Vallone di Riobianco e Dolomiti

Trieste, 1 agosto  2014

La Cima delle Cenge 2007 m

Non dimentico quella sera che ci trovammo in Sede perché tra i presenti, e a me alcuni quasi sconosciuti, alcuni aderirono spontaneamente a formare le cordate per salire la Cima per la via Direttissima sulla parete Sud-sud-ovest che in quella stagione era ambita per la sua bellezza; e dopo tanti anni d’oblio.
Così, cicola e ciacola, formai anche per quell’occasione cordata con l’amico Sem.

Quella mattina alla partenza con lui in macchina c’era Giorgio Tassinari che appena conoscevo; e bene accolto da Sem che lo conosceva per altri Sport, e da poco tempo anche lui pensionato; e via.

cc01 C di Riobianco

Così quella mattina dal Rifugio Brunner ebbe inizio la grande giornata; e al primo incrocio, e ormai soli, seguimmo il sentiero della Vetta Bella, che sempre più ripido s’inoltra nella mugheta prendendo quota e aggira le basi dei primi contrafforti rocciosi; e noi sempre accorti per non sbagliarlo perché con la riscoperta della salita è stato anche tracciato un nuovo approccio alla parete che prima avveniva in discesa da sotto la Forcella degli Ometti; per l’appunto.

cc02 la nostra parete

La novità invece era stata che in un punto marcate tracce di passaggio c’invitarono a traversare a destra, e oltre un canale anche sul ripido pendio roccioso erboso e fino alla base della parete, evitandoci così la ripida discesa da sotto la Forcella degli Ometti; e dove alcuni erano già in parete e altri che aspettavano.
Sì, perché tra questi c’era un giovane appena visto quella sera in Sede, e che voleva fare da primo di cordata.
Così, e d’accordo con Sem, accettai di fare cordata con lui, e Sem con Giorgio chiudere la fila; e a noi tre nell’attesa anche di commentare i singoli passaggi dello sconosciuto.

cc03 la direttisima

Sì, perché proprio quelli sulla corta parete d’inizio sono il benestare per poi continuare la salita.

cc04 bel pasagio

Salita sicura su roccia levigata e pulita da parti friabili dall’acqua che scende dal canale ben visibile sulla parte superiore della parete.

cc05 ponte naturale

cc06 se pasa per el buso

Tanto da perforare la roccia formando un arco; e che noi passiamo la sotto per superare un breve tratto di parete verticale che poi poggia con qualche esile cengia fin sotto l’incombente parete nera.

cc07 el trato dificile

Lo sconosciuto su questa dimostrò le sue capacità anche perché dotato da lunghe gambe, e sui chiodi già infissi, e così fino ad una nicchia terrazzino.

cc08 entro nel canal

Più avanti e di lato seguimmo la svasatura sulla parete che diventa colatoio, e più sopra canale che porta in cresta.

cc09 Tassinari G

cc010 Lusa S. Sem

cc011 semo fora

Sì; e anche aspettammo i due amici per poi continuare insieme fino in Cima attesi dagli altri: 19 maggio 1993; Sergio Lusa Sem, Giorgio Tassinari, Giordano Sterni, Nico Zuffi, Marino Zoch, Tullio Ogrisi, e lo sconosciuto anche perché non mi ha detto il suo nome.

cc012 con gli amici

Probabilmente anche nella discesa, ormai ben tracciata, noi tre restammo gli ultimi. Solo che non individuai il punto da dove la prima volta iniziammo la nostra avventurosa discesa.

cc13 meritava

cc14 tracciato

cc15 piantina

Dolomiti: Gruppo dei Monfalconi
Cima Urtisiel Ovest 2264 m

Una Torre senza nome

Non mi ricordo chi fu il promotore di questa Gita; ma credo che dopo la salita alla Cima delle Cenge, Sem volesse accontentare l’amico Giorgio Tassinari con un’altra salita, e così nel viaggio di ritorno, cicola e ciacola, gli propose, anche perché ero d’accordo, di tentare la recente salita all’Ago del Cridola 2389 m per la via Costacurta e Reginato; e che era molto ambita tra i rocciatori anche per la buona qualità della roccia cosa rara in quel Gruppo.
Così anche stabilimmo che dovremmo necessariamente pernottare al Rifugio Giaf 1405 m.

La chiamata arrivò per il fine mese; e quella sera in Rifugio al momento di stabilire l’ora della sveglia, i primi due fecero gara per assumersi l’impegno di darla perché mattinieri. Solo che quella mattina anch’io mi svegliai per la mia solita ora, ma pensai che non doveva essere così; e così in fase di dormiveglia non mi restò che di attendere anche se sicuro di non sbagliare.
Poi quasi contemporaneamente si destarono controllando i propri orologi increduli.

jc16 Urtisiel Ovest dal Giaf

Sì; il cielo e le Cime dei Monti quella mattina erano in parte velate da nuvole vaporose; e il tempo perso per il ritardo della sveglia aveva frenato la voglia tentare l’impresa, e tanto che ricorremmo all’amico gestore per avere informazioni sulla via Del Torso e compagni alla Cima Urtisiel Ovest 2264 m soprastante il Rifugio.
Alla fine, anche se non ero proprio convinto dell’indicazione dataci, prendemmo il sentiero per Forcella Urtisiel, e dove una volta raggiunto il vasto ghiaione traversa a sinistra: Est? – Orpo.
Sì perché mi ricordavo d’aver letto che la Del Torso è in parete Ovest, e si doveva proseguire dritti verso la Forcella dei Pecoli per arrivare alla base della parete da salire.

jc17 particolari

Ormai il programma iniziale era cambiato; e poi si proseguiva anche bene sul sentiero. Così accettai lo sbaglio e le conseguenze, e senza informargli.
Più avanti con alcuni ripidi tornanti prende quota e traversa sotto le prime balze rocciose verso un pianoro in parte erboso?

jc18 la Torre

Quella che vedemmo non era proprio la parete dell’Urtisiel; e perso per perso ci portammo lo stesso la sotto.
Sem annunziò che saliremo la parete incombente dalla forma triangolare d’uno dei tanti avancorpi di quel settore del Gruppo.
Finita la sosta anche andammo a controllarla; e decidemmo d’attaccarla sul limite destro guardandola dove roccia pareva migliore anche se assai stratificata.

jc19 primo tiro

Una volta la sotto perdemmo solo il tempo di metterci in cordata che Sem iniziò a salirla, e dove dopo una decina di metri si staccò il bordo di una stretta cengia sotto i suoi piedi; e che neanche farlo a posta ben pensò di atterrare sullo zaino ancora fiammante dell’amico Giorgio, e che tutto contrariato rinunciò alla salita nonostante i nostri incoraggiamenti.
Noi invece continueremo la salita dopo aver consigliato Sem a fare tirate più corte perché con due corde già legate in vita; per l’appunto.
Così riprese a salire cercando la roccia migliore, e dove su un passaggio difficile Sem mise un chiodo. Poi poggiò a sinistra fino sotto una serie di strette cenge sovrastate dalla parete difficile?
Decidemmo allora di continuare il traverso verso lo spigolo, e dove e dopo aver controllato l’altra parete tornammo sui nostri passi.
In un punto a lui conveniente rimontò le strette e friabili cenge ritornando sul filo dello spigolo, e che lo raggiungessi. Sì; voleva che anch’io vedessi l’altra parete. Gli diedi ragione; e a Sem non restò che affrontare la parete incombente.

jc20 ricerca via

Sem allora controllò solo il materiale agganciato in vita e … – Tien ben che vado.
Non affrontò la parete dello spigolo, ma come osservato traversò quasi in linea a destra per raggiungere l’unica e piccola fessura vista; ma giusta per il chiodo di sicurezza.
Poi senza ai e bai tirò su dritto fino al mola tuto perché aveva trovato un buon posto per farmi sicurezza.
Con la corda dall’alto tutto fu più facile, ma lasciammo lì il chiodo per i prossimi alpinisti e non rovinare la fessura.
Il buon posto trovato da Sem è una terrazza semicircolare sottostante l’appicco finale difeso da strapiombi? Niente; Sem approfittò della sosta per accendersi la sigaretta, e poi liberi dalla corda andammo tutto intorno a vedere dove superagli.
Sì, l’unica possibilità che vedemmo è sul limite Nord dove stacchi di parete limitano lo strapiombo solcato da una larga fessura.
Il tempo d’andar prendere le corde ed il materiale, e per Sem di finire la sigaretta studiandosi il passaggio, e via.

jc21 tiro finale

Al primo tentativo non riuscì a passare, ma gli servì per come impostarsi per il secondo; e poi continuò con difficoltà nella larga fessura dove preferì a fare una precaria sosta.

jc22 sopra lo strapiombo - Copia

Libero dalla corda mi portai la sotto per la fotografia. Poi toccò a me; e con la sicurezza della corda mi fu facile lo scambio del piede ed entrare in parte nella fessura e raggiungerlo.
Sì, il posto della sosta è proprio precario. Allora Sem per non perdere altro tempo mi chiese di proseguire, e ripresi fino in Cima: 30 giugno 1993.
Dall’altro versante la nostra Cima presenta una corta parete sul falsopiano roccioso misto a vegetazione del Gruppo Urtisiel Ovest.
Non stavamo troppo comodi lassù, e una volta finita la sigaretta Sem propose di scendere la sotto per stare più comodi.

jc23 discesa in doppia

Niente problemi perché Sem dopo la rinuncia di Giorgio è proseguito sempre con le due corde in vita, e che ora ci garantiranno la calata.

jc24 panoramica

Così anche la sotto stabilimmo di scendere restando sul bordo del falsopiano; e la sotto incrociammo anche il sentiero che ci portò alla base della nostra parete che valutammo avere l’altezza di circa duecento metri.

jc25 ierimo là

Panoramica dal Rifugio

jc26 la Torre

Così a casa un giorno andai a vedere nella Berti per capire e verificare quanto fatto e visto. Sì; scontato lo sbaglio d’approccio alla Cima Urtisiel Ovest, dovevo trovare una possibile relazione della Torre appena salita nel capitolo dedicato al Gruppo.

jc27 relazione

- Orpo! C’è riportato uno scritto, sì e no; ma manca il tracciato. Poi nel tempo dimenticai l’impegno e non detti più importanza.

La Cima Piccola della Scala 2099 m

     L’amico Sem aveva un prefabbricato nel territorio di Forni di Sopra (UD) dove trascorreva l’estate con la moglie Fides; ed era inevitabile che fosse ben conosciuto nel Paese, ed in particolare tra gli alpinisti e rocciatori fornesi.
Così anche lui, cicola e ciacola, un giorno invitò alcuni di questi ad arrampicare nelle Alpi Giulie.

jc28 Cima Piccola della Scala

Non mi ricordo poi se mi telefonò lui o l’amico Marino … per la mia adesione a partecipare alla Gita e fare il viaggio insieme; ma sì che quella mattina all’inizio del sentiero Sem mi presentò l’alpinista maturo che conoscevo di vista, Alfio Anziutti Timilin, ed il giovane Juri Coradazzi nato il 17 aprile 1973, alle prime esperienze di salita su roccia.
In tanta sana compagnia, e con tanto da raccontarci, arrivammo alla base della parete Sud della Cima Piccola della Scala senza alcuna pausa; e questa volta a sinistra del caratteristico rientramento della verticale e compatta parete, e più, o meno dove attaccammo la via dello spigolo.
Sì, perché da quel punto inizia la salita della via Piemontese – Ive, e che Sem aveva scelto intanto far conoscere al giovine la roccia delle Alpi Giulie.
Contrariamente alle mie previsioni i due Fornesi faranno cordata a se, e la nostra con Marino da primo; e poi ci chiesero il permesso d’essere la prima cordata.
Sem che ben gli conosceva fu d’accordo; e via, con il Timilin da primo; e a me il compito di documentare la salita.

jc29  primo tiro di corda

jc30 per Juri tutto ok con quella roccia

Finita la parete facile piegò a destra, e in salita fino a raggiungere la larga fessura che è l’unica possibilità per salire la difficile parete incombente.

jc31 lo stesso per Marino

jc32 xe tuto liso

L’eccellente qualità della roccia poi gli consentì di proseguire sicuro e veloce tanto che non riuscì a fotografarlo. Non così per il giovine Juri e l’amico Marino.
Prima che la fessura si sperda sulla parete impraticabile, Timilin volse a destra e raggiunse la cengia detritica dove ci riunimmo allegri e spiritosi per commentare la parte di salita fatta.
I primi due ripresero e girarono la parete, … e ci diedero voce di non venire perché il terrazzino è precario per ospitarci tutti.

jc33 terrazzino

Marino che gli aveva seguiti si fermò al giro di parete a far terrazzino; io per guadagnare tempo intanto andai da lui.

jc34 passaggio difficile

jc35 per rcordo

jc36 ancora una

jc37 le due gnerazioni

– Orpo! Sì, e giusto in tempo per documentare la scena dell’impegno dei due nel passaggio difficile.

jc38 tira sempre

Sì, un classico passaggio atletico; ma più impegnativo il tratto nella fonda fessura soprastante, e così fino alla sosta voluta sulle rocce facili con erba.

jc39 Cima Piccola della Scala

Non c’eravamo neanche accorti; ma nuvole minacciose s’erano addensate sopra di noi, e ad avvisarci ci penò una scarica elettrica subito seguita dal tuono.
Tememmo il peggio anche perché non c’era nessuna possibilità per proteggerci.
Intanto il temporale era sopra di noi con fulmini, saette e tuoni secchi; e iniziò … a nevicare imbiancando tutto.

jc40 traverso finale

Non durò più di dieci minuti; e tornò il sereno e il sole che in un attimo sciolse quella neve; e noi increduli perché eravamo pressoché asciutti.
Così ridendo e scherzando sul pericolo scampato completammo il traverso, e dall’altro versante raggiungemmo l’esile Cima: 4 settembre 1993.

jc41 per ricordarse

jc42 per ricordarse

Sì, lassù non si stava comodi; e scendemmo sotto la Cima a fare la sosta e la foto ricordo.
La discesa facile che non ha lasciato ricordi; ed i saluti sinceri e il ritrovarci la prossima stagione magari nello stesso Vallone.

jc43 tracciato

jc44 piantina