Croda di Ligonto e Croda dei Toni

                                                                             Trieste, 1 gennaio 2008

                                        Infortunio e l’incontro impensabile

LI01 Panorama - Copia

Ero già sveglio quando nell’oscurità della sala grande del Rifugio Zsigmondy – Comici vidi alzarsi uno dei tanti corpi dei nostri gitanti stesi per terra su mezzi di fortuna forniti dal gestore Franz Happacher perché quella sera di sabato, quando arrivammo con la Gita Sociale della XXX Ottobre, i posti a dormire rimasti erano ormai pochi.
In quella stagione era iniziato il turismo alpino quasi di massa nelle Dolomiti Orientali da parte degli Austriaci e Tedeschi, e i pernottamenti nei Rifugi erano sempre un problema; particolarmente i sabati. Non si prenotavano ancora i posti nei Rifugi; e dormire sul tavolato faceva parte del gioco, e che i nostri gitanti l’accettavano rassegnati. Contemporaneamente si alzarono anche gli altri due; e senza mormorare una parola, in un attimo, ci trovammo fuori all’aperto. Io con l’amico Armando Galvani, e Marcello Bulfoni, e credo con Gastone D’Eredità che usufruivano delle nostre Gite e che salivano a Udine o a Tricesimo.
C’eravamo conosciuti nel 1959 al Rifugio Guido Brunner nella Valle di Riobianco – Alpi Giulie; quella volta con loro c’era anche Mauro Enrico.
Proprio nella stagione che iniziavo ad arrampicare in Montagna con la corda.
Forti di questa conoscenza, forse già nel corso del viaggio che ci accordammo di fare assieme la via Castiglioni e Tutino alla Croda dei Toni. Salita degna di rispetto in quelli anni per noi Grezi, e che noi due avevamo programmato nel corso della settimana in Sede. Sono stati loro due in una Gita di quelli anni che mi mostrarono il quasi sconosciuto Gruppo dei Brentoni, e mentre che col camion attrezzato scendevamo dal Passo della Mauria.

Ll02 la ardi ben

Così di buon passo, e al sorgere del sole, noi valicammo per la prima volta l’ampia Forcella Giralba m 2431, di una Domenica di metà luglio 1961. Dall’altro versante, ancora nell’oscurità, non risaltava niente che attirasse la nostra attenzione, ma noi probabilmente eravamo concentrati alla Croda che incombeva ardente al sole appena sorto. Qualcuno anche si ricordò per aver letto sulla Berti, che la sotto c’è il Lago Nero e il Rifugio Carducci; e via. Scesi i primi tornati del sentiero decidemmo per non perdere dislivello di traversare in quota il versante; la scelta si dimostrò indovinata e proseguimmo su terreno ripido compattato da magra erba e con pochi detriti rocciosi sottostante la Piccola Croda dei Toni, fintanto che incrociammo le congerie di blocchi scaricate dal canalone della Forcella Piccola. Un brutto ostacolo; ma noi decidemmo di proseguire prestando attenzione. In quel traverso io ero l’ultimo del gruppetto e, probabilmente perché sollecitato dal passaggio degli altri, un masso iniziò a muoversi. Per quanto veloce fu la mia reazione non riuscì ad evitare un leggero, di striscio, schiacciamento del dorso della mano destra, tanto da rinunciare alla salita. D’accordo gli altri che faranno cordata a tre.
Così iniziai a scendere lentamente e con circospezione per uscirne quanto prima da quella trappola, e arrivare presto al Rifugio per la medicazione.

Ll03 Lago Nero

Non lo trovai subito perché ero sceso verso il Lago Nero, ed anche per il grigiore della costruzione che ben si mimetizzava con le rocce circostanti altre che per la piccola dimensione; e non mi ricordo se c’era la bandiera esposta; ma in quelli anni….
Sembrava incustodito; aggi lo stesso sulla maniglia … e la porta non chiusa con la chiave si aprì, e con marcato buon giorno ero già nell’interno.
Silenzio; poi alcuni rumori mi convinsero che c’era qualcuno, e nell’attesa che si facesse vivo intanto io ammiravo incuriosito come in quel poco spazio siano stati così ben inseriti armadi, tavoli e sedie ed altro: la casetta dei sette nani.
Altri rumori e si aprì una porta ed apparve un mio sosia che porta anche lui occhiali dalle lenti spesse; e lui pure s’accorse della nostra somiglianza e per un attimo ci fissammo. Rotto il ghiaccio con alcune frasi, lui parla poco l’italiano, stesi il braccio per mostrarli la mia mano. Lui rientrò per quella porta e lo sentì bisbigliare con qualcuno. Rientrò poco dopo con dei medicinali, fasce, garze e cerotti e subito dietro una giovanissima donna con un piccolo catino d’acqua calda; e con cura e gentilezza la pulirono dal sangue coagulatosi provvedendo alle prime cure ed alla fasciatura.
Non c’era gran danno; il sangue fuoriuscito faceva credere ben altra cosa.
Così nel corso della medicazione riuscì anche a fargli alcune domande alle quali rispondeva solo lui perché la giovanissima moglie, erano novelli sposi, non parlava ancora l’italiano; ma questo me lo raccontò dopo. Lui, Holzer Rudolf e la moglie Frieda avevano preso in gestione per iniziare la loro nuova vita; e confidando in questo piccolo e modesto Rifugio

Ll04 la parete

Consumata la colazione e all’aperto guardavo la vasta parete illuminata dal sole dove non scorsi gli amici, e pensai di lanciare il nostro ooh-plop per salutarli e capire dalla loro risposta dove fossero già giunti. Il silenzio dell’Alta Val Giralba mi bloccò; e così niente richiami; e dopo aver guardato tutto intorno, mi portai proprio dove il dosso erboso del Rifugio più s’incuneava nel vuoto della Valle, e sedendomi in contemplazione.
Così da quel belvedere assistetti alla progressiva illuminazione delle pareti dei Monti sulla mia destra e di questi, alcuni, di poco più alti del mio punto d’osservazione. Invece l’altro versante era ancora nell’ombra scura anche se le pareti vicine s’illuminavano per la luce riflessa da quelle descritte.

Ll05 parete W

Solo la in fondo, e dove la Valle s’allarga con un’altra laterale, c’è una vasta parete oscura di una grande Montagna che non beneficiava ancora di luce riflessa?
- Orpo. Avevo tanto tempo a disposizione, e non so perché, aspettai. Poi anche questa lentamente iniziò ad illuminarsi e a rivelarmi tutte le sue conformazioni rocciose, e così fintanto che capì per dove salirla. Non mi parve vero, e corsi in Rifugio a chiedere notizie. Il buon Rudolf non conosceva quei Monti, lui abitava nella Val Pusteria, e andò a prendere la Berti. Solo che il dialogo era difficile; e per non perder tempo, anche perché erano intanto arrivati degli alpinisti, mi consegnò la Berti raccomandando attenzione; era quasi nuova.

Ll06 Croda  di Ligonto

Tornai veloce alla mia vedetta, e trovata la pagina c’era anche il suo nome: Croda di Ligonto 2786 m, e a lato il disegno proprio di quella parete con il tracciato di quella via e i nomi dei salitori, Berti e Celli; sì, e proprio quella che avevo intuito.
Così in “quei momenti” m’impegnai di salirla la prima volta, proprio e solo per quella via prima intuita; e continuai ad ammirarla.

Ll07 panorama col Rif. Carducci

Improvvisamente due mani mi strinsero il collo; era il mio compagno di cordata ed anche gli altri due subito dietro. Sì, erano scesi per il sopraggiungere delle nuvole e così evitare, in tre, di ritardare la partenza della Gita. L’avevo di spalle e non m’ero accorto. Volli vederla, ma era già tutta intanfanada. Tornai al Rudolf la Guida promettendoli che sarei ritornato a trovarli. Un bicchierino d’augurio per tutti, e via verso la Forcella Giralba; c’è il camion attrezzato che aspetta in Val Fiscalina.

Ll08 la Lista e Giralba di Sopra di Sopra

Quella visione non la tenni segreta, anzi, e la rivivevo spesso con i compagni di salita e amici nelle sere che ci trovavamo in Sede, e sempre con la speranza che a qualcuno interessasse; e magari anche automunito. Ritrovai anche la datata Rivista “Alpi Venete” dove avevo già letto l’articolo del Sanmarchi su queste Montagne; e non mancai di farmi una copia per tener vivo l’impegno.
Da quella stagione, e come lo faccio ancora ad ogni arrivo delle “Alpi Venete”, lessi subito La Rubrica Le Nuove Salite e La Cronaca delle Sezioni per seguire la Storia Alpinistica di questo specifico Gruppo. Intanto qualche amico in Sede mi aveva anche pronosticato che il mio primo figlio maschio lo avrei chiamato Ligonto.
Quanto mi rammaricai in quelli anni di non possedere un mezzo a motore, e che la Sezione non programmasse qualche Gita sulle Montagne vicine.

La promessa non mantenuta

Finalmente nell’anno 1963 programmò una Gita al Rifugio Zsigmondy – Comici per il 20 e 21 luglio con una Meta che non ricordo.
Solo che la visita promessa alla famiglia Holzer saltò perché quelle sere in Sede mi misi d’accordo con l’amico Attilio Postogna di salire la Croda dei Toni 3094 m, per la via poco conosciuta e non difficile sul Pilastro W di M. Krüttner e H. Pehan; e questo per evitare ritardi alla Gita Sociale.
La scelta fu indovinata, e favoriti dal bel tempo la salita procedeva regolare anche se la roccia non era il massimo. Così, e sotto la Cima invece di traversare verso lo spigolo, valutammo più conveniente traversare a destra ad incrociare la via comune per arrivare in Cima, e così già conoscerla per la discesa. Detto e fatto, e arrivammo in Cima che non c’era nessuno: 21 luglio 1963.

Ll09 Croda dei Toni

Sosta breve, e via veloci per la parete salita. Non così a seguire, e dove sul tratto difficile trovammo un paio di cordate in difficoltà che aiutammo a superarlo. Vieledanke. Aufiedersehn.

Ll10 Val Fiscalina

Ll11 Cima Una

Alla partenza della Gita arrivammo lo stesso più che puntuali.

Ll12 piantina