Una Grande traversata

Trieste, 1 luglio 2019

1A Gruppo del Monte Plauris

Monte Soreli 1355 m, Cima dei Larici 1603 m, e Stazione Carnia.

Sì; e l’impegno era nei miei programmi già da qualche tempo, e lo scarso innevamento d’inizio inverno era più che un invito.
Poi per essere sicuro della riuscita, ritenni conveniente a pernottare in macchina all’inizio sentiero conosciuto.
Sì; e la posteggiai prima in uno slargo alla base della parete. Il tempo di traversare la sotto fino a trovarlo; e con quella certezza, e con l’ultimo chiarore, non mi restò che ritornare alla mia datata Fiat 500 per il pernottamento che non ha lasciato ricordi.
Invece qualche incertezza la mattina perché la sotto l’oscurità non voleva andarsene in contrato con l’orologio; e così uscì dalla 500, e notai che le Montagne intorno erano coperte da leggera nuvolosità sufficiente a non permettere il passaggio della lue del sole.
Niente; e sacco in spalla non mi restò che raggiungere l’entrata del canale ancora nell’ombra scura, e rimontare il sentiero conosciuto.

2 lungo il sentieroUn segno di vita sull’opposto versante meno ripido della Valle.

3 resti dell'OsservatorioSopra un rilievo della Cresta le rovine dell’Osservatorio del Monte Soreli.

4 quota osservatorioPanoramica dalla quota dell’Osservatorio.

5 quanto fatto da CarniaRipresa la salita cercai di mantenermi sullo spigolo superando qualche difficoltà.

6  quanto ancoraPanoramica verso Valle con il percorso fatto.

7 con qualche particolariLo spigolo ancora da superare

8  Cime di CervadaPrendendo quota di lato la Cresta di Cervada 1781 m.

9  la Cima dei LariciSolo che lo spigolo man mano poggia a Cresta, e di lato, e nel senso inverso, si stacca un’altra cresta in leggera salita fino a formare la Cima del Monte Soreli 1355 m, e che raggiunsi senza difficoltà.

10 panoramica dalla CimaPanoramica della Carnia con il Monte Amariana 1906 m.

11Tracciato della salita e discesa.

Il ritorno

Sì perché il bel tempo stabile continuava ancora, e così decisi di ritornare per la fine settimana per completare la salita sulla Cima dei Larici 1603 m; e da me salita per un altro percorso il 6 novembre 1988; e presente nel Blog.
Solo che quella mattina di bel tempo scesi dal treno a Carnia; e una volta ristorato dal cappuccino puntai subito verso la parete conosciuta, e all’imbocco del canale con il sentiero.
Tutto deve essere andato bene perché il ricordo ritorna che sono sulla Cima del Monte Soreli, e che programmavo per dove riprendere la salita sulla facile Cresta rocciosa erbosa sconosciuta, e dove sul dosso di fronte risaltava la traccia del sentiero.
Così una volta sulla traccia non mi restò che seguirla documentando man mano la salita, e lo spettacolo delle Montagne innevate intorno.

12  3  1 la rampa della via13  4  2 la parete finale… e dopo un tratto poggiato, il pendio erboso iniziò prende quota, e man mano cosparso da caratteristiche strutture di roccia bianca che risaltavano sul verde del pendio.

14  5  3  termine del tratto ripidoSì; e fino a raggiungere la cresta che puntava verso alcune quote. Solo che prima d’affrontare il traverso fotografai verso valle e il percorso fatto.

15  6  4  cresta per l'Ago16  7  continua facileCosì iniziai il facile traverso della Cresta Vettis m 1492 m, e oltre passando per struttura dell’Ago; e una volta oltre puntando la Cima dei Larici.

17  8  7  Mte Soreli e l'Ago18  9  8  verso la Cima dei Larici19  20  19 sempre per CrestaSì; e seguendo i massi rotondeggianti di roccia bianca nella mugheta.

20  1  0  C. dei Larici con il Monte PlaurisLa Cima dei Larici e il Monte Plauris.

Solo che sullo slancio preferì a continuare il percorso senza fermarmi sulla possibile Cima per portare a casa un ricco servizio fotografico: 12 febbraio 1989.
Così man mano…

21  2 1 Monti Cjucis-e il PalonIn versante Ovest il Monte Cjucis 1315 m, e la Cresta Nord della Cima Clapadorie 1708 m.

22  3  2 sali scendi per la Cresta23  4  3 particolariCosì ripresi il traverso, e fino a  vedere la possibilità di scendere in versante Nord.

24  5  4   perdendo quotaSì, e scesi quel tanto per fotografare Cima innevata della Punta del Mezzogiorno 1841 m, e ancora al sole.

25  6  5  il Gruppo del Monte PlaurisRimontata la Cresta, e oltre la testata della Val Lavaruzza, finalmente vedevo di fronte lo spettacolo del Monte Plauris 1958 m, e della Cresta di Cervada m 1781 m ben innevati.

26  7  6  la Cresta Sud27  8  7   le Cime di CervadaLa Cresta 1781 m, e le poco conosciute Cime di Cervada.

28  9  8  la discesa29  330  29  vecchie malgheSolo che era arrivato il momento di pensare alla discesa; e visto quanto sotto non mi restò che di assecondare le cenge un poco per de qua e un poco per de la mirando i pascoli ancora in parte verdi e con le relative stalle ancora in buone condizioni.

30  1  0  Punta del MezzogiornoSì; e sottostante l’innevata Punta del Mezzogiorno 1841 m.

31   1   Bivacco BellinaLa foto ingrandita del Bivacco fisso Bellina.

32   3  2  Val Lavaruzza33   4  3  Val LavaruzzaNon persi altro tempo; e ripresi la discesa di buon passo mentre le pareti illuminate sole si arrossavano avvisandomi che la giornata volgeva al termine.

34  5   Stavoli CucosCosì mantenni il buon passo perdendo solo il tempo per fotografare gli Stavoli Cucos.

35  6  la PissadaLo stesso più avanti per aggirare sottostanti la parete il Salto della Pissada.

Una volta sull’asfalto mi restava ancora di raggiungere la Stazione di Carnia; e come promessomi riuscì anche a fermarmi da Giovannina vedova Treu per un caffè, e raccontarli come sempre dei miei figli che a lei più interessava.

36 x 11X  Gruppo del Monte Plauris - Copia

Nel Gruppo del Monte Plauris

Trieste, 1 giugno 2019

La mia prima volta in Cima 1958 m

1  Gruppo del Monte Plauris - CopiaIl Gruppo del Monte Plauris ripreso dalla Strada Statale per Amaro.

Un giorno decisi per mantenere la mia forma alpinistica, e che oltre alla nostra Val Rosandra, potrei frequentare nella giornata il Gruppo del Monte Plauris servendomi del servizio Ferroviario.
Solo che di quei Monti non conoscevo niente; e per le prime volte preferì andare con la mia macchina.
Cosi quella mattina la posteggiai in uno slargo a lato della Statale per Stazione di Carnia, e come consigliato da qualche Rivista Sezionale trovata in Sede della XXX Ottobre.
Così una volta pronto seguì un calpestio lungo un dosso che lo seguì fino scendere a destra per il suo fianco in una valle, e scendendo perdendo quota a incrociare il sentiero con qualche bollo rosso

2  Verso le due  CimeLa Punta del Mezzogiorno 1841 m

Sì; e anche se la prima volta capì subito che quel sentiero portava sul Monte Plauris; e così lo rimontai veloce un poco per de qua e un poco per de la verso la difficile parete delimita a sinistra da un ripido canale detritico che sì originava da uno stretto intaglio.

Niente; sarà per un’altra volta, e non mi restò che seguire il sentiero fino in un avallamento detritico sottostante la parete, dove il sentiero voltava a destra per un ripido ghiaione.

3 novembre 1987Verso le due Cime

Certo non era un bell’invito per continuare; ma quella Cima mi mancava, e senza darmi furia lo rimontai fino sulla cresta erbosa dove il sentiero traversava a destra sottostante la parete difficile finale fino a incrociare un invitante canalino.

4  M.te AmarianaNon ci pensai due volte a percorrerlo, e fino a uscire sulla Cresta, e per questa sulla Cima con un’artistica Croce con il Cristo: 3 novembre 1987.

5   verso la Grauzaia Panoramica con il Monte Amariana 1905 m.

6  Monte Lavara e Monti i MusiIl Monte Lavara e i Monti Musi.

7  in discesa ricovero di fortunaRicovero di fortuna.

Sì; non era una bella giornata per attardarmi sulla Cima, ma lo stesso mi presi del tempo per portare a Valle un bel ricordo; e poi la discesa per lo stesso percorso.
Una volta nel vallone le correnti d’aria in quota che muovevano le nuvole mi diedero anche la possibilità di scattare qualche fotografia di quelle Montagne a me sconosciute che non fotografai nella prima salita.

8 il TagliamentoPanoramica con la Valle del Tagliamento.

9 la Val LavaruzzaLa Val Lavaruzza ancora al sole.

10   son foraLa Valle del fiume Tagliamento nei colori del crepuscolo.

11  Quanto fatto.Quanto fatto.

Ritorno nel Gruppo del Monte Plauris 1958 m.

Sì; e dopo una riuscita operazione chirurgica agli occhi per correggere la mia miopia; e tanto che nella vita cittadina non avevo più bisogno degli occhiali neanche per leggere.
Solo che non mantenni la decisione presa di servirmi del treno per raggiungere il Gruppo del Monte Plauris per riprendere la mia forma alpinistica.

La Punta del Mezzogiorno 1841 m.

12a la Punta del Mezzogiorno.Immagine ripresa dalla Cresta di Cervada.

Così quel sabato mattina posteggiata la mia Fiat 500 all’inizio della Val Lavaruzza ancora nell’ombra scura; e senza darmi furia iniziai a rimontare il sentiero ben segnalato, e più avanti anche a incrociare quello conosciuto la volta precedente, e tanto che nella lunga salita non scattai alcuna immagine, e così fino a incrociare un sentiero proveniente da una Forcella erbosa con retrostante folta vegetazione che non conoscevo.

13  la Cima della Punta del MezzogiornoCosì approfittai della pausa per fotografare il canale d’approccio alla sconosciuta Cima in programma; e via.
Solo che rimontato un tratto del canalone, oltre la bassa parete poggiata della Cima Clapadorie 1484 m, prendeva forma man mano la struttura alpina di roccia chiara della Punta del Mezzogiorno con la sua Cima appuntita, e fino a veder conveniente raggiungere la base della parete gradinata sottostante la parete difficile.

14   Quote e Monti sconosciutiVerso la Val Resia

15  Moggio Udinese e la Valle del Torrente GlagnòLa Val Glagnò racchiusa dalle sue Montagne.

Solo che non ricordo se nel traverso trovai un abbassamento della parete o un grande foro che mi consentì di vedere e fotografare la sottostante Valle.

16  3o ottobre 1988Intanto la parete gradinata era terminava delimitata da una serie di stretti diedri non facili.
Niente, e non mi restò che superargli in bella e breve arrampicata per uscire su una cresta a pochi passi dalla Punta del Mezzogiorno: 1841 m 30 ottobre 1988.
Sosta breve perché avevo impiegato più tempo del previsto; e non mi restò che scendere per la via di salita.

17   Mte LavaraLa Val Lavaruzza.

Una volta sul ghiaione, non mancai di raggiungere la Forcella tra la Cima salita e la Cima dei Larici  1603 m.

18  Val LavaruzzaVerso la Punta Grisis m 1217 m.

19  C. dei Larici e   Passo MaleetCima dei Larici  1603 m e Passo Maleet  1653 m.

Non ci pensai due volte e scesi veloce per il macereto per poi puntare la Forcella ancora sconosciuta.

20  dal Passo Maleet verso Carnia e  il M.te AmarianaIl tempo non era il massimo, e così dalla Forcella solo una panoramica verso Carnia e l’Amariana.

21  Punta del MezzogiornoSì; ma per l’impresa ci voleva più tempo a disposizione; e così la rimandai per un’altra volta.

Il tempo per la fotografia, e non mi restò che la lunga discesa per rivivere la Grande giornata.

22a  Gruppo del Monte PlaurisQuanto fatto.

23    sulla CimaPanoramica del versante Nord Ovest del Monte Plauris.

La Cima dei Larici  1603 m.

24   Il Fiume TagliamentoPanoramica dall’uscita dell’autostrada.

Così quella mattina presto entrai nella Stazione Centrale di Trieste quasi vuota, e un poco emozionato puntai la Biglietteria con l’impiegato sorpreso per il mio abbigliamento de Gita, e dove acquistai il biglietto per la Stazione di Carnia andata e ritorno.
Così, e una volta con il biglietto in mano raggiunsi la zona dei binari con i treni in attesa; e il più modesto, e in sostanza vuoto, portava la scritta Udine – Tarvisio; e scelta la carrozza a vista, mi accomodai vicino al finestrino con la vista al mare.
Viaggio lungo perché il treno anche si fermava alla Stazione di Gorizia per far salire gente che si recava al lavoro; e così anche nella Stazione di Udine Città, e con la sosta però più lunga.
Non mi ricordo poi se ci siano state altre fermate; ma sì che puntuali alle ore otto scesi alla Stazione di Carnia; e per la prima volta.
La sosta per il cappuccino al Bar della Stazione, e come programmato a casa, scesi nell’abitato per poi rimontare l’altra strada in salita fino sulla Strada Statale, e dove dall’altra parte incombeva una bassa e verticale parete lavorata dall’uomo delimitata da un marciapiede che lo percorsi verso un largo rientramento detritico sparso di massi di tutte le misure, e ingentilito da rada e ancora bassa vegetazione. Così m’inoltrai per questo alla ricerca di qualche possibile traccia sottostante la più bassa e rotta parete; e che subito la trovai.
Solo un breve tratto perché falsa; e tornato sui miei passi ripresi la ricerca, e fino a trovarla sul lato a sinistra anche se coperta da bassa vegetazione; e via.

Man mano procedendo anche la liberavo dai rami infestanti e fino a trovarla ben marcata sul pendio erboso roccioso evitando possibili varianti, e sempre più marcata lungo il bordo di un canalino fino a essere chiuso da una bassa parete. Solo che la sotto c’era un tronco d’albero messo di traverso per facilitare il passaggio; e una volta oltre non mi restò che rimontai il breve ripido pendio erboso per uscire sul verde pascolo con il suo ricovero ancora agibile.
Solo che non mi serviva perché nel mio programma c’era il Monte Plauris.
Così tirai su dritto per il pascolo fino a delle costruzioni; e dove avrò trovato un percorso infestato dalla vegetazione che invitava a seguirlo a sinistra, e lo percorsi fino a incrociare un’altro; e che rimontai in salita.
Solo che man mano salendo dall’alto del bosco provenivano rumori da più motori, e fino a uscire sul bordo della strada bianca.
Sì; la stavano allargando; e anche cercando per dove superare le macchine operatrici.
Solo che non ero l’unico spettatore perché sulla mia destra, a una decina di metri, due giovani camosci forse avevano lo stesso problema.
Sì e no: e rimontai il ripido pendio di fronte anche se coperto di mobile detrito; e aggirato il Cantiere, per il pendio boscoso fino a riprendere la vecchia strada bianca, e per me la prima volta, fino al Rifugio Franz.
Solo che di quelle Montagne intorno non conoscevo niente, e non mi restò che rimontare veloce il sentiero per tentare la salita del Monte Plauris che era coperto da quelle che avevo di fronte.

Non ero convinto di farcela, e tanto che rinunciai alla sua salita per tentate quella del Monte che avevo di fronte anche se la parte bassa coperta di verdi.
Così puntai deciso in quella direzione fino sotto la parete, e poi cercando un tratto di parete senza muschio o altro verde perché ghiacciati.
Così attaccai quella cercata, e anche leggermente poggiata che subito la rimontai in bella arrampicata.
Man mano procedendo anche trovai i resti e o tracce di un possibile percorso a rampe di legno sostenute da corde o cavi fino a un percorso lavorato verso destra sulla parete appena poggiata.
Solo un breve tratto; poi volse a sinistra appena inclinato per poi puntare la cresta dove qualche scalino mi facilitò rimontarla ingombra di massi e pietre da prestare attenzione.
Il tempo per cercare un possibile ometto che a vista lo giudicai possibile l’ammasso di pietre subito vicino.

25    panoramica -La Cima della Pala dei Larici 1603 m: 6 novembre 1988.

Restava il tormento della discesa sconosciuta.
Niente; scenderò per la via appena salita; e iniziai il servizio fotografico.

26     M.te AmarianaVerso la Valle del Tagliamento.

27   M.ti Sernio e Creta GrauzariaPanoramica con la Cresta Vettis 1492 m, e i Monti della Carnia.

28   Gruppo del Cuc dal BoorIl Monte Amariana

29  Bivacco BellinaIl Monte Sernio e la Creta Grauzaria.

30 i1 M. Sernio e la Creta GrauzariaGruppo del Cuc dal Bor.

31  Gruppo del Plauris versante NWIl Bivacco Bellina in Val Lavaruzza.

32  Gruppo del Monte PlaurisIl Monte Sernio e la Creta Grauzaria a sollecitarmi alla discesa.

Così una volta sistemato tutto nel sacco iniziai la discesa per la parete nell’ombra scura cercando il possibile per la via di salita; e così metro più metro meno arrivai alla base della parete.
Solo che la sotto arrivava meno luce, e ripresi veloce la discesa puntando a destra senza cercare le tracce fatte nell’approccio, e così fino a incrociare sull’altro versante della Valle il sentiero della mattina che beneficiava ancora della luce prossima al crepuscolo. Lo stesso mantenni un buon passo, e una volta nella zona del Cantiere ormai fermo, trovai anche l’uscita del mio sentiero: – Xe fata!

La restante discesa per quell’ottimo sentiero non ha lasciato ricordi; e così fino a incrociare quello della mattina che seguì fino allo slargo detritico.
Una volta nella Stazione di Carnia ebbi anche tutto il tempo per bere un cappuccino ben caldo; meritava.