Non sempre il tempo è bello…

Trieste, 1 novembre 2018

Un giorno a casa, e mentre stavo sfogliando la nostra rivista Le Alpi Venete levata dalla cassetta postale, mi soffermai sulla relazione della nuova salita dei fratelli Peratoner, sulla parete W della Torre di Clap Piccolo 2462 m; e con Mario Casini e Mario Di Gallo.
Così fidandomi della loro relazione avendo già ripetuto alcune prime salite, e non essendo tanto difficile, la proposi all’amico Armando Cossutta che non aspettava altro.
Solo che quella mattina trovammo le Cime delle Montagne intanfanade da nuvole vaporose che non portano pioggia; e fiduciosi da Sappada scendemmo al posteggio nei pressi del fiume Piave; e poi rimontare il conosciuto sentiero del Rio di Enghe.
C’era poco d’ammirare e o fotografare intorno; e così anche quando prendemmo a sinistra il sentiero per il Passo di Elbel m 1967, e che lo rimontammo solo un tratto sul ripido per poi volgere a sinistra nel Cadin di Elbel circondato da Montagne e pareti conosciute l‘altra volta.

1 panoramicaPanoramica

2 Campanili di ElbelCampanili di Elbel

3I Campanili di Elbel, il Creton di Clap Grande e il canale che gli delimita dal Creton di Clap Piccolo.
Fatto il primo bottino di fotografie, non ci restò che rimontare il Vallone; e man mano procedendo, e cicola e ciacola anche a studiare la parete che dovremmo salire.

45Ormai vicini le stesse immagini con la nostra Meta in primo piano, e la parete NW delle Crete Brusade.

67Solo che prima traversai sotto le pareti dei Campanili di Elbel per fotografarle perché ancora da salire; e poi fino alla prossima sosta; e che Armando approfittò per aumentare il suo bottino fotografico.

8Una volta riuniti con l’ultima traversata per sfasciumi e neve ci portammo alla base della parete per iniziare la salita.

9Sì; ma la sotto sul momento la situazione non era il massimo con scarsa luce e più sopra la nebbia.
Niente; nella salita staremo attenti a non affrontare i tratti difficili; e via.

1011Una volta in parete tutto diventò più facile, e così anche la luminosità che ci consentiva di salire senza tentennamenti lunghezza dopo lunghezza; e sottostante il percorso d’approccio che pareva più difficile.

1213Non solo di salire; ma anche a poggiare a destra perché si fa più stretta delimitata da pareti verticali scure e strapiombanti che non erano il massimo.
Poi inaspettato uno spacco che la divide in due parti… e l’interna lavorata a rampa in salita che ci permetterà di rimontarla.

14Sì; e senza grandi difficoltà per quella roccia liscia e compatta; e tanto da non poter conficcare un chiodo per assicurare la salita dell’amico che non vedevo.

15- Armando, vien e sta tento. Così accompagnai la sua salita con la corda tesa a spalla; e così fino a vederlo.

16Intanto la rampa man mano si restringeva sempre più poggiata sottostante la parete verticale; e a far da guardia la Torre Pesaris anche se solo parziale.

17Così, e per guadagnare tempo una volta in terrazzino invitai Armando a proseguire ancora per un tratto perché la cengia termina delimitata da un canalone; e oltre risaltava il Torrione Pesaris delle Crete Brusade.
Sì e no; e per non perdere tempo tornammo sui nostri passi fino a vedere per dove riprendere la salita.

18Non ho ricordi su quella facile e friabile parete, tranne che per la vista dei Campanili di Elbel alla nostra altezza.

19Panoramica

Intanto avevamo raggiunto una cengia di sfasciumi in salita sottostante la parete verticale, e da dove Armando scattò una panoramica con i Campanili di Elbel.

20L’amico nel traverso in salita.

Cicola e ciacola, anche se facile, decidemmo di percorrerla legati uno per volta per prendere un poco di riposo, e fino a che girai lo spigolo dove, anche se di poco cambia il versante.

21- Armando vien. Così fotografò la Cresta delle Crete Brusade.

Poi ripresi la salita per la parete sempre leggermente poggiata portandomi verso il centro dov’era più compatta.

22Poi per non perdere tempo nei terrazzini, e d’accordo, decidemmo di proseguire a comando alternato.

232425Così fino sotto l’ultimo tratto della parete difficile finale.

26Sì; ma noi due la rimontammo ancora non solo per fotografarla, ma anche per vedere per dove salirla, e così fino sotto la parete finale strapiombante attraversata da una cengia che non si affronta direttamente, ma più a destra. Solo un tratto in quella direzione perché la parete verticalizza; e per questa fino a che trovai la possibilità per far terrazzino.
Una volta riuniti ripresi la salita sulla parete che gradatamente poggia, e fino a montare sulla detta cengia?
Sì; avevo ancora corda, e la percorsi fino sotto lo stretto canale ostruito da un masso; e invitando Armando a raggiungermi.

27Una volta riuniti, e con il morale alto, per non perdere tempo lo invitai a proseguire; e scherzosamente per meritarsi la Cima.
Il tempo che superasse il masso ed entrò… e senza notizie fino a Tullio vien.
Sì; e mi aspettava al displuvio delimitato da differenti pareti verticali?

2829Così decidemmo di salire per quella più facile e corta; e Armando per primo a raggiungere l’artistica Croce della Cima: 19 agosto 1984.

30Una volta ristorati passammo alle fotografie; anche se la sequenza per illustrare l’articolo é stata modificata.

31Panoramica

32Il Creton di Clap Piccolo 2439 m, le Crete Brusade 2393 m, e in primo piano la Torre Pesaris 2430 m.

33La Torre Sappada 2442 m

34Il Gruppo del Creton di Clap Grande 2487 m.

35Verso la Val Pesarina

36Crete Brusade: il Creton di Clap Piccolo 2439 m.

Una volta finito il servizio fotografico non ci restò che affrontare la discesa per il canale opposto a quello della salita; e che i fratelli Peratoner scesero con alcune corde doppie.
Così legati scendemmo uno per volta al displuvio, e a seguire un tratto per il canale alla ricerca di un possibile chiodo per la corda doppia. Non lo trovammo; e lo misi io per assicurare a spalla la discesa d’Armando alla sua ricerca; e fino a trovarlo.

37La parete Nord del canale della discesa.

38La prima corda doppia.

Lo stesso arrivò la sera; ma per nostra fortuna la luce riflessa del crepuscolo illuminava il canale quel tanto perché vedessi i chiodi infissi per le restanti due o tre doppie; e l’ultima con il chiarore della luna.

Senza darci furia perdemmo solo il tempo per sistemare il materiale nei rispettivi sacchi, e iniziammo a scendere le balze rocciose ancora nell’oscurità puntando la Forca di Clap Grande m 2230 illuminata dalla luna.
Solo che scendendo notai che il macereto sottostante illuminato dalla luna era di due tonalità; e quella chiara dovuta al macereto di rocce facili.
Armando anche se non proprio convinto acconsentì; e via per queste a mezza costa e cercandole di volta in la volta e fino veder conveniente assecondare il ghiaione scendente la Forca; e dove ci concedemmo la meritata sosta.
Tanto restava solo la lunga conosciuta discesa al chiaro di luna.

39Tracciato completo

40Piantina.