Avventure nel gruppo del Monte Bianco

Trieste, 1 maggio  2014

Il tentativo

Non mi ricordo in che occasione, ma un giorno, cicola e ciacola, e rivivendo le nostre salite fatte sui Monti della Valle Aurina con l’amico Mario Grio, lui mi domandò d’organizzare per la prossima estate la salita del Monte Bianco?
- Orpo. Certo, non me l’aspettavo anche perché non lo avevamo mai nominato; ma ormai alcuni colleghi del gruppetto che s’alternavano nelle nostre Gite si sentivano forti, preparati e soprattutto risoluti; e perché non andare a tentarlo?
Io allora opposi della resistenza; e per scoraggiarli anche gli avvisai che se saliremo il Monte Bianco, sarà senza avvalersi di mezzi di risalita e pertanto per la lunga via normale dal versante italiano; niente, cascasse il mondo. Così all’inizio della stagione organizzai delle Gite di preparazione e gli assidui erano sempre i fratelli Luciano e Mario Grio, mentre gli altri sì e no; per l’appunto.
Così a casa e nei tempi liberi iniziai a fare alpinismo da tavolino per conoscere in primis solo il Monte Bianco. Poi e più dettagliatamente quello italiano dove si sviluppa la via facile da quel versante; e poi come faceva Julius Kugy nelle sue campagne alpinistiche sulle Alpi Occidentale, decisi d’andare nella seconda quindicina del mese di luglio, e come relazione della salita facendo fede al racconto dell’altro alpinista triestino Giorgio Brunner con Silvio Poli. Con quelle premesse il Monte Bianco era ormai nostro, e tanto sicuro che mentalmente stillai il programma, e senza mettere furia.
Primo giorno: arrivo nella Val Veni, e per il Vallone de la Lec Blanche al Rifugio Elisabetta m 2168 per il pernottamento.
Secondo giorno: per il Ghiacciaio di Miage al Rifugio Gonella m 3071.
Terzo o quarto giorno: per il Ghiacciaio del Domè, e le Creste delle Aiguilies e Bionnassay al Monte Bianco 4810 m, e ritorno al Rifugio Gonella.
Quarto o quinto giorno: discesa, e rientro a Trieste.

Certo è che quella mattina solo, posteggiai la mia Fiat 500 in un campeggio sulla rinomata spiaggia di Grado, e dove Mario per la famiglia teneva la sua roulotte tutta l’estate; e Luciano ad aspettarmi. Il nostro via e vai da una macchina all’altra mentre coricavamo nella sua FIAT 1100 piccozze, ramponi e la corda, e attirando l’attenzione dei villeggianti in tenuta balneare; e via.
Così, e tolte alcune pause, viaggiammo spediti fino al capoluogo Courmayeur; e dove non sostammo perché più avanti c’è il bivio e la carrozzabile per la Val Veni, e nessuno desiderò la sosta tanto ambita era la nostra Meta.

MB01 arrivo

Oltre la curva e più avanti la Valle si fa ampia; e dove sullo sfondo dell’altro versante risaltavano candidi nevai e ghiacciai per intimorire gli audaci? Non incuranti sempre avanti, e ora sul fianco del Vallone de la Lec Blanche e fino al posteggio, e dove subito sopra vedemmo il Rifugio Elisabetta m 2168.
Nel parcheggio c’era del movimento di persone e macchine; mentre dal Rifugio provenivano continui richiami che ottenevano risposte.
Noi perdemmo solo il tempo per indossare qualcosa di pesante e prendere uno zaino con il necessario per la notte perché la mattina presto noi torneremo a prenderla per poi scendere al posteggio del Lago di Miage, e dove inizia il sentiero per il Rifugio Gonella; per l’appunto.
La mattina di buon’ora e posteggiata l’auto allo slargo sottostante, e dopo aver controllato d’aver preso proprio tutto, ebbe inizio la grande avventura.

MB02 inizio avventura

Ci sarà stata senz’altro qualche indicazione, ma mi ricordo che quasi subito iniziò il ghiacciaio, e che trovammo difficoltà a passare lo sbocco limaccioso e caotico, e senza possibili orme?

MB03 ghiacciaio ndi Miage

Una volta oltre sospirammo di sollievo vedendolo pianeggiante e coperto di neve bianca e solcato dalla traccia in disfacimento del giorno prima; e dove procedevano in tutta tranquillità in quel silenzio.

MB04 sosta

Faceva ormai caldo e il sole batteva forte; e in atteso il fragore della prima valanga.
Solo che non vedemmo dove; e poco dopo un’altra e un’altra ancora; e così si ripeterà spesso lungo la giornata.

MB05 panorama

MB06 con il tracciato

Intanto sul primo isolotto morenico facemmo la sosta, e gli amici anche per spalmarsi i protettivi sul viso.

MB07 parte finale

Riprendemmo l’avvicinamento; e così vedemmo alte e vaste pareti incombenti ancora coperte da estesi e ripidi nevai con le colate delle valanghe; mentre dal massiccio del Monte Bianco scendere più ghiacciai che confluivano alla nostra altezza; e i più screpacciati quelli dal Monte Bianco.

MB08 intermedia

MB09 iniziale

MB10 termine Ghiacciaio

Così anche fotografai tutto il percorso nel senso contrario, e che dovremmo fare nella discesa.

MB11 vista a lato

… e anche le Montagne che ci stavano di fianco per non farle un torto.

MB12 ghiacciaio del Domè

Più avanti incrociammo il fronte screpacciato del ghiacciaio del Domè che si aggira con il percorso per il Rifugio Gonella; per l’appunto.

MB13 quanto fatto

MB14 si passa a destra

Cammina e cammina, sì, perché tutto il ghiacciaio e lungo undici chilometri, e noi ci stavamo avvicinando al restringimento delimitato da pareti e dove la in alto c’è il Rifugio Gonella. A confermarlo c’era la traccia ben calcata sul pendio, e dove iniziammo ad incontrare le prime cordate che stavano scendevano.
Solo che tutti erano distrutti dalla fatica, e alcuni con qualche cerotto?
Parlavano poco l’italiano, ma sufficiente per capire che c’era ancora troppa neve e la via per il Monte Bianco ancora d’aprire, e qualcuno, quelli con i cerotti, anche colpiti e trascinati da smottamenti di neve; e non vedevano l’ora d’essere fuori.
Invece noi decisi dentro, ma ormai solo fino al Rifugio.

MB15 verso il Rifugio

MB16 con lunghi traversi

Non vedendo altri scendere, riprendemmo a salire sulla marcata traccia lasciata che con dei traversi ci portò a rocce affioranti.

MB17 e pericolo di pietre

Solo che i ripidi spazi nevosi tra queste erano anche solcati da scivolamenti di pietre.
- Orpo!

Mb18 sulle rocce affioranti

MB19 per ricordo

Sì perché tutto è bene quello che finisce bene; ma proprio e mentre Luciano stava traversando uno degli spazi nevosi, scese scivolando lentamente un masso di circa cinquanta chili che lo sfiorò. Certo, poi la butammo in rider; ma i seguenti spazi nevosi gli traversavano di corsa. MB20 spettacolo

Più avanti entrammo nella sicura parete lavorata a gradoni alternati da ripida neve che non mi dava fiducia; e ricorsi alla corda.

MB21 trato finale ripido

MB22 idem

Così, un poco per de qua e un poco per de la, in circa otto ore di lento cammino, trovammo il Rifugio m 3071.

MB23 el Rifugio

MB24 el ceso

Veramente c’erano due con il vetusto e vecchio Gonella di legno; e sul vuoto dipinto in giallo come il nuovo Rifugio, il gabinetto.

MB25 no par vero

Dopo la fotografia del percorso fatto, non mi restò che riprendere rassegnato quello che avremmo dovuto percorrere e salire per raggiungere la Cima de Monte Bianco.

MB26 la via per il Binco

MB27

MB28

mb29

Con noi tre eravamo una decina d’alpinisti presenti, più il giovane gestore tutto amareggiato perché non era ancora arrivato l’elicottero con le provviste e le bombole di gas. Certo, non eravamo la per far bisboccia, ma qualcosa di caldo sarebbe stata gradita. Così cenammo con le nostre scorte, e poi per assimilarle chiedemmo del te. Arrivarono, e si scusò perché aveva poco gas. Sì, erano appena tiepidi.
Cicola e ciacola, venne da noi un alpinista italiano di Genova chiedendoci se avessimo qualche medicinale per lo stomaco perché altrimenti per lui niente Monte Bianco. Sì, avevo portato con me una buona scorta di pastiglie per la mia gastrite, e lo fornì anche per più giorni. Poi lui tornò al nostro tavolo invitandoci ad unirci a loro per tentare l’impresa. Lo ringraziammo per l’invito, ma noi non eravamo pronti per quel Monte Bianco.

MB30 buona notte

Non era ancora il crepuscolo che tutti si ritirarono nelle proprie cuccette; e a noi non restò che imitarli. Buona notte, e che sarà a lungo insonne per me in quella cameretta illuminata dalla luna.
Noi quella mattina ci alzammo alla prima luce dell’alba per scendere il percorso fatto lungo la parete, e prima che arrivasse il sole per evitare smottamenti di neve e cadute di pietre.

MB31 ritirata

Poi perdemmo solo il tempo per metterci i ramponi perché la neve era gelata, e anche legarci in cordata perché scenderemo nel primo tratto uno per volta in sicurezza; e il primo a scendere sarà il più esperto Luciano; e via.
Durante la discesa non si mosse una pietra; e così anche nella lunga discesa sul ghiacciaio dove non avvertimmo rumori di valanghe? Sì, il Monte Bianco aveva già scaricato tutto il primo giorno, e forse per ridimensionare la nostra manifesta baldanza nell’affrontarlo.
Per quel giorno, con lo zaino appesantito dall’umiltà, non ci restò altro che recuperare l’auto e tornare al Rifugio Elisabeta per un ripensamento, anche perché non si parlò di tornare a casa. Solo che io non avevo la Guida del Monte Bianco e mi trovai spaesato per programmare almeno una salita.

MB32 dal Rifugio

MB33 Panorama

Solo che dal Rifugio, e oltre il Vallone del ghiacciaio de la Lec Blanche ormai nell’ombra scura, risaltavano ancora al sole la parte alta innevata di due Montagne che risaltavano nel cielo blu. Non subito; però fui tentato di salire la più bassa, ed informai gli altri due che non aspettavano altro; e così non mi restò che entrare nel Rifugio a chiedere aiuto.
- Sì, è il Petit Mont Blanc!
Allora, dallo spazio davanti il Rifugio dovete scendete per il ripido pendio fino al letto del ghiacciaio, e che dovrete traversare prestano attenzione sull’altro pendio verde di trovare la traccia che porta ad incrociare il sentiero per salire verso la Cima.
Grazie tante, anche se non sarà stato proprio così. Pertanto anche quella sera senza far bisboccia e a letto presto; ma dopo il tramonto sul Petit Mont Blanc.

continua…