La mia storia sulla Croda di Tacco

Trieste, 1 settembre 2013

A distanza di tanti anni, in questi ultimi, si sono succeduti due fatti che mi hanno in parte coinvolto. In primis l’articolo di Italo Zandonella Callegher riportato sulla Rivista “Le Dolomiti Bellunesi”, e “la nostra nuova salita” che abbiamo ripetuto nel mese d’ottobre 2005; e che ora mi rammarico per non aver mandato quella volta anche la relazione della discesa che facemmo. Rivivendo quel lontano giorno mi sembra ancora strano che nel progettare la salita non ci si preoccupasse minimamente della discesa: faceva parte del giuoco e/o un poco di presunzione di gioventù?  Noi non conoscevamo allora la struttura della Croda, avevamo solo la fotografia della  parete che sovrasta il Bivacco C. Gera che era stato appena montato da poche ore. Quel giorno, con Heydi, era la prima volta che salivamo la Val d’Ambata, e la nelle vicinanze incontrammo anche per la prima volta Armando Veccelio. Le strane coincidenze che avvengono nella vita. Dopo le presentazioni e spiegati i motivi perché noi tre eravamo lì, lui c’invitò a raggiungere la Forcella che ora porta il suo nome. Nel corso dello stesso anno 1969, ero riuscito ad accordarmi per alcune salite con Priolo Roberto che conoscevo da anni, prima in Val Rosandra, la nostra Palestra di Roccia, poi nella sede della XXX Ottobre, Gite Sociali e per le salite fatte con altri. Così, valutate le nostre capacità, e a proporli d’aprirne nuove non ci pensai due volte.    ct01 panoramica

Tanto che subito all’inizio della stagione per anticipare possibili concorrenti richiamati dalla notizia della posa del Bivacco, quel tardo pomeriggio apriamo la porta ed entriamo la prima volta e per trascorrere la sola notte. La mattina lassù fa freddo, e alla base della nostra parete non manca la neve come avevamo calcolato, tanto che ci siamo portati le ghette  piccole. Dal Bivacco, e come già deciso a casa osservando la fotografia, per iniziare la salita dobbiamo scendere alla base della parete e all’interno di una quinta che caratterizza la parete, e anche l’unica possibilità per dove attaccarla.

ct02a f Armando Fu proprio così; e che noi teniamo quella linea spostandoci solo il necessario nei tratti difficili, e così fino alla gradita parete finale di roccia chiara e ricca d’appigli ed in Cima con l’avaro sole: 14 giugno 1970.

ct03 la Vetta In vetta, anche se per la prima volta, sostiamo solo il tempo per mangiare qualcosa, le foto di rito e la scelta della discesa che poi è decisa verso Est dove la parete è meno verticale. Così, uno con il materiale nel sacco e l’altro con la corda a tracolla, scendiamo veloci per una serie di canalini e inaspettatamente siamo su un ripiano innevato con interposti canaloni colmi di neve.  – Orpo, e adeso? Non ricorriamo alla monetina, e scegliamo quello che punta ripido verso l’invitante la Val di Fuori.

ct04 canale discasa Quella gioiosa visione ci carica e ci lanciamo giù in discesa, e di corsa; l’unica difficoltà: il salto di circa tre/quattro metri sulla neve.

ct05 la discesa La discesa fu tanto facile che per noi era ovvio che chi era salito per di là era sceso per di qua.

ct06 Tracciato Una volta a casa, e come sempre provvidi ad inviare la Relazione della “sola salita” alle Redazione le Alpi Venete. La facile discesa, col tempo, m’invogliò a ritornare sulla Croda anche perché di quella grande giornata, fatto tutto di fretta, non ricordavo nulla ed ero convinto che ritornando sarei stato appagato.  In quella stagione mi era ormai difficile contare sulla collaborazione dell’amico Roberto Priolo perché impegnato più che mai a fare il suo alpinismo; e a me non restò che trovare un altro compagno per continuare il mio. Questo non mi fu difficile perché avevo già capito che tra quelli appena usciti dal Gruppo Giovanile, potevo contare su Sturm Rinaldo; e così una sera in Sede gli chiesi la sua disponibilità a fare cordata con me, e lui non ci pensò due volte.

Croda di Tacco 2612 m 

Per conoscerci e capire se potevo formare cordata per poi iniziarlo all’Alpinismo di ricerca gli proposi una nuova salita sulla Croda di Tacco già salita con Roberto Priolo, ma che desideravo tornarci. Sì, perché a destra della nostra via la parete offre ancora la possibilità di tracciare una più facile; per l’appunto. Solo che faceva già cordata con il coetaneo Mazzoli Enrico, e così venne anche lui. Quella mattina dal Bivacco Gera, dove abbiamo pernottato, scendiamo alla base della parete, ma più a destra dove c’è un tratto più facile di salti friabili; e la sotto formiamo la cordata con Rinaldo da primo.

ct07 tratto friabile Sì, in quel tratto la roccia e rotta e friabile; e mi sento responsabile vedendogli procedere delusi. Sopra e verso destra la roccia migliora, e continuiamo lungo un’ampia traccia di diedro che disegna la via di salita dove superiamo un’alternarsi di pareti verticali, e in alto anche un tratto difficile per poi prendere il camino che ci porta sulla cresta Sud, e per questa in Cima: 14 luglio 1974.

ct08 Sturm - Mazzoli ct09 Sturm - Ogrisi Lassù intanto i giovani compagni di cordata se la contavano felici perché è la loro Prima. Io invece guardo intorno con la speranza di vedere quello che credevo di non aver visto e provato la prima volta in Cima; niente. Così torno a rivivere il ricordo di quella volta.  La discesa è quella già raccontata; solo che quel giorno c’era meno neve nel canale, e c’è stata qualche titubanza prima del salto.

ct10 la salita ct11 la discesa    A tentare di salirla d’inverno non ci pensai molto perché conoscevo bene la Val dell’Ambata percorsa in tutte le stagioni, e più volte; c’era solo d’aspettare che le condizioni fossero favorevoli. Il 6 gennaio 1982 sono ideali, e a metà mattino, con il mio amico Sturm, arriviamo ad Auronzo.

ct12 C Campo-Aiarnola C’è poca neve anche se è tutto bianco. La strada è pulita, ma sui margini sono gli accumuli di neve ghiacciata e così quella volta posteggiamo nei pressi della stradina che poi continua con il sentiero per la Val dell’Ambata. Sì, perché noi in quegli anni eravamo usi a lasciare l’auto ai Prati Orsolina dove iniziava una traccia, ora sentiero segnato, e che più avanti incrocia il principale. Là, un giorno d’inverno e con Mauro Petronio in un tentativo alla Croda di Ligonto, manovrando la mia FIAT 500 scivolai sul fondo ghiacciato andando sbattere con il posteriore su un cumulo di neve ghiacciata sballando le marce.  Fortuna volle che a fianco fosse stata ultimata la costruzione di una casetta con deposito vivande, e che il suo proprietario, anche lui un Veccelio, ci desse aiuto telefonando al suo meccanico che seguitolo, ci porto nell’officina mettendo la macchina a posto prima della sera (era il sabato) consentendoci di ritornare a Trieste. 

ct13 inizia un'amicizia Così quella mattina percorriamo la stradina che passa tra basse costruzioni, e proprio a guardia dell’ultima, davanti, c’è seduto un cane di mezza taglia, pelo bianco e sparse, macchie nero-maron.  

ct14 coccole Qualche parolina e carezza da parte dell’amico fa capire alla bestia le nostre amichevoli intenzioni e, che passato in testa, decide da farci da guida correndo festante su e giù per il sentiero per il nostro assenso. 

ct15 sosta Passati i pascoli dell’Ambata, uno spiazzo sgombro di neve sotto un albero c’invita a sostare: – Tullio, te xe ricordi…? La più sotto c’era un piccolo Tabià, un unico vano e basta, e che era l’occasione per la prima sosta; e ricovero per la notte prima della salita alla Cima Darmstaedter. In un angolo lui trovò un biglietto dell’alpinista Goedeke Richard che notificava d’aver trascorso la notte con un compagno, il nome non ricordo. Qualche anno dopo troveremo il Tabià tutto disteso sull’erba, ma intatto.  Riprendiamo convinti che il cane torna indietro anche se il suo padrone lo deve aver portato per la Valle e più volte, ma il cane rifocillato è deciso a continuare. 

ct16 fuori dal bosco Usciti dal bosco cambia comportamento; ci sta vicino e tutto teso e annusa l’aria, anche gli occhi denotano senso di paura, ed il suo pelo è tanto irsuto che sembra dimagrito. 

ct17 xe ripido All’attendamento Darmstaedter la neve tiene; e così continuiamo nel solco della Valle. 

ct18 quà xe meio Il cane passa in testa, e così fino al Bivacco 

ct19 crepuscolo.Il tempo di sistemare il materiale e preparate due brande che é notte. 

ct20 bona note Dividiamo la cena in tre parti; fa freddo e c’infiliamo nei propri sacchi a chiacchierare al lume di candela. Il cane è molto provato; l’amico mosso da compassione lo solleva e lo mette al suo fianco.  

ct21 Forc. e Pta Anna Alla tenue luce dell’alba, già pronti in cordata e ramponi calzati, ci portiamo sotto lo sbocco del canalone di Forcella Padola. Il cane, dopo la notte passata a fianco dell’amico, è vispo più che mai e sempre, anche se di poco, ci precede. 

ct22 scivolo d'attacco La prima e breve parte del canalone sembra un trampolino di salto tanto la neve è ripida e liscia. Su questa il cane da sfoggio della sua bravura di sciatore; sale veloce fino sotto lo strapiombo e si butta giù a zampe dritte scivolando fino alla base e così più volte beffandosi di noi. 

ct23 C.  Ambata-F. Armando Il suo gioco è finito; dobbiamo aggirare e superare lo strapiombo. Nel caso il cane scivolasse in quel tratto farebbe una brutta fine. L’amico lo vuole portare avanti; alla fine capisce che è meglio farlo desistere perché per raggiungere la vetta, l’avviso, dovremo anche arrampicare. Dopo una serie d’inviti a tornare a casa e d’urla deve aver capito perché abbassa le orecchie, mette la coda tra le zampe e “scivolando se ne va”. 

ct24 el can xe sceso Superiamo con attenzione quel tratto verticale di neve.  

ct25 verso la spalla Poi traversiamo a destra su un caratteristico belvedere per fare il punto della situazione. 

ct26 sosta con vista Niente; bisogna continuare nel canalone e trovare una parete scalabile. 

ct27 Cr di Ligonto Salutata la Croda e dopo i primi passi nella neve … 

ct28 nel canalon Non entriamo nel canalone, ma decidiamo di tenerci alti sotto la parete per non sprofondare..  

ct29 idem La scelta è azzeccata, e procediamo quasi lineari sotto pareti verticali. 

ct30 breve salto Poi un breve salto di neve gelata. 

ct31 semo soto la parede La sopra, e con i nasi all’insù controlliamo la parete innevata che ci consentirà l’ascesa anche con i ramponi calzati. 

ct32 pausa Solo il tempo di sistemare la corda, e via. 

ct33 sul misto Sempre con cautela perché la parete diventa verticale e senza appigli. 

ct34 C di Padola Ad incoraggiarci e sbucata la Cima Grande di Padola.  

ct35 a dx xe meio Più avanti la parete è verticale e compatta; ferma tutto. 

ct36 parete finale Seguiamo le strisce di neve verso destra, e dall’altra parte irraggiungibile c’è la parete finale che percorremmo con Priolo nella prima salita. 

ct37 vado soto Niente; ritorniamo sulle nostre orme e puntiamo più sopra le altre strisce di neve, e che ci consentono di traversare sotto la parete. 

ct38 me porto soto E’ in leggera discesa, ma è quella giusta. 

ct39 quà xe rampiga La traversa con cautela dove trova possibile salire la parete ricca d’appigli: – Xe fata!        La salita poi è sciolta e ci torna il calore corporeo. 

ct40 idem ct41 sempre più bel Lo stesso vale anche per il successivo passaggio. 

ct42 in Cima

 L’ultimo tratto sembra un gioco. – Semo in Cima! Annuncia Rinaldo a braccia aperte. 

ct43  Sturm e Ogrisi Ancora increduli: 7 gennaio 1982. 

ct44 Cr di Ligonto ct45 panoramica Belle le salite invernali, ma non c’è mai il tempo per una sosta in Vetta che t’appaghi.

ct46 C Alta di Padola ct47 C da Campo ct48 Comelico Facciamo a ritroso lo stesso percorso; e allo sbocco del canalone e più giù le peste del cane ci rassicurano che è sceso a valle; adesso la nostra coscienza è tranquilla. 

ct49 alla base ct50 no par vero ct51 la neve tien Così, senza quel pensiero, dal Bivacco scendiamo nel solco della Valle e seguiamo la nostra traccia di salita ben marcata ad indicarci la via nei colori di un indimenticabile tramonto verso l’incombente oscurità della Valle.  

ct52 grazie      Martedì, 25 ottobre 2005; squilla il telefono e Heydi mi chiama: – E’ Armando Galvani che vuole parlarti. Immagino il perché e ascolto: è da poco arrivato da Cortina dove ha portato sua moglie a trovare la figlia ed il nipotino; la giornata era stupenda, calda e sui Monti c’è poca neve e m’invita a tentare la Croda di Tacco, e da fare nella giornata. Oppongo resistenza ed espongo i miei dubbi sulla riuscita. Lui ha letto l’articolo dello Zandonella, ha già fatto un giro in estate in zona ed è convinto che ce la faremo. Io rimando di un giorno la mia risposta. Riguardo, anche con la lente, la foto del versante Sud scattata proprio quell’estate dalla Croda da Campo; non c’è niente di facile da salire tranne che il nostro il canalone: forse lo spacco del racconto di Darmstaedter?

ct53 Croda di Tacco Controllo ancora sulla Guida il dislivello e le ore dal Passo Zovo per la Ferrata Mazzetta. Non sono convinto che c’e la faremo, ma accetto per la Croda, i ricordi e che certamente trascorreremo una bella giornata ugualmente. Lui m’informa ancora che porta uno spezzone di corda di 20 m e due chiodi. ct54 Croda di Tacco - Copia

Scesi per la Ferrata in Val di Fuori risaliamo il pendio erboso sottostante la parete da lui già visitata, e a seguire un tratto di rocce facili a sinistra del canalone.  Qui ci leghiamo perché il tratto successivo è un susseguirsi di brevi pareti verticali percorse da stretti colatoi senza una linea logica per noi. Sopra non vediamo niente di facile, e non è il caso di continuare così, non c’è il tempo. Così propongo il canalone che è oltre una parete a rampa che sta di lato, ma alcuni metri più sotto. La raggiungiamo per un canalino friabile, e con un traverso raggiungiamo il fondo del canalone. Qui la salita è facile per detriti e massi; ma non è tutto così perché c’è il ricordo del salto, confermato anche dalla foto, e ci siamo. Entriamo nella stretta caverna formata da un enorme masso e le pareti del canalone. Ci leghiamo, l’amico mette un chiodo, un passaggio di IV e siamo oltre e per il fondo, qui innevato, raggiungiamo la forcella. C’è ancora la parete di circa 80/90 m; ci leghiamo e senza via obbligata raggiungiamo la Vetta: 27 ottobre 2005. Oltre all’ometto, tre non grosse pietre, non ci sono che le orme dei camosci sugli accumuli di neve gelata.

ct55 Cima Grande di Padole Allora penso all’articolo d’Italo Zandonella?

ct56 Galvani e OgrisiIn discesa mettiamo un chiodo sopra il salto per una corta calata, e più sotto facciamo a ritroso la via di salita per non incorrere in altri salti; così si giustifica il mio amico. Resta l’incertezza dell’ultimo tratto. Sarà per un’altra volta.  Una ventina di giorni dopo il mio amico mi passa le copie del detto articolo; è subito letto e anche più volte per confrontare quello che ha descritto Darmstaedter e con quello che ho visto, fatto e che è ormai nei miei ricordi. Confrontando i disegni con le mie foto sono riuscito anche a determinare la zona del loro attendamento e dove, per coincidenza, metro più metro meno, abbiamo anche bivaccato, con Sturm, in un tentativo invernale alla Croda di Ligonto: quanta nostalgia.Nel 1990, in una serata di diapositive, nella sede della nostra XXX Ottobre che organizzai per ricordare il centenario della prima salita di queste Montagne, così conclusi: – Con fierezza posso affermare che in questi cent’anni di storia, gli ultimi venticinque sono stati scritti insieme ai miei compagni che hanno creduto in me”.  Un giorno, e letto il citato articolo, mi permetto d’aggiungere: in uno dei bacini più aspri, severi e solitari del Gruppo del Popera.

Amen.