La Cresta del Miaron

Trieste, 1 marzo 2012

                                                    Cresta senza nome

Così all’inizio della Stagione 1994 il mio programma di ricerca si concentrò soprattutto per completare la conoscenza di quella Cresta, e tanto da non veder l’ora; e anche potendo rimandarla di circa un anno per il mio prossimo pensionamento, e così potermi dedicare con meno tensioni.

 Niente; non stavo nella pelle, e per non darmi furia lo stesso aspettai le mie ultime ferie d’agosto; e così in una splendida mattina arrivai al Passo della Mauria con un programma ben preciso: tornare sulla cengia sotto la parete del Frate, e dal percorso fatto e conosciuto trovare il passaggio per scendere nel detto canale divisorio e per questo salire alla Punta Sud della Cresta del Miaron 2258 m.

 E’ probabile che la mia prima sosta sia stata sulla cengia sottostante il Frate;

 poi, e una volta in discesa lungo la traccia anche la pulì dai rami infestanti dei mughi per favorire il passaggio dei camosci con la speranza che la traccia così rimanesse sempre transitabile.

 Tra un ramo e l’altro io però anche osservavo tutto il versante al sole, e che l’avevo appena intravisto nell’ombra scura la volta precedente, e anche dove la traccia scende nel canale sottostante dove quella mattina risaltava il suo fondo chiaro.
Orpo, de dove salta fora questo?   Così lo risalì con gli occhi fino a dove si forma;

 e ben in alto, e che potrebbe anche avvicinarmi alla Cresta.Così non finì il lavoro di potatura, e una volta sul suo fondo piatto lo seguì trascurando i miei primi ometti eretti sul suo bordo la volta precedente.Più avanti il fondo peggiorò, ed invaso anche da grossi detriti , e così raggiunsi il solido bordo erboso esterno che continua in alto con propaggini di roccia friabile. Senza raggiungerli tornai nel canale e fino sotto una non facile corta parete, e dove sopra era evidente la continuazione del canale; ma solo che le relative pareti strapiombanti dei bordi non incoraggiavano a continuare.
– Niente; torno indrio e vado a riprender el mio percorso che go segnà con i ometi l’altra volta.                                                                                                                                                       Intanto ero uscito dal canale per guardare intorno anche perché chiuso la sotto non avevo ancora visto niente; e dove subito a lato e più sopra meritava de andar a veder.
Ferma tutto, e cambio del programma; e così iniziai a rimontare le prime corte balze in sfasciume;

 così un poco per de quà e un poco per de là, tuntintun ed impensabile c’è lo sbocco d’un bel canale dal fondo in parte erboso che tira su dritto; e la sorpresa è stata tanta che mi dimenticai di fotografare il momento.Non mi diedi nessun pizzicotto per capire se sognavo, e non avrò battuto nessun primato; ma sì che le gambe andarono su da sole, e mi fermai alla piccola forcella coperta di soffice erba e fiorellini.
Tutto questo per me era imprevedibile, e tanto da scombussolarmi ancora il programma; pertanto niente più l’approccio per le cenge, ma ora solo la traversata per la cresta; l’ideale!

 Si, perché la forcella è situata proprio dove c’è la più marcata depressione dell’intera frastagliata cresta delimitata agli estremi da due rilievi ben distinti e senza quota: la Sud subito incombente e la Nord, la più alta.Ambì subito alla Nord, e per farla alla grande, anche percorrendo i risalti; e senza perdere tempo.

 Così iniziai la traversata dei risalti di cresta per poi puntare la detta quota: e via con i sali scendi per questi dove non c’era un appiglio sicuro.

 Lo stesso, un poco per de qua e un poco per de là, salì anche sull’ultimo, e da questo ebbi la certezza che per quelle pareti davanti e osservate già prima, era impossibile continuare da solo fino in Cima alla quota.

 - Niente; torno indrio e tenterò la più bassa; e tornai alla Forcella.

 Una volta la sotto iniziai a salire le facili rocce invitanti, ma ben presto c’è un corto intaglio da superare.

 Non avevo più la voglia di tentare, ero ormai scarico; e tornai alla piccola sella a meditare: 25 agosto 1994. 

 Solo che era ancora presto per scendere a Valle; e per non perdere la giornata tanto valeva salire la Punta Nord per il familiare precorso della cengia.
Così dallo sbocco del canale della Forc. del Frate traversando a mezza costa i ripidi ghiaioni raggiunsi il ripido canale ed il passaggio dei Camosci.Avevo poco meno di mezza giornata di sole; più che sufficiente per percorrerla con tranquillità e anche salire la Punta Nord 2200 m della Cresta del Miaron.

 La discesa al Passo della Mauria invece per la lunga e larghissima cengia baranciosa a completare il giro.

    Una sera in Sede della XXX Ottobre, l’amico Sergio Lusa (Sem) m’invitò a partecipare ad una Gita con il nostro amico Giorgio Devescovi, e che scegliessi io anche il programma perché sono a conoscenza di percorsi abbastanza facili.
Io ero appena pensionato, e  così nelle pause della giornata iniziai mentalmente a cercare il percorso facile per la gita; e anche d’approfittare dell’occasione per trarne profitto.Sì, perché l’amico Sem aveva una casetta proprio a Forni di Sopra, e dove con la moglie Fides trascorrevano l’estate; e potrebbe anche dedicarmi in un futuro prossimo qualche giornata per andare insieme sulla Cresta innominata.Giusto; e perché non approfittare di questa Gita intanto per mostrargli la Cresta dei miei desideri?

Così programmai la Punta Nord della Cresta del Miaron per la cengia, e la discesa per l’altra baranciosa.Per loro tutti ok.

                                                  Punta Nord: 27 settembre 1995

Solo che trovammo la giornata incolore e perturbata; e questo non servì certo al mio scopo, anche perché a Sem piaceva soprattutto l’arrampicata, e la qualità della roccia del Miaron non è il massimo; ma non disperai lo stesso che prima o dopo …   Neanche il tempo di vuotare il sacco che si presentò subito l’occasione per fare cordata con Sem.  Sì, perché per la fine settimana del 30 settembre e 1 ottobre era stato organizzato il Convegno d’autunno del nostro Gruppo Rocciatori al Rifugio A. Dibona nel Gruppo delle Tofane.Così in quella sera in Sede anche valutammo la stagione ormai tarda, ed alcune cordate preferirono mete meno impegnative scegliendo le Torri Grande e Piccola di Falzarego nel Gruppo del Fanis.
Così io entrai a far parte della cordata di Sem e Walter Romano che avevano scelto di salire la Piccola per la via Comici, Varale e del Torso.

  La mattina iniziammo la salita anche con il tempo incerto, e con gli amici che si alternavano da primi consentendomi di documentare la salita in quella giornata

perturbata che lo stesso non riuscì intaccare la nostra amichevole allegria rinforzata

    di essere in tre, e così anche durante la breve nevicata che ci sorprese prima di essere in Cima: 1 ottobre 1955.

 Solo che sotto la minaccia del brutto tempo non sostammo la in alto, e iniziammo la discesa facilitata con una corda doppia dai chiodi infissi, e sull’ospitale terrazzino raggiunto decidemmo di fare la sosta.

 Ben presto ricevemmo la visita di un gracchio che divise il cibo con noi. Solo che quanto offertoli non gli fu sufficiente perché visionò l’interno dei nostri sacchi per scrupolo.

 La sotto le pareti aspettammo le altre cordate degli amici scesi dalla Torre Grande per raccontarci le nostre prime impressioni, e così anche lungo il sentiero.Non era ancora finito perché la prima macchina si fermò sullo spazio apposito dell’ampia curva, e così anche a seguire le altre; e allora tutti fuori a dare il commiato alle nostre Torri finalmente libere dalle nuvole e con i pallidi colori del prossimo tramonto.

                                                                    Meritava.