Cresta del Miaron

Trieste, 1 febbraio 2012

La traversata della Cresta del Miaron, con la discesa per il canale ed il ritorno per la Cengia portata a termine per me era stato il massimo; però un giorno e anche in seguito, sentì la solita vocina che mi ammoniva perché avevo percorso la Cengia sempre come via di discesa, e per rispettare l’Etica, mai come via di salita; e pertanto de tornar per rimediar; e quanto prima, promesso.

                                   Contrafforte Settentrionale – Monti Tor

                           Cresta del Miaron: Punta Nord 2200 m per la Cengia 

   Non che quella vocina mi portasse via il sonno, ma per zittirla l’unico rimedio era di tornare, e quanto prima; e così quella mattina al Passo della Mauria c’erano anche Rosanna e Armando Cossutta più che interessati a partecipare, dopo aver visto, e più volte, la proiezione delle mie diapositive a casa loro.

Il solito cappuccino grande, e salutato il titolare che non capiva il motivo della mia frequenza su quelle Montagne, ebbe inizio la Gita riparatrice; e che prevedeva la conosciuta salita della Punta Nord per la Cengia, e la discesa in Val Cridola per la lunga e larghissima cengia baranciosa.

L’amico per l’occasione aveva anche portato una signora macchina fotografica, solo che quel giorno la Montagna ci accolse ben che intanfanada; e non mi restò che meditare sul perché.

Lo stesso qualche raggio di sole riuscì a passare, e noi non mancammo di riprendere quei momenti.

L’approccio alla cengia ed il passaggio con l’avancorpo che copre quel tratto di cengia a quelli che salgono il Vallò; e da questo l’inizio della cengia che immette nello slargo detritico, e che i miei amici non se l’aspettavano così precipite in quell’ambiente poco ospitale; ma forse non era la giornata giusta per la nuvolaglia, tanto che nello slargo facemmo solo una pausa.

Poi la ripresa della cengia in un ambiente più luminoso perché la nuvolaglia s’era alzata, e così sorridenti fino alla strettoia, e che la fecero a gatto con lo sfondo del passaggio dei camosci libero dalla nuvolaglia, e che non avevo mai fotografato, per l’appunto.

          La cengia che continua lineare e facile nell’ambiente reso triste per la poca luce e visibilità, e così fino alla prima e marcata interruzione.

Io scesi per primo conoscendola e la sotto accompagnai la discesa dell’amica, mentre Armando preferì scendere nel breve diedro tra le due pareti.

    La mancanza di fotografie fino alla seconda e più marcata interruzione è stata per la fitta nebbia; ma quelle scattate illustrano bene il tratto di questa traversata che per nostra fortuna io la conoscevo bene.

  Così anche per il resto del percorso che è ancora lungo, e fino al Punto d’incontro perché per salire in Cima della Punta Nord preferì la via di roccia con qualche bollo rosso: 25 luglio 1993.

In discesa e prima di montare sulla lunga e larghissima cengia baranciosa ci fermammo in attesa di una possibile schiarita perché la volevo fotografare; e i programmi correttivi hanno fatto il resto.

Così, e una volta zittita la vocina, iniziò invece in me il forte desiderio di individuare lo sconosciuto percorso seguito dagli alpinisti Eichinger e Uhland per raggiungere la Punta Sud nella loro traversata della Cresta del Miaron con inizio da sotto la Forcella del Frate.
Sì, questo anche perché nel corso della seconda traversata fatta per completare l’esplorazione della cengia, e mentre io scendevo la prima volta con attenzione la parete friabile per entrare nel canale, lo stesso con la coda dell’occhio riuscì a notare lo spacco divisorio, ma ancor più gli strapiombi che staccano di netto la detta Cresta dall’altra che continua fino alla Forcella del Frate tanto che … – Niente: devo tornar e iniziar a veder da soto la Forcella del Frate.

Solo che per risolvere il mio personale problema non mi necessitava l’aiuto di qualche amico, e proprio nel mese d’agosto; così venne Heydi, e solo per trovare nel canale per Forcella del Frate la cengia citata nella Berti; promesso! La giornata di caldo torrido e senza l’ombra di qualche nuvola non era l’ideale, ma salendo pian pianino giungemmo sul pascolo coperto da massi, e così avanti e fino nel canale dove sul fondo ghiaioso instabile Heydi iniziò a far fatica; e così avanti tra una pausa e l’altra, fino a vedere una cengia erbosa sottostante il tetto dove diede a fondo le sue ultime energie; e una volta la sotto per lei era valsa ben la pena. Io la traversai subito; poi gira lo spigolo incombente dove la cengia continua orizzontale e pulita sulla parete prima di coprirsi d’erba e mughi dove punta in discesa il fondo di un canalone; alt, e ferma tutto. Forse che sì, forse che no, anche perché ero troppo basso rispetto la Cresta; e così tornai sotto il tetto con l’intenzione di continuare la salita con il dubbio che il passaggio sia più sopra, e sul più bello della sosta; e più avanti anche rischiando il divorzio arrivammo lo stesso in Forcella.Già che eravamo lì e per scrupolo, andai anche a vedere in versante Val Cridola qualche possibilità. Niente: - Alora la cengia xe proprio quela la de soto perché xe l’unica!Nella discesa, cicola e ciacola, la tentazione fu forte, e ci fermammo sulla cengia giusto un momento perché dovevo ancora andar a sincerarmi; nell’ombra e una volta sul fondo del citato canalone lo risalì un breve tratto perché sulla parete esterna ci sono delle cenge con vegetazione varia che promettono. – Vado, o non vado; e via di corsa segnando il percorso con ometti: e così fino al bordo della parete con vegetazione, e dove la oltre e sottostante doveva esserci un canale, e la in alto l’invitante Cresta al sole e a portata di mano, e tanto da essere convinto d’aver trovato il percorso dei primi salitori. Certo, un invito, ma per tornarci perché l’ombra scura sulla parete mi allarmava che ormai era tardi. – Sì, sarà per un’altra volta. Restava ormai solo la discesa, e una volta usciti dalle congerie, e nell’ombra della Cresta del Miaron, dopo tutto quel sole, questa fu anche piacevole .

Una volta a casa io rivivevo quanto fatto e visto, e anche le altre volte, tanto che stavo convincendomi che fermo restando che la detta cengia è quella percorsa dagli alpinisti Heichinger e Uhland per scendere nel fondo del canale, restava ancora di trovare il loro possibile percorso su quella vasta parete intervallata di cenge in sfasciume; e soprattutto il punto della loro discesa nel canale, perché come raccontato all’inizio, lungo la sua discesa, anche se non mi ero ancora posto il problema, lo stesso mi fermavo la dentro ad osservare quella difficile parete cercando per dove mai potrebbero essere scesi. Solo a circa metà canale, forse, si potrebbe passare; il resto della parete solo con difficoltà impossibili in quelli anni; e se fosse proprio così … quel tratto di cresta soprastante potrebbe essere ancora da percorrere.

- Niente; devo tornar e andar a veder.