Ricordando ancora Giovanni Angelini

Trieste, 1 luglio 2013

Il 4 e 5 luglio 1987, Convegno del Gruppo Rocciatori al Bivacco/Casera Bosconero.
- Orpo! Sì, perché improvvisamente mi resi conto contando con le dita della mano, che mancavo da queste Montagne da tredici anni. Non avevo smesso d’arrampicare, e proprio in quell’inizio di stagione con il mio amico Rinaldo Sturm, avevamo ripetuto alcune impegnative salite; e una volta che lo informai del Convegno, senza ai e bai, la salita era decisa.

La mattina del 5 luglio, e mentre stiamo risalendo le ripide ghiaie per portarci all’attacco della via Da Damos e Sommavilla, al Sasso di Tornella 2430 m, all’altezza del canalone per Forcella Rocchetta Alta, lui vorrebbe iniziare la salita da questo; e così con un traverso entriamo per neve nel canalone a cercare una fascia di parete scalabile.

La troviamo, ma é anche verticale con gli appigli arrotondati. L’attacchiamo, e con circa quattro lunghezze di corda, arriviamo proprio sullo slargo detritico della via, e ci portiamo sotto il camino iniziale dal fondo innevato.

Stretta al cuore perché non avevamo calcolato che a Nord avremmo trovato ancora neve e ghiaccio; e proprio quest’ultimo ci obbliga ad arrampicare molto esterni nel camino.

Con la corda dall’alto sono più sicuro, e con alcune lunghezze di corda arriviamo sul terrazzino sottostante la parete niente male. Solo che noi non dobbiamo affrontarla perché i primi salitori traversando la sotto hanno trovato la possibilità di aggirarla.

- Tien ben che vado. Sì, proprio una bella e aerea traversata su roccia ottima.

Così anche la sulla parete verticale per poi poggiare a destra anche se disturbati dalla nuvolaglia.

Non così sulla parete finale dalla roccia molto lavorata che pare più che essere friabile, e chiede cautela.

Tanto che Rinaldo preferì raggiungere la Cima in traversata: 5 luglio 1987.

Lassù solo una breve sosta e senza slegarci tanto non si vedeva niente.

Bello invece l’incontro del canale per la discesa al sole e ormai liberi dalla corda, mentre noi fino a quel momento eravamo incerti nella  nuvolaglia.

Il 4 e 5 ottobre 1991: Il Convegno del Gruppo Rocciatori al Passo Duran.

Quella sera in Rifugio qualcuno all’ultimo momento preferì andare con un’altra cordata; e così, cicola e ciacola, mi unì con il gruppetto d’amici che avevano già in programma la salita da Nord al Monte S. Sebastiano Nord nel Gruppo del Tamer: Guglielmo Del Vecchio, Sergio Sem Lusa, Fufi e Nino Corsi e Bruno Devescovi.

Alla prima sosta ricevemmo la visita di un solitario che compie solo traversate in quota e senza raggiungere le Cime.

Procedendo vedemmo che la complessa parete è percorribile da più itinerari e forse con gli amici e in allegria la scalammo “fai da te”. Così un poco per de qua, e un poco per de la alla base della bassa parete incombente delimitata da un pronunciato pilastro.

La sotto riuniti decidemmo di superarla in cordata; e la sfilata è stata così l’occasione di ripetute battute spiritose per tutti. Sull’altro versante e subito sotto c’è un vasto pianoro sospeso circondato da pareti verticali?

Scesi senza difficoltà vedemmo che alcune erano traversate da canali; e a vista scegliemmo quello che facilmente ci portò in Cima; con stretta al cuore perché umiliata, purtroppo, da antenne e ripetitori: 5 ottobre 1991.

  

Il 22 e 23 settembre 2007, Convegno del Gruppo Rocciatori al Rifugio B. Carestiato.

Non doveva essere al ………. Non avevano posto ed è stato scelto questo appena inaugurato. Ci avevo già fatto un pensierino alla lettura della notizia sulle Alpi Venete ed il cambio di programma pare fatto apposta per me.

La mattina mi accordo con Marco Arnez, amico e compagno in varie salite, per salire il canalone che discesi nell’anno 1970, dopo la salita al Campanile dei Zoldani con Sergio Hrovatin e Sergio Grego; e via. Al bivio puntiamo verso la base della parete dove tra i mughi c’è un sentiero con segni rossi. Dove porta?  Lo seguiamo intanto per non entrare nei mughi; poi questo sale dritto per un buon canalino. Alt, e ferma tutto. Sì, non serve per noi, solo che per trovare il nostro canale dobbiamo traversare la mugheta. Non era il caso, anche perché più sopra sembra promettere, e così continuiamo con la speranza …. Niente, invece i segni rossi ora invitano ad uscire per prendere a sinistra una cengia; e noi invece a destra dove ci sono salti di parete e mughi. Ormai è fatta, e la seguiamo. Traversa con brevi saliscendi le pareti della III e II Torre dove termina, e c’è un esposto passaggio ben attrezzato. Una volta oltre su ripido canale ghiaioso seguiamo in salita delle tracce fino all’intaglio di cresta che l’unisce alla I Torre, e dove c’è un passaggio attrezzato e subito la spaziosa Cima.

Sosta e fotografie; abbiamo ancora tempo a disposizione. Allora scendiamo veloci alla ricerca del canale per riprendere il nostro programma.

Solo che una volta alla base della parete nel procedere sbagliamo il nostro con uno più sopra. C’eravamo accorti; ma continuiamo lo stesso un poco per de qua e un poco per de la e raggiungiamo un marcato intaglio? La Forcella Nord dei Zoldani. Decidiamo che per quella giornata può bastare, e ci concediamo la meritata sostala sole.