Prima delle Vette Nere

Trieste, 1 marzo 2013

Una storia d’alpinismo qualunque.

      Un giorno ricevetti in dono dall’amico e compagno di tante gite alpine Armando Cossutta il libro/guida di Sergio De Infanti: “Dalle Ferrate al Sesto Grado – le più belle scalate sulle Carniche”. Sì, era molto parziale, ma quello che a me più interessava erano le relazioni aggiornate delle salite e discese di Monti e pareti conosciute solo dalle letture d’altre Guide e libri, e tutto completato da fotografie a piena pagina; e, sorpresa, tra queste da subito la via dei fratelli Pachner con Carlo Gera sulla Cima Settentrionale al Creton dell’Arco m 2310 ca., e precisamente nel Sottogruppo Clap – Creton, e situata ai limiti settentrionali che non conoscevo. Solo che lo scopo era anche diretto per andare finalmente a conoscere lo sconosciuto Cadin delle Vette Nere, e che è appena accennato nella vecchia Guida di Ettore Castiglioni in mio possesso. Rimandata e più volte, in quella stagione la misi come prima uscita, e alla mia richiesta l’amico Rinaldo Sturm fu più che disponibile.

Creton dell’Arco: Cima Settentrionale.

Così in una bella mattina di metà luglio da Sappada scendemmo a posteggiare la macchina sulla riva del Piave. Sì, perché noi seguiremo il sentiero per il Monte Siera; solo che ad un bivio prenderemo quello a destra per il Passo dell’Arco che non raggiungeremo perché prima dovremmo scendere e poi salire il ghiaione d’accesso allo sconosciuto Cadin.

 

Quella mattina andò proprio così, e una volta entrati non restammo certo delusi dalle pareti che ci circondavano.

 

Solo che noi quella mattina avevamo già il nostro programma, e ci portammo subito sotto la struttura dello spigolo da salire, e caratterizzata in alto dal tetto dall’apparenza insuperabile.

Ancora il tempo per mettersi il materiale d’arrampicata, e via.

Prestammo solo un poco d’attenzione nella prima lunghezza di corda perché la roccia e rotta, poi avanti in bell’arrampicata su compatta e ricca d’appigli.

Così anche nella parte centrale dove ci sono da superare dei tratti impegnativi intervallati da strette cenge, e dove trovammo dei chiodi nei terrazzini.

  

Poi lo spigolo poggia lentamente e più delineato puntando al tetto incombente, e che Rinaldo lo seguì fino la sotto per la fotografia.

Poi scese alcuni metri dove c’è la possibilità d’aggirarlo sinistra per poi rientrare a destra e seguirlo fino in Vetta: 19 luglio 1984.

 

Solo che già nella salita m’accorsi della struttura rocciosa dalle corte pareti che chiude ad Est il Cadin delle Vette Nere; e fatta la fotografia, la guardai a lungo supponendo che forse quella parete era ancora da salire. In discesa scendemmo per il canale divisorio con il Creton dell’Arco dove per una facile cengia montammo sul crestone arrotondato; poi a seguire in discesa per una serie di corti camini al Passo dell’Arco.

A casa scartabellai la vecchia Guida del Castiglioni, e così venni a sapere solo che quelle strutture rocciose si chiamano Vette Nere 2181m.
Quale migliore occasione per andarle a veder.

Poi non andò proprio così perché una volta arrivate le diapositive della salita, guarda e riguarda, una in particolare attrasse la mia attenzione perché a lato della struttura rocciosa salita, staccata da uno stretto e deciso intaglio c’era un’altra? Solo che per la verificare la novità dovetti programmare la salita proprio del Creton dell’Arco; e con l’amico Armando Cossutta.

 

Così quella mattina di metà settembre dal sentiero per il Passo dell’Arco iniziò la verifica.

 

 

Sì; e una volta di fronte ci fu la conferma.

Tanto che ci diede la carica di portare a termine la salita in programma, e che inizia proprio dal Passo dell’Arco m 1902, e da dove per un dosso erboso e coperto dai mughi raggiungemmo la base della parete. La sotto traversammo a sinistra fino a trovare l’inizio di una serie di corti camini.

 

 Così un poco per de qua e un poco per de la ci portarono sul piatto e largo crestone che caratterizza la Montagna.

 Dove più avanti ci portammo sul margine per fotografare la parte finale della Torre ben riconoscibile dal pronunciato tetto.

Poco oltre anche valicammo un intaglio orizzontale.

Fino a trovare i resti di un ometto: 29 giugno 1985.  La brutta giornata abbreviò necessariamente la sosta, ma lo stesso leggemmo attentamente la Guida perché é riportata una facile discesa nel Cadin di Fuori per chi vuole evitare la discesa lungo il crestone.    Deve essere stata la giornata giusta perché imboccammo subito il nostro canale tra le varie offerte, e la certezza poi ci dava sicurezza nello scendere, e così anche lungo la non facile levigata parete terminale immersa nella neve.

  

Neve compattata per la giornata avara di sole; e che ci consentì di scendere a lungo scivolando, e ben oltre il bivio per il Passo dell’Arco, e dove più sotto incrociammo l’altro sentiero per scendere nella Val Enghe dove la sua acqua ci offrì ristoro.- Xe fata.

 

Le belle e fresche giornate di settembre furono un invito per ritornare nel Cadin delle Vette Nere; ma non per queste, perché dopo la verifica fatta con l’amico Armando, in mio pensiero era rivolto ormai a quella struttura rocciosa.

  

Non raggiungemmo il Passo dell’Arco quella mattina, ma poco mancò perché sul sentiero ci fermammo proprio di fronte alla parete per studiare la sua complessa struttura. Sì, perché nella parte bassa dopo la rampa poggiata e gradinata, continua una parete difficile anche se incisa da uno stretto colatoio; e che l’amico Rinaldo decise di salire proprio per quello. Così anche per quella sopra ma meno difficile, e l’ultima strapiombante da decidere la sotto. Poi tornammo sui nostri passi fino a trovare per dove scendere nel canale, e valicato per terreno pietroso e rimontata la successiva rampa all’inizio del camino scelto da Rinaldo, e dove ci mettemmo in assetto d’arrampicata.

 

Sì, la scelta fu giusta perché la roccia e levigata, e così anche quella del camino che più avanti è stretto da costringere Rinaldo ad uscire a destra con difficoltà: un chiodo lasciato. Una volta riuniti non rientro nel camino, ma sulla parete. Poi a destra dove la roccia lavorata dall’acqua offriva ottimi appigli e così fino alla spiovente terrazza detritica.

 

Solo una pausa anche per commentare i passaggi difficili; e proseguimmo fino sotto l’altra parete divisa da uno spacco camino in due parti, e brutto da vedersi.

 Invece la dentro trovammo la roccia solida e appigliata, e tornò anche l’ottimismo, e dove l’amico sfoggiò la sua forma atletica.

  Arrivammo così ad un allargamento a placche di roccia poggiata coperta da detrito, e che rimontammo fino sotto la parete difficile finale con alla base una cengia orizzontale che l’attraversa tutta.

Non perdemmo neanche tempo; giusto una sbirciatina per la coscienza, e traversammo la sotto fino a girare lo spigolo.  Seguì uno scambio d’opinioni; e ritornammo sui nostri passi fino sotto lo spacco che fraziona l’ultimo tratto della parete come già visto sulla fotografia, e considerato fattibile.

  

Non c’eravamo sbagliati; e fuori del camino Rinaldo si tenne quasi sulla cresta dove trovò gli appigli per continuare.

Così anche superò uno strapiombo dove oltre la parete perde gradatamente verticalità rompendosi in pendio detritico erboso; e dove sulla Cima risalta un gradone squadrato.

 

Cima Bassa del Creton dell’Arco: 14 settembre 1985 – Sturm Rinaldo e Ogrisi Tullio

 

 Scendemmo lo stesso percorso, e assicurati alla corda per scendere il gradone ed il camino che poi Rinaldo preferì scenderlo in arrampicata per dar sfoggio alle sue capacità atletiche tra lazzi e battute spiritose.  A seguire la cengia a terrazza con solo un poco d’attenzione per superate il canale che la stacca dall’altra, e per la cengia, qui stretta, sul conosciuto crestone arrotondato.

Dal Passo la foto della nostra parete.

 

Dopo strenue battaglia con i mughi il Cadin e la panoramica del Gruppo con il crestone della discesa disturbata dal sole.