Vette Nere: una storia d’alpinismo differente

                                                            Trieste, 1 gennaio 2014

VN01 piantina

Il bel tempo continuò tutta la settimana, e io sapevo che l’amico Daniele Sandri stava godendosi gli ultimi giorni di riposo.

VN02 panoramica

… e si, se l’aspettava la mia telefonata; e cicola e ciacola, contando sul nuovo avvicinamento appena trovato, accettò un altro tentativo alla Cima Sud delle Vette Nere; e questa volta tentare l’accesso diretto nel canalone alla sua fronte dal pianoro detritico conosciuto.

VN03 approccio canalone

Così quella mattina senza raggiungere le balze con la boraccia, scendemmo per il nostro passaggio tra i mughi sul pianoro detritico, e lo rimontammo, nell’ultimo tratto per neve, fino quasi sotto lo sbarramento strapiombante giallo oro.

VN04 sbarramento

– Orpo! Sì, stretta al cuore perché sul momento con quel controluce accecante sembrava impossibile passare. Poi la vedemmo la possibilità; e proprio dove uno sperone roccioso si stacca dalla parete a lato monte formando uno stretto camino fessura.

VN05 il passaggio

Così, e anche perché favoriti dalla neve, in un attimo eravamo la sotto, e poi non trovammo difficoltà a passare nell’angolo interno per la larga fessura de marmo con appigli giusti per passare. Ancora pochi passi ed eravamo la dentro circondati dalle corte pareti che la prima volta nell’ombra scura mi sembravano molto difficili. Illuminate invece dal sole mostrarono la loro vulnerabilità anche se velate dall’acqua che scorreva veloce.

VN06 la parete

Piccola stretta al cuore; ma passato il primo impatto tutto poi fu facile sempre prestando attenzione, e a seguire per il fondo innevato arrivammo nello slargo da noi raggiunto in discesa nel corso della salita del 24 giugno 2003, per altra via della bancata. Non mi ricordo se esclamai xe fata, ma conoscendo il percorso da quel punto, e fatto già in salita che in discesa, ci dava la certezza; e a confermarlo poi era stato il canalone in quel tratto stretto con il fondo innevato che copriva tutta una serie di massi che altrimenti ci avrebbero opposto ostacolo. Il canalone presto si apre e si fa ripido sempre innevato; e dovemmo allora calcare le orme che richiesero fatica, e così fino allo sbarramento del Campanile.   La sotto, e una volta fatto il punto della situazione, decidemmo di continuare perché quel giorno la neve arrivava quasi all’entrata del valloncello detritico sospeso annullando le difficoltà del passaggio dei gradoni. Raggiuntolo, ognuno scelse il suo percorso fino al passaggio innevato che immette sul ripido prato sospeso, e ancora in parte innevato. Niente; allora lo rimontammo dritti per l’erba al suo bordo anche se il prato è più ripido. Lassù seguimmo i nostri ometti, e oltre l’intaglio, affrontammo il tratto di rocce in sfasciume fino sul bordo esterno più avanti chiuso dal Torrione.

VN07 tratto finale

Una volta sceso alla sua base anche fotografai quello che c’era la sopra che non riuscivo a distinguere.

VN08 qunto fatto

Così dalla Forcella raggiunta anche la vista del canalone ed i pascoli di Passo Siera.     Il piccolo e tozzo torrione riconoscendoci strabuzzò gli occhi senza dire niente, e ci lasciò passare. Noi stemmo al giuoco, e per il nostro percorso eravamo nuovamente in Cima: 12 giugno 2006. La conoscenza del percorso anticipò di circa mezzora l’arrivo calcolato in Cima, tanto che l’amico già si pregustava il solito pisolino. Io proposi non più di mezz’ora per non rilassarsi dovendo in discesa affrontare quei tratti di roccia friabile.

VN09 La Forcella e l'ometto

VN10 Daniele e Tullio

Così occupò quella mezzora fotografando; e iniziò proprio dalla nostra Forcella e la costruzione dell’ometto, e noi due a confermarla.

VN11 Cima di Riobianco

La Cima di Riobianco.

VN12 Cresta Carnica e Sappada

VN13 eccola

A seguire verso Sud Ovest la Cresta Carnica, ed il paese di Sappada con il teleobiettivo.

VN14 Gruppo Monye Siera

VN15 Val Pesarina

Invece verso Est il Gruppo del Siera, e la Val Pesarina.

VN16 torneremo

Prima di scendere

VN17 tratto finale

VN18 piantina

VN19 il valloncello

Così, trascorsa la sosta, scendemmo per il nostro percorso in Forcella dove valutammo anche la convenienza di scendere per un buon tratto il canalone. Niente; e così seguimmo la nostra traccia che aggira il Torrione per gli appigli conosciuti, e oltre in salita sul bordo che seguimmo passando in rivista i nostri ometti eretti in salita, e così fino al più evidente. Allora scendemmo con attenzione per l’unica isoletta ancora in parte di roccia compatta tra sfasciumi mobili, e finita, traversammo subito nell’intaglio tra i bassi torrioni: passaggio chiave. Una volta oltre continuammo rilassati sul bordo presto erboso all’evidente ometto. Allora ci buttammo giù veloci per il ripido prato stando attenti di prendere a destra il rivolo nevoso che immette nel valloncello sospeso.

VN20 veduta

Il valloncello sul lato interno è chiuso dalla parete che ha davanti, appena staccato da un canalino, un avancorpo a cresta. Il canalino è ripido, e come il fondo del valloncello era tutto innevato. In quel momento lui stava scendendo ancora sulla morbida neve ed io il bordo sassoso mantenendo lo stesso il dialogo.
Solo che lui notato il canalino lo scambiò per il nostro passaggio d’entrata nel valloncello, e si diresse in quella direzione anche annunciandomi la prossima discesa; e mentre io iniziai ad informarlo dello sbaglio, l’ultimo suo passo fu fatale perché la neve cedette e scivolo via. Un attimo, e poi silenzio, e seguito d’alcuni lamenti.
Lo raggiunsi perdendo solo il tempo d’attraversare il valloncello per aggirare l’avancorpo. Sì; s’era fermato sopra degli sfasciumi accumulati in un rientramento della parete subito sotto lo sbocco del canalino, e che hanno anche frenato la caduta, e di stare quasi seduto. Pallido in volto; e sulle prime la vidi brutta perché sulle mani e sui vestiti c’erano macchie di sangue; ma al successivo controllo non notai fratture agli arti, e alla mia richiesta rispose di non sentire dolori. Era molto abbattuto e gli occhi segnavano sofferenza. Non convinto controllai ancora le fonti delle macchie di sangue. Sì, erano per le escoriazioni riportate sulle mani e oltre nel tentativo di frenate la caduta. Io proposi di chiamare il Soccorso Alpino, mentre lui sperava di farcela a proseguire. Solo che al momento di posizionarsi seduto non sentì la caviglia, e notammo che il piede sinistro, sempre con lo scarpone, era un poco piegato all’esterno?
Sì e no, anche perché non sentiva dolore, e una volta con la schiena appoggiata sulla parete, sciolsi il nodo dello scarpone, e per quello che vedemmo per noi la caviglia era fratturata per fortuna senza lacerazioni e sangue. Non c’era altro da fare che chiamare il Soccorso Alpino!

Dopo alcuni tentativi senza successo, telefonò allora alla sua sposa che in più volte, bene e male, capì d’interessare la nostra Sezione XXX Ottobre per il soccorso.
Dopo alcuni minuti squillò il telefonino; … e bene e male capimmo che c’era riuscita, e che dovevamo attendere la chiamata del Soccorso!  Nel canalone senza sole faceva ormai freddo; e mentre Daniele indossava tutto quello che aveva portato, s’accorse che nella scivolata s’era sfilato dal polso il suo orologio, e ricordo affettivo. Sì; e lo trovai fra la neve lungo la traccia della scivolata, e con la cinghia rotta. Lavoro di meningi; e mi venne il dubbio che il posto dove stavamo aspettando non era il massimo per fare e ricevere telefonate; e controllato che fosse ben protetto dal freddo, con il suo telefonino rimontai la crestina esterna del valloncello da dove vedevo la sotto il Passo Siera, e da dove loro possono anche scorgermi. Arrivò la chiamata del Soccorso per informarsi dell’accaduto, e la giusta posizione del luogo dell’incidente; e una volta avutole di aspettare. Il rombo familiare del motore d’elicottero che man mano e più forte stava risalendo la Valle annunciava che stavano arrivando; ed io lassù pronto a fare i prescritti segnali con le braccia.Tutto intorno ormai rintronava, e sbucò sopra i pascoli con il suo bel colore giallo che risaltava sul verde del Passo Siera: – Orpo; ma troppo basso. Solo che continuavano a cercarci in versante Ovest, e una volta tornati sul Passo Siera senza prendere quota continuarono dritti … e il rombo sempre più lontano c’informò che rientravano con nostra disperazione.

Chiamai subito il 118, e gl’informai d’averli visti, ma che dovevano cercarci sul versante Est delle Vette Nere e subito sotto la Cima. – Ricevuto e aspettate; anche se non sarà stato proprio così. Ritornarono anche presto, e anche attardandosi a cercarci sul nostro versante; solo che non prendevano mai quota, tanto che andò come la prima volta.  Disperazione e sconforto anche perché eravamo ormai nell’ombra scura. Telefonai nuovamente confermando il versante, ma con la raccomandazione di cercarci subito sotto la Cresta. Pareva la volta buona perché arrivarono già in quota, ed io che gli aspettavo sulla crestina alternando il movimento delle braccia come prescritto per questi interventi. Sembra che voglia virare, e mi prese lo sconforto. Forse che sì, forse che no; il rombo del motore aumentò, prese quota puntando nella mia direzione mentre io segnalavo con le braccia la posizione, e solo quando mi è stato di fronte a pochi metri che mi stesi sulla friabile crestina spessa meno di un metro.
Forti follate d’aria mi colpirono coprendomi di polvere e detrito minuto mentre il rombo del motore mi assordava. Allora sbirciai in quella direzione e vidi i pattini a non più di tre metri dalla mia testa. Calarono i giri del motore e così il rombo; e stando prono m’avvicinai l’abitacolo. La dentro erano in tre con il pilota, e in quel frastuono ascoltarono il racconto della disgrazia indicando l’amico addossato alla parete. I due scesero con gli zaini, uno sul casco aveva scritto medico, e prestando molta attenzione finalmente portammo soccorso e conforto all’amico. Noi due avevamo diagnosticato giusto; e una volta immobilizzata tutta la gamba restò solo il problema di raggiungere l’elicottero. Con la nostra, corde non mancavano; allora sistemammo Daniele sulla schiena del secondo, e io tornato sulla cresta, accompagnai in sicurezza la salita del duetto. Solo che l’abitacolo conteneva a malapena loro tre, e de bruto, s’informarono se volevo scendere dalla Montagna con le mie gambe?   Provai smarrimento; … e che avrei preferito scendere in compagnia.
OK; faranno un altro viaggio. Grazie.

VN21  preparativi

La foto in regalo per non dimenticarsi.