Due salite sulla Cresta di Enghe

Trieste, 1 ottobre 2018

Tentativo alla Cima 2414 m

Dopo l’avventurosa Gita del 20 settembre 1986 con la riuscita salita della Quota più elevata e senza nome della Cresta Ovest, mi restava ancora di portare a termine la salita della più elevata della Cresta di Enghe.
Solo che quella mattina la Montagna era tutta intanfanada, anche se per noi non cambiava niente conoscendo per i tentativi fatti quasi tutto il percorso per la detta Cima.
Così per illustrare l’approccio ai lettori sono ricorso alle fotografie scattate la prima volta.

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2Versante Sud Est.

3Panoramica dalla Forcella di Mimoias m 1976  con il Fondovalle, e i Monti a chiuderlo.

4In salita verso la Cresta Ovest.

5La Cresta Ovest.

6 7Panoramiche con il Fondovalle.

8Così ho inserito anche questa piantina più estesa per consentire la lettura dei nomi dei Monti intorno.9

10Il Foro che permette di passare sull’altro versante, e sostare sopra una parete precipite nel vuoto; e il Cadore.

11 La Terza Grande 2586 m.

12Senza perdere tempo ci portammo a destra e sotto la parete incombente per usufruire delle larghe fessure che facilitano la discesa in un canalino che termina sulla larga cengia di sfasciumi.

13 La parete precipite con il vano oscuro del foro.

Sì; e poi via veloci per la cengia conosciuta che scorre sotto la parete prendendo e perdendo più volte quota e superando delle strettoie tra corte pareti; e dove la sotto si perse solo il tempo per ricordare la nostra salita sull’anticima Ovest dell’altro anno.

14Riprendemmo il traverso; e sempre più facile, e in discesa, e così, e solo, fino alla base della parete in sfasciumi della Cima in programma.
Solo che gli amici progredivano lentamente; e così iniziai a salirla alternata da brevi pause.

15Avrò anche superato il punto raggiunto la prima volta; e così diedi voce agli amici che andavo a veder quello notato l’altra volta.

16Così traversai a destra sotto il pilastro per poi rimontare la breve parete fino a una cengia di sfasciumi che m’invitava a entrare in un canale che portava in alto nella nebbia.

17Sì; non era difficile, e senza darmi furia iniziai a rimontarlo fino in uno slargo del camino; e dove preferì attendere gli amici per poi decidere insieme per dove continuare.
Arrivarono anche se lentamente perché Armando non stava bene.
Sì; la Cima doveva essere soprastante, e per arrivarci c’erano due possibilità.
Sulla destra salendo per uno spacco della parete che permetteva di uscire dal camino verso rocce chiare e facili; e l’altra continuare per l’oscuro camino e nella nebbia.
Così uscimmo a destra, e a seguire per un pendio di corti salti di roccia ed erba; e dove Armando si fermò.

18Dall’altro lato invece continuava una cresta rocciosa erbosa, e più alta di noi!
Niente; e perso per perso restammo uniti su quella raggiunta: 2 agosto 1987.

19 Così anche la costruzione dell’ometto.

20 La Quota da noi tre salita il 20 agosto 1986; e presente nel blog …..

 La sosta lassù non era il massimo, e aspettavamo il benestare d’Armando per iniziare la discesa; e così fino a quando avvertì il freddo.
Solo che una volta in piedi si sentì a suo agio, e non volle la sicurezza della corda.
Così iniziammo la discesa con cautela che presto si dimostrò inutile anche perché con il movimento gli era ritornato il calore corporeo; e ancora meglio una volta sulla parete facilitati dalle tracce lasciate nella salita.
Così anche il lungo traverso, e fino sopra la parete precipite; e dove legati alla corda ho assicurato la loro singola discesa per il Foro.
Una volta riuniti, e con la corda nel sacco, ci restò solo la facile discesa al sentiero conosciuto.

21Tracciato

22Piantina

Un ritorno imprevisto e avventuroso.

23Panoramica della Cresta di Enghe ripresa la prima volta.

 Sì; e quella senza quota e nome che si raggiunse la prima volta con l’amico Armando Cossutta il 22 giugno 1985; e ora Cima di Mezzo e quotata 2343 m.

 Alla ricerca di una possibile nuova salita.

 Nel corso della settimana un’improvvisa richiesta dell’amico Daniele Sandri perché organizzassi per lunedì una Gita; e che veniva anche l’amico Sergio Hrovatin.
- Orpo. Sì, perché contando sulle loro capacità, potrei anche tentare di realizzare quanto da me osservato nel corso della salita fatta su quei Monti con l’amico Armando Cossutta il 22 giugno 1985, e che nonostante la scarsa visibilità, potei notare in alto sulla Cresta dal gioco chiaro e oscuro, la possibilità di un possibile passaggio.

24 Panoramica della Cresta di Enghe.

Così anche quella volta posteggiammo la macchina sul prato verde prima del tornante, e una volta pronti seguimmo la traccia per incrociare la strada bianca per Casera di Mimoias 1823 m, e oltre fino ai pascoli, e dove dal punto giusto fotografai l’esteso versante del Gruppo, ancora sconosciuto.
Sì, la giornata prometteva, e così anche mostrai agli amici il mio possibile programma; e via per il sentiero conosciuto e fino a vedere conveniente traversare la mugheta, e così anche più avanti conveniente affrontare il ripido ghiaione soprastante a quello dei massi, e chiuso in alto da una Cresta con il possibile passaggio.
Solo che non era il massimo con il fondo meno stabile e cosparso di massi di media grandezza; e in quel tratto di moderata pendenza ma faticoso per gli amici forse meno preparati, e tanto che ognuno poi scelse il suo percorso e senza darsi furia.
Lo stesso ci furono le pause; e così anche più avanti sul ripido e fino a essere chiusi dalle oscure pareti intorno dove risaltava oltre un vasto spacco rettangolare quasi regolare, un’altra di luce abbagliante?
Solo che non ci demmo furia; e cercando i punti migliori e con meno fatica arrivammo sul limite dello spacco. Sì; e forse anche sconosciuto; ma questo importava a me.
Non cantammo vittoria perché prima dovevamo verificare la percorribilità del canale incrociato quasi allo stesso livello e che scendeva a valle per conto suo; mentre a monte risaliva ancora un breve tratto con la pendenza giusta, e coperto da detrito medio piccolo di colore giallo rosa, e all’inizio coperto d’erba.
Poi cicola e ciacola decidemmo anche di valicare il passaggio contemporaneamente; e una volta riuniti nel canale detritico cercammo di vedere per dove uscire.
Sì; e proprio sulla stretta parete verticale illuminata dal sole dove origina, risaltava uno spacco che era tutta una promessa.

25Così anche aspettai che lo raggiungessero per la fotografia.

 Una volta riuniti, e senza vedere niente, non ci restò che rimontarlo anche facilitati dai massi quasi disposti a gradini, e fino in un canale in salita di roccia compatta verso Sud Est?
Niente; e fatto il punto della situazione non ci restò che rimontare il canale fino a poter volgere a destra sulla Cresta principale con la speranza di trovare qualche ometto, e soprattutto quello della quota 2343 m in programma per poi scendere per la facile via normale solo intravista.
Così, e dopo aver percorso un tratto di canale, puntammo alla Cresta che la seguimmo fino a trovare l’ometto desiderato: 22 settembre 1997.

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Perdemmo solo il tempo per le fotografie della Cima approfittando della regalata schiarita che era nuovamente tutto intanfanado; e così tra un boccone e l’altro, decisi di scendere per la più conosciuta e sicura via del versante Est.
Così fuori la corda perche non si sa mai, e seguimmo in quella direzione le tracce di calpestio e qualche ometto fino a trovare le rocce facili che ci portarono nel canale in quella stagione senza neve; e senza la nuvolosità.
Così tutto diventò più facile; e al punto giusto la traccia marcata ci invitò a prendere quota, e in traversata per la cengia presto erbosa uscire a destra in parete, e a seguire la sua discesa assicurati dalla corda per l’unica difficoltà di tutta la Gita.
Intanto la nuvolosità era svanita; e valicato il Passo di Elbel 1963 m, ci restò solo che la tranquilla discesa al sole.

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