La promessa mantenuta

Trieste, 1 maggio 2008

Avventure di una settimana di fuoco… bagnata

Il lunedì 26 giugno, scendemmo dalla corriera giornaliera Freccia del Brennero al Passo Montecroce Comelico 1636 m. Ero con Heydi, e nel sacco c’era anche il materiale d’arrampicata perché, d’accordo con i due amici, Domenica 2 luglio si doveva assolutamente portare a termine la salita della Punta. Non ne vedevano l’ora di finirla per poi dedicarsi alle altre salite che avevano in programma. Quella salita sarebbe stata la prima della loro stagione dedicata all’arrampicata estiva. Noi due, per evitare lo stress dell’attesa, avevamo preso tutta la settimana di ferie per essere già sul posto dopo avergli assicurati che gli aspettavo al solito posteggio all’inizio della Val Giralba di fronte la casa dei Frati o dei Preti sabato 1 luglio, alle ore 17, per poi rientrare insieme a Trieste la Domenica.

Le previsioni del tempo non erano ancora tanto seguite perché imprecise, e noi non demmo importanza alla timida pioggerellina che ci sorprese lungo il sentiero Passo Monte Croce Comelico e Rifugio Antonio Berti m 1950. Noi non lo sapevamo, ma era l’inizio di una grossa perturbazione, e questa si presentò ben presto coprendo il cielo di dense nuvole che non promettevano niente di buono. Nel primo pomeriggio iniziò a piovere a dirotto e così fino all’alba di mercoledì.  Al Rifugio quella Domenica sera non c’era più nessuno a farci compagnia, e restarono solo quelli della famiglia del gestore L. Topran d’Agata. Solo che lui era tutto il giorno in giro per affari; e ricordiamo spesso che i figli, ma più il maschietto, che ci cercavano sempre per giocare con noi o fare qualche giretto lì intorno nelle pause della pioggia.

PP01 Croda Rossa

La schiarita di mercoledì ci diede la carica perché ormai il mio primo problema era di essere al Rifugio Carducci m 2297; e poi si vedrà.  Già informati dai gestori che la Strada degli Alpini era ancora chiusa, restava la Ferrata Roghel, che non conoscevo, per raggiungere il Bivacco Battaglion Cadore nell’Alta Val Stallata, ed eventualmente anche lo stesso giorno raggiungere il Rifugio Carducci per la Cengia Gabriella.

PP02 cambia tempo

Intanto le nuvole coprivano nuovamente le montagne e quando noi entrammo nel canalone incassato tra pareti annerite dall’acqua, non vedemmo penzolare il possibile cavo; e di contro il bianco della neve ancora abbondante; non era il massimo. Rinunciammo a proseguire, e fu meglio così perché più tardi riprese a piovere con insistenza; e noi riprendemmo a giocare con i figli dei Gestori tutti contenti.                     Il giovedì sera pioveva ancora ma con minore intensità; e le giornate per il trasferimento erano finite. Dovevamo assolutamente lasciare il Rifugio e portarci in Val Fiscalina per essere poi puntale al programmato appuntamento di sabato.  Calcolai allora di passare per il Passo della Sentinella e poi scendere in Val Fiscalina; oppure neve permettendo, tentare la Strada degli Alpini per raggiungere il Rifugio Zsigmondy – Comici; tanto avevo con me tutto il materiale d’arrampicata!

PP03 la traversata

La mattina vedemmo tutte le Montagne ancora intanfanade, ma noi ci andammo ugualmente e lo raggiungemmo sotto un leggero nevischio. La neve fresca aveva coperto le possibili orme ed io non conoscevo “la Strada degli Alpini” e l’altra discesa; e rinunciammo.  A quel punto e per non ritornare al Rifugio scegliemmo di valicare la più bassa Forcella Popera m 2291, e dove dall’altro versante sotto la Croda Rossa ci sono i sentieri per la Val Fiscalina.

PP04 Croda Rossa

Dalla cartina della Berti mi sembrava di ricordare in una tranquilla traversata; non così nella prima parte con ripida neve e terreno franoso; e dalla Forcella per il ripido ghiaione fin sotto i Colesei.

PP05 Val Fiscalina Panorama

Trovammo sì il sentiero che traversa tutto il versante orientale della Croda Rossa, ma che è anche più avanti in salita, per poi scendere in Val Fiscalina.

PP06 Val Fiscalina

Così al primo incrocio prendemmo un altro che in discesa sbucò sulla strada asfaltata, e per al paese di Moso; dove entrammo nella Val Fiscalina il tardo pomeriggio con il sole che giocava nascondiglio con le nuvole mosse dal vento che portava il bel tempo.

PP07 Cima Una

PP08 La Lista e -Giralba di Sopra di Sopra

Noi eravamo stanchi e provati, e alla vista dell’albergo Bad Moos puntammo in quella direzione. Stretta al cuore; era tutto circondato dalle impalcature ed al suolo altri materiali edili. Decidemmo di provare lo stesso, ed entrammo marcando buona sera. Con nostra piacevole sorpresa ci venne incontro la giovine signora che avevamo ben conosciuto quando, con gran parte dei soggiornanti dopo la giornata sciistica, andavamo lì di sera a ballare nei “ponti festivi” di San Giuseppe.  Era lei che ci apriva le luci della sala grande ed il juke-box. Dal suo sorriso capimmo che anche lei ci ricordava, e c’informò amareggiata ché l’albergo era chiuso per lavori, ancora per pochi giorni.  Le raccontammo allora perché eravamo là, ma solo per una notte.

A quel punto, ma solo per noi, saltò fuori una comoda stanza e ci raccomandò solo di prestare attenzione con l’acqua calda nei servizi perché l’impianto era ancora da collaudare. Alla fine della cena arrivarono ancora due fette fresche d’anguria molto gradite dopo l’avventura di quella giornata.  Il sabato mattina, e lungo la Val Fiscalina, saremo passati senz’altro anche per il Rifugio Zsigmondy – Comici a salutare Franz e signora.

PP09 panorama col Rif. Carducci

Solo che il ricordo ritorna che siamo al Rifugio Carducci al sole, e in oziosa attesa; e anche rammaricandomi per la mia scelta di aspettare i due amici proprio all’inizio della Valle.

PP10 Croda  di Ligonto

Pazienza, ormai era fatta; e che poi con anticipo iniziai la discesa per aver modo di rimirarmi i miei Monti. L’attesa fu anche breve; e una volta fermi aprirono le portiere della FIAT 600 e … scesero in tre?

Non lo conoscevo, ed i miei amici accortisi dello sguardo indagatore, mi chiesero se io l’avevo già visto in Sede o in Val Rosandra. Confermai che non l’avevo mai visto, e loro che é da poco che frequenta la Valle, ma va già forte, fa palestra ed altro; e ridacchiando, che si chiama Grongo. Dandomi la mano lui mi disse il suo nome: Enzo Cozzolino.  Durante la spartizione del carico probabilmente si parlò delle difficoltà della salita, al che i primi due mi risposero:se no xe sesto no me diverto.

Era la prima volta che la sentì declamare; certamente con l’arrivo del terzo si sentivano forti e con quello spirito iniziammo la lunga salita raccontandoci le nostre ultime avventure; solo il Cozzolino non raccontava e stava sulle sue. Più avanti  informai gli amici che avevo prenotato due cuccette; e loro che non dormiranno in Rifugio ma sotto qualche parete nei propri sacchi piuma; non vogliono perdere tempo. Poi cercai con il pensiero a formare le possibili cordate, ma le soluzioni mi lasciavano dubbioso fintanto che interrogai gli amici. I due, recitando meraviglia, mi guardarono sorpresi e ridacchiando, poi m’informarono che avrei fatto cordata con il Grongo, e se no xe sesto non me diverto.  Al ché io pensai che mi prendessero in giro visto il loro sadico sorriso.

PP11 pilastro d'angolo

Prima del Rifugio il sentiero s’avvicina alla parete del Pilastro del Monte Giralba di Sopra, e dove anche incrocia quello per la Cengia Gabriella. Ferma tutto; la base di quella parete è strapiombante e la sotto l’erba e anche folta e gli proteggerà per la notte.  Ci accordammo che alle prime luci del giorno gli avrei raggiunti, i saluti e ripresi il camino verso il Rifugio al chiarore del crepuscolo.  Arrivai come promesso che loro stavano già sistemando i sacchi con il non necessario alla salita ben sotto la parete. Alcune battute spiritose mi garantirono che il bivacco non aveva intaccato il loro morale. Ancora la distribuzione del materiale e feraza varia d’arrampicata, e via; non senza, e tutti e tre, la ormai rituale declamazione e che pronunceranno più volte nell’indimenticabile giornata. Lungo il ghiaione, e giunti alla base della Punta, Enzo voleva attaccare per il camino, ma gli altri due non l’accontentarono motivando la perdita di tempo: quel giorno dovevamo chiudere la salita.  Uguale alla prima volta, quel tratto di ghiaione richiese fatica; ma il morale era un altro, e raggiunta la cengia ci portammo sotto la parete giallo oro quasi di corsa, o perché già la conoscevamo.

PP12 tra le due Giralba

La sotto formammo le due cordate: Franco e Walter andranno alternati anche perché il taciturno Enzo voleva fare da primo la nostra assicurandomi della sua capacità, e confermata dagli altri due. Toccò ad Enzo a superare la prova su quella parete giallo oro. La non paura, la sua capacità, ancora frenata nei movimenti, sostenuta dalla forza atletica e dall’ambizione fu quello che su quella parete mi dimostrò togliendomi l’ultimo dubbio.  Arrivammo al terrazzino belvedere che gli alti due erano impegnati sulla parete sottostante lo strapiombo dove avevamo lasciato il chiodo con il moschettone.           Favoriti pure dalla precedente chiodatura erano ugualmente impegnati, solo che quel giorno non ci furono sberleffi e prese in giro come le altre volte; non c’era il tempo per giocare. Quel tratto di parete e lo sconosciuto traverso lo volle provare Franco.            Sì, lo avevamo studiato nel secondo tentativo e questo gli dava la certezza di passare. Così traversò sotto lo strapiombo mettendo alcuni chiodi per sicurezza fino al corto appiattimento; una breve pausa, e salì tutto di un fiato quell’unica possibilità e raggiungendo a destra un incavo della parete. Tra un respiro e l’altro si lasciò andare. – Xe sesto, xe sesto superiore; xe tuto liso!

Passammo anche noi quel breve tratto, era proprio “liso”, e senza la possibilità di chiodare. Seguimmo l’incavo e la fessura che lo continua fino a raggiungere un terrazzino proprio sullo spigolo. L’altra cordata era già avanti e non ci prendemmo la minima pausa. Sopra lo spigolo e sempre strapiombante, ma noi troviamo la via già chiodata e procedemmo regolarmente. Poi una larga ma non profonda incisione gradinata c’invitò ad abbandonare lo spigolo per proseguire in piena parete.

PP13 Punta Papi

Non c’eravamo neanche accorti delle prime nuvolette, ma dalla Croda dei Toni i ripetuti tuoni ci avvisarono che lì stava infuriando il temporale. Arrivò anche da noi e fu anche veloce perché in un attimo coprì le due Giralba; un tuono di rara potenza ed iniziò a piovere a dirotto.  Sulla parete eravamo meno esposti che sullo spigolo e dove, e passando presso una fonda nicchia, non trovammo grandi difficoltà nell’arrampicata; e sotto i tetti anche al riparo della pioggia, e dove a destra trovammo il passaggio tra questi e raggiungemmo una cengia.  Questa scorre lungo la parete della cresta arcuata che si stacca dal corpo principale del Monte e che termina con la desiderata Punta; e ci portammo anche la sotto. Restava solo l’ultimo tratto a gradoni che affrontai veloce fino sul punto più elevato; poco più di un metro di cresta larga forse due spanne: 2 luglio 1967.  I compagni sotto il diluvio mi sollecitavano a far presto, ma io dovevo ancora mantenere la promessa ufficializzando la nostra salita.

Niente; estrassi dal sacco il contenitore metallico di pellicole, non erano ancora di plastica, con nel suo interno inseriti già per il primo tentativo alcuni foglietti pinzati con scritto che era nostra intenzione di dedicarla ai miei tre amici: Papi Guido, Clari Attilio e Bizai Girolamo, ed un mozzicone di lapis. Proteggendolo con il corpo dalla pioggia dovetti solo aggiungere la data ed ai nostri, il nome Cozzolino Enzo. Infine, posto su quel fazzoletto di spazio concessomi, lo coprì con alcune pietre; non c’era il tempo per l‘ometto. Raggiungemmo i primi due percorrendo la cengia descritta; loro avevano già messo il chiodo e passate le corde per la prima doppia.  Il tempo di consegnare le nostre corde che iniziarono la calata.  Dopo le prime calate, la pioggia era meno intensa e ci si muoveva con più libertà, e potevamo vedere verso il basso dove potevamo calarci, e anche in arrampicata in un canale; e così fino a mettere i piedi sulla cengia ben lontani dalla parete giallo oro.                                                       Perdemmo solo il tempo per percorrere la cengia e recuperare quello lasciato la sotto; e via ripercorrendola nell’altro senso e ognuno con i suoi pensieri. Ormai non pioveva più, e i primi raggi di sole filtrati dalle nuvole asciugavano i nostri vestiti mentre stanchi scendevamo lentamente il lungo ghiaione mentre Heydi ci veniva incontro in ansia per noi. Poi preso il sentiero della Cengia Gabriella, più spediti arrivammo alla base della parete del loro bivacco.

PP14 tracciato della via

PP15 Punta Papi        foto Buscaini

La foto è stata scattata dall’ amico Gino Buscaini, e che pensò bene a darmi una copia.  Lo strapiombo aveva fatto il suo dovere, neanche una goccia era arrivata nel nostro riparo. Rimettemmo le corde bagnate e la feraza nei rispettivi sacchi; alcuni avevano anche qualcosa di ricambio. Ci sentimmo già meglio, e a migliorare contribuì il calore del sole ormai basso ma sufficiente per accendere l’allegria che ci accompagnò poi lungo l’interminabile discesa.

                                 Se no xe sesto no me diverto

PP16 piantina

A casa, scrivendo la relazione della salita, mi resi conto della difficoltà logistica di imporre i tre nomi a quella Punta; così scrissi all’avv. Camillo Berti anche un allegato nel quale facevo presente la difficoltà. Non mancai rispetto ai due che erano solo compagni “de gita”; ma se esisteva la possibilità di un solo nome da imporre, doveva essere di quello che mi era amico anche nel quotidiano: Papi Guido.

La conferma a quanto proposto mi arrivò con un mensile delle Alpi Venete di quell’anno.

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