Alpi Giulie: Sem e la Valle di Riobianco

                                                   Trieste, 1 luglio 2014

L’avviso esposto sulla bacheca c’informava: Giovedì 11/4/2013 ore 20.30 presso la sala della sede i Rocciatori dedicheranno la serata all’amico Sergio “Sem” Lusa, uno dei soci fondatori dei “Bruti de Val Rosandra” a cinque anni della sua scomparsa. Nel corso della serata gli amici e i compagni di cordata ricorderanno Sem attraverso testimonianze e immagini.
Al termine bicchierata conviviale e preparazione dell’uscita domenicale in falesia.

Un giorno del mese di marzo 2013, mi telefonò l’amico e Capo Gruppo dei Rocciatori Marco Arnez chiedendo fotografie e diapositive di Sem perché stavano preparando una serata a suo ricordo. Certo, io avevo già pubblicato sul Blog qualcosa di noi due; ma meglio sarebbero immagini meno recenti, aggiunse l’amico.
Per Sem questo e altro, e così già quella sera iniziai a prendere nota delle date delle salite fatte insieme; e alla fine rividi l’elenco. – Orpo! Sì, perché non immaginavo d’averne fatte tante, e proprio la prima salita con lui in quella Valle con la Cima Piccola della Scala; e dove io iniziai nella Primavera del 1959 ad arrampicare in cordata in Montagna con l’amico Mauro Stagni.

Sì, in quel mese noi Grezi, e contando sui numerosi amici frequentatori della Val Rosandra, organizzammo una seconda Gita di due giorni al Rifugio Brunner nella Valle di Rio Bianco contando sulla Festività del 25 aprile 1959, e per dimenticare la precedente per i due giorni di Pasqua guastata dal brutto tempo, e tanto che quella sera in Rifugio cantammo anche cori natalizi.

ps01 Cima delle Cence

Il primo giorno e appena arrivati in Rifugio andammo a salire la Cima delle Cenge iniziando la via da sotto la Forcella degli ometti; e dalla Cima scendemmo dalla Cresta Est per un percorso fai da te.

ps02 Vetta Bella e Pan di Zucchero

Il giorno seguente sul Pan di Zucchero dalla Forcella di Riobianco, e dopo aver rinunciato la Vetta Bella per la neve e ghiaccio che ostruivano il camino iniziale.

ps03 piantina

In quelli anni non c’era il Bivacco C.A.I. Gorizia!

Conobbi Sem nel 1957, quando accolto nel Gruppo dei Grezi, iniziai a frequentare la vecchia Sede della XXX Ottobre in via D. Rossetti, 15 Trieste; ma il nostro rapporto era limitato poco più che ai soliti convenevoli saluti. Poi lui per motivi personali abbandonò l’attività in Montagna, e le sue presenze in Sede sempre più rade.  Stimolato da Josè Baron, che in quelli anni era Capo Gruppo dei Rocciatori, riprese l’arrampicata e tornò sulle Montagne alla grande; ma il nostro rapporto restò pressoché immutato.

Tutto poi cambiò in quella sera del mese di luglio 1990, quando Sem mi telefonò chiedendomi il favore di fare il terzo di cordata perché s’era impegnato con Fulvio Strain, un giovanotto alle prime salite, che non conoscevo. Sì, preferiva avere l’appoggio d’uno più esperto perché volevano salire la parete Sud della Cima Piccola della Scala 2099 m per la via Bulfoni e D’Eredità, cordata che ben conoscevo incontrandogli in quella Valle e più volte in quelli anni anche con Mauro Enrico; Valle che ben si presta all’inizio di stagione, e si fece amicizia.
Eccome che accettai la sua richiesta, e ben volentieri anche se fossi già stato sulla Cima anni prima con l’amico Armando Cossutta.

ps04 panoramica

Solo che non ricordo dove trovai la fresca relazione con il disegno o fotografia dello Spigolo Sud, ma sì che decisi subito di salirlo.

Non era una bella giornata, e le grosse nuvole che coprivano gran parte del cielo lasciando pulite le Cime intorno non ci procuravano. Sì, sarà stata una costante della stagione, perché la stessa situazione la trovammo all’inizio del mese mentre noi due eravamo impegnati a salire la terza rampa della Vetta Bella.
Solo la copertura nevosa era diminuita nella parte bassa della Valle, mentre risaltava ancora abbondante alla base delle pareti, tanto da ricorrere alle ghette, e così fino a dove la parete è più poggiata ben distante dallo spigolo come letto nella relazione.

ps05 parete iniziale

Sì, dovevamo prima salire la non facile parete per poi traversare verso lo spigolo dove si può attaccarlo, e superando due tratti difficili, dove hanno lasciato i chiodi, fino alla fine per poi traversare facilmente in versante Nord ad incrociare la via facile di salita.

ps06 inizio salita

Iniziai a salire quella liscia anche se poggiata parete seguendo le scanalature e stando attento di trovare dove far terrazzino.

ps07 no xe mal

Poi la parete tende a raddrizzarsi difficile, e invitando a proseguire verso destra.

ps08 la traversta

Alt, e ferma tutto. Noi invece dobbiamo invece traversare a sinistra per incontrare lo spigolo; giusto! Solo che lassù la roccia e liscia e compatta, e non mi è stato facile trovare un terrazzino sicuro; e così poi fino sotto il tratto strapiombante.

ps09 sullo spigolo

ps10 ultimo strapiombo

Così nasi all’insù a studiarci il passaggio facilitato da un paio di chiodi, e via. Una volta oltre e più facile, raggiungemmo la cengia che contorna l’inizio della cresta Ovest.

ps11 fine spigolo

Solo che lassù a star fermo per assicurare la salita dell’amico sentii freddo e dovetti subito coprirmi.

ps12 fà freddino

Sorpresa; la cengia che contorna l’inizio della Cresta si dilunga anche in versante Nord. Solo che noi trovammo un parapetto di neve gelata che ci protesse nella traversata.

ps13 in Cimaps14 in Cima

Rimontammo poi dei facili gradoni fino sotto la breve parete verticale finale e per questa la piazzola ghiaiosa che contorna l’aguzza Cima: 25 maggio 1975.

ps15 Cima  Grande

La sosta lassù in quella giornata incolore fu anche breve, e non conoscendo la discesa anche se facile. Scesi la rocciosa parete finale, noi seguimmo delle scanalature rivestite con ripidi verdi, e prestando attenzione ad imboccare quella giusta per non mancare poi la traccia che porta sotto la parete dove inizia la stretta e ripida cengia che ci portò sul nevaio alla base della parete.

ps16 nevaio basale

ps17 tracciato

Così quella mattina noi tre giungemmo alla base della parete; ma quella volta all’inizio della via normale perché proprio da questa si può attaccare la parete verticale.

ps18 panoramica

ps19 sulla Bulfon

La sotto, cicola e ciacola, Fulvio vorrebbe fare la salita da primo; poi sarà quel che sarà.

ps20 terrazzino

Per Sem più che bene che così nei terrazzini potrà farsi qualche sigaretta.
La buona qualità della roccia ci consente di procedere tranquilli e dialogare con Fulvio che sa il fatto suo, e presto siamo sotto il camino che permette di evitare la parete liscia incombente.

ps21 nel camino

Un paio di battute di Sem sui dotati d’avere gambe lunghe tenne su il morale; e proprio Fulvio dimostrò che le sue erano il massimo procedendo in spaccata.
Solo poco più di una decina di metri, poi il camino si restringe de bruto e si deve abbandonarlo traversando a destra.
Un chiodo già infisso per i moschettoni t’assicura l’uscita dal camino, ma la oltre c’è ancora da superare la parete liscia che ti porta al precario terrazzino. Raggiuntolo pensai alla capacità dei due amici conosciuti in quella Valle, e che lo hanno superato per primi.
Riprendemmo la continuazione del camino che non mi ha lasciato ricordi, e così fino ad una cengia terrazza chiusa da una corta parete a diedro sormontata da strapiombi.

ps22 inizio  seconda parte

Fulvio allora traversò la sotto, e salì il suo limite esterno di roccia ben scalabile fino ad aggirare poi gli strapiombi, e portarsi alla base della lunga parete verticale finale lavorata dall’acqua.

ps23 parete finale

Tanto da dover prestare attenzione per non finire su tratti lisci.

ps24 ultimo tiro

Solo che alla fine tende a poggiare rompendosi.

ps25 Lusa Sem e Strain - Ogrisi

Dove tra i massi della Cima trovammo giusto lo spazio per la fotografia.

Fine luglio 1990; Sergio Lusa Sem, Fulvio Strain e Tullio Ogrisi.

ps26 tracciato

ps27 piantina