Nel Vallone di Riobianco senza l’amico Sem

Trieste, 1 dicembre 2014

Un giorno mentre rivedevo il quaderno dove riporto la mia attività in Montagna, osservai che la salita della Cima Piccola della Scala è stata l’ultima con Sem in quel Vallone, e così anche per l’amico Giorgio perché poi abbandonò l’arrampicata d’impegno.
Così, e non avendo altre salite da raccontare con i due, con la coscienza tranquilla già lo chiudevo. – Sì; é noi?
- Orpo! Erano le Cime più importanti del Vallone raggiunte con altri amici che volevano anche loro essere ricordate. Ferma tutto; riaprì il quaderno e …

La Vetta Bella 2049 m

Dopo il tentativo fallito per la neve del 26 aprile 1959, e accennato nel mio blog, la sua salita ci riuscì nell’aprile 1962, vigilia di Santa Pasqua; e pensare che alcuni giorni prima aveva nevicato fino in fondovalle.
Così anche quella volta trovammo la Montagna tutta innevata subito sopra il Rifugio Brunner dove abbiamo pernottato.
Quella mattina però eravamo più determinati, e fummo ricompensati perché trovammo le pareti pulite dalla neve.
Non così sulla parete finale dove m’infilai nello stretto spacco a volta della variante, e dove lo slancio fu frenato dall’acqua che scorreva e dalla punta della piccozza allacciata sul sacco che toccava la volta.

ag01 24 apr 1962

Faticoso invece è stato raggiungere il punto più alto del pendio tutto coperto di neve fresca: 24 aprile 1962; Laura Borsi con Sergio Scarpa, e Edy De Mark con Tullio Ogrisi.

Per la disponibilità di fotografie presento la stessa salita fatta anni dopo.

In quella stagione avevo stretto amicizia con Armando Cossutta che in fatto di Montagna ed arrampicate già fatte mi dava assoluta garanzia. Lo stesso per vedere le sue capacità io scelsi la salita alla Vetta Bella per la conosciuta III rampa orientale, e con la facile discesa già tracciata.

ag02 la ns meta

Certo, e come ad ogni inizio di stagione trovammo la neve.

ag03 xe tanta neve

ag04 puf puf che fadiga

Così senza sentiero puntammo la base della parete; e facendo anche una lunga tirata.

ag05 per ricordo

La sotto il compagno non avvertiva nessuna stanchezza o bisogno di riposo; ci legammo in cordata e via.

ag06 xe fata

Solo un poco d’attenzione all’inizio sulla neve; e via sulla parete poggiata ricca d’appigli ed asciutta dove il senso del vuoto e meno avvertito.

ag07 meio roccia

Sì, Armando procedeva sicuro e tranquillo a confermarmi la sua attività già fatta in Montagna

ag08 sempre meio

ag09 anche per mi

Così tiro dopo tiro, e fino sotto la variante.

Sì, perché dopo la prima volta preferì sempre scendere nel canale terrazza di sfasciumi per poi salire la parete di lato, e solo altre l’intaglio superare la parete finale per lo stretto camino che porta sul pendio erboso della Cima.

ag11 Cossutta e Ogrisi

Quel giorno ancora ben innevato: 11 maggio 1975; Armando Cossutta e Tullio Ogrisi.

ag12 tracciato

ag13 piantina

Cima Grande Della Scala 2242 m

Una sera di fine luglio in Sede della XXX Trenta Ottobre, cicola e ciacola, riuscì ad accordarmi con l’amico Aurelio Sabelli di tentare la salita a quella Cima per la via della Gola Sud aperta dai nostri concittadini e Soci del C.A.I. Mauro Botteri e Gabriella Cernuschi il primo agosto 1935.

Solo che alcuni anni prima …

Qualsiasi prestazione al Club Alpino Italiano è gratuita.

Sì; questo perché il caso ha voluto che poi anche diventassimo amici quella sera in Sede perché tra i presenti, noi fossimo i soli Soci della XXX Ottobre ad essere disponibili all’invito gratuito, e come sopra riportato, del Segretario Duilio Durissini, di presenziare per la fine settimana la nostra XXX Ottobre all’inaugurazione di un Capanno che gli amici e maestri di sci del Comprensorio sciistico d’Oropa – Biella, avevano fatto installare già all’inizio della stagione sciistica, per ricordare Giugliano Perugini caduto sul Jof Fuart il 7 agosto 1960.
Certo, perché lui possedeva una FIAT 1100, e accogliemmo così anche Franceschini … socio dell’Alpina delle Giulie, e cronometrista delle gare di sci; per l’appunto.

ag14 la cerimonia

ag15 per ricordo

Sabelli con la borsa, Franceschini con il berretto e Ogrisi.

Vedi anche blog 1 gennaio 2010

La salita

ag16 la parete

Quella mattina iniziammo dal posteggio di fronte il sentiero dove avevamo dormito nella tendina.
Nel cielo non c’era una nuvola, e se ben ricordo restò così tutta la giornata.
Sì, una vera giornata d’agosto, e che patimmo il caldo nel salire il ripido ghiaione per raggiungere l’appiattimento del Vallone circondato da Montagne quasi sconosciute; e nel silenzio.
Individuata la nostra, perdemmo solo il tempo per stabilire l’attacco della via dalla sommaria relazione da me riportata su mezzo foglio di quaderno; e fatto il punto lo raggiungemmo senza darci furia.
Pronti e in assetto di salita ci cautelammo procedendo alternati e senza utilizzare tutta la corda per quelle rocce coperte da detriti; e così verso destra all’inizio della gola che è la direttiva della salita.
L’entrata difficile toccò o volle farla l’amico, e nel passaggio gli si staccò un masso appena toccato che andò per le sue.
Così decidemmo di procedere con brevi lunghezze di corda anche perché in quel tratto la salita non è lineare.
Lineare è stata la salita del camino finale, e della successiva corta parete che non ha lasciato ricordi; ma ormai eravamo in Cima a raccontarcela: 1 agosto 1962.
Sì; la relazione della salita riportata sul mezzo foglio era sommaria, ma avevamo di fronte la parete; quella della discesa invece striminzita in poche righe, e dovremmo interpretarla sul posto man mano scendendo.
Così, con il materiale nei sacchi, iniziammo a scendere sopra e sotto la Cresta Ovest un poco per de qua e un poco per de la stando attenti a prendere l’intaglio di cresta giusto e senza nome (Forcella della Scala 2160 m) e oltre pinnacolo divisorio, e sulla Cresta della Cima del Vallone per iniziare la discesa; e per quello che poi vedemmo sotto anche promettere: e via, e anche veloci per un lungo tratto.
Poi la gola si fa stretta e verticale con le pareti scarse d’appigli.
Piccola sosta per fare il punto anche perché vedevamo i ghiaioni basali; e riprendemmo a scendere ben concentrati indicandoci gli appigli adoperati man mano scendendo mentre la gola s’allarga meno verticale e fino alla base.
Sì, era fatta.

ag17 tracciati

ag18 piantina

Cima del Vallone 2368 m

La mettemmo in programma dopo la non facile riuscita salita della Cima Piccola della Scala; e ben caricati dalla riuscita.
Avevamo scelto questa salita per la rampa orientale contando sulla recente relazione di G. Meng, visto qualche volta in Val Rosandra, e G. Svizzero; e riportata sulla Nuova Guida delle Alpi Giulie del Buscaini con la fotografia ed il tracciato per andare sul sicuro.
Così eravamo nuovamente nel Vallone, e questa volta in tre perché s’era aggregato Aldo Pressel, un collega d’ufficio che veniva da oltre un anno con me prima sulla Palestra della Napoleonica, e poi in Montagna.

ag19 CIMA VALLONE

Non era una bella giornata, e che continuava una perturbata fine primavera confermata dalla neve ancora abbondante nel Vallone e sulle Cime intorno.
Quel giorno non toccammo il Bivacco C.A.I. Gorizia perché decentrato dall’attacco della nostra salita che inizia sul prolungamento a rampa della parete.
Solo che quella mattina con un tappeto di ghiaie e verdi affioranti dalla neve per i nostri preparativi sull’asciutto; era la giornata giusta, e via.

ag20 primi tiri

Bella la salita sulla rampa con roccia buona e ricca d’appigli e che man mano procedendo si commentava.

ag21 Pressel Aldo

ag22 la parete soprastante

Solo un paio di lunghezze per poi uscire a sinistra su roccia rotta sotto un’altra parete difficile; e che noi la evitammo con un traverso in salita alla stessa altezza, e sopra le difficoltà.

ag23 cambia tempo

Stavo ricuperando la corda d’uno dei due in quel tratto facile, e guardavo le Montagne intorno.
– Orpo. Sì; dal Gruppo del Canin stavano avanzando veloci nuvole minacciose.
Allora allarmai i compagni ad accelerare la salita, ma il temporale fu più veloce e ci colpì con grandine e neve con contorno di lampi e tuoni.

ag24 nella bufera

Non era il massimo; ma temendo il peggio continuammo lo stesso la salita verso la Cima; invece dopo una decina di minuti terminò restando solo le nuvole ad intanfanare la Montagna. Intanto noi eravamo entrati in una larga fenditura che ci portò in cresta e per questa all’ometto della Cima: 8 giugno 1975.

Necessariamente non sostammo; e riprendemmo a seguire la cresta per trovare la via di discesa a noi sconosciuta.
Non era il massimo la visibilità, ma intuimmo la discesa seguendo i tratti innevati; e più sotto sulla parete quasi pulita dove trovammo una buona traccia in traverso.

ag25 Forcella del Vallone

Usciti dalla fitta nuvolaglia questa puntava a Sud e poi in discesa verso la Forcella del Vallone 2180 m.
Proprio ci voleva dopo quanto passato in quelle ore.
Sì; era stata la giornata giusta.
Certamente non avremmo trovato altre difficoltà perché il ricordo ritorna che siamo nella Forcella, e dove stiamo valutando come scendere il muro verticale di neve di circa sei metri sottostante.
Non c’erano alternative che il salto; ed io diedi l’esempio imitato da Aldo.
Armando invece preferì scenderlo facendosi dei sicuri scalini con i talloni tra i nostri commenti spiritosi.

ag26 Cima Vallone tracciato

ag27 piantina