Alpinismo sulle Crete di Pala Secca

Trieste 1 marzo 2017

La Pala del Laris 1906 m

Un giorno del mese d’agosto, decisi che era giunto il momento d’iniziare l’esplorazione delle Crete di Palasecca; e iniziando proprio dalla quota più elevata 1906 m IGM, e come riportato sulla tavoletta in bianco e nero in mio possesso, e che riporta il nome Pale del Laris; e invogliato perché sulla guida Alpi Carniche vol. I; di queste sembra non interessare nessuno; tanto che sulle Riviste d’Alpinismo Regionale non erano mai citate.

Così in una bellissima mattina posteggiai la macchina sulla strada bianca di Pra di Lunze; solo che non mi ricordo se c’era già l’attendamento di un’Associazione di Roma per sole giovani ragazze, e che si appoggiava al Locale Ristoro in essere perché prossimo alla strada bianca dove inizia il sentiero per il Monte Sernio; per l’appunto.

01 Gr Mte Sernio02 Cresta di PalaseccaPer quel giorno solo fino al largo canalone conosciuto; e che dovrò rimontarlo per raggiungere la Sella di Pra Daneit 1720 m, e a seguire la Cresta Nord per poi scendere in versante Est per rimontare prima i non difficili salti di parete e a seguire per facili canalini che portano in Cima.

03 Sella di Pra Daneit04 Torre Daneit di Pra DaneitCosì, e senza darmi furia, un poco per de qua e un poco per de la passando sotto la Torre di Pra Daneit 1850 m; e così fino all’inizio del ripido canale che porta alla Sella di Pra Daneit m 1720. – Orpo! Sì; perché ingombra di mughi, e con fatica la raggiunsi metro più metro meno.

05 Pale del LarisCosì anche tutt’intorno fitti e rigogliosi che formavano un’impenetrabile barriera.
Sì e no; e ricordandomi quanto letto sulla Guida, mi tentò la salita della Torre di Pra Daneit, e per un corto canale intravisto prima in salita; e rinunciando la Pale del Laris.

06 quota n1881 IGMSì; e non persi tempo nella corta discesa; e dallo sbocco iniziai a rimontarlo anche se ostacolato da fitti alberelli di latifoglie; e una volta fuori a seguire un pianoro dalla mugheta ancora bassa.
Così fotografai la quasi piatta Cresta quotata 1883 IGM; e che desiderai salirla prima di tentare la Torre; e via veloce.
Solo un tratto perché questa è difesa da uno spacco circolare dovuto allo smottamento a valle della Cima? Certo che mi preoccupai; e così cercai il punto giusto per valicarlo; e oltre e in leggera salita sul punto giusto perché la sua superficie continua restringendosi tanto da formare un tagliente, e dove nell’angolo finale c’era un buco circolare di circa cinque centimetri di diametro: 10 agosto 1994.

07 dalla CimaOrmai scarico, e giudicato difficile approccio, mi convinsi che non era il caso di tentare la salita alla Torre; e confortato anche dallo spettacolo di Cime e pareti che mi circondavano.

08 Pala del LarisCosì prestai la mia attenzione alla Pale del Laris, e alla sottostante Cresta Nord per individuare un altro possibile passaggio oltre a quello per la Sella di Pra Daneit.

09 verso la Val GlagnòIl vallone senza nome che scende verso la Val Glagnò.

10 particolariLa caratteristica base della parete incombente.

11 Mte SernioLa Cima del Monte Sernio 2187 m.

12 Pra di LunzeIl Pra di Lunze in quella calda giornata d’agosto.

13 Creta di PalaseccaPanoramica con la parte occidentale della Cresta di Pala Secca.

Confortato dal nuovo impegno propostomi, iniziai la discesa che non ha lasciato ricordi.

14 merritavaSì, ma anche contento per la nuova esperienza vissuta; maritava.

15 piantinaPiantina

Ritorno sulla quota 1883 IGM

Per le Festività dei primi giorni di novembre il mio amico Valerio Coslovich desiderava fare una Gita in Montagna; e non persi certo quell’occasione per ritornare sulla quota 1883 m; e se del caso anche cercare altre possibilità d’approccio alla Pale del Laris.
Solo che al nostro arrivo vedemmo tutta la Montagna intanfanada, e dove si muovevano solo lembi vaporosi.
Sì; una vera giornata novembrina; ma per nostra fortuna non pioveva; e con la speranza di trovare il mio percorso forse anche asciutto, accelerammo l’andatura.
In un certo punto, e oltre il bordo del sentiero, facevano mostra di se i Chantarellus Cibarius o Gallinaccio; e che ci promettemmo di raccogliere nel ritorno.
Stretta al cuore; perché una volta nel largo canale detritico di Sella di Pra Daneit più avanti non si vedeva niente; ma noi proseguimmo lo stesso un poco per de qua e un poco per de la e fino al canale d’accesso per la quota in programma; e asciutto!
Solo che per superare il tratto ingombro di latifoglie facemmo la doccia; e via per la bassa mugheta impregnata d’acqua, e per il percorso conosciuto, e oltre lo spacco, raggiungemmo la caratteristica quota 1883 metri: 1 novembre 1994.

16 Ogrisi TullioLassù perdemmo solo il tempo per ristorarci, e per sola fotografia che l’amico desiderò farmi non trovando la possibilità d’usare l’autoscatto.
In discesa, e perdendo quota, aumento la luce e la visibilità; e una volta sul sentiero prestammo attenzione per non mancare il tratto con i funghi; e ne raccogliemmo anche un buon peso per ricompensare la mesta giornata.

Un giorno su una pubblicazione Turistica Regionale trovata nella nostra Sede della XXX Ottobre, c’era la fotografia della zona d’Arta Terme, e in controluce, e sullo sfondo i Monti che la chiudono a Est.
- Orpo!  Sì; perché alla fine della Cresta Nord c’è ben visibile un intaglio che la delimita dalle Pale del Laris.

17 panoramicaNon stavo nella pelle; e così in un giorno d’autunno, e con Heydi, andammo a fare una Gita solo fotografica a Pra di Lunze, e la bella giornata autunnale ci dette una mano.
Sì; e per verificarlo non mi restava che ritornare sotto la Torre di Pra Daneit, e poi traversare sottostante la Cresta Nord puntandolo l’angolo d’incontro con le Pale del Laris.

Così quella mattina stavo percorrendo il sentiero conosciuto, e ormai prossimo a scendere alla Casera di Palasecca di Mezzo, quando notai sul crinale del calpestio che tirava dritto in salita.
Sì e no; e lo rimontai fino a che delimitava un prato rettangolare alla mia destra; e dove la traccia si esauriva.
Solo che dovevo traversarlo per scendere in un possibile canalone sottostante pareti verticali.
Niente, non volevo calpestare quell’erba intatta; e ripresi la salita anche se la traccia non c’era più.

18  quote e pareti sconosciute19   quote e pareti sconosciutePoi man mano il crinale divenne roccioso e invaso da vegetazione varia, e per passare dovevo spezzare i rami, e così anche per superare una breve parete che richiese attenzione.
Poco avanti ancora un’altra, ma più alta. Solo che su questa non riuscivo a spezzare tutti i rami, e quelli spezzati mi ferivano le braccia; niente.
Tornato sotto la parete, non mi restò che provare a passare per un buco che avevo notato a destra allo stesso livello.
Solo che prima d’infilarmi gridai per far fuggire qualche possibile animale; e carponi m’infilai la dentro, e fino a uscire in una depressione erbosa sottostante la Cresta Nord; e anche intravidi alla sua fine l’entrata del canale visto sulla pubblicazione; e fotografato nella Gita con Heydi.
Intanto il cielo si era coperto da nuvole minacciose che promettevano pioggia.
Niente; ero stanco, e quanto prefissatomi era stato fatto, anche se non avevo accertato il passaggio.
Così iniziai il traverso in direzione della Torre per imboccare il canale detritico conosciuto.
Solo un tratto perché sulla sottostante mugheta risaltava un corridoio di sfasciumi; e giusto in tempo perché iniziò a piovere.
Poca cosa, e breve durata; e una volta a Pra di Lunze il terreno era già asciutto.

Le Crete di Palasecca

Trieste, 1 febbraio 2017

Il Monte Palavierte 1785 m

L’autunno, dopo un inizio di brutto tempo, continuava con belle giornate che invogliavano a fare qualche Gita non impegnativa in Montagna.
Così perso per perso niente di meglio di far conoscere agli amici de Gita il Gruppo della Palasecca da me visitato in quella stagione.
Per l’amico Armando e la moglie Rosanna niente di meglio anche perché della Palasecca non sapevano niente; e che per l’occasione porterà una signora macchina fotografica.
Così a casa cicola e ciacola si aggregò anche l’amico Valerio con la moglie Edda con la loro automobile.

Aa1Il Pra di Lunze con il Monte Sernio 2187 m.

Aa2Lo stesso con le “Mule de Gita”

Sì; ed era la giornata ideale per luci e colori anche se l’erba del Pra di Lunze, ancora nell’ombra, era ghiacciata dalla brina.
Sì, e faceva anche freddo da ricorrere ai piumini.
Perdemmo giusto il tempo per le fotografie del Monte Sernio e delle mogli; e via per il ripido sentiero programmato del Cuel di Fur.

Aa3Sul crinale raggiunto c’era gia il sole a scaldarci, ed il Monte Amariana 1905 m a salutarci.

Aa4 RosannaFinita la breve sosta lo scendemmo anche veloci; e prima d’arrivare al Ricovero dei Cacciatori, anche l’occasione per fotografare Rosanna nei colori autunnali.

Aa5La radura del Cuel de Fur con il Ricovero dei Cacciatori d’Illegio… e due trovatelli.

Sì; e che gli incontrai e conobbi più volte nelle mie escursioni invernali; e tanto che una volta gli avvisai, e mentre andavano via, d’aver dimenticato una pesante cartucciera; ed un’altra che il più anziano m’informò della sua intenzione d’abbandonare la caccia.

Aa6Prendendo quota ancora l’Amariana

Solo che Edda sul ripido del sentiero faceva fatica a progredire, e scusandosi che lei rinunciava. Sì, e no; e così anche Valerio per non lasciarla sola.

Aa7Le propaggini del Cuel Mauron nei colori autunnali

Aa8Aa9a particolariLa frastagliata diramazione Sud senza quote e nomi

Più avanti dal sentiero in versante Rio Cjarpenaz, e oltre a questo e la rigogliosa vegetazione, indicai agli amici le propaggini del Cuel Mauron e la diramazione Sud senza quote e nomi che erano nei miei programmi.

Aa10 canale di salitaAa11 panoramicaCosì cicola e ciacola entrammo nel canale del Monte Palavierte, e a seguire il rifatto ripido sentiero fino in Cima 1785 m IGM: 31.10.1993.

Solo che la vista dei Monti intorno rapì l’amico Armando; e tanto che alla meritata sosta preferì prima fotografargli.

Aa12 panoramicaPanoramica con il Monte Antelao 3264 m, il più alto del Gruppo.

Aa13 panoramicaLa Croda dei Toni, il Monte Popera e la Cima Undici.

Aa14 panoramicaLe Alpi Carniche con Cresta del Monte Cavallino 2689 m, il Monte Peralba 2693 m, il Monte Coglians 2780 m, il più alto del Gruppo; e la Creta da Cjanevate 2769 m.

Aa15 panoramicaVeduta parziale con la Cresta del Monte Cavallino, il Monte Peralba 2694 m, e addossati il Monte Avanza 2489 m, e la Cima della Miniera 2474 m.

Aa16 panoramicaIl Gruppo del Monte Peralba, il Monte Canale 2540 m e Monte Capolago 2554 m, ed il Monte Coglians 2780 m.

Aa17 panoramicaPanoramica del Gruppo.

Aa18 panoramicaIl Sasso nero 2468 m, il Monte Canale 2540 m, e il Monte Coglians 2780 m.

Aa19  panoramicaPanoramica con i Monti Canale e Capolago, Monte Coglians, la Croda Cjanevate 2769 m, la Creta di Collina 2689 m, e la Creta di Collinetta 2238 m.

Aa20 Monte SernioSolo che si trovò quasi di fronte il Monte Sernio 2187 m; e sullo slancio continuò il suo servizio fotografico.

Aa21 la Val GlagnòLa poco conosciuta Val Glagnò

Aa22 GrauzariaIl Gruppo della Creta Grauzaria 2065 m

Aa23 Zuc dal Bor  e GiuglieAa24 Cuel MauronA chiudere il Čuc dal Bôr 2195 m, e nelle Alpi Giulie ancora ben innevato il Gruppo del Jof di Montasio 2753 m.

Poi tra un boccone e l’altro anche decidemmo di limitare la sosta per non lasciare soli la copia d’amici.

Aa25  31 ottobre 1993Allora in primis la foto della Cima: 31 ottobre 1993

Aa26 Cossutta e OgrisiNoi tre poi scendemmo per la fotografia sul rilievo erboso sottostante dove si era fermata una copia d’alpinisti.

Aa27 Monte SernioAncora il Monte Sernio da toccare con la mano.

Aa28 Creta GrauzariaAa29 carniche e alpi giulieCosì anche il Monte Sernio, la Creta Grauzaria, il Čuc dal Bôr e il Gruppo del Jof di Montasio.

Aa30 RosannaAa31Rosanna e la Cima del Cuel Mauron

Aa32Aa33Le fotografie scattate del Cuel Mauron e della Quota 1754 m dall’amico Armando per mia precisa richiesta; e via.

Aa34 nella discesaL’ultima, e prima d’entrare nell’ombra.

Aa35 colori d'autunnoCi riunimmo con Edda e Valerio al Pra di Lunze; e tanto che avevamo ancora tempo a disposizione andammo a fare un giretto per la strada bianca, e così anche l’occasione per fotografare il Cuel Mauron e il Monte Palavierte nei colori autunnali.

Aa36 tramontoCosi nel rientro il Monte Sernio nei colori dell’ormai prossimo tramonto

Aa37 PIANTINAIl ritorno con la Gita Sociale.

Quelle mie prime esperienze fatte sulle Crete di Palasecca mi spronarono a farle conoscere anche agli altri; e già all’inizio della Stagione avevo messo nel Programma Gite Estive della XXX Ottobre la facile salita del Monte Palavierte.
Invece la Commissione Gite Estive la mise in programma come ultima Gita stagionale.

La Domenica mattina, e con l’amico Valerio che all’ultimo momento desiderò parteciparvi, arrivammo alla partenza; e contrariamente alla mia pessimistica previsione, i Gitanti riempirono la corriera.
Conoscendo la strada, ci fermammo all’altezza dello Stadio d’Illegio m 576, dove c’era l’unico punto dove l‘autista poteva girare la corriera; e via noi per la strada asfaltata verso la Sella Dagna m 1020, per poi prendere il sentiero per il Palavierte.
La giornata non era il massimo, e prendendo quota entrammo nella nuvolaglia che intanfanava tutte le Crete di Palasecca.
Una volta raggiuntala, e mentre aspettavamo che il gruppo si compattasse, trovammo a sinistra l’altro ben marcato per la nostra Meta; e via.
Sì; e anche veloci perché fino al Ricovero dei Cacciatori il dislivello è minimo.
Così anche più avanti anche se coperto da uno strato di neve.
Proprio ci voleva perché girato il versante, su quello che porta in Cima trovammo più neve; e che lo percorremmo con attenzione perché tutti i Gitanti avevano aderito, e così fino in Cima al Monte Palavierte 1785 m: 14 novembre 1993.

Aa38 14.11.1993 Valerio CoslovichValerio Coslovich

Restava la discesa che non ha lasciato ricordo.

L’ambita Creta Grauzaria

Trieste 1 gennaio 2017

Sì; perché in quelli anni di fine 1950 e inizio 1960, questa Montagna era stata la più frequentata dai noi Grezi; ed i ripetuti racconti avventurosi raccontati nelle sere in Sede da quelli che c’erano stati, alimentavano il desiderio di salirla; e tanto che qualcuno le dedicò una canzone, un paio di strofe, sull’aria della conosciuta “La Paganella”.

L01a GrauzariaSolo che quella volta all’ultimo momento Guido m’informò per telefono che verrà anche l’amico Ennio Codermatz; e cicola e ciacola calcolando che in tre andremmo in salita a forbice con tiri di 20 metri, correremo il rischio di far tardi.
- Orpo! Niente; allora andremo a bivaccare in qualche fienile di Grauzaria; ad Ennio che partirà prima con la sua motocicletta, il compito di trovarlo.

Così finalmente Guido chiuse la Drogheria che il sole era prossimo al tramonto.
Solo il tempo per sistemare i nostri sacchi con il materiale d’arrampicata sul portapacchi, e via.
Avevamo già passato il paese di Tricesimo (UD), e nell’oscurità Guido fermò la motocicletta alla vista della paletta. Sì, erano due giovani Carabinieri che vollero solo sapere dove andavamo, e il contenuto dei nostri due sacchi legati sul portapacchi.
Lui poi raccontò anche del nostro pernottamento nel paese di Grauzaria per trascorrere la notte in qualche fienile; e la corda per la salita in programma.
I due sorpresi e dispiaciuti per averci fermato. – Sì, ma con questo freddo.
Pronti per partire quello con la paletta rallentò il traffico; e tante grazie.

Ennio ci aspettava davanti l’osteria già chiusa; sì, e aveva trovato il fienile.
Solo il tempo di sistemare la motocicletta a fianco dell’altra, e lo seguimmo nel paese e dove un poco per de qua e un poco per de la c’era il fienile illuminato ed il titolare con la solita avvertenza di non accendere fuochi: e buona notte.

L02a panoramicaLa mattina, e già con il sole, seguimmo la stradina dell’Acquedotto come da relazione, e fino a vedere a destra il rilievo roccioso caratterizzato da 4 camini.
Ancora una sbirciatina alla relazione, ed iniziammo a salire a mezza costa il pendio erboso ghiaioso, ma senza raggiungere il rilievo.
La sopra il ripido pendio erboso era senza traccia di sentiero, ma poggiava ancora per un tratto, e fino a riprendere ripido e detritico dove ognuno cercava il suo percorso.

L03a tracciatoCosì un poco per de qua e un poco per de la e cercando i punti migliori, dopo circa quattro orette, e ognuno per conto suo, ci riunimmo alla base della parete; e rivolti a questa per individuare il tratto di III+.
Lo trovammo perché nel ricordo sono già alto sulla parete, e sottostante un leggero strapiombo, e che traversandolo cercavo il chiodo già infisso per superare l’unico passaggio difficile della via.Sì; e trovatolo, e una volta la sotto, passai per l’anello il cordino con il moschettone per far terrazzino; e la sotto anche ci riunimmo.
- Tien ben che vado. Non trovai difficoltà a superarlo, e con due innalzamenti ero sopra.
Non era stato il babau temuto; e trovato un terrazzino assicurandoli a loro volta.
La sopra non trovammo altre difficoltà perché con il ricordo siamo già sull’Anticima Sud-Est: 16 settembre 1962, Guido Canciani. Ennio Codermatz e Tullio Ogrisi.

Solo che per la maggioranza quanto fatto poteva bastare, anche perché la discesa per la Direttissima c’era sconosciuta… ed eravamo in tre con il rischio di far tardi.

Sarà andata così perché il ricordo riprende mentre stiamo scendendo per il tratto delle “fessurette”, e che io sullo slancio ero sceso troppo trovandomi in difficoltà.
Così diedi voce ai due di traversare, e aspettando la risposta.
- Sì; avevano trovato il buco della relazione, e scenderanno per quello.
Perso per perso continuai il traverso fino raggiungere i due che mi aspettavano sulla giusta via; e che poi assicurai a spalla la loro discesa uno per volta sulla difficile parete finale.

L04a tracciato salita e discesaPoi come per l’approccio, così ognuno scelse la sua discesa.

Qualche anno dopo… sulla Cima della Grauzaria e per la Direttissima.

L05a pascoli di FlopCosì dalla mia prima volta, l’approccio alla parete è conveniente farlo dai Pascoli di Flop favoriti per il posteggio sottostante; e a seguire il sentiero tracciato sul vecchio percorso per la Forcella Quadrata, e il Campanile Medace e per il Gran Circo alla base delle Pareti.

L06a la SfingeL07a lo spigoloLa Cima della Sfinge 1754 m, e l’ambita parete Nord con il suo spigolo

L08a Cima Nord-EstLa parete Nord della Cima Nord-Est 1820 m IGM

L09a il MedaceIl Campanile Medace 1586 m IGM

L10a il MedaceLe pareti Est Ovest

L11a il MedaceLe pareti Sud Ovest; e dove sulla Sud al sole è evidente la non facile via normale.

L13a Cima NE e la parete a rampa

Solo che prima noi seguimmo una vaga traccia subito in salita e sottostante la parete a rampa della Cima Nord-Est.

L12a  lo Spigolo Nord Est

La sua caratteristica Cresta e lo Spigolo precipite sui pascoli di Flop.

L15a Anticima Sud e la parete salitaQueste pause fotografiche servivano anche per prender fiato, e fino al livellarsi della traccia sotto pareti difficili; ma non a ricordare quella che sali con gli amici nel 1962, come sopra raccontato.

L16a verso l'attacco della salitaSolo che non perdemmo altro tempo perché ormai eravamo prossimi all’attacco della Direttissima.

L17a tracciatoIl tracciato d’approccio

L18 tracciatoIl tracciato della salita ed evidenziato il passaggio del masso incastrato

L19a sulla parete inizialeSul tratto di parete sottostante, e ben visibile il masso incastrato

L20a particolariL21a scultureL22a idemSculture rocciose della Grauzaria

L23a sulla parete inizialeL’amico Armando sulla parete che precede l’entrata della caverna

Solo che il tratto successivo sarà stato facile perché non ha lasciato ricordi.

L24a dalla cavernaDalla caverna le sculture rocciose

L25a uscita dalla cacernaArmando in uscita dal foro dopo il passaggio interno del masso.

L26a il traverso delle fessuretteIl passaggio in traversata delle “fessurette”; e poi fino ad incrociare un corto camino ben presto colatoio che seguimmo fino a montare su una cresta.

L27a dalla Cresta verso Grauzaria- Orpo! Sì; ma per lo spettacolo sottostante della Cresta dei Campanili Sud, e dove risalta il Campanile Cantoni anche se la Cima è stata mozzata dal terremoto.

L28a idemLa Val Aupa e il paese di Grauzaria

L29a verso GrauzariaL30a parete a rampaMan mano progredendo la cresta poggia a placca racchiusa tra pareti.

L31a particolariL32a particolariPer guadagnare tempo decidemmo di procedere alternati anche se le pareti esterne e con la poca luce per la nebbia non erano il massimo; e così fino a che raggiungemmo un pianoro di sfasciumi sottostante alcune Cime.

L33a la Cima PrincipaleSolo che non prestai attenzione alle indicazioni dell’amico perché impegnato a cercare il percorso per proseguire; e via.

L34 verso BevorchiansLa frastagliata Cresta Est, la Val Aupa e il paese di Bevorchians

L35a verso il Monte SernioIl Monte Sernio 2187 m

Così proseguimmo verso Nord prendendo quota, e con alcuni saliscendi per passare anche per le Anticime degli avancorpi importanti.

L36a Cima e anticima SEL37a La Cima e la statua della MadonnaSull’ultimo quotato 2023 m, e mentre valutavamo per dove salire la Cima Principale, Armando mi corresse perché quella di fronte era l’anticima Sud-Est 2045 m; e tutto questo perché con quella scarsa luce non risaltava la statua della Madonna sull’altra.

L38a la Cresta EstLo stesso rimontammo la parete dell’Anticima Sud-Est tenendoci sullo spigolo, e anche premiati perché l’amico non se l’aspettava di fotografare la Cresta Est.
Trovato conveniente si traversò il canale innevato, e dall’altra parte con attenzione rimontammo quelle rocce friabili la Cima Principale 2065 m: 22 maggio 1982.

L39a  22 maggio 1982Solo che lassù faceva anche freddo e senza vedere niente; e probabilmente non mettemmo niente nello stomaco per non perdere tempo.

L40a in discesaCosì, e senza cicola e ciacola, ma d’accordo, iniziammo la discesa conosciuta.

Nel Gruppo della Creta Crauzaria

Trieste 1 dicembre 2016

All’inizio della bella stagione non tornai subito sulle Crete di Palasecca perché desideravo vedere e conoscere i suoi precipiti e sconosciuti versanti sulla Val Glagnò; e anche perché non si sa mai.
Così programmai per la fine settimana per prima Gita stagionale la Cima dai Gjai che con la vicina Creta Grauzaria delimitano la detta Valle sulla sinistra orografica, per l’appunto.

ot01 Sfinge e Cima NECosì dai pascoli di Flop la vista della Creta Grauzaria 2065 m, la Cima dai Gjai 1919 m e la Cima del Laminale 1850 m.

Solo che sulla Cima dai Gjai ero già stato con l’amico Luciano Marega e…

ot02 tracciatoSì; e quella mattina il tempo non era il massimo; ma decidemmo lo stesso di salirla con la speranza che il tempo peggiorasse a salita conclusa anche perché non essendo difficile ci bastavano alcune ore; e senza perdere tempo ci portammo alla base della parete di roccia compatta e leggermente poggiata per attaccare la via di Renzo Stabile da lui fatta in solitaria nel settembre del 1948.

Solo in tempo di trovare per dove attaccarla, legarci e via.

ot03 primi tiriLa parete non era difficile, ma gli appigli erano pochi, e così fino a trovare il posto per far terrazzino; e da dove una volta riuniti salì ancora alcuni metri per traversare a destra per entrare nel canale che e la direttiva della prima parte della salita.
- Orpo! Sì, perché la dentro non trovavo un posto per far sicura all’amico; e per montare sul masso che più sopra che l’ostruiva, non mi bastava la corda.
Niente; e così uscì dal canale a destra con la speranza di trovare sulla parete un posto per far terrazzino.
Trovai a destra uno stretto gradino in salita di roccia compatta che man mano si restringeva fino ad un tutt’uno con la parete, e all’altezza giusta la fessura per le dita e mani… e per il chiodo di terrazzino; e mentre Luciano preoccupato chiedeva informazioni per il mio silenzio.
Il tempo di conficcarlo…

ot04 no xe el masimo- Ciano vien; e stà tento.
Sì, ed il traverso per il gradino non era stato facile.
La sotto non parlammo di tornare nel canale della via; invece guardammo in alto e  vedere per dove passare.
Niente; la nostra parete, per quello che ricordo, forma con l’altra a destra un ampio diedro che si restringe chiuso da uno strapiombo… mentre di lato c’è una larga fessura che dovrebbe consentirci di superarlo.
Sì; e l’attaccai, e fu una bell’arrampicata per roccia sana e con appigli giusti, e man mano verso e per la larga fessura che non ha lasciato ricordo di difficoltà.
-Ciano, mola tuto e vien!
Sì; anche per non perdere tempo per recuperare il chiodo ben conficcato.

ot05 la varianteCosì anche lui, passaggio dopo passaggio, superò la parete difficile; e sbuffando la larga fessura per arrivare sul terrazzino sopra lo strapiombo.

ot06 prima parteRiprendemmo la salita; solo che la parete non è compatta perché intervallata da cenge e traversata da canali più o meno profondi, e pertanto a vista e stando attenti ad evitare possibili difficoltà.

ot07 11 giugno 1972Così un poco per non facili corte pareti e alternandole con i detti canali, puntammo la Cresta che seguimmo fino in Cima: 1 giugno 1969.

ot08 speremo benot09 traciatoLa nostra speranza che il tempo peggiorasse una volta in Cima non avvenne; e lassù beneficiammo anche del sole, e senza darci furia d’iniziare la facile sconosciuta discesa.

ot10 tracciato discesaSacchi in spalla con il materiale d’arrampicate dentro iniziò la facile discesa per salti di roccia rotta e circondata dai mughi. Sì, non era un bel scendere dovendo aggirargli un poco per de qua e un poco per de la e fino in uno slargo detritico dove vedemmo del calpestio. Sì e no; e lo seguimmo verso Sud dove la parete era poggiata e la roccia compatta; e senza mughi.
Avevamo la corda e qualche chiodo, e tanto valeva continuare; e via.

ot11 tracciato salita e discesaTracciato della salita e della discesa

Così scendemmo per quella parete e fino a calcolare che eravamo più alti dalla base di circa 20 metri; e trovata la fessura giusta per il chiodo, in corda doppia eravamo fuori delle difficoltà da non lasciar altri ricordi.

     La seconda volta

ot12  pascoli di Flop - CopiaRicordo invece che quella mattina il tempo era bello e l’aria calda; ma raggiunto il vallone di Flop già la prima nuvolaglia iniziò ad occupare il cielo.

Non demmo importanza al probabile cambio del tempo anche perché in primavera è una costante su quel Gruppo.

ot13 itinerario d'approccioCosì, e senza darci furia seguimmo il sentiero fino al bivio con il Rifugio Grauzaria; e dove invece rimontammo la traccia per il Canalone del Portonat perché la salita in programma inizia proprio da questo.
Solo che anno dopo anno il suo fondo è peggiorato; e pertanto ognuno era libero di scegliere il suo percorso per rimontarlo.

ot14 Spigolo NWPer noi quel giorno solo un tratto e prima dell’incombente Spigolo NW perché dobbiamo superare a destra salendo una breve non facile parete che lo delimita dall’alveo del Torrente Glagnò; per l’appunto.

ot15 un poco de fiàStanchi e contenti

ot16 parete non facileFotografia del passaggio scattata da Armando in altra occasione.

ot17 la ns metaSolo che una volta oltre non ricordai nulla di quello che mi stava di fronte anche perché fatto in discesa.

ot18 la sorpresaNiente; e non ci restò che trovarci il percorso per arrivare alla base della parete aggirando la mugheta per i rilievi rocciosi anche se friabili senza o poche tracce di passaggio; e dove trovammo inaspettata una finestra ovale che guarda verso la zona del Rifugio.

ot19 la ns metaCosì, e commentando la novità arrivammo alla base della parete; e all’attacco della via evidenziata da un bollo rosso.

ot20 inizio salitaot21 nel canalinoLa sotto decidemmo di non usare la corda; e che Armando andrà davanti seguito da Rosanna, Heydi e il sottoscritto.
Non era difficile; solo un poco d’attenzione a non smuovere qualche detrito e fino ad uscire sul macereto coperto dai mughi; e poi seguire la traccia aggirandoli e così fino in Cima: 6 maggio 1993; Rosanna e Armando Cossutta e Heydi e Tullio Ogrisi.

ot22 6 maggio 1993ot23 ristoroIntanto sopra di noi nuvole minacciose ci ammonivano che non era il momento d’allungare la sosta; e anche a cadere qualche goccia, mentre da quelle intorno cadeva più fissa.
Così interrompemmo la sosta anche perché non avevamo ancora fotografato le Montagne intorno.

ot24 Creta di Palaseccaot25 ramo orientaleLe Crete di Palasecca con la diramazione orientale quasi sconosciuta

ot26 ramo occidentaleLe Crete di Palasecca con in primo piano la più alta Pale del Laris 1906 m IGM

Una volta finito il servizio fotografico, e sotto la minaccia della pioggia, non ci restò che scendere, e senza prestare tanta attenzione, e così fino ad un bollo rosso che c’invitava a seguirlo?
Sì e no; e perso per perso seguimmo altri bolli fino all’entrata di un camino che non sembrava tanto facile; e mentre gli altri due iniziarono a scendere in libera, Heydi assicurata con la corda; e via.

ot27 salita e discesaSì; e con due o tre discese, e incoraggiata dagli amici, fino alla base della parete.

ot28 relaxIntanto la minaccia della pioggia non incombeva più, e faceva anche caldo; e con quella garanzia ancora una sosta prima di scendere nel Canalone del Portonat.

ot29 son distrutaLo stesso per qualcuno la discesa è stata faticosa; e pertanto è stata d’obbligo anche la sosta alla prima acqua corrente.

La Cima Nord-Est della Creta Crauzaria

ot30 Cima Nord EstNon sarà stato nel rientro di quella giornata; ma era inevitabile che un giorno nel caso analogo non mi fermassi ad ammirare e fotografare le strutture rocciose del versante Nord-Ovest della Cima Nord-Est 1820 m IGM; e già salite.

ot31 parete Nord OvestSì; e la prima volta proprio per lo Spigolo e Cresta Nord-Est lungo la via D. Feruglio e G. Piccolo, e da noi scelta l’ultimo momento, e prima che l’amico Armando Corvini andasse a cercare fortuna in Australia; per l’appunto.
Le poche fotografie che scattammo con la sua macchina se le portò con lui.

ot32 parete NordLa seconda con l’amico Luciano Marega; e quella mattina sotto la parete Nord per salirla per la via O. Soravito, R. Stabile e G. De Lorenzi.

ot33 inizio salitaSolo che di fronte la parete, e leggendo la relazione che avevo riportato su un foglio di quaderno, non mi convinceva il possibile attacco della via.
Così rimontai a destra un salto di parete inciso da fessure e spacchi, e poi anche battagliare tra i mughi, e volgendo a sinistra sotto la pulita parete verticale.

ot34 fine difficoltàUna volta riuniti e d’accordo la salimmo perché non era difficile; e fino ad una cengia sotto un’altra verticale.
Sì; e anche difficile; ma sulla sinistra uno stretto camino la percorreva tutta formando un diedro. Altro non c’era; e ci portammo la sotto.

ot35 la xe evidenteot36 no xe malCosì alternando tratti di camino con altri per parete con calcolate lunghezze di corda arrivammo sotto la strozzatura strapiombante; e che dovrò aggirarla a sinistra per la parete. – Tien ben che vado.

ot37 tien ben che vadoEsposto e difficile fu dal terrazzino uscire in traverso sulla parete verticale, e poi rientrare a destra e raggiungere un terrazzino sopra lo strapiombo per fargli sicura.
Non mi ricordo se lo vedevo. – Ciano vien, e sta tento.

ot38 parete a diedroSolo che con la corda dall’alto lui limitò il traverso; e puntò il terrazzino.

Non mi era evidente per dove proseguire; ma la stessa parete man mano poggia a rampa e fino a che entrammo in un canalone ben presto innevato.

ot39canale uscitaPer nostra fortuna la neve non era gelata; anzi, e sprofondavamo fino ai polpacci e la fatica tagliava le gambe.

ot40 semo foraLo stesso non mancò qualche battuta spiritosa anche perché l’amico già sperava d’iniziare la discesa.

ot41 ancora un ruchot42 16 maggio 1971Niente; e dovemmo rimontare la cresta fino in Cima perché l’altra volta la discesa la iniziammo da questa: 16 maggio 1971.

ot43 rampa di discesaLa parete a rampa discesa fotografata in altra occasione.

Sulle Crete di Palasecca d’inverno

Trieste, 1 novembre 2016

… era la giornata giusta; e scendendo tranquillo anche accarezzando la possibilità di salire il Monte Palavierte d’inverno, e per quell’itinerario ben pulito dai mughi che stavo calpestando.

Solo che avevo fatto i conti senza l’oste perché quella mattina, sul tratto ripido della strada per il Pra di Lunze, e dopo i primi tornanti, c’era il ghiaccio, e non era stata facile poi fare la conversione in uno slargo per poi scendere fino a trovare verso valle lo spazio giusto sul bordo della strada per posteggiare la mia Fiat 500; e in quel tratto anche ripida.
Strada facendo a piedi, anche osservavo il punto dove abbandonarla perché più conveniente affrontare il ripido pendio per incrociare in alto il sentiero di Sella Dagna m 1020.
La strada dopo una serie di curve continuava dritta in salita?
Sì, e no; e via per il ripido versante innevato che arrivava alle ginocchia.
Sì; e avevo calcolato giusto perché una volta valicata la cresta, in discesa incrociai l’abbassamento della neve del detto sentiero, e prestando attenzione anche quello ben visibile per il Monte Palavierte perché appena pulito a fine stagione dal verde infestante.

pv01 Cuel de FurSosta e fotografia del Ricovero dei Cacciatori al Cuel di Fur.

Il Ricovero e posto proprio in una radura sottostante la prima Quota della frastagliata Cresta Sud del Monte Palavierte, e che il sentiero l’aggira con il lungo traverso verso Est. Solo che sulla piatta radura non trovai l’abbassamento sulla neve del sentiero, e trovai invece scarse tracce sul primo tratto ripido alla base della Cresta.
Così mi consigliai di stare attento anche perché già fatto in discesa e senza neve; e via.
Dopo un tratto in quota c’era un rilievo roccioso che interrompe la pendenza del pendio.
Ferma tutto perché stavo per aggirarlo alla sua base…
Niente; e così rimontai il pendio sul ripido e con affioramenti rocciosi.

pv02 nella strettoiaCosì un poco per de qua e un poco per de la aggirandogli in salita, e la sopra c’era l’abbassamento della neve, e a seguire un passaggio nella roccia che immette in uno spacco a corridoio nella parete.

pv03 eccolaDall’interno verso l’entrata.

Sì; e anche sorpreso perché la prima volta in discesa traversandolo in controluce e senza la neve non m’accorsi del caratteristico passaggio.

pv04 Cuel MauronUna volta uscito la traccia perde quota, ed io impaziente aspettavo di vedere le Montagne e l’innevamento; e così fino sull’ultima dorsale che la riprende per entrare nell’alto Vallone chiuso tra il Monte Palavierte, e dai rilievi saliti e raccontati nel mio blog per salire il Cuel Mauron 1814 m più alto per 29 m.

pv05 la parte centraleLa parte centrale dell’estesa parete che delimita il detto Vallone.

pv06 spettacoloMan mano salendo e di lato tra gli alberi spogli la vista d’ardite strutture rocciose a guardia.

pv07 la quota 1754 mLa tormentata e alta parete della quota 1754 m.

pv08 la parte centraleCammina e cammina, e il primo sole aveva raggiunto la parete centrale.

Sì, e le frequenti soste per fotografare mi servivano anche per prendere fiato.

pv09 le pareti a difesa del Cuel MauronLa successiva anche per fotografare le strutture rocciose a difesa del Cuel Mauron.

pv10 l'ampio vallone finaleCosì e senza rendermene conto anche se il bosco era meno folto, avevo raggiunto la testata quasi livellata dell’ampio Vallone cosparsa da massi di varie dimensioni.
Solo che il Monte Palavierte si trova sul lato più esterno del Gruppo e pertanto il percorso è più lungo e in salita.

pv11 cresta del PalavierteSì, e qualche bollo rosso m’invitò subito a prendere quota puntando a delle strutture rocciose che non raggiunsi perché un altro bollo mi segnalò di traversarle la sotto.

pv12 prendendo quotapv13 Cuel MauronCosì, e dopo la faticosa traversata in salita, una pausa, e ancora la fotografia dell’intaglio che dal basso sembra anche ampio; e la struttura del Cuel Mauron da toccare con mano; e via.

pv14 ghe semoCosì ripresi il traverso puntando le strutture rocciose conosciute allo sbocco del canalone.

pv15 quanto fatopv16 el porta in CimaUna volta nello slargo innevato che introduce nel canalone, ancora un ricordo per quanto fatto e con fatica; e quello che dovrò rimontare.
Solo che più avanti, e nell’ombra scura, la neve era gelata, e così anche il fondo ghiacciato.
- Orpo!  Il tempo per mettere i ramponi, e via fino al vero inizio del canalone ben pulito dai mughi e dove il sole in quella stagione arriva e non arriva. Così in quel tratto della salita non trovai ostacoli per il ghiaccio, mentre la neve compattata mi dava sicurezza.

pv17 24 dicembre 1992Non così nella parte centrale del percorso perché in alcuni passaggi il fondo era coperto di ghiaccio vivo, e perso per perso anche aiutandomi con i rami dei mughi per una maggiore sicurezza.
Più avanti e con il sole tutto diventò facile e fino in Cima: 24 dicembre 1992.

Il tempo per una frugale sosta ristoratrice e iniziai il giro di fotografie.

pv18 Sernio-GrauzariaIl Monte Sernio ed il Gruppo della Creta Grauzaria

pv19 Cuc dal BorIl Gruppo del Čuc dal Bôr

pv20 Cuel MauronIl Cuel Mauron

pv21 verso le Prealpi GiulieVerso le Prealpi Giulie

pv22 verso la pianuraVerso la pianura

pv23 verso le DolomitiVerso le Dolomiti

pv24 quota 1754 mLa sconosciuta Quota 1754 m

pv25  forsi un giorno...La stessa quota dalla prima parte della discesa… e forse un giorno.

pv26 piantinaPiantina

Poi via la macchina fotografica per non rallentare la lunga discesa che non ha lasciato ricordi.

Ricordo invece che sono con tutta la mia famiglia davanti il Presepio e all’Albero nell’attesa della Mezzanotte a completare quella giornata indimenticabile.
Solo che quel ricordo mi tentò anche per la possibile salita del Cuel Mauron 1814 m; e sopratutto contando sul percorso tracciato che mi avrebbe facilitato l’approccio.
Sì; ma per non rischiare sul passaggio chiave almeno con un compagno.

Il caso aveva voluto che in quella stagione estiva avessi incontrato nella nostra Palestra della Napoleonica un giovine ancora studente che s’allenava solitario; e nelle pause cicola e ciacola ci conoscemmo. Sì; e anche il suo papà arrampicava…
Si chiama Violin, e indossava o esponeva sempre qualcosa di color viola, mi confidò.
Il fatto che mi sia ricordato di lui era già una promessa; solo che dovevo telefonargli.
Probabilmente nell’elenco c’era un unico Violin; e cicola e ciacola alla fine ci mettemmo d’accordo per il giorno 28.

La salita

In quei pochi giorni nulla era cambiato sulla Montagna, e così posteggiai la mia datata Fiat 500 nello stesso punto; e sulle orme ghiacciate rimontammo il ripido pendio, e fino ad incrociare quelle in quota; e con gran gioia dell’amico senza le racchette da sci, e non preparato per l’impresa.

pv27 sulla mia tracciaSì, e tanta che vista la mia macchina fotografica a tracolla desiderò fotografarmi sulla traccia.

pv28 Cuel de FurInvece nella sosta al Ricovero dei Cacciatori, levò dal sacco la sua, e ancora con pochi scatti si scusò.

Sufficienti perché l’altra volta abbondai, e nella mia c’era lo stesso rollino.

pv29  nell'intaglioIl passaggio nello spacco.

pv30 xe fadigaCammina e cammina, e una volta usciti dal bosco sul ripido pendio la mia traccia s’era livellata; e su quella appena lasciata l’amico faceva fatica a procedere.

pv31 qua xe meioCosì, e senza darci furia montammo sulla testata quasi livellata del Vallone scarso di neve; e dove intuivamo la traccia del sentiero dando all’amico il passo giusto per riprendersi.

pv32 per ricordarseCosì contraccambiò fotografandomi sul rilievo erboso roccioso esterno alla traccia del sentiero.

pv33 quanto fattoSolo che più avanti dovemmo abbandonarla per continuare dritti puntando il ripido pendio per raggiungere l’intaglio conosciuto.

pv34 l'intaglioPer una migliore lettura la veduta dell’intaglio con il Cuel Mauron.

pv35 M.te Sernio e C. GrauzariaDall’intaglio il Monte Sernio e la Creta Grauzaria.

pv36 inizio della salitaNoi evitammo d’avventurarci per l’invitante pendio nevoso; e una volta calzati i ramponi e aggirato il tratto che sapevamo invaso dai mughi, volgemmo alla cresta conosciuta.

pv37 la neve tienSulla neve compattata della cresta procedevo veloce e calcando le mie tracce per favorire il procedere lento del giovine amico, e così fino a che riconobbi il punto per scendere; e una volta riuniti scendemmo con attenzione sulla stretta cengia che ci portò alla base della liscia parete.
Solo che la sotto, e mentre levavo la corda dal sacco, lui si offrì da farla da primo; e una volta confermatolo, gli passai il capo della corda perché si legasse, e via.

pv38 no xe facile el traversoSì; e in stile Napoleonica superò il tratto di parete difficile per poi traversare sulla stretta cengia a rampa coperta di neve compattata fino a rimontare l’altra in salita.
Solo che non vedendolo ci tenemmo informati a voce; e d’abbandonarla per rimontare il canalino che porta sulla cresta; e fino a Tullio vien per informarmi che aveva trovato un terrazzino per farmi sicura.
Una volta riuniti solo il tempo per commentare il passaggio; e per non perderne altro, restammo legati fino in Cima: 28 dicembre 1992.

pv39 28.12 1992  Violinpv40 ciapime ben

Solo le due fotografie perché avevamo ancora pochi scatti di pellicola; e scendemmo veloci fino a terrazzino utilizzato sopra le rampe; e come da lui desiderato io scenderò per primo: – Tien ben che vado.

pv41 primo tratto della rampaSulla rampa superiore con lo sfondo della Val Glagnò.

Così, e come in salita con le mani sulla roccia e i piedi nelle tacche prestando scesi alla sosta assicurandomi ai rami dei mughi per fargli sicura; e lo stesso vale anche per la discesa del giovine amico.
Una volta riuniti perdemmo solo il tempo per mettere la corda e la feraza nel sacco; e via in salita sulla nostra traccia e presto in cresta e al sole.

pv42 la se fataLassù si sprofondava nella neve; e così ognuno si scelse la sua discesa; e una volta nell’intaglio anche attesi il suo arrivo giustificato dalla stanchezza.

pv43 il primo ristoroSolo che non ci andava di sostare nella neve; e riprendemmo subito la discesa puntando in basso dei macigni al sole.
Sì; e l’amico felice dell’impresa desiderò anche fotografarmi.

pv45 l'intagliopv45 tracciatopv46 piantina

Alpinismo sulle Crete di Palasecca

Trieste, 1 ottobre 2016

Sì; quel giorno le avevo intraviste a lungo nell’attesa che il tempo migliorasse dopo aver rinunciato la salita alla Cima della Creta Grauzaria; e anche promettendo che sarei andato a conoscerle perché la Castiglioni in mio possesso non dava tanto spazio al Gruppo; e così anche per queste Cime non mi restò che aspettare la promessa riedizione.

Una volta in mio possesso non corsi subito per salirle; e solo per vederle programmai la salita del Monte Sernio 2187 m, per lo spigolo NW partendo dal Pra di Lunze m 910.

Era una giornata bellissima, e tanto che non persi tempo a fotografare le prime quote nascoste dalla vegetazione e o nell’ombra scura; e via.
Tutto diverso e al sole una volta sul bordo del vasto ghiaione basale delle Crete, e per riprenderle meglio anche lo rimontai un tratto.

pm01 panoramicaPoi le brevi traversate nel verde riposante delle Malghe Palasecca di Sotto m 1093 e di Mezzo m 1126, e il traverso del ghiaione per incrociare il sentiero per il Rif. Monte Sernio m 1419; e senza fermarmi fino ad un intaglio di cresta dove decisi l’approccio avventuroso in quota allo Spigolo NW.
Sì, e già salito il primo di giugno del 1969 con l’appena conosciuto Luciano Marega proprietario dell’automobile, per l’appunto; e d’altri amici che non ricordo, e iniziando dall’Osteria del Manzio a Bevorchians.

Così iniziai tranquillo la salita anche perché sulla roccia c’erano evidenti tracce di passaggio e qualche bollo rosso; e cosi fino in Cima: 21 agosto 1992.

pm02 Pale del LarisNon ero il solo; e alcuni alpinisti stavano proprio commentando rispettosi il Gruppo delle Crete di Palasecca.
Nella discesa rifeci lo stesso itinerario fino all’attacco della parete, e dove e per non perdere quota, valutai conveniente traversare in discesa lungo la parete W: e via.
Così traversando per le cenge sottostanti e per quelle soprastati, e con alcuni tratti di non facile arrampicata, scesi sul ghiaione basale più alto del sentiero.
Così fotografai alcune quote della Palasecca poco visibili dal sentiero completando quanto propostomi.

pm03 panoramicaRestava solo di tornare alla Sella di Pra di Lunze; ma per evitare il ghiaione preferì traversarlo e scendere per la bassa vegetazione.
Così, e cercando i tratti erbosi, nella mugheta trovai una piccola radura dove sgorgava l’acqua che si sperdeva in un canalino tra il verde.
Alt, e ferma tutto perché stavo patendo la sete; e anche per terminare le ultime provviste.
Una volta rinfrancato decisi di scenderlo mantenendo la direzione, e fino ad incrociare il sentiero della mattina.
- Xe fata! Mi girai verso le Crete di Palasecca in ottima luce per un’altra fotografia. Solo che intorno al collo la macchina non c’era più; e così anche nel sacco: persa.

pm04 Piantina correttaA casa, e con la Guida aperta, e contando su quello che avevo visto, decisi di salire il Monte Palavierte 1785 m; e per il non facile canalone Nord salito U. Leschiutta, Celeste Simonetti e Roberto Simonetti il 20 aprile 1981.

Così quella mattina di sabato dalla Sella di Lunze m’incamminai per la strada bianca alla ricerca del canale d’approccio; e lo trovai anche subito, ma ricco d’acqua.
Niente; e tornai un tratto sui miei passi, e poi dritto per il pascolo fino vederlo… in quel punto più largo e piatto con un velo d’acqua; e che più avanti si sperdeva nella vegetazione ormai senza acqua, e così fino a trovarlo chiuso da un dosso roccioso che non è stato facile da superare. Poi seguì una traccia che mi portò sul bordo di un pianoro quasi circolare coperto da bianco detrito, e in parte chiuso da pareti ancora nell’ombra scura.

pm05 canalone Sud- Orpo! Sì, e anche stretta al cuore perché la più vasta di fronte è divisa in due parti dal canale verticale che dovrei affrontare.
Una volta la sotto, e con luce migliore, il canale non mi sembrò il babau intravisto, e risaltava anche il masso incastrato che aspettava la sfida.

pm06 dal terrazzino con iò massoCosì anche la roccia levigata del canale, ma con gli appigli giusti: e via convinto in bell’arrampicata un poco per de qua e un poco per de la e fino sul ripiano detritico sottostante il masso poco più di mezzo metro; e da dove fotografai quanto fatto.

pm07 paso sotoPoi mi rivolsi al masso e iniziai salirlo… niente.

pm08 da sopra il massoCosì sconfitto non mi restò che umilmente passagli sotto e superarlo internamente; e montandogli sopra anche per fotografare quanto fatto.

pm09 qua xe facilepm10 spettacoloDal masso passai sulla parete che man mano diventa facile, ma su roccia sporca di detriti, e fino entrare in un canale che poggia gradatamente all’intaglio che lo chiude, ma ingentilito da piante verdi.

pm11 forse il PalavierteFatto il punto, non mi restò che salire la facile cresta di lato, e così fino in una piccola radura sospesa ricca di vegetazione sottostante una cresta di roccia bianca che poteva anche essere la Cima? Così mi tenni la sotto rimontando l’evidente percorso dei camosci.

pm12 non manca che la nebbiaSolo che improvvise arrivarono delle nebbie a complicare la situazione allarmandomi.
Invece com’erano arrivate se me sono anche andate, e mentre ero arrivato in un intaglio tra due quote rocciose.

pm13 l'AmarianaCosì, e per non perdere il momento fotografai subito l’Amariana proprio di fronte.

pm14 semo venudi de laDall’intaglio anche la piccola radura sospesa.

pm15 devi eser questoPer completare le novità fotografai anche lo spigolo arrotondato della quota in parte rocciosa incombente; ed iniziai a scendere perché la mia Meta è coperta dalla quota opposta; e man mano scendendo anche guardando intorno…

pm16 Cuel Mauronpm17 no par vero- Orpo! Ferma tutto perché verso Est su una cresta scura e in controluce risalta un buco! Sì, e che mi tentò, e tanto da cambiare il programma per andar a veder la novità; e via.

pm18 tracciatoSolo che non conoscevo quella Montagna; e dovetti prima aggirare scendendo la base del detto spigolo incombente di roccia difficile; e poi cercare un percorso sul versante infestato da mughi, e così fino sulla cresta che porta in quella direzione.
Ancora solo un tratto perché man mano la mugheta dirada, mentre la cresta prende quota e diventata difficile.
Niente; tornai sui miei passi fino a vedere sottostante il versante Nord, una stretta cengia rocciosa che prometteva; e senza pensarci due volte ero la sopra.
Sì; continuava il traverso fino ad esaurirsi sovrastata da una liscia parete; e via.
Una volta la sotto pensai alla rinuncia; ma anche a trovare qualche possibilità per continuare.
Era la giornata giusta perché c’era; solo che dovevo salire una decina di metri e traversare.
Sì e no; e con cautela affrontai la parete, e fino a vedere l’inizio di una cengia; e che raggiunsi con un traverso non facile.
Solo che era stretta, ghiaiosa, poi in salita e sul vuoto; e al suo termine passare sull’altra sempre in salita, ma in senso opposto.
Intanto la parete incombente gradatamente termina delimitata da un corto canalino con alcuni gradini insicuri che rimontai fino sulla cresta; e costruendo subito l’ometto per il ritorno.

pm19 quanto fattoCosì anche la foto per documentare quanto fatto.

La cresta e subito solcata nella sua lunghezza da un facile canale; e lo rimontai fino sulla cresta, e cercando il percorso migliore arrivai sul punto più alto e senza traccia d’ometto del Cuel Mauron 1814 m: 7 settembre 1992.

Niente sosta; e via per la corta mugheta seguendo una non recente tagliata dei grossi rami; e a seguire tenendomi sul limite della cresta fino a trovare l’intaglio giusto per scendere e poi montare sul masso a ponte che forma il buco.
Volevo anche fotografarlo; ma non trovai l’inquadratura giusta, e per non perdere tempo rinunciai.

pm20 7 settembre 1992Così tornai veloce sulla Cima per costruire l’ometto e per la fotografia.

pm21 tracciatoPoi un giro di fotografie che nel tempo si sono rovinate; e tanto da non poterle pubblicare.

pm22 quote sconosciuteSosta breve perché l’invito a tentare le Quote sconosciute e senza nome di fronte fu più forte; e via veloce in quella direzione.
Poi la solita vocina mi consigliò che era il caso di rimandare il tentativo; e di finire quello programmato. Giusto; e ritornai sulla Cima.

pm23 M.te Sernio Cresta PalaseccaIl Monte Sernio e la Cresta della Palasecca

pm24 intaglio Cresta e Monte PalaseccaL’intaglio con il Monte Palavierte

pm25 Monte PalavierteIl Monte Palavierte dove è evidente il percorso per salirlo

pm26 verso la pianuraLa cresta che degrada verso la pianura

Scendendo dal Cuel Mauron prestai attenzione per non mancare l’ometto; poi la cauta discesa per le due cenge opposte marcandole con le pedule per un possibile ritorno.
A seguire la discesa difficile della corta e liscia parete.
Sì; e più avanti e sulla cresta, e come osservato in salita, scesi per le facili rocce dove la mugheta era diradata, ed in traverso sull’erba, e ben sotto l’intaglio puntando l’inizio del marcato sentiero di salita sul Monte Palavierte difeso da una breve mugheta; e via.

pm27 Cima  PalavierteRestava solo, e senza darmi furia, di salire il sentiero appena pulito dai mughi fino in Cima: 7 settembre 1992.

pm28 Cuel MauronIl Cuel Mauron appena salito

pm29  quota 1736 mLa quota 1754 m; la più alta delle senza quota e o senza nome

pm30 Pra di LunzePanoramica con sottostante il Pra di Lunze, e base di partenza

La veloce discesa dalla Cima per il rifatto sentiero che continuava così verso Valle era il massimo.
Sì; era la giornata giusta; e scendendo tranquillo anche accarezzando la possibilità di salire il Monte Palavierte d’inverno contando su questo percorso.
Il sentiero poi traversa a lungo quasi in quota con dei passaggi unici; e fino al ritrovo o rifugio di cacciatori.
Così, e forse perché distratto, seguì il sentiero fino a che capì che era quello per Sella Dagna m 1020, mentre io dovevo scendere al Pra di Lunze.
- Orpo! Poi perso per perso, anche perché il sentiero scorre prossimo alla cresta boscosa non mi restò che rimontarla, e scendere per l’altro il ripido versante puntando in quella direzione, e raggiungendolo anche presto.

pm31 PIANTINA

Il Campanile Cantoni… mancato

Trieste, 1 settembre 2016

La prima volta

Il bel tempo stabile del mese di Dicembre 1981, era previsto che continuasse anche nel mese di Gennaio 1982; e così, e nella previsione di un prossimo tentativo alla Croda di Tacco già concordato con l’amico Rinaldo Sturm, per far gambe mettemmo in programma la salita del Campanile; e a farci compagnia ci sarà pure la sua fidanzata Barbara Sablich.

1 panoramicaQuella mattina posteggiammo all’Osteria di Grauzaria; e base di partenza per salire al Gran Circo o Plan de la Creta, e con sorpresa al bivio per una buona traccia fino al rilievo alberato.

2 Barbara e RinaldoSolo che ancora prima Barbara si lamentò che gli scarponi gli erano stretti; e sul tratto ripido del sentiero rinunciando a proseguire.
Niente; e lei tornerà lentamente alla macchina ad aspettarci.

3 ghiaione innevatoNoi invece riprendemmo e di buon passo, e fino alla base del ghiaione nell’ombra scura; e sovrastato dal completo versante Sud-Est al sole.

4Lo stesso panorama ripreso più sopra dopo un tratto ripido.

5 Cuc dal Bor e CjavalzQuello ripreso verso Valle con il Čuc dal Bôr 2125 m, e l’innevato Cjavalz 2098 m.

6 tintarella7 sosta al solePoi non proseguimmo dritti per il fondo innevato perché troppo molle; ma lungo il bordo interno dove la neve era ancora compattata anche se costava fatica tanto da usufruire da brevi soste.

8 versante N del CampleCosì, e fino ad avere a fianco la parete Nord del Campanile con la base percorsa da cenge che ci faciliteranno la salita; e più sotto anche il passaggio per arrivare.

9 Anticima SudNoi accettammo; e nel traverso anche lo spettacolo dell’Anticima Sud 2023 m.

10 se cominciaUna volta oltre, e per dare un poco di riposo all’amico, continua il traverso fino nello slargo innevato che dovremmo salire per poi tentare la Cima.

11 semo sotoSì; e per dare anche un poco di riposo all’amico perché lui vuole andare da primo.

Solo il tempo per metterci in cordata e iniziò il traverso dello slargo innevato, e fino alle rocce affioranti per far terrazzino.

1213Così documentai la delicata traversata dello slargo del canale andandogli incontro.

14 ancora un tiroNiente; restava solo di rimontare il canale evitando i tratti ghiacciati un poco per de qua e un poco per de la.

15 che fadigaCosì, e fino all’uscita laboriosa dal canale.

Una volta fuori ci avvicinammo alla parete del Campanile per vedere per dove salirla, ed in particolare la parte terminale più danneggiata dal catastrofico terremoto nel Friuli del maggio 1976.
Sì; non era il massimo per tentare di passare per quelli spacchi friabili, e senza vedere qualche chiodo bene infisso. Così rinunciammo.

16 panoramica Gran Circo17  idemPer me essere lassù per la prima volta, anche se non sulla Cima del Campanile, fu già motivo di soddisfazione; e appagato dall’impensabile panorama invernale del Plan de la Creta o Gran Circo con i miei ricordi.
Gli ultimi due scatti per il panorama… e niente Campanile Cantoni.

Tanto tornerò; promesso.

18 tracciatoLa seconda volta.

… e questa volta con l’amico Armando Cossutta; e per il Primo Maggio 1982.
Posteggiata la macchina all’Osteria di Grauzaria, via per la stradina conosciuta a prendere sentiero.

19 panoramicaCosì, e man mano in salita la sosta per Armando per fotografare, e queste senza la neve, il Čuc dal Bôr 2125 m, ed in primo piano il Masereit 1459 m, con la sua vasta parete incombente sulla Val d’Aupa.

20 i Campanili21 panoramicaCosì anche dal bordo del Plan de la Crete verso i Campanili Sud.

22 panoramica23   panoramicaSolo che sul ripido ghiaione le pause erano frequenti; e anche l’occasione per qualche scatto con la nostra Meta.

24 panoramicaCosì anche per l’Anticima Sud.

25 panoramicaDalle rocce basali del Campanile la Val D’Aupa con l’abitato di Grauzaria.

26 sotto el Campanil27 verso l'attaccoSolo che la salita nello slargo iniziale del canale senza neve richiese attenzione e fatica; e dovemmo stare sotto la parete prima di traversare verso il canale ancora innevato.

28 ghe semoIl tratto finale della parete con i canali ancora innevati; e tanto che procederemo in cordata.

29 con il fondovalleArmando impegnato nel tratto misto.

30 prometi benLa parte finale della salita.

31 per canalini finaliPer gli insidiosi canalini d’uscita.

32 quanto fattoCosì, e prima di portarsi sotto l’ultimo tratto del Campanile, Armando riprese il percorso completo.

Invece una volta sotto il Campanile, cicola e ciacola decidemmo la rinuncia alla sua salita.

Stavo guardando le caratteristiche strutture rocciose viste nel tentativo invernale; e che m’invitavano a salirle. – Armando; e xe andasimo a veder?
Sì; solo che prima dovevamo trovare la via per avvicinarle, e poi vedere per dove salirle.
Non direttamente, ma per una parete di roccia chiara in versante Sud potevamo avvicinarle; e ci mettemmo in cordata e via.

33 Campanile MedaceCosì nella salita anche fotografai il Campanile Cantoni.

34 provemo per de quàA seguire dalla sosta Armando sulla parete di roccia chiara.

Più avanti la parete verticalizza volgendo al rosso giallo, ma lasciando giusto un corridoio per salire, e fino ad una stretta cengia o gradino di roccia compatta; e che noi seguimmo fino all’inizio di un pilastro a gradoni che volgeva verso la nostra Meta.

35 semo subito in CimaNon ci demmo furia perché la stanchezza si faceva sentire; e gradone dopo gradone fino sotto l’ultimo, e dove attesi la salita dell’amico per salire insieme sulla piazzola finale che sostiene le due differenti strutture.

36 1 maggio 1982Lui contraccambiò riprendendomi sulla piazzola.

37 Campanile MedaceIl campanile Cantoni

38 se stà scomodiSul facile ma scomodo monolito.

39 preferiso cosìMeglio così

Cicola e ciacola anche decidemmo di scendere in cordata perché Armando desiderava fotografare quanto fatto in salita; e che per una migliore leggibilità ho raggruppato con quelle fatte in salita.

40 panoramicaLa foto ingrandita con il monolito della Cima, e di lato una parte della parete caratterizzata dal portale.

41 particolariLo stesso per la sola parete.

42 particolari della parete a fiancoNella discesa l’intera parete cauterizzata dal portale.

43 particolariSì; e quasi un tutt’uno con un’altra meno compatta da formare una Cresta.

44 fine del crestoneCresta che continua per poi scendere ad un intaglio?

45 no xe facileIntanto eravamo all’inizio del pilastro confermato dal nostro ometto; e senza perdere altro tempo seguimmo la stretta cengia o gradino di roccia compatta fino al suo termine evidenziato da un residuo di neve. Sì; e più sotto anche da filo d’acqua sufficiente per dissetarci.

46 in discesaCosì da quel terrazzino assicurai la discesa dell’amico per la stretta e non facile parete rosso giallo.

47 vado avantiLo stesso sulla parete di roccia chiara.

48 meritavaGli insidiosi canalini appena scesi; e prima di affrontare il canale di sfasciumi.

49 stanco ma feliceStanco ma felice.

50 tracciatoQuanto fatto.

La Croda Ultima del Leone

Trieste, 1 agosto 2016

In quelli anni avevo letto sulla nostra Rivista Le Alpi Venete il racconto di Vincenzo Altamura della sua salita su questa Montagna; e completato dalla sola fotografia della parete.
Sì; e anche se quest’ultima non era tanto leggibile, fu sufficiente a farmi prometterle di salirla una volta pubblicata la relazione.
Non mi diedi furia; e la trovai riportata nella nuova pubblicazione della IV Edizione del 1982 Dolomiti Orientali – Volume Secondo – C.A.I. – T.C.I.
Non persi tempo; e un giorno cicola e ciacola con l’amico Armando Cossutta la mettemmo in programma perché nelle nostre possibilità; solo che all’inizio di stagione c’era il problema dell’innevamento.

C01 panoramica coloriNiente; e mettemmo in programma la salita della più bassa Cima Stalla 2100 m per meglio conoscere quelle Crode.

Quella mattina posteggiammo l’automobile sul piano della Val Merluzzo, e oltre il posteggio per il Rifugio Pordenone, per proseguire a piedi.
Poca cosa perché trovammo subito il sentiero con il bollo rosso per la Val Monfalcon di Cimoliana.

C02 - CopiaPrendendo quota a chiudere la Valle le Cime del Lavinal 2063 m, ed a far da sentinella la Cima Urtisel Ovest 2264 m.

C03 - CopiaA chiudere il panorama ed incombente, la Cima Stalla ancora con la vasta parete nell’ombra scura; ma lo stesso vedemmo lo spacco giallo (la stalla per i camosci) a giustificarne il nome.

C04 - CopiaPiù avanti, ed oltre la Valle d’arrivo, il Col Meluzzo 1862 m, sovrastato dalla Cima Sboada 1996 m, e con dietro le Cime Postegae 2346 m; e di lato distaccato il Campanile Gambet 2025 m.

C05 - Copia

Intanto avevamo aggirato la parete; e diradatasi la vegetazione finalmente la vedemmo.
Sì; sembrava difficile, e proseguimmo aspettavamo di vedere un tratto poggiato per attaccarla.

C06 ArmandoIniziammo la salita per un invitante slargo tra i mughi; e più sopra un poco per de qua e un poco per de la alternando brevi salti di parete e cenge di sfasciumi anche innevate tra questi.

C07 - CopiaSolo che questo andare, altre che faticoso, ci portò a sinistra, e a segnalarselo c’era tutto a destra, ed oltre questo tratto misto, un canalino innevato al sole che puntava in alto forse la Cima.
- Orpo! Sì e no; e rinunciammo.
Così a ritroso fino ad un belvedere al sole; e per fotografare.

C08 - CopiaMonfalcon di Montanaia 2548 m

La più elevata del Gruppo Spalti di Toro e Monfalconi.

C09 - CopiaMonfalcon di Montanaia

C10 - CopiaCroda Cimoliana 2408 m

C11 - CopiaPanoramica delle Cime

C12Il Cadinut di Cimoliana

C13Cima Meluzzo 2188 m

C14  Cima StallaPanoramica

Pertanto sosta lunga; e discendemmo con un bottino di fotografie.

Ritornammo impazienti il mese successivo; ma per tentare la salita della Croda Ultima del Leone.
Solo che quella mattina trovammo le Montagne intanfanade; e così, e senza perder tempo, sacchi in spalla non ci restò che incamminarci per la strada bianca, e a seguire a sinistra il sentiero che puntava la Valle Cimoliana nascosta dalla nebbia.
Pertanto più avanti nessuna fotografia della Cima Stalla e di quelle intorno, e senza darci furia.

C15 particolariRiprendemmo la salita per questo che dopo un tratto ripido tende a poggiare sotto incombenti pareti in parte libere dalle nuvole chiare; e più sopra che coprono le montagne dove si evidenziano minacciose strutture e pinnacoli, e fino all’altezza della nostra Croda.

C16 Creata e Croda Ultima del LeoneOrpo! Sì, perché quello che vedemmo a lato non era il massimo anche se le fotografie non lo danno a vedere; e non bastava il ricordo della fotografia vista sulle Alpi Venete per tentare la salita.

C17Cicola e ciacola; e intanto le nuvole nel loro lento progredire s’erano alzate scoprendo la base della Croda ricamata da residui di neve; e giusto quel tanto perché vedessimo una possibile via di salita.
Sì; perché sul vasto ghiaione di fronte risaltava sulla sua superficie una fascia detritica indipendente che man mano arcuandosi e restringendosi, andava per conto suo puntando la base della parete appena visibile dove s’intravedeva oscuro un possibile canale dove originava.
Non ci pensammo due volte; e speranzosi la rimontammo fino alla base della parete solcata da uno stretto canale ancora innevato dove s’origina.
L’ambiente con la scarsa luce non era il massimo; ma lo stesso accettammo l’invito, e procederemo a brevi tirate di corda.

C18 canale camino inizialeIl tempo di metterci in cordata e rimontai il canale innevato e fino al restringimento dove aspettai l’amico.

C19 prometi benUna volta riuniti passai oltre, e rimontai dei massi incastrati fino sotto l’ostruzione a tetto dove per sicurezza aspettai Armando.

C20 no xe dificile- Tien ben che vado.
Fortuna volle che su quelle pareti umide non mancavano gli appigli per i piedi che mi facilitarono il suo superamento.

C21 te gavevi ragionIl canale continuava sempre stretto con il fondo di mobile detritico; e al primo incavo della parete feci terrazzino per assicurare l’amico.

C22 uscita caminoPiù avanti il canale s’allarga a imbuto; e proseguimmo a sinistra fino ad una cengia che dopo pochi metri termina nel vuoto.

C23 le09 Cima StallaC24 verso Cima StallaC25 verso Cima StallaVerso la Cima Stalla

Sì; e avevamo deciso giusto perché dall’altro lato la cengia riprende sovrastata da strutture di roccia difficile e friabile.
Solo che la cengia raggiunta è anche un belvedere sul Cadinut di Cimoliana; e tanto che decidemmo la sosta fotografica rimandando per dove riprendere la salita.

C26 verso Croda CimolianaPrima del Cadinut verso la sola Croda Cimoliana 2406 m, essendo coperto dalla nuvolaglia il Monfalcon di Forni 2453 m, il più elevato del Gruppo.

C27 il Cadinut di  CimolianaIl Cadinut di Cimoliana

C28 Cima d'Arade e Forc. FerrucciLa Cima d’Arade 2503 m, e la Forcella Ferrucci m 2310

C29 P.ta Mantica Cima d'Arade e Punta KoegelLa Punta Mantica 2500 m, la Cima d’Arade2503 m, e la Punta Koegel 2330 m

C30 panoramicaPanoramica

C31 panoramicaPanoramica

La visibilità non era il massimo; e per fotografare le Montagne che contornano il Cadinut dovemmo assecondare il movimento delle nuvole, e nei momenti favorevoli anche fotografare le pareti incombenti della Cresta del Leone dove dovremmo riprendere la salita.
Solo che per lo scherzo ottico di sovrapposizione sembrano la loro continuazione; e che mi ha creato confusione nello stendere il mio Blog.

C32  la parete finaleSì; e la sotto risaltava ancora una macchia di neve; e a lato una serie di pilastri e pareti difficili dove la cengia restringendosi continuava con vari saliscendi.

C33 particolari della pareteA completare l’immagine la cresta arricchita da un monolito.

Nella lunga sosta, e per quanto visto, decidemmo d’andare a vedere le scanalature della parete con sottostante l’unico residuo di neve che ci faceva l’occhialino.
Volle andare per primo Armando per continuare il suo servizio fotografico, e anche per districare la corda percorrendo la cengia.

C34 traverso sulla cengiaLa prima parte della cengia percorsa.

- Tullio, vien. Sì; ma non fu proprio una passeggiata sul ripido e mobile detrito.

C35 sotto il caminoArmando sotto le scanalature.

Una volta riuniti andai a vedere la prima scanalatura ben presto chiusa da strapiombi: niente.
La seconda era fattibile; solo con l’inizio difficile e che dovrò aggirare sulla destra.

C36 ciapime ben- Tien ben che vado.

Un paio d’innalzamenti; e traversai la parete liscia e sbrecciata sopra le difficoltà fino nella scanalatura che man mano s’allarga a gradinata fino ad un’altra a cengia sottostante l’ultima parete verticale e difficile.
Poi osservando bene la cengia intravidi più avanti la possibilità di salirla.
- Armando vien che semo fora.
Sì, anche per avvisare l’amico che le difficoltà erano finite.
Così, e senza darsi furia, sbucò dalla scanalatura raggiungendomi sulla cengia.
Sì; e per non perdere tempo restammo legati, e rientrammo verso il centro della parete cercando per dove rimontarla.

C37 particolareCosi anche vedemmo la struttura rocciosa dell’immagine sopra riportata.

Più avanti seguimmo a destra un canalino obliquo fino sulla cresta quasi piatta coperta da medio piccolo detrito; e che si dilungava verso Est prendendo quota, e dove nella nebbia risaltava una Cima; mentre a sud-Ovest perdeva quota nella nebbia?

C38 Rami di BricaIntanto Armando aveva fotografo nell’altro versante senza nebbia il Campanile Gambet 2025 m.
Sì, la nostra situazione non era il massimo anche perché sul primo tratto di cresta s’intuiva un possibile intaglio.

C39  20 giugno 1982Così, e senza slegarci, ci accontentammo della quota raggiunta: 20 giugno 1982.

Sosta, le foto ricordo, e nelle schiarite quelle dei Monti intorno.

C40 Campanile Gambet 2025 mPanoramica con il Campanile Gambet e con altre luci.

C41 verso Val MeluzzoVerso la Val Merluzzo con in primo piano la Cima Stalla in parte coperta dalla nuvolaglia.

C42 Gruppo  PramaggiorePanoramica del Gruppo del Pramaggiore

C43  A. CossuttaC44  T. OgrisiC45  C. dei PecoliLe Cime Barbe 2303 m, Porton di Monfalcon, dei Pecoli 2352 e Urtisiel Ovest 2264 m.

C46 Cime sconosciutePanoramica… di Cime sconosciute.

Finito il servizio fotografico si presentò il problema della discesa, anche perché non sapevamo in che punto della Cresta eravamo usciti; e con la Montagna intanfanada tanto valeva scendere per la cresta raggiunta tanto eravamo sempre legati; e via.
Man mano scendendo la cresta accentuò la pendenza lasciando a destra la diramazione frastagliata e friabile con la Cima Stalla.
Sulla nostra invece gli appigli anche se scarsi, erano sicuri, e così fino a trovarci in un canale quasi piatto.
Non ci pensammo due volte; e continuammo per questo anche se il suo sbocco non era ben definito, ma più avanti sufficiente per farmi esclamare: – La Forcella della Salvezza.

C47 Crode BiancheSì; ma non una Forcella, perché una volta allo sbocco vedemmo, anche se nella nebbia, uno slargo di sfasciumi delimitato da un caos di strutture rocciose in disfacimento; e la sagoma di una Montagna?
Nella foschia La Cima Bianca 2175 m.

C48 Crode BiancheCerto, non era il massimo, ma confidando in un possibile canale d’uscita riprendemmo la discesa per i rivoli di sfasciumi fino a vederlo. – Xe fata!

C49 no resta altroCosì, e senza darci furia, puntammo al suo imbocco; e con di fronte il Campanile Gambet a salutarci.

C50 particolariRiprendemmo la discesa senza darci furia sottostanti pareti verticali.

C51 no par veroLo sbocco del canale.

C52 ancora un poco de fiàArmando forse nell’ultima pausa.

C53 tracciatoTracciati

Bulgaria, II parte: 10 sett. 1972

Trieste, 1 luglio 2016

Così quella sera, ma probabilmente già nella discesa della parete, “Zorro“ ci comunicò che domani sarà un giorno di riposo; e così andremmo in visita al Monastero di Rila dove e durante l’occupazione Turca era stata salvata la loro Cultura.
Certo; e restammo anche sorpresi perché eravamo convinti d’essere venuti solo per arrampicare; mentre loro avevano anche messo in programma alcune visite Culturali con l’accompagnatore “Zorro” che era professore e uomo di cultura.
Solo che di questo ci rendemmo conto nel viaggio di ritorno ripassando quanto fatto e visto con lui in quei giorni; e non lo dimenticheremo il brav’uomo.

Così ce la prendemmo comoda, e partimmo a metà mattina in abiti civili.
Viaggio monotono per una strada stretta, e con tratti in salita e tracciata nella fitta vegetazione e senza incrociare nessuno, e così fino ad un pianoro erboso circondato da alture coperte da fitta vegetazione, e subito il Monastero di Rila.
Il tempo di metterci in ordine, e via con il nostro accompagnatore a farci da cicerone.

bu32 Rila-Santuario

bu33 particolari

bu34 particolari

bu35 particolari

bu36 particolari

bu37 particolari

bu38 particolariPer la giornata successiva non c’erano altri impegni; e lungo la strada del ritorno formammo le cordate, ed io sempre con Fabio Covacich.

bu39 settore con tracciatiCosì la mattina una scorsa alle Tabelle, e decidemmo per la via Besingi di V°; e su un’altra struttura rocciosa della Falesia.
Una volta individuata ci portammo la sotto, e dove un diedro di roccia chiara era l’unica possibilità per superare il primo salto di parete.
Così nei preparativi cicola e ciacola anche la sua richiesta di fare tutta la salita da primo.

bu40 sulla BezinghiFabio nella salita del diedro facilitata dai suoi arti inferiori.

bu41 xe dificileNon cosi più sopra dove il diedro diventa difficile, e si arrampica sulla parete esterna.

bu42 ultime difficoltàNon ricordo per quante lunghezze di corda; ma raggiungemmo la Cresta della struttura.

bu43 quanto fattoSì; e che sembrava quella dell’altra volta, e dove Fabio desiderò scattarmi una foto.
Così proseguimmo fino a trovare una pennellata rossa dove l’apice della cresta perdeva quota nell’altro versante.

bu44 la finisi quà

bu45 meritavaLa giornata non era il massimo; e scattate le foto iniziammo la facile o segnalata discesa da non lasciar ricordo.

bu46 settore con tracciati

bu47 amiciziaNel pomeriggio venne a farci visita in Rifugio uno dei soci che ci accolsero il giorno del nostro arrivo in Rifugio; e che parlava anche lui un poco di Tedesco scolastico.
Così, e quando decise di rincasare a Vratza, uscimmo insieme perché nella Piazza c’era il barbiere.
Poco prima d’arrivare mi diede le dritte per come trovarlo, e c’incamminò in direzione d’alcune casette.
Una volta nella Piazza trovai subito il servizio, ed entrai.
Nessuna difficoltà perché il barbiere aveva anche lavorato in Italia, e capiva e parlava la nostra lingua.Tornerò da lui ancora una volta.

Il giorno successivo era in Programma la visita di uno Stabilimento Metalmeccanico; e dove nel vasto refettorio avevano preparato una tavola per noi per il pranzo.

bu48 visita sul  DanubioCosì anche l’ultimo giorno per la visita dell’Azienda Agricola con pranzo, sulle sponde del Danubio; e dove “Zorro” ci raccontò del recente Congresso sulla lingua esperanto; e lo stesso nome poi dato ad un isolotto.
La stessa sera cena d’addio in un ristorante di Vratza con Autorità e Soci.

La mattina partimmo salutati da alcuni Soci?- E “Zorro”?

bu49 ZorroSì; ci aspettava più avanti e solo nel letto asciutto del Torrente.
Ferma tutto, e scendemmo a raggiungerlo.
Si vedeva nel viso la sua tristezza per l’addio; e anche per lui quella sarà stata una nuova esperienza.
Uno scambio di fotografie; e il grazie di tutti noi per quanto datoci.

Ci fermammo nella Capitale per acquistare qualche ricordo da portare a casa; e fissando l’ora di partenza dal posteggio.
Entrai nel primo grande Centro Commerciale incontrato, e visitando i vari piani comprai per Heydi alcune confezioni d’Acqua di Rose che ci teneva; e per la figlia Ester e nell’attesa che cresca, un giubbotto di pelle, e per la casa alcuni piatti di legno scolpiti. Così, e per non far tardi tornai alla partenza.
Fortuna volle che le fotografie pubblicate le scattai il giorno del nostro primo arrivo perché non si sa mai.

Bu50 Sofia-veduta

bu51 veduta

bu52 veduta

bu53 veduta

bu54 veduta

bu55 veduta

bu56 veduta

bu57 vedutaCicola e ciacola nei giorni precedenti, e tutti d’accordo, avevamo deciso di rientrare a Trieste per la strada panoramica che si sviluppa lungo la costa della Jugoslavia.

bu58 verso il mareCosì Carta Stradale sempre a mano puntammo in quella direzione.
Lungo la strada, e nel buio, qualcuno chiese una sosta per cenare; e una volta controllata la Carta, seguimmo un’altra verso un centro abitato.
Solo che prima c’era la Stazione Ferroviaria, e davanti alcune tavole calde di carne e birra.
Ferma tutto; non era il massimo, ma non perdemmo tempo.
Tornammo sulla strada principale e senza traffico che iniziò a prendere quota; e dopo alcuni tornanti, una volta sul piano la sola Casermetta con il passaggio di Confine.
Faceva freddo lassù; e ci controllarono solo a vista con i Passaporti.
Lo stesso copione anche sull’altro; e una volta oltre tirammo un sospiro liberatorio; e via in discesa.
Trovammo un bivio; e le scritte riportate illuminate dalla nostra lampadina non furono bene interpretate. Sì e no; e volgemmo a destra.
Solo che la strada entrò nel bosco e sempre più restrinse e con il fondo naturale.
Alt; e ferma; e cicola e ciacola decidemmo di continuare, anche perché impossibilitati a girare il “Duilio”.
Faceva freddo lassù; ed alcuni chiedevano di dormire.
Niente, perché il nostro autista voleva continuare per mantenere il programma.
Così passai davanti per fargli compagnia, mentre loro si distesero sui posti a sedere.
Dopo un tratto sul piano, la strada bianca iniziò a scendere nel fitto bosco e a tornanti.
Non era ancora l’alba che incrociammo alcuni fabbricati rurali; e illuminata dai fari una donna con la testa coperta dal fazzoletto scappò come impaurita.
Più avanti una costruzione con la porta aperta; e nel vano illuminato dal fuoco… il fornaio al lavoro.
Ferma tutto, e qualcuno scese a comprare il pane ancora caldo che ci mise allegria.
Uscimmo sulla strada principale asfaltata al chiarore del giorno; e stando attenti una volta in un centro abitato di trovare un locale per fare colazione.
Entrammo accolti dal proprietario che conosceva bene l’Italiano.
Dolci e paste non mancarono; solo che il caffè era fatto alla turca.
Riprendemmo il viaggio con la speranza di essere a Trieste nella sera; e Giorgio Costa spingeva al massimo.

bu59 panoramica

bu60 panoramica

bu61 Lago di Scutari

bu62  panoramica

Intanto eravamo arrivati in una distesa d’acqua; e dove la strada continuava fino a saldarsi alla massicciata con i binari della ferrovia.
Un vero spettacolo; e anche se in movimento desiderai fotografarlo.

bu63 RagusaRagusa – Dubrovnik

bu64 BudvaBudva

bu65 Lago di CattaroFiordo di Cattaro con la città omonima

bu66 Isola CalvaIsola di Goli-Otok – Isola Calva

bu67 verso FiumeVerso Fiume ( Rijeka )

Lungo il viaggio, anche se perdemmo solo il tempo per le fotografie, si costatò che saremmo arrivati a Trieste nella notte; e tanto valeva fermarsi a Fiume ed entrare a Trieste nella Domenica e senza darci furia.
Così andammo a trascorrere la notte a Fiume in un campeggio tra i pini marittimi.
La mattina, e già in viaggio, anche decidemmo di entrare a Trieste per il Confine dell’Altipiano considerando la ressa per quelli sul mare.
Così passato senza problemi quello della Jugoslavia, nel nostro giovine finanziere chiamò il graduato in aiuto.
Controllati i Passaporti, girò intorno al “Duilio” sbirciando all’interno disordinato dei materiali. Dopo alcuni secondi di ansiosa attesa durante la quale
s’era già formata una piccola colonna d’autovetture,rinunciò al controllo e ci lasciò andare.
Seguì un coro di Grazie!

Bulgaria I parte:10 sett. 1972

Trieste, 1 giugno 2016

Sì; perché questa data era stata concordata per corrispondenza; e che anche fissava il punto d’incontro e l’ora con il nostro accompagnatore una volta entrati in Bulgaria; e come poi è avvenuto.
Solo che non ricordo chi del nostro Gruppo era stato incaricato a tenere il Documento Ufficiale, anche perché ben ricordo che una volta entrati in Bulgaria, questo era continuamente vagliato per non sbagliare la Località e la Piazza dell’incontro.
Credo inoltre che di questo “soggiorno” nessuno di noi si sia preso l’impegno a
prendere nota di quanto fatto giorno per giorno, anche perché vissuto alla giornata.
Probabilmente ci sarà stato anche un programma stillato da loro; ma poi è andata come nessuno l’avrebbe previsto.
Ora, anche se a distanza di tanti anni, ma con il valido aiuto delle diapositive che scattai in quei giorni, sono riuscito a metterle insieme con i miei ricordi quella felice e incredula esperienza.

Una volta accettato l’invito, la XXX Ottobre mise a disposizione il “Duilio”; così l’avevo chiamato il Promiscuo della Volkswagen, e donato dall’allora presidente Duilio Durissini.
Per la sua guida s’era impegnato l’amico Giorgio Costa meccanico d’auto, e che mai chiese il benché minimo cambio alla guida.
Partimmo la mattina di sabato 9 settembre, e con destinazione la città di Nis (Serbia), perché per noi era il più vicino passaggio di Confine tra l’allora Jugoslavia e la Bulgaria.
Così verso il tramonto per non appesantire il già monotono viaggio, scegliemmo di pernottare in un campeggio vicino il Confine, e così entrare in Bulgaria in bella presenza.
Così, e per il rispetto della fratellanza alpinistica, daremo il passaggio fino al Confine a due giovani ragazze americane che poi scenderanno verso il mare.
La mattina del 10 settembre fu proprio così; e tutti tirati a lucido arrivammo sul Confine.
Salutate le due “mule americane” che andranno per conto proprio, noi un poco in ansia perché c’era sempre il pericolo di qualche intoppo burocratico arrivammo allo sportello.
Consegnati e vagliati i Documenti ci fecero il segno di passare; e non ci degnarono neanche di uno sguardo; e con un sospiro liberatorio entrammo nella terra di nessuno. –Xe fata!
Con la lettera in nostro possesso ora verranno senz’altro a prenderci con la Banda.
Così la “ butò in rider” qualcuno per togliere la tensione accumulata; e toccò a noi ad esibire i Passaporti ed il Cartaceo dell’invito.
Niente; e ci fecero capire di metterci da parte per liberare il passaggio?
Nell’Ufficio di confine bulgaro erano tutti in agitazione con i telefoni in lavoro; e ripetuti sguardi indagatori passavano rasentando le visiere dei berretti dei militi graduati; e non era verso di sapere qualcosa anche chiedendo in altre lingue.
Oltre un’ora stemmo fermi sul chi vive in quella terra di nessuno; poi improvviso e senza “ai né bai” un cenno; e passammo.
Ci concedemmo solo ancora una piccola sosta per far provviste di Vodka; e via per essere puntuali all’appuntamento.
Non mi ricordo poi se nella Capitale o in altra città, ma sì che tutti i grandi palazzi esibivano sulle facciate lunghe fasce di stoffa colorata. Ci aspettavano e gli avevano esposti per noi, concludemmo.
Poi ricordo solo della breve sosta in questa città per l’incontro concordato; e il nostro l’accompagnatore Nickolaus… con noi nel promiscuo: e via, e fino al posteggio di una graziosa e tutta bianca recente costruzione in mezzo ad una radura nel bosco; tutt’intorno parcheggiate nuove automobili con le targhe dei Paesi dell’Est.
Eravamo arrivati, ma in ritardo; ed i soggiornati erano già a cena.

Il tempo di sistemare i nostri sacchi nelle camere assegnate, di rinfrescarci ed entrammo nella sala da pranzo con tutti i posti occupati; e staccato un tavolo già imbandito: il nostro.
Gli sguardi dei presenti erano solo per noi; e tra la grande scelta di vivande e acque minerali non c’era il vino.
Lo facemmo notare al nostro accompagnatore; e la richiesta creò turbamento tra i presenti. Così lui tornò con alcune bottiglie.
Intanto l’orchestrina aveva iniziato a suonare per intrattenere ed allietare i presenti; e per il dovere dell’ospitalità non mancò di suonare qualche motivetto napoletano imparato per l’occasione.

La mattina ci svegliammo tutti con comodo, e solo dopo la colazione iniziammo a chiederci cosa avessero programmato per noi.
Il giovane accompagnatore parlava e capiva solo un poco in tedesco; questo rendeva tutto più difficile.
Niente. Per quella giornata andremo in un Rifugio che serve da base per il Gruppo della Maliovitza – Rila.
Noi per non sbagliare ci portammo dietro anche tutto il materiale per l’arrampicata.

bu01x Gruppo MoliovitzaUn tratto di strada bianca con il “Duilio”; e poi per il sentiero al Rifugio in una vasta radura circondata da Montagne tondeggianti in parte coperte da boschi ed altre vegetazioni.

bu02x il Rifugio

bu03x Tabella

bu04x particolare

bu05 NikolausFinita la sosta ristoratrice si continuò il giro esplorativo nella Valle sempre meno alberata; e fino alla vista di una struttura rocciosa che ci catturò.

bu06x la nosta metaSì; e staccata dal corpo del monte a formare guglia o campanile dalle pareti pulite.
Interrogato l’accompagnatore, c’informò che su quella guglia ci sono alcune vie difficili e già assicurate con gli spit; e da lui salite più volte.
Alt e ferma tutto perché gli amici la volevano salire.
Sì, e no anche perché non era nel programma; ma alla fine l’accompagnatore decise d’accontentarci.
Così alcuni tornarono in Rifugio a prendere il materiale d’arrampicata; e qualsiasi cosa che fosse stata programmata non ebbe attuazione.
Una volta riuniti formammo le cordate; ed io che parlavo un poco di tedesco scolastico farò cordata con lui; mentre gli amici affronteranno le altre vie difficili e chiodate; e tutti d’accordo ci aspetteremo in Cima.
Sì; e l’accompagnatore attaccò quella salita che conosceva a memoria, e dove non mancavano i chiodi a pressione per assicurarsi nei passaggi difficili.

bu07x in Cima

bu08x in CimaTre o quattro tiri di corda ed eravamo sulla piazzola della Cima.
Fu troppo bella quella prima giornata vissuta in assoluta libertà sui Monti della Maliovitza; e con la prima, anche se breve, salita su roccia.

bu09x panoramica

bu10x panoramicaCosì, e nell’attesa dell’arrivo delle altre cordate, le Montagne al sole a farci compagnia perché intanto la nostra Cima era già nell’ombra

bu11x foto ricordoGiorgio Costa , Ermanno Predonzan

bu12x foto ricordoFabio Covacich col berretto e Roberto Priolo Giorgio Sbrizai e Nikolaus…

Lo stesso vale anche per le altre cordate che avevano scelto salite più difficili, e che aspettammo lassù per poi scendere insieme.

Così anche quella sera l’orchestrina ci omaggiò con qualche motivetto di musica napoletana.
Noi intanto avevamo deciso di parlare con l’accompagnatore sulla possibilità di trascorrere il resto dei giorni al rifugio invece che in albergo.
Così glielo dicemmo; e il suo viso cambiò di colore anche perché tutto era già stato programmato.
Niente; si alzò ed uscì dalla sala senza un saluto.
Sarà andato a telefonare agli organizzatori della Nostra richiesta; ci dicemmo.
Non mi ricordo in che momento della sera lui tornò per avvisarci che aveva ottenuto il permesso per il trasferimento al rifugio.
Sì; e sarà stata dura per lui convincere la Società organizzatrice, anche perché mai immaginata quella possibilità.
Così quella mattina sul “Duilio” caricammo alcuni sacchi di scatolame e altri viveri.

Intanto il tempo era cambiato, e la Maliovitza si era coperta da nuvole.
Il rifugio era custodito da marito, moglie e due ragazze d’aiuto, e servivano solo l’acqua calda; non c’era altro.
Il marito partiva alle prime luci del giorno con i due cavalli a far provvista di legna per l’inverno.
I due giorni successivi gli passammo tra quei Monti con Nikolaus, e con la speranza di salire qualche quota importante che lui conosceva.
Niente; servivano solo per avere la coscienza a posto perché non riuscimmo neanche a vedere le pareti da salire.

bu13x l'addioLa mattina della partenza il tempo era splendido e la Maliovitza si faceva ben ammirare.
Le possibili salite che noi programmammo per quei giorni non sono rimaste neanche nel ricordo.
Solo la struttura rocciosa conosciuta il primo giorno è stata ancora salita da una nostra cordata.

Dal Libro dell’attività del Gruppo Rocciatori:
11 settembre: Kouklata – Classique.
Tre cordate: Tchavoar; Priolo, Sbrizai e Covacich.
Successivamente: Elenine Vrah; Priolo e Sbrizai a comando alternato.

Così tornammo a Sofia; e con noi un altro accompagnatore.
Sì; un signore di mezz’età, capelli un poco lunghi; e presentatosi chiese subito se qualcuno di noi conosce il francese.
Per un attimo ci guardammo sgomenti ricordando quello appena passato; ma fu un attimo, perché Roberto Priolo affermò di conoscerlo; eravamo salvi.
Probabilmente ci disse anche il suo nome; ma ci avvisò che lo chiamano Zorro?
Solo un breve giro per la Capitale, qualche foto e nuovamente in viaggio verso la città di Vratza.
Viaggio monotono per la strada asfaltata nella pianura coltivata a perdita d’occhio; e fino all’invito a Costa di parcheggiare il “Duilio” nei pressi di un’isolata e caratteristica costruzione datata?
Era un Bagno Termale; e proprio ci voleva ci dicemmo entrando incuriositi.
La dentro e nella poca luce c’era una sola dipendente; e incassava il dovuto per la doccia e l’asciugamano da bagno consegnando il relativo scontrino.
Ognuno poi entrò nella cabina numerata dove imparò sulla propria pelle la scritta acqua calda e/o fredda; e butandola in rider. Peccato non aver avuto più tempo; e via.
Viaggio monotono, e fino all’invito di sostare su uno spiazzo lungo la strada in leggera salita dove iniziano le prime colline; e dove intorno ad un al locale c’erano molti tavoli occupati da giovani che indossano la tuta ed i loro bicchieri contenenti una bevanda colorata?
Noi invece preferimmo la birra.
Non ci fermammo invece nella città di Vratza perché in ritardo sul programma; e proseguimmo ancora un tratto per poi passare per uno spacco tra pareti rocciose dove ben presto l’accompagnatore invitò Giorgio svoltare per un ponte, e fino alla palazzina che era il Rifugio della Società Alpinistica che ci ospitava alla pari; e accolti con sentita amicizia da alcuni soci e alpinisti.

bu14x Vratza-le pareti

bu15x le pareti

bu16x paretiNon ricordo altro, e fino la mattina che assistemmo all’illuminarsi delle alte pareti della Falesia delimitate dal torrente e dalla strada asfaltata.

bu17x settore con tracciati

bu18x settore con tracciati

bu19x settore con tracciati

bu20x settore con tracciatiCosì, e finita la colazione, andammo a controllare le Tabelle con le pareti e relativi tracciati delle vie di salita, e con sottostante i nomi dei primi salitori o di fantasia.

bu21x tracciatiUna volta decisa la via restava a formare le cordate; e cicola e ciacola si formarono, e non mi restò che farla con Fabio Covacich che avevo appena conosciuto; e tanto che scegliemmo la via Kosmonauiti di IV° grado.

Fabio con la corda e feraza varia a tracolla ed io con nel sacco la merenda e la boraccia d’acqua rifacemmo il percorso fatto con il Duilio, e passato il ponte a sinistra per la strada asfaltata e sottostante la parete fino ad individuare la via di salita scelta.

bu22x sulla KosmonautiSì; un avancorpo di roccia chiara che invitava a salirlo. Così la sotto ci legammo in cordata, e andremo alternati. Solo che Fabio mi chiese di fare il primo tiro.

bu23x sulla CrestaL’avancorpo si salda alla parete verticale della Cresta che è la direttiva della salita.

bu24x Covacich

bu25x sembra Val Rosandra

bu26x passaggi de urlo

bu27x particolari

bu28x panoramicaCosì alternandoci sulla Cresta, tiro dopo tiro, fino a saldarsi sulla parete della Montagna.
Noi sullo slancio continuammo un breve tratto su questa, e fino a capire dalla difficoltà che stavamo sbagliando.
Tornati sul facile c’erano i bolli rossi che seguimmo fino sul con un’indicazione, e ad aspettarci il “Zorro” salito per la via di discesa per aspettare la nostra cordata, e quella di Priolo e Sbrizai che avevano affrontato una via impegnativa.
Così in compagnia, anche se il dialogo non era facile, l’attesa fu meno lunga; e fino alla risposta dei nostri ooh-plop ormai vicini.

bu29x l'incontro

bu30x l' incontroUna volta riuniti si presero il minimo ristoro; e prima d’iniziare la discesa che mi fotografassi con “Zorro” e l’amico Priolo.

bu31x discesaSeguendo la segnaletica scendemmo per un canalino che finiva nel vuoto; e dove iniziava una serie di scale metalliche che ci facilitarono la discesa.

Continua…