Cridola-Cresta del Miaron

Trieste, 1 gennaio 2012

Cridola-Monti Tor 

Il desiderio e la curiosità di tornare quanto prima su quella cengia per portare a termine l’esplorazione che sembrava promettere ancora tanto, fu il pensiero dominante per il resto della stagione. Solo, e come sempre mi succede in questi casi non riuscì a darmi la carica giusta per andare ad ogni costo anche se avevo accorciato il programmato per avere più tempo a disposizione per completarla in un giorno: percorrere solo la Cresta del Miaron, dalla Punta Nord alla Sud, e solo in discesa andar a prendere il canale che sbocca sulla cengia, e per quanto fatto aver così tutto il tempo necessario per completare  l’esplorazione.

Così, rimanda e rimanda, a distanza di un anno erano arrivate finalmente le mie Ferie nel mese d’agosto; e intanto, e nell’attesa mi ero anche impegnato di tornare a casa anche con una valida documentazione fotografica di quei Monti poco conosciuti per completare quella della prima volta; e iniziando proprio dal paese di Forni di Sopra.  La giornata eccezionale di bel tempo ha fatto il resto.

                               Contrafforte settentrionale – Monti Tor

  Cresta del Miaron: dalla Punta Nord 2200 m alla Punta Sud 2258 m 

     Così quella mattina, subito sopra il Forte imboccai il sentiero per il Percorso alpinistico attrezzato Giovanni Olivato, e che più avanti si dilunga sotto il basamento della Cresta, e dove uscì alla ricerca di un introvabile segno rosso sulla detta parete?

Niente; e allora traversai la sotto per il pendio in parte invaso dai mughi alla ricerca della lunga e larghissima cengia baranciosa. Sulle prime non la imboccai, ma in compenso trovai i baranci, e anche fitti e così fino allo sbocco del canalone che delimita la detta cengia a rampa dal corpo del monte, e dove iniziai la salita cercando i corridoi tra questi; e così per quello a destra e altrettanto a sinistra imboccai quello giusto perché subito sopra raggiunsi un papà con la figlia ancora ragazzina.

Non riuscì a capire cosa dove stessero andando e cercando, ma sì che lui non era Cadorino perché nato in Friuli; e così cicola e ciacola, anche si scusò perché lui non distingueva quei Monti con i nomi che io conoscevo per averli letti nella Berti, perché gli abitanti dei paesi sottostanti le hanno numerate rispettando il passaggio del sole sulle loro Cime.

Lo ignoravo, e lo ringraziai perché la sua informazione andava a completare la mia conoscenza su quelle Montagne; ancora i saluti e via lungo la pista tra i mughi e fino ai primi gradini e balze rocciose, e dove la ripida parete di fianco è solcata da un canalino che capì essere l’accesso alla rampa soprastante.

Avevo appena iniziato la traversata per raggiungerlo che notai che una parte della base di un pilastrino non era immersa nel terreno. Istintivamente con una mano andai la sotto … e tirai fuori due pani di sale minerale? Non sentivo più le voci dei due; e non provai rimorso a mettere uno nel mio sacco; e che ancora fa bella mostra di se nella mia piccola collezione di cristalli, minerali, fossili e innocenti residuati della Grande Guerra trovati nel mio vagabondare sui Monti.

Con attenzione salì il canalino dalla roccia friabile e uscì sulla continuazione della lunga e larghissima cengia baranciosa.

Solo che la sopra, la sua superficie man mano si restringe, è ben presto spoglia dai baranci, ma in compenso è coperta da detriti instabili e così fino che termina sotto dei facili salti intervallati da cenge, e che mi portarono fino sotto uno spigoletto di roccia bianca; ottimo posto per la sosta.

                                                                                 Il punto d’incontro sulla fotografia sopra.

Solo che la volta precedente io non lo avevo raggiunto, e così finita la sosta e una volta in piedi per iniziare il traverso la sotto per poi salire il passaggio di ghiaia con erba, dall’altra parte sulla parete vidi uno sbiadito bollo rosso? – Orpo, … Tullio andemo a veder.

Solo pochi passi sotto la liscia parete, e trovai il punto debole per entrare in un sistema di facili canalini che mi portarono sulla cresta rocciosa conosciuta e alla Punta Nord con pausa breve anche perché, mi giustificai, l’altra volta avevo già fotografato tutto.Lo stesso vale anche per la Punta Sud dopo il passaggio che non ha lasciato ricordi. Solo nella seguente discesa non resistetti per il Cridola e la Pitacco.

Non fotografai invece la sottostante parete programmata per scendere nel canale al posto di quella per i mughi che non é stata proprio facile.

 Iniziai pertanto a scendere per il ripido e friabile pendio con la massima cautela, e dove però non mancavano gli appigli sicuri per le mani; un po’ meno per i piedi, e dovetti aiutarmi scavando piccole piazzole per metterli; e così e sempre più sicuro arrivai sul bordo del canale che di netto precipita nel buio, e tanto che per il contrasto di luce non riuscì a vedere il fondo, e lo stesso vale per la parete verticale sottostante.Un brutto momento; e non mi restò che calare alla cieca la gamba e tastare fino a trovare l’appiglio sicuro, e così anche per l’altra. Con un’altra calata entrai nel buio e   potei finalmente vedere che mi mancava ancora circa un metro per arrivare sul primo masso ben incastrato; e non trovai difficoltà per scendere ancora gli altri e uscire sullo slargo ghiaioso conosciuto dove, dopo aver controllata l’ora, mi presi il lusso di mangiare e bere acqua in tutta tranquillità.

Sì, ero tranquillo; l’avevo già percorsa per un buon tratto, e anche segnata con ometti che costruivo nelle piccole pause per farmi compagnia e per controllare ancora incredulo il percorso della cengia anche perché prima o dopo c’è sempre l’imprevisto; solo che io nel caso che … conoscevo già la discesa da quel versante.

Arrivò anche il momento per la cengia; e che conoscendola iniziai anche a percorrerla sicuro e forse distratto, tanto da non scattare qualche fotografia, e così fino e oltre la prima interruzione.

Mi ricordai allora del servizio fotografico propostomi, e iniziai a fotografare il percorso ad ogni giro di spigolo, e al momento anche in alto per riprendere il curioso monolito fra le due Punte.

Solo che la parete rientra lentamente arrotondata verso il fondo del canalone divisorio, e dove il percorso lineare della cengia si confonde sulla parete che man mano diventa ripida, a gradini e rivestita da mughi. Una stretta al cuore; ma scesi facilmente sul fondo piatto del canalone, e altrettanto per salire l’altra sponda e dove trovai l’inizio di una cengia che prometteva.

Solo che anche questa sì interrompe di brutto dove la parete ha un rientramento. Doppia stretta al cuore perché sul momento la giudicai insuperabile. Solo che era la giornata giusta perché osservandola bene intuì il passaggio dove sembrava impossibile. Sì, perché le strette cenge che la traversano si disperdono sulla parete verticale, mentre e solo quelle subito sotto gli strapiombi a tetto sono integre; solo che bisognava arrivarci.

Così scesi con attenzione quella caratteristica parete e passai sulla cengia che più mi garantiva il traverso verso e sotto l’inizio degli strapiombi. Fu proprio così, e poi da cengia in cengia mi trovai la sotto dove c’erano anche ottimi appigli per la pausa e fare il punto.

Niente; dovevo solo traversare la sotto e rimontare le cenge che continuano; e così, e ancora trepidante, continuai il traverso fino alla giusta dove sostai sicuro a rivivere l’impresa compiuta. Sì, anche perché la cengia continua sempre più larga e non dovrei trovare più sorprese; me lo augurai.

Avevo visto giusto perché questa si slarga a terrazza orizzontale, e così e fino sotto un testone roccioso, e che mi squadrò incredulo passandoli davanti nel risalire il pendio per portarmi sotto la parete dove la cengia gira in versante Nord; qui più stretta, lineare e precipite. Solo un tratto; poi nuovamente gira la parete e dove dall’altra parte e alla stessa altezza c’è la Cima del Monte Miaron. – Xe fata!

Dopo poco la cengia gira ancora una stretta parete, e dall’altra parte continua … dove non si passa. – Orpo, proprio adeso che pareva fata.

Persi solo il tempo per controllare le strette cenge sulla parete soprastante.

 Tornato sui miei passi, per ripide ghiaie erbose mi portai alla base dello spigolo dove e subito oltre ebbi la fortuna di prendere la giusta per proseguire, ma con più attenzione anche per dove mettere i piedi; e così e procedendo sempre più larga fino al Punto d’incontro: 23 agosto 1990.

Arrivò così anche il momento di pensare alla discesa; e all’inizio anche prestare attenzione perché ci sono più cenge che scendono invitanti in versante Val Cridola, tanto che una era con il bollo rosso.Ferma tutto e lavoro di meningi; serviva invece per la via di salita. Capito l’inganno tornai sui miei passi e iniziai invece scendere le corte pareti intervallate da cenge fino all’inizio della lunga e larghissima cengia baranciosa. Solo che su questa dovetti frenare l’euforia della discesa per prestare attenzione sul suolo ingannevole, e soprattutto a non mancare l’inizio del canalino friabile che si apre proprio tra i mughi, e che dovetti anche cercarlo.

Una volta trovato lo scesi quasi di corsa, e sulla traccia raggiunta tra i mughi termina mio ricordo.