Alpinismo sulle Crete di Palasecca

Trieste, 1 ottobre 2016

Sì; quel giorno le avevo intraviste a lungo nell’attesa che il tempo migliorasse dopo aver rinunciato la salita alla Cima della Creta Grauzaria; e anche promettendo che sarei andato a conoscerle perché la Castiglioni in mio possesso non dava tanto spazio al Gruppo; e così anche per queste Cime non mi restò che aspettare la promessa riedizione.

Una volta in mio possesso non corsi subito per salirle; e solo per vederle programmai la salita del Monte Sernio 2187 m, per lo spigolo NW partendo dal Pra di Lunze m 910.

Era una giornata bellissima, e tanto che non persi tempo a fotografare le prime quote nascoste dalla vegetazione e o nell’ombra scura; e via.
Tutto diverso e al sole una volta sul bordo del vasto ghiaione basale delle Crete, e per riprenderle meglio anche lo rimontai un tratto.

pm01 panoramicaPoi le brevi traversate nel verde riposante delle Malghe Palasecca di Sotto m 1093 e di Mezzo m 1126, e il traverso del ghiaione per incrociare il sentiero per il Rif. Monte Sernio m 1419; e senza fermarmi fino ad un intaglio di cresta dove decisi l’approccio avventuroso in quota allo Spigolo NW.
Sì, e già salito il primo di giugno del 1969 con l’appena conosciuto Luciano Marega proprietario dell’automobile, per l’appunto; e d’altri amici che non ricordo, e iniziando dall’Osteria del Manzio a Bevorchians.

Così iniziai tranquillo la salita anche perché sulla roccia c’erano evidenti tracce di passaggio e qualche bollo rosso; e cosi fino in Cima: 21 agosto 1992.

pm02 Pale del LarisNon ero il solo; e alcuni alpinisti stavano proprio commentando rispettosi il Gruppo delle Crete di Palasecca.
Nella discesa rifeci lo stesso itinerario fino all’attacco della parete, e dove e per non perdere quota, valutai conveniente traversare in discesa lungo la parete W: e via.
Così traversando per le cenge sottostanti e per quelle soprastati, e con alcuni tratti di non facile arrampicata, scesi sul ghiaione basale più alto del sentiero.
Così fotografai alcune quote della Palasecca poco visibili dal sentiero completando quanto propostomi.

pm03 panoramicaRestava solo di tornare alla Sella di Pra di Lunze; ma per evitare il ghiaione preferì traversarlo e scendere per la bassa vegetazione.
Così, e cercando i tratti erbosi, nella mugheta trovai una piccola radura dove sgorgava l’acqua che si sperdeva in un canalino tra il verde.
Alt, e ferma tutto perché stavo patendo la sete; e anche per terminare le ultime provviste.
Una volta rinfrancato decisi di scenderlo mantenendo la direzione, e fino ad incrociare il sentiero della mattina.
- Xe fata! Mi girai verso le Crete di Palasecca in ottima luce per un’altra fotografia. Solo che intorno al collo la macchina non c’era più; e così anche nel sacco: persa.

pm04 Piantina correttaA casa, e con la Guida aperta, e contando su quello che avevo visto, decisi di salire il Monte Palavierte 1785 m; e per il non facile canalone Nord salito U. Leschiutta, Celeste Simonetti e Roberto Simonetti il 20 aprile 1981.

Così quella mattina di sabato dalla Sella di Lunze m’incamminai per la strada bianca alla ricerca del canale d’approccio; e lo trovai anche subito, ma ricco d’acqua.
Niente; e tornai un tratto sui miei passi, e poi dritto per il pascolo fino vederlo… in quel punto più largo e piatto con un velo d’acqua; e che più avanti si sperdeva nella vegetazione ormai senza acqua, e così fino a trovarlo chiuso da un dosso roccioso che non è stato facile da superare. Poi seguì una traccia che mi portò sul bordo di un pianoro quasi circolare coperto da bianco detrito, e in parte chiuso da pareti ancora nell’ombra scura.

pm05 canalone Sud- Orpo! Sì, e anche stretta al cuore perché la più vasta di fronte è divisa in due parti dal canale verticale che dovrei affrontare.
Una volta la sotto, e con luce migliore, il canale non mi sembrò il babau intravisto, e risaltava anche il masso incastrato che aspettava la sfida.

pm06 dal terrazzino con iò massoCosì anche la roccia levigata del canale, ma con gli appigli giusti: e via convinto in bell’arrampicata un poco per de qua e un poco per de la e fino sul ripiano detritico sottostante il masso poco più di mezzo metro; e da dove fotografai quanto fatto.

pm07 paso sotoPoi mi rivolsi al masso e iniziai salirlo… niente.

pm08 da sopra il massoCosì sconfitto non mi restò che umilmente passagli sotto e superarlo internamente; e montandogli sopra anche per fotografare quanto fatto.

pm09 qua xe facilepm10 spettacoloDal masso passai sulla parete che man mano diventa facile, ma su roccia sporca di detriti, e fino entrare in un canale che poggia gradatamente all’intaglio che lo chiude, ma ingentilito da piante verdi.

pm11 forse il PalavierteFatto il punto, non mi restò che salire la facile cresta di lato, e così fino in una piccola radura sospesa ricca di vegetazione sottostante una cresta di roccia bianca che poteva anche essere la Cima? Così mi tenni la sotto rimontando l’evidente percorso dei camosci.

pm12 non manca che la nebbiaSolo che improvvise arrivarono delle nebbie a complicare la situazione allarmandomi.
Invece com’erano arrivate se me sono anche andate, e mentre ero arrivato in un intaglio tra due quote rocciose.

pm13 l'AmarianaCosì, e per non perdere il momento fotografai subito l’Amariana proprio di fronte.

pm14 semo venudi de laDall’intaglio anche la piccola radura sospesa.

pm15 devi eser questoPer completare le novità fotografai anche lo spigolo arrotondato della quota in parte rocciosa incombente; ed iniziai a scendere perché la mia Meta è coperta dalla quota opposta; e man mano scendendo anche guardando intorno…

pm16 Cuel Mauronpm17 no par vero- Orpo! Ferma tutto perché verso Est su una cresta scura e in controluce risalta un buco! Sì, e che mi tentò, e tanto da cambiare il programma per andar a veder la novità; e via.

pm18 tracciatoSolo che non conoscevo quella Montagna; e dovetti prima aggirare scendendo la base del detto spigolo incombente di roccia difficile; e poi cercare un percorso sul versante infestato da mughi, e così fino sulla cresta che porta in quella direzione.
Ancora solo un tratto perché man mano la mugheta dirada, mentre la cresta prende quota e diventata difficile.
Niente; tornai sui miei passi fino a vedere sottostante il versante Nord, una stretta cengia rocciosa che prometteva; e senza pensarci due volte ero la sopra.
Sì; continuava il traverso fino ad esaurirsi sovrastata da una liscia parete; e via.
Una volta la sotto pensai alla rinuncia; ma anche a trovare qualche possibilità per continuare.
Era la giornata giusta perché c’era; solo che dovevo salire una decina di metri e traversare.
Sì e no; e con cautela affrontai la parete, e fino a vedere l’inizio di una cengia; e che raggiunsi con un traverso non facile.
Solo che era stretta, ghiaiosa, poi in salita e sul vuoto; e al suo termine passare sull’altra sempre in salita, ma in senso opposto.
Intanto la parete incombente gradatamente termina delimitata da un corto canalino con alcuni gradini insicuri che rimontai fino sulla cresta; e costruendo subito l’ometto per il ritorno.

pm19 quanto fattoCosì anche la foto per documentare quanto fatto.

La cresta e subito solcata nella sua lunghezza da un facile canale; e lo rimontai fino sulla cresta, e cercando il percorso migliore arrivai sul punto più alto e senza traccia d’ometto del Cuel Mauron 1814 m: 7 settembre 1992.

Niente sosta; e via per la corta mugheta seguendo una non recente tagliata dei grossi rami; e a seguire tenendomi sul limite della cresta fino a trovare l’intaglio giusto per scendere e poi montare sul masso a ponte che forma il buco.
Volevo anche fotografarlo; ma non trovai l’inquadratura giusta, e per non perdere tempo rinunciai.

pm20 7 settembre 1992Così tornai veloce sulla Cima per costruire l’ometto e per la fotografia.

pm21 tracciatoPoi un giro di fotografie che nel tempo si sono rovinate; e tanto da non poterle pubblicare.

pm22 quote sconosciuteSosta breve perché l’invito a tentare le Quote sconosciute e senza nome di fronte fu più forte; e via veloce in quella direzione.
Poi la solita vocina mi consigliò che era il caso di rimandare il tentativo; e di finire quello programmato. Giusto; e ritornai sulla Cima.

pm23 M.te Sernio Cresta PalaseccaIl Monte Sernio e la Cresta della Palasecca

pm24 intaglio Cresta e Monte PalaseccaL’intaglio con il Monte Palavierte

pm25 Monte PalavierteIl Monte Palavierte dove è evidente il percorso per salirlo

pm26 verso la pianuraLa cresta che degrada verso la pianura

Scendendo dal Cuel Mauron prestai attenzione per non mancare l’ometto; poi la cauta discesa per le due cenge opposte marcandole con le pedule per un possibile ritorno.
A seguire la discesa difficile della corta e liscia parete.
Sì; e più avanti e sulla cresta, e come osservato in salita, scesi per le facili rocce dove la mugheta era diradata, ed in traverso sull’erba, e ben sotto l’intaglio puntando l’inizio del marcato sentiero di salita sul Monte Palavierte difeso da una breve mugheta; e via.

pm27 Cima  PalavierteRestava solo, e senza darmi furia, di salire il sentiero appena pulito dai mughi fino in Cima: 7 settembre 1992.

pm28 Cuel MauronIl Cuel Mauron appena salito

pm29  quota 1736 mLa quota 1754 m; la più alta delle senza quota e o senza nome

pm30 Pra di LunzePanoramica con sottostante il Pra di Lunze, e base di partenza

La veloce discesa dalla Cima per il rifatto sentiero che continuava così verso Valle era il massimo.
Sì; era la giornata giusta; e scendendo tranquillo anche accarezzando la possibilità di salire il Monte Palavierte d’inverno contando su questo percorso.
Il sentiero poi traversa a lungo quasi in quota con dei passaggi unici; e fino al ritrovo o rifugio di cacciatori.
Così, e forse perché distratto, seguì il sentiero fino a che capì che era quello per Sella Dagna m 1020, mentre io dovevo scendere al Pra di Lunze.
- Orpo! Poi perso per perso, anche perché il sentiero scorre prossimo alla cresta boscosa non mi restò che rimontarla, e scendere per l’altro il ripido versante puntando in quella direzione, e raggiungendolo anche presto.

pm31 PIANTINA