Nel Gruppo del Monte Plauris

Trieste, 1 giugno 2019

La mia prima volta in Cima 1958 m

1  Gruppo del Monte Plauris - CopiaIl Gruppo del Monte Plauris ripreso dalla Strada Statale per Amaro.

Un giorno decisi per mantenere la mia forma alpinistica, e che oltre alla nostra Val Rosandra, potrei frequentare nella giornata il Gruppo del Monte Plauris servendomi del servizio Ferroviario.
Solo che di quei Monti non conoscevo niente; e per le prime volte preferì andare con la mia macchina.
Cosi quella mattina la posteggiai in uno slargo a lato della Statale per Stazione di Carnia, e come consigliato da qualche Rivista Sezionale trovata in Sede della XXX Ottobre.
Così una volta pronto seguì un calpestio lungo un dosso che lo seguì fino scendere a destra per il suo fianco in una valle, e scendendo perdendo quota a incrociare il sentiero con qualche bollo rosso

2  Verso le due  CimeLa Punta del Mezzogiorno 1841 m

Sì; e anche se la prima volta capì subito che quel sentiero portava sul Monte Plauris; e così lo rimontai veloce un poco per de qua e un poco per de la verso la difficile parete delimita a sinistra da un ripido canale detritico che sì originava da uno stretto intaglio.

Niente; sarà per un’altra volta, e non mi restò che seguire il sentiero fino in un avallamento detritico sottostante la parete, dove il sentiero voltava a destra per un ripido ghiaione.

3 novembre 1987Verso le due Cime

Certo non era un bell’invito per continuare; ma quella Cima mi mancava, e senza darmi furia lo rimontai fino sulla cresta erbosa dove il sentiero traversava a destra sottostante la parete difficile finale fino a incrociare un invitante canalino.

4  M.te AmarianaNon ci pensai due volte a percorrerlo, e fino a uscire sulla Cresta, e per questa sulla Cima con un’artistica Croce con il Cristo: 3 novembre 1987.

5   verso la Grauzaia Panoramica con il Monte Amariana 1905 m.

6  Monte Lavara e Monti i MusiIl Monte Lavara e i Monti Musi.

7  in discesa ricovero di fortunaRicovero di fortuna.

Sì; non era una bella giornata per attardarmi sulla Cima, ma lo stesso mi presi del tempo per portare a Valle un bel ricordo; e poi la discesa per lo stesso percorso.
Una volta nel vallone le correnti d’aria in quota che muovevano le nuvole mi diedero anche la possibilità di scattare qualche fotografia di quelle Montagne a me sconosciute che non fotografai nella prima salita.

8 il TagliamentoPanoramica con la Valle del Tagliamento.

9 la Val LavaruzzaLa Val Lavaruzza ancora al sole.

10   son foraLa Valle del fiume Tagliamento nei colori del crepuscolo.

11  Quanto fatto.Quanto fatto.

Ritorno nel Gruppo del Monte Plauris 1958 m.

Sì; e dopo una riuscita operazione chirurgica agli occhi per correggere la mia miopia; e tanto che nella vita cittadina non avevo più bisogno degli occhiali neanche per leggere.
Solo che non mantenni la decisione presa di servirmi del treno per raggiungere il Gruppo del Monte Plauris per riprendere la mia forma alpinistica.

La Punta del Mezzogiorno 1841 m.

12a la Punta del Mezzogiorno.Immagine ripresa dalla Cresta di Cervada.

Così quel sabato mattina posteggiata la mia Fiat 500 all’inizio della Val Lavaruzza ancora nell’ombra scura; e senza darmi furia iniziai a rimontare il sentiero ben segnalato, e più avanti anche a incrociare quello conosciuto la volta precedente, e tanto che nella lunga salita non scattai alcuna immagine, e così fino a incrociare un sentiero proveniente da una Forcella erbosa con retrostante folta vegetazione che non conoscevo.

13  la Cima della Punta del MezzogiornoCosì approfittai della pausa per fotografare il canale d’approccio alla sconosciuta Cima in programma; e via.
Solo che rimontato un tratto del canalone, oltre la bassa parete poggiata della Cima Clapadorie 1484 m, prendeva forma man mano la struttura alpina di roccia chiara della Punta del Mezzogiorno con la sua Cima appuntita, e fino a veder conveniente raggiungere la base della parete gradinata sottostante la parete difficile.

14   Quote e Monti sconosciutiVerso la Val Resia

15  Moggio Udinese e la Valle del Torrente GlagnòLa Val Glagnò racchiusa dalle sue Montagne.

Solo che non ricordo se nel traverso trovai un abbassamento della parete o un grande foro che mi consentì di vedere e fotografare la sottostante Valle.

16  3o ottobre 1988Intanto la parete gradinata era terminava delimitata da una serie di stretti diedri non facili.
Niente, e non mi restò che superargli in bella e breve arrampicata per uscire su una cresta a pochi passi dalla Punta del Mezzogiorno: 1841 m 30 ottobre 1988.
Sosta breve perché avevo impiegato più tempo del previsto; e non mi restò che scendere per la via di salita.

17   Mte LavaraLa Val Lavaruzza.

Una volta sul ghiaione, non mancai di raggiungere la Forcella tra la Cima salita e la Cima dei Larici  1603 m.

18  Val LavaruzzaVerso la Punta Grisis m 1217 m.

19  C. dei Larici e   Passo MaleetCima dei Larici  1603 m e Passo Maleet  1653 m.

Non ci pensai due volte e scesi veloce per il macereto per poi puntare la Forcella ancora sconosciuta.

20  dal Passo Maleet verso Carnia e  il M.te AmarianaIl tempo non era il massimo, e così dalla Forcella solo una panoramica verso Carnia e l’Amariana.

21  Punta del MezzogiornoSì; ma per l’impresa ci voleva più tempo a disposizione; e così la rimandai per un’altra volta.

Il tempo per la fotografia, e non mi restò che la lunga discesa per rivivere la Grande giornata.

22a  Gruppo del Monte PlaurisQuanto fatto.

23    sulla CimaPanoramica del versante Nord Ovest del Monte Plauris.

La Cima dei Larici  1603 m.

24   Il Fiume TagliamentoPanoramica dall’uscita dell’autostrada.

Così quella mattina presto entrai nella Stazione Centrale di Trieste quasi vuota, e un poco emozionato puntai la Biglietteria con l’impiegato sorpreso per il mio abbigliamento de Gita, e dove acquistai il biglietto per la Stazione di Carnia andata e ritorno.
Così, e una volta con il biglietto in mano raggiunsi la zona dei binari con i treni in attesa; e il più modesto, e in sostanza vuoto, portava la scritta Udine – Tarvisio; e scelta la carrozza a vista, mi accomodai vicino al finestrino con la vista al mare.
Viaggio lungo perché il treno anche si fermava alla Stazione di Gorizia per far salire gente che si recava al lavoro; e così anche nella Stazione di Udine Città, e con la sosta però più lunga.
Non mi ricordo poi se ci siano state altre fermate; ma sì che puntuali alle ore otto scesi alla Stazione di Carnia; e per la prima volta.
La sosta per il cappuccino al Bar della Stazione, e come programmato a casa, scesi nell’abitato per poi rimontare l’altra strada in salita fino sulla Strada Statale, e dove dall’altra parte incombeva una bassa e verticale parete lavorata dall’uomo delimitata da un marciapiede che lo percorsi verso un largo rientramento detritico sparso di massi di tutte le misure, e ingentilito da rada e ancora bassa vegetazione. Così m’inoltrai per questo alla ricerca di qualche possibile traccia sottostante la più bassa e rotta parete; e che subito la trovai.
Solo un breve tratto perché falsa; e tornato sui miei passi ripresi la ricerca, e fino a trovarla sul lato a sinistra anche se coperta da bassa vegetazione; e via.

Man mano procedendo anche la liberavo dai rami infestanti e fino a trovarla ben marcata sul pendio erboso roccioso evitando possibili varianti, e sempre più marcata lungo il bordo di un canalino fino a essere chiuso da una bassa parete. Solo che la sotto c’era un tronco d’albero messo di traverso per facilitare il passaggio; e una volta oltre non mi restò che rimontai il breve ripido pendio erboso per uscire sul verde pascolo con il suo ricovero ancora agibile.
Solo che non mi serviva perché nel mio programma c’era il Monte Plauris.
Così tirai su dritto per il pascolo fino a delle costruzioni; e dove avrò trovato un percorso infestato dalla vegetazione che invitava a seguirlo a sinistra, e lo percorsi fino a incrociare un’altro; e che rimontai in salita.
Solo che man mano salendo dall’alto del bosco provenivano rumori da più motori, e fino a uscire sul bordo della strada bianca.
Sì; la stavano allargando; e anche cercando per dove superare le macchine operatrici.
Solo che non ero l’unico spettatore perché sulla mia destra, a una decina di metri, due giovani camosci forse avevano lo stesso problema.
Sì e no: e rimontai il ripido pendio di fronte anche se coperto di mobile detrito; e aggirato il Cantiere, per il pendio boscoso fino a riprendere la vecchia strada bianca, e per me la prima volta, fino al Rifugio Franz.
Solo che di quelle Montagne intorno non conoscevo niente, e non mi restò che rimontare veloce il sentiero per tentare la salita del Monte Plauris che era coperto da quelle che avevo di fronte.

Non ero convinto di farcela, e tanto che rinunciai alla sua salita per tentate quella del Monte che avevo di fronte anche se la parte bassa coperta di verdi.
Così puntai deciso in quella direzione fino sotto la parete, e poi cercando un tratto di parete senza muschio o altro verde perché ghiacciati.
Così attaccai quella cercata, e anche leggermente poggiata che subito la rimontai in bella arrampicata.
Man mano procedendo anche trovai i resti e o tracce di un possibile percorso a rampe di legno sostenute da corde o cavi fino a un percorso lavorato verso destra sulla parete appena poggiata.
Solo un breve tratto; poi volse a sinistra appena inclinato per poi puntare la cresta dove qualche scalino mi facilitò rimontarla ingombra di massi e pietre da prestare attenzione.
Il tempo per cercare un possibile ometto che a vista lo giudicai possibile l’ammasso di pietre subito vicino.

25    panoramica -La Cima della Pala dei Larici 1603 m: 6 novembre 1988.

Restava il tormento della discesa sconosciuta.
Niente; scenderò per la via appena salita; e iniziai il servizio fotografico.

26     M.te AmarianaVerso la Valle del Tagliamento.

27   M.ti Sernio e Creta GrauzariaPanoramica con la Cresta Vettis 1492 m, e i Monti della Carnia.

28   Gruppo del Cuc dal BoorIl Monte Amariana

29  Bivacco BellinaIl Monte Sernio e la Creta Grauzaria.

30 i1 M. Sernio e la Creta GrauzariaGruppo del Cuc dal Bor.

31  Gruppo del Plauris versante NWIl Bivacco Bellina in Val Lavaruzza.

32  Gruppo del Monte PlaurisIl Monte Sernio e la Creta Grauzaria a sollecitarmi alla discesa.

Così una volta sistemato tutto nel sacco iniziai la discesa per la parete nell’ombra scura cercando il possibile per la via di salita; e così metro più metro meno arrivai alla base della parete.
Solo che la sotto arrivava meno luce, e ripresi veloce la discesa puntando a destra senza cercare le tracce fatte nell’approccio, e così fino a incrociare sull’altro versante della Valle il sentiero della mattina che beneficiava ancora della luce prossima al crepuscolo. Lo stesso mantenni un buon passo, e una volta nella zona del Cantiere ormai fermo, trovai anche l’uscita del mio sentiero: – Xe fata!

La restante discesa per quell’ottimo sentiero non ha lasciato ricordi; e così fino a incrociare quello della mattina che seguì fino allo slargo detritico.
Una volta nella Stazione di Carnia ebbi anche tutto il tempo per bere un cappuccino ben caldo; meritava.

Una Gita sui Monfalconi

Trieste, 1 maggio 2019

Il Monfalcon di Montanaia 2548 m.

1 panoramicaPanoramica

Sì, e la sua salita era sempre stata nei miei programmi, ma non trovavo mai lo slancio per decidere, così mi ripromettevo al mio prossimo pensionamento.
Poi non andò come propostomi perché trascorsero altri anni; ma arrivò il giorno giusto anche perché desideravo andare da solo, e con il pernottamento al Rifugio Giaf m 1405.
Invece quel pomeriggio di sabato non passai per il Rifugio super affollato rischiando di non dormire neanche sul pavimento; e perso per perso decisi invece d’andare a pernottare al Bivacco R. Granzotto – A. Marchi in alta Val Monfalcon di Forni m 2170 raggiungendolo per la Forcella da Las Busas m 2256; tanto avevo tempo.
Così al bivio dei sentieri traversai la sotto e m’incamminai per quell’altro ben conosciuto prendendo quota e fino al bivio con quello per il Bivacco che non conoscevo; e per una buona traccia lo raggiunsi la prima volta.

2Sì; uno dei tanti canaloni di quelle Montagne; ripido e con il fondo coperto da massi di tutte le grandezze e forme, e che lo rimontai senza darmi furia tanto sull’opposto versante c’è il Bivacco, e sperando che anche questo non sia tutto occupato.

3Solo che una volta in Forcella da Las Busas m 2256 lo spettacolo della Quota 2315 m con il Torrione 2335 m e il Gruppo con la Cima Barbe 2303 m e Cima dei Pecoli 2352 m rimandarono il problema del Bivacco.

4Finito quel primo approccio fotografico, mi rivolsi alle Montagne che mi stavano di fronte già nell’ombra scura.
Niente; e così mi rivolsi al ripido versante a me sottostante e ancora al sole per individuare il Bivacco.
Stretta al cuore perché sottostante non c’erano costruzioni umane, e così iniziai a cercarlo sul versante alla mia altezza contando sul colore rosso dei Bivacchi.
Solo che anche questa possibilità non diede nessun risultato, e così fino a che notai una piccola costruzione su un rilievo ghiaioso erboso; ma non di colore rosso?
Niente; e perso per perso non mi resto che andare a verificare, e senza perdere altro tempo perché il sole che non vedevo era prossimo al tramonto.
Una veloce discesa, e una più lenta salita, e l’avevo di fronte bello e metallizzato a mia disposizione.
Solo che la traccia del sentiero per scendere al Cadinut sul pianoro era coperta d’erba, e che all’alba sarà ancora nell’ombra scura, e per cautelarmi la percorsi per un tratto segnalandola con degli ometti ben visibili che scese la sera.
Il tempo di prepararmi la brandina più alta con le coperte e aprì il finestrino soprastante. Poi accesi le candele che ero uso a portarmi nel sacco, e che restavano accese fino a consumarsi; e finita la spartana cena, non mi restò che guadagnare la mia brandina con i miei interrogativi a cosa andrò incontro.
Solo che ne fui interrotto da versi e fruscii sull’erba prossima al Bivacco, e che valutai essere della fauna alpina in cerca di cibo; e a confermarlo la vibrazione e il suono emesso da un tirante colpito da uno di questi. Più avanti un volatile ingannato dal chiarore della candela andò a sbattere sul vetro del finestrino facendomi sobbalzare.
Poi man mano i fruscii e versi cessarono e mi addormentai.

5  tracciatoLa Forcella das Las Busas e il Bivacco.

Alla luce dell’alba ero già sveglio e pronto per l’impresa; e con la macchina fotografica in mano pronta per riprendere le Montagne intorno con i colori dell’aurora.

6Il Monfalcon di Montanaia e la Croda Cimoliana 2408 m.

7La Punta Koegel 2440 m. e la Cima Veronica 2399 m.

8Il Monfalcon di Cimoliana 2450 m.

Finito di fotografare iniziai la discesa ancora nell’ombra scura; e anche se aiutato dagli ometti qualche indecisione non mancò, e così fino a che il sentiero divenne ripido. Sì, e che mi consentì di vedere il fondovalle e l’entrata nel Cadinut.

9- Orpo! Così abbandonai il sentiero e la puntai veloce un poco per de qua e un poco per de la fino a traversare il fondovalle; e in salita incrociai il sentiero per entrare nel Cadinut congratulandomi della riuscita.

10La Punta Koegel a darmi il benvenuto.

11Sì; e per il ripido ghiaione mi portai sotto le pareti che mi dimenticai di fotografarle; e cosi ho utilizzato quelle scattate dall’amico Armando  Cossutta nel nostro tentativo alla Cima Stalla. Vedi blog 1 agosto 2016.
Solo che per salire sulla sua Cima mi ero programmato di raggiungere la cresta d’unione con la Punta Mantica, e così mi portai sotto la sua parete ancora in parte nell’ombra scura, e pertanto iniziai la salita per l’unico canale al sole e che sembrava promettere e fino a farsi difficile; e alla prima cengia traversai a sinistra fino a raggiungere un profondo canale ancora nell’ombra scura, e che lo rimontai solo un tratto perché non riuscivo a vedere per l’ombra scura per dove passare; e per il percorso fatto tornai alla base della parete, e traversando in salita mi portai sotto la parete della Cima in programma illuminata dalla luce riflessa; e una volta la sotto era evidente per dove salirla.

12Solo che dovetti prestare attenzione perché era facile sbagliare, e in particolare nel tratto superiore dove non mancavano altre possibilità, e così fino sotto l’affilato spigolo finale.
Sì; non era facile, e un quasi obbligato appoggio per il piede sullo spigolo che anche si muoveva. Prestando attenzione, e con un innalzamento, ero sulla cresta quasi orizzontale con la Grande Croce della Cima.

13Sì e no; e per mancanza d’appoggi e con l’autoscatto, per restare nell’immagine dovetti fotografarmi seduto alla base della Croce: 5 settembre 2003.
Una volta ritemprato, e senza darmi furia come propostomi, iniziai il servizio fotografico.

14La cresta non facile che continua verso Sud Est; e di lato la vasta parete poggiata del Monte Pramaggiore 2478 m.

15La Punta Mantica 2503 m, con i Tremila delle Dolomiti.

Il Gruppo del Cridola.

16Il Crodon di Scodavacca 2389 m con la Croda di Mezzo 2463 m; e la Croda Longa 2471 m. La Forcella Ovest del Monte Cridola m 2330; e i Tremila delle Dolomiti Orientali.

17La Forcella Ovest con la Cima Ovest 2564 m; e la Cima Est 2581 m del Monte Cridola.

18La diramazione di quote e Cime importanti degradanti verso il Rifugio Pordenone come la Croda Cimoliana 2408 m, e la Cima Montanaia 2268 m.

19Sì; e finalmente era giunto il tanto atteso momento per fotografare la Cresta e la Croda Ultima del Leone 2401 m, ancora nell’ombra scura.

Il tempo dedicato alle fotografie servì anche per riposare il fisico; e sacco in spalla iniziai la discesa sulla parete illuminata dal sole; e dovetti prestare attenzione a stare sul percorso fatto in salita perché più di qualche volta fui tentato di cambiarlo per uno più facile, e così fino al canale diedro, e fino alla base della parete.

20Solo che nella discesa era arrivata anche la luce del sole, e che illuminò oltre la Cresta del Cadinut, la Cresta del Leone 2403 m, e la Croda Ultima del Leone del Leone 2401 m.

Intanto ero sceso alla base della parete e non mi restava che salire al Bivacco; e una volta uscito dal Cadinut, e non accusando nessuna stanchezza ripercorsi in salita all’incirca il percorso fatto nella discesa.

Al Bivacco non c’era nessuno; e non avendo niente nell’interno lo lasciai chiuso.
Finite le scorte alimentari, e avendo tempo, stavo prendendo il sole nella pace alpina.
Delle voci mi distolsero, e indossata la camicia, andai a loro incontro.
Un adulto e un ragazzino.
Papà e figlio; e la mamma al rifugio Giaf perché non voleva camminare.
Invogliati dalle indicazioni, programmarono di raggiungere il Bivacco, e per il sentiero dal Rifugio, ed erano lì stanchi e provati.
Cicola e ciacola, erano ben contenti d’affrontare il ritorno in mia compagnia.

21Il tempo per farmi fotografare con il Bivacco, e senza furia puntammo la Forcella de Las Busas cercando di non perdere quota.
Sì; e nella discesa mi presi il dovere di stare presso il ragazzo, e fino a incrociare a sinistra il sentiero diretto per il Rifugio per loro due.

22Tracciato della via di salita.

23Panoramica per completare la vasta parete.

24  tracciatoTracciato dell’approccio e salita.