La Creta da Cjanevate 2769 m IGM

Trieste 1 giugno 2018

Con tutta probabilità già nel corso della Gita della settimana successiva nelle Alpi Carniche con Rosanna e Armando Cossutta con la salita del Monte Bivera 2474 m, e del Crodon di Tiarfin 2462 m per le vie normali, si parlò a lungo della mia salita con Rinaldo Sturm alla Torre della Cjanevate, e a seguire la salita non facile alla Creta da Cjanevate, e con la sua facile discesa.
Poi, e considerando la possibilità che il bel tempo potesse ancora durare come da previsione, con solo Armando la programmammo per il prossimo fine settimana.

Il ritorno per la Cresta Est.

Sì, e quella mattina al Passo, e dopo il caldo cappuccino, e con il bel tempo e freddo, iniziò la grande giornata, e senza darci furia non ci restò che seguire il sentiero passando per i pascoli di Casera Collinetta di Sopra m 1641, e altre, e per il Sentiero di Guerra a gradoni di roccia “La scaletta”, e a seguire per il Crinale erboso, e per me la prima volta, all’incontro del sentiero per il Rifugio Marinelli. Noi invece rimonteremo il ripido crinale erboso puntando la Creta di Collinetta 2689 m.

01  inizio salitaL’ampio sbocco del Vallone della Cjanevate

02La verticale parete di fronte.

Così; e man mano salendo, e una volta sul crinale, si presentò l’occasione per iniziare a fotografare; e anticipai l’amico con la mia automatica.

0304Solo che sulla sua macchina si vedeva già l’immagine scattata; e per evitare i doppioni, lasciai a lui il compito del servizio fotografico; e per me a mio piacimento.

5Non per Armando, e con il teleobiettivo; solo che il soggetto non sono riuscito a trovarlo nelle altre fotografie per imporgli un nome.

6Il probabile sbocco del canalone Sud-Est.

7La parete che delimita il canalone Sud-Est.

Solo che per fotografare ci tenemmo sul limite del crinale; e le pause per farle compensavano la fatica della ripida salita.

8 10 traccie di coloreSì; e anche incrociammo le tracce di colore della possibile variante per quelli che provengono dal Rifugio Marinelli, e come raccontato sul mio Blog di data 1 settembre 2015.

9La testata del canalone Sud-Est.

Sì; ed era anche terminata la salita del Crinale; e ci restava la lunga traversata in moderata salita sottocresta per raggiungere il camino che ci porterà sulla Cima.
Sosta breve; e non ci restò seguire la marcata traccia; e prendendo quota anche il servizio fotografico.

10Il Gruppo del Monte Coglians.

11Il Monte Coglians, il Vallone della Cjanevate e il Monte Coglians.

1213Il canalone Sud-Est.

1415Panoramica della Creta da Cjanevate.

16La Creta da Cjanevate, e il ghiaione sottocresta d’approccio alla parete finale.

17La parete finale e il canale per salirla.

Solo che già salito da due settimane lo affrontammo tranquilli, anche se le nostre tracce non c’erano più; e . la neve per la giornata calda non era gelata.
Una volta fuori non ci restò che seguire gli ometti fino in Cima; e da dove Armando spari per il suo servizio fotografico.

18Così lo imitai ma con un solo scatto: panoramica con la Torre della Cjanevate, e del Gruppo del Monte Coglians.

19Il Gruppo del Monte Coglians 2780 m, e in primo piano la Cima di Mezzo 2712 m.

20Il gruppo del Monte Coglians  2780 m, e in primo piano la Torre della Cjanevate 2718 m.

21Il gruppo del Monte Coglians  2780 m, e in primo piano la Torre della Cjanevate.

22Panoramica a completare quella precedente.

23 .Una quota della Cresta  e la Cima del Rauchhofel 2460.

24Il caratteristico Gruppo del Gamskofel 2526 m.

25   parete NPanoramica con il ghiacciaio e la vasta parete Nord a proteggerlo.

26Il ghiacciaio e la vasta parete che lo sovrasta.

27La verticale parete che sovrasta il Ghiacciaio.

28La quota 2742 m.

29Il Gamskofel 2526 m.

30Armando  Cossutta

31Tullio Ogrisi

32Nella prima parte della discesa e verso le Alpi Giulie; dal Jof Fuart e Montasio al Monte Canin.
Una volta all’entrata, e come l’altra volta, superammo il tratto ghiacciato; e poi ognuno scelse la sua discesa.

33Il canale appena sceso.

Poi sullo slancio anche perche dovevamo aggirare in salita la testata del canalone Sud-Est, tirammo su dritti fino a raggiungere la cresta tra le due quote perché Armando voleva terminare il servizio fotografico del ghiacciaio.

34Sì; e anche ben visibile illuminato dalla luce del sole riflessa.  .

35Così anche Il ghiacciaio con la morena, e dove risaltava un percorso.

Restava la facile discesa conosciuta per raggiungere il crinale erboso.

36L’ultima immagine prima della discesa del Crinale.

37Inizio della discesa per i ripidi verdi.

38La prima immagine scattata la mattina nei colori del prossimo tramonto.

39Ultimo sole sul Gamspitz 1847 m.

40Tracciato

Due salite nel Gruppo Coglians-Cjanevate

Trieste, 1 maggio 2018

Probabilmente la mia stagione alpina di quell’anno sarà stata rovinata delle brutte condizioni meteo; e a darmi ragione sono le poche Cime riportate sul mio quaderno delle Salite.
Solo che alla fine della stagione, e dopo un paio di giornate di bel tempo, con il nuovo compagno di cordata Armando Cossutta, si programmò per la fine settimana la salita del Monte Coglians 2780 m.

mn01Monte Capolago 2554 m e Monte Canale 2540 m

Quella mattina prometteva bel tempo; e posteggiata la macchina nei pressi del Rifugio Tolazzi m 1350, ormai chiuso, iniziammo la grande giornata.
Una volta in vista del Gruppo del Monte Coglians innevato, scartammo qualsiasi salita per mancanza dei ramponi; e perso per perso saliremo, e senza darci furia, al Rifugio Marinelli per la comoda strada di servizio; e poi decideremo…
Sì; e una volta raggiuntolo, e dopo aver ben guardato intorno, non ci restò che di portarci alla vicina Forcella Moraret 2113 m.
Anche se conosciute e qualcuna già salita, avvertimmo il desiderio d’andarle a vedere da più vicino, e per l’amico anche fotografarle; e via in discesa per il sentiero a pendenza costante.

mn02Sì; e fino a vedere conveniente traversare a sinistra sul pianoro detritico appena inclinato che traversammo verso le pareti delimitate da un salto roccioso e un canale di sfasciumi; e da dove l’amico iniziò il suo servizio fotografico con l’incombente parete Nord della Cima da Cjanevate 2769 m, e il versante Sud della Torre da Cjanevate 2718 m.

mn03Il Vallone della Cjanevate

mn04Particolari della parete ingranditi.

mn05La Creta da Cjanevate, e l’Anticima Est 2742 m.

Finito il servizio cicola e ciacola valutammo non conveniente a perdere quota anche perché volevamo conoscere la parte alta della Creta da Cjanevate, e iniziammo a salire a vista il pianoro detritico che la nuova Guida riporta delle Cjalderate tenendoci sul bordo del salto che la nuova Guida riportava delle Cjalderate, e così man mano salendo anche commentando e fotografando quelle sconosciute pareti; e che l’amico fotografò usando anche il teleobiettivo.
Così, e senza darci furia fino a incrociare una traccia di sentiero proveniente dallo slargo sottostante le pareti?
Certo noi eravamo saliti anche per conoscere la Montagna; e perso per perso accettammo quell’invito imprevisto rimontandolo e seguendolo anche in versante Nord con direzione Ovest; e quasi orizzontale per detriti instabili.
Così proseguimmo in quella direzione, e sottostanti una quota che in alto presentava brevi pareti compresa la finale, e fino a incrociare un’altra traccia in salita.
Certo, non era una Meta appagante, ma sempre una Cima; e la seguimmo per ripide ghiaie con vaghe tracce di passaggio fino sotto un intaglio coperta dai detriti.
Niente; e anche se con fatica la raggiungemmo, e per la facile e corta cresta rocciosa in Cima della Crete di Monumenz 2497 m IGM: 24 ottobre 1976.

mn06Panoramica della bifida Cima di Mezzo del Monte Coglians.

Sosta necessariamente breve perché in quella stagione le giornate sono corte; e dalla Forcella scendemmo uno per volta per non essere colpiti dalle pietre smosse.
Una volta sulla traccia, e per guadagnare tempo, decidemmo di proseguire nell’altra direzione; e sarà stata la giornata giusta perché incrociammo un altro stretto canale in salita, e più avanti innevato, e che sembrava promettere.

mn07Non pensammo due volte; e via per questo facilitati dalla neve compatta, e con una sosta sola per consentire ad Armando di fotografare la Cima appena salita.
Ancora un tratto ripido e raggiungemmo l’impluvio con l’altro versante meno ripido, senza neve e presto erboso. – Xe fata!
Una volta fuori dal canale l’orologio ci segnalò d’aver impiegato meno tempo del previsto; e cicola e ciacola, e vedendo lo spettacolo alpino impensabile tutt’intorno, lo dedicheremo alla fotografia; e senza darci furia.

mn08Panoramica delle Dolomiti Orientali; e in primo piano quelle del Comelico che iniziano con il Monte Aiarnola.

mn09Creta e Torre delle Cjanevate con sottostante il Vallone delle Cjalderate.

Ancora un’occhiata intorno e riprendemmo la discesa, e attenti a fotografare altre immagini.
Solo un breve tratto perché ci ricordammo che eravamo venuti per il Monte Coglians; e così traversammo sotto le pareti fino a vedere tutto il Gruppo.

mn10Il gruppo del Monte Coglians ben innevato che ci dette ragione per la nostra rinuncia al tentativo di salirlo; e con la coscienza tranquilla riprendemmo la nostra discesa a vista.

mn11Invece solo un breve tratto perché oltre un costone con l’erba bruciata dal gelo, e risaltato da tratti innevati, c’erano le Alpi Giurie Italiane.
Probabilmente per la discesa ci tenemmo per un tratto sul costone perché ci offriva la possibilità di fotografare i Monti intorno; e Armando non ci pensò due volte.

mn12mn13Scendi e scendi fino a che trovammo conveniente a traversare a destra per avvicinarci al Rifugio.

mn14Solo che passato il costone ci aspettavano il Monte Coglians e la Torre della Cjanevate.

mn15mn16La Torre, la Creta da Cjanevate e la Creta del Monumenz.

Sì; perché dovremmo scendere il pendio, e poi rimontare l’altro versante per incrociare il sentiero per il Rifugio.

mn17Armando sul pendio innevato.

Solo che su quella neve scendemmo veloci e sicuri cercando di non perdere quota fruendo la possibilità di lunghe mezzecoste.

mn18Una volta sul sentiero, e nei pressi della Forcella Moraret, l’amico cercò il punto migliore per scattare l’ultima panoramica.
Restava solo di raggiungere il Rifugio Marinelli che lo trovammo chiuso.
Perso per perso, noi ci fermammo lo stesso lì davanti per sistemare i propri sacchi e consumare le ultime provviste.
Improvvisamente si avvicinò un ragazzino, e che era il figlio dei custodi?
Sì; anche perche dall’interno non proveniva nessun rumore.

mn19Noi rispettammo il silenzio; e prima di riprendere la discesa ancora l’ultima fotografia con il figlio dei gestori.

mn20 tracciatoTracciato

La Torre della Cjanevate 2718 m

La salita della Torre l’avevo sempre nei miei programmi, ma c’era sempre qualche impegno con altre salite; e rimanda oggi e rimanda domani, arrivò anche il giorno giusto.
Sì, perché in quella stagione continuava il bel tempo che caratterizzò gran parte dell’estate; e poi fu facile a mettermi d’accordo con il mio amico de croda Rinaldo Sturm.
Solo che una sera in Sede della Trenta Ottobre chiese di aggregarsi l’amico Giordano Sterni, e andremo con la sua macchina; ma quella mattina ci raccontò che non stava bene, ma che manterrà l’impegno preso.
Posteggiammo al Passo Monte Croce Carnico; e lui ci accompagnerà fino all’attacco della via. Invece ci accompagnò solo per un buon tratto, e fino salutarci.
Così riprendemmo di buon Passo, e fino voltare a destra nel Vallone della Cjanevate; e ne entrammo un tratto prima di levare dal sacco la mia macchina fotografica.

mn21 Vallone della Cjanevatemn22  le pareti a latoIl Vallone della Cjanevate con le pareti verticali di roccia chiara della Creta che lo delimitano a destra.

mn23  Passo dei  CacciatoriIl Passo dei Cacciatori m 2742

mn24 Coglians di MezzoIl Passo dei Cacciatori con il Monte Coglians di Mezzo.

mn25 Torre della CjanevateCosì lo stesso con la Torre della Cjanevate 2718 m.

mn26 la ns metaLa Torre della Cjanevate, e la parete Sud-Ovest che dovremmo salire.

mn27 pareti di latomn28 idemL’ultimo tratto della vasta e complessa parete Sud della Creta da Cjanevate 2769 m IGM.

Finito il bottino di fotografie, raggiungemmo la base della parete, e che sul momento ci sembrò anche difficile perché strapiombante; e così fino a vedere la possibilità per affrontarla per la parete rosa strapiombante, e con appigli piccoli come nella nostra palestra della Napoleonica.
Rinaldo non ci pensò due volte; e superò il breve tratto strapiombante, e per difficoltà decrescenti sparì alla mia vista. Ancora qualche metro e la corda si fermò?
Sì; si era fermato per far terrazzino perché sotto strapiombi, e doveva traversare a destra.
Con la corda dall’alto m’impegnai per quei pochi metri, e tutto diventò più facile e fino a raggiungerlo.
La sosta detritica raggiunta non era altro che il fondo di un canale d’erosione con la rispettiva volta ormai strapiombo; e così non ci restò che seguirlo alla ricerca di una parete scalabile.

mn29 primo tiroInvece non andò così perché questo gira a sinistra a imboccare il vero canale.

mn30 sulla viaChe lo rimontammo per due o tre lunghezze di corda; e sempre osservando la parete per trovare per dove attaccarla.

mn31 la rampaCosì proseguimmo per questo, e fino a diventare rampa scanalata sottostante la parete strapiombante.

mn32 prometi benmn33  no se sbagliaLa rimontammo, e fino a trovare la possibilità per attaccare la parete incombente; e per questa fino a vedere a sinistra sulla bianca parete una caverna.

mn34  se fà verticaleNon ci pensammo due volte; e appena possibile Rinaldo in traversata la raggiunse.
Così, e una volta riuniti, andammo a visitarla.
Una volta dentro vedemmo solo il vasto vano di roccia chiara dalle pareti lisce e pulite… e senza tracce di presenza umana e o di guerra.

mn35 vedo la CimaUna volta fuori Rinaldo attaccò deciso la parete di roccia bianca e levigata incombente, e che man mano poggiando anche difficile; e non ricordo se con uno o due tiri di corda.

mn36 4.10.1986 Sturm -OgrisiRicordo invece che una volta in cresta raggiungemmo il punto più elevato, e senza ometto: 4 ottobre 1986; Rinaldo Sturm e Tullio Ogrisi.

mn37  la CjanevateLa Creta da Cjanevate

Sosta breve non solo perché lassù faceva freddo; ma anche perché avevo programmato di scendere per la normale della Creta da Cjanevate, anche se non conoscevamo il percorso della lunga cresta d’unione per arrivarci.
Niente; e così iniziammo la discesa a vista per la parete non difficile puntando in basso la cresta d’unione.
Non l’avevamo ancora raggiunta; e in quel tratto Rinaldo mi stava davanti cercando i passaggi migliori per passare. Inavvertitamente smosse alcune pietre che rotolarono in uno stretto canale di sfasciumi; e ci sembrò una cosa normale.
Invece questi rotolando misero in movimento la parte instabile d’altri detriti, e che iniziarono a scendere nel canale principale che noi non vedevamo; ma dal fruscio capimmo che quelle due o tre pietre avevano messo in moto anche quelle che innalzarono una nuvola di polvere.
Solo che questo fruscio, e la nuvola di polvere alzata, fu visto e avvertito anche dai clienti del Rifugio Marinelli perché ci giunsero il loro vocio e richiami; e che non durò meno di quattro o cinque minuti.
Così tornato il silenzio, riprendemmo la discesa, e fino alla parte bassa del Passo dei Cacciatori 2524 m.

mn38  verso l'AustriaPanoramica verso l’Austria, e con sottostante il Valentin Tal.

Perdemmo solo il tempo per valutare la difficoltà della Cresta, e che decidemmo d’affrontarla slegati, e la fotografia verso l’Austria; e via che in quella stagione le giornate sono corte.
Non trovammo difficoltà lungo questa anche perché la roccia era leggermente poggiata; e man mano anche con tratti di roccia solida, e così fino sotto un filone di calcite dove risaltavano i cristalli che noi adoperammo per appigli.
Peccato solo per una decina di metri perché la cresta tornò rocciosa fino in Cima; e per noi due la prima volta, e congratulandoci per l’impresa: 4 ottobre 1986.

mn39 Gruppo MooskofelIl versante Sud del Gamskofel 2526 m, che è la Cima più elevata del sottogruppo del Mooskofel.

mn40 Obere Wolayer AlpeLa verde Obere  Wolayer Alpe.

Dalla Cima le ultime due fotografie del rollino; e iniziammo la discesa, e anche veloci per non impensierire l’amico Giordano che giù in Valle ci starà aspettando.
Dopo l’entrata nel canale perdemmo del tempo per passare tra i massi con il fondo ghiacciato; e poi giù veloci per il fondo del canale di piccolo detrito.
Ancora un rallentamento per aggirare le rocce rotte della testata della Gola Sud, e puntammo i ripidi verdi. Sì; e anche monotoni, e tanto che decidemmo di scenderli direttamente.
Poi non mi ricordo se lo incontrammo sul sentiero o nei pressi della sua automobile; ma stava bene.

mn41 tracciatiTracciati

Con gli amici Sem e Marco sulla Quota 2433

Trieste, 1 aprile 2018

Un giorno, e mentre stavo sistemando le ultime diapositive sul racconto della mia salita sulla Quota 2433 m della Crete Cacciatori con Rosanna e Armando Cossutta per il mio blog, proprio l’ultima attirò la mia attenzione.

1Sì; perché mi ricordò d’averla salita con Sergio Lusa e Marco Arnez il 20 ottobre 1995; e già pubblicata nel mio blog aprile 2012.

Ritorno a pubblicarlo aggiornato e migliorato in questa serie di pubblicazioni per ricordare l’amico Sem.

In quella stagione il bel tempo continuava ancora promettente; e una sera in Sede della XXX Ottobre cicola e ciacola con gli amici del Gruppo Rocciatori, Marco Arnez propose a Sergio Lusa, Sem per gli amici, d’andare a ripetere a via dei Triestini di Spiro Dalla Porta Xidias, Bianca Di Beaco e Walter Mejak con attacco R. Mazzilis sulla Crete Cacciatori 22367 m nel Gruppo dell’Avanza – Alpi Carniche.
La proposta fu subito accettata; e l’amico Sem non mancò d’invitarmi a partecipare.

2 II Campanile delle Genziane 2301 m.

Quel giorno andammo con la spaziosa macchia di Sem; e dal posteggio a piedi per il sentiero più che conosciuto ridendo e scherzando al bivio per la Forcella delle Genziane.

3La parete Sud-Est della Crete Cacciatori 2475 m.

Sì; e a seguire a sinistra per il ripido canalone a Nord dei Campanili, e meno euforici perché faticoso, arrivammo alla base della nostra parete già vista e fotografata.

4L’Anticima Nord Est 2429 m, e la Forcella delle Genziane.

La sotto, anche se era nell’ombra, commentammo il passaggio dello strapiombo con il vano soprastante che è il tratto più impegnativo della variante.
Intanto eravamo già pronti per la salita, e così Marco chiese a Sem di lasciare a lui il passaggio dello strapiombo.
Non solo quello, ma tacitamente poi tutta la salita.

5Marco impegnato in uno dei due tentativi.

Per superarlo non bastarono meno di due tentativi; ma poi noi due con la corda dall’alto ricuperammo il tempo richiesto.

6L’arrivo di Sem nel terrazzino.

Solo quel primo tiro di corda; poi la salita riprese bella e logica per il canale che continua, e fino a uscire sulla parete appena poggiata e al sole con appigli sicuri.

7Sì; e dove al sole Marco si fermò a far terrazzino aspettandoci perché la lunghezza successiva è difficile.

8Una volta riuniti lui proseguì ancora per breve tratto per poi poggiare a destra nel canale-camino verticale che è l’unica possibilità per continuare, e fino a trovare dove far terrazzino.

9Così anche nella lunghezza successiva; ma solo un tratto perché il canale si allarga insuperabile, e Marco dovette pertanto tenersi sul bordo arrotondato e levigato.
Solo un tratto perché il canale torna a restringersi; e il traverso per entrarci è difficile per il bordo di roccia è liscia che non facilita il traverso.
Così, e dopo alcuni tentativi, Marco si accorse che poco più sopra dalla parete fuoriusciva un anello di cavetto; e con un difficile innalzamento era la sotto.
Sì; un nut infilato in un buco fessura della parete, e che andava su e giù.
Così lo adoperò tenendolo con una mano per l’equilibrio, e fino a trovare l’appiglio giusto per l’altra; e con quella garanzia traversò il canale raggiungendo uno slargo detritico per far terrazzino.

1011Toccò a me; e assicurato con la corda fu tutto più facile; e dalla sosta anche documentare Sem impegnato in quel tratto, con retrostanti il I e II Campanili delle Genziane.

12Una volta riuniti non ci slegammo, e anche se facile proseguimmo in ordine di cordata ma senza raggiungere la cresta perché preferimmo sostare la sotto riparati al sole e sistemare il materiale nei rispettivi sacchi.
Arrivò il momento di riprendere la facile salita per la Cima, e una volta in Cresta loro due preferirono invece di proseguire verso la Cima di Mezzo 2466 m.

13Sem e Marco, la Crete Cacciatori e il Gruppo del Volaia.

14Sem, Crete Cacciatori 2475 m e il Monte Avanza 2489 m.

Così gli anticipai nel percorso per riprenderli.

15Sulla Quota 2433 m: 20 ottobre 1995; Sergio Lusa Sem, Marco Arnez e Tullio Ogrisi.

16Il Monte Peralba 2694 m

17La Giogaia Veranis

18La Giogaia del Fleons

Poi la veloce discesa che non ha lasciato ricordi.

19La vasta parete con il tracciato della salita.

20Tracciati della salita e discesa.

Finalmente sulla Cima delle Crete dei Cacciatori

Trieste, 1 marzo 2018

Crete Cacciatori 2475 m

In quelli anni seguivo interessato sulla nostra Rivista Le Alpi Venete l’attività delle cordate d’alpinisti austriaci che stavano affrontando le pareti dei Monti di Confine; e non solo.
Così un giorno trovai interesse per una loro salita sulla Crete Cacciatori, e pubblicata probabilmente sulla detta Rivista; ma più a Nord di quella raccontata sul Blog di Sergio De Infanti e Jacopo Linussio.

01L Cima CacciatoriNon persi tempo per l’attesa; e una sera in Sede della XXX, cicola e ciacola con il nuovo amico de Croda Fulvio Strain, la mettemmo in programma per la fine settimana.

02L attacco della salitaCosì quella mattina dal posteggio percorremmo l’approccio conosciuto che non ha lasciato ricordi, e fino sotto la parete quasi sconosciuta.

03L la parete a destraParticolari della parete con il diedro salito dalla cordata R. Mazzilis e C. Vogrig; e che ancora non lo sapevamo se già salito.

L’amico Fulvio come da relazione attaccò la parete più in basso a sinistra come da relazione per tutta la lunghezza della corda; e una volta assicurato con un cordino mi invitò a raggiungerlo.
Sì; non era difficile, ma quella parete liscia e appena poggiata non abbondava d’appigli per una salita tranquilla, e questo rallentò il progredire anche se con la corda dall’alto, e fino a raggiungerlo.
Forse Fulvio doveva traversare più a sinistra fu il commento sulla prima lunghezza di corda.

04L prometi benCosì superò ancora un tratto della parete incombente delimitata a destra da una larga fessura, per poi poggiare a sinistra dov’e meno compatta fino a trovare un posto per far terrazzino.

05L xe tuto liso vacdu a snEravamo sulla via giusta; e una rampa ci invitò a seguirla fino in centro della parete appena poggiata.

06L ciapime ben07L  bruto de vederSì; di roccia liscia e compatta, e per sicurezza con tiri di corda più corti, e che la rimontammo fino a vederla chiusa da strapiombi insuperabili.
Non era proprio uno spettacolo incoraggiante anche perché la luce del sole era attenuata da bassa nuvolaglia; e pertanto non ci restava che arrivare la sotto per vedere dove superarli.

08L traverso a sinistraTien ben che vado.

Così ci portammo la sotto, e da dove Fulvio, fatti gli accertamenti, m’infornò che si passa a sinistra.
Poi riprese il traverso fino all’invito a raggiungerlo.
Solo che una volta la sotto non era ancora risolto per dove uscire anche perché ci sovrastava la parete liscia e chiusa da strapiombi?
Non vedendo ai lati altre possibilità d’uscita non ci restava che rimontarla e da sotto gli strapiombi vedere la possibilità.
Tien ben che vado.

09L xa se passa a destraCosì, e con prudenza, iniziò a rimontare la liscia parete cercando anche la possibilità per far terrazzino. Solo che su quella parete liscia lo trovò ormai sotto gli strapiombi; ma anche vide la possibilità d’uscire a destra salendo.
- Tullio xe fata. Vien, e stà tento.
Sì; e mentre stavo rimontando la liscia parete chiusa da strapiombi, mi chiedevo come sarà la possibilità da lui vista per uscire verso la Cima.
Una volta riuniti vidi che la parete incombente ha un rientramento a rampa che dal basso non risaltava per la luce che appiattiva tutto.

10L xe tuto lisoSolo che anche quella parete poggia leggermente con roccia liscia e compatta; e anche se non difficile richiedeva attenzione, mentre lui avrebbe voluto finire almeno con una sana arrampicata verticale.
Questo mi confidò una volta raggiuntolo in terrazzino.

11L prometi benPoi attaccò la parete che va restringendosi verticale delimitata da pilastri, e dove Fulvio finalmente riuscì arrampicare.
Sì; e una volta raggiuntolo non vedeva l’ora di riprendere la salita.

12L semo foraSolo pochi metri; poi le pareti del canale si aprono ad ampio V con il fondo detritico prima di riprendere roccioso, e così fino sulle ghiaie della Cima.
Tullio vien non era di gioia; e una volta raggiuntolo sulle ghiaie evitammo di far commenti; e senza slegarci raggiungemmo l’ometto della Cima: 27 agosto 1990.

13L Fulvio Strain 27 agosto 1990Fulvio Strain

14L Tullio OgrisiTullio Ogrisi

15 tracciato della salitaTracciato della salita.

La sosta in Cima, complice anche la giornata di poco sole, dopo le fotografie non si dilungò.

16 Camp.li e Forc. delle  GenzianeCosì iniziammo la non facile discesa in direzione della Forcella delle Genziane fino a vederla.
Solo che la parete sottostante e verticale; e pertanto dovemmo, faccia a Valle, tenerci a destra.

17 in discesaUna volta arrivati sulle rocce basali con mughi e tratti erbosi, senza prestare attenzione riprendemmo a scendere per il primo canalino trovato, e fino ad incrociare un altro più ampio e fino… in uno slargo conosciuto nella discesa del Monte Avanza.
Solo che non esclamai “xe fata” perché mi ero impegnato a scattare qualche fotografia dalla Forcella delle Genziane; e d’accordo con Fulvio salirò alla Forcella per mantenere l’impegno.
Così rimontai un tratto del canale per poi continuare per facili pareti puntando la Forcella; e fino a dover scendere nel canale che si fa stretto; e via veloce puntandola.
Sì; ma solo un tratto perché il fondo si era coperto d’erba… e non subito e quasi incredulo, anche le Genziane.

18  Forc. delle  Genziane OKNon mancava niente; e decisi di fotografarlo senza raggiungere la Forcella.
Un solo scatto; e diedi voce all’amico che scendevo.

19 tracciato discesaTracciato della discesa.

I Campanili delle Genziane

Trieste, 1 febbraio 2018

Sul Secondo per ricordare l’amico de Val Rosandra

Sì; e all’inizio di quella stagione mi ero ben preparato sia con alcune salite in Val Rosandra, e sulla Palestra della Napoleonica perché contavo di far cordata con il disponibile amico Rinaldo Sturm.

Un giorno leggendo un numero recente de Le Alpi Venete, c’era pubblicato l’articolo della nuova salita sul II Campanile delle Genziane di Spiro Dalla Porta Xydias, Bianca Di Beaco e Walter Mejak, e dedicandola all’amico “Mario Novelli”.
Così cicola e ciacola con Rinaldo la mettemmo in programma anche per ricordare l’amico caduto.
Solo che quella mattina non trovammo una bella giornata; e nuvole vaporose coprivano le Cime più alte intorno.
Lo stesso posteggiammo la macchina nel punto giusto negli ultimi tornati, e sacchi in spalla, e poco convinti perché piovigginava, iniziammo a rimontare la traccia tra i ripidi verdi fino incrociare il sentiero conosciuto per Salto del Calzolaio.

01Una volta superato, dal sentiero la fotografia del Primo e Secondo Campanile, anche se quel giorno non conoscevo la numerazione esatta anche perché ne vedemmo ancora solo uno.
Così proseguimmo per il sentiero osservando le pareti per trovare quella percorsa da un diedro con fessura che nella parte finale volge a destra.
- Orpo! Sì e no; e ci portammo la sotto.

02Solo il tempo perché indossasse l’imbragadura, sistemare moschettoni, chiodi e cordini; e Rinaldo era pronto.
- Tien ben che vado. Sì, non era il massimo anche perché la roccia era umida; poi man mano acquistò sicurezza, e così fino sotto il diedro che più sopra fessurato volge a destra poggiando, e dandogli la certezza di passare per di là; e così la sotto preferì far terrazzino anche perché la larga fessura era bagnata.
- Tullio vien. Così affrontai il diedro stando attento ai tratti umidi, e man mano prendendo confidenza con quella roccia fino al precario terrazzino; e dove commentammo il suo superamento perché la roccia in quel tratto era compatta e liscia.

03Così convinto riprese la salita, e più avanti entrando nella larga fessura che prometteva. Solo che la fessura man mano poggiando va restringendosi, e tanto da non poter passare.
Ancora qualche tentativo, e non gli restò che scendere a ritroso fino a riprendere la salita sulla difficile parete verticale; e per questa fino in un comodo terrazzino di roccia compatta dove c’era infisso anche il chiodo per la sosta; e che proprio ci voleva.
Toccò a me; e senza puntare l’invitante fessura uscì dal diedro continuando la salita sulla parete verticale e difficile raggiungendolo. Sì; e ci prendemmo la meritata sosta anche per commentare quel tratto difficile, e anche per vedere per dove continuare la salita.
Sì; e più che salita, invece dovremmo traversare sotto la parete difficile incombente per trovare il punto per rimontarla; e via.

04Solo un tratto, anche in discesa, e da prestare attenzione; e Rinaldo incrociò un canale in leggera salita sottostante la parete, e che lo rimontò per la lunghezza della corda.
- Tullio vien. Così traversai la parete difficile per entrare nel canale, e andandogli incontro anche fotografai quel primo tratto.

05Più avanti il canale diventa rampa, e dove in alcuni tratti dovemmo anche arrampicare; e così fino alla cavità che lo chiude; e dove Rinaldo desiderava essere fotografato.
Solo che la dentro la luce non fu sufficiente, e tanto da non apparire.

06Non mi ricordo poi se passammo oltre la cavità o scendemmo alcuni metri; ma sì che un poco per de qua e un poco per de la trovammo sulla parete incombente per dove riprendere la linearità della salita.

07Sì; e su quella roccia l’arrampicata era stata il massimo, e per due o tre lunghezze di corda; e dalla relazione eravamo sotto il punto giusto della parete per continuare la salita.

0809Solo che la parete incombente era liscia; e Rinaldo dovette aggirarla facilmente a destra per poi rientrare in salita a sinistra, e con difficoltà fino a un precario terrazzino sullo spigolo, e assicurandosi col moschettone sul cordino avvolto su uno spuntone, e invitandomi a raggiungerlo perché non ci vedevamo.
Sì, e anche veloce sul tratto facile; poi a sinistra rallentato dalla difficoltà, e fino a raggiungerlo sul precario terrazzino sullo spigolo assicurandomi col cordino; e dove Rinaldo perse solo il tempo per controllare il materiale in vita perché dovrà affrontare un altro tratto impegnativo della salita.
- Tien ben che vado. Sì, e per accompagnare la corda mi dimenticai perfino di fotografarlo tanto lo vedevo impegnato per superare il passaggio chiave della salita, e assicurato sull’unico chiodo trovato.
Superato lo strapiombo, proseguì ancora un tratto fino a trovare la possibilità di fare terrazzino anche se precario perché la corda era finita.
- Tullio vien.
Sì; con cautela e valutando appiglio per appiglio prendendo quota, e contando sulla corda che l’amico teneva ben tesa.
Terminato quell’ostico tratto, la parete continuava verticale e levigata, ma anche percorsa da due larghe fessure, e dove Rinaldo in una di queste si era fermato a far terrazzino. – Tullio vien. Sì, e una volta raggiuntolo, e per non perdere tempo in manovre di corda, m’invitò a proseguire.
Così continui per una delle due fessure, e per la parete fino a uscire sulla Cresta della Cima; e dove passai corda sulla spalla per assicurare l’arrivo dell’amico; e che una volta riuniti cicola e ciacola calcolò quell’ultimo tratto uno dei più difficili della salita. Poi senza slegarci raggiungemmo l’ometto della Cima: 27 giugno 1987.

1011Non era la giornata per restare in Cima, e così decidemmo per la discesa che non è difficile e breve.

12Così tra un commento e l’altro, dalla Cima fotografai ì visibili Monti che delimitano a Sud la Valle di Sappada: la Creta Forata; il Gruppo del Monte Siera; i Gruppi del Clap e Creton, e il Gruppo delle Terze.

13Poi a seguire la facile discesa dalla Cima che non ha lasciato ricordi.

14Solo che mentre noi scendevamo le nuvole si erano ritirate; e una volta tornati la sotto, anche consentendomi finalmente di fotografare la parete appena salita al sole.

15Tracciato

16Panoramica

Alpinismo nel Gruppo del Monte Avanza

Trieste, 1 gennaio 2018

Sul Monte Avanza per la Cima della Miniera 2462 m.

In quella stagione in Montagna il bel tempo era ancora una costante, e contando sulle Festività dei primi giorni di Novembre, cicola e ciacola con l’amico Rinaldo Sturm, ci accordammo di salire per il giorno due, la Cima della Miniera a noi sconosciuta per la via Sergio De Infanti e Antonio Solero sulla parete Sud; e con la successiva salita sulla Cima del Monte Avanza per poi poter scendere senza difficoltà.

Così quella mattina posteggiata la macchina sugli ultimi tornanti, tagliammo per pascoli fino a incrociare il sentiero di Casera Avanza di là di sopra m 1693; e raggiuntala valutammo l’approccio alla parete a noi sconosciuta.
Niente; nella parte bassa della parete era evidente il percorso per raggiungere la Cengia del Sole che lo attraversa, mentre non individuammo l’attacco alla via programmata, e pertanto dovremmo cercarlo.
Sì, e una volta la sotto andò proprio così perché non interpretammo “il dente” della relazione anche perché la parete incombente era difficile; e così fino a che trovammo l’unica possibilità per iniziare la sua salita.
Il tempo di metterci in cordata e Rinaldo affrontò la parete di roccia compatta assecondando la sua conformazione fino a dover traversare a destra.
Una volta raggiuntolo riprese il traverso sulla parete difficile fino a incrociare una scanalatura promettente che gli facilitò la salita; e più sopra anche la possibilità di far terrazzino sottostante uno strapiombo con una larga fessura.

01x sulla De InfantiNon mi ricordo se in quel tratto c’era qualche chiodo; e per un momento fu anche tentato di raggiungere l’ampio sbocco del canale soprastante anche se più difficile.
Sì e no; e decise di portarsi sotto lo strapiombo delimitato da una larga fessura.
Così una volta la sotto preferì invece far terrazzino aspettandomi prima d’attaccarlo.

02x  entrta nella fessura- Tien ben che vado. Sì; e prima che entrasse nella larga fessura la foto ricordo.

Solo un tratto perché Rinaldo trovò invece un buon chiodo, e preferì far terrazzino per avere più corda; e m’invitò a raggiungerlo.
- Orpo. Sì, e una volta la dentro c’era uno spettacolo da non trovar parole per descriverlo.
Così anche controllammo lo scorrere della corda nei moschettoni; e via.

03x particolariRinaldo sopra la strozzatura strapiombante; e lo fotografai perché volevo documentare l’impensabile lunghezza di corda con luce e ombra particolari dovuta al sole già basso in quella stagione.
Ancora un tratto, e trovò un buon chiodo.
Così agganciò il moschettone e passò la corda; e via.

04x particolariSì; e anche in ampia spaccata.

05x fame una fotoVerso la fine del camino; e prima che decidesse il punto per abbandonarlo a sinistra.

Non lo vedevo; ma arrivò: – Tullio vien.
Sì, e con la corda dall’alto tutto fu più facile per me, meno che l’uscita sulla liscia parete del camino in arrampicata; e valutando la bravura dei primi salitori, e che in altre occasioni ho conosciuto.
Intanto nel terrazzino raggiunto, e al calore del sole, studiavamo sulla parete incombente per dove riprendere la salita anche perché non riuscivamo a interpretare la relazione riportata sul testo.
Niente; e così decidemmo di continuare la salita a vista.

06x verso sxOrmai la striminzita relazione del testo non serviva più; e riprendemmo a salire la parete raggiunta evitando le difficoltà e verticalità.

07x che bela rociaCosì e fino a una parete a rampa di roccia chiara; e dove l’amico si divertiva dando dimostrazioni delle sue capacità.
Così ridendo e scherzando, con due lunghezze di corda ci trovammo in un vano dal fondo quasi piatto tra pareti dalle strutture rocciose indescrivibili.

08x l'ultimo trattoPoi sulla parete poggiata Rinaldo trovò la via per riprendere la salita.

09x  2 nov. 1982 Sturm - OgrisiPer nostra fortuna ancora solo due tiri di corda e con difficoltà decrescenti, e per neve in Cima: 2 novembre 1982.

10x Volaia-Coglians CjanevateI Gruppi del Volaia, del Monte Coglians e della Creta da Cjanevate.

Sì; e cicola e ciacola per non perdere altro tempo restammo legati perché dovevamo ancora salire sulla Cima del Monte Avanza per poi scendere per la sua facile via normale che conoscevo.
Così seguimmo la Cresta innevata verso Ovest, e fino a vedere conveniente passare sulla facile parete innevata del Monte Avanza; e fino in Cima.

11x Cresta e Cima della MinieraLa Cima della Miniera 2474 m.

Perdemmo solo il tempo per la fotografia, e sistemare il materiale d’arrampicata nei rispettivi sacchi.

12x discesa dall'Avanza - CopiaMan mano scendendo la foto ricordo.

13x idem - CopiaSì, e Rinaldo la volle anche con l’ometto da lui ricostruito.

14x verso l'Avanza - CopiaIl versante Ovest del Monte Cjadenis, il versante Nord della Crete Cacciatori, e il Gruppo del Monte Avanza per una migliore lettura.

15x tracciatoTracciato

La prima volta sulla Cima

Trieste, 1 dicembre 2017

Il Monte Avanza 2489 m

Credo che il nome di quel Monte lo sentì la prima volta mentre la Suora ci stava leggendo la lettera abbellita con disegni di stelle alpine ed altri fiori montani, scrittaci dai due ragazzi più grandi dell’Asilo Speranza che ci ospitava giorno e notte; e che ebbero la fortuna di partecipare ad un soggiorno alpino organizzato nell’alta Carnia dal Ricreatorio della Chiesa rionale di San Vincenzo de Paoli; per l’appunto.
Un giorno leggendo il libro del De Infanti “Le più belle scalate sulle Carniche”, e o sulla nostra Rivista Le Alpi Venete un suo articolo della nuova salita non difficile fatta sulla Montagna, cicola e ciacola ed impazienti la mettemmo in programma all’inizio della stagione.
Così quella mattina di bel tempo posteggiammo sulla strada bianca sottostante il Rifugio Calvi; e che non raggiungeremo perché prenderemo a destra il sentiero per il Monte Avanza.

ma01 M.te LastroniIl Monte Lastroni

Sì; e senza darci furia anche perché sull’altro versante della Valle il Monte Lastroni meritava una pausa.

ma02 M.te CjadenisLo stesso più avanti una panoramica per il Monte Cjadenis.

ma03 M.te CjadenisCosì anche una con il teleobiettivo per non essere di meno.

Le Montagne intorno erano ancora nell’ombra scura, e pertanto niente fotografie con perdita di tempo; e via.
Solo che il vallone prendendo quota andava va man mano restringendosi e coprendosi di mobile detrito.

ma04 Canp.li delle GenzianeIntanto la luce del sole aveva raggiunto i Campanili delle Genziane.

ma05 particolariPiù avanti le rocce lavorate dal ghiaccio.

ma06 passaggio per la cengia del SoleL’ampia insellatura con l’evidente traccia di passaggio tra il Pilastro SW del Monte Avanza e la Creta di Val Avanza; e che dovevamo raggiungere per poi scendere un centinaio di metri per l’altro versante per trovare l’inizio della Cengia del Sole, e che seguiremo fino a trovare così anche l’attacco della via in programma.
Solo che una volta raggiuntala, e all’inizio della stagione, non trovammo tracce sicure, e dovemmo prestare attenzione per non mancare l’inizio della Cengia.
Così, e dopo essere scesi un tratto, ci tenemmo presso la parete fino a trovarlo; e senza perdere altro tempo la seguimmo stando attenti a non mancare il canale della via scelta.

ma07 attacco della via De InfantiEra impossibile che non lo trovassimo; e nell’ampio canale si evidenziava a destra il pilastro della salita in programma. Solo che prima d’iniziarla aspettammo oltre una decina di minuti perché passasse una serie di nuvole minacciose perché non si sa mai.
Tornato il sereno, e in cordata, rimontai la larga e non facile fessura della base del pilastro, e altre poggiando a destra fino alla prima possibilità di far terrazzino per evitare di non trovarlo più sopra su quel pilastro di roccia compatta e liscia.

ma08 camino d'inizio- Armando vien. Con la sicurezza della corda per Armando fu tutto più facile.
Così, e una volta riuniti e vedendo quello che ci stava sopra si decise di far terrazzino a fianco del camino strapiombante per poi vedere per dove riprendere la salita.
Così completai la salita della parete fino a montare su una stretta cengia di roccia compatta giusta per far terrazzino. Solo che non c’erano fessure per i chiodi; e non mi restò che adoperare dei cordini sfruttando uno spacco a lama.
Sì, non era il massimo; e invitando l’amico a salire di prestare attenzione.
Una volta riuniti perdemmo solo il tempo per commentare la parete che dovrò affrontare; e via.
Pochi metri ed ero già la sotto, e valutando per dove attaccarla.

ma09  in pareteTrovato il punto giusto, la rimontai con cautela, e per meno di quaranta metri perché Armando che non vedevo, mi diede voce che la corda era presto finita, e non mi restò che trovare un buon terrazzino.
- Armando vien. Così anche lui si cercò la sua via fino a unirci, e a commentarla.

ma10 no xe malContinuai la salita, ma solo un breve tratto perché la parete diventa difficile; e non mi restò che traversare a destra fino per raggiungere un pianoro erboso delimitato da un’altra parete; e dove la sotto preferì aspettare l’amico.

ma11 particolari della parete di lato - Copiama12 particolari della parete - CopiaSuperata anche questa, c’era invece un terrazzo detritico sotto pareti difficili; e non mi restò che aspettare l’amico per decidere insieme per dove proseguire.
Così rimontammo il canale camino con tratti difficili per due tiri di corda, e fino a raggiungere sulla destra l’inizio di una cengia che traversava la parete difficile.
- Tien ben che vado. Sì; e la percorsi fino a veder conveniente rimontarla per dei gradoni a diedro di roccia bianca, e la sopra aspettando l’arrivo dell’amico.

ma13 un poco espostoma14 fuori dalle difficoltàRiprendemmo la salita sullo spigolo alternando tratti rocciosi e misti con erba, e senza un percorso obbligato sullo spallone SW dove ci prendemmo la sosta; e per Armando anche preparare il materiale fotografico perché la salita per la Cime è facile e lunga.

ma15 Crete Cacciatorima16 Crete CacciatoriCosì una volta pronto, scattò le prime due della parete Sud delle Crete Cacciatori 2475 m.

ma17 Crete Cacciatorima18 Crete CacciatoriAncora la parziale vasta ed estesa complessa parete delle Quote importanti.

Poi riprendemmo la facile e monotona salita per il pianoro detritico che caratterizza quel versante; e poi e d’accordo a raggiungere il sentiero.

ma19 Anticima EstCosì l’amico non perse tempo e fotografò l’incombente Torre Est 2429 m e la Creta Cacciatori.
Sì, e senza darci furia in Cima: 13 giugno 1981.
Solo che prima di rilassarsi l’amico Armando proseguì il servizio fotografico iniziando dalla Cima della Miniera.

ma20 Inizio creata Cima della MinieraLa Cima Nord Est 2457 m.

ma21 Inizio cresta Cima della Miniera con il soleLa stessa con il sole ed i Monti di Confine.

ma22 Cima della MinieraLa Cima Principale 2474 m.

ma23 cresta Cima della Minierama24 Cima della MinieraDue panoramiche con il teleobiettivo ed altra luce.

ma25 termine crestaLa Cresta SW.

ma26 verso il CadorePanoramica

ma27 M.TE PeralbaLe Crete Cacciatori ed il Monte Peralba 2694 m.

ma28 verso l'AustriaPanoramica con le Cime di Confine e i Monti dell’Austria.

ma29La Cresta SW del Monte Fleons 2507 m.

ma30  A. CossuttaDopo la salita e il servizio fotografico, il meritato riposo.

ma31 T. OgrisiPer me la prima volta in Cima, e per passare il tempo, una con l’autoscatto.

ma32Prima d’iniziare la discesa ancora una con tutti due.

Solo che la discesa tranquilla per il sentiero ci consigliò di non andare a cercare altre discese, e così…

ma33x panoramicama34 panoramicaLa Cima delle Batterie 2423 m e opere di guerra. Retrostanti la Cima Cacciatori e il Monte Peralba.

ma35 Crete CacciatoriSottostanti la Crete Cacciatori.

ma36 passaggio per la cengia del Sole - Copiama37 meritavaL’ampia sella valicata la mattina per poi trovare la Cengia del Sole.

Una volta nel facile canalone, e in discesa, notammo a sinistra alcuni segni rossi; e cicola e ciacola che dovevano essere della variante per il Salto del Calzolaio e che ci avrebbe accorciato il tempo della discesa.

ma38 xe anche acquaNon ci pensammo due volte e lo seguimmo, e non veloci perché ripido; e all’inizio trovammo anche l’acqua per dissetarci.

ma39 ghiaiobe basaleI pascoli di Casera di Casa Vecchia.

ma40 felici e contentiFelici e contenti perché era stata una grande giornata.

ma41 tracciatoTracciato.

Sulla Crete Cacciatori

Trieste 1.11.2017

Un giorno, e dopo la bella Gita con la salita del Lastrons del Lago e del Monte Coglians, presi in considerazione un’altra salita pubblicata dal De Infanti nel suo Libro Guida dalle Ferrate al 6° Grado:

La Cima di Mezzo o SW 2433 m.

01 Crete CacciatoriCosì quella mattina Armando posteggiò la sua macchina sotto il Rifugio Pier Fortunato Calvi m 2167, base di partenza per la salita per il versante NW in programma; senza darci furia perché il percorso fino alla base della parete è lungo.

02 parete NW traccatoPanoramica del versante NW della Meta programmata, e il tracciato che porta all’attacco.

Sotto il Passo Sesis m 2312, seguimmo a destra il nuovo percorso per il Falso Passo dei Cacciatori, e in discesa fino sotto una corta parete di roccia giallastra; dove decidemmo di legarci con le nostre corde di 40 metri per essere già pronti.
Così anche decidemmo che Rosanna sarà da seconda e Armando a chiudere la cordata; e via.
Solo che il primo tratto facile di roccia giallastra non era il massimo, e preferimmo avvolgerla sulla spalla, e così fino all’inizio del canale che è la direttiva della prima parte della salita.

03 canalino inizialeSì; il canale non era difficile, e così fino sotto la prima ostruzione; e la sotto attesi l’arrivo dei compagni.

04 passaggio difficileRosanna impegnata sulla prima difficoltà della salita.

Una volta riuniti proseguì ancora un tratto fino a vedere sulla liscia parete uno spacco per poterla rimontare; e inviti gli amici a raggiungermi.

05 prometi benCosì finalmente iniziai la vera salita prendendo quota mentre la parete tendeva a poggiare, e fino alla fine della corda.

06 no par vero0708Sì; e con tre scarse lunghezze di corda era stata anche salita la parete poggiata; ora ci restava un percorso più lineare per raggiungere la Cresta.

09 la parete sottostanteIntanto Armando anche fotografò il salto della parete con il sottostante ghiaione.

10 traccato primo trattoIl tracciato riportato del secondo tratto per una migliore lettura.

11 speremo benRiprendemmo la salita cercando e valutando i tratti facili; e se del caso per non perdere tempo nei terrazzini, anche invitando Armando a continuare.12 bruto de veder

13 pareti incombentiFinito il tratto facile, ripresi a salire da primo; e l’amico riprese man mano procedendo il servizio fotografico in quel momento per niente rassicurante.

14 la parete  poggiataRosanna nel tratto finale della parete.

Intanto la nebbia era svanita rendendo il nostro procedere più sicuro anche perché stavamo rimontando un tratto di parete poggiata, compatta e liscia; e così fino sotto un salto di parete verticale; e per nostra fortuna non c’era la nebbia, e così potemmo valutare d’uscire a destra.
Così ripresi la salita poggiando a destra, e fino a trovare uno spacco canale che la delimita; e invitandogli uno per volta a raggiungermi.
Una volta riuniti lo affrontai in arrampicata fino a raggiungere un appiattimento di roccia bianca e rotta; e dove mi fermai per assicurare la salita di Rosanna che verrà per prima; e come poi è stato.

15 passaggio d'uscitaCosì Armando ci fotografò nella sua salita.

Una volta riuniti facemmo il punto per dove proseguire salita perché la parete appena inclinata raggiunta era anche friabile e rotta; e via.
Solo che procedendo anche raccontavo lo spettacolo sottostante che stavo vedendo, e tanto che Armando desiderò venire da secondo per scattare qualche fotografia.

16 parete poggiataPoi scattò solo questa per non rallentare la salita.

Così m’incaricai di scattare qualche fotografia in più con la mia automatica.

17Rosanna alla fine del secondo tiro di corda.

1819Rosanna e Armando alla fine del terzo tiro.

Intanto eravamo prossimi alla fine dell’appiattimento delimitato a destra da una parete difficile, mentre più sopra sembrava continuasse ormai facile canale.

20 foto ricordoCosì per non perdere tempo, una volta arrivati desiderai che continuassero fino a quel punto.
Una volta riuniti invece vedemmo che niente era cambiato perché il restringimento a sinistra salendo era per una Cima che se ne stava per conto suo; e una volta superata la parete poggiata riprese il suo dominio.

21 bel de vederSì; ma lo spettacolo era assicurato.
Poi avvicinandosi alla cresta principale la parete diventò più ripida.

22 roccia rottaCosì alle prime difficoltà frenare lo slancio.

23 passaggio delicatoL’impegno di Rosanna per superarle; e a seguire Armando.

24 parete poggiataUna volta superato quel tratto la cresta torna appiattirsi prima d’affrontare la salita all’intaglio della cresta.

25 parete poggiataA rendere tutto più facile e ridarci fiducia una schiarita proprio ci voleva.

26 passaggioRosanna impegnata a salire all’intaglio di cresta.

27 pausa fotograficaUna volta oltre una meritata pausa al sole.

Finitala ripresi la salita puntando la cresta al sole, e trovato il terrazzino giusto, diedi voce a Rosanna, anche perché non la vedevo, a raggiungermi.

28 ultimo trattoSolo che Armando preferì a seguirla; e così la riprese mentre era impegnata sulla cresta a superare un passaggio difficile.
Una volta riuniti ci restava solo da percorrere l’ultimo tratto non difficile della cresta; ma per frenare lo slancio decidemmo di restare in cordata.

29 verso il Monte AvanzaCosì alla prima occasione fotografò il Monte Avanza 2489 m.

30 la Cresta finalePiù avanti dalla cresta finale la quota 2443 m o Cima SW un tutt’uno con la retrostante Crete Cacciatori 2475 m.
Così la percorremmo legati senza darci furia; tanto era fatta: 21 settembre 1980.

32 Monte Avanza 2489 m31 Crete Cacciatori 2475 mSolo che una volta in Cima, e per paura della nebbia, scattò subito le due fotografie.

Non era certo la giornata ideale per attardarci sulla Cima, e una volta ristorati decidemmo per la discesa anche se non difficile; tanto eravamo ancora legati.

33  21 settembre 1980

34Perdemmo solo il tempo per le foto sulla Quota 2443 m salita.

3536Una volta pronti per la discesa ancora le foto con la Crete Cacciatori: e via.

37 M.te  AvanzaIl Monte Avanza

38 La Torre Est 2429 mLa Torre Est, e con la Forcella delle Genziane.

Sì; e mentre assicuravo la discesa di Rosanna, Armando riuscì a fotografare la sottostante verde Forcella delle Genziane 2284 m e la Torre Est m 2429.
Una volta riuniti volgemmo a destra fino all’imbocco del canale che scorre obliquo la parete basale.
Armando dopo averlo controllato, lo scenderà per conto suo; mentre Rosanna preferì continuare in cordata.
Il tempo di sistemare la corda che Armando era già a metà canale; e noi per evitare possibili cadute di pietre aspettammo la sua uscita dal canale.

39 canalino finaleCosì riprendemmo a scendere sempre a brevi tratti, e cosi fino al ghiaione basale.

Il tempo di sistemare il materiale nel sacco che iniziammo la discesa del ghiaione conosciuto.

40 I campanili delle GenzianeI Campanili delle Genziane.
La loro posizione iniziando dall’alto: Primo, Secondo e Terzo, Quarto.

41 la parete soprastanteL’incombente e vasta parete della Crete Cacciatori.

42 Pilastro SWLa parete SW con la Cima.

43 traccatoTracciato della salita.

44 panoramicaTracciato della discesa.

Monti Lastrons del Lago e Coglians

            Trieste, 1 ottobre 2017

Sì; e dopo un tentativo di salita non riuscita al Monte Bianco, e la riuscita sul Piccolo Monte Bianco con i colleghi d’ufficio; vedi anche blog maggio 2014, tornammo alle nostre Alpi Carniche.
Sì, perché il De Infanti nel suo libro riporta una salita al Lastrons del Lago 2595 m.
Solo che questa è stata attrezzata sulla parete Ovest con soli cavi; e a chiudere anche un percorso segnalato per salire sul Monte Coglians 2780 m.
Cicola e ciacola eravamo in tre perché veniva anche Rosanna, e così decidemmo di pernottare al Rifugio Lambertenghi – Romanin m 1970 al Passo di Volaia.
Così quel tardo pomeriggio, e mentre il tempo volgeva al brutto, Armando posteggio la macchina nei pressi del Rifugio Tolazzi m 1350, e con quella previsione e prendemmo solo tre caffè macchiati; e via.
Lungo il sentiero, e guardando il cielo minaccioso, ognuno di noi faceva la sua previsione sull’arrivo della pioggia; e alle prime gocce accelerammo il ritmo, e così fino al Rifugio, e prima della pioggia.
Nella sala grande c’erano due o tre donne della zona con il loro tradizionale abito scuro che aspettavano…
Non erano molto loquaci, e ordinato il tè, cercammo posto ad un tavolo dove non piovesse dal soffitto.
Sì; era l’ultima stagione perché poi lo chiuderanno per costruire uno nuovo; si scusarono.
Solo che sul pavimento di legno erano disposti in più punti dei secchi, e che loro si affrettavano a vuotare.
Intanto il temporale era passato; così, e salutate le signore, uscimmo dal Rifugio, e valicato il Passo di Volaia m 1977, scendemmo in Austria, e al Pichl Hutte m 1959 sulla sponda del Wolayer See pieno d’alpinisti.
Lo stesso saltarono fuori tre cuccette con lenzuola!
La mattina non c’era gran movimento in Rifugio, e perdemmo tempo solo per la colazione: e via.
Sì; anche perché Armando era già pronto per il servizio fotografico.

01 Gr del VolaiaIl Monte Volaia 2470 m, e le due Quote 2364 m e 2263 m del BiegenKopfe.

02 Mte CapolagoNell’approccio alla nostra parete ancora la fotografia del versante Est del Monte Capolago 2554 m.

03 Cima Lastrons del LagoIl versante Nord della Cima Lastrons del Lago m 2595 m, in programma.

04 parete da salireLo spacco della parete Nord Ovest dove si svolge la prima parte della via attrezzata con il cavo d’acciaio.
Poi prende quota e traversa a sinistra la lastronata per poi riprende la salita sulla parete incombente aggirando tratti difficili fino in Cima.

05 panoramicaDall’approccio alla parete ancora un ricordo con il teleobiettivo.

Giunti all’attacco della salita ci sembrò difficile la breve parete iniziale anche se facilitata da fessure; e così decidemmo di metterci in cordata con me nel mezzo dell’unica corda portata.
Sì; ma non potrò contare sulla sosta chiodata; e una volta superata la parete difficile, decisi di far terrazzino, e invitando Rosanna a salire.

06 inizio salitaRosanna impegnata sulla parete iniziale.

Una volta riuniti decidemmo di continuare in cordata; e Armando a chiuderla.
Solo che con la corda di 40 metri non potremmo utilizzare le soste chiodate.
Così ripresi il traverso in versante Ovest e fino… corda!
Il tempo di trovare uno spuntone per il cordino, e invitai Rosanna a raggiungermi, e a seguire anche Armando.

07 il traversoRipreso il traverso c’era il chiodo della via attrezzata.  Sì o no; e passai il moschettone con la corda perché non si sa mai; e ripresi il traverso fino all’avviso corda. Sì; perché stava per finire.

08 M.te Capolago parete EstLa parete Est del Lastrons del Lago 2595 m.

Sarà stato anche un buon terrazzino illuminato dalla parete di fronte; ma l’impegno della salita non ci dava tempo per guardare intorno; e ripresi il traverso fino al prossimo chiodo, e invitando Rosanna a raggiungermi.

09 inizio del traversoRosanna pronta per il traverso.

10 Rosanna alla fine.Rosanna prossima al terrazzino.

11 ripresa della salitaPoi, e senza continuare il traverso affrontai la parete incombente poggiando a destra dove mi fermai a far terrazzino.

12  M.te Capolago con altri coloriCosì Armando fotografò il Lastrons del Lago con altra luce per ricordarci che le ore trascorrono veloci.

13 finalmente in salitaSì, e con ragione; ma in tre.

Intanto eravamo sulla parete che aggira le difficoltà, e dove la salita è più lineare anche se in alto strapiombante.

14 ciapime benQualche bollo rosso poi c’invitò a traversare a sinistra in versante Nord, e dove finita la corda anche a far terrazzino con qualche chiodo; e con vista sul Lago.

15 Rosanna oltre  il passaggioUna volta riuniti; e per districare la corda si offerse Rosanna; e via.

16  speremo benCosì, anche per la successiva lunghezza; e fino sotto una parete difficile illuminata dal sole.

17 il traverso a sinistra

18 no finisi maiCosì tornai da primo; ma procedendo la parete man mano poggia puntando un’altra a pilastro che sembra chiuderla.

19  con ArmandoSolo pochi passi perché il calpestio e o segno rosso c’invitò a prendere a destra un facile percorso in salita tra i massi; e con l’ultimo traverso montammo sulle rocce chiare ed inclinate della parete Nord.
- Tien ben che vado. Solo che la parete non è liscia, e man mano poggiando a gradinata dagli strati. Forse più l’improvviso grande vuoto.

20  bel de veder

21Fotografia ingrandita.

- Armando vien.Rosanna invece non volle essere fotografata.
Poi non trovammo nessuna difficoltà a superere il secondo tratto; e così fino alla base della parete finale.

22 pausaCicola e ciacola non volevamo perdere tempo; e tanto che rimanemmo legati anche sulla traccia che porta all’inizio del tratto finale di salita perché questa non è chiodata.

23 manca pocoCosì fatta la parte facile dell’approccio, seguimmo a sinistra un canale cengia ingombro di massi fino alla base di uno spigolo; ultima difficoltà della salita.

Solo che non ha lasciato ricordi per la nebbia.

24  passaggio in stileNon così per Rosanna fotografata d’Armando.

25 l'ultimo trattoIl loro arrivo in Cima e forse un poco stanchi.

26 Cima Monte LastronsE per non perdere tempo un’unica fotografia: 10 agosto 1980.

Noi per la discesa contavamo sul percorso riportato da Sergio De Infanti; e che mandava gli alpinisti per un nuovo percorso segnalato sulla parete Nord per poi rimontarla fino alla Cima del Monte Coglians.
Sì; ma con la Montagna intanfanada potevamo anche… perché avevo letto nella Guida le due relazioni non facili di salita al Monte Coglians per la parete Nord Ovest; e xe se andasimo a veder? Sì; e via per la discesa dal Lastrons.

27  l'intaglioL’intaglio sulla Cresta a confermarla.

28 M.te CogliansLo spigolo Ovest del Monte Coglians.

29 Creta CjanevateLa Parete Nord della Creta da Cjanevate.

Aiutati nel primo tratto di discesa dalla segnaletica, arrivammo presto sotto la parete Nord Ovest del Monte Coglians; e per una cengia che poi ci consentirà di spostarci la sotto, e più volte.
- Orpo! Sì; perché la liscia e compatta parete basale alta una ventina di metri è un gradone con soprastate un’altra parete; e dopo averla studiata, anche per dove salirla.
Restava ancora di metterci in cordata.
Così, e come nella nostra Palestra della Napoleonica, una volta studiata la parete la scalai fino sulla cengia; e poi a far sicurezza agli amici uno per volta.

30  10 agosto 1980Poi la percorremmo veloci a destra fino vedere sulla parete per dove rimontarla; e a seguire un poco per de qua e un poco per de la sulla via normale; e slegati fino in Cima: 10 agosto 1980. 31Per non dimenticarse.

La discesa conosciuta e segnalata non ha lasciato ricordi.

Il Creton di Clap Grande

Trieste, 1 settembre 2017

01Panoramica

Non mi ricordo se quella mattina era nel nostro programma di salire il Creton di Clap Grande 2487 m; ma sì che lungo il sentiero d’approccio alle pareti, queste erano quasi invisibili per la bassa nuvolosità.

02La sua parete incombente; e sulla Cresta ben visibile la Cima della Pannocchia non quotata.
Immagini riprese in un’altra Gita.

Così, cicola e ciacola rinunciammo alla salita, e per non perdere la giornata decidemmo salire alla Forca dell’Alpino 2302 m; e così al bivio seguimmo il sentiero che volge a destra.
Solo che lassù alla Forca la nuvolaglia era meno fitta, e promettendoci qualche schiarita, e tanto che decidemmo di tentare la non facile salita della Pannocchia che ci aspettava, e anche invogliati dal calpestio che portava alla base della parete.

03Il tempo di metterci in cordata, e affrontai la parete incombente che puntava una traccia di canale, e dove mi fermai a far terrazzino. – Armando vien.

04Invece lui proseguì il traverso sotto la parete fino a trovare roccia più facile per raggiungermi.

05La parete incombente con lo spacco o camino della probabile via di salita che non conoscevamo.

06Sì; e continuai la salita stando più accorto, e puntando la Cresta a sinistra dello spacco o camino della via ben visibile; e giusto in tempo perché alla seconda tirata di corda arrivò la nuvolaglia.
- E adesso? Sì perché non avevamo la relazione.

07Allora traversai a destra nello spacco rimontandolo fino sul masso a ponte a far terrazzino.
Non c’era altra scelta; e una volta riuniti m’infilai nel camino rimontandolo in spaccata ben presto nel buio, e fino a vedere sulla parete opposta il foro d’uscita?
Informato l’amico, puntai in quella direzione, e trovata la possibilità mi fermai a far terrazzino con il cordino, e invitandolo a raggiungermi prestando la massima attenzione per la roccia scivolosa; e nel buio completo.
Una volta riuniti perdemmo solo il tempo per lo scambio della sicura, e con attenzione puntai il foro d’uscita.

08Solo che prima di passarlo Armando volle fotografare il momento.

0910Così contraccambiai per documentare l’uscita dell’amico quasi incredulo anche perché ignoravamo questa possibilità.
Così, e una volta riuniti ci prendemmo una sosta per commentarla questa inaspettata novità; e anche per vedere per dove continuare la salita per la parete incombente; e che lassù potrebbe anche terminare la salita della Pannocchia.

1112- Tien ben che vado.

Sì; e ancora due tiri di corda ed eravamo sulla Cima della Pannocchia in quel momento nella nuvolaglia.
Solo una breve sosta perché dovevamo prima verificare la possibilità continuare la salita fino sulla Cima del Creton di Clap Grande.
Così ritornammo sui nostri passi, e traversammo a sinistra fino a vedere oltre lo spacco che ci separava dalla Cresta che continua, la piazzola che ci consentirebbe di continuare la salita fino sul Creton di Clap Grande.

13Solo che non erano allo stesso livello con l’altra un poco sottostante alla nostra, e distanti circa un metro e mezzo; e poco visibile per l’oscurità.
Pertanto niente salto; e ritornammo sulla Cima della Pannocchia a goderci la meritata sosta.

1415Fortuna volle che Armando si accorgesse che c’era una macchia di colore rosso, e così senza il materiale seguimmo la traccia e fino a trovare un’altra dello stesso colore.
Sì; la discesa era stata segnalata, e ci eviterà di rifare in discesa la via di salita sulla Cima.
Così la facile discesa non ha lasciato ricordi.

16a

Il tentativo per una nuova via… finito bene.
Un giorno sfogliando una Rivista di Montagna fui catturato dalla fotografia in bianco e nero della parete Sud; e più precisamente dallo stretto canale che da circa metà parete portava sulla cresta e così fino in Cima; e che non ero ancora salito.
Così cicola e ciacola con l’amico Armando, e che era già salito per la normale, quella mattina oltre al materiale d’arrampicata, c’era anche la macchina fotografica 6×6 con il teleobbiettivo.

17aSolo che quel giorno, e dopo la sosta al Rifugio De Gasperi m 1767, scattò la prima fotografia all’apparire del Creton di Culzei 2458 m.

18aCosi più avanti anche la parete Sud del Creton di Culzei con il teleobiettivo per rivivere la nostra salita in cordata di tre; e presente nel blog.

19aUna volta al bivio dei sentieri la stessa parete che salimmo quel giorno.

20a21aLa parete, con il teleobiettivo, che affrontai con Armando, e nella nebbia, nel corso della seconda salita; e presente nel blog.

22aSì; e così anche la fotografia del Gruppo del Creton di Clap Grande 2487 m, che ci stavano aspettando.

Solo che noi eravamo venuti per tentare una via nuova; e che mentalmente avevo provato a tracciare anni prima sull’immagine di una fotografia trovata su una Rivista di Montagna in Sede della XXX Ottobre: e via verso questa possibilità.
Una volta di fronte traversammo in quota i canali detritici alla sua base; e pronti in assetto d’arrampicata attaccai la parete.
Non fu difficile la sua salita per roccia compatta e appigliata; e attraversata da una cengia per far terrazzino e assicurare l’amico; e che subito approfittò per scattare la fotografia sottostante.

23aPer completare il panorama ancora la Forca di Clap Grande m 2330 c., la Torre di Clap Piccolo2462 m; e poco visibile Creta Livia 2440 m, e le due Torri di Pradibosco.

Ripresa la salita, e per assecondare la parete poggiai a destra, e fino a vederla difficile. Non era nel nostro programma affrontarla, anche perché avevo portato solo i soliti due chiodi perché non sì mai; e non mi restò che scendere al terrazzino sulla cengia.

24aLe due spettatrici deluse.

25aLa parte alta della difficile parete che sulla fotografia in bianco e nero vista sulla Rivista, non si evidenziava.

26aIl Creton di Culzei 2458 m.

Così rinunciammo; ma anche decidemmo di percorrere nell’altra direzione l’invitante cengia, e fino a trovare la possibilità di salire in Cima: 7 settembre 1985.

Poi ci saremmo anche ristorati; ma forse Armando volle prima finire il suo servizio fotografico perché poi non fotografò più.

27aIl Creton di Culzei alla nostra altezza.

28aLe Cime che ci stavano aspettando: la Creta Livia, la Torre di Clap Piccolo, la Torre Pesaris e il Creton di Clap Piccolo.

29aPanoramica

30a31aSolo che anch’io desiderai fotografare quelle Montagne; ma anche quelle intorno salite e conosciute.

32aLo stesso vale per le Cime piatte del Creton dell’Arco, la Cima Alta di Riobianco 2400 m, il Monte Siera 2443 m, il Piccolo Siera 2430 m, e la Creta Forata 2462 m.

33aIl Creton dell’Arco 2353 m.

34aOltre il Cadore, le Montagne del Comelico, e dove risalta isolata la Croda Rossa d’Ampezzo.

35aAnche se lontane a chiudere l’orizzonte ancora le Dolomiti: dal Monte Antelao alle Tre Cime di Lavaredo in parte coperte dalla Cresta Carnica.

La facile discesa non ha lasciato ricordi.

36a