La Cima Popera mancata

                                                                Trieste, 1 febbraio 2008

Un giorno un “maturo” alpinista triestino e che ben mi conosceva, senza tanti preamboli mi offerse la possibilità di realizzare una nuova salita; poi lui motivò che per impegni di lavoro non riusciva più a trovare il tempo, e vedendo il mio interesse per quei Monti pensava che … ma senza nessun impegno.
Impreparato e confuso accettai, non senza mettere le mani avanti facendogli presente che questa, oltre ad essere la possibile mia prima nuova salita, sarebbe stata subordinata alla possibilità di trovare un compagno di cordata che andasse anche da primo.

cp01 panorama

Lui non dette ascolto alla mia autodifesa, e mi consegnò senza nessun indugio la fotografia del problema; una stretta di mani fu la dimostrazione che contava su di me.
Qualche anno dopo, e nei giorni 6 e 7 luglio 1964, in cordata con l’amico Armando Corvini, scalammo con bivacco in parete, il Pilastro Nord della sua anticima; senza poi salire sulla Cima 2964 m.

cp02 Cima Popera

La storia è che durante il bivacco arrivò il temporale con grandine e neve; e che la mattina la perturbazione non si era ancora esaurita e tutto era immerso nella nebbia.
L’atteso sole che vedemmo sorgere dilatato e senza calore nel fluttuare della nebbia e che accogliemmo con urla da naufraghi che vedono la nave all’orizzonte, e che per alcuni minuti c’illuse, in quella giornata non lo vedemmo più. Fortuna volle ché il primo giorno salimmo ancora un tratto di parete a sinistra dello spigolo; poi preoccupati di non trovare un terrazzino per il bivacco ritornammo al posto che avevamo già adocchiato per il possibile scopo.
Sì, era una media terrazza detritica con dei massi proprio sul filo dello spigolo, e che noi prima anche lo tentammo. Solo in alto si doveva chiodare, e noi che speravamo di portare a termine la salita nella giornata non cercavamo la difficoltà; e Armando tagliò corto ai miei solleciti: – No semo venudi per far sesto!
La terrazza era l’ideale per il bivacco in parete, e che per me era anche il primo. Scegliemmo un piccolo spiazzo protetto ai lati dai massi e dove sistemammo la feraza.   Assicurati ci sedemmo con il dorso poggiato su questi con le gambe nel vuoto, e con la sigaretta accesa tra le labbra concludemmo che non sarà proprio un brutto bivacco. Poi influenzati da alcuni racconti tentammo anche di cantare, ma la voce non volle saperne; pazienza e tabacco aspettando il buio.
Oltre il Passo della Sentinella c’era la Val Punteria indorata dal sole prossimo al tramonto a farci compagnia, e che ritardava la nostra ritirata tra i massi.
Poi vedemmo su questa formarsi un gregge di piccole nuvole bianche che lentamente si distendevano e avanzavano verso di noi affacciandosi al Passo. – Orpo! Sì, perché l’aria fredda montante del ghiacciaio sottostante ci costrinse a ritirarci tra i massi e parete. Ancora il tempo di prendere l’ampia mantellina impermeabile dal sacco che il Vallon Popera era già riempito; poi le correnti ascensionali alzarono quella nuvolaglia che ben presto ci coprì. Sulle corde sciolte e sotto la mantellina si stava bene, e convinti che la mattina sarà bel tempo ci appisolammo.
Udimmo i primi tuoni ancora lontani. Mettemmo i caschi in testa e tutto il materiale al riparo nella tendina aspettando lo scontro.
Il temporale era ormai in arrivo, e dal rombo dei tuoni ci sembrava che si abbattesse sulla Croda dei Toni; speranza vana. Poi il ticchettio della grandine e sempre più fitta. Vedemmo la luce del lampo anche se coperti dalla mantellina mentre l’amico appoggiato alla parete avvertì la scossa; e subito seguì il tuono che fece tremare la montagna. Tememmo il peggio, ma i tuoni successivi venivano da lontano. Spostammo un lembo per veder fuori; nevicava; non tememmo più le scariche elettriche. Prima d’addormentarci sentimmo sulla mantellina scrosciare la pioggia, e che scioglierà la neve; buona notte.
La mattina, anche se protetti dalla mantellina, trovammo la macchina fotografica, la meno cara comprata due giorni prima a Padola per documentare la salita, riempita d’acqua. Cosi anche il pacchetto di sigarette che erano nella tasca dei calzoni; però quello che poi fece imprecare l’amico accanito fumatore, trovare tutte le capocchie dei fiammiferi ammollite; e che lo condizionerà per tutta la giornata.
Niente; e ci portammo sotto la parete con nostra fortuna in parte salita il giorno prima, quella mattina amorfa, gocciolante, e con le fenditure intasate di grandine e neve. Sì, non era il massimo, ma non ci furono tentennamenti a riprendere la salita e raggiungemmo un terrazzo a volta in parte occupato da neve, proprio sul filo dello spigolo. Così lo rilevammo dalla fotografia in nostro possesso; e che sopra la parete la montagna man mano poggiava verso l’intaglio o forcella senza vedere difficoltà. La sotto sancimmo l’impegno a batterci con una stretta di mani: e via. Armando entro nella larga fessura con roccia friabile e intasata di neve; si assicurò con un chiodo e superò la volta e la parete difficile. Una volta riuniti lui preferì che continuassimo legati; e iniziò la monotona salita per brevi e friabili pareti intersecate da canali colmi di sfasciumi, un poco per de qua e un poco per de la senza vedere un punto di riferimento.
La perturbazione non voleva andarsene, e a tratti ci minacciava con brevi scariche di grandine e neve; e noi, dimenticato l’impegno appena preso, decidemmo di rinunciare alla Vetta. Sì; dovevamo necessariamente tirarci fuori valicando il versante.
Raggiunto un intaglio/forcella, noi stabilimmo che era quello tra le due Cime; e così e dopo aver consultato la Berti, decidemmo che da quel punto ci conveniva scendere verso la Forcella Stallata.
Dopo essere discesi per alcuni salti franosi, provammo a passare in più parti in quella direzione fino ad imboccare una larga cengia colma di sfasciumi e neve sotto pareti verticali; poi in discesa per terreno facile ma coperto di detriti fino al vuoto celato dalla nebbia. Non mi ricordo se alla prima discesa in sicurezza, ma sì che con urla di gioia che trovammo inaspettato un chiodo di calata: – Tullio, xe fata!

cp02 Monte e Cima Popera

Una volta in Forcella Stallata m 2809, tutta innevata, iniziò la ripida discesa con cautela; e più avanti con la nebbia meno fitta vedemmo risaltare la sotto un verde e piccolo alpeggio illuminato da un raggio di sole, e con una minuscola costruzione?
Quella vista mise le ali ai piedi all’amico che sperava di trovare qualcuno o qualcosa per accendere la tanto desiderata sigaretta bagnata.
Era invece il Bivacco Battaglion Cadore, e nei pressi un branco di camosci che ci osservava con commiserazione e senza fuggire; e per lui anche la vana ricerca di qualche fiammifero.
Ancora la non facile salita all’invisibile Forcella dei Campanili, e in discesa nella nebbia, ormai esausti, alla ricerca del Rifugio Berti.
Amen.

cp03 Val Stallata

cp04a Cima Bagni e Gruppo Popera

cp05 piantina

Ritorno nella Val Stallata

     Saranno state le visioni parziali di quelle pareti sconosciute o l’incanto del piccolo alpeggio con il suo Bivacco; ma il desiderio di tornare per rivederle divenne un tormento.
Forse fu nella stessa stagione che con Heydi tentammo d’arrivare al Bivacco Battaglion Cadore nell’alta Val Stallata per documentarle; ma poi dovemmo battere in ritirata per il brutto tempo; così tutto era stato rimandato per l’anno prossimo.

cp06 Rif. Pian di Cengia

Sì, e ricordo che nel giro d’approccio trovammo al Pian di Cengia il Rifugio rimesso a nuovo; e d’obbligo la ben augurante sosta per la consumazione, anche perché Heydi parla bene il Tedesco.
Invece nel successivo Zsigmondy – Comici, nella sala grande si avvicinò un anziano alpinista genovese, così si presentò, e ben contento di parlare con qualche italiano, e ci chiese il permesso di sedere allo stesso tavolo. Dopo alcuni scambi d’informazioni perché eravamo la, si lasciò andare con i suoi ricordi anche perché proprio questi erano rivolti ai Monti che noi intendevamo conoscere e dimostravamo interesse al suo racconto.
Sì, lui non saliva le Cime perché andava da solo, ma compiva lunghe traversate, e ci raccontò così della Val Bastioi e Cadin del Biso. Poi dell’incombente Cresta Nord della Croda di Ligonto e della Val d’Ambata; ed in particolare della Forcella omonima con i suoi ripidi e levigati lastroni che per aumentare l’aderenza ed evitare qualsiasi pericolo gli passava a piedi nudi, e così per tante stagioni; e che noi avevamo appena intravisto e conosciuto solo sulle Piantine allegate nella Berti.
Lui voleva ancora intrattenerci con i suoi ricordi perché aveva ancora tanto da raccontarci o perché la solitudine si faceva sentire; ma noi avevamo i nostri programmi e dovevamo far visita a Rudolf Holzer e signora; e via … verso l’incombente cambio di tempo che non ci permetterà poi d’andare a conoscere la Val Stallata.

          La salita al Bivacco

La stagione successiva contando sull’amico di cordata del GMA, Edy De March che aveva acquistato una Renault R4 nuova di zecca, cicola e ciacola, ben accettò una sortita da farsi nella giornata al Bivacco Battaglion Cadore m 2250; e finalmente era arrivato il giorno tanto atteso!
In quella giornata di metà maggio non c’era nuvola in cielo neanche andarla a cercare, e che andava a compensare quella raccontata; e con questa certezza che posteggiò subito prima del ponte del Rio Giralba.
Sì, su uno spiazzo, e forse una fontana, davanti la costruzione che risaltava all’occhio in quelli anni, e che anche in seguito non la vidi mai abitata.
Una voce raccolta in seguito diceva essere “la casa dei Frati o dei Preti”.
Subito dietro trovammo un sentiero che seguimmo speditamente; e anche se per la prima volta non ricordo altro e così fino al Pian delle Salere.
Ricordo invece che venendo dal basso non trovammo subito la traccia per la Val Bastioi; e così anche con fatica lungo la sconosciuta Val Stallata ancora tappezzata da ripida neve; ed in particolare per aggirare il salto di parete ora facilitato con cavi fissi.  Una volta sopra lo spettacolo tanto atteso di quelle Montagne che ci attorniavano e che sembravano appena uscite dalla neve.
Forse ci aspettavano; e quello è stato loro il benvenuto.

cp07 Bivacco-Val Stallata

Per quelle poche ore di permanenza non usufruimmo del Bivacco, ma preferimmo stare nei pressi, al sole sopra i grossi massi, e mai accontentati dello spettacolo che ci attorniava.
Questi ricordi e la fotografia composta é quello che mi è rimasto di quella grande giornata.

cp08 piantina