Alpi Giulie e Alpi Carniche

Trieste, 1 settembre 2014

Il copione delle Gite per l’anno 1994 con Sem e Giorgio restò immutato; e quella volta per tentare l’ambita salita sulla Cima Alta di Riobianco lungo lo spigolo Nord; e con noi a farci compagnia il ricordo del giovine amico fornese Juri Coradazzi morto improvvisamente il 28 febbraio 1994.
Eccome che accettai l’invito, anche perché mi ricordava l’inizio della mia attività, e proprio la salita che completò la triade che contribuì a darmi sicurezza a continuare avanti il mio alpinismo.
Sì, perché in quelle lontane sere in Sede della XXX Ottobre riuscì a formare cordata con un mio coetaneo che aveva appena iniziato arrampicare in Val Rosandra e in Montagna, Giudo Canciani; ed io interessato solo perché era proprietario di una motocicletta per andarci; per l’appunto.

gc01 Creta Grauzaria

Così, e come si usava in quelli anni per provare le nostre capacità, niente di meglio che la salita del caratteristico e ambito Campanile Medace nel Gruppo della Creta Grauzaria, e per lo spigolo Nord-Est di D. Feruglio e G. Piccolo; e anche per far gambe perché ci volevano circa quattro ore fai da te, solo per arrivare all’attacco della via di circa cento metri perché in quelli anni noi triestini usavamo lasciare il mezzo di trasporto all’Osteria di Brevorchias dove, sottinteso con il proprietario signor Manzio, lui buttava l’occhio in cambio delle consumazioni; e da lì poi iniziava e finiva la giornata Alpina.

gc02 panoramica

Così per le salite sui versanti Sud–Est dalla strada si seguiva il sentiero fino alla sorgente; poi per il canale soprastante fino a passare sul vasto ghiaione.
Altrimenti prima della sorgente prendevo una marcata traccia sul ghiaione che man mano spariva, e decidevamo noi per dove rimontare il vasto ghiaione ed a seguire i soprastanti canaloni colmi di congerie.
Noi due, anche perché era la prima volta per quella Meta, prendemmo proprio la marcata traccia e fino a trovare conveniente la salita del ghiaione, e a seguire poi uno dei canali che lo alimentano.

gc03 Camp.le Medace

Per salire lo spigolo impiegammo tre o quattro tiri di corda, ed un chiodo sotto lo strapiombo. La stretta di mano sull’esile Cima 1586 m fu sincera: 16 maggio 1960, e già programmavamo la prossima Gita; la Sfinge, la più ambita e nello stesso Gruppo.
La discesa dalla Cima fu fatta in arrampicata libera come si usava in quelli anni.

gc04 3amp.le Medace tracciato

La Sfinge 1754 m

gc05 panoramica

Così anche quella mattina fino alla desiderata sorgente, e poi per il sentiero verso destra e in salita lungo i primi prati e ai pascoli di Flop, e alla piccola Casera omonima per capre e ancora in attività.
Probabilmente non perdemmo tempo a studiare la vasta e incombente parete, tanto s’inizia la salita per un camino; e via.

gc06 la Sfinge parete N

Così un poco per de qua e un poco per de la, uscimmo dalla mugheta sul vasto ghiaione basale, e dove a sinistra uno stretto camino incideva la parete destra di un pilastro. – Xe fata!
Ci portammo la sotto mettendoci in cordata con in vita qualche chiodo, un paio di moschettoni e il martello perché le difficoltà sono di terzo.
Solo che il camino era troppo stretto e con roccia liscia, e capì d’aver sbagliato.
Così informai Guido d’avvisarmi i venti metri di corda; e via.
Avrei dovuto gia mollare, ma l’orgoglio acceca. – Tullio, venti metri.
La fortuna aiuta gli audaci, e su quelle lisce pareti c’era la fessura giusta per il chiodo. Allora passai la corda per l’anello, e scesi così assicurato accanto all’amico.
Perso per perso, ci portammo ormai rassegnati alla base della parete incombente, e traversandola sotto fino a trovare l’attacco per il camino giusto.

gc07 il camino

Sì, sopra uno zoccolo di rocce facili inizia il camino … Eravamo ormai rassegnati e tanto da rinunciare d’attaccare la salita.
Tanto torneremo; e andammo a fare i turisti al Lago di Cavazzo sulla strada di ritorno.

gc08 tracciato

La volta successiva non sbagliammo; e salite le facili rocce entrammo alcuni passi per il fondo detritico nel camino verticale di circa quaranta metri della via G. Gilberti e O. Soravito, e dove perdemmo solo il tempo di metterci in cordata con agganciata in vita la solita feraza.
Solo pochi passi; poi e trovato la larghezza giusta per la spaccata ripresi la salita; e più avanti trovai difficoltà sulle pareti levigate.
Ancora un tratto, poi tendono ad avvicinarsi consentendomi d’entrare e superare l’ostacolo della loro fusione; e dove la sopra, cercando, c’era la fessura per il chiodo di terrazzino. – Guido, vien!
Intanto l’amico libero dalla corda era penetrato nel fondo del camino ostruito da massi che dovrebbero consentirgli di rimontarlo con minore difficoltà. Silenzio?
– Guido, te pol vegnir; e così un paio di volte.
Lui intanto aveva superato il primo masso, ma trovava difficoltà ad afferrare la corda per assicurarsi; un paio di tentativi, e arrivò l’atteso vegno; ma questo me lo raccontò una volta arrivato in terrazzino.
Non attaccammo la parete incombente, ma preferimmo la poggiata che continua lo sbocco del camino e fino ad essere intervallata da cenge.
Intanto sotto di noi, e sul nevaio allo sbocco della Gola dei Cinque Massi, si esibiva uno sciatore che saliva e poi scendeva sulle strette serpentine tracciate; e che noi evitammo di disturbare.
Solo che stavamo andando troppo a sinistra. Alt, e ferma tutto; e per una più sopra o quella più sotto, in traversata raggiungemmo lo slargo detritico alla base della caratteristica parete centrale in parte strapiombante, e dove c’è il passaggio in salita per entrarci per poi continuare in traverso sullo spigolo Ovest.
Sì, e lo seguimmo per alcune lunghezze di corda. Alt, e ferma tutto perché diventa difficile; e dovemmo rientrare a sinistra dove per un camino arrivammo alle rocce facili con mughi sottostanti la Cresta.
Noi anche la raggiungemmo; ma questa si dilunga a Sud quasi piana e infestata dai mughi.
Così la percorremmo a vista fino in un punto che decidemmo di far la sosta della Cima: 2 giugno 1960.

gc09 la parte finale

Nella lunga discesa, e che è per un tratto in traversata sull’abisso, non usammo la corda.
Noi però intuimmo il percorso giusto perché arrivammo alla base della parete quasi increduli.

gc10 tracciato

Sì; e proprio sotto lo spigolo Nord-Ovest della Cima Principale, e salito con l’amico Armando Galvani il 10 maggio 1959 per la via D. Feruglio e G. Piccolo.

Il caso ha voluto che quella sera in Sede della XXX Ottobre, tra i presenti ci fosse anche l’amico Pierpaolo Pobega, Poldo per gli amici; e che dopo i cicola e ciacola con i presenti della nostra intenzione di salire la Cima Principale della Creta Grauzaria per lo Spigolo Nord Ovest; e poi in discesa passare per tutte le altre Cime, e compresa la Cima Senza Nome, e da questa l’Osteria di Grauzaria, e una volta finito lui si offrì di portarci la Domenica mattina perché andava a sciare nella giornata con la sposa Annamaria Signorini nella zona del Canin; e per assecondare il nostro progetto ci porterà a Bevorchians, e a prenderci all’Osteria di Grauzaria; per l’appunto.

Così quella mattina ci salutammo all’inizio del sentiero, e non senza assicurarli che saremmo all’Osteria di Grauzaria prima del tramonto; e via veloci anche se per me era la prima volta in zona, e tanto da non aver ricordi, e così e fino che lo vedemmo già alti nel Canalone Nord, anche se oscurato dalla giornata scarsa di luce con il sole velato.
Necessaria la sosta la sotto, e non solo per i primi commenti sulla difficoltà anche perché era la mia terza salita in Montagna; e che l’amico mi assicurava di aver portato alcuni chiodi, e senza perdere altro tempo lo attaccò.
Così tiro dopo tiro, e sempre veloci, ci trovammo sotto il tratto verticale e liscio.
Ferma tutto; e l’amico mise un chiodo di terrazzino per assicurarsi. Una volta riuniti valutammo il passaggio, e dove e come affrontarlo.
– Tien ben che vado. Una decina di metri, e m’informò che c’era o metteva un chiodo. Riprese la salita; poi la corda iniziò a scorrere veloce.
– Tullio, go trovà un bon terazin; mola tuto e vien.
Raggiunto il chiodo lui voleva che lo ricuperassi; e alla fine restò lì.
Raggiuntolo commentammo il tratto concedendoci una pausa controllando l’orologio. Riprendemmo la salita mantenendoci sullo o nei pressi dello spigolo, e fino che si rompe a cresta, e dove slegati, un poco per de qua e un poco per de la e per i sempre meno ripidi sfasciumi in Cima della Creta Grauzaria 2065 m: 10 maggio 1959.
Così, tra un boccone e l’altro, anche studiammo la Cresta e le quote principali a noi sconosciute che dovremmo percorrere e salire come messo in programma.

Le sottostanti fotografie sono dell’amico de Croda Armando Cossutta.

gc11 uscita Cresta Nord

gc12 q,ta 2045 m

L’anticima Est quota 2045 m e parte finale dello spigolo Nord.

gc13 Anticima SE 2023 m

Anticima Sud-Est 2023 m

gc14 q.ta 1950 e Cima Senza Nome 1930 m

Anticima Sud 1950 m e la Cima Senza Nome 1930 m

Così, e dopo la sosta, riprendemmo di corsa il programma che non presentò difficoltà.
Faticosa invece fu la salita alla Cima Senza Nome; ma necessaria perché la discesa da questa verso Sud porta proprio nel Canalone Sud che termina sopra Grauzaria.
Solo che per imboccarlo dovemmo battagliare con i mughi; e una volta usciti dal canalone l’orologio ci confermò l’impegno promesso, e anche di prendercela finalmente comoda.

Finito di rivivere l’avventurosa traversata della Grauzaria, noi riprendemmo la tranquilla discesa per il Canalone Nord, e dove più sotto e sui pascoli sottostanti la Malga Flop, stavano in oziosa sosta Giuliano Petelin e Mario Novelli che ben conoscevamo perché rocciatori e frequentatori delle pareti della Val Rosandra; e Soci dell’Alpina delle Giulie.

gc15 dopo la salita alla Sfinge

Non mi ricordo la loro Meta, ma sì che scendemmo insieme all’Osteria del Manzio; ma dopo che Giuliano, l’unico a possedere la macchina, volle anche donarci la fotografia con la Sfinge da noi salita.

gc16 incontro a Bevorchians

Solo che anche all’Osteria trovammo un tavolo occupato dai Grezi Giorgio Resmini, Remigio Franco e Sergio Valentini; e quando decidemmo di rientrare a Trieste il sole era ormai al tramonto per chiudere quella gande giornata.

Probabilmente già scendendo dalla Sfinge, con Guido ci mettemmo d’accordo di tentare per la successiva festività la salita della Cima Alta di Riobianco 2257 m (Alpi Giulie), e per lo spigolo Nord.

gc17 Cima di Riobianco

Sì; e la giornata era anche bellissima; ma non incontrammo e sentimmo nessuno e così fino all’attacco della via che era ben evidente.
Il timore del primo passaggio difficile con la corda nel moschettone agganciato al chiodo già infisso non ha lasciato ricordo, e così anche altri tratti difficili ben superabili sulla roccia compatta e ricca d’appigli.
Noi due per non avere sorprese, e come d’accordo, evitammo più avanti dove la via e meno lineare d’usufruire di tutta la lunghezza di corda, ma trovato il posto giusto di fare terrazzino; e in sicurezza così fino in Cima: 12 giugno 1960.

gc18 tracciato

Così anche la breve discesa fino in Forcella.

gc19 piantina