Sui Monti con amici… e colleghi d’ufficio

Trieste, 1 luglio 2015

Un giorno pensai che era arrivato il momento di raccontare le mie esperienze fatte sul Jof di Montasio; e così completarle perché ho già raccontato nel blog quelle fatte con i Soci del G.A.M. nei due indimenticabili Soggiorni nelle Alpi Giulie negli anni 1973, e 1974.
Così, fornito di carta e matita, presi a sfogliare il mio Diario; e anno per anno e fino al 1969 dove trovai scritto solo… 3.8. Jof di Montasio per Canalone Findenegg.
Sì; e con Heydi, in quell’anno siamo andati spesso in Gita con Guido Canciani e Luciano Marega; per l’appunto.

Ripresi a sfogliare e fino all’autunno del 1970 che trascorreva con giornate di bel tempo indimenticabili; e così una sera in Sede della XXX, cicola e ciacola qualcuno propose la salita sul Jof di Montasio per il Pilastro SW lungo la via Kugy e compagni.
Un altro precisò che in quella stagione le giornate sono corte; e così mettemmo la partenza il sabato pomeriggio, e il bivacco in tendina sull’ultima radura erbosa e proprio all’inizio della ripida strada bianca militare.
Così anche formammo le due cordate: Guido Canciani con Luciano Marega il fotografo, ed il sottoscritto con Claudio Martincic, uno dei tanti giovani atletici che veniva saltuariamente la Sede per stare in sana compagnia.

L’Altipiano in quella stagione era ormai disabitato, e le mandrie portate a Valle. Solo alcune capre vennero a farci compagnia per avere qualche boccone, e così fin dopo il colorito tramonta forse scontente dei nostri canti alpini.
La mattina al primo sole e finita la frugale colazione smontammo le due tendine, e con il non necessario per la salita mettemmo al sicuro nell’auto; e via per la strada bianca militare che aveva ancora sul fondo la rete ormai libera dal cemento.
Solo un breve tratto, e dove sul ripido è sentiero, e che era stato tracciato per le truppe, e pertanto con pendenza regolare; e noi man mano salendo c’è ne rendevamo conto non sentendo fatica e fino a che si sperde sui lastroni rocciosi.

gc01 panoramicaCosì traversammo la sotto e verso destra senza perdere quota, e fino a prendere un altro che ci portò alla forca dei Disteis; e da dove avremmo certamente valutato il percorso per dove attaccare il pilastro dagli approcci in parte conosciuti nelle altre salite; e tanto che arrivammo all’attacco della via senza indecisioni.

gc02 la nostra pareteUna volta convinti d’essere sulla via giusta entrammo nel canalone anche se tra lisce pareti e sovrastato dal pilastro poco socievole, e dove perdemmo solo il tempo di legarci.
Senza raggiungerlo prendemmo a sinistra un altro canale chiuso in alto da un masso incastrato, e dove la sotto ci riunimmo per studiare il passaggio.
- Sì, e per sicurezza metterò un chiodo.

gc03 inizio primo canaleAndò proprio così; e al primo terrazzino trovato attendemmo anche l’altra cordata per commentare il passaggio. Il tratto successivo non ha lasciato ricordi, e cosi fino sotto l’atteso tratto difficile della salita; la liscia parete triangolare.
Niente babau; nella nostra Palestra in Napoleonica c’è ne sono anche più difficili; e via.

gc04 passaggio difficileRoccia solida e per gli appigli giusti arrivai sul tratto finale e verticale dove prima provai l’uscita; si passa.
Solo che la sopra riprende il canale friabile ed in rovina, e tanto che preferì far subito terrazzino con dei cordini.

gc05 parete triangolareUna volta riuniti abbandonammo il canale rimontando la parete a rampa di fianco anche se non era il massimo … e così fino in Cima al Pilastro: 11 ottobre 1970.
La successiva salita sulla Vetta e la discesa per la Scala Pipan non mi hanno lasciato ricordi.

gc06 fine PilastroRipresi a sfogliare il Diario con più attenzione fino al 1974, e dove ho riportato la salita per il Canalone Sud di R. Spanyol e R. Wittine nell’agosto del 1927, e riscoperta dal Buscaini.

gc07 tracciatoSì, e in quelli anni andavo in Montagna anche con Aldo Pressel; un collega di lavoro che avevo iniziato all’arrampicata prima sulla Palestra della Napoleonica nella pausa pranzo.
Ad invogliarmi a ripeterla era stato il racconto della Prima salita invernale del febbraio 1973 di R. Rossi, G. Gransinigh, M. Qualizza, e riletto più volte sulle Alpi Venete.
La salita poi non mi ha lasciato ricordi, tranne quello per superare il difficile e levigato colatoio, e dove loro avevano forzato il passaggio lasciando anche un cuneo di legno, ed il liscio camino d’uscita.

gc08 tracciatoRestava la discesa che anche questa senza lasciare ricordi perché avevo dimenticato di prendere la macchina fotografica; per l’appunto.

- Orpo! Sì, perché la salita del 1977, e con nuovi colleghi d’ufficio, mi ha posto il quesito: pubblicare solo questa, o anche le successive e su altri Monti per farli conoscere ai lettori, e che gli interessati vedrebbero ben volentieri?
Sì; farò così!

Solo che prima della salita del Jof di Montasio, avevo già portato un gruppetto di questi nelle Alpi Carniche.

Tutto era iniziato per un mio cambio d’ufficio in piena estate; ed in questo lavoravano oltre una decina di giovani da poco assunti.
Poi col tempo cicola e ciacola arrivò la primavera, e la loro richiesta per andare a fare una Gita in Montagna!
Nessun problema anche perché quasi tutti praticavano qualche attività sportiva.
Lavoro di meningi per trovare la Montagna da mettere in programma; e alla fine mi convinsi per quella che tenevo in memoria proprio per Gite facili.

Monte Cavallo di Pontebba 2239 m

gc09 Casera WinkelCosì quella mattina posteggiamo la macchina per la prima volta all’inizio della carrareccia per la Casera Winkel.
- Orpo! Sì perché nel Vallone omonimo non mancava la neve, e noi non eravamo preparati ed attrezzati ad affrontarla.

gc10 Monte  Cavallo parete SudGli altri galvanizzati dalla Gita, anche se la prima volta, era tutto ok; e ridendo e scherzando iniziammo la grande giornata, e così fino a che il Vallone tutto innevato inizia a prendere quota prima e sottostante la Creta di Pricot 2225 m e la nostra possibile Meta.

gc11 Visintin - Krecic - GrioIntanto il pendio innevato diventa ripido rallentando la marcia, e così fino a raggiungere un tratto quasi senza neve.

gc12 meio che neveSolo che dovemmo cercarci il passaggio tra i massi, un poco per de qua e un poco per de la prima che si restringa a ripido canale innevato chiuso tra pareti puntando la Forcella m 2044.

gc13 comincia esser ripidoSolo un breve tratto perché la neve oltre che ripida era ghiacciata.
Ferma tutto; un breve scambio d’opinioni perché loro vogliono continuare.

gc14 doveva esser facileNiente; con un traverso a destra entrammo nell’intercapedine con la parete; poi in spaccata ed arrampicata a lato del tratto ripido di neve per riprenderlo poggiato e sicuro fino in Forcella.

gc15 no par veroFinita la sosta e fatto il punto, riprendemmo la salita sulla facile parete rocciosa e fino a dover traversare sull’innevato dosso Nord dove il procedere in tanta bellezza ricompensò il tratto impegnativo appena superato. Solo un tratto perché man mano poggiando fino sulla vasta Cima: 11 giugno 1977.
Solo che una volta terminate le strette di mano, ognuno scelse il suo posto per la sosta, e tanto appartati da dimenticarmi la foto della Cima.

Cicola e ciacola parlammo anche della discesa, perché rifare lo stesso percorso per loro non era il massimo. Sì; e forse cercando intorno troveremo qualche segno rosso.
Lo vedemmo su una parete senza neve. Confermarono tutto OK pur di non scendere per la via fatta in salita.
Anticipammo allora la partenza stando attenti a non perdere i seguenti e provvidenziali segni rossi, e così anche passammo per la Creta di Pricot, e sempre in più ripida discesa fino in una vaga forcella contornata dalla fitta mugheta senza tracce di passaggio?
– Orpo! Sì, anche perché qualcuno non ce la faceva più per la stanchezza.
Così provai a scendere tra i mughi verso Sud Est; solo pochi metri, ed era nascosta dai fitti rami appesantiti dalla neve.
Poi per agevolargli tornai sui miei passi spezzandone alcuni.
Dalle retrovie niente espressioni di giubilo perché costavano fatica; e anche la discesa si fece più lenta, tanto eravamo subito fuori.
Così sosta dopo sosta sbucammo nel Vallone di Winkel, ma a valle della desiderata Casera: – Xe fata!

gc16 più stanchi che feliciMario Grio col berretto, Marino Krecic ed Egidio Visintin: stanchi, e in quel momento forse contenti.

Jof di Montasio 2753 m

Probabilmente l’inizio dell’autunno era con il bel tempo; e tutti i colleghi d’ufficio rientrati dalle Ferie.
Così, e raccontandoci come passate a qualcuno gli venne la voglia di chiudere la stagione con una salita in Montagna.
Sì; e cicola e ciacola tra questi uno che aveva fatto il Servizio Militare nelle Alpi Giulie propose proprio il Montasio; e per la Scala Pipan.
Sì, una variante diretta dalla via normale per una scaletta metallica di circa settanta metri, e che ricalca il vecchio tracciato di guerra.
Solo che quella mattina trovammo le Alpi Giulie intanfanade; e da ben sotto le pareti.
Niente; e come gli alpini con le scarpe o senza scarpe dovevano andare, noi con quella minaccia facemmo altrettanto.

gc17 minaccia bel tempoQuella mattina non passammo per il Rifugio ormai chiuso; e senza conforto proseguimmo dritti per il pascolo e fino ad incrociare il sentiero.

gc18 tira drittoCosì, e con la minaccia incombente della pioggia anche tenevamo un buon passo.
Delle due l’una: o perché procedevamo o le nuvole calavano, non vedevamo oltre la decina di metri, e per l’umidità la macchina fotografica al sicuro nel sacco.
Nessuno parlò di una possibile ritirata; e via.
Finito il sentiero in quota si continua per rocce facili e poggiate; e noi sempre prestando attenzione alla segnaletica perché è facile sbagliare, e poi con quella nebbia, e così fino ad uscire sul ghiaione sospeso dove non mancano i percorsi per proseguire; e noi a prendere sempre quelli che tagliano il ghiaione a mezza costa per non far fatica, e così con l’ultimo traverso arrivammo all’attacco della Scala Pipan.
Sì, non era un bello spettacolo in quel grigiore; e anche mi offrì di assicurargli con la corda.
Scena muta; e così la salimmo uno per volta aspettando che quello sopra superasse l’ancoraggio del manufatto alla parete, e così fino altre l’ultimo dove aspettammo d’essere tutti riuniti per evitare movendosi possibili cadute di pietre.
Riprendemmo la salita per facili salti di parete con evidenti tracce di passaggio, e così fino sulla cresta conosciuta sia in salita sia in discesa.
Sì, perché con quel tempaccio non sarei proseguito; e via un poco per de qua e un poco per de la e fino quando la traccia spari coperte dalla neve fresca.
Niente; e proseguimmo sempre tenendo la cresta, e fino a considerare pericoloso continuare per questa.
Sì, e ferma tutto per trovare un passaggio; e prosegui da solo a cercarlo.
Solo pochi passi, e di lato sotto cresta in versante Nord c’era un gradino innevato che prometteva.
Non era il massimo anche perché tutti gli appigli erano innevati: così scendendo gli pulivo dalla neve e tastavo per provare la tenuta, e fatto il traverso c’era la cresta nuovamente facile.

gc19 ghe vol la cordaAllora presi la corda dal sacco e lanciai una cima all’esperto Luciano perché l’assicurasse a qualche spuntone; poi fissata e tesa passarono assicurati al moschettone assicurato con il cordino legato in vita.
Solo il tempo di recuperare la corda; e per la facile cresta, e rivivendo il passaggio appena fatto ci trovammo in Cima: 16 ottobre 1977.
Sì e no; e alla fine decidemmo di rinunciare alla sosta; ma non alla fotografia della Cima.
Così per non perdere altro tempo tenemmo il materiale in vita raggruppandoci per la foto ricordo che volevo scattare.
Ferma tutto perché l’amico Egidio Visintin senza ai e bai decise che la scatterà lui perché era giusto che restasi con il Gruppo; e rinunciando ad una seconda per non perdere altro tempo.

gc20 i colleghi d'ufficioCon il cordino Luciano Grio, Romano Del Ben, il sottoscritto, Lakovig Fulvio; accucciati Marino Krecic e Mario Grio.

Iniziammo la discesa per la stessa via che non ha lasciato ricordi.

gc21 tracciatoIl lunedì nel nostro Ufficio fu tutto un raccontarsela e a commentare l’impresa appena compiuta; e così anche gli altri giorni e tanto che avanzarono la richiesta di un’altra Gita.

gc22 Creta D'Aip  PanoramicaCosì ricorsi ad un’altra Gita facile che trovai pubblicata in quelli anni nelle Alpi Venete:    la Creta d’Aip 2279 m, e con un unico tratto difficile attrezzato con catena metallica; e posta a Nord (Austria) del Monte Cavallo di Pontebba; per l’appunto.
Programmai iniziando proprio dalla Casera Winkel, ed entrare in Austria con il percorso di Sella Madrizze; poi senza perdere quota salire alla Sella d’Aip m 1942, per prendere il sentiero che traversa sotto tutta la parete Ovest della nostra Meta, e dove subito oltre inizia la traccia della nostra salita.
Certo, il programma non faceva una grinza, e tanto che a Luciano e Mario Grio e Marino Krecic, si aggregarono anche l’amico Armando Cossutta con la moglie Rosanna, ed il fratello da lei Livio.

Creta di Aip 2279 m

gc23 la ns metaIn quella mattina autunnale di bel tempo, e come quella della prima volta primaverile, posteggiamo nei pressi della Casera Winkel chiusa per fine pascolo.

Certo è che in quella stagione costatammo che la Montagna fa meno impressione così coperta da rigogliosa vegetazione.
– Tullio, te se ricordi l’altra volta con la neve …
Così dallo stesso sentiero prendemmo la prima traccia che tagliava a destra il pascolo, e che man mano progredendo, aggirava verso Nord Est il ripido basamento coperto da vegetazione della Torre Clanpil 2079 m e Torre Winkel 2040 m.
Più avanti la traccia ci portò in una diramazione delimitata a sinistra dalle lisce e verticali pareti della Torre Winkel, e a destra dal ripido pendio coperta da vegetazione di un avancorpo del Monte Madrizze 1918 m.
Solo che questa va man mano restringendosi, e dove il fondo d’erba e sostituito da roccia liscia e più avanti cosparso di massi e macigni; e se ben ricordo, alcuni anche da rimontarli.
Ferma tutto; e così decidemmo di tenerci sul versante del Madrizze con la speranza di trovare una possibile traccia per uscirne.
Sarà andato proprio come previsto perché trovammo una possibile traccia che ci portò in Austria, e ad incrociare un sentiero segnato.

gc24 tracciatoCosì, e una volta fatto il punto della situazione non ci restò che raggiungere la Sella di Aip; e dove prendemmo giusto il tempo per prendere fiato, e poi seguire di buon passo il sentiero sottostante la nostra Meta.
Finita la parete restava ancora di trovare i bolli per la via attrezzata; ed il primo lo trovammo sulle balze rocciose soprastanti; e tornò il sorriso.

gc25 entrata canaloneNon era ancora “fata”, e necessitò una breve sosta; e via in salita verso l’entrata del canale; e anche veloci per la traccia ben calcata, niente sorprese o intoppi.

gc26 tira dritoNon così sul ripido canale dal fondo di detrito mobile che rallentò la comitiva.

gc27 inizio catenaCosi fino alla catena che ci aiutò ad uscire sulla parete inclinata; e dove riuniti un poco per de qua e un poco per de la e fino sulla piatta ed allungata Cima: 16 ottobre 1977.

gc28 verso le Giuliegc29 lo stessogc30 senza paroleCerto che si stava bene sulla riposante Cima ad ammirare lo spettacolo delle Montagne intorno; solo che le giornate di metà ottobre sono corte, e la discesa per la via normale in versante Est che non conoscevamo condizionava il tempo per il ritorno, e a malincuore…
Sì, e anche veloci lungo la parete nell’ombra scura facilitati da spezzoni di cavo.

Una volta riuniti, e orologi alla mano, proposi agli amici una variante all’incerto percorso fatto la mattina.

gc31 tracciatoPertanto ci terremo in quota puntando il versante Nord del Monte Cavallo; e dove, e come osservato poco prima dalla Cima c’è la possibilità di salire facilmente alla conosciuta Forcella m 2044, e scendere per il percorso fatto nel mese di giugno con la neve: e meglio di così.

gc32 ultima sostagc33 la Cresta CarnicaLa fortuna volle aiutare gli audaci; e raggiuntala iniziammo a salirla per brevi e facili pareti, delimitate da tratti di cengia con bassa vegetazione; e sempre poggiando a sinistra e prima dell’incombente crepuscolo; e fino sotto la Forcella dove facemmo la richiesta meritata sosta.

gc34 meritavagc35 inizio discesaNon la facemmo invece in Forcella perché incalzati dall’oscurità anche se in quota; e scesi con attenzione le roccette finali, via veloci per il ghiaione e fino all’inizio della mugheta che fu notte fonda.
– Orpo! Sì; e senza una lampadina. Così raccomandai di procedere in gruppo e con cautela.
Certo, sbagliammo un paio di volte tornando sui nostri passi, e fino ad imboccare il sentiero. – Xe fata!