Sottogruppo della Croda dei Toni

Trieste, 1 febbraio 2011

                                             Cima Pezzios Sud 2445 m

Le vidi, e provai rimorso perché l’avevo dimenticata di salire la Cima Pezzios Sud, e che potevo vedere alla mia altezza sull’altro versante in Val Giralba.
Sì, proprio la Cima Sud; perché dopo la riuscita salita alla Cima Nord del 26 agosto 1972, con Roberto Priolo, non riuscì a trovare i due giorni per salirla come le promisi riguardandola. Salirla sì, e sulla parete che mi fermò la sotto la prima volta sul sentiero appena vista mentre con Heydi stavamo salendo la Val Giralba.  Io che la guardavo, e con più particolare attenzione lo strato roccioso strapiombante che forma la vetta, e che é inciso nel mezzo da uno stretto camino che potrebbe incoraggiare chi volesse salire quella vergine parete.Solo che quel giorno lungo la salita del sentiero non la vedemmo più perché coperta dalla vegetazione, e una volta fuori e che ci fermammo a prendere fiato, la nostra era già coperta da un’altra struttura rocciosa dalla forma di scudo, e più avanti da un’altra ancora.

Certo, l’avrò rivista tante altre volte, ma mai come quel tardo pomeriggio d’inverno. Sì; io la stavo riguardando dopo tanti anni; ma lei non si era dimenticata di me e anche m’indicava per dove salirla trattenendo la neve sulla parete.Così la fotografai ancora, e questa volta prima che il Pilastro del Giralba la coprisse, e promettendole che tornerò a tentare la sua salita.  L’arrivo e la proiezione delle diapositive confermarono che la salita era possibile, e senza grandi difficoltà; … e così in una sera d’estate in Sede, con l’amico Rinaldo Sturm, cicola e ciacola ci mettemmo d’accordo. Certo non per la salita che era stata già concordata in precedenza, ma per bivaccare ai pascoli Pezzios avendo preferito l’approccio per la Val Giralba per evitare la lunga salita fino al Rif. Carducci. Detto e non fatto perché una volta informata che saremmo saliti per quella Valle, anche la sua sposa Barbara volle venire, ma solo come turista. Così invece noi tre bivaccheremo al Pian delle Salere nella collaudata tendina usata per l’invernale alla Croda di Ligonto; meglio di così.

Fu proprio così, e quella mattina che raggiungemmo i Pascoli Pezzios, una volta salutata la Barbara, puntammo dritti alla base della parete.Solo che l’approccio, a differenza che per la Cima Nord, è ostacolato dai mughi e altri arbusti che infestano il pendio e le rocce facili alla base.

Così noi gli evitammo per il canale fra la parete e la poderosa struttura a scudo, e fino a trovare la parete pulita dove ci mettemmo in assetto d’arrampicata perché sopra un primo tratto di parete gradinata, non in linea con la Vetta, la restante parete era tutta da scoprire anche se avevamo visto sulla diapositiva che cercando saremmo passati.

La sopra continuammo per brevi pareti verticali e corti camini intervallati da strette cenge ora a destra o a sinistra evitando i tratti difficili.

 

Così fino a raggiungere il terrazzo sotto la gialla muraglia strapiombante chiusa a sinistra da un pronunciato pilastro mentre a destra, sul limite, è incisa da un corto diedro che è l’unica possibilità che vedemmo per continuare.

La difficoltà galvanizzò l’amico, tanto da esibire per gioco le sue capacità atletiche nonostante che la roccia a prima vista pareva friabile; poi traversò a destra e per il bordo di un corto canale raggiunse rocce più facili per fare terrazzino.

Per quello che vedemmo sopra era evidente che non avremmo incontrato altre difficoltà, e che nulla poteva turbare la nostra allegra serenità.Proseguimmo dritti fino raggiungere una cengia erbosa ascendente a sinistra, e per questa ed il canalino che la continua un pendio erboso sotto una parete verticale incisa questa da un corto camino.

Superatolo, per uno slargo di sfasciumi traversammo a destra fino sotto una corta e larga fessura nella parete dalla roccia indescrivibile.

La superò facilmente e traversò a destra sottostante la parete fino a trovare roccia sicura per salirla; e a seguire sul piccolo macereto triangolare tra la bassa cresta esterna e la parete gialla verticale dell’appicco finale.Uno scambio d’opinioni; così invece di rimontare il macereto per aggirarla, tenteremo la detta parete a difesa della Cima.
Così raggiungemmo una piccola grotta nella parete levigata a far terrazzino; e da dove era impossibile salire; ma non così sullo spigolo dove risaltava un minimo gradino.

Rinaldo non ci pensò certo due volte e lo raggiunse, e girò lo spigolo. Una pausa in silenzio, e m’informò che metteva un chiodo.Finiti i colpi di martello io, un poco in ansia, stavo aspettavo il vien per raggiungerlo; invece.
- Tien ben che vado; e riprese a traversare sfruttando i rari e solidi appigli per le mani e proprio sulla strapiombante parete Est dello strato roccioso che caratterizza la parte alta della montagna; e così fino a che trovò rocce articolate dove mi avvisò che farà terrazzino.Tocco a me l‘aerea traversata, e quando lo raggiunsi nel terrazzino rimasi sul momento incredulo perché le rocce articolate sono quelle dell’uscita del camino strapiombante sopra descritto. Per queste salimmo in Cima a concludere quella grande giornata: 6 luglio 1983.

Quel giorno non ci demmo furia anche se nuvole minacciose sostavano sulla Croda del Toni.

Ormai le conoscevamo e quelle non portano pioggia. Prima però eravamo andati ad accertarsi com’era il passaggio per la Cima Nord che vedemmo facile.

 

Facile io ricordavo la sua discesa con un solo breve tratto da prestare attenzione; poi una corsa fino in Rifugio; meglio di così.Invece ci ricordammo della Barbara che è in Rifugio ad aspettarci; e noi abbiamo evitato di far schiamazzi dalla Vetta; e via.

Ero convinto che in discesa dalla Cima Nord tutto fosse stato facile come la prima volta, invece in qualche passaggio sbagliammo; e solo a distanza di tanti anni e dopo aver letto la copia del suo Diario che ho frugato nei miei ricordi … Stiamo traversando i canali divisori tra piccoli Campanili della cresta, e un paio di volte è stato necessario scendere in versante Ovest il giusto per poi risalire e riprendere il traverso.
Peccato di gioventù; in uno di questi eravamo scesi troppo e abbiamo affrontato le conseguenze; e la corsa fino in Rifugio è stata fatta lo stesso.