Il Monte Canale 2540 m

Trieste, 1 marzo 2019

Una salita avventurosa non portata a termine.

1Il Monte Capolago e il Monte Canale

Non era proprio la stagione giusta perché anche quella mattina noi trovammo le Montagne più intanfanade dell’altra volta; e fatti gli scongiuri non ci restò che trovare conforto al Rifugio Tolazzi con un cappuccino caldo.
Così quasi rassegnati, e dopo il ristoro, al bivio prendemmo a sinistra il sentiero per il Rifugio Lambertenghi – Romanin, e fino al parapetto metallico; e confidando in Giove Pluvio, lo scavalcammo, e via.
Così anche in questo racconto ripresento per l’approccio le immagini leggibili delle Montagne già pubblicate nei precedenti articoli.

2Prendendo quota sul ripido versante ancora nell’ombra iniziò a risaltare la Montagna in programma.

3Così anche prendendo quota anche il Monte Capolago al primo sole.

4Poi man mano avvicinandoci la parete del Monte Canale, e che non ci sembrava facile la sua salita.

5aNon così verso la Valle con le Montagne intanfanade; e dove s’intuisce il lungo approccio fatto.

6Intanto eravamo sulla cengia sottostante la parete verticale che continua in quota puntando il passaggio. sovrastato da una singolare struttura alpina a guardia.

7Sì; e una volta oltre la traccia che continua in quota sottostante la parete che sembra chiudere il passaggio sovrastato dall’altro lato da una singolare architettura alpina.

8Il passaggio ripreso con il teleobiettivo con l’evidente traccia in quota sottostante la parete che sembra chiudere il passaggio.

9Il passaggio in quota sovrastato dalla caratteristica struttura rocciosa; e sullo sfondo la Cresta d’unione tra il Monte Capolago con quello in programma.

1011Una volta superato il passaggio si raggiunse le nostre tracce sotto la friabile parete, e dove ognuno scelse la sua salita rimontando una delle tante evidenti tracce della volta precedente per poi trovarci sulla marcata traccia sottostante la parete finale difficile.

12Solo che l’altra volta Armando deviò anche dalla traccia per riprendere dettagli della nostra prossima Meta.

13Così anche tutto il percorso da rimontare anche noi per la salita al Monte Canale si dovrà volgere a sinistra.
Solo che non avevamo ancora visto quelle diapositive, e necessariamente per la scarsa visibilità si dovette procedere con prudenza, e fino a notare una traccia di calpestio che si staccava dalla nostra per continuare in quota per conto suo.
- Orpo!  Sì, la visibilità non erano il massimo, e perso per perso dovremmo prestare attenzione a non perdere la nuova promettente traccia.

14Così, e forse al displuvio, la traccia iniziò, sempre in traverso, a perdere quota puntando la parete, e man mano scendendo in traverso anche la marcavo mentre la traccia puntava un canale che lo vedevo come la possibile via di salita; e prestando però attenzione a non scendere troppo anche se invitante e facile il ghiaione sottostante.

15La nostra scelta ci dette ragione; e superato l’avancorpo che copriva in parte lo sbocco del canale, e per quel che vedemmo, sembrava ormai fatta, anche se la possibile salita del canale non sembrava tanto facile.

16Solo che una volta nel canale notammo che il basso bordo esterno era anche l’alzata di uno scalino inizio di una cengia; e ben levigata dal passaggio che non aspettava che di essere rimontata.
Così non restò che il traverso accidentato del torrente, e un con un poco d’attenzione per rimontare il primo gradino; e via.

17Nel corso della sua salita non ci demmo furia, anche perché in quella mezza luce i colori delle pareti variavano ripetutamente dai ripetuti giochi di luce con la nuvolaglia.

18

Rosanna e Armando lungo la salita della cengia lavorata che facilita la salita, e in basso il canale e la cengia d’approccio.

19Così cengia dopo cengia il percorso esce dalla parete, e traversa il Vallone spartiacque con la Cima in programma anche se ancora delimitata da uno spigolo di roccia rotta e da uno stretto canale – diedro dove continua senza difficoltà.

20Solo che nell’ultimo traverso della parete poggiata a diedro, facevano mostra di se, e probabilmente a distanze regolari, una decina di grossi chiodi con anello fisso o mobile che c’invitavano a salirla; e sullo slancio la affrontammo, ma senza l’aiuto dei chiodi, e fino all’intaglio di cresta.
Solo che dall’intaglio causa la nuvolaglia non trovai la possibilità di scattare qualche fotografia, e necessariamente rimontai lo spigolo fino a trovarla per un’immagine.

21Solo uno scatto; e riuscì a riprendere solo il più elevato dei Campanili della Cresta; e oltre a questa e in fondo, e in parte scoperta, l’Obere Wolayer Alpe.
Solo che lo spigolo salito per la fotografia non era stato facile; e così anche nel primo tratto della Cresta che continuava nella nuvolaglia.

22 -Così cicola e ciacola si decise per la rinuncia a proseguire; e per me, e con la mia macchina, la fotografia della quota raggiunta: 12 agosto 1993.
Non era stata la giornata per attardarci sulla quota raggiunta; e cercando man mano i tratti facili ci trovammo ben presto sul sentiero della via di Guerra; e lo percorremmo fino a vedere la Cima in programma.
Ancora un controllo dell’ora; e iniziammo la lunga discesa.

23 discesaIl Vallone aggirato in quota nella lunga salita.

24 tracciato OKTracciato

25   piantina

Piantina