Il Monte Popera dalla Val Stallata

                                                                     Trieste, 1 marzo 2008 

                            Pilastro S-W e la via dei Triestini *                     

      Dopo qualche tempo, e con le fotografie delle varie pareti scattate dal Bivacco in mano, iniziai la preparazione mentale per salirle; si, ma quale?
Probabilmente in quelli anni avrò letto qualche relazione o scritto sulle Alpi Venete di queste, e pertanto, in primis, dovevo assolutamente sapere cosa era stato fatto.
Così, confidando nella relazione della nuova salita spedita a Camillo Berti, e su quello che avrà pensato di me leggendomi, gli riscrissi e questa seconda volta per avere, se era possibile, gli aggiornamenti delle salite fatte su quelle pareti. 

p01 Cr. dei Toni.  Giralba Alta e Popera

Ero un poco scettico; invece la documentazione chiesta era in un sostanzioso plico che arrivò a casa mia; e anche presto. In un attimo il prezioso contenuto, per me, era nelle mie mani ed iniziai a leggerlo e, delusione, appresi che tutte quelle pareti erano state salite nell’estate del 1951 dagli alpinisti veneti W. Cesarato e G. Ruffato; nel plico c’erano le copie delle loro relazioni con i tracciati delle vie fatte.
Ero in parte già preparato e non mi sorpresero che fossero già salite, ma mai avrei immaginato un simile attacco a quelle pareti.
Allora controllai la documentazione arrivata con le foto scattate da me quel giorno; e proprio la conformazione a spigolo della parete Est del Monte Popera, e che più m’aveva ammagliato, non era stata salita; e l’avevano lasciata tutta per me!
Così nelle mie visite serali in Sede iniziai l’esposizione delle foto agli amici e rocciatori presenti anche perché di quelle pareti nessuno ne sapeva l’esistenza; e così da settimana a settimana. Tutti erano d’accordo sulla bellezza delle Montagne e sul mio proposito della nuova salita, ma tutti avevano già programmato la loro attività per quell’ultimo scorcio dell’estate.
Finalmente una cordata che in quella stagione andava forte distinguendosi con le ripetizioni di vie d’impegno, una sera si dichiarò interessata a quella novità.
Non so perché; forse per la stagione che volgeva al termine o io ero ormai un poco scarico o non mi sentivo pronto per l’impresa; così non forzai quella tanto attesa possibilità; tanto a loro “andava” bene anche per l’anno prossimo, m’avevano assicurato.
Arrivò la primavera del 1966 che mi trovò ben preparato e caricato, e nelle serate in Sede ripresi a parlare della nuova salita con i due amici del Gruppo Rocciatori: Janovitz Franco (caval) e Romano Walter (goriloto).
Intanto anche loro avevano steso e datato il proprio programma di salite, e così la nostra sarebbe stata il sabato pomeriggio 23 e Domenica 24 luglio. 

p02 Panorama e Val Eiscalina

Considerando che il sabato arrivammo in Val Fiscalina, credo di ricordarmi che pernottammo al Rifugio Zsigmondy – Comici; e così ricordo anche che quando arrivammo all’inizio della Cengia Gabriella eravamo ormai a metà mattina.

P03 senza nome

I due che già nella salita del ghiaione di Forcella Giralba Alta m 2787, si erano accorti del Campanile e avevano già mormorato qualcosa; una volta sulla Cengia e vederselo quasi di fronte, mi chiesero spiegazioni: … è ancora da salire. Poi durante la sosta per farmi dispetto, ma anche per farmi capire che la vista del Campanile qualcosa aveva lasciato, mi proposero ridendo, d’andarlo a salire al posto di quello in programma.  

P04 Monti Giralba e Popera

Così ridendo e scherzando iniziammo quella grande giornata proprio dalla Cengia Gabriella. Solo che avremmo dovuto avere più tempo a disposizione perché avremmo apprezzato la sua bellezza; ma quella mattina il nostro programma non lo consentiva, e anche le pause furono poche. 

P05 M Popera

Così solo una sosta quasi al termine della Cengia nei pressi della Punta della Tenda, dove i due videro per la prima volta lo spigolo dal vero, e anche per dar modo a loro di valutare l’impresa. 

p06 ghe semo

Poi la veloce discesa verso il Bivacco galvanizzati da quanto visto; e di contro la salita per il ripido ghiaione verso la base della parete dove gli amici cercavano d’individuare un punto per attaccarla. Così intervenni informandogli d’averlo già individuato dalla foto, ed indicandolo. I due l’accettarono, e senza altri pensamenti ci portammo tutto a destra e alla base di un corto camino che delimitata la parete settentrionale del Pilastro. Fu proprio così, e senza forzare e seguendo la conformazione ad arco della parete strapiombante raggiungemmo una buona sosta tra spuntoni proprio sotto spigolo del Pilastro: così poi definito e voluto da Gino Buscaini.*
Tra una battuta e l’altra si vuotò il contenuto dei sacchi, e quella volta ce n’era per una vetrina; e tra la feraza, cordini e qualche staffa, spiccavano due cunei di legno, in quelli anni molto usati sulle vie estreme. Sì, quel giorno noi eravamo venuti anche per fare il sesto!
Uno, dei due, inizio la salita che faranno alternati un poco a destra del filo cercando su quella parete liscia di fare terrazzini sicuri e senza attendere la fine della corda. Così, e per non perdere tempo prezioso con le corde nei terrazzini, io continuavo fini al prossimo. Nel primo tratto trovammo anche un chiodo? Poi la liscia parete ci obbligò a spostarci a sinistra proprio sul filo dello spigolo dove, anche se molto precario, c’era un terrazzino; così i due riuscirono a sistemarsi lì. Fermo su quello più sotto quasi non li vedevo, ma sentivo i loro commenti. In quelle condizioni precarie la vivacità di parola di Franco che rendeva tutto più facile, ebbe il sopravvento; tra loro due c’era sempre una continua sfida a sberleffi e prese in giro. Poi lodando le possibilità date del suo fisico, invitò Walter anche di superare il tratto strapiombante: – … e se no chi meio de ti? Poi non ebbi la fortuna di vederlo all’opera su quel tratto difficile, ma dal lento scorrere della corda intuivo il suo impegno, e non ci furono sberleffi e battute di spirito; ed infine: – Mola tuto! Sì, e la scelta di portare i due cunei è stata decisiva. Proprio così, perché più avanti il filo dello spigolo è inciso da una fessura che s’allargava salendo, ed è stata l’unica possibilità per procedere e raggiungere un buon terrazzino; e lo capì quando, sorpassato il compagno impegnato prima a farmi sicura, affrontai e superai quel tratto difficile dello spigolo dove lui non avrebbe potuto procedere senza la sicurezza dei cunei, e raggiungere la sopra e di lato il terrazzino.
Arrivò anche Franco, e che dopo uno scambio d’opinioni riprese la salita meno impegnativa, e dove la sopra c’informò che la parete tende ad inclinarsi a gradinata.
Ancora due tirate di corda con difficoltà decrescenti per prendere fiato, ed infine, liberati dalla corda, ognuno per il suo percorso fino in Cima: 24 luglio 1966. 

p07 tracciato

P08 piantina