Cridola-Monti Tor

Trieste, 1 agosto 2011

Giro esplorativo sui Monti Tor

Una quindicina di giorni dopo la Gita al Bivacco Vaccari, le attese diapositive erano già in negozio.Sì, ero impaziente di vederle, e tanto che una volta a casa e davanti la finestra in controluce le guardai una alla volta; e così gia mettevo da parte le meno leggibili.Delusione; perché quelle scartate erano proprio le specifiche scattate in Cima Croda della Cuna, e le due in discesa al Bivacco Vaccari scattate durante il temporale perché troppo scure da non veder niente; e tanto da frenare ancora il mio desiderio di salire la Cima Pitacco, e rafforzando il mio desiderio di visitare le altre Montagne viste durante i miei tentativi, e che m’invitavano a salirle.

 Si perché anche le campane picie le sona a mezogiorno, solo che ghe vol sentirle.
Così nella stessa stagione, una sera e dopo la salita d’una di queste, invece di rientrare a Trieste, preferì di passare la notte al Bivacco; e fu l’occasione per fotografare il Bivacco e le Montagne intorno al tramonto ed all’aurora.Un giorno nel caricatore di queste diapositive “Bivacco Vaccari” inserì quelle che avevo scartato sperando … e le proiettai a piena luce. Non erano il massimo per gli altri; per me documentavano esattamente quei momenti vissuti; e non hanno cambiato più alloggio.
Un giorno di questi ultimi anni ho provato a trasferire le dette diapositive con lo scanner in digitale per pubblicarle poi sul blog.
Da non crederci quanto hanno migliorato la leggibilità, e anche troppo in contrasto alla realtà, e tanto da doverle offuscare un poco con un altro programma. Peccato non aver provveduto prima, così non avrei corso il rischio di perdere un amico.
Sì, perché un giorno dell’estate del 2002 mi telefonò Daniele Sandri per chiedermi informazioni sul Percorso alpinistico attrezzato Giovanni Olivato?                                  Fra i tanti amici che frequenta, quelli che alternano con lui alpinismo o Mountan Bike, gli hanno proposto di fare il Percorso completo dal Passo della Mauria, e ritorno per il Vallò dei Cadorini.
Lungo e faticoso, era stata la mia risposta, ma  merita.
Solo che a sentire quei nomi era stato come che avesse buttato benzina sul fuoco, e tanto che alcuni giorni dopo eravamo al Passo della Mauria, e ben accolti dal titolare dell’alberghetto che ormai ben mi conosceva; i soliti cappuccini grandi, e via.                 Quella mattina l’amico sentiva ancora le gambe appesantite, e aveva accettato solo dopo che gli avevo promesso che faremo solo  un giro per conoscere l’attacco esatto della via normale per la Punta Savorgnana 2360 m dalla Mescola; poi noi dalla Forca del Cridola scenderemo per la Cuna ad incrociare il canalone di Forcella Cozzi dove subito sopra e di lato è possibile raggiungere un ripiano di sfasciumi dell’avancorpo isolato sottostante la parete della quota 2312 m, e vedere se da questo è possibile entrare nel canale, che visto sulle diapositive, inizia a lato della Punta Principale. Infine, raggiunta la Forc. Cozzi, scenderemo per l’altro versante che desideravo tanto conoscere, e così da completare il giro per uno ben scopo preciso.

 La fresca mattina garantita da un cielo sereno azzurro scuro era l’ideale per camminare con i sacchi semivuoti, e così e senza darci furia raggiungemmo il Passo del Vallò.Per la Forca del Cridola non si scende nel Vallonut di Forni per poi risalire la traccia lungo La Mescola.
E’ stato tracciato il nuovo precorso in un canalone sottostante i contrafforti della Punta Savorgnana, e che esce alto sulla Mescola contornandola in quota fino alla Forca del Cridola.

   Noi due non la raggiungemmo ancora, ma per terreno in parte erboso ci portammo sotto la parete Sud della Punta, e dove l’amico trovò ben presto un posto per riposare mentre io iniziai la ricerca della via facile.

 

Provai in più punti ma non la trovai; trovai invece in una piccola insenatura detritica una linguetta metallica con anello? Provai anche a salire per una larga fessura a diedro verticale.
Solo che prima di forzare un passaggio capì che in discesa ci voleva la corda, e non mi restò che scendere.
Un giorno, e come uso farlo quando sono nella zona, passai a salutare l’amico Armando Coradazzi di Forni di Sopra. Così, cicola e ciacola, mi raccontò che in quella stagione era salito sulla Punta Cozzi. Allora io gli chiesi anche informazioni sulla Savorgnana, e gli raccontai l’episodio della linguetta metallica.
Sì, sono saliti l’anno passato; ed era una giornata calda … e all’attacco della via si era fatto un barattolo birra; e la discesa della parete iniziale in cordata.

  Dalla Forca del Cridola invece di scendere per la Cuna, proposi a Daniele di traversare in quota per non dover poi salire il ghiaione della Forcella Cozzi dalla base.Così traversammo verso e sotto le prime pareti a lato, e dove anche trovammo una traccia di camosci che noi seguimmo ben volentieri sul piccolo e medio detrito, e dove più avanti è sostituito da quello più grosso e massi dove la traccia c’è e non c’è.
Allora noi tracciammo la nostra lineare con “punto di riferimento” la base della cresta Sud della Punta Cozzi che risalta sul candido ghiaione; e via.
Più avanti dovemmo anche traversare un solco scavato dall’acqua che richiese un poco d’attenzione. Sotto le pareti trovammo ancora tratti della traccia, e così fino sotto “il punto di riferimento” e dove ci concedemmo la sosta.
Solo che io ero impaziente, e iniziai a salire il canalone intanto per andar a veder, assicurai l’amico; e lassù è proprio così.Il salto roccioso che delimita il canale dall’altro lato poggia e per un tratto è un tutt’uno con le ghiaie del canalone e permette il facile accesso al ripiano: da non crederci.
Così informai l’amico della novità e che io continuavo per raggiungerlo; e così continuai a salire fino a dove la roccia è un tutt’uno con le ghiaie del canalone.
Solo che il traverso fu laborioso perché i detriti coprono roccia compatta; e lo stesso anche all’inizio della rampa d’acceso al ripiano non ancora coperta d’erba. Non corsi su questa per raggiungerlo, ma attesi di vedere l’amico per informarlo dell’imprevisto, e consigliarlo di traversare subito sotto.

 Il ripiano è coperto da detriti e massi, e dove risaltano piccole colonne lavorate dall’erosione e così anche i bordi delle rare cenge. Ancora alcuni passi e precipita in una nera voragine chiusa dalle pareti interna e di fronte; solo che l’interna a prima vista mi sembrò insuperabile.Intanto sbuffando arrivò Daniele, e che si accomodò sul detrito minuto chiedendo una sosta ristoratrice. Bene; e lo avvisai che approfittavo per andar a veder.
Così scesi verso quella parete calcando il mio procedere sul detrito mobile, e ben presto la vidi interrotta nella sua larghezza da un tetto. Disperai allora che fosse possibile traversarla, ma continuai a scendere e così vidi che sottostante il tetto c’è la relativa cengia che subito raggiunsi.
Questa si dilunga lineare, stretta o poco larga sulla parete insuperabile; e nel traverso anche stare attento per non dar zuccate contro gli abbassamenti del tetto. Scesi da quel gradino quasi incredulo nel canale qui orizzontale, senza depositi di detriti e inciso da stretti e lunghi canali dove scorreva l’acqua che bevetti a sorsate.
Solo che durante la pausa ristoratrice io anche avevo osservavo il corto canale chiuso tra pareti verticali, ed ebbi il timore che non si potesse passare; e non mi restò che andare a sincerarmi. Sì, ma non era proprio così, perché lo spigolo della parete concava percorsa da un velo d’acqua dove si origina il canale e staccato dall’altra inclinata, e dallo spacco scende un marcato canalino. Non poteva che essere così; ho trovato la via di salita, mi dissi convinto; e tornai sul ripiano il più veloce possibile.

 Trovai l’amico un poco preoccupato, ma più per il silenzio.Finì di raccontargli quanto visto nella mia sortita scendendo lentamente la rampa erbosa per riprendere la salita a Forcella Cozzi; e che la raggiungemmo ben presto dopo la lunga sosta.

   La pausa per fotografare i due canaloni e il Miaron, ed iniziammo a scendere prestando attenzione perché la Berti avverte che c’è un salto roccioso.
Per evitare qualsiasi sorpresa ci tenemmo a sinistra scendendo e presso la parete, e dove più sotto per brevi canalini siamo scesi sulle ghiaie sotto il citato salto di parete, e di lato il basamento della Torre Tullio D’Andrea, e verso valle, il Torrione Elio.A quel punto e tanto che si doveva solo scendere, espressi all’amico il mio desiderio di verificare se sul detto basamento c’è il passaggio per il canalone che scorre sotto la Cima Pitacco che avevo intravisto; e lo trovammo subito, e chi per canali di sfasciumi e l’altro per facili salti roccia frantumata è stato traversato.Restava ancora la parte conosciuta che non ha lasciato ricordi.

Cima Pitacco     quota 2312    Forc. Cozzi   P.ta Cozzi    P.ta Savorgnana