per quel seguito uscimmo in cresta, e prossimi alla Cima, e che la raggiungemmo una volta riuniti: 27 agosto 2003.

14aSì; e avevamo impiegato meno tempo del previsto; e perché non tentare l’invitante quota 1754 m che avevamo di fronte?
Daniele preferì riposare, mentre Valerio fu più che disponibile; e via.
Niente era cambiato dall’ultima volta; solo qualche mugo mi sembrava cresciuto, e traversammo la mugheta conosciuta.

16 panoramicaUna volta oltre finalmente presentai all’amico la cengia in programma; e il passaggio difficile in salita da superare.
Niente; per lui tutto OK, e lo tenterà per primo e senza la sicurezza della corda; e via.

17Sì; per lui era il massimo, ma non volle rinunciare, e una volta sotto lo strapiombo trovò gli appigli giusti, e lo stesso per scendere la parete sottostante e poggiare a destra fino alla cengia sicura.
Non era molto convinto, ma accettò di continuare.
Al bivio seguimmo la cengia erbosa a sinistra fino alla folta macchia di mughi a chiudere il passaggio e dove l’amico rinunciò a proseguire.
Niente; e così proseguì per un corto canale che continua in salita, e fino a capire che porta in uno spacco a canale che dovrebbe permettere di continuare la salita.
Ritornato dall’amico, cicola e cicola e fatto il punto per quanto visto, Valerio rinunciò a continuare anche se con la corda; e così mi aspetterà al riparo dei mughi.
Ritornato nello spacco, seguì uno dei vari canali che lo formano, e per poi seguire quello che tende a sinistra dove la parete è facile anche se rotta; e anche progredendo provare gli appigli.

Intanto il canale si era allargato a imbuto, e sovrastato dalla vasta parete triangolare, ancora nell’ombra scura, dove mi era difficile tracciare un possibile percorso. Niente; così restai nel canale che sempre più facile porta a sinistra tra massi di tutte le grandezze… e verso uno spigolo.
Sosta d’obbligo per fare il punto della situazione; e così guarda de qua e guarda de la e di spalle, c’è una struttura a campanile che non mi lasciò indifferente.

18Sì; e una volta la sotto per roccia sicura montai sulla Cima che non credevo così spaziosa da ospitarmi nel suo giardinetto per la fotografia con l’ometto.

19Il Cuel Mauron, e il costone in parte coperto dalla mugheta che abbiamo percorso in discesa.

Sceso alla base del campanile, e per quanto osservato, non mi restava che la cresta o spigolo sperando in una tranquilla e area arrampicata.
Niente; la roccia era friabile o difficile, e così fino sotto la non facile breve parete finale difesa dall’impenetrabile mugheta in parte bruciata dall’incendio di qualche anno prima.
Sì; e che durò per circa una settimana perché per le difficoltà d’accesso, e distanti da centri abitati, decisero di non intervenire.

20   27 ago 2003Riuscì a passare, ma dopo alcuni tentativi, e spezzando incontro i rami di mugo in parte bruciati che ostacolavano l’accesso alla Cima: 27 agosto 2003.
Poi il caso ha voluto che sullo sfondo a farmi compagnia fossero il Cuel Mauron e il Monte Palavierte.
Non persi altro tempo, e iniziai veloce la discesa fino a che…
– Orpo! Sì; mi ero dimenticato di scattare qualche fotografia nella salita alla Quota 1754 m.
Così per rimediare, e una volta la sotto, tornai sulla Cima del Campanile per avere più panorama.

21L’accesso allo spigolo, l’ometto e parte della Cresta poi percorsa.

22Così anche la Cresta finale; e la caratteristica parete della Cima con i mughi non toccati dall’incendio.

23Poi la discesa veloce che non ha lasciato ricordi; e così fino a incontrare l’amico venutomi incontro avvisato dal mio ooh-plop. Così tornai sui miei passi per fotografare l’entrata e uscita del canale del mio percorso.

24Vista la macchina fotografica, l’amico desiderò scattarmi una fotografia con i mughi che l’hanno ospitato.

25La cengia d’approccio con il calpestio dei camosci; e Valerio festante oltre il passaggio difficile iniziale.

26Il passaggio tra i mughi che ci ha permesso di trascorrere una grande giornata.

Niente; una volta oltre ci restava solo di rimontare il canale detritico per la Cima.

27   i magnifici tre  27 agosto 2003Sì; una volta riuniti la foto ricordo: 27 agosto 2003. Daniele Sandri, Valerio Coslovich e Tullio Ogrisi.

28   l'ultimo salutoQuanto fatto.

Non perdemmo altro tempo, e una volta pronti iniziammo la lunga discesa.

29   panoramicaPanoramica con i colori del crepuscolo; e prima d’entrare nel bosco che nasconderà tutto.

30     tracciatoTracciato

31    piantinaPiantina

Nel Gruppo del Monte Sernio m 2190

Trieste, 1 gennaio 2020

                               Alpinismo sulle Crete di Palasecca

pm01 Monte Sernio 2190 m panoramicaPanoramica

… restava solo di tornare a Sella di Pra di Lunze; ma per evitare il ghiaione preferì traversarlo e scendere per la bassa vegetazione per raggiungere la strada bianca.
Così, e cercando i tratti erbosi per passare nella mugheta, trovai invece una piccola radura e dove sgorgava l’acqua che si sperdeva in un canalino tra il verde.
Alt e ferma tutto perché ero assettato, e anche per terminare le ultime provviste; e rinfrancato ripresi la discesa incrociando il sentiero percorso la mattina.
- Xe fata! Mi girai verso le Crete di Palasecca in ottima luce per un’altra fotografia. Solo che intorno al collo la macchina fotografica non c’era più; e così anche nel sacco: persa.
Un giorno a casa, e con la nuova Guida delle Alpi Carniche aperta, e contando su quello che avevo visto, decisi di salire il Monte Palavierte 1785 m per il non facile canalone Nord contando sulla prima salita di U. Leschiutta, Celeste Simonetti e Roberto Simonetti il 20 aprile 1981.
Così quella mattina di sabato da Sella di Lunze m’incamminai per la strada bianca alla ricerca del canale d’approccio; e lo trovai anche subito, ma ricco d’acqua.
Niente; e ritornai un tratto sui miei passi, e poi dritto per il pascolo fino vederlo in quel punto più largo e piatto con un velo d’acqua; e che più avanti si sperdeva nella vegetazione ormai senza acqua, e così fino a trovarlo chiuso da un dosso roccioso che non è stato facile da superare. Poi seguì una traccia che mi portò sul bordo di un pianoro quasi circolare coperto da bianco detrito, e in parte chiuso da pareti ancora nell’ombra scura.

pm02 Piantina corretta- Orpo! Sì, e anche stretta al cuore perché la più vasta di fronte era divisa in due parti dal canale verticale che dovrei affrontare.
Una volta la sotto, e con luce migliore, il canale non mi sembrò il babau intravisto, e risaltava anche il masso incastrato che aspettava la sfida.

pm03  canalone SudCosì anche la roccia levigata del canale, ma con gli appigli giusti: e via convinto in bell’arrampicata un poco per de qua e un poco per de la e fino sul ripiano detritico sottostante il masso poco più di mezzo metro; e da dove fotografai quanto fatto.

pm04 dal terrazzino con il massoPoi mi rivolsi al masso e iniziai salirlo… niente.

pm05 paso sotoCosì non mi restò che umilmente passargli sotto per superarlo internamente.

pm06 da sopra il massopm07 qua xe facileUna volta passato lo rimontai sopra, e da dove non mancai di fotografare verso Valle, e dall’altra parte a quello che andrò incontro.
Sì; e così dal masso passai sulla parete che man mano diventa facile, ma su roccia sporca di detriti, e fino entrare in un canale dal fondo coperto da detriti e massi che gradatamente poggia puntando all’intaglio che lo chiude.

pm08 spettacoloCosì lo rimontai fino all’intaglio ingentilito da piante verdi; e da dove non mancai di fotografare il panorama di fronte.

pm09 forse il PalavierteCosì, e fatto il punto della situazione, non mi restò che scendere un breve tratto per poi salire la facile cresta di lato; e così fino in una piccola radura sospesa ricca di vegetazione sottostante una cresta di roccia bianca che poteva anche essere il Monte Palavierte? Così mi tenni la sotto rimontando l’evidente percorso dei camosci.

pm10 non manca che la nebbiaSolo che improvvise arrivarono delle nebbie a complicare la situazione preoccupandomi.
Niente; invece com’erano arrivate, se ne sono anche andate, e mentre ero arrivato in un intaglio tra due quote rocciose.

pm11  l'AmarianaSì; e più sopra anche l’occasione per fotografare subito l’Amariana proprio di fronte perché non si sa mai.

pm12 son venudo per de laCosì anche fotografai la sottostante e poco estesa balconata erbosa e piante verdi appena percorsa in salita.

pm13 devi eser questoPer completare le novità fotografai anche lo spigolo arrotondato della quota in parte rocciosa e incombente sul facile canale appena salito.
Così soddisfatto per quanto fatto e visto non mi restò che scendere perché la mia Meta in programma era coperta dalla quota opposta; e man mano scendendo anche guardando intorno.

pm14 Cuel Mauronpm15 no par veroImmagine ingrandita

- Orpo! Ferma tutto perché verso Est su una cresta in ombra scura e in controluce risaltava un foro?
Sì, e che mi tentò, e tanto da cambiare il programma per andare a vedere la novità; e via.
Solo che non conoscevo quella Montagna; e dovetti prima aggirare scendendo la base del detto spigolo incombente di roccia difficile; e poi cercare un percorso sul versante infestato da mughi; e così anche sulla cresta raggiunta che porta in quella direzione.
Ancora solo un tratto perché man mano la mugheta dirada, mentre la cresta prende quota diventando difficile.
Niente; così tornai sui miei passi fino a vedere in versante Nord e sottostante una stretta cengia rocciosa che prometteva; e senza pensarci due volte ero la sopra.
Sì; e continuava il traverso fino a esaurirsi sovrastata da una liscia parete; e via.
Una volta la sotto già pensavo alla rinuncia; ma anche a trovare qualche possibilità per continuare.
Era la giornata giusta perché la vidi, solo che dovevo salire una decina di metri e traversare.
Sì e no; e con cautela affrontai la parete, e fino a vedere l’inizio di una cengia; e che la raggiunsi con un traverso non facile.
Solo che questa era stretta, ghiaiosa, e poi in salita esposta sul vuoto, e al suo termine anche passare sull’altra sempre in salita, ma in senso opposto. Intanto la parete incombente gradatamente terminava delimitata da un corto canalino con alcuni gradini insicuri che rimontai fino sulla cresta solcata nella sua lunghezza da un facile canale che lo rimontai fino sulla cresta, e dove cercando il percorso migliore arrivai sul punto più alto e senza traccia d’ometto del Cuel Mauron 1814 m: 7 settembre 1992.

Mi restava ancora di trovare il foro.
Pertanto niente sosta; e via per lo spazio esterno della mugheta di una non recente tagliata, e a seguire in discesa tenendomi sul limite del bordo della cresta.
- Orpo! Sì perché sottostante la parete c’era un lastrone roccioso incastrato tra la parete del Monte e la parte superiore di un piccolo campanile esterno; e così non mi restò che scendere e montare sul lastrone.
Dopo averlo ben osservato, volevo anche fotografarlo; ma non trovai l’inquadratura giusta. Niente, e per non perdere tempo rinunciai.
Così tornai veloce sulla Cima per costruire l’ometto e la sosta per le fotografie.
Invece sosta brevissima perché l’invito a tentare le Quote sconosciute e senza nome di fronte fu più forte; e nuovamente per la stessa discesa veloce in quella direzione, e anche un tratto per il ghiaione.
Poi la solita vocina mi consigliò che era il caso di rimandare il tentativo; e di finire quello programmato.

pm16  settembre 1992Giusto; e ritornai sulla Cima, e tra un boccone e l’altro iniziai il servizio fotografico.

pm17 quanto fattoLa piccola Valle sospesa

pm18 M.te Sernio Cresta PalaseccaMonte Sernio e la Cresta della Palasecca

pm19 Cresta d'unioneLa Cresta d’unione

pm20  Monte PalavierteIl Monte Palavierte, con l’evidente percorso per salirlo.

pm21  verso la  pianuraLa cresta che degrada verso la pianura

pm22Le ambite Cime e Quote in parte senza nome

pm23 tracciatoTracciato

Restava solo la discesa per la via di salita; e contando sul ricordo di quello appena percorso e visto.
Non persi altro tempo, e una volta pronto m’incamminai per la traccia prestando attenzione a trovare l’ometto d’uscita; e a seguire la traccia ben marcata per non mancare l’importante passaggio delle due cenge a rampa; e più sotto la discesa della breve e difficile parete, e il facile tratto iniziale.
Solo che per la discesa impiegai meno tempo del previsto; e per quanto visto dalla Cima, perché non tentare il Monte Palavierte 1785 m sull’altro lato della Valle?
Così una volta sulla Cresta, e come osservato già nel corso della salita, scesi per facili rocce dove la mugheta era diradata, e in traverso sull’erba, ben sotto l’intaglio puntando l’inizio del marcato sentiero di salita per il Monte, e ben difeso da una breve mugheta, e via.

pm24  Cima  Palaviertepm25  Pra di LunzeRestava solo, e senza darmi furia, di salire il sentiero appena pulito dai mughi fino in Cima; 7 settembre 1992.
La discesa dalla Cima e della strada bianca non ha lasciato ricordi.