La Quota 1754

Trieste, 1 ottobre 2019

Cuel Mauron e la Quota sconosciuta

1 tracciatoLa Cima del Cuel Mauron.

2L’inizio ripido del tratto finale del sentiero.

3In primo piano la Cima senza nome in programma.

Sì; e vista e osservata a lungo nel corso della Gita estiva del 7 settembre 1992 con la salita del Cuel Mauron 1814 m IGM da dove la fotografai.

4 31 ottobre 1996Solo che quella volta in Cima c’era anche infissa un’artistica Croce: 31 ottobre 1996.

Sì, e anche sorpreso perché non trovai tracce lungo il percorso o e non le notai.
C’era anche affissa la targhetta per chi era stata posta; e il nome del Gruppo per l’iniziativa della zona di Udine e o Pordenone che non ricordo.

5 panoramicaPanoramica

Il tempo per la fotografia con la novità, e via veloce in discesa lungo la cresta perché le giornate si sono accorciate; e così fino a dove diventa parete con la base difesa da folti mughi dove dovevo trovare un passaggio dei camosci tra questi; e con la speranza poi d’imboccare la cengia come programmato.
Sì; e sarà stata la giornata giusta perché tornando sui miei passi tra i rami di media altezza, non mancavano tracce del loro passaggio. Così spostando alcuni per de qua e altri per de la c’era invitante e comodo calpestio di camosci.
Così lo percorsi solo un breve tratto perché puntava un canale che non era il massimo; e ferma tutto per fare il punto.
No; non mi andava di scendere per quel canale.
Solo che la parete verticale di fronte era ben presto strapiombante; e la stretta cengia alla base che si esauriva per un breve tratto per poi continuare sempre più larga con il vuoto sottostante.
Non rifiutai certo l’occasione; e un volta in parete, e sottostante lo strapiombo, la traversai fino quasi al suo termine per essere sicuro d’avere sottostante la cengia. Avevo calcolato giusto; ma lo stesso per sicurezza scendendo mi tenni a destra dove la cengia sottostante doveva essere più larga.

- Xe fata. Solo che la detta cengia all’arrivo non era il massimo, perché oltre che stretta era friabile.
Niente; il tempo di fare il punto che iniziai percorrerla veloce perché sempre più larga e coperta d’erba, e fino a un passibile bivio delimitato da una cresta; e il canale interno ben presto invaso da alti e grossi mughi.
Così tornai sui miei passi e continuai per quella esterna più marcata con la speranza che questa attraversasse poi tutta la parete. Solo un breve tratto; e ci sono dei corti salti rocciosi con verdi e mughi che invitano a scendere; e per un breve tratto perché più sotto è difficile.
Niente; così traversai a destra aggirandoli per le piazzole erbose fino a trovare una corta parete inclinata e liscia che traversava per una decina di metri il versante.
No sì e sì no; anche perché una volta traversata non era evidente a cosa andato incontro; e nel caso di rinuncia anche non riuscire a tornare.
Così, e promettendomi di tornare, rifatto il traverso in salita dei corti salti rocciosi, nel punto giusto, ci stava la meritevole sosta.

67Sì, e anche per fotografare le caratteristiche strutture rocciose prima solo osservate; ma promettendole che le avrei fotografate nel ritorno.

8Il passaggio tra i mughi e con la cengia trovata.

9Il Cuel Mauron, e la dorsale erbosa e rocciosa che si salda alla Quota 1754 m.

10La fotografia per ricordo del sottogruppo a me sconosciuto; e via.

Sì; perché prima nel ritorno non mi diedi furia per vedere le novità.

11Monte Palavierte con il Cuel Mauron

12A  tracciatoTracciato

13  piantinaPiantina

Cuel Mauron 1814 m.

          Il ritorno sulle quote sconosciute.

Probabilmente sarà stato l’amico Daniele a chiedermi d’andare a fare una Gita in Montagna; e a lui andava anche bene il Cuel Mauron anche se non era il mese adatto per il caldo; e cicola e ciacola si aggregò anche l’amico Valerio Coslovich da poco in pensione.
Così quella mattina di una magnifica giornata si posteggiò al Pra di Lunze, e dove inizia il sentiero; e caso strano non c’era nessuno, e il locale ristoro chiuso?
Seguimmo il sentiero in salita nell’ombra scura del bosco, e senza darci furia e fino al ritrovo dei cacciatori; e così avanti e fino che deviare verso il Monte Palavierte.
Sì; e ora dovremmo cercare il percorso più evidente non essendo nell’erba alta una possibile traccia.
Dopo il primo tratto di ripida salita, fu più conveniente traversare a mezza costa per i corridoi tra i mughi; e a seguire un poco per de qua e un poco per il ripido pendio erboso, e fino sotto la parete solcata da vari canali di roccia friabile.

14aLa scelta fu indovinata perché per quel seguito uscimmo in cresta, e prossimi alla Cima, e che la raggiungemmo una volta riuniti: 27 agosto 2003.

15Sì; e avevamo impiegato meno tempo del previsto; e perché non tentare l’invitante quota 1754 m che avevamo di fronte?
Daniele preferì riposare, mentre Valerio fu più che disponibile; e via.
Niente era cambiato dall’ultima volta; solo qualche mugo mi sembrava cresciuto, e traversammo la mugheta conosciuta.

16 panoramicaUna volta oltre finalmente presentai all’amico la cengia in programma; e il passaggio difficile in salita da superare.
Niente; per lui tutto OK, e lo tenterà per primo e senza la sicurezza della corda; e via.

17Sì; per lui era il massimo, ma non volle rinunciare, e una volta sotto lo strapiombo trovò gli appigli giusti, e lo stesso per scendere la parete sottostante e poggiare a destra fino alla cengia sicura.
Non era molto convinto, ma accettò di continuare.
Al bivio seguimmo la cengia erbosa a sinistra fino alla folta macchia di mughi a chiudere il passaggio e dove l’amico rinunciò a proseguire.
Niente; e così proseguì per un corto canale che continua in salita, e fino a capire che porta in uno spacco a canale che dovrebbe permettere di continuare la salita.
Ritornato dall’amico, cicola e cicola e fatto il punto per quanto visto, Valerio rinunciò a continuare anche se con la corda; e così mi aspetterà al riparo dei mughi.
Ritornato nello spacco, seguì uno dei vari canali che lo formano, e per poi seguire quello che tende a sinistra dove la parete è facile anche se rotta; e anche progredendo provare gli appigli.
Intanto il canale si era allargato a imbuto, e sovrastato dalla vasta parete triangolare, ancora nell’ombra scura, dove mi era difficile tracciare un possibile percorso. Niente; così restai nel canale che sempre più facile porta a sinistra tra massi di tutte le grandezze… e verso uno spigolo.
Sosta d’obbligo per fare il punto della situazione; e così guarda de qua e guarda de la e di spalle, c’è una struttura a campanile che non mi lasciò indifferente.

18Sì; e una volta la sotto per roccia sicura montai sulla Cima che non credevo così spaziosa da ospitarmi nel suo giardinetto per la fotografia con l’ometto.

19Il Cuel Mauron, e il costone in parte coperto dalla mugheta che abbiamo percorso in discesa.

Sceso alla base del campanile, e per quanto osservato, non mi restava che la cresta o spigolo sperando in una tranquilla e area arrampicata.
Niente; la roccia era friabile o difficile, e così fino sotto la non facile breve parete finale difesa dall’impenetrabile mugheta in parte bruciata dall’incendio di qualche anno prima.
Sì; e che durò per circa una settimana perché per le difficoltà d’accesso, e distanti da centri abitati, decisero di non intervenire.

20   27 ago 2003Riuscì a passare, ma dopo alcuni tentativi, e spezzando incontro i rami di mugo in parte bruciati che ostacolavano l’accesso alla Cima: 27 agosto 2003.
Poi il caso ha voluto che sullo sfondo a farmi compagnia fossero il Cuel Mauron e il Monte Palavierte.
Non persi altro tempo, e iniziai veloce la discesa fino a che…

Orpo! Sì; mi ero dimenticato di scattare qualche fotografia nella salita alla Quota 1754 m.
Così per rimediare, e una volta la sotto, tornai sulla Cima del Campanile per avere più panorama.

21L’accesso allo spigolo, l’ometto e parte della Cresta poi percorsa.

22Così anche la Cresta finale; e la caratteristica parete della Cima con i mughi non toccati dall’incendio.

23Poi la discesa veloce che non ha lasciato ricordi; e così fino a incontrare l’amico venutomi incontro avvisato dal mio ooh-plop. Così tornai sui miei passi per fotografare l’entrata e uscita del canale del mio percorso.

24Vista la macchina fotografica, l’amico desiderò scattarmi una fotografia con i mughi che l’hanno ospitato.

25La cengia d’approccio con il calpestio dei camosci; e Valerio festante oltre il passaggio difficile iniziale.

26Il passaggio tra i mughi che ci ha permesso di trascorrere una grande giornata.

Niente; una volta oltre ci restava solo di rimontare il canale detritico per la Cima.

27   i magnifici tre  27 agosto 2003Sì; una volta riuniti la foto ricordo: 27 agosto 2003. Daniele Sandri, Valerio Coslovich e Tullio Ogrisi.

28   l'ultimo salutoQuanto fatto.

Non perdemmo altro tempo, e una volta pronti iniziammo la lunga discesa.

29   panoramicaPanoramica con i colori del crepuscolo; e prima d’entrare nel bosco che nasconderà tutto.

30     tracciatoTracciato

31    piantinaPiantina