Quando meno te l’aspetti

                                                                     Trieste, 1 novembre 2012

     Quante volte si fotografano montagne anche perché le condizioni di luce in quel il momento esaltano la loro bellezza e poi, dopo che le hai guardate anche più volte, ma non ti hanno parlato, restano nel loro raccoglitore “per quando sarò vecio”; questo vale per me.

 Il preambolo è perché un giorno dell’inizio del terzo millennio, e mentre guardavo la diapositiva scattata anni prima dal Bivacco Vaccari proprio al sorgere del sole, notai con gran sorpresa che tra le Cime conosciute, c’era un’altra e con la sua parete ben delimitata a chiudere a Sud/Est la lunga cresta tra la Croda del Montanel e la Croda del Sacceido.
- Orpo, de dove la salta fora questa? Sì, perché quella volta che la scattai il mio l’interesse era stato anche specificatamente rivolto più per “il Tridente”.
Così lo chiamai quando vidi la prima volta quel caratteristico Torrione a tre punte che così ben si cela sopra la Forcella dell’Agudo, e che avevo notato meravigliato nel mio ripetuto vagabondare sul Monte e Cresta del Miaron; e che speravo un giorno …Un attimo dopo avevo tra le mani la Berti Dolomiti Orientali II volume, e all’inizio del più volte letto 1. Gruppo Cridola; già sapendo non esserci niente, ma non si sa mai. Subito dopo la Carta Topografica Tabacco, dove invece non è ben evidente la conformazione, ma agli occhi pratici delle Carte è più che sufficiente per le linee di dislivello, e riportata sotto Cima Sacceido solo quota 2394 m; e per me fu più che sufficiente.
Per essere sicuro anche ripassai Le Nuove Salite nella Rivista Le Alpi Venete degli ultimi vent’anni le “Nuove Ascensioni”: niente.

 

Allora fantasticai che oltre la parete, anche la Quota potrebbe non essere stata salita?  Questa possibilità mi mise subito in agitazione, e proprio nell’anno dell’esplorazione della Cresta del Miaron e Cima Pitacco. Così da quelle Cime anche vedendole non mi soffermai certo a guardarle, e questo per non iniziare un nuovo ciclo su quelle Crode, e più specificatamente sulle alte, aspre e misteriose pareti che vedevo richiedere grande impegno e fatica. Frenai l’entusiasmo di tentarla subito, ma solo dopo la salita della Croda dell’Agudo e della Croda del Montanel come mentalmente mi ero imposto se nel caso un giorno, e affrontandole solo per i versanti rivolti alla Val Cridola, per l’appunto.  Solo che ero sempre lì con quel pensiero, e anche se fuori stagione, decisi di fare una puntata esplorativa nella bassa Val Cridola per conoscere il canalone di Forcella Agudo anche perché erano trascorsi parecchi giorni di bel tempo. Solo che quella mattina sui tornanti del Passo della Mauria trovai il ghiaccio, e anche sull’altro versante rivolto a Nord.  Scesi con molta cautela e posteggiai sullo spiazzo del Bar Pineta: chiuso.            – Sì, ben e adeso?  Questo perché non ero preparato, e la strada bianca per la Val Cridola inizia più sotto.  Così decisi di prenderla già nella Valle tagliando in diagonale il versante boscoso dove le suole facevano presa procedendo sicuro sull’erba ghiacciata.
Così un poco per de qua e un poco per de la e a seguire un canale, l’imboccai bel oltre la strada bianca; ed era la prima volta la in fondo. – Xe fata!  Solo che ben presto trovai il fondovalle ingombro dalle frane, e pertanto ogni traccia di possibile passaggio era coperta da un velo ghiacciato.  Procedetti lo stesso anche perché le suole Vibran facevano buona presa sulle irregolarità dei massi.  Più avanti il fondo era meno caotico, e così fino allo sbocco del canalone di Forcella Agudo.

Colpo al cuore; il canalone era semivuoto ed i suoi fianchi erano ripidi ed ingannevoli.

 

Così non entrai nel canalone, ma rimontai il suo bordo interno fino alla parete per dover poi scegliere se scendere nel canale come mi ero proposto.

 Invece decisi che era l’ora di fare la sosta; così tra un boccone e l’altro anche la foto della Cresta del Miaron con la neve, e scegliere invece il percorso per tornare.               – Niente; risalgo drito l’altro versante a prender el sentier del Bivacco Vaccari.
La scelta fu giusta; il ghiaione al sole era asciutto ed anche il dislivello da superare a conti fatti è minore.  Non mi ricordo poi se al Passo della Mauria mi fermai o il Bar era chiuso; mi sì che la strada non era ancora ghiacciata; e via.

                                                  Monte Agudo 2130 m

All’inizio dell’estate, e dopo una discreta attività con l’amico Daniele sulle Alpi Giulie e Carniche, misi in programma l’atteso Monte Agudo.

 Constatato a tavolino sulla Carta Tabacco che la variante fatta nel rientro del tentativo autunnale è il più conveniente, anche quella mattina posteggiamo sullo spiazzo del Bar Pineta: chiuso. Nella previsione che potesse essere così, noi avevamo fatto la sosta al Passo della Mauria.  Finita la strada forestale seguì il sentiero che ben presto era tutto rovinato dal disgelo, e più avanti scomparso del tutto sul ghiaione tutto sconvolto e sottosopra.

Solo che io avevo fatto il giro di ricognizione e ben ricordavo la distesa a ghiaione ed il percorso; e così cercavamo di tenere in quel primo tratto una linea orizzontale marcandola nel procedere e segnalandola con gli ometti, e fino ad aver di fronte il canalone di Forcella Agudo dove iniziammo a calarci con attenzione.

 Una volta nel fondovalle non imboccammo il canalone, ma salimmo il bordo interno e a seguire un tratto sotto per parete che lo delimita.

 Tentammo di traversare per restare in quota dove non c’era un appiglio sicuro e fino a dover scendere nel canalone.

Non era il massimo, ma almeno non rischiavamo di cadere e dove ci demmo de mona per non averlo fatto prima.

 

 Lo trovammo anche innevato, e il procedere fu più regolare, lento e sicuro, e così fino a che il canalone volge deciso a destra?  Sì, sottostante il Monte Agudo e dall’altro lato dal ripido versante tutto innevato che precede il Tridente, e dove per un bel tratto dovemmo prestare molta attenzione perché la neve copriva i massi del fondo dove rischiavamo di finire in qualche crepaccio.

Passato il rischio non restò che l’ultimo ripido tratto che precede la Forcella.
Lassù eravamo stanchi e provati anche perché la giornata era molto calda; ma calcolammo che per montare sulla cresta ci saranno circa una cinquantina di metri e tanto valeva continuare senza far la sosta; e ci portammo sotto un’invitante parete articolata anche se cosparsa da mughi rinsecchiti: -Xe fata!   Solo che i rami appuntiti incidevano la pelle come il filo spinato anche se i camosci passano lo stesso. Niente; e tornati alla forcella ci portammo allora sulla parete di fronte, e vedemmo per dove passare, e a seguire a lato con attenzione un corto diedro e le roccette finali fino in cresta.  Per questa verso mezzogiorno dove un tratto era affilato e tenuto insieme dai mughi da passarlo in versante Val Cridola, e una volta oltre si spianò rivestita da mughi e con qualche piccolo spiazzo erboso giusto per la sosta: 5 luglio 2004.

 

 Il tempo per mangiare qualcosa e per fotografare.

 

 

 

Poi il temporale annunziò il suo arrivo.

 

 Scendemmo alla Forcella con attenzione per lo stesso breve percorso, poi veloci per tutto il canalone fino ai ghiaioni del fondovalle.  Ancora il tempo per trovare sulla mezza costa il nostro sicuro percorso che si scatenò il temporale.