Una Gita sui Monfalconi

Trieste, 1 maggio 2019

Il Monfalcon di Montanaia 2548 m.

1 panoramicaPanoramica

Sì, e la sua salita era sempre stata nei miei programmi, ma non trovavo mai lo slancio per decidere, così mi ripromettevo al mio prossimo pensionamento.
Poi non andò come propostomi perché trascorsero altri anni; ma arrivò il giorno giusto anche perché desideravo andare da solo, e con il pernottamento al Rifugio Giaf m 1405.
Invece quel pomeriggio di sabato non passai per il Rifugio super affollato rischiando di non dormire neanche sul pavimento; e perso per perso decisi invece d’andare a pernottare al Bivacco R. Granzotto – A. Marchi in alta Val Monfalcon di Forni m 2170 raggiungendolo per la Forcella da Las Busas m 2256; tanto avevo tempo.
Così al bivio dei sentieri traversai la sotto e m’incamminai per quell’altro ben conosciuto prendendo quota e fino al bivio con quello per il Bivacco che non conoscevo; e per una buona traccia lo raggiunsi la prima volta.

2Sì; uno dei tanti canaloni di quelle Montagne; ripido e con il fondo coperto da massi di tutte le grandezze e forme, e che lo rimontai senza darmi furia tanto sull’opposto versante c’è il Bivacco, e sperando che anche questo non sia tutto occupato.

3Solo che una volta in Forcella da Las Busas m 2256 lo spettacolo della Quota 2315 m con il Torrione 2335 m e il Gruppo con la Cima Barbe 2303 m e Cima dei Pecoli 2352 m rimandarono il problema del Bivacco.

4Finito quel primo approccio fotografico, mi rivolsi alle Montagne che mi stavano di fronte già nell’ombra scura.
Niente; e così mi rivolsi al ripido versante a me sottostante e ancora al sole per individuare il Bivacco.
Stretta al cuore perché sottostante non c’erano costruzioni umane, e così iniziai a cercarlo sul versante alla mia altezza contando sul colore rosso dei Bivacchi.
Solo che anche questa possibilità non diede nessun risultato, e così fino a che notai una piccola costruzione su un rilievo ghiaioso erboso; ma non di colore rosso?
Niente; e perso per perso non mi resto che andare a verificare, e senza perdere altro tempo perché il sole che non vedevo era prossimo al tramonto.
Una veloce discesa, e una più lenta salita, e l’avevo di fronte bello e metallizzato a mia disposizione.
Solo che la traccia del sentiero per scendere al Cadinut sul pianoro era coperta d’erba, e che all’alba sarà ancora nell’ombra scura, e per cautelarmi la percorsi per un tratto segnalandola con degli ometti ben visibili che scese la sera.
Il tempo di prepararmi la brandina più alta con le coperte e aprì il finestrino soprastante. Poi accesi le candele che ero uso a portarmi nel sacco, e che restavano accese fino a consumarsi; e finita la spartana cena, non mi restò che guadagnare la mia brandina con i miei interrogativi a cosa andrò incontro.
Solo che ne fui interrotto da versi e fruscii sull’erba prossima al Bivacco, e che valutai essere della fauna alpina in cerca di cibo; e a confermarlo la vibrazione e il suono emesso da un tirante colpito da uno di questi. Più avanti un volatile ingannato dal chiarore della candela andò a sbattere sul vetro del finestrino facendomi sobbalzare.
Poi man mano i fruscii e versi cessarono e mi addormentai.

5  tracciatoLa Forcella das Las Busas e il Bivacco.

Alla luce dell’alba ero già sveglio e pronto per l’impresa; e con la macchina fotografica in mano pronta per riprendere le Montagne intorno con i colori dell’aurora.

6Il Monfalcon di Montanaia e la Croda Cimoliana 2408 m.

7La Punta Koegel 2440 m. e la Cima Veronica 2399 m.

8Il Monfalcon di Cimoliana 2450 m.

Finito di fotografare iniziai la discesa ancora nell’ombra scura; e anche se aiutato dagli ometti qualche indecisione non mancò, e così fino a che il sentiero divenne ripido. Sì, e che mi consentì di vedere il fondovalle e l’entrata nel Cadinut.

9- Orpo! Così abbandonai il sentiero e la puntai veloce un poco per de qua e un poco per de la fino a traversare il fondovalle; e in salita incrociai il sentiero per entrare nel Cadinut congratulandomi della riuscita.

10La Punta Koegel a darmi il benvenuto.

11Sì; e per il ripido ghiaione mi portai sotto le pareti che mi dimenticai di fotografarle; e cosi ho utilizzato quelle scattate dall’amico Armando  Cossutta nel nostro tentativo alla Cima Stalla. Vedi blog 1 agosto 2016.
Solo che per salire sulla sua Cima mi ero programmato di raggiungere la cresta d’unione con la Punta Mantica, e così mi portai sotto la sua parete ancora in parte nell’ombra scura, e pertanto iniziai la salita per l’unico canale al sole e che sembrava promettere e fino a farsi difficile; e alla prima cengia traversai a sinistra fino a raggiungere un profondo canale ancora nell’ombra scura, e che lo rimontai solo un tratto perché non riuscivo a vedere per l’ombra scura per dove passare; e per il percorso fatto tornai alla base della parete, e traversando in salita mi portai sotto la parete della Cima in programma illuminata dalla luce riflessa; e una volta la sotto era evidente per dove salirla.

12Solo che dovetti prestare attenzione perché era facile sbagliare, e in particolare nel tratto superiore dove non mancavano altre possibilità, e così fino sotto l’affilato spigolo finale.
Sì; non era facile, e un quasi obbligato appoggio per il piede sullo spigolo che anche si muoveva. Prestando attenzione, e con un innalzamento, ero sulla cresta quasi orizzontale con la Grande Croce della Cima.

13Sì e no; e per mancanza d’appoggi e con l’autoscatto, per restare nell’immagine dovetti fotografarmi seduto alla base della Croce: 5 settembre 2003.
Una volta ritemprato, e senza darmi furia come propostomi, iniziai il servizio fotografico.

14La cresta non facile che continua verso Sud Est; e di lato la vasta parete poggiata del Monte Pramaggiore 2478 m.

15La Punta Mantica 2503 m, con i Tremila delle Dolomiti.

Il Gruppo del Cridola.

16Il Crodon di Scodavacca 2389 m con la Croda di Mezzo 2463 m; e la Croda Longa 2471 m. La Forcella Ovest del Monte Cridola m 2330; e i Tremila delle Dolomiti Orientali.

17La Forcella Ovest con la Cima Ovest 2564 m; e la Cima Est 2581 m del Monte Cridola.

18La diramazione di quote e Cime importanti degradanti verso il Rifugio Pordenone come la Croda Cimoliana 2408 m, e la Cima Montanaia 2268 m.

19Sì; e finalmente era giunto il tanto atteso momento per fotografare la Cresta e la Croda Ultima del Leone 2401 m, ancora nell’ombra scura.

Il tempo dedicato alle fotografie servì anche per riposare il fisico; e sacco in spalla iniziai la discesa sulla parete illuminata dal sole; e dovetti prestare attenzione a stare sul percorso fatto in salita perché più di qualche volta fui tentato di cambiarlo per uno più facile, e così fino al canale diedro, e fino alla base della parete.

20Solo che nella discesa era arrivata anche la luce del sole, e che illuminò oltre la Cresta del Cadinut, la Cresta del Leone 2403 m, e la Croda Ultima del Leone del Leone 2401 m.

Intanto ero sceso alla base della parete e non mi restava che salire al Bivacco; e una volta uscito dal Cadinut, e non accusando nessuna stanchezza ripercorsi in salita all’incirca il percorso fatto nella discesa.

Al Bivacco non c’era nessuno; e non avendo niente nell’interno lo lasciai chiuso.
Finite le scorte alimentari, e avendo tempo, stavo prendendo il sole nella pace alpina.
Delle voci mi distolsero, e indossata la camicia, andai a loro incontro.
Un adulto e un ragazzino.
Papà e figlio; e la mamma al rifugio Giaf perché non voleva camminare.
Invogliati dalle indicazioni, programmarono di raggiungere il Bivacco, e per il sentiero dal Rifugio, ed erano lì stanchi e provati.
Cicola e ciacola, erano ben contenti d’affrontare il ritorno in mia compagnia.

21Il tempo per farmi fotografare con il Bivacco, e senza furia puntammo la Forcella de Las Busas cercando di non perdere quota.
Sì; e nella discesa mi presi il dovere di stare presso il ragazzo, e fino a incrociare a sinistra il sentiero diretto per il Rifugio per loro due.

22Tracciato della via di salita.

23Panoramica per completare la vasta parete.

24  tracciatoTracciato dell’approccio e salita.