Alpi Giulie: Jof di Montasio da Nord e da Ovest

Trieste, 1 novembre 2015

mt01 Jof di Montasio versante NordNelle mie scorribande in quelli anni sui Monti intorno mi promettevo di salirlo quanto prima per il versante settentrionale, ma a frenarmi c’erano l’impegno di due giornate, ed il lungo giro per poi tornare a riprendere la macchina per non rifare la via fatta in salita.
Il desiderio poi d’andarlo a conoscere arrivò finalmente nel mese di luglio 1979, e per incominciare in primis per la via attrezzata Kugy perché saranno con me Rosanna e Armando Cossutta.
Sì; e anche con due macchine perché una resterà a Sella Nevea avendo programmato la discesa a Sud, e per la Scala Pipan; e poi tornare alla Malga Saisera in Valbruna a prendere l’altra.

Jof di Montasio 2753 m

Il viaggio con le varianti conosciute della Val Raccolana non ha lasciato ricordi, e così fino alla Malga Saisera perché la oltre non ero mai stato. Solo che gli amici c’erano già stati, e ammirato il panorama di Montagne intorno anche perché la Nostra era nell’ombra, iniziammo l’approccio al Bivacco Carlo Stuparich m 1587.

mt02 Jof Fuart  dal BivaccoCosì, e senza darci furia, cicola e ciacola in due orette lo raggiungemmo e proprio al tramonto; e con sorpresa perché non c’era nessuno.
Rifatto da poco non era il solito Barcellan, ma rettangolare con il tetto a spiovere.
Rivestito internamente in legno e ben disposto con zona giorno e zona notte per una ventina di posti totali; e tutto pulito e in ordine. Meglio di un albergo di prima categoria per noi alpinisti.
Solo che non eravamo venuti per far villeggiatura; e dopo aver cenato non tardammo a stenderci sulle cuccette.

mt03 nevaio d'approccioAlla luce dell’alba seguimmo il ripido sentiero di fronte, e tracciato sul ghiaione morenico erboso, e fino ad un tratto poggiato con di fronte la nostra parete ancora nell’ombra scura e dove perdemmo solo il tempo per le fotografie.
Poi riprendemmo a salire ognuno per conto proprio anche si vedeva qualche traccia di passaggio e rari ometti, e dove inizia la morena senza tracce di vegetazione.

mt04  quà tira dritoCosì entrammo sul ghiacciaio coperto da uno strato di neve non gelata che ci facilitò la salita.
Procedendo man mano le opposte pareti si avvicinano e il ghiacciaio aumenta la sua pendenza; mentre lo strato nevoso era immutato.
Ancora un breve tratto, e arrivammo sul bordo di una depressione orizzontale.
Sì una traccia di crepaccio già osservata dall’inizio del ghiacciaio.
Poca cosa, ma la superammo uno per volta per non caricare il peso.

mt05a inizio salitaLe pareti opposte sono ormai vicine e la pendenza aumenta; solo che alla nostra altezza e su quella della Cresta di Mezzo e inciso uno spacco che s’allarga a canale?
L’attacco della via Kugy e Compagni, e anche difeso dal crepaccio formatosi tra la parete e il ghiacciaio.

mt06 ciapime ben- Orpo! Raggiuntolo scesi con cautela circa un metro calcando le orme per far terrazzino, e una volta riuniti studiammo il passaggio della parete levigata.
Sì; nell’unica traccia di fessura c’erano conficcati alcuni chiodi di roccia; ma erano piegati saldamente alla parete dalla pressione del ghiacciaio?
Niente; e non mi restò che levare la corda dal sacco e legarla in vita; e via.
Non è stato facile il primo tratto di parete percorsa da un velo d’acqua e con minimi appigli per le dita; e lo spessore dei detti chiodi per mettere le punte delle pedule.
Solo qualche metro; e tutto diventò normale; e dal primo terrazzino trovato far sicurezza per la singola salita degli amici.

mt07 traverso facilitatoUna volta riuniti decidemmo di procedere in cordata per evitare possibili difficoltà, e così fino a trovare un cavo che assicurava la traversata di una parete levigata, e in quella stagione resa insidiosa dalla neve.

mt08 xe finì la neveaNel canalone raggiunto la corda tornò nel sacco anche perché non mancavano fittoni e gradini metallici per facilitare la salita; e senza la neve.

mt09 no xe malCosì un poco per de qua e un poco per de la sul pianoro detritico sottostante il tratto dentellato della Cresta di Mezzo, e dove vedemmo continuare la traccia assistita da qualche fittone.

mt10 un poco de fiàmt11 la cengiamt12 Torre NordTanto che con quella garanzia decidemmo di fare la sosta anche se ancora nell’ombra, e così anche la grande cengia e la Torre Nord che c’indicava man mano quanto salito.
Riprendemmo a salire per la traccia che scorre sottocresta per poi rimontarla e uscire finalmente al sole.

mt13 Torre NordLa Torre Nord al sole che ci mostrava quanto salito dopo la sosta.

mt14 Cresta di MezzoSottostante l’altro versante della Cresta di Mezzo.

Poi seguimmo la traccia che si fonde con la parete difficile; e che la evita poggiando a destra rimontando delle cenge; e l’ultima con la volta strapiombante dove risaltavano una serie di fittoni. Sì; l’atteso Passo Oitzinger.

mt15 xe verticaleCorda si, corda no, e la corda restò nel sacco; e Rosanna sarà la prima a passare.

mt16 contenitore  libro saliteNoi la seguimmo commentando il passaggio facilitato dove lo stesso si avverte il vuoto; e sotto lo sguardo vigile della Torre Nord.

mt17 Torre  NordCosì e poggiando a destra fino a trovare il contenitore metallico con il libro delle salite.

mt18 uscita difficileLa traccia volge sempre a destra assecondando l’inclinazione della parete e fino sotto una non facile ma ben servita da fittoni.

mt19 sulle cenge finaliPoi torna ad inclinarsi ben presto a scalinata perché frazionata da cenge; e dove seguimmo il cavo per evitare possibili gradoni verticali.

mt20 29 lug. 1979Così lo seguimmo gradino per de qua e gradino per de la a rocce facili, la cresta e la Cima: 29 luglio 1979.

Solo che era la Domenica, e la Cima era occupata da tanti alpinisti.

mt21 discesaCosì ci mettemmo da parte il tempo necessario per ritemprarci e rivivere alcuni momenti della salita; e cicola e ciacola e con la scusa che si doveva recuperare l’altra macchina nella Val Saisera, anticipammo la discesa per scendere tranquilli perché non si sa mai.

mt22 Jof di Montasio versante Nord - tracciato

La parete Nord con il possibile tracciato perché seguendo le attrezzature in essere non prestammo tanta attenzione alla salita.

Frequentavo la Sede della XXX Ottobre già da più mesi, e una sera alcuni Rocciatori e Grezi cicola e ciacola commentavano e raccontavano e più volte la loro salita e peripezie per raggiungere la Cima.
Sì, avevano sbagliato e più volte di seguire la traccia giusta per trovare l’inizio della salita, e tanto che poi dovettero bivaccare in parete per l’oscurità.
Il giorno dopo uscirono in Cima senza altre difficoltà.
Solo che questo racconto sarà ripetuto e più volte in quelle serate, e tanto da promettermi d’andarci appena possibile, e così dopo una trentina d’anni…

mt23 versanre OvestTentativo alla Cima del Jof di Montasio 2753 m

Passata la galleria artificiale e come consigliatomi posteggiai la mia Fiat 500.
Contrariamente alle previsioni tutte le quote elevate erano sotto dense nuvole, e tanto che non persi tempo per vedere la possibile via di salita e mi buttai giù per il ripido pendio roccioso erboso puntando il fondovalle, e dove anche se non subito, trovai una buona traccia di sentiero. – Xe fata!
Ora, e come consigliatomi dagli amici dovrò solo prestare attenzione a seguirla evitando le altre che la intersecano; e via veloce con la speranza di farla nella giornata anche se avevo avvisato a casa che ci vogliono due giorni.
Lo stesso sul piano erboso seguì brevi tratti d’altre tracce e fino a seguire la giusta sul ripido pendio alberato e prendendo quota.
Seguì poi un lungo traverso a destra e fino ad un largo canalone.
Niente; e seguì la traccia in discesa per poi traversarlo per rimontare l’altro pendio dove ripresi la traccia nel breve tratto alberato per uscire sul pendio coperto di mughi sottostante le pareti.
La seguì, qui meno evidente, prendendo quota, e in alcuni tratti aiutandomi con le mani; poi questa volge a sinistra un poco per de qua e un poco per de la per superare un canale e poi rimontare una parete.
Una volta sopra volge a sinistra e con alcuni sali scendi per trovare una cengia erbosa che ben presto si esaurisce sul versante roccioso dove il percorso è facilitato da cavi metallici: il Pass cjatif (Passo cattivo).
Continuai per il percorso non facile ma evidente, e così fino in uno slargo che interrompe la verticale parete e che consente poi di superare l’interna poggiata.
Sì, e persi solo il tempo per vedere la cavernetta del Bivacco E. Muschi m 19550.

Poi per non perdere dell’altro mi portai sotto la parete e trovato il punto giusto inizia a salirla. Favorito dalla roccia solida e ricca d’appigli la salì presto, e al suo termine, spiccava un buon chiodo credo per la discesa in corda doppia che per assicurarsi sul passaggio difficile dell’uscita, e che lo affrontai con attenzione.
Una volta oltre mi congratulai per essere ormai fuori delle difficoltà, e già mi vedevo presto in Cima anche se la parte alta della Montagna era nascosta da nuvole vaporose.
Così ripresi subito la salita anche perché non ci sono altre difficoltà.
Solo che ben presto… – Orpo!
Sì; tutto il versante era coperto di neve illuminata dal sole.
Per mia fortuna solo un breve strato e molle per il sole; e via veloce puntando il Bivacco celato dalla nuvolaglia che non frenò il mio procedere.
Improvvisamente dense le nuvole coprirono tutto il versante e tanto da non vedere un punto di riferimento; e non mi restò che portarmi e seguire la cresta a lato dove in alto è posto il Bivacco.
Solo che più avanti si fa ripida; e non mi restò che traversare a sinistra e senza vedere niente.
Ferma tutto; e rivedendo con il pensiero quello che mi stava sopra ripresi sempre dritto contando quanto prima d’imbattermi sui cavi che assicurano il Bivacco.

mt24 dal Bivacco SuringarLa mia decisione deve aver sconfitto le dense nuvole perché s’alzarono lasciando passare la calda luce del sole, e una volta sotto la parete tra la neve c’erano tratti di cavi scoperti.
- Xe fata. Così la sotto traversai a destra fino a trovare la possibilità di salire al Bivacco A. Suringar m 2430.

mt25 tracciatoSì, e adesso? Con quella neve tentare la Cima non era il massimo; mentre sulla neve davanti al Bivacco c’erano delle orme fresche che mi avvisavano che qualcuno era stato lì. Niente; passerò la notte in Bivacco, e su quel belvedere restai al sole fino al tramonto.

mt26 aurora dal SuringarSolo che avevo fatto i conti senza l’oste perché la mattina, e come programmato, aspettai d’uscire dal Bivacco con il sole, e… trovai invece un mare di nuvole e la neve ghiacciata… e anche le orme di ghiaccio vivo, e tanto che per sicurezza alcuni tratti gli passai in arrampicata.
Poi, e girando il versante lo spessore della neve diminuì sempre meno ghiacciata e fino a trovare il sole.
- Xe fata. Sì, la discesa; ma restava il problema per scendere all’auto.

Così ricordai d’aver letto sulle Alpi Venete, che nel Gruppo del Monte Cimone stavano ferrando la parete Nord, e quella che incombe sulla Forca di Vandul per collegare la Val Dogna con l’Altipiano del Montasio.

mt27 Mte CimoneIl Monte Cimone con in primo piano il Pizzo Viene 2074 m

mt28  la CimaIl Monte Cimone 2379 m con il versante SE della via normale

Così, e una volta sui verdi traversai in quota e fino trovare il sentiero par la Forca.
Sì; un vero sentiero tracciato con moderata pendenza e che apprezzai perché stanco.
Sulla parete d’attacco ancora fiammante la Tabella per come precedere sulla ferrata; e via.
La sopra sulla vasta spalla erbosa c’era il bancone di legno per il lavoro.
Niente; e vinta la tentazione di salire il Monte Cimone, volsi a Nord a cercare qualche indicazione. Un bollo rosso e un cavo… ed ero alla base della parete.

mt29 no par veromt30 tracciatoLungo la discesa per il sentiero non trovai la traccia che mi avrebbe accorciato il percorso; e non mi restò che proseguire alla Casera Sotgoliz e giù, e dal fondovalle in salita sulla strada asfaltata e continuare fino alla macchina.
Non era il massimo e con la speranza che…
Una Fiat 600 con dentro mamma e figlia; salga pure.
Abitavano in una frazione più bassa, ma continuarono fino alla mia 500. Grazie.