Bulgaria, II parte: 10 sett. 1972

Trieste, 1 luglio 2016

Così quella sera, ma probabilmente già nella discesa della parete, “Zorro“ ci comunicò che domani sarà un giorno di riposo; e così andremmo in visita al Monastero di Rila dove e durante l’occupazione Turca era stata salvata la loro Cultura.
Certo; e restammo anche sorpresi perché eravamo convinti d’essere venuti solo per arrampicare; mentre loro avevano anche messo in programma alcune visite Culturali con l’accompagnatore “Zorro” che era professore e uomo di cultura.
Solo che di questo ci rendemmo conto nel viaggio di ritorno ripassando quanto fatto e visto con lui in quei giorni; e non lo dimenticheremo il brav’uomo.

Così ce la prendemmo comoda, e partimmo a metà mattina in abiti civili.
Viaggio monotono per una strada stretta, e con tratti in salita e tracciata nella fitta vegetazione e senza incrociare nessuno, e così fino ad un pianoro erboso circondato da alture coperte da fitta vegetazione, e subito il Monastero di Rila.
Il tempo di metterci in ordine, e via con il nostro accompagnatore a farci da cicerone.

bu32 Rila-Santuario

bu33 particolari

bu34 particolari

bu35 particolari

bu36 particolari

bu37 particolari

bu38 particolariPer la giornata successiva non c’erano altri impegni; e lungo la strada del ritorno formammo le cordate, ed io sempre con Fabio Covacich.

bu39 settore con tracciatiCosì la mattina una scorsa alle Tabelle, e decidemmo per la via Besingi di V°; e su un’altra struttura rocciosa della Falesia.
Una volta individuata ci portammo la sotto, e dove un diedro di roccia chiara era l’unica possibilità per superare il primo salto di parete.
Così nei preparativi cicola e ciacola anche la sua richiesta di fare tutta la salita da primo.

bu40 sulla BezinghiFabio nella salita del diedro facilitata dai suoi arti inferiori.

bu41 xe dificileNon cosi più sopra dove il diedro diventa difficile, e si arrampica sulla parete esterna.

bu42 ultime difficoltàNon ricordo per quante lunghezze di corda; ma raggiungemmo la Cresta della struttura.

bu43 quanto fattoSì; e che sembrava quella dell’altra volta, e dove Fabio desiderò scattarmi una foto.
Così proseguimmo fino a trovare una pennellata rossa dove l’apice della cresta perdeva quota nell’altro versante.

bu44 la finisi quà

bu45 meritavaLa giornata non era il massimo; e scattate le foto iniziammo la facile o segnalata discesa da non lasciar ricordo.

bu46 settore con tracciati

bu47 amiciziaNel pomeriggio venne a farci visita in Rifugio uno dei soci che ci accolsero il giorno del nostro arrivo in Rifugio; e che parlava anche lui un poco di Tedesco scolastico.
Così, e quando decise di rincasare a Vratza, uscimmo insieme perché nella Piazza c’era il barbiere.
Poco prima d’arrivare mi diede le dritte per come trovarlo, e c’incamminò in direzione d’alcune casette.
Una volta nella Piazza trovai subito il servizio, ed entrai.
Nessuna difficoltà perché il barbiere aveva anche lavorato in Italia, e capiva e parlava la nostra lingua.Tornerò da lui ancora una volta.

Il giorno successivo era in Programma la visita di uno Stabilimento Metalmeccanico; e dove nel vasto refettorio avevano preparato una tavola per noi per il pranzo.

bu48 visita sul  DanubioCosì anche l’ultimo giorno per la visita dell’Azienda Agricola con pranzo, sulle sponde del Danubio; e dove “Zorro” ci raccontò del recente Congresso sulla lingua esperanto; e lo stesso nome poi dato ad un isolotto.
La stessa sera cena d’addio in un ristorante di Vratza con Autorità e Soci.

La mattina partimmo salutati da alcuni Soci?- E “Zorro”?

bu49 ZorroSì; ci aspettava più avanti e solo nel letto asciutto del Torrente.
Ferma tutto, e scendemmo a raggiungerlo.
Si vedeva nel viso la sua tristezza per l’addio; e anche per lui quella sarà stata una nuova esperienza.
Uno scambio di fotografie; e il grazie di tutti noi per quanto datoci.

Ci fermammo nella Capitale per acquistare qualche ricordo da portare a casa; e fissando l’ora di partenza dal posteggio.
Entrai nel primo grande Centro Commerciale incontrato, e visitando i vari piani comprai per Heydi alcune confezioni d’Acqua di Rose che ci teneva; e per la figlia Ester e nell’attesa che cresca, un giubbotto di pelle, e per la casa alcuni piatti di legno scolpiti. Così, e per non far tardi tornai alla partenza.
Fortuna volle che le fotografie pubblicate le scattai il giorno del nostro primo arrivo perché non si sa mai.

Bu50 Sofia-veduta

bu51 veduta

bu52 veduta

bu53 veduta

bu54 veduta

bu55 veduta

bu56 veduta

bu57 vedutaCicola e ciacola nei giorni precedenti, e tutti d’accordo, avevamo deciso di rientrare a Trieste per la strada panoramica che si sviluppa lungo la costa della Jugoslavia.

bu58 verso il mareCosì Carta Stradale sempre a mano puntammo in quella direzione.
Lungo la strada, e nel buio, qualcuno chiese una sosta per cenare; e una volta controllata la Carta, seguimmo un’altra verso un centro abitato.
Solo che prima c’era la Stazione Ferroviaria, e davanti alcune tavole calde di carne e birra.
Ferma tutto; non era il massimo, ma non perdemmo tempo.
Tornammo sulla strada principale e senza traffico che iniziò a prendere quota; e dopo alcuni tornanti, una volta sul piano la sola Casermetta con il passaggio di Confine.
Faceva freddo lassù; e ci controllarono solo a vista con i Passaporti.
Lo stesso copione anche sull’altro; e una volta oltre tirammo un sospiro liberatorio; e via in discesa.
Trovammo un bivio; e le scritte riportate illuminate dalla nostra lampadina non furono bene interpretate. Sì e no; e volgemmo a destra.
Solo che la strada entrò nel bosco e sempre più restrinse e con il fondo naturale.
Alt; e ferma; e cicola e ciacola decidemmo di continuare, anche perché impossibilitati a girare il “Duilio”.
Faceva freddo lassù; ed alcuni chiedevano di dormire.
Niente, perché il nostro autista voleva continuare per mantenere il programma.
Così passai davanti per fargli compagnia, mentre loro si distesero sui posti a sedere.
Dopo un tratto sul piano, la strada bianca iniziò a scendere nel fitto bosco e a tornanti.
Non era ancora l’alba che incrociammo alcuni fabbricati rurali; e illuminata dai fari una donna con la testa coperta dal fazzoletto scappò come impaurita.
Più avanti una costruzione con la porta aperta; e nel vano illuminato dal fuoco… il fornaio al lavoro.
Ferma tutto, e qualcuno scese a comprare il pane ancora caldo che ci mise allegria.
Uscimmo sulla strada principale asfaltata al chiarore del giorno; e stando attenti una volta in un centro abitato di trovare un locale per fare colazione.
Entrammo accolti dal proprietario che conosceva bene l’Italiano.
Dolci e paste non mancarono; solo che il caffè era fatto alla turca.
Riprendemmo il viaggio con la speranza di essere a Trieste nella sera; e Giorgio Costa spingeva al massimo.

bu59 panoramica

bu60 panoramica

bu61 Lago di Scutari

bu62  panoramica

Intanto eravamo arrivati in una distesa d’acqua; e dove la strada continuava fino a saldarsi alla massicciata con i binari della ferrovia.
Un vero spettacolo; e anche se in movimento desiderai fotografarlo.

bu63 RagusaRagusa – Dubrovnik

bu64 BudvaBudva

bu65 Lago di CattaroFiordo di Cattaro con la città omonima

bu66 Isola CalvaIsola di Goli-Otok – Isola Calva

bu67 verso FiumeVerso Fiume ( Rijeka )

Lungo il viaggio, anche se perdemmo solo il tempo per le fotografie, si costatò che saremmo arrivati a Trieste nella notte; e tanto valeva fermarsi a Fiume ed entrare a Trieste nella Domenica e senza darci furia.
Così andammo a trascorrere la notte a Fiume in un campeggio tra i pini marittimi.
La mattina, e già in viaggio, anche decidemmo di entrare a Trieste per il Confine dell’Altipiano considerando la ressa per quelli sul mare.
Così passato senza problemi quello della Jugoslavia, nel nostro giovine finanziere chiamò il graduato in aiuto.
Controllati i Passaporti, girò intorno al “Duilio” sbirciando all’interno disordinato dei materiali. Dopo alcuni secondi di ansiosa attesa durante la quale
s’era già formata una piccola colonna d’autovetture,rinunciò al controllo e ci lasciò andare.
Seguì un coro di Grazie!