Esperienze nelle Alpi Giulie

                                                                            Trieste, 1 giugno 2012

 ….. Solo che nel lungo viaggio di ritorno in treno sentì forte il desiderio dei Monti Tor e delle Alpi Giulie; e così un giorno …

      Sì; aspettavo ormai da anni di percorrerla e fare quella traversata; e la scoperta della cengia appena percorsa sulla cresta innominata della Cresta del Miaron è stato più che un incoraggiamento a tentare l’impresa; ma per questo giro non tutto in un solo giorno.

 Così un pomeriggio di quel mese di luglio posteggiai la macchina nel fondovalle.

 Fui anche fortunato perché la luce del sole in quel momento illuminava proprio la parte alta della parete; e dove risaltava evidente tutta la prima parte della Cengia che dalla Cresta Est scende obliqua al centro della parete; e che l’avevamo già percorsa in parte con l’amico Armando Cossutta nell’anno 1981, dall’uscita della via P. Netzbandt della gola Nord Est.

 Sì, perché come tante altre salite, anche questa è stata portata a conoscenza degli alpinisti solo e grazie al prezioso lavoro impostosi d’amico Gino Buscaini per realizzare l’attesa Nuova Guida delle Alpi Giulie.

Una volta un giorno …

    Così noi quella mattina sulla strada bianca, e una volta di fronte la parete e prima del pianoro della capanna dei boscaioli, la puntammo senza un percorso preciso fino a trovare un canale innevato che ci portò la sotto e da dove entrammo nel canalone della gola Nord-Est.

 Stretta al cuore; anche perché in quel momento era illuminato a mezza luce perché la nuvolaglia già intanfanava la parte alta della Montagna.                                                    Procedendo intanto gli occhi si erano adattati a quella luce, e così potemmo già valutare per dove salire la gola finale anche perché il canale è ostruito da massi all’apparenza insormontabili. 

 Solo che per arrivare la sotto c’era neve screpacciata e corti salti roccia liscia anche se poggiata tanto che proseguimmo in cordata, e con alcuni saliscendi raggiungemmo la parete delimitata in quel punto da due distinti canali.

   Si, perché solo in quel momento lo vedemmo perché coperto dalla parete, e da subito decisi di salire per questo anche se stretto e poco più sopra fondersi con uno strapiombo.                                                                                                                                      Non trovai difficoltà a salirlo anche se sul fondo scorreva l’acqua. Invece la trovai per superare lo strapiombo, e uscì dove la parete ha un gradino che mi permise di traversarla e trovare poi anche l’unica fessura per il chiodo per fare il terrazzino.

 Una volta riuniti osservammo che sulla parete di fronte e in linea con il canale appena superato, c’è la sua continuazione anche se poco marcata, e che più avanti si fa più profonda e promettente.

 - Tien ben che vado; e ritraversai la parete in salita fino ad entrare nello stretto canalino dove la parete perde verticalità ed è lavorata a gradini che mi facilitarono il progredire.

     Solo un tratto però perché si raddrizza ed il canalino diventa larga fessura; e lo stesso vale per quello opposto che in quel punto si appaiano a delimitare la parete finale sormontata dall’arco di trionfo.

   Ancora l’ultimo impegno … – Semo fora!

 Su quel tratto di parete trovammo infisso anche un chiodo.
Una volta riuniti perdemmo solo il tempo per sistemare la feraza nei sacchi mentre la corda restò esterna per ogni evenienza; e via perché le ore erano volate la dentro.

 Solo che per arrivare sotto la parete incombente per poi seguire quella a rampa conosciuta il percorso non è proprio facile.

  Quanto fatto ormai non contava più; eravamo sulla parete facile, e senza un percorso obbligato e passando per tratto di parete coperto d’erba giungemmo in cresta, e la Croce della Cima: 17 luglio 1981.

Il tracciato interno nella gola non è stato segnato.