Bulgaria I parte:10 sett. 1972

Trieste, 1 giugno 2016

Sì; perché questa data era stata concordata per corrispondenza; e che anche fissava il punto d’incontro e l’ora con il nostro accompagnatore una volta entrati in Bulgaria; e come poi è avvenuto.
Solo che non ricordo chi del nostro Gruppo era stato incaricato a tenere il Documento Ufficiale, anche perché ben ricordo che una volta entrati in Bulgaria, questo era continuamente vagliato per non sbagliare la Località e la Piazza dell’incontro.
Credo inoltre che di questo “soggiorno” nessuno di noi si sia preso l’impegno a
prendere nota di quanto fatto giorno per giorno, anche perché vissuto alla giornata.
Probabilmente ci sarà stato anche un programma stillato da loro; ma poi è andata come nessuno l’avrebbe previsto.
Ora, anche se a distanza di tanti anni, ma con il valido aiuto delle diapositive che scattai in quei giorni, sono riuscito a metterle insieme con i miei ricordi quella felice e incredula esperienza.

Una volta accettato l’invito, la XXX Ottobre mise a disposizione il “Duilio”; così l’avevo chiamato il Promiscuo della Volkswagen, e donato dall’allora presidente Duilio Durissini.
Per la sua guida s’era impegnato l’amico Giorgio Costa meccanico d’auto, e che mai chiese il benché minimo cambio alla guida.
Partimmo la mattina di sabato 9 settembre, e con destinazione la città di Nis (Serbia), perché per noi era il più vicino passaggio di Confine tra l’allora Jugoslavia e la Bulgaria.
Così verso il tramonto per non appesantire il già monotono viaggio, scegliemmo di pernottare in un campeggio vicino il Confine, e così entrare in Bulgaria in bella presenza.
Così, e per il rispetto della fratellanza alpinistica, daremo il passaggio fino al Confine a due giovani ragazze americane che poi scenderanno verso il mare.
La mattina del 10 settembre fu proprio così; e tutti tirati a lucido arrivammo sul Confine.
Salutate le due “mule americane” che andranno per conto proprio, noi un poco in ansia perché c’era sempre il pericolo di qualche intoppo burocratico arrivammo allo sportello.
Consegnati e vagliati i Documenti ci fecero il segno di passare; e non ci degnarono neanche di uno sguardo; e con un sospiro liberatorio entrammo nella terra di nessuno. –Xe fata!
Con la lettera in nostro possesso ora verranno senz’altro a prenderci con la Banda.
Così la “ butò in rider” qualcuno per togliere la tensione accumulata; e toccò a noi ad esibire i Passaporti ed il Cartaceo dell’invito.
Niente; e ci fecero capire di metterci da parte per liberare il passaggio?
Nell’Ufficio di confine bulgaro erano tutti in agitazione con i telefoni in lavoro; e ripetuti sguardi indagatori passavano rasentando le visiere dei berretti dei militi graduati; e non era verso di sapere qualcosa anche chiedendo in altre lingue.
Oltre un’ora stemmo fermi sul chi vive in quella terra di nessuno; poi improvviso e senza “ai né bai” un cenno; e passammo.
Ci concedemmo solo ancora una piccola sosta per far provviste di Vodka; e via per essere puntuali all’appuntamento.
Non mi ricordo poi se nella Capitale o in altra città, ma sì che tutti i grandi palazzi esibivano sulle facciate lunghe fasce di stoffa colorata. Ci aspettavano e gli avevano esposti per noi, concludemmo.
Poi ricordo solo della breve sosta in questa città per l’incontro concordato; e il nostro l’accompagnatore Nickolaus… con noi nel promiscuo: e via, e fino al posteggio di una graziosa e tutta bianca recente costruzione in mezzo ad una radura nel bosco; tutt’intorno parcheggiate nuove automobili con le targhe dei Paesi dell’Est.
Eravamo arrivati, ma in ritardo; ed i soggiornati erano già a cena.

Il tempo di sistemare i nostri sacchi nelle camere assegnate, di rinfrescarci ed entrammo nella sala da pranzo con tutti i posti occupati; e staccato un tavolo già imbandito: il nostro.
Gli sguardi dei presenti erano solo per noi; e tra la grande scelta di vivande e acque minerali non c’era il vino.
Lo facemmo notare al nostro accompagnatore; e la richiesta creò turbamento tra i presenti. Così lui tornò con alcune bottiglie.
Intanto l’orchestrina aveva iniziato a suonare per intrattenere ed allietare i presenti; e per il dovere dell’ospitalità non mancò di suonare qualche motivetto napoletano imparato per l’occasione.

La mattina ci svegliammo tutti con comodo, e solo dopo la colazione iniziammo a chiederci cosa avessero programmato per noi.
Il giovane accompagnatore parlava e capiva solo un poco in tedesco; questo rendeva tutto più difficile.
Niente. Per quella giornata andremo in un Rifugio che serve da base per il Gruppo della Maliovitza – Rila.
Noi per non sbagliare ci portammo dietro anche tutto il materiale per l’arrampicata.

bu01x Gruppo MoliovitzaUn tratto di strada bianca con il “Duilio”; e poi per il sentiero al Rifugio in una vasta radura circondata da Montagne tondeggianti in parte coperte da boschi ed altre vegetazioni.

bu02x il Rifugio

bu03x Tabella

bu04x particolare

bu05 NikolausFinita la sosta ristoratrice si continuò il giro esplorativo nella Valle sempre meno alberata; e fino alla vista di una struttura rocciosa che ci catturò.

bu06x la nosta metaSì; e staccata dal corpo del monte a formare guglia o campanile dalle pareti pulite.
Interrogato l’accompagnatore, c’informò che su quella guglia ci sono alcune vie difficili e già assicurate con gli spit; e da lui salite più volte.
Alt e ferma tutto perché gli amici la volevano salire.
Sì, e no anche perché non era nel programma; ma alla fine l’accompagnatore decise d’accontentarci.
Così alcuni tornarono in Rifugio a prendere il materiale d’arrampicata; e qualsiasi cosa che fosse stata programmata non ebbe attuazione.
Una volta riuniti formammo le cordate; ed io che parlavo un poco di tedesco scolastico farò cordata con lui; mentre gli amici affronteranno le altre vie difficili e chiodate; e tutti d’accordo ci aspetteremo in Cima.
Sì; e l’accompagnatore attaccò quella salita che conosceva a memoria, e dove non mancavano i chiodi a pressione per assicurarsi nei passaggi difficili.

bu07x in Cima

bu08x in CimaTre o quattro tiri di corda ed eravamo sulla piazzola della Cima.
Fu troppo bella quella prima giornata vissuta in assoluta libertà sui Monti della Maliovitza; e con la prima, anche se breve, salita su roccia.

bu09x panoramica

bu10x panoramicaCosì, e nell’attesa dell’arrivo delle altre cordate, le Montagne al sole a farci compagnia perché intanto la nostra Cima era già nell’ombra

bu11x foto ricordoGiorgio Costa , Ermanno Predonzan

bu12x foto ricordoFabio Covacich col berretto e Roberto Priolo Giorgio Sbrizai e Nikolaus…

Lo stesso vale anche per le altre cordate che avevano scelto salite più difficili, e che aspettammo lassù per poi scendere insieme.

Così anche quella sera l’orchestrina ci omaggiò con qualche motivetto di musica napoletana.
Noi intanto avevamo deciso di parlare con l’accompagnatore sulla possibilità di trascorrere il resto dei giorni al rifugio invece che in albergo.
Così glielo dicemmo; e il suo viso cambiò di colore anche perché tutto era già stato programmato.
Niente; si alzò ed uscì dalla sala senza un saluto.
Sarà andato a telefonare agli organizzatori della Nostra richiesta; ci dicemmo.
Non mi ricordo in che momento della sera lui tornò per avvisarci che aveva ottenuto il permesso per il trasferimento al rifugio.
Sì; e sarà stata dura per lui convincere la Società organizzatrice, anche perché mai immaginata quella possibilità.
Così quella mattina sul “Duilio” caricammo alcuni sacchi di scatolame e altri viveri.

Intanto il tempo era cambiato, e la Maliovitza si era coperta da nuvole.
Il rifugio era custodito da marito, moglie e due ragazze d’aiuto, e servivano solo l’acqua calda; non c’era altro.
Il marito partiva alle prime luci del giorno con i due cavalli a far provvista di legna per l’inverno.
I due giorni successivi gli passammo tra quei Monti con Nikolaus, e con la speranza di salire qualche quota importante che lui conosceva.
Niente; servivano solo per avere la coscienza a posto perché non riuscimmo neanche a vedere le pareti da salire.

bu13x l'addioLa mattina della partenza il tempo era splendido e la Maliovitza si faceva ben ammirare.
Le possibili salite che noi programmammo per quei giorni non sono rimaste neanche nel ricordo.
Solo la struttura rocciosa conosciuta il primo giorno è stata ancora salita da una nostra cordata.

Dal Libro dell’attività del Gruppo Rocciatori:
11 settembre: Kouklata – Classique.
Tre cordate: Tchavoar; Priolo, Sbrizai e Covacich.
Successivamente: Elenine Vrah; Priolo e Sbrizai a comando alternato.

Così tornammo a Sofia; e con noi un altro accompagnatore.
Sì; un signore di mezz’età, capelli un poco lunghi; e presentatosi chiese subito se qualcuno di noi conosce il francese.
Per un attimo ci guardammo sgomenti ricordando quello appena passato; ma fu un attimo, perché Roberto Priolo affermò di conoscerlo; eravamo salvi.
Probabilmente ci disse anche il suo nome; ma ci avvisò che lo chiamano Zorro?
Solo un breve giro per la Capitale, qualche foto e nuovamente in viaggio verso la città di Vratza.
Viaggio monotono per la strada asfaltata nella pianura coltivata a perdita d’occhio; e fino all’invito a Costa di parcheggiare il “Duilio” nei pressi di un’isolata e caratteristica costruzione datata?
Era un Bagno Termale; e proprio ci voleva ci dicemmo entrando incuriositi.
La dentro e nella poca luce c’era una sola dipendente; e incassava il dovuto per la doccia e l’asciugamano da bagno consegnando il relativo scontrino.
Ognuno poi entrò nella cabina numerata dove imparò sulla propria pelle la scritta acqua calda e/o fredda; e butandola in rider. Peccato non aver avuto più tempo; e via.
Viaggio monotono, e fino all’invito di sostare su uno spiazzo lungo la strada in leggera salita dove iniziano le prime colline; e dove intorno ad un al locale c’erano molti tavoli occupati da giovani che indossano la tuta ed i loro bicchieri contenenti una bevanda colorata?
Noi invece preferimmo la birra.
Non ci fermammo invece nella città di Vratza perché in ritardo sul programma; e proseguimmo ancora un tratto per poi passare per uno spacco tra pareti rocciose dove ben presto l’accompagnatore invitò Giorgio svoltare per un ponte, e fino alla palazzina che era il Rifugio della Società Alpinistica che ci ospitava alla pari; e accolti con sentita amicizia da alcuni soci e alpinisti.

bu14x Vratza-le pareti

bu15x le pareti

bu16x paretiNon ricordo altro, e fino la mattina che assistemmo all’illuminarsi delle alte pareti della Falesia delimitate dal torrente e dalla strada asfaltata.

bu17x settore con tracciati

bu18x settore con tracciati

bu19x settore con tracciati

bu20x settore con tracciatiCosì, e finita la colazione, andammo a controllare le Tabelle con le pareti e relativi tracciati delle vie di salita, e con sottostante i nomi dei primi salitori o di fantasia.

bu21x tracciatiUna volta decisa la via restava a formare le cordate; e cicola e ciacola si formarono, e non mi restò che farla con Fabio Covacich che avevo appena conosciuto; e tanto che scegliemmo la via Kosmonauiti di IV° grado.

Fabio con la corda e feraza varia a tracolla ed io con nel sacco la merenda e la boraccia d’acqua rifacemmo il percorso fatto con il Duilio, e passato il ponte a sinistra per la strada asfaltata e sottostante la parete fino ad individuare la via di salita scelta.

bu22x sulla KosmonautiSì; un avancorpo di roccia chiara che invitava a salirlo. Così la sotto ci legammo in cordata, e andremo alternati. Solo che Fabio mi chiese di fare il primo tiro.

bu23x sulla CrestaL’avancorpo si salda alla parete verticale della Cresta che è la direttiva della salita.

bu24x Covacich

bu25x sembra Val Rosandra

bu26x passaggi de urlo

bu27x particolari

bu28x panoramicaCosì alternandoci sulla Cresta, tiro dopo tiro, fino a saldarsi sulla parete della Montagna.
Noi sullo slancio continuammo un breve tratto su questa, e fino a capire dalla difficoltà che stavamo sbagliando.
Tornati sul facile c’erano i bolli rossi che seguimmo fino sul con un’indicazione, e ad aspettarci il “Zorro” salito per la via di discesa per aspettare la nostra cordata, e quella di Priolo e Sbrizai che avevano affrontato una via impegnativa.
Così in compagnia, anche se il dialogo non era facile, l’attesa fu meno lunga; e fino alla risposta dei nostri ooh-plop ormai vicini.

bu29x l'incontro

bu30x l' incontroUna volta riuniti si presero il minimo ristoro; e prima d’iniziare la discesa che mi fotografassi con “Zorro” e l’amico Priolo.

bu31x discesaSeguendo la segnaletica scendemmo per un canalino che finiva nel vuoto; e dove iniziava una serie di scale metalliche che ci facilitarono la discesa.

Continua…