Cadini di Misurina e Cime Pezzios

Trieste, 1 novembre 2008

Nella tarda primavera dell’anno 1972, una seconda lettera, che era arrivata in Sede della XXX Ottobre dalla Bulgaria, c’informava che un gruppo d’alpinisti e rocciatori della Società Alpinistica della città di Vratza, e che ci avrebbe ospitato poi alla pari per le prime settimane di settembre, é pronto per il loro soggiorno in Italia per la seconda decina del mese di luglio!
Già in precedenza, e all’arrivo della prima, il nostro Gruppo Rocciatori era stato convocato in Sede per conoscere e prender nota di quelli che si offrivano allo scambio per poi poter rispondere con certezza.
Così quella sera eravamo numerosi anche perché parteciparono anche gli aspiranti al Gruppo; e tra questi alcuni quasi sconosciuti e ancora studenti.
Cicola e ciacola arrivò il momento; ero ormai deciso dire no, perché gli obblighi familiari pesavano sulla mia decisione; e se ne rendevano conto. Solo le insistenze dei giovani amici trovarono il modo di farmi accettare.
Alla fine fu steso l’elenco che oltre a me e che ero l’anziano, comprendeva: Costa Giorgio, Covacic Fabio, Predonzan Ermanno, Priolo Roberto e Sbrizzai Giorgio.
Così in quella seconda serata fummo solo convocati urgentemente per sapere i disponibili ad accompagnarli in quel periodo e così anche a conoscerli; e decidere in che Gruppo Dolomitico portarli; per l’appunto.  Esclusi Covacic e Predonzan che proprio non lo potevano, gli altri iniziarono a confermare i loro giorni di presenza. Costa e il compagno di cordata Celli solo sabato e Domenica, e gli altri tutta la settimana.
Quella sera oltre che a noi, parteciparono anche altri Rocciatori che volevano approfittare dell’occasione per passare quella settimana con gli amici per fare delle salite: Weiss Tiziana, Zuffi Nico; e Crepaz Bruno per alcuni giorni.

Trovati i disponibili, la scelta della località fu ovvia essendo la Sezione proprietaria del Rifugio Fonda Savio ai Cadini di Misurina; e dove le migliori salite sono già conosciute dal nostro Gruppo Rocciatori.
Per l’occasione mia moglie Heydi, la figlia di 11 mesi ed un secondo in arrivo, ideò di abbinare quel periodo con le mie ferie; e si diede da fare finché trovò nel centro d’Auronzo un appartamento in affitto per tutto quel mese.
Così il sabato pomeriggio, salutati Heydi e la figlioletta, da Misurina solo soleto arrivai al Rifugio; e trovai gli amici distesi al sole a riposare? Sì; perché quelli arrivati la mattina e invogliati dalla bella giornata erano saliti sulle Cime vicine il Rifugio.
Cicola e ciacola, subito m’informarono che dopo quella lettera, degli alpinisti bulgari non si è saputo più nulla.
Arriveranno o non arriveranno; per intanto arrivarono tutti altri amici che avevano dato la parola; circa una decina.
Qual migliore occasione per arrampicare tra noi! Il giorno dopo non arrivò nessuno dalla Bulgaria, e girava la voce, sembra, che siano stati fermati proprio sul loro confine; e amen.
Così Crepaz che aveva da rivedere alcune salite per la prossima riedizione della Berti, subito mi catturò, e così il giorno 16 salimmo il Castello Incantato per la parete SE e la Torre Wundt per la via Barbaria & C. sulla parete Ovest.
I suoi giorni promessi con noi erano finiti, e così anche per Costa e Celli.   Quella sera cenammo in cinque; si parlò tra noi e ci mettemmo d’accordo di salire la Cima del Cadin di San Lucano per l’ambita Via Maraini e Alliata sullo spigolo Nord; e formammo le due cordate: Priolo e Sbrizzai già coppia, e Weiss con Zuffi e Ogrisi.

  

L’inizio perturbato della stagione ha mantenuto la neve; e che ci facilitò l’approccio alla parete con solo un poco d’attenzione del ghiaccio all’attacco; e via.

 Lo stesso vale anche sulla parete dalla roccia ingannevole.

 Buona invece sul filo dello spigolo che è il passaggio chiave della salita.

 Non così verso la fine della parete, ma ormai siamo in Cima.

Bella salita molto aerea, vedi il passaggio sullo spigolo, e che avrei apprezzato di più in una giornata più calda di sole.
Lassù eravamo solo noi tre; l’altra cordata aveva già iniziato la discesa per l’incombente minaccia del temporale.

 

Solo le foto a documentarlo ed iniziammo anche noi.

Non entrammo subito nel canalone ghiacciato, e dovemmo scendere a lungo per le non facili rocce del bordo coperte di neve gelata.

  Un’altra meta ambita era il Campanile Dülfer per l’omonima via; e quella sera in Rifugio la mettemmo in programma.
Il cielo coperto da nuvole non prometteva niente di buono, e anche peggio quando giungemmo alla base del Campanile.Allora i miei compagni mi chiesero se rinunciavo la salita per non attardare la cordata con quella minaccia incombente. Sì; e così la sotto seguì la loro salita fino a che sparirono alla mia vista. Nell’attesa il vento aumentò e iniziò ad aprire le nuvole.
Spettacolo per spettacolo; pazienza, sarà per un’altra volta.
Allora mi proposi nel ritornare verso il Rifugio di salire la Cima del Cadin Nord Est per la ferrata Merlone (mi chiamava Ogrisius) – Ceria; triestini e caduti sul Monte Rosa nelle Alpi Occidentali.
Avevo appena iniziato a salire il sentiero per le Forcelle Verzi e del Nevaio che mi dovetti fermare.
Un raggio di sole dava risalto al Campanile in uno squarcio d’azzurro; e contemporaneamente uno dei primi due, arrivati in Cima, aveva iniziato la prima calata.

 Avevo fretta, ma aspettai che si calasse un tratto per fotografare quel momento solo mio; e via.
Quel pomeriggio mi fermai a lungo in vetta della Cima del Cadin NE con i miei ricordi in muto colloquio; e sentii il desiderio di fare un giro tra i monti da solo.
Certo, da quando ho iniziato ad arrampicare non ricordo di essere mai andato.              Avevo tutta la giornata per rientrare ad Auronzo, non dovevo necessariamente scendere per la Val Marzon.
Potevo benissimo fare il giro Rifugio Fonda Savio, Sentiero A. Bonacossa, Rifugi Auronzo, Zsigmondy–Comici e Carducci, e scendere ad Auronzo per la Val Giralba. Quella sera, scusandomi, lo comunicai agli amici, e che mi assicurarono non necessaria la mia presenza.

 Il tramonto con la Croda Rossa d’Ampezzo mi assicurò che sarà anche bel tempo.         Arrivo sull’Altipiano delle Tre Cime a metà mattina, e non c’è quasi nessuno intorno.
Non sento il bisogno, ma decido di entrare in Rifugio.
Chiedo alla signorina qualcosa da bere e anche della presenza del Mazzorana, e vado a sedermi nell’angolo più fresco e buio della sala.
Qualche minuto dopo contro ogni mia previsione entra, mi cerca nel buio, io intanto mi sono alzato, e lui viene un poco indeciso verso il mio tavolo.
Mi ero illuso, ma credo che non si ricordi di me anche se ho parlato e più volte in Rifugio con lui; non lo da a vedere ed i suoi saluti sono di vecchia amicizia.
L’informo perché sono lì e poi amichevolmente parliamo d’alpinismo e d’alpinisti; poi chiude il nostro incontro raccontandomi/avvisandomi che le volte che lui sale alla Forcella Lavaredo sulle Pareti Nord non c’è nessuno; e “sente” che nell’Alpinismo qualcosa sta cambiando.
Ci salutiamo l’ultima volta.

Al Rifugio Zsigmondy – Comici nuova lunga sosta per salutare Franz e signora, e così arrivai al Rifugio Carducci che era gia metà pomeriggio.
Troppo tardi, forse, per rientrare ad Auronzo nella serata. Non m’andava di fare di corsa la Val Giralba e magari tutta la strada a piedi fino in centro.
Tanto non era stato stabilito il giorno del mio rientro.  Poi vinsi le remore perché con pochi presenti potevo scegliermi anche la cuccetta.

La mattina presto uscì dal Rifugio dove all’altezza dei miei occhi c’era la Cima Pezzios Nord al primo sole. Più tardi, scendendo, la sotto ebbi modo di osservare la parete Est, e che era ancora da salire; e le promisi che sarei tornato a tentarla.

                                                   Cima Pezzios Nord 2439 m

Proprio in quei giorni si erano fatti vivi quelli della Bulgaria, e che ci aspettavano per il mese di settembre; così, e mancando poco più di un mese per nostra partenza per lo scambio, mi dissi se non era il caso di tentare la nuova salita.
Nelle nostre scorribande nell’Alta Val Giralba avevamo già parlato della possibile sua salita; e alla mia nuova proposta, l’amico Roberto Priolo rinnovò l’accordo, ma senza fissare una data perché era sempre impegnato con l’amico Sbrizzai; loro due erano studenti e sfruttavano la loro stagione!
Mi rivolsi allora a Lusa Sergio Sem e Baron Josè del nostro Gruppo Rocciatori. Con quei due la salita è fatta: mi esaltai convinto. Dalla Val Fiscalina arrivammo al Rifugio Carducci ancora in tempo per vedere la nostra Meta; e un bel tramonto in un cielo senza nuvole era la garanzia della riuscita.
La mattina presto i tuoni del temporale suonarono la sveglia; e quando la natura mise tutto a posto non ci fu più il tempo per tentare la salita.
Tornai nuovamente a pressare Roberto, ma solo la mattina del 26 agosto 1972 potemmo essere sotto quella parete verticale e levigata dopo aver pernottato al Rifugio Zsigmondy – Comici.

Siamo sotto la corta parete verticale della base che poi poggia leggermente con la roccia levigata. Nel mezzo un canale l’incide e invita a salirlo; ed accettammo anche perché non vedemmo altre possibilità.
Raggiuntolo entrammo con la speranza che ci porti a rocce scalabili. Solo che la dentro è tutto levigato e liscio, e facendosi stretto e in salita la situazione peggiora.
Fine; non possiamo più proseguire chiusi la dentro da quelle pareti impossibili e senza luce. Il tempo di controllare la situazione; e così guarda la e guarda qua, sulla parete di fianco interna vedemmo una corta frattura con l’uscita strapiombante.
- Orpo! In un attimo ci mettemmo in cordata e Roberto con la feraza in vita l’attaccò de bruto, e per venirne fuori dette il meglio di se stesso contando sulle sue capacità, e su un chiodo morale infilato in una falsa fessura.
Una volta al sole e su roccia scabra si lasciò andare commentando quella prima lunghezza; sentì il bisogno di scaricare la tensione.
Ancora un paio d’innalzamenti e trovò dove far terrazzino raccomandandomi di stare attento.
Una volta riuniti facemmo il punto: non ci sono altre possibilità che seguire la fascia con roccia scabra, e a seguire poggiando a sinistra raggiungiamo il centro della parete che diventa sì verticale, ma con roccia ben scalabile.

Proprio ci voleva; e finalmente con aerea bell’arrampicata sulla parete incombente montammo sul bordo del canale obliquo che caratterizza la parete del monte.

 Lo rimontammo fino a trovar conveniente entrare nel canale.

 Lo seguimmo solo un tratto perché la roccia peggiora e stava allontanandoci dalla direttiva della salita. Così uscimmo verso destra trovando un intaglio.

A destra la parete finale e lavorata a gradoni, e accettammo l’invito.  Per questi e a seguire le boccette finali in Cima a chiudere la grande giornata.

 

In discesa scendemmo sotto la Cresta in versante Gravasecca per evitate i sali e scendi dei vari torrioni che la formano, e prestando attenzione nell’attraversare i canali che scendono dagli intagli tra questi.
Non sbagliammo niente lungo la traversata, tanto che una volta in Forcella Maria m 2351 ci complimentammo euforici; e sullo slancio ci buttammo di corsa verso il Rifugio.