Carniche e Dolomiti

Trieste, 1 aprile 2011

Nelle Alpi Carniche e Dolomiti

Nell’anno 1970, e con l’arrivo della bella stagione, iniziai nei giorni festivi a frequentare le nostre Montagne della Regione e limitrofe, contando sulla mia Fiat 500 anche se molto usata.
Solo che io desideravo conoscere per averle lette sulle Guide alcune Regionali che necessariamente in quelli anni non bastava una giornata; e così con Heydi prendemmo una settimana di Ferie, la seconda di luglio, per andare a nelle Alpi Carniche per fare qualche facile salita nei Gruppi Coglians – Cjanevate.                                                      Arrivammo a metà mattina al posteggio del Rif. Tolazzi sotto la minaccia della pioggia. Non ci fermammo lì perché avevamo scelto come Base per essere in quota il Rifugio Lambertenghi Romanin al Passo di Volaia m. 1970; e così, e dopo la pausa, e con la speranza che il tempo tenesse, un’ora e mezza circa, iniziammo a salire.
Più avanti iniziò a piovere, ma noi avevamo per coprirci e proseguimmo lo stesso; e quando iniziò il diluvio ormai non ci restò che proseguire.                                               Entrammo tutti bagnati nella sala buia, e dei pochi tavoli che vedemmo, uno era occupato da due donne che vestivano di nero, e così anche il fazzoletto che copriva la loro testa forse per il freddo: erano le gestrici e native della Valle.
Sul pavimento vedemmo sparsi dei vasi di metallo che ricevevano la pioggia che filtrava dal soffitto scandendo il tempo come orologi a pendolo.                                                  Chiedemmo due te ben caldi e ci accomodammo su uno dei rari tavoli asciutti.                La Base non era proprio confortevole, e starci poi per una settimana …
Niente; il Confine scorre lì vicino, e subito sotto il Passo di Volaia, in Austria, c’è il Rifugio E. Pilch.
Così, e quando diminuì la pioggia, varcammo veloci il Confine e scendemmo al Rifugio dove trovammo un paio di nostri Finanzieri in dolce compagnia.                                                                                                                                                                               Lo Lo stesso controllarono i nostri documenti.

La mattina il tempo era incerto, ma noi eravamo venuti per far alpinismo, e riuscimmo in una schiarita a salire il verde Monte Rauch Kofel 2460 m., e da dove vedemmo che tutto intorno c’era ancora tanta neve.

    Gruppo del Sorapiss

Nei miei primi racconti ho accennato di un tentativo non riuscito alla sua Cima Principale, é sarebbe stato anche la prima volta; e dove da lassù avrei potuto vedere tutto il Gruppo per poi andare a conoscere le Cime minori contando sulla recente istallazione dei vari bivacchi tutt’intorno.

Così il terzo giorno andammo a cercare tempo migliore nelle Dolomiti, e nel tardo pomeriggio e sotto la pioggia entrammo al Rifugio Vandelli.                                               Non c’era nessuno, solo i Gestori, e che ci fecero festa perché si sentivano troppo soli. Più tardi invece arrivò un alpinista inglese che consegnò a loro una borsa di plastica mormorando qualcosa. Non l’avevano capito, ma una volta visto cosa c’era dentro rimasero stupiti; c’erano le immondizie che lui aveva raccolto lungo il sentiero.                 La mattina il tempo era incerto, ma lo stesso noi eravamo già sulla parete del Contrafforte del Banco, e dove per la Via Attrezzata A. Vandelli contavamo di portarci al Bivacco E. Comici nella Busa del Banco per iniziare l’esplorazione delle Cime intorno.
La roccia è compatta e liscia; e il cavo per traversarla divelto che penzola lontano da un chiodo la in alto. Noi due eravamo i primi della stagione e i Gestori non lo sapevano ancora, altrimenti ci avrebbero avvisato.                                                                            Iniziammo lo stesso la traversata, ma Heydi ebbe paura e tornammo indietro.

 Intanto il tempo peggiorò, e nel pomeriggio si scatenò il temporale con vento e neve.
Era una brutta serata anche se il temporale era cassato. Fuori a ricordarlo era rimasto un leggero strato di neve e il vento ancora forte.
In Rifugio solo noi due e i Gestori a farci compagnia.                                                 Improvvisamente si spalancò la porta ed entro un uomo con indosso un leggero eskimo e pantaloni corti; e che si reggeva a stento in piedi chiedendo aiuto.
Proprio ci occorreva l’imprevisto per movimentare la serata; e solo quando è stato messo in sesto ci ha raccontato come ha trascorso quel brutto pomeriggio.
Villeggiava con la moglie in un albergo a Cortina; e da solo era salito con la funivia; poi aveva preso un sentiero per fare un giretto e … e poi si era perso per il brutto tempo finché ha visto la luce del Rifugio.
In quelli anni io facevo parte del Soccorso Alpino, e percepì la possibilità che la moglie non vedendolo tornare, desse l’allarme mettendo così in moto il Soccorso.
Lo raccontai allora anche ai Gestori, ma loro non avevano il telefono. Quella possibilità non mi dava pace, e diedi la responsabilità al Gestore. Lui doveva scendere al Passo e telefonare alla moglie del disperso.
Sì, lui era disposto a scendere, ma che scendessi con lui; e dovemmo svegliarlo per avere il numero di telefono della camera o dell’albergo.
Così nell’ultima ora di quella giornata ho anche stretto la mano al titolare dell’albergo, uno dei gloriosi Scoiattoli, ma non ricordo il suo nome.
La missione per evitare il Soccorso era compiuta; e per noi restava solo di ritornare in Rifugio, e che dall’orologio del Gestore che lo controllava, lo facemmo a tempo di record.                                                                                                                                   La mattina il tempo era nuovamente brutto.
- Ciao Trieste, tornate a trovarci.
Neanche che lo sapessero; ma tra le Gite Estive messe in programma dalla nostra XXX Ottobre per quell’anno, mi ammiccava quella del 11/12 luglio: la salita della Punta di Sorapiss 3205 m.

Non persi certo quell’occasione, e non trovai ostacoli proponendomi anche a Capo Gita.
Solo che di questa Gita mi ricordo assai poco, e mi sono rimaste solo le due foto pubblicate o erano anche le uniche.Di sicuro è che pernottammo al Rif, San Marco; e che alla sveglia il tempo era bellissimo e ricco di colori che invogliava all’azione; ma non tutti i gitanti ambivano al Sorapiss; e così alcuni andarono verso altre mete più facili.

Del gruppo rimasto alcuni rinunciarono alla Vetta sotto il passaggio difficile nel camino, e dopo superatolo altri preferirono fermarsi più avanti, tanto che in Cima arrivò il gruppo della fotografia dove non c’è Heydi che si sacrificò per scattarla.

 

In discesa mi ricordo che perdemmo solo del tempo sul passaggio difficile per assistere la discesa del singolo, e una volta alla base della parete ci complimentammo per la bella riuscita.
Un’altra occasione per conoscere la Busa del Banco mi si presentò nell’anno 1971. Quella volta perché con l’amico Bruno Baldi avevamo preso l’impegno per un sopralluogo al Bivacco E. Comici lì situato, e sottostante le pareti della Croda del Fogo, delle Torri della Busa e della Croda del Banco, per l’appunto.
Solo che rimanda e rimanda eravamo arrivati proprio alla fine della stagione, ma non al bel tempo anomalo che durava ancora. Non avevamo niente da perdere ormai, e così decidemmo di scattare il sabato e farla in giornata.
Lui era proprietario di una Topolino e … quella mattina alla partenza eravamo in tre.
L’altro era il suo amico Pino Rizzo e che era stato con me sul Sorapiss; meglio di così.                                                                                                                                  Meglio di così perché con poco traffico, e con il lusso dell’Alfa Romeo 1750 del Rizzo, passando per il Passo della Mauria, impiegammo meno di due ore per posteggiare all’entrata della Foresta di Somadida nella Val d’Ansiei.

Io contavo molto su quella gita, e avevo anche programmato di salire la Cima più facile almeno per vedere qualcosa.

Invece quando arrivammo al Bivacco la giornata era già in discesa e le ombre allungate sconsigliavano all’impresa.

Così perdemmo solo il tempo per l’inventario e prendere nota dei lavori urgenti di manutenzione.

Forse in discesa facemmo anche una variante per il versante della Val di S. Vito per vedere le Marmarole.

Tanto che arrivammo alla macchina all’ultimo crepuscolo.