El Buso dell’Ursic

Trieste, 1 novembre 2013

              Il tentativo 

Un giorno cercai di compilare mentalmente i nostri percorsi fatti da sotto la bancata erbosa sia per la riuscita salita alla Cima Sud delle Vette Nere che quello del ritorno per poi compilare, se del caso, una relazione più precisa; e mi trovai in difficoltà ad essere esauriente. CN01  panoramica Ciò mi angustiava perché una relazione della salita dall’approccio incerto per raggiungere il canalone non mi piaceva proprio di far pubblicare. Così non mi restava che ritornare, e magari con un compagno disposto anche a tentare la salita della faglia/canale che divide la Montagna in due parti ben distinte: Nord e Sud, e che all’amico Daniele non interessava. Sì, due piccioni con una fava; ma con chi?              Un incontro imprevisto, e seguito da un’alleanza a formare la cordata avvenuta nell’estate dell’estate del 2004, con l’amico Marco Arnez, ci consentì d’incontrarci un giorno, come accordi presi, nella seconda settimana di settembre in Val Pesarina, e subito dopo il ponte sul Torrente Degano.                                                                    Andò proprio così, e dal posteggio del paese di Pesaris continuammo con la sua perché nel bagagliaio tiene tutto il materiale d’arrampicata; e via.  Posteggiammo sulla piazzola a lato della strada dove inizia la bianca forestale per il   Passo Siera, e dove Marco scaricò tutta la ferraza per poi distribuirla nei sacchi. Al che io l’anticipai scegliendo di portare la corda che lui teneva ben protetta e avvolta in un telo plasticato. Solo che per curiosità volli provare ad alzare il suo sacco; e difatti il peso mi sembrò eccessivo per la nostra impresa. Così anche per il peso della corda lo informai. Confuso e imbarazzato si scusò perché era sicuro che nel bagagliaio ci fosse quella adoperata l’altra volta, e non la statica di 70 m per palestra.

Alpi Giulie: Gruppo del Canin

Monte Ursic 2543 m

Sì, perché l’altra volta …

CN02 Gruppo Canin

Alla fine del mese di luglio 2001 non eravamo proprio in buone condizioni fisiche, sia il mio amico e compagno di tante salite Daniele Sandri che il sottoscritto; lui perché proprio sul tallone, sotto pelle, s’era formato un minuscolo sperone osseo, ed io per essere un poco scarico dopo una serie di salite. Eravamo nel pieno della stagione estiva e non volevamo rimanere inoperosi; allora dovevamo solo ridurre il dislivello d’approccio alle pareti; ed il Gruppo del Canin ci parve l’ideale perché servito dalla funivia; e che sarebbe stato il massimo conforto per evitargli la discesa dove il suo tallone sarebbe stato più a contatto con la tomaia.

CN03 da Sella Prevala

La mia proposta non aveva solo lo scopo umanitario per lui, ma anche per andare a vedere la Cresta rocciosa che da Sella Ursic consente con una facile salita (II), come riportato sulla Guida, di raggiungere la Cima del Monte Ursic; per l’appunto.          L’avevo notata durante la salita al Monte Leupa 2402 m; e così le altre volte mi soffermavo a guardarla con più interesse anche perché oltre a quelle poche righe riportate sulla Guida, di questa non si sapeva niente. Già la prima volta che io la vidi ed attualmente, la considero l’ideale continuazione del vallone del Ghiacciaio Orientale, del quale solo alcune chiazze ne segnalano ormai l’esistenza, per salire alla Cresta Principale e via, via sulle altre Cime.

CN04 Versante N

CN05 la nostra Meta

Ci siamo, la giornata è bella, il cielo sereno e per essere ai primi giorni d’agosto ci sembra anche fresca. Dal Rifugio Celso Gilberti m 1850, un sentiero c’introduce nel vallone con residui di neve che presto abbandoniamo per rimontare, dei due, il verde e cosparso di fiori dosso esterno e lo seguiamo a lungo per la sua moderata pendenza fintantoché ci consta che con questo bello andare non ci siamo alzati di molto; ed ora dobbiamo riprendere quota con fatica.

CN06 Forc Ursic

Sul dosso interno possiamo vedere la tanto desiderata cresta che non sembra poi tanto facile tanto è lavorata a strapiombi; e dove, più avanti, troviamo una traccia che ci aiuta anche ad uscire da una zona resa accidentata da cavità colme di neve e ben presto, più marcata, a raggiungere la Sella Ursic m 2280. Il passaggio, frequentato da sci alpinisti, è cosparso di minuscole bottigliette e frammenti di vetro; così traversiamo per banchi di roccia e andiamo a fare la pausa sulle ghiaie sottostanti la cresta; e così tra un boccone e l’altro, osservammo anche la sua struttura: alla base e poi sul lato orientale larghe fasce detritiche ne rompono la verticalità e consentono anche di aggirare il primo salto di cresta; sopra a questo, anche se non verticale, per un buon tratto ci sembra molto affilata, poi prende spessore dove risaltano alcuni strati panciuti per poi affilarsi gradatamente fino a saldarsi al corpo principale del monte dove fasce di cenge e larghe fessure segnano la via d’uscita.

CN07 panoramica

La pausa è finita, siamo ben preparati e iniziamo la salita dalla base.  Il tratto successivo è proprio affilato tanto da tenerci sul tagliente ed i piedi a lato.                     La cresta poi prende spessore a gradini; e io mi fermo sui primi per vedere sopra e poi procedere. Inizio e guardo dove mettere il piede; e sento anche forte la voglia di vedere dove il gradino continua in discesa una volta girata la cresta. Solo che non distinguo nulla perché la parete è nell’ombra scura mentre noi siamo in pieno sole; ma c’è un presentimento.

CN08 lo strapiombo

Subito sopra troviamo un buon terrazzino, ma anche la cresta strapiombante: un classico strato panciuto caratteristica del Gruppo del Canin. Mi sento smarrito anche perché non abbiamo portato nemmeno un cordino. Proviamo a passare e più volte, ma il rischio e grande. Tentare con piramide umana va bene solo per il primo; rinunciamo e ci godiamo l’obbligata sosta al sole.                                                                                   La piazzola che ci ospita mostra segni freschi ed evidenti di frattura; forse una volta lì c’era uno strato che faceva da tramite che il recente terremoto …..?                              Non ci resta che fare a ritroso lo stesso percorso; e mi fermo sul gradino con ancora in mente il presentimento. Un tentennamento; e do voce l’amico che “vado a veder”.     Solo qualche passo, e mi fermo subito per abituare gli occhi alle nuove condizioni di luce. Poi guardo intorno, sopra, sotto e di fronte dove vedo solo pareti levigate e strapiombanti in una bolgia di luci e ombre. Inizio il traverso in arrampicata; il gradino man mano s’allarga in cengia discendente ed è tanto levigata da riflettere il color cobalto del cielo da sembrare coperta di ghiaccio. Avanzo nell’ignoto lentamente anche perché le gambe sono frenate dalla sensazione di scivolare tanto da dover cercare appigli per le mani sulla parete.

CN09 il traverso

La cengia s’allarga e la parete incombente accentua lo strapiombo: troverò una vasta nicchia, mi dico, ma dopo alcuni passi …… la luce ed un pezzo di cielo e subito dopo per detriti arrivo nel mezzo di un vasto Buso; con questo termine dialettale informo l’amico della scoperta, e l’invito a raggiungermi.

CN10 Ghiacciaio Orientale

CN11 verso Sella Nevea

Intanto vedo sottostante il vallone del Ghiacciaio Orientale e dopo alcuni passi lo spettacolo delle Giulie, dallo Jof di Montasio al Monte Tricorno.

CN12 Ghiacciaio  del Canin

Torno sui miei passi, e dall’altra parte il Ghiacciaio del Canin.

CN13 el Buso

Lo passiamo più volte per goderci i panorami e per trovare qualche segno e o traccia umana; poi la facile discesa alla Sella Ursic.

CN14 tracciato

Con un carico di pensieri e domande: siamo stati i primi; il Buso è già scoperto, ma la notizia non e stata resa pubblica; è stato notato ma non visitato e così via. Non riesco a pensare ad altro, e quasi ci convinciamo che siamo noi i primi anche perché solo la recente ritirata del ghiacciaio a scoperto tutto, tanto che decidiamo anche di ufficializzare la nostra scoperta solo dopo aver portato a termine la salita interrotta. A me il compito di ricerca nella letteratura alpina.  Una volta a casa mi rileggo tutta la mia bibliografia sul Canin, e che non è poca, ma non trovo niente. Alcuni giorni, e telefono all’alpinista e studioso delle Alpi Giulie Dario Marini che conosco, se ne sa qualcosa. E’ sorpreso della scoperta perché anni fa sono saliti per quella Cresta con la moglie e l’amico di Chiusaforte Roberto Bellina. Chiedo allora dello strapiombo. Lo hanno superato con piramide umana, e così non si sono accorti di nulla; e amen. La risposta mi sprona a tornare quanto prima.                                                                                   Sì; non mi resta che di trovare un compagno più capace di me.  

Così per un certo periodo nelle sere in Sede della XXX Ottobre, io raccontavo della scoperta, ma senza mettere enfasi; e la novità non interessava a nessuno. La fotografia del Buso esposta nel soggiorno mi ricordava giornalmente della scoperta e quanto deciso con l’amico; ma più volte sono stato tentato di ritornarci con dei buoni chiodi e finirla con l’ansia dell’attesa. Poi ripensavo che la Montagna mi ha dato e mi da secondo le mie capacita del momento.                                                                            Un giorno di luglio del 2004 incontro Marco Arnez compagno di cordata per un paio di salite. Abita nella casa accanto alla mia, ma per lavoro abita gran parte dell’anno in Carnia. Sta bene, parliamo di montagna e dei nostri programmi e, senza tentennamenti, é disponibile al mio, ma dopo il Ferragosto. Così dopo il Ferragosto, solo con il nuovo compagno perché l’amico Daniele, per impegni già presi non è con noi, e non ha fatto un dramma, ci portiamo finalmente alla base della Cresta; e sono trascorsi tre anni. CN15 Arnez Marco

CN16 Cresta e Monte Ursic

La mattinata è identica a quella della prima volta, forse anche l’ora perché anche in questo giorno abbiamo preso la funivia delle ore 9. C’è solo più neve, e accumuli resistono sulle fasce detritiche che delimitano la base della parete.

CN17 Picco di Carnizza

Il ghiacciaio invece con il suo bordo delimita il canalino che porta alla cengia che introduce nel Buso; e dove Marco ancora incredulo accompagna la corda di 60 m per districarla per intanto usandola.

CN19 idem

CN20 Cima  Gilberti

Una volta sulla cengia anche lui sente la severità dell’ambiente alpino con il Ghiacciaio e la Cima Celso Gilberti 2472 m.

CN21 cengia  primo tratto

Prima che sia coperto dalla parete la foto ricordo al sole perché più avanti tutto diventa difficile.

CN22 lo strapiombo

Siamo la sotto; è arrivato il momento tanto atteso. Ci leghiamo, e Marco si studia il passaggio e prova a passare, e più volte e senza protezione; niente. Allora ne mette una tra scaglie infide, passa la corda nel moschettone e s’innalza; ma per fare l’altro innalzamento non trova un appiglio per un piede perché l’altro e troppo sotto lo strapiombo per sostenerlo. Prova anche a cambiare il movimento delle gambe ma non migliora niente, e scende.

CN23 no iera mal

Allora io propongo la piramide, e lui il lancio della corda. Il terzo lancio è quello buono; la corda é sicura e scorrevole, e passiamo agevolmente. Segue ora un tratto facile con erba e siamo nuovamente sotto uno strapiombo che per un attimo ci ricorda quello appena superato. Poi più avanti vediamo che si passa a destra e ci torna il sorriso. Con un passaggio esposto ma non difficile siamo oltre, e dove riprendiamo la cresta aerea che continua fino alla saldatura con la parete.  Subito sotto inizia una serie di strette cenge erbose, e li facciamo terrazzino di sosta.                                                        Seguiamo poi la più larga per un tratto, e appena possibile rimontiamo sull’altra dove a sinistra una corta parete ha due fessure parallele che ci facilitano il superamento, e a seguire più facile fino raggiungere una piccola depressione della Cresta Principale; e dove facciamo la sosta della Cima: 23 agosto 2004.

CN24 Arnez Marco e Ogrisi Tullio

CN25 Cresta e Monte Ursic

Riprendiamo la facile cresta e subito c’è un largo intaglio che ci fa perdere di quota. Dall’altra parte troviamo qualche raro ometto che ci consiglia di stare sottocresta per un bel tratto; poi tracce più evidenti a prendere quota, e siamo la prima volta in Cima al Monte Ursic 2543 m, e dove non c’è nessun ometto a segnarla, ma ben evidente il Cippo di Confine. Seguiamo la cresta in direzione del vocio festante degli alpinisti che vediamo numerosi sulla Cima del Monte Canin. C’è un breve salto da superare, e ritorniamo un tratto sui nostri passi e scendiamo una ventina di metri in versante Sud per uno stretto canalino, e a seguire la cengia a lato in un largo canale detritico che ci riporta sotto il detto salto. Continuiamo a calarci per la non facile cresta fino ad incrociare la via slovena al Monte Canin. CN26 dal Monte Canin verso Est

Siamo tentati di raggiungerla; ma oltre che la discesa per il Ghiacciaio del Canin, noi dobbiamo anche risalire il ripido nevaio di Sella Ursic per ricuperare i bastoncini; e fatti i conti … giù per la Via delle Cenge che è attrezzata con cavi.

CN27 versante NW

Sorpresa e gioia, il ghiacciaio è ancora innevato; così non corriamo il rischio di scivolare, e scendiamo tranquilli.  Intanto, come tutto intorno, la neve si colora di porpora aurea e dalla Cima non ci giungono più urla e schiamazzi. Noi siamo gli ultimi scesi da questo versante.

CN28 Sella Ursic versante W

CN29 Cresta N

Più sotto siamo fermi di fronte la Sella Ursic che dobbiamo raggiungere, e con i nasi all’insù per individuare el Buso. Forse che sì forse che no, ma per un attimo ho visto sulla parete scura e aurea un pezzetto d’azzurro prima che le nuvole vaporose retrostanti lo ricoprano. Siamo stanchi e lenti; ma non abbiamo furia perché abbiamo già rinunciato la discesa in funivia perché in quel tardo pomeriggio c’è un Canin che non conoscevo. Da lassù, una volta recuperati i bastoncini lasciati sotto el buso, e sistemati i sacchi, iniziò la tranquilla discesa nei colori di un indimenticabile prossimo tramonto. CN30 tramonto

CN31 piantina