Sui Monti della Valle Aurina

Trieste, 1 marzo 2014

… e così entrai a chiedere informazioni al Gestore. – Sì, ma provi a chiedere il passaggio anche all’autista dell’autocarro. Giusto in tempo perché aveva già scaricato e caricato e stava andando via. Solo che lui non era nativo di quella Valle, ma della Valle Aurina in Alto Adige; e che ho visitato e più volte. Alla fine se avrebbe potuto mi portava fino al Bar pineta.
Sì, aspettavo da vari anni per andarla conoscere perché invogliato da un articolo apparso sulla rivista Alpi Venete; e tanto che mi premurai anche di farmi le fotocopie formando un fascicolo.  Intanto avevamo stretto amicizia con una famiglia di casa nostra grazie ai figli che frequentavano lo stesso asilo; e loro frequentavano la Valle Aurina come villeggianti d’estate e d’inverno soggiornando nel paese di Ca di Pietra.
Così con la famiglia ci andammo la seconda settimana di settembre nello stesso Alberghetto a Ca di Pietra dove erano e sono ancora di casa, anche perché dotato di piscina, e soprattutto per i figli; e così io intanto potevo anche andar a veder.
Solo che fu una settimana di brutto tempo che non ci dette tante possibilità; e un giorno che sembrava promettere salimmo con la seggiovia e a piedi alla Clausee, e dove io corsi a salire la breve parete incombente della Cima del Rauchkofel 2653 m. Solo che quelle rocce sono metamorfiche e pertanto scistose e friabili che richiesero molta attenzione. Nella zona ci sono anche rocce intrusive, e alcuni pomeriggi gli trascorsi a cercare i cristalli e così mantenere allenate le gambe.

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 Tornammo l’anno successivo, e questa volta con la moglie dell’amico e le due figlie. Solo che dovemmo andare anche con la mia datata Fiat 500 che fu ben contenta d’essere ancora utile. Sì, perché con questa avevo l’occasione d’andare solo, e mi ero programmato per quella settimana di salire il Grande Mesule. 

va007 Monte Spicco

  Quella volta avevamo scelto la terza settimana del mese di luglio nella speranza d’avere tempo migliore; e che invece fu la copia dell’anno passato tanto che coprì un giorno le Montagne di neve. Questo avverrà nei giorni successivi perché intanto, e in previsione della mia prossima sortita al Grande Mesule, la prima gita la facemmo con le due macchine proprio per andare a conoscere la nuova strada di servizio, e aperta a tutti, tracciata per l’erezione della Diga, e che dall’abitato di Luttago porta all’Alpe di Neves base di partenza per i Rifugi intorno; per l’appunto.  

va03 Rif. Porro

 Noi quel giorno ci spingemmo solo fino al Rifugio Giovanni Porro m 2419, base di partenza per il Monte ambito; e che lo trovammo chiuso. Così la mattina successiva al chiarore dell’alba aprì la porta dell’Alberghetto con la chiave già nella toppa, e uscito e chiusa, come d’accordo con i meravigliati titolari, l’infilai sotto un vaso di fiori; e via.
Il tempo era pessimo, e una volta posteggiata la macchina all’Alpe di Neves, seguì il marcato sentiero per il Rifugio. Solo che non dovevo perdere tempo, e così tagliai di buon passo lungo i pascoli e a seguire sul ghiacciaio biancastro che contrastava col grigiore della fitta nebbia.
Ghiacciaio che per quanto riportato sulle Alpi Venete non presentava pericolo per i crepacci; ma in quel momento con la nebbia correvo il rischio di non trovare la via facile per poi salire il Monte? Così rallentai il passo evitando l’aumento di pendenza.
Poi la fortuna volle darmi una mano perché notai delle orme in disfacimento: – Xe fata! Sì, per me più che sufficienti, e più marcate all’aumento di pendenza dove nella nebbia risaltava il bianco del sempre più ripido pendio; e così avanti fino sulla cresta dove orme profonde mi portarono alla Croce della Cima 3478 m; 20 luglio 1977. 

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Certo, non era una bella sosta la in alto, e dove l’unico panorama era il ghiacciaio sottostante a Nord (Austria) libero dalla nebbia.  

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 Lo stesso allungai la sosta; e fui ricompensato perché notai che una cordata aveva presto raggiunto la Cresta Est. Poi sparirono alla mia vista e … sbucarono in versante italiano. Così gli attesi per salutarli e scambiare qualche parola. Erano austriaci; papa e figlia ancora fanciulla. Abitavano in quelle Vallate, ma parlavano e capivano l’italiano. Sì, per loro la salita di quella Cima ha un valore spirituale che si tramandano; e così aveva portato sua figlia la prima volta. 

va06 Ogrisi T

 Avevano furia; solo che la mia macchina fotografica non aveva l’autoscatto; e così ci scambiammo lo stesso favore; tanti saluti e aufwiedersehn.
Poi ognuno in discesa riprese le profonde orme per rientrare nella sua Patria nascosta dalla nebbia.
Così, e finito l’impegno propostomi, organizzai per tutti noi la Gita al Rifugio Vetta d’Italia 2568 m, posto sul limite Settentrionale del Territorio Italiano confinante con l’Austria; e pertanto Meta molta ambita turisticamente con i percorsi ben tenuti, sicuri e ideale per i nostri figli.
Solo che dovemmo necessariamente andare con tutte e due le macchine perché la strada carrozzabile termina alla località Fonte alla Roccia m 1671, base di partenza per varie escursioni, e giornata ideale perché ventilata e fresca con le nuvole che a tratti coprivano il sole; e via lungo la strada bianca di servizio per le stalle che sorgono lungo il pascolo. 

va08 in gita

 va09 che fatica

Cammina e cammina sul piano; poi più marcata per superare con alcuni brevi tornanti un corto salto dove riprende piana. 

va10 merenda

 Proprio la sopra trovammo la costruzione con la comodità giusta per fare la prima lunga sosta. Riprendemmo il percorso sulla stradina ormai mulattiera in mezzo al pascolo cosparso di massi e percorso dal torrente; e dove punta un ripido pendio roccioso erboso.  

va11 ultima tirata

 Lì dovemmo cambiare marcia anche se la larga mulattiera e tracciata a pendenza quasi costante con ampi tornati. Così le pause divennero sempre più frequenti e anche nell’ultimo tratto dando incoraggiamenti al gruppo. 

va12 Rif. Vetta d'Italia 

Il pendio tende a poggiare; la mulattiera l’asseconda per poi uscire sugli ampi terrazzi prativi soprastanti dove con l’ultimo tratto ripido porta al Rifugio Tridentina. va13 idem

va14 Picco Tre Signori

 La in alto dopo il ristoro, ancora e solo il tempo per le fotografie perché abbiamo impiegato per arrivarci circa quattro ore! Restava ancora la lunga discesa che non ha lasciato ricordi.
I figli con la scusa della stanchezza accumulata volevano stare nell’Alberghetto e fruire della piscina.
Sì, e proprio l’ultimo giorno; e con davanti all’Alberghetto la Croda Verde 2947 m a dominare la Valle del Rio del Conio, e già in parte salita alla ricerca di cristalli; e senza muovere la macchina ed e iniziare la salita alle prime luci del giorno tanto mi sentivo in piena forma. La mattina riuscì anche fare la colazione con la servitù e uscire per la porta di servizio; e via. Alle prime Malghe salutai i proprietari; e il loro cane lupo ancora giovine decise di farmi da guida per il dovere dell’ospitalità. 

va15 Vne Rio del Conio

 va16 Vallone d'aproccio

Ancora un ricordo per quanto salito, e via veloce lungo la traccia sul fianco del vallone della Palude del Conio tutto innevato. In quel momento la in alto sentì il calore del sole; meglio di così per sostare sull’erba perché più avanti iniziava la neve.

 va17 me son fato un amico

Il nuovo compagno disdegnò il mio cibo, ma accettò di farsi fotografare; invece all’inizio della neve mi fissò, fece dietro front e andò per le sue.

va18 inizia la neve

va19 panoramica W

 Intanto le nuvole che già intanfanavano alcune Montagne andarono a coprire il sole; e in quell’ombra fredda tutto intorno era livellato e amorfo. 

va20 panoramica N

 va21 la meta

Così procedevo attento a non perdere quota, e con un semicerchio raggiunsi il ripido pendio sottostante la Croda.

va22 coragio

 - Orpo! Sì, perché la sua parete è anche verticale. Niente; dovrò raggiungere l’abbassamento della Cresta, e per questa poi salire in Cima.

 va23 di fronte

Approfittai della pausa anche per fotografare il sottostante Vallone con il percorso fatto.

va24 sembra vicina

 va25 devo montar in cresta

Solo che facevo fatica a procedere; e mi portai allora sull’affioramento detritico a lato nella speranza che non c’era. Niente; e ben presto tornai nella neve dove tanto procedevo, tanto scendeva il mio morale; e iniziò il solito dibattito interno se valeva la pena di continuare: sì.
Ben presto la stanchezza, e il pensiero del lungo ritorno spensero la mia volontà. 

va26 verso Wva27 verso E

va28 verso E

 La in alto nel silenzio e mezzo immerso nella neve guardavo le Montagne intorno; e m’accorsi che c’erano delle altre fino allora coperte da quelle più basse, e che mi sembravano m’invitassero a salirle.

 va29 se tardi, rinuncio

Sotto di me c’era quello che dovevo scendere, e credo che non promisi niente; e via da quel mondo di solitudine e poesia.