Invito nelle Dolomiti Orientali

                                 Trieste, 1 settembre 2009

                                                              Prima parte

Da quella volta iniziai a tenere quasi una regolare corrispondenza con la Mirella Dobner, e dove ci raccontavamo un poco di tutto, tanto che nella primavera del 1975 non c’è stata una precisa corrispondenza per il programma; si fidavano di me. Stabilimmo solo il periodo della   seconda completa settimana di luglio, calcolando che in quel periodo ce meno flusso turistico per i Rifugi e Bivacchi, e quello scelto che sarà invece il nostro Campo Base: Comelico – Padola e Rifugio Selvapiana 1568 m, che poi prenderà il nome dell’eroe Italo Lunelli.
Non ricordo dove c’incontrammo, erano in sette, ma uno non lo conoscevo, e così arrivammo al Rifugio che era presto mezzogiorno.
Intorno non c’era anima viva e qualche macchina posteggiata, tanto che lo credemmo chiuso.
Mi venne un colpo al cuore anche perché che non mi ero preoccupato se fosse già aperto e tanto meno di avvisarli della nostra venuta; e sarebbe stato colpa mia anche se faceva parte del gioco.
La porta si aprì, che sollievo, ed entrammo un paio di noi. Trovammo nell’interno una signora e una giovane ragazza che vedendoci arrivare con le auto stavano aspettandoci.
- Sì, il Rifugio è funzionante ma non sono preparate per i pernottamenti perché è stato appena aperto e anche perché solo nel mese d’agosto c’è qualche richiesta; potevamo salire al Rifugio A. Berti raggiungibile in circa un’ora.
Per una parte del nostro programma poteva anche servire, e dopo? Tanto valeva stare in questo.
Non erano tanto convinte; e allora aprì la Berti dove è scritto che quando il Rifugio è aperto dispone di … posti letto e noi gli occupiamo per sei notti.
Il Campo Base era assicurato; e potevamo ritornare tra un’ora che intanto ci preparavano anche il pranzo.
Non solo trovammo pronto il pranzo, ma anche le camerette per otto posti letti con lenzuola.
Quella sera, durante la cena, arrivo un signore che passò nel retro banco e che dopo aver brevemente parlato con loro ci salutò, e si fermò lì ad aiutarle.
Deve essere il marito, ci dicemmo.
A cena finita venne a salutarci per conoscerci e presentarsi: Beppi Martini.
Poi chiese il permesso di sedersi, e nel conversare dimostrò di saperci fare con la gente anche per il tranquillo timbro della voce che destò ottima impressione.
Più tardi si scusò che andava a cenare e per quella sera finì la sua compagnia.
Noi ordinammo ancora del vino e passammo ai canti.Così questa scenetta, e che sarà ben attesa, si ripeterà tutte le sere che dormiremmo nel Rifugio.

Per iniziarli e fargli conoscere il Gruppo Popera – Cima Undici e Croda dei Toni avevo programmato la conosciuta “Strada degli Alpini”; e quel giorno fummo anche fortunati, e anche per me   che non l’avevo ancora fatta, perché il percorso era stato appena aperto dopo le ultime e recenti nevicate.

Questo “ai nostri” non preoccupava perché frequentano spesso il Gruppo del Monte Bianco, e dove hanno anche un Alberghetto nella Val Ferret – Valle d’Aosta.

 Non trovammo ghiaccio lungo il percorso, e gli scarponi facevano buona presa nella neve appena molle anche in quella giornata perturbata e avara di sole.

   Così quel giorno la corda restò nel sacco.

 Così, ed in vista del Rifugio Zsigmondy – Comici, ci concedemmo una lunga sosta allietata anche da un pallido sole.Scesi in Val Fiscalina, e come d’accordo, telefonammo al Beppi che si era impegnato a venirci a prendere.
La mattina del giorno 13 e mentre ci preparavamo per la salita alla Cima D’Ambata 2872 m dalla conosciuta Forcella Anna che è anche la via comune, Mirella annunciò che restava in Rifugio a riposare.

 Noi, ancora nel piano, prendemmo un altro sentiero che senza eccessiva pendenza ci portò nell’innevato Cadin sottostante la parete Est della Cima Bagni, e dove puntammo dritti verso il Bivacco F. Piovan posto al sicuro su delle balze erbose e che noi non raggiungemmo per evitare perdita di tempo.

Così seguimmo tracce di passaggio su salti rocciosi e tratti di sfasciumi a lato del nostro canalone, e quando e dove trovammo l’acqua che scorreva, troppo bello il posto, a furor di popolo sostammo anche perché da quel punto dovevamo entrare nel canalone innevato. In questo, e come sulla Strada degli Alpini, non trovammo ghiaccio, ma dovemmo aprire noi la pista sulla candida neve non ancora calpestata; noi eravamo i primi della stagione.
Alla Forcella non vollero fare la sosta per la scomodità del posto, e così proseguimmo anche se lentamente sul facile costone del nostro Monte alla ricerca di uno spiazzo capace.

Lo trovammo anche presto e quello giusto perché subito inizia la cresta con i primi brevi salti di parete.

Superammo facilmente il tratto di cresta, e nessuno volle l’aiuto della corda perché seguendo chi era davanti e prestando attenzione si trovava sempre il modo di aggirarli. Ancora un tratto per sfasciumi e fummo in Cima.

  Nella sosta precedente tutti si erano ben ritemprati; di conseguenza la sosta fu breve e servì più per il panorama e a raccontarci qualcosa.

In discesa solo il tratto di cresta richiese la mia attenzione per consigliarli in alcuni passi scabrosi, il resto fu facile.

Dalla Forcella Anna e come programmato, non scendemmo per il canalone di salita ma per il facile ghiaione in buona parte ancora coperto di neve in versante Ambata.
Sulle prime qualcuno mostrò diffidenza, ma una volta accortosi della tenuta della neve mi seguirono in volata e traversando in quota raggiungemmo la Forcella omonima.

Quel giorno le rocce levigate erano ben coperte dalla neve e nessuno dovette togliersi gli scarponi e i calzettoni; invece per qualcuno un paio di ramponi sarebbe ben stato accettato.

Seguimmo ancora il canale qui senza neve prima di trovare la traccia di sentiero che valicando una Sella e traversando in discesa porta al Bivacco osservato la mattina, e posto su uno spazio erboso e rari mughi.
Una delle ragazze del gruppo leggendo il nome sulla tabella “F. Piovan” le ricordò, con il dubbio, il suo istruttore di roccia d’alcuni anni prima; poi l’immediata conferma leggendo la dedica sul Libro.

Più tardi gli altri iniziarono la discesa. Lei e con un’altra del Gruppo avevano intanto finito di pulirlo e sistemarlo, ma vollero e restarono ancora a ricordarlo in quell’oasi di pace.
Faremo la discesa insieme.