Sui Cadini di Misurina

Trieste, 1 agosto 2013

- E mì? Certo; non ero sicuro per il nome Giovanni; ma rivedendo il mio Diario con le vie che ho ripetuto riportanti tra i nomi dei primi salitori anche quello di G. Angelini e con C. Capuis, sei anche tu che non avevo mai preso in considerazione perché non nelle Sue Montagne; e spero di non sbagliare.

                                     La Cima Cadin di Misurina 2674 m

Non mi ricordo se tra le Gite estive in programma per quell’estate ci fosse stata anche questa; ma sì che per l’inaugurazione del Sentiero attrezzato Bonacossa la nostra Sezione XXX Ottobre la mise in programma nel mese di settembre, e accettando anche l’invito del nostro Presidente a parteciparvi.  Così in quelle sere in Sede, cicola e ciacola, mi accordai con l’amico Giorgio Ercolani, l’unico tra i presenti a confermare l’invito, di sfruttare l’occasione, e per non perdere la giornata, di fare qualche facile salita con le nostre spose su quelle Cime e pareti incombenti sulla zona della Manifestazione; e a me anche il compito di trovarla perché possedevo la “Guida Berti”.
Quel sabato pomeriggio nella corriera tra i gitanti c’era anche Carlo Strasser, e che ben conoscevo perché assiduo partecipante alle nostre Gite, e che mi chiese il mio programma, per l’appunto. Così l’informai che finita la Cerimonia, era nostra intenzione di salire la Cima Cadin di Misurina per la facile via sulla parete Ovest di C. Capuis e G. Angelini; e alla fine l’accettammo ben volentieri di unirsi a noi quattro.
cm01 panoramica

La mattina non era una bella giornata e faceva anche freddo, tanto che non eravamo numerosi alla Cerimonia; e noi cinque l’assistemmo all’esterno dei presenti per scattare via subito alla fine.  Strasser è davanti con lo zaino.

cm02 Bonacossa

cm03 D. Durissini

Non mi ricordo se a parlare fu prima il nostro Presidente Duilio Durissini o uno dei Bonacossa, ma sì che non si dilungarono nei loro discorsi perché i gitanti infreddoliti scalpitavano per incamminarsi lungo Nuova Opera. Noi invece in direzione della nostra Meta che non conoscevamo. Solo che una volta la in alto non ci fu facile nelle congerie trovare l’inizio della salita, e così un poco per de qua e un poco per de la, seguimmo l’unico e facile canale che s’addentrava nella Montagna. Solo un tratto perché diventò difficile e dovevamo uscire a sinistra per affrontare la parete come riportato nella Guida. Perdemmo solo il tempo per formare le due cordate, e via.

cm04 Heidi e Tullio Ogrisi

cm05 Strasser e gli Ercolani

La breve e facile salita non ha lasciato ricordi; ma solo l’attenzione prestata per la friabilità della roccia per non colpire quelli sottosanti: 17 settembre 1967.  La sosta fu anche breve per l’incognita della discesa che non conoscevamo; e una volta riletta la spartana relazione, scendemmo la Cresta Est per trovare poi la facile discesa nel canalone Sud che la delimita. Sarà stato per la giornata avara di luce, ma non la trovammo; e così e una volta che dalla Cresta vedemmo una breve non facile parete si decise di scenderla con la sicurezza della corda. Una volta riuniti nel canalone, e vedendo le pareti che continuano esultammo per la scelta.                                     Restava così la facile discesa del canalone che sbocca nel Cadin della Neve dove incroceremo il sentiero che ci porterà al Lago di Misurina.

cm06 panoramica

Il cielo coperto da nuvole della mattina del 18 luglio 1972, non prometteva niente di buono, e anche peggio quando giungemmo alla base del Campanile. Allora i miei compagni mi chiesero se rinunciavo la salita per non attardare la cordata con quella minaccia. Così io aspettai la sotto fino a che sparirono alla mia vista. Nell’attesa il vento aumentò e iniziò ad aprire le nuvole: pazienza, sarà per un’altra volta.

                                                       Il Campanile Dülfer 2706 m

cm07 Campanile Dulfer

….. e che arrivo alla fine della Stagione del 1990.

cm08 Rifugio Fonda Savio

Sì, perché una sera in Sede noi del Gruppo Rocciatori riunitisi per decidere dove fare il nostro Convegno, cicola e ciacola, decidemmo di farlo proprio nei Cadini di Misurina perché il nostro Rifugio Fonda Savio m 2359, era ancora aperto per il perdurare del bel tempo, e alla fine senza una Meta precisa perché c’erano i giovani che ambivano di salire sul Campanile Dülfer, per l’appunto. Tra i presenti c’era anche l’amico Marco Arnez, e così, cicola e ciacola, ci accordammo anche di fare cordata e unirsi a loro. Così quella mattina con la nostra vivace e colorita comitiva, una decina circa, perché c’erano anche le loro ragazze, arrivammo senza accorgersi alla base del Campanile.

cm09 parete primo tiro

Probabilmente c’è lo chiesero, e pertanto noi attaccammo la parete da ultimi, ed io a chiudere la fila. La cosa bella poi è stata che una volta raggiuntolo nel terrazzino c’era ancora l’ultima degli altri: Giuliana Sterni. Sì, la conoscevo ancora da piccola perché i suoi genitori frequentando le nostre Gite Sociali mi dettero l’occasione di conoscere man mano tutta la numerosa famiglia.

cm10 Arnez M.

Lei riprese la salita sparendo oltre lo spigolo subito seguita da Marco; e quando gli raggiunsi erano all’inizio del diedro.

cm11 nel diedro

cm12 passaggio difficile

cm13 semo fora

Così in ogni terrazzino beneficiava della nostra presenza nel freddo e difficile diedro dove le soste erano più lunghe.

cm14 verso la Cima

La in alto e al sole fu tutto un’altra cosa; e così ridendo e scherzando fino sulla piccola piazzola della Cima: 7 ottobre 1990. Solo che gli altri avevano già preparato la prima discesa in corda doppia, e che la faranno tutta così perché é preparata con chiodi fissi allo scopo. – Orpo, e adeso?   Sì, perché noi due contavamo dopo la prima calata, di salire come Dulfer sulla Cima Eötvös 2875 m.

cm15 Ogrisi T

A togliermi questa possibilità ci pensò Marco che preferì fare come loro contando sulla quantità di corde a disposizione, e così perdemmo solo il tempo per fotografarmi; e raggiungemmo veloci gli altri ai chiodi della prima calata di venti metri. Solo che tutti erano attrezzati con i discensori mentre il sottoscritto con il cordino sulla coscia ed il moschettone; e via. Una volta in Forcella, e a vedere tutto quel vuoto chiuso tra le pareti lisce del canalone ebbi timore, e tanto da chiedere l’assistenza della corda che mi assicurasse nella mia calata. La mia richiesta fu indovinata perché nella discesa frenando le corde sintetiche reagivano poi come degli elastici sbilanciandomi. Fatta la prima calata seguì la seconda, e sempre nel vuoto e fino a trovare un piccolo gradino spiovente sulla parete esterna attrezzato per fare terrazzino. Nell’attesa dell’amico intanto controllai la parete dove vidi che si poteva traversarla. Così decidemmo di tentarla, e demmo voce agli altri della nostra decisione; e via. Trovammo anche un chiodo per una corta calata che c’informò che noi non eravamo i primi a passare, e perdendo gradatamente quota incrociammo il sentiero. – Xe fata!

cm16 Tre Cime

Una volta in Forcella Verzi m 2550, e al sole, decidemmo per la meritata sosta aspettando che arrivassero quelli del Campanile. Solo che noi due mal nutriti non resistemmo a lungo al freddo pungente; e andammo veloci a cercare conforto al nostro Rifugio.

cm17 itinerario