Ritorno nel Cadin delle Vette Nere

                                                                                Trieste, 1 maggio 2013 

                                            La Cima Alta di Riobianco 2400 m 

     In quell’anno la Stagione Alpinistica l’avevamo iniziata con le salite delle Vette Nere, e in seguito, e vedendo l’attività fatta sui Monti in quella stagione, sarà stata bella e sicura nel tempo. 

 Sì, perché all’inizio di settembre il bel tempo continuava ancora e stimolava a tentare l’impresa rimandata; tanto che la fine settimana con l’amico Armando Cossutta entrammo nel Cadin delle Vette Nere; e quella volta per salire l’incombente parete Est della Cima Alta di Riobianco. 

 Nelle nostre giornate trascorse la dentro ci teneva compagnia e si faceva bella per farsi notare, e dalle Cime raggiunte potemmo anche vedere per dove salirla e senza grandi difficoltà; e inoltre la sua discesa la conoscevamo. 

 Solo che il fondo del Cadin e quasi piatto, ed il tratto successivo per arrivare alla Forca Alta di Culzei m 2170, è pertanto più ripido. 

  Così con la scusa de veder per dove aprire la nuova salita, non mancarono certo le pause, tanto che impiegammo circa quattro ore dal posteggio. 

  

   Perdemmo giusto il tempo per le foto perché dalla Forca è impensabile iniziare la salita, e scendemmo invece la sotto dove avevamo giudicato possibile; solo che la roccia non è il massimo tanto e lavorata da canalini. 

 Non ci legammo in cordata; e un poco per quelli a destra e un poco per quelli a sinistra, superammo la prima parete. 

  Di lato non avevamo più pareti, e trovata una comoda terrazza, Armando chiese una pausa anche per scattare fotografie. 

  Io invece controllai quello che continua; e alle prime difficoltà ci legammo in cordata perché ci sono dei tratti verticali. 

 Così con alcune lunghezze montammo sulla larga terrazza spiovente che caratterizza la parete del monte. Solo che la parete di fronte è verticale e compatta; e così decidemmo di rimontare la terrazza per vedere se dall’altro versante c’è una possibilità di salita; e via. 

Dall’altra parte invece la parete è verticale con roccia friabile; niente. Allora nasi all’insù non ci restò che scendere la terrazza lungo la parete per trovare una possibilità per continuare la salita; e dove più avanti in alto sulla parete verticale c’è uno stretto camino. Ci mettemmo in cordata con la feraza in vita, e via. Lo raggiunsi ed entrai qualche metro e misi un chiodo di fermata. Più avanti oltre che essere stretto e liscio, ci sono delle strozzature difficili … e non mi restò che rinunciare. Riprendemmo a scendere per la terrazza che gradatamente si restringe per terminare di brutto. Stretta al cuore; perché e così anche la parete. Solo che la parte bassa e lavorata, e potrei salirla e girare lo spigolo per andar a veder?  

Il tempo di legarci in cordata, e via. Non fu facile il passaggio sulla roccia levigata; ma oltre lo spigolo c’è uno stretto gradino sottostante una serie di fessure e colatoi, e diedi voce all’amico in ansia: – Armando xe fata, e mola tuto!  

  Una volta riuniti felici e contenti del regalo, non ci restò che scegliere per quale riprendere la salita; e cosi un poco per l’uno e un poco per l’altro, fino sulle piatte e spioventi terrazze che caratterizzano tutto il Gruppo. 

 Poi liberi dalla corda ognuno scelse il suo percorso per la Cima: 6 settembre 1986.

      Le Vette Nere

 

  Lama di Rio Bianco

 Poi verso Ovest il Creton di Culzei. 

   Creton di Culzei 

    Tratti particolari

     La precipite Parete Nord

La discesa conosciuta non ci ha lasciato ricordi; ma tutto è stato appagato dalla bella giornata che ci ha acconsentito di fotografarle.