Una Gita sui Monfalconi

Trieste, 1 maggio 2019

Il Monfalcon di Montanaia 2548 m.

1 panoramicaPanoramica

Sì, e la sua salita era sempre stata nei miei programmi, ma non trovavo mai lo slancio per decidere, così mi ripromettevo al mio prossimo pensionamento.
Poi non andò come propostomi perché trascorsero altri anni; ma arrivò il giorno giusto anche perché desideravo andare da solo, e con il pernottamento al Rifugio Giaf m 1405.
Invece quel pomeriggio di sabato non passai per il Rifugio super affollato rischiando di non dormire neanche sul pavimento; e perso per perso decisi invece d’andare a pernottare al Bivacco R. Granzotto – A. Marchi in alta Val Monfalcon di Forni m 2170 raggiungendolo per la Forcella da Las Busas m 2256; tanto avevo tempo.
Così al bivio dei sentieri traversai la sotto e m’incamminai per quell’altro ben conosciuto prendendo quota e fino al bivio con quello per il Bivacco che non conoscevo; e per una buona traccia lo raggiunsi la prima volta.

2Sì; uno dei tanti canaloni di quelle Montagne; ripido e con il fondo coperto da massi di tutte le grandezze e forme, e che lo rimontai senza darmi furia tanto sull’opposto versante c’è il Bivacco, e sperando che anche questo non sia tutto occupato.

3Solo che una volta in Forcella da Las Busas m 2256 lo spettacolo della Quota 2315 m con il Torrione 2335 m e il Gruppo con la Cima Barbe 2303 m e Cima dei Pecoli 2352 m rimandarono il problema del Bivacco.

4Finito quel primo approccio fotografico, mi rivolsi alle Montagne che mi stavano di fronte già nell’ombra scura.
Niente; e così mi rivolsi al ripido versante a me sottostante e ancora al sole per individuare il Bivacco.
Stretta al cuore perché sottostante non c’erano costruzioni umane, e così iniziai a cercarlo sul versante alla mia altezza contando sul colore rosso dei Bivacchi.
Solo che anche questa possibilità non diede nessun risultato, e così fino a che notai una piccola costruzione su un rilievo ghiaioso erboso; ma non di colore rosso?
Niente; e perso per perso non mi resto che andare a verificare, e senza perdere altro tempo perché il sole che non vedevo era prossimo al tramonto.
Una veloce discesa, e una più lenta salita, e l’avevo di fronte bello e metallizzato a mia disposizione.
Solo che la traccia del sentiero per scendere al Cadinut sul pianoro era coperta d’erba, e che all’alba sarà ancora nell’ombra scura, e per cautelarmi la percorsi per un tratto segnalandola con degli ometti ben visibili che scese la sera.
Il tempo di prepararmi la brandina più alta con le coperte e aprì il finestrino soprastante. Poi accesi le candele che ero uso a portarmi nel sacco, e che restavano accese fino a consumarsi; e finita la spartana cena, non mi restò che guadagnare la mia brandina con i miei interrogativi a cosa andrò incontro.
Solo che ne fui interrotto da versi e fruscii sull’erba prossima al Bivacco, e che valutai essere della fauna alpina in cerca di cibo; e a confermarlo la vibrazione e il suono emesso da un tirante colpito da uno di questi. Più avanti un volatile ingannato dal chiarore della candela andò a sbattere sul vetro del finestrino facendomi sobbalzare.
Poi man mano i fruscii e versi cessarono e mi addormentai.

5  tracciatoLa Forcella das Las Busas e il Bivacco.

Alla luce dell’alba ero già sveglio e pronto per l’impresa; e con la macchina fotografica in mano pronta per riprendere le Montagne intorno con i colori dell’aurora.

6Il Monfalcon di Montanaia e la Croda Cimoliana 2408 m.

7La Punta Koegel 2440 m. e la Cima Veronica 2399 m.

8Il Monfalcon di Cimoliana 2450 m.

Finito di fotografare iniziai la discesa ancora nell’ombra scura; e anche se aiutato dagli ometti qualche indecisione non mancò, e così fino a che il sentiero divenne ripido. Sì, e che mi consentì di vedere il fondovalle e l’entrata nel Cadinut.

9- Orpo! Così abbandonai il sentiero e la puntai veloce un poco per de qua e un poco per de la fino a traversare il fondovalle; e in salita incrociai il sentiero per entrare nel Cadinut congratulandomi della riuscita.

10La Punta Koegel a darmi il benvenuto.

11Sì; e per il ripido ghiaione mi portai sotto le pareti che mi dimenticai di fotografarle; e cosi ho utilizzato quelle scattate dall’amico Armando  Cossutta nel nostro tentativo alla Cima Stalla. Vedi blog 1 agosto 2016.
Solo che per salire sulla sua Cima mi ero programmato di raggiungere la cresta d’unione con la Punta Mantica, e così mi portai sotto la sua parete ancora in parte nell’ombra scura, e pertanto iniziai la salita per l’unico canale al sole e che sembrava promettere e fino a farsi difficile; e alla prima cengia traversai a sinistra fino a raggiungere un profondo canale ancora nell’ombra scura, e che lo rimontai solo un tratto perché non riuscivo a vedere per l’ombra scura per dove passare; e per il percorso fatto tornai alla base della parete, e traversando in salita mi portai sotto la parete della Cima in programma illuminata dalla luce riflessa; e una volta la sotto era evidente per dove salirla.

12Solo che dovetti prestare attenzione perché era facile sbagliare, e in particolare nel tratto superiore dove non mancavano altre possibilità, e così fino sotto l’affilato spigolo finale.
Sì; non era facile, e un quasi obbligato appoggio per il piede sullo spigolo che anche si muoveva. Prestando attenzione, e con un innalzamento, ero sulla cresta quasi orizzontale con la Grande Croce della Cima.

13Sì e no; e per mancanza d’appoggi e con l’autoscatto, per restare nell’immagine dovetti fotografarmi seduto alla base della Croce: 5 settembre 2003.
Una volta ritemprato, e senza darmi furia come propostomi, iniziai il servizio fotografico.

14La cresta non facile che continua verso Sud Est; e di lato la vasta parete poggiata del Monte Pramaggiore 2478 m.

15La Punta Mantica 2503 m, con i Tremila delle Dolomiti.

Il Gruppo del Cridola.

16Il Crodon di Scodavacca 2389 m con la Croda di Mezzo 2463 m; e la Croda Longa 2471 m. La Forcella Ovest del Monte Cridola m 2330; e i Tremila delle Dolomiti Orientali.

17La Forcella Ovest con la Cima Ovest 2564 m; e la Cima Est 2581 m del Monte Cridola.

18La diramazione di quote e Cime importanti degradanti verso il Rifugio Pordenone come la Croda Cimoliana 2408 m, e la Cima Montanaia 2268 m.

19Sì; e finalmente era giunto il tanto atteso momento per fotografare la Cresta e la Croda Ultima del Leone 2401 m, ancora nell’ombra scura.

Il tempo dedicato alle fotografie servì anche per riposare il fisico; e sacco in spalla iniziai la discesa sulla parete illuminata dal sole; e dovetti prestare attenzione a stare sul percorso fatto in salita perché più di qualche volta fui tentato di cambiarlo per uno più facile, e così fino al canale diedro, e fino alla base della parete.

20Solo che nella discesa era arrivata anche la luce del sole, e che illuminò oltre la Cresta del Cadinut, la Cresta del Leone 2403 m, e la Croda Ultima del Leone del Leone 2401 m.

Intanto ero sceso alla base della parete e non mi restava che salire al Bivacco; e una volta uscito dal Cadinut, e non accusando nessuna stanchezza ripercorsi in salita all’incirca il percorso fatto nella discesa.

Al Bivacco non c’era nessuno; e non avendo niente nell’interno lo lasciai chiuso.
Finite le scorte alimentari, e avendo tempo, stavo prendendo il sole nella pace alpina.
Delle voci mi distolsero, e indossata la camicia, andai a loro incontro.
Un adulto e un ragazzino.
Papà e figlio; e la mamma al rifugio Giaf perché non voleva camminare.
Invogliati dalle indicazioni, programmarono di raggiungere il Bivacco, e per il sentiero dal Rifugio, ed erano lì stanchi e provati.
Cicola e ciacola, erano ben contenti d’affrontare il ritorno in mia compagnia.

21Il tempo per farmi fotografare con il Bivacco, e senza furia puntammo la Forcella de Las Busas cercando di non perdere quota.
Sì; e nella discesa mi presi il dovere di stare presso il ragazzo, e fino a incrociare a sinistra il sentiero diretto per il Rifugio per loro due.

22Tracciato della via di salita.

23Panoramica per completare la vasta parete.

24  tracciatoTracciato dell’approccio e salita.

Quote e Cime senza Storia Alpinistica.

Trieste, 1 aprile 2019

1 panoramicaPanoramica della Cresta di Palaseccha ripresa dalla Cima del Monte Sernio 2187 m.

… e così, e senza darmi furia, anno dopo anno sono tornato in tutte le stagioni per salire le quote importanti della Cresta di Palasecca, e finendo con la salita estiva della quota 1754 m.
Solo che queste salite le riportavo man mano anche sul Libro delle Salite del Gruppo Rocciatori.

Così un giorno mi telefonò l’amico Armando Galvani perché interessato a conoscerle dopo la lettura della vecchia Guida delle Alpi Carniche d’Ettore Castiglioni; e vista la mia attività sul Libro del Gruppo Rocciatori, voleva che andassimo a fare la traversata della Cresta della Palasecca in due volte; e iniziando dal Monte Palavierte 1785 m.

Così quella mattina posteggiammo la sua macchina al Pra di Lunze disabitato; e senza perdere tempo prendemmo il sentiero conosciuto e che senza difficoltà lo percorremmo fino in Cima del Monte Palavierte 1785 m.

Lassù cicola e ciacola lo convinsi anche di salire il Cuel Mauron 1814 m, la quota più alta della diramazione, e anche per fare il punto della situazione senza andare alla cieca.

2 il passaggio3 M.te Sernio-Crete di Palasecca4a   panoramica versnte NordIl versante Nord della diramazione in parte trattata nei miei racconti.

Lo stesso dalla Cima non ci sembrò tanto chiaro il percorso per raggiungere la cresta della quota successiva; e necessariamente dovremmo scendere per il canale da me percorso in salita per scendere nella radura sospesa; e poi trovare di riprendere la cresta della successiva quota 1733 m; e via.
Solo che la radura era coperta da bassa vegetazione e anche fitta mugheta dove il procedere costava fatica, e così all’imbocco del primo canalino scendemmo in versante Val Glagnò.
La fortuna volle darci una mano perché subito sotto il canalino sfociava nel principale dal fondo mobile, e che risalimmo aiutandoci con i rami dei mughi, e così fino sulla cresta dove ognuno scelse il suo percorso in ripetuti sali e scendi per le altre possibili quote, e fino a vedere sottostante un ampio canale detritico che punta i pascoli.
Sì e no; e così decidemmo che per quel giorno bastava; e scendemmo per i fitti mughi a raggiungerlo: 8 giugno 2000.

5  Cresta di PalaseccaPanoramica

6 piantinaPiantina

La seconda volta.

Meno di quattro mesi, ed eravamo in Gita per le Pale del Laris 1906 m IGM, la più alta del Gruppo; e questa volta iniziando dagli Stavoli Cjampes 801 m, che quella mattina raggiungemmo con l’auto.

7  Cresta di PalaseccaLa Cresta di Palasecca

Così seguimmo il sentiero per il Rifugio Monte Sernio, e fino a trovar conveniente continuare per il canale di Sella di Pra Daneit 1720 m.

8  panoramicaAll’altezza della Torre di Pra Daneit volgemmo a destra, e traversando sotto la Cresta omonima, e per il mio itinerario fino alla Forcella senza quota che separa il Monte Sernio dalle Crete di Palasecca.
Poi a seguire per il percorso conosciuto fino oltre la mugheta che passammo indenni grazie ai rami spezzati; e salutato il masso bianco, e veloci ognuno per la sua via in Cima alla Pale del Laris 1906 m IGM: 16 settembre 2000.

9  panoramica10  Crete di PalaseccaPanoramica completa delle Pale del Laris.

Solo la sosta per osservare anche la Cresta sottostante che dovremmo affrontare, e iniziammo la discesa per la parete appena salita, e a seguire solo un tratto per il ghiaione per poi rimontarlo a destra per raggiungere l’inizio della Cengia da me percorsa.
Il tempo per vederla e fare il punto, e che lui andrà da primo; e via.

11  Forcella senza nomeLa quota 1888 m IGM.

Così, e con lui davanti, la percorremmo senza soste fino alla vista della quota 1888 m IGM, e che speravo di tornarci con lui.
Invece non la saliremo perché già salita; ma tenteremo la quota 1750 m IGM separata dalla Forcella conosciuta.
Una volta la sotto Armando per sicurezza preferì procedere in cordata, e attaccò la stretta e corta parete a diedro incombente con alcuni mughi, e dove preferì far terrazzino assicurato a questi. Una volta riuniti precedemmo in conserva per la friabile cresta, e così fino al punto più alto: 1750 m 16 settembre 2000.
Sosta breve, e il tempo per costruire un modesto ometto; e iniziammo la discesa per la Cresta Sud-Est che non era il massimo per la friabilità, e fino a un intaglio.

12  la parete sconosciutaCosì dall’intaglio potei osservare la vasta parete in pieno sole che avevo fotografato nell’ombra scura prima di rinunciare il tentativo; e che poi mi riuscì invece la salita della quota 1888 m IGM.
Riprendemmo la traversata per la friabile cresta fino a una biforcazione.
Armando preferì quella a sinistra che a lui sembrava promettere, e più avanti perdendo quota entrammo nella fitta mugheta. Così, e dopo alcuni sali e scendi decidemmo di tirarci fuori interrompendo l’impresa.
Così scendemmo a destra per la parete un poco de per qua e un poco per de la cercando dove erano meno fitti, e fino a vedere sottostante un largo canale dal suolo coperto di detrito con ben calcato il passaggio di camosci.
Sì e no; e decidemmo che per quel giorno poteva anche bastare; e iniziammo la facile discesa.

13  Gr. PalaseccaLa Cresta percorsa in quella giornata.

14  tracciatoTracciato

15  piantinaPiantina

Una sera in Sede della XXX Ottobre avrò trovato la Tavoletta IGM datata e in bianco e nero comprendente anche il Gruppo del Monte Sernio; e con la Creta della Palasecca e la diramazione incombente sul Torrente Variola che desideravo visitare; e il permesso di farmi la copia.
Sì; e che subito la frazionai per poi colorare le curve di dislivello delle copie ingrandite alternando quattro colori per migliorarne e la lettura.
Solo che ero uso a non prendere nota e data delle mie escursioni senza aver raggiunto una Cima.
Non così nel quaderno della mia attività dell’anno 1993, perché in altra occasione ho aggiunto solo:Gennaio1993: la prima volta nella Val Variola.

16   piantinaPiantina

… e così quella mattina con la mia Fiat 500 dalla frazione di Campiolo presi a destra, e per la prima volta, la strada asfaltata e presto stretta, e fino a trovare uno spazio per posteggiare perché non si sa mai; e per scrupolo anche la girai pronta in posizione di partenza.
Così rimontando la strada a piedi potei rendermi conto a cosa andavo incontro, e fino in uno slargo delimitato da muretto, e con l’impianto della teleferica; e non mi resto che ritornare sui miei passi fino a trovare, non segnalato, l’inizio del sentiero per scendere nel letto del Torrente Glagnò.
Sì; un largo sentiero con qualche gradino, e nei tratti ripidi ed esposti anche la ringhiera; ed ero sul letto del Torrente Glagnò percorso dalla mulattiera di Guerra che inizia dalla Frazione di Campiolo; per l’appunto.
Il primo tratto sotto pareti verticali; poi per l’ampio letto del Torrente Glagnò fino a trovare un ponte per passarlo; e a seguire per il calpestio raggiunsi l’inizio della mulattiera con qualche gradino ma in ottimo stato anche se con molti tornanti, e dopo un tratto piano un ponte di legno stagionato per superare una forra; e che un giorno lo trovai sostituito con uno metallico, e quello di legno subito sotto nella forra.
Ancora alcune svolte e uscì sul pianoro erboso color oro, e dove più avanti risaltava l’abitato di Stavoli m 567 nel silenzio assoluto.

17  M.te SernioCosì rimandai la fotografia perché ancora distante, ma no allo spettacolo del solco della Val Glagnò delimitato dal Cuel de la Ruvis e Cimadors Basso.

18  StavoliPreso quota i pascoli nei colori autunnali, e l’abitato di Stavoli, sovrastati dal Monte Riquini 1267 m.

Prima d’entrare nell’abitato c’era la Chiesetta tutta bianca; e così gran parte delle costruzioni che osservai mentre attraversai l’abitato quasi integro nonostante il recente terremoto.
Sì; e nell’attraversarlo non incontri nessuno; e anche prestando ascolto, non udì il minimo rumore, e così per la stradina in discesa fino all’ultima casetta che aggirai a destra.

19  la fontanaSubito oltre in uno slargo c’era la fontana in parte coperta di ghiaccio, il rubinetto con un filo d’acqua, e la grande vasca rivestita di ghiaccio; e persi solo il tempo per riempire la mia boraccia; e via per la stradina dal fondo naturale con buon passo e in salita per aggirare a destra la quota 665 m del Lubiton (Glubiton IGM).
Poi a seguire in discesa perdendo quota, e sul dritto prestando attenzione per individuare nell’erba alta e gialla la traccia del sentiero riportato sulla detta piantina per poi tentare la salita della quota più alta del Cuel de la Ruvis 1511 m.
La prima individuata sul piano non mi convinse; mentre la successiva al termine di un tratto ripido mi sembrò quella giusta, anche se sopra il bosco non spuntava nessuna quota.
Solo che procedendo nell’erba folta c’erano più tracce, e non mi restò che continuare a vista puntando a sinistra il limite roccioso non coperto da fitta vegetazione.

20   le quote senza storiaSì; e più avanti trovai anche del calpestio sottostante la parete laterale, e fino alle prime difficoltà della parete di fronte. Sì e no; e alla possibilità di continuare sottostante a questa, preferì rimontare il canale diedro iniziale tra le due, per poi rimontare la prima più facile e corta parete laterale; e fino a uscire sull’ospitale cresta con la parete verticale di fronte a chiuderla; e che delimita l’alveo del Torrente Variola.

21  panoramicaCosì la percorsi quasi turisticamente per andare a vederlo.

22  panoramicaPiù avanti ancora il Monte Riquini m 1267 m.

23    xe questoAncora un tratto molto ripido per rimontare la dorsale che copriva quello che poi inaspettato l’avevo di fronte.
Niente; ormai il mio interesse era rivolto al solo Campanile; e che non era nemmeno rilevato sulla copia della piantina IGM che avevo con me.
Capi subito che non c’era il tempo per tentare la sua salita; ma sì almeno trovare il percorso per un futuro approccio.
Così percorsi di buon passo la cresta a tratti innevata con la speranza di trovare la possibilità per scendere nell’opposto sottostante vallone; niente.
Era la giornata giusta perché nel secondo tentativo per scrupolo scesi in uno slargo della cresta con alcuni fitti alberelli con le foglie nei colori autunnali che coprivano la bassa parete, e che istintivamente gli spostai.
- Orpo! Sì, perché quei rami ostacolavano l’accesso a qualche possibile passaggio.

24    il passaggioCosì allertato, non mi restò che spezzare i rami che nascondevano l’entrata di uno stretto canalino col fondo innevato che spariva nelle tenebre.
- Orpo! Non ci pensai due volte; e iniziai a scenderlo mentre le due pareti man mano mi sovrastavano; e poco convinto prestando attenzione sul fondo innevato.
Solo che la parete a sinistra termina circa un metro prima della fine del canale; e dandomi anche la possibilità di passare per quel varco, anche se dovrò aprirmi il passaggio tra i mughi infestanti.

25   dal bassoNon prima di fotografare il canale dal fondo.

Poi cercai di liberare il passaggio spezzando i rami dei mughi; ma erano troppo resistenti per me.
Perso per perso accettai la sconfitta; ma promettendomi che sarei ritornato con una sega.
Restava canalino innevato; e che lo rimontai lentamente.

26   panoramicaLa quota 1754 m

27   panoramicaIl Cuel de la Ceit 1511 m IGM

Una volta sulla Cresta, e trovato il punto giusto, scattai le fotografie dello spettacolo impensabile di quei Monti a me sconosciuti.

28  proverò de sta parte29  niente go sbagliàLo stesso vale anche per la Cresta del versante Sud del Cuel de la Ceit.

La restante discesa non ha lasciato ricordi.

30  piantinaPiantina

Il ritorno

Non mi ricordo se nello stesso inverno o il successivo, ma sì che decisi di ritornare a Stavoli per tentare la Cima mancata contando sulla conoscenza di gran parte del percorso.
Quella mattina non trovai una buona giornata, e le previsioni davano neve sulle Alpi Giulie, e pertanto nell’abitato di Stavoli nessun rumore o segno di vita.
Così in quel silenzio e solitudine e conoscendo l’approccio alla montagna, mi convinsi a tentare un altro approccio alla parete. Così superata la quota 665 m. del Lubiton (Glubiton IGM), e una volta sceso sul piano senza pensarci due volte traversai il pianoro d’erba giallo oro iniziando la salita a vista del pendio boscoso senza incontrare tracce di passaggio, ma sì la neve inconsistente, e giusta per rimontare il bosco di latifoglie a vista e più avanti anche di aghifoglie e dei tratti di parete.
Sì e no; e iniziai a rimontarli prendendo quota.
Solo che procedendo queste pareti sono sempre più alte e verticali e così fui costretto a traversarle man mano a destra.
Il bel gioco durò poco perché quel tratto di parete era di un avancorpo in alto staccato dalla parete del Monte.
Niente; e la forzata sosta la utilizzai per mangiare qualcosa.

31  Monte PlaurisIntanto sulle Alpi Giulie stava nevicando come da previsioni; e il Monte Plauris 1958 m di fronte beneficiava di un pallido sole, e tutto in pace e silenzio.
Così ritardai la mia discesa.
Il ritorno, e il tentativo avventuroso.
Può essere stato alla fine dell’inverno successivo scarso d’innevamento; e che finiva con belle giornate; e le condizioni giuste per ritentare la salita del Campanile senza quota, nome e storia alpinistica.
Quella mattina al posteggio per le macchine non ero il solo, e così per il sentiero in discesa che in salita.
Sì; erano le famiglie di Stavoli in visita alle loro proprietà dopo la brutta stagione, e che man mano sorpassavo salutandole.

32  StavoliCosì, e sempre meno abitanti fino all’abitato di Stavoli, e dove qualcuno già abitava da più giorni.
Una volta fuori del paese non incontrai nessuno, e così di buon passo passai per la sella 665 m del Monte Lubiton (Glubiton IGM) e in discesa, e poi sul piano, a prendere la traccia sul prato giallo oro fino sotto l’incontro della parete del Costone e dell’Avancorpo che lo rimontai senza esitazione.

33 panoramica34 panoramicaCosì dal Costone raggiunto fotografai nuovamente le Cime senza quota, nome e storia alpinistica.
Non persi altro tempo, e via veloce per la piatta cresta, e fino a scendere nella crepa con l’entrata del canalino.

35 canale innevatoSì, e anche poco innevato a confermare lo scarso innevamento che altrimenti avrebbe presentato difficoltà e fatica nel mio avvicinamento; e che poi lo scesi senza difficoltà.
Così forzai il passaggio nella mugheta spezzando alcuni rami, e fino a formare un varco per passare anche se non era il massimo.
Solo che una volta fuori dai mughi, e sulla parete sottostante, mi sembrò troppo difficile traversare a destra, e senza pensarci due volte scesi per la parete sottostante che non era facile, e anche cercando per dove scendere; e più sotto tra la folta vegetazione.
Poi man mano più facile, dove mi resi conto d’aver sbagliato a scendere troppo perché mi conveniva tentare prima il traverso a destra.
Niente; tanto tornerò un’altra volta perché sbagliando, s’impara; anche se non sarà stato proprio così; e avendo tempo, iniziai la lenta e calcolata discesa fino sul facile coperto di foglie secche.

36 sempre luiSolo che vedevo i Monti ancora illuminati, e guardandomi intorno ebbi il desiderio di rifare quanto fatto nella discesa; e passare per il canalino perché non si sa mai.

37 quota 1754 mSì e no; e tornai sui miei passi seguendo le foglie smosse e più sopra i rami spezzati, e sui facili salti rocciosi anche ricordandomi dei particolari congratulandomi della scelta; e così fino sotto le pareti senza punti di riferimento.
Sì; anche perché non mi ricordavo più sopra per dove ero passato; e guardandomi intorno che il sole era prossimo al tramonto.
Niente ritiro perché dal punto raggiunto della parete mi sembrò più conveniente poggiare a destra, e dove la parete man mano perde quota per poi montare sul costone per poi scenderlo.
Una volta la sotto, anche se strapiombante, mi sembrò fatta; restava solo trovare la parete o il camino facile per passare; e via.
Così continuai il traverso, e provando più volte, e fino a passare per uno spacco a diedro: – Xe fata!
Sì; ma anche presto sera; e rimontato il costone, iniziai la discesa per la dorsale erbosa, anche se non ero convinto di farcela perché sempre più ripido, e più sotto affioranti i primi tratti rocciosi.
Ferma tutto; e per non rischiare non mi restò che prepararmi al bivacco; e sulla linea della dorsale più solatia e asciutta.
Ormai al crepuscolo restava ancora la raccolta dei rari rami dei mughi per isolarmi dal suolo; e fu notte.

Solo che non ricordo se era già sorta luna non ancora piena; ma si seduto sul mio sacco vuoto con sottostante i rami di mugo a consumare la frugale cena; e poi rannicchiato aspettando il giorno.
Solo che la posizione rallentava la circolazione del sangue alle gambe che pativano il freddo.
Così provai a stendermi con il risultato di esporre tutto il corpo al freddo.
Niente; e tornai a sedermi sui rami dei mughi poggiando la patella a proteggere le cosce; mentre le parti inferiori delle gambe con lo spesso retro del sacco.
Gli occhi coperti dal berretto di lana, e che tra un pisolino e l’altro, gli scoprivo per vedere il percorso fatto dalla luna e dai due Carri con la Stella Polare; e più volte e fino al chiarore dell’alba; e per essere pronto alla discesa al sorgere del sole, ero già in attività con alcuni esercizi ginnici per scaldare e sciogliere i muscoli; e tanto che una volta arrivata la luce del sole sul costone, iniziai la sua discesa per i ripidi verdi presto con rocce affioranti.
Sì; e me lo aspettavo il rombo familiare del motore d’elicottero; e che passata la pineta che lo nascondeva, lo vidi nell’azzurro del cielo puntare sull’altro costone lo Stavolo Pustot m 1091 IGM.
Niente, e nonostante i miei richiami e il gesticolare delle braccia.
Così decisi di continuare la discesa per il Costone cercando qualche possibilità per scendere e trovare il sentiero per la detta Casera, e o qualche soccorritore.

Era la giornata giusta perché più avanti iniziava un canale detritico che prometteva.
Non ci pensai due volte e passai su quello; e stando poi attento alle frequenti diramazioni, e fino a incrociare il sentiero giusto.
Sì e no; e scesi fino a uscire sul comodo sentiero, e quasi investendo un pastore tedesco, e con la fascia bianca e croce rossa; e subito dietro il conducente.
Sì; e quasi incredulo perché ci conoscevamo da anni, e poi del nostro Gruppo Rocciatori.
Non perdemmo un minuto; e subito telefonò il ritrovamento… ed è in ottima salute.

L’elicottero ci aspetterà sui pascoli della sella del Monte Lubiton (Glubiton IGM).

Grazie al Soccorso Alpino!

38  piantinaPiantina

Il Monte Canale 2540 m

Trieste, 1 marzo 2019

Una salita avventurosa non portata a termine.

1Il Monte Capolago e il Monte Canale

Non era proprio la stagione giusta perché anche quella mattina noi trovammo le Montagne più intanfanade dell’altra volta; e fatti gli scongiuri non ci restò che trovare conforto al Rifugio Tolazzi con un cappuccino caldo.
Così quasi rassegnati, e dopo il ristoro, al bivio prendemmo a sinistra il sentiero per il Rifugio Lambertenghi – Romanin, e fino al parapetto metallico; e confidando in Giove Pluvio, lo scavalcammo, e via.
Così anche in questo racconto ripresento per l’approccio le immagini leggibili delle Montagne già pubblicate nei precedenti articoli.

2Prendendo quota sul ripido versante ancora nell’ombra iniziò a risaltare la Montagna in programma.

3Così anche prendendo quota anche il Monte Capolago al primo sole.

4Poi man mano avvicinandoci la parete del Monte Canale, e che non ci sembrava facile la sua salita.

5aNon così verso la Valle con le Montagne intanfanade; e dove s’intuisce il lungo approccio fatto.

6Intanto eravamo sulla cengia sottostante la parete verticale che continua in quota puntando il passaggio. sovrastato da una singolare struttura alpina a guardia.

7Sì; e una volta oltre la traccia che continua in quota sottostante la parete che sembra chiudere il passaggio sovrastato dall’altro lato da una singolare architettura alpina.

8Il passaggio ripreso con il teleobiettivo con l’evidente traccia in quota sottostante la parete che sembra chiudere il passaggio.

9Il passaggio in quota sovrastato dalla caratteristica struttura rocciosa; e sullo sfondo la Cresta d’unione tra il Monte Capolago con quello in programma.

1011Una volta superato il passaggio si raggiunse le nostre tracce sotto la friabile parete, e dove ognuno scelse la sua salita rimontando una delle tante evidenti tracce della volta precedente per poi trovarci sulla marcata traccia sottostante la parete finale difficile.

12Solo che l’altra volta Armando deviò anche dalla traccia per riprendere dettagli della nostra prossima Meta.

13Così anche tutto il percorso da rimontare anche noi per la salita al Monte Canale si dovrà volgere a sinistra.
Solo che non avevamo ancora visto quelle diapositive, e necessariamente per la scarsa visibilità si dovette procedere con prudenza, e fino a notare una traccia di calpestio che si staccava dalla nostra per continuare in quota per conto suo.
- Orpo!  Sì, la visibilità non erano il massimo, e perso per perso dovremmo prestare attenzione a non perdere la nuova promettente traccia.

14Così, e forse al displuvio, la traccia iniziò, sempre in traverso, a perdere quota puntando la parete, e man mano scendendo in traverso anche la marcavo mentre la traccia puntava un canale che lo vedevo come la possibile via di salita; e prestando però attenzione a non scendere troppo anche se invitante e facile il ghiaione sottostante.

15La nostra scelta ci dette ragione; e superato l’avancorpo che copriva in parte lo sbocco del canale, e per quel che vedemmo, sembrava ormai fatta, anche se la possibile salita del canale non sembrava tanto facile.

16Solo che una volta nel canale notammo che il basso bordo esterno era anche l’alzata di uno scalino inizio di una cengia; e ben levigata dal passaggio che non aspettava che di essere rimontata.
Così non restò che il traverso accidentato del torrente, e un con un poco d’attenzione per rimontare il primo gradino; e via.

17Nel corso della sua salita non ci demmo furia, anche perché in quella mezza luce i colori delle pareti variavano ripetutamente dai ripetuti giochi di luce con la nuvolaglia.

18

Rosanna e Armando lungo la salita della cengia lavorata che facilita la salita, e in basso il canale e la cengia d’approccio.

19Così cengia dopo cengia il percorso esce dalla parete, e traversa il Vallone spartiacque con la Cima in programma anche se ancora delimitata da uno spigolo di roccia rotta e da uno stretto canale – diedro dove continua senza difficoltà.

20Solo che nell’ultimo traverso della parete poggiata a diedro, facevano mostra di se, e probabilmente a distanze regolari, una decina di grossi chiodi con anello fisso o mobile che c’invitavano a salirla; e sullo slancio la affrontammo, ma senza l’aiuto dei chiodi, e fino all’intaglio di cresta.
Solo che dall’intaglio causa la nuvolaglia non trovai la possibilità di scattare qualche fotografia, e necessariamente rimontai lo spigolo fino a trovarla per un’immagine.

21Solo uno scatto; e riuscì a riprendere solo il più elevato dei Campanili della Cresta; e oltre a questa e in fondo, e in parte scoperta, l’Obere Wolayer Alpe.
Solo che lo spigolo salito per la fotografia non era stato facile; e così anche nel primo tratto della Cresta che continuava nella nuvolaglia.

22 -Così cicola e ciacola si decise per la rinuncia a proseguire; e per me, e con la mia macchina, la fotografia della quota raggiunta: 12 agosto 1993.
Non era stata la giornata per attardarci sulla quota raggiunta; e cercando man mano i tratti facili ci trovammo ben presto sul sentiero della via di Guerra; e lo percorremmo fino a vedere la Cima in programma.
Ancora un controllo dell’ora; e iniziammo la lunga discesa.

23 discesaIl Vallone aggirato in quota nella lunga salita.

24 tracciato OKTracciato

25   piantina

Piantina

Il Monte Capolago 2554 m

Trieste, 1 febbraio 2019

Il ritorno avventuroso

Già nel viaggio di ritorno cicola e ciacola per la bella riuscita della Gita; e la sua vista invitante nella breve schiarita illuminato dal sole, e tanto che lo mettemmo in programma per la successiva Domenica, sempre contando sulla novità del sentiero oltre che il parapetto metallico.

1Il Monte Capolago 2554 m

Sì; solo che quella mattina trovammo le Montagne intanfanade, e una volta posteggiata la macchina, non ci restò che trovare conforto al Rifugio Tolazzi con un buon caffè caldo.

2Tracciato

Così, e dopo il ristoro, iniziò la grande giornata, e al bivio prendemmo a sinistra il sentiero per il Rifugio Lambertenghi – Romanin, e così fino a valicare il parapetto metallico; e convinti che quelle nuvole intorno non portano pioggia lo scavalcammo, e via.
Solo che quella mattina per il brutto tempo nel lungo approccio non scattammo nessuna fotografia; e per una migliore conoscenza della parte alpinistica ripresento man mano le immagini già pubblicate nel precedente articolo.

3Così terminata la parte ripida dell’approccio, il sentiero continuava in quota ben marcato nella vegetazione mista avvicinandosi alla verticale parete che delimita il versante da quel lato.

4Sì; e così fino sotto la verticale parete, e dove la vegetazione bassa e rada non ci ostacolò il camino, e per un buon tratto prima di girare lo spigolo.

5Una volta oltre, e sul ghiaione sottostante la parete, continuava in quota solo la traccia della cengia che puntava il passaggio sovrastato da una singolare struttura rocciosa a guardia.

6Immagine ripresa con il teleobiettivo con l’evidente traccia in quota sottostante la parete che sembra chiudere il passaggio.

7Così più avanti la traccia in quota che punta il passaggio sopra la neve sovrastato dalla struttura rocciosa.

89Così una volta oltre, e incrociate le nostre tracce del precedente tentativo non perdemmo altro tempo, e senza furia le rimontammo alla traccia di calpestio che continuava sottostante la Cresta, e dove ci concedemmo la sosta e il tempo per fare il punto della situazione.

10E che Armando approfittò anche per scattare una panoramica verso a quello che andremmo incontro, anche se la prima parte già percorsa la volta predente.

1112La meritata sosta

13Finita la sosta, seguimmo la traccia sulle ghiaie prendendo quota, e a seguire rimontando man mano il pianoro gradinato in leggera salita, e fino sotto il conosciuto tratto verticale a gradoni, e che lo affrontammo lo stesso con attenzione un poco per de qua e un poco per de la e fino sul facile ghiaione aspettandoci.
Una volta riuniti seguimmo la traccia con qualche bollo rosso che puntava la cresta; e raggiuntola anche la sorpresa di avere finalmente la vista libera intorno; e che Armando non perse l’occasione per arricchire il suo bottino di fotografie.

14Il Lago di Volaia; e presso la riva il poco appariscente Rifugio austriaco Pichl Hutte 1959 m; mentre è riconoscibile più sopra il Rifugio italiano Lambertenghi – Romanin 1970 m.

1516L’esteso versante Ovest del Gruppo Monte Coglians 2780 m.

17Il Monte Rauch Kofel 2460 m

Così rimontammo quel tratto di parete aperta che man mano verticalizza difficile e fino a rientrare in un canale per riprendere la facile salita anche aiutati da qualche raro ometto o bollo rosso.

1819Sì, e con Heydi impegnata sulla non facile parete del canale.

20L’ambito Monte Canale 2540 m, esaltato nella nuvolaglia.

21Il Monte Canale, le Crete di Cjanaletta e il Sasso Nero.

22Il Monte Volaia.

Così prendendo quota anche la bassa nuvolaglia era svanita; e una volta sotto la nostra Cima ci concedemmo un’altra sosta che Armando utilizzò per riprendere i Monti che delimitano a Sud la vasta Valle di Volaia.

23Terminata la sosta, ci rivolgemmo alla parete finale incombente della Cima in programma; e così un poco per de qua e un poco per de la rimontando la traccia con qualche bollo rosso fino la sotto, dove individuammo su questa un diedro poggiato per rimontarla.

24La parete con il diedro; e Rosanna a guardia del bollo rosso perché non si sa mai.

25Non aspettammo certo che diventasse verde; e lo rimontammo fino sulla cresta, e a seguire sulla meritata Cima in quel momento libera dalla nebbia: 23 luglio 1989.

Così Armando approfittò della provvidenziale schiarita per riprendere il servizio fotografico.

26Verso il Lago di Volaia.

2728Il Gruppo del Monte Coglians.

29Il Monte Volaia

Solo che la bassa nuvolaglia arrivò ben presto intanfanando le Montagne, e tanto che decidemmo d’iniziare la discesa.

30Lo stesso l’amico Armando volle prima fotografare solo noi due, e con la mia macchina; e la nebbia in arrivo giustifica la nostra decisione di scendere.

31Solo che la facile discesa per la cresta era terminata, e si doveva scendere per la non facile parete con alcuni bolli rossi; e dove sulla fotografia elaborata, non si vedono le nuvole basse che coprono la Valle.

3233Rosanna e Armando la scesero in libera; e restava la discesa di Heidi, e che incoraggiata da loro due, iniziò la discesa in libera con cautela; e sempre così fino sulla traccia alla base della parete accolta con i complimenti dei due amici.

Restava ancora la lunga discesa del percorso appena fatto in salita; e con Armando sempre pronto a riprendere altre immagini.

34La Cima e la parete percorsa sia in salita che in discesa ripresa con il teleobiettivo.

3536Una  volta sul tracciato conosciuto, e in discesa, tutto diventò facile, e così perdendo quota, e prima che la parete incombente coprisse il Monte Canale 2540 m già nei nostri programmi, Armando gli dedicò due scatti anche per non perdere altro tempo.

37Solo che più sotto in un anfratto della parete risaltava un invitante piccolo nevaio e la prima acqua; e dove decidemmo per la meritata sosta.

38Il tempo è tiranno; e riprendemmo il traverso sottostante la parete, e che come quelle dell’altro versante, man mano allargano la Valle, e fino a rimontare sulla cresta percorsa la mattina; e oltre la Valle, il Monte Coglians 2607 m.

394041Sì; e riprendemmo tranquillo la discesa per la cresta che man mano perde quota puntando la Valle contando sul Monte Coglians 2607 m in piena luce del sole anche se prossimo al tramonto; e per l’amico anche l’ultima immagine della grande giornata.
La Cresta man mano perde quota puntando la Valle, e per Armando anche l’ultima immagine della giornata.
La restante discesa non ha lasciato ricordi.

42Piantina

Sui Monti di Volaia

Trieste, 1 gennaio 2019

1Tentativo al Monte Capolago 2554 m

Così nel viaggio di ritorno cicola e ciacola, euforici per la riuscita della bella salita, prendemmo in considerazione quella del Monte Capolagago; e che osservammo a lungo nella salita della ferrata NO del Monte Coglians 2780 m; e pubblicata nel Blog.
Sì; e lo mettemmo in programma per la successiva settimana; ma anche perché avevo letto in Sede della XXX Ottobre, e in una rivista Sezionale, la relazione aggiornata della salita che sembra ricalcare aggiornata la salita127 n della Casttigioni in mio possesso, per l’appunto.

2Il versante Sud dei Monti di Volaia.

3Panoramica con l’abitato di Collina.

4Il Monte Capolago 2554 m, e il Monte Canale 2540 m.

Sì; e anche quella mattina c’era il bel tempo, e posteggiata la macchina, Armando non perse tempo a riprendere la Cima programmata; e così, e dopo il ristoro al Rifugio Tolazzi 1350 m, iniziò la grande giornata, e al bivio prendemmo a sinistra il sentiero per il Rifugio Lambertenghi – Romanin.
Solo che noi non dovevamo raggiungerlo; ma trovare lungo il sentiero; e all’inizio della parete, il punto per rimontare la traccia – sentiero di guerra che ci dovrebbe portare in Cima; e via, e senza darci furia.
Sarà stata la giornata giusta perché lo individuammo anche presto la flora, e oltre un tratto di parapetto metallico; e sottostante l’inizio della cresta della grande parete incombente sul sentiero.
Quasi increduli per averlo facilmente trovato, scavalcammo il parapetto e iniziammo a percorrerlo in quel tratto ancora piano; e a seguire tra la flora sul ripido macereto mobile, e dove una vipera preferì mettersi in salvo con la fuga.

5

6Così senza darci furia rimontammo il sentiero man mano più ripido ma ancora nell’ombra; e iniziarono a risaltare sull’opposto versante ancora nell’ombra Montagne sconosciute, e che non mancammo di fotografare.
Solo che anche il sentiero man mano si allontana dalla parete, e sempre più ripido continua nella ormai assolata mugheta.

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9Sì, e mentre stavamo percorrendo il tratto più ripido del sentiero.

10Solo che avevamo preso anche quota, e il sentiero puntava un possibile passaggio sottotante un tratto di parete verticale, e altre Montagne quasi sconosciute che c’invitavano a far presto.

11Intanto il tratto ripido della Valle era terminato, e il sentiero continuava in traversata sottostante le alte pareti che chiudono la valle con quelle dell’altro versante al sole.

12Intanto avevamo incrociato una radura invasa da massi e percorsa da un rivolo d’acqua; e ideale per una vera sosta che proprio ci voleva; e anche per fare il punto della situazione anche perché la traccia in quota continuava in quella direzione.

13Finito il ristoro, riprendemmo il percorso in quota sottostante la vasta parete che delimita la Valle da quel versante; e una volta oltre puntammo il possibile intaglio anche perché la traccia in quota continuava in quella direzione.

14Sì; e girato lo spigolo della parete vedere un intaglio tra le difficili pareti; e a vigilarlo una caratteristica architettura alpina.

15Il passaggio ripreso con il teleobiettivo; e con la traccia che lo passa in quota per una migliore lettura.

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18Il caratteristico e indimenticabile passaggio ripreso in tre scatti; e dove sullo sfondo si vede la Cresta tra il Monte Capolago e il Monte Canale.

Una volta oltre non ci restò che seguire le tracce di calpestio, e fino in un ripiano sottostante la parete detritica, e dove non mancavano tracce di passaggio; e dall’altra parete il sottostante canale innevato che continuava; e di fronte la singolare struttura rocciosa.

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20Così decidemmo risalire la facile e friabile parete incombente, e dove in alto si evidenziava la traccia per riprendere il traverso verso la nostra Meta ancora lontana; e la rimontammo in ordine sparso e senza furia fino sulla traccia di calpestio che continuava promettente sottostante la Cresta, e dove perdemmo solo il tempo pere fare il punto della situazione.

21La nostra Meta, e il lungo percorso per raggiungerla.

22Il versante Sud-Ovest del Monte Capolago ormai nell’ombra.

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24Particolari contrastanti scattati dall’amico Armando.

Finita la sosta, riprendemmo a seguire il calpestio sulle ghiaie sotto cresta prendendo quota, e a seguire rimontando il ripiano gradinato in leggera salita fino sotto il primo tratto verticale a gradoni.
Sì o no; e lo rimontammo con impegno e fatica un poco per de qua e un poco per de la e fino a capire che per noi era impossibile per quel giorno raggiungere la Cima.
Così rinunciammo a proseguire; e ci concedemmo una meritata sosta che ci portò anche allegria.
Purtroppo la sosta fu necessariamente breve; e in discesa prestammo attenzione nel scendere il tratto a gradoni; e a seguire con meno impegno per il ripiano gradinato.

25

26Sì; e da dove Armando fotografò alcune immagini del Monte Canale anche con il teleobiettivo.

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28Una volta scesi alla base della parete friabile notammo un rivolo d’acqua fuoriuscire da un modesto residuo di neve; e così decidemmo di fare lì la nostra meritata sosta recuperando il tempo perso nella discesa.
Il tempo e tiranno; e una volta pronti iniziammo la lunga discesa, e superata la strettoia, riprendemmo il traverso per il sentiero ben presto sottostante la parete conosciuta, e che con quelle dell’altro versante, man mano allargano la Valle, e prima che il sentiero sia tracciato nella ripida mugheta.
Così ancora per un tratto; e iniziò a volgere a destra scendendo ripido sul limite erboso della mugheta.

29Il Coston di Stella 2607 m

Così man mano scendendo, lo stesso valeva anche per la Cresta che ci chiudeva, e così fino a vedere oltre a questa l’importante Quota della diramazione SO del Monte Coglians 2780 m; e che Armando non mancò di fotografare.
La restante discesa non ha lasciato ricordi; ma sì che ci promettemmo di ritornare per il prossimo fine settimana per portare a terminare la salita fino sulla Cima.

30 tracciatoTracciato del tentativo.

31Piantina

Il Gruppo del Volaia

Trieste, 1 dicembre  2018

Il Monte Volaia 2364 m

Un giorno ritornando da una Gita con l’amico Armando, cicola e ciacola lui mi chiese che organizzassi una Gita tranquilla per consentire la partecipazione alle rispettive mogli?
La mia risposta poi non si fece attendere perché scendendo con la macchina verso Valle, risaltava nei colori del tramonto il Gruppo del Volaia; e per lui andava più che bene, e la mettemmo in programma per la successiva Domenica.
Solo che di queste Montagne conoscevo ben poco; e una volta a casa, un giorno, ricorsi alla mia datata Alpi Carniche del Castiglioni.

1Piantina

Pertanto quella mattina continuammo il viaggio fino e oltre il paese di Forni Avoltri; e alle indicazioni, per strada bianca delimitata dal torrente Degano al posteggio in parte occupato.

2Non perdemmo tempo; e una volta pronti, e senza darci furia, seguimmo il sentiero tracciato lungo i verdi pascoli per la Forcella di Ombladet 2061 m.

3La raggiungemmo, ma prima di valicarla per la prima volta, anche l’occasione per fotografare le Montagne intorno, e quelle di Confine a noi poco conosciute.

4

5La Croda di Ombladet 2470 m

L’apprezzata sosta era finita, e non ci restò che seguire il sentiero con alcuni sali scendi e con qualche bollo rosso che puntava la Croda di Ombladet, e a seguire anche sotto la sua parete difficile che copre il Monte Volaia in programma.

6Lo percorremmo senza darci furia fino a girarla, e oltre, e sopra il macereto vedemmo la nostra Montagna, e in Cima la Croce; e con alcuni alpinisti che ci mandavano i loro richiami d’incitamento a raggiungerli.
Tante grazie; ma noi mantenemmo il nostro passo e così fino in Cima: 16 giugno 1989.
Il tempo per i saluti che iniziarono a scendere.
Noi non ci demmo furia; e mentre Rosanna e Heydi cercavano un posto comodo per la sosta, noi due iniziammo il servizio fotografico delle Montagne in parte coperte da nuvolosità, da noi salite e più volte.

7Il verde Rauch Kofel 2460 m, il Monte Coglians 2780 m, e retrostante la Croda da Cjanevate 2769 m.

8Il Monte Capolago 2554 m, il Monte Canale 2540 m, le cinque quote della Crete di Cjanaletta, e a chiudere il Sasso Nero 2458 m.

A seguire quello d’Armando che per migliorare la leggibilità lui usava prima proiettarla sullo schermo e poi fotografarla.

9In primo piano il Monte Capolago, il Rauchkofel, coperto dalla nuvola il Coglians e a chiudere la Cjanevate.

10In primo piano il Monte Canale 2540 m.

11I Monti Capo Lago e Canale; e solo il primo tratto visibile delle Crete di Cjanaletta perché il restante era coperto dal Sasso Nero 2468 m.

12Sì; e una volta riuniti nella sosta ristoratrice beneficiammo anche del sole.
Non così per Armando perché ben presto riprese il servizio fotografico anche allarmato dall’arrivo di nuova nuvolaglia.

13I Monti Capolago e Canale, il primo tratto delle Crete di Cjanaletta, e il Sasso Nero.

14I Monti Capolago e Canale, e il primo tratto  delle Crete di Cjanaletta.

 15Il Monte Capolago, Il Monte Coglians e la Croda da Cjanevate.

Solo che una volta terminato il servizio fotografico, la sua attenzione fu catturata dall’arrivo di un bianco e denso corpo nuvoloso poi fermatosi per le correnti d’aria sulle pareti occidentali delle due quote più alte.

16La Creta da Cjanevate

17Il Monte Coglians

18Il Monte Coglians

19Così anche la parte finale del Monte Capolago nei nostri programmi.

Solo che la nuvolosità in arrivo coprì anche il sole, e iniziò a farsi sentire l’aria fredda; e così decidemmo d’anticipare la discesa.

20

21Le foto  ricordo della Cima con le nuvole che stavano già intanfanando le Montagne.

22La Croda di Ombladet 2470 m

Non perdemmo altro tempo, e le macchine fotografiche le tenemmo nei nostri sacchi, e così fino alla Forcella raggiunta la mattina, e da dove Armando fotografò l’incombente parete della Croda di Ombladet 2470 m, già raggiunta dalla nuvolaglia, e che io avevo ripreso quella mattina.

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24Nella discesa seguimmo il sentiero fino a trovar conveniente seguire il marcato calpestio sui pascoli, e dove poi ognuno scelse la sua discesa; e così fino a riunirci sul piano ormai sul sentiero segnalato.

Non sempre il tempo è bello…

Trieste, 1 novembre 2018

Un giorno a casa, e mentre stavo sfogliando la nostra rivista Le Alpi Venete levata dalla cassetta postale, mi soffermai sulla relazione della nuova salita dei fratelli Peratoner, sulla parete W della Torre di Clap Piccolo 2462 m; e con Mario Casini e Mario Di Gallo.
Così fidandomi della loro relazione avendo già ripetuto alcune prime salite, e non essendo tanto difficile, la proposi all’amico Armando Cossutta che non aspettava altro.
Solo che quella mattina trovammo le Cime delle Montagne intanfanade da nuvole vaporose che non portano pioggia; e fiduciosi da Sappada scendemmo al posteggio nei pressi del fiume Piave; e poi rimontare il conosciuto sentiero del Rio di Enghe.
C’era poco d’ammirare e o fotografare intorno; e così anche quando prendemmo a sinistra il sentiero per il Passo di Elbel m 1967, e che lo rimontammo solo un tratto sul ripido per poi volgere a sinistra nel Cadin di Elbel circondato da Montagne e pareti conosciute l‘altra volta.

1 panoramicaPanoramica

2 Campanili di ElbelCampanili di Elbel

3I Campanili di Elbel, il Creton di Clap Grande e il canale che gli delimita dal Creton di Clap Piccolo.
Fatto il primo bottino di fotografie, non ci restò che rimontare il Vallone; e man mano procedendo, e cicola e ciacola anche a studiare la parete che dovremmo salire.

45Ormai vicini le stesse immagini con la nostra Meta in primo piano, e la parete NW delle Crete Brusade.

67Solo che prima traversai sotto le pareti dei Campanili di Elbel per fotografarle perché ancora da salire; e poi fino alla prossima sosta; e che Armando approfittò per aumentare il suo bottino fotografico.

8Una volta riuniti con l’ultima traversata per sfasciumi e neve ci portammo alla base della parete per iniziare la salita.

9Sì; ma la sotto sul momento la situazione non era il massimo con scarsa luce e più sopra la nebbia.
Niente; nella salita staremo attenti a non affrontare i tratti difficili; e via.

1011Una volta in parete tutto diventò più facile, e così anche la luminosità che ci consentiva di salire senza tentennamenti lunghezza dopo lunghezza; e sottostante il percorso d’approccio che pareva più difficile.

1213Non solo di salire; ma anche a poggiare a destra perché si fa più stretta delimitata da pareti verticali scure e strapiombanti che non erano il massimo.
Poi inaspettato uno spacco che la divide in due parti… e l’interna lavorata a rampa in salita che ci permetterà di rimontarla.

14Sì; e senza grandi difficoltà per quella roccia liscia e compatta; e tanto da non poter conficcare un chiodo per assicurare la salita dell’amico che non vedevo.

15- Armando, vien e sta tento. Così accompagnai la sua salita con la corda tesa a spalla; e così fino a vederlo.

16Intanto la rampa man mano si restringeva sempre più poggiata sottostante la parete verticale; e a far da guardia la Torre Pesaris anche se solo parziale.

17Così, e per guadagnare tempo una volta in terrazzino invitai Armando a proseguire ancora per un tratto perché la cengia termina delimitata da un canalone; e oltre risaltava il Torrione Pesaris delle Crete Brusade.
Sì e no; e per non perdere tempo tornammo sui nostri passi fino a vedere per dove riprendere la salita.

18Non ho ricordi su quella facile e friabile parete, tranne che per la vista dei Campanili di Elbel alla nostra altezza.

19Panoramica

Intanto avevamo raggiunto una cengia di sfasciumi in salita sottostante la parete verticale, e da dove Armando scattò una panoramica con i Campanili di Elbel.

20L’amico nel traverso in salita.

Cicola e ciacola, anche se facile, decidemmo di percorrerla legati uno per volta per prendere un poco di riposo, e fino a che girai lo spigolo dove, anche se di poco cambia il versante.

21- Armando vien. Così fotografò la Cresta delle Crete Brusade.

Poi ripresi la salita per la parete sempre leggermente poggiata portandomi verso il centro dov’era più compatta.

22Poi per non perdere tempo nei terrazzini, e d’accordo, decidemmo di proseguire a comando alternato.

232425Così fino sotto l’ultimo tratto della parete difficile finale.

26Sì; ma noi due la rimontammo ancora non solo per fotografarla, ma anche per vedere per dove salirla, e così fino sotto la parete finale strapiombante attraversata da una cengia che non si affronta direttamente, ma più a destra. Solo un tratto in quella direzione perché la parete verticalizza; e per questa fino a che trovai la possibilità per far terrazzino.
Una volta riuniti ripresi la salita sulla parete che gradatamente poggia, e fino a montare sulla detta cengia?
Sì; avevo ancora corda, e la percorsi fino sotto lo stretto canale ostruito da un masso; e invitando Armando a raggiungermi.

27Una volta riuniti, e con il morale alto, per non perdere tempo lo invitai a proseguire; e scherzosamente per meritarsi la Cima.
Il tempo che superasse il masso ed entrò… e senza notizie fino a Tullio vien.
Sì; e mi aspettava al displuvio delimitato da differenti pareti verticali?

2829Così decidemmo di salire per quella più facile e corta; e Armando per primo a raggiungere l’artistica Croce della Cima: 19 agosto 1984.

30Una volta ristorati passammo alle fotografie; anche se la sequenza per illustrare l’articolo é stata modificata.

31Panoramica

32Il Creton di Clap Piccolo 2439 m, le Crete Brusade 2393 m, e in primo piano la Torre Pesaris 2430 m.

33La Torre Sappada 2442 m

34Il Gruppo del Creton di Clap Grande 2487 m.

35Verso la Val Pesarina

36Crete Brusade: il Creton di Clap Piccolo 2439 m.

Una volta finito il servizio fotografico non ci restò che affrontare la discesa per il canale opposto a quello della salita; e che i fratelli Peratoner scesero con alcune corde doppie.
Così legati scendemmo uno per volta al displuvio, e a seguire un tratto per il canale alla ricerca di un possibile chiodo per la corda doppia. Non lo trovammo; e lo misi io per assicurare a spalla la discesa d’Armando alla sua ricerca; e fino a trovarlo.

37La parete Nord del canale della discesa.

38La prima corda doppia.

Lo stesso arrivò la sera; ma per nostra fortuna la luce riflessa del crepuscolo illuminava il canale quel tanto perché vedessi i chiodi infissi per le restanti due o tre doppie; e l’ultima con il chiarore della luna.

Senza darci furia perdemmo solo il tempo per sistemare il materiale nei rispettivi sacchi, e iniziammo a scendere le balze rocciose ancora nell’oscurità puntando la Forca di Clap Grande m 2230 illuminata dalla luna.
Solo che scendendo notai che il macereto sottostante illuminato dalla luna era di due tonalità; e quella chiara dovuta al macereto di rocce facili.
Armando anche se non proprio convinto acconsentì; e via per queste a mezza costa e cercandole di volta in la volta e fino veder conveniente assecondare il ghiaione scendente la Forca; e dove ci concedemmo la meritata sosta.
Tanto restava solo la lunga conosciuta discesa al chiaro di luna.

39Tracciato completo

40Piantina.

Due salite sulla Cresta di Enghe

Trieste, 1 ottobre 2018

Tentativo alla Cima 2414 m

Dopo l’avventurosa Gita del 20 settembre 1986 con la riuscita salita della Quota più elevata e senza nome della Cresta Ovest, mi restava ancora di portare a termine la salita della più elevata della Cresta di Enghe.
Solo che quella mattina la Montagna era tutta intanfanada, anche se per noi non cambiava niente conoscendo per i tentativi fatti quasi tutto il percorso per la detta Cima.
Così per illustrare l’approccio ai lettori sono ricorso alle fotografie scattate la prima volta.

1

2Versante Sud Est.

3Panoramica dalla Forcella di Mimoias m 1976  con il Fondovalle, e i Monti a chiuderlo.

4In salita verso la Cresta Ovest.

5La Cresta Ovest.

6 7Panoramiche con il Fondovalle.

8Così ho inserito anche questa piantina più estesa per consentire la lettura dei nomi dei Monti intorno.9

10Il Foro che permette di passare sull’altro versante, e sostare sopra una parete precipite nel vuoto; e il Cadore.

11 La Terza Grande 2586 m.

12Senza perdere tempo ci portammo a destra e sotto la parete incombente per usufruire delle larghe fessure che facilitano la discesa in un canalino che termina sulla larga cengia di sfasciumi.

13 La parete precipite con il vano oscuro del foro.

Sì; e poi via veloci per la cengia conosciuta che scorre sotto la parete prendendo e perdendo più volte quota e superando delle strettoie tra corte pareti; e dove la sotto si perse solo il tempo per ricordare la nostra salita sull’anticima Ovest dell’altro anno.

14Riprendemmo il traverso; e sempre più facile, e in discesa, e così, e solo, fino alla base della parete in sfasciumi della Cima in programma.
Solo che gli amici progredivano lentamente; e così iniziai a salirla alternata da brevi pause.

15Avrò anche superato il punto raggiunto la prima volta; e così diedi voce agli amici che andavo a veder quello notato l’altra volta.

16Così traversai a destra sotto il pilastro per poi rimontare la breve parete fino a una cengia di sfasciumi che m’invitava a entrare in un canale che portava in alto nella nebbia.

17Sì; non era difficile, e senza darmi furia iniziai a rimontarlo fino in uno slargo del camino; e dove preferì attendere gli amici per poi decidere insieme per dove continuare.
Arrivarono anche se lentamente perché Armando non stava bene.
Sì; la Cima doveva essere soprastante, e per arrivarci c’erano due possibilità.
Sulla destra salendo per uno spacco della parete che permetteva di uscire dal camino verso rocce chiare e facili; e l’altra continuare per l’oscuro camino e nella nebbia.
Così uscimmo a destra, e a seguire per un pendio di corti salti di roccia ed erba; e dove Armando si fermò.

18Dall’altro lato invece continuava una cresta rocciosa erbosa, e più alta di noi!
Niente; e perso per perso restammo uniti su quella raggiunta: 2 agosto 1987.

19 Così anche la costruzione dell’ometto.

20 La Quota da noi tre salita il 20 agosto 1986; e presente nel blog …..

 La sosta lassù non era il massimo, e aspettavamo il benestare d’Armando per iniziare la discesa; e così fino a quando avvertì il freddo.
Solo che una volta in piedi si sentì a suo agio, e non volle la sicurezza della corda.
Così iniziammo la discesa con cautela che presto si dimostrò inutile anche perché con il movimento gli era ritornato il calore corporeo; e ancora meglio una volta sulla parete facilitati dalle tracce lasciate nella salita.
Così anche il lungo traverso, e fino sopra la parete precipite; e dove legati alla corda ho assicurato la loro singola discesa per il Foro.
Una volta riuniti, e con la corda nel sacco, ci restò solo la facile discesa al sentiero conosciuto.

21Tracciato

22Piantina

Un ritorno imprevisto e avventuroso.

23Panoramica della Cresta di Enghe ripresa la prima volta.

 Sì; e quella senza quota e nome che si raggiunse la prima volta con l’amico Armando Cossutta il 22 giugno 1985; e ora Cima di Mezzo e quotata 2343 m.

 Alla ricerca di una possibile nuova salita.

 Nel corso della settimana un’improvvisa richiesta dell’amico Daniele Sandri perché organizzassi per lunedì una Gita; e che veniva anche l’amico Sergio Hrovatin.
- Orpo. Sì, perché contando sulle loro capacità, potrei anche tentare di realizzare quanto da me osservato nel corso della salita fatta su quei Monti con l’amico Armando Cossutta il 22 giugno 1985, e che nonostante la scarsa visibilità, potei notare in alto sulla Cresta dal gioco chiaro e oscuro, la possibilità di un possibile passaggio.

24 Panoramica della Cresta di Enghe.

Così anche quella volta posteggiammo la macchina sul prato verde prima del tornante, e una volta pronti seguimmo la traccia per incrociare la strada bianca per Casera di Mimoias 1823 m, e oltre fino ai pascoli, e dove dal punto giusto fotografai l’esteso versante del Gruppo, ancora sconosciuto.
Sì, la giornata prometteva, e così anche mostrai agli amici il mio possibile programma; e via per il sentiero conosciuto e fino a vedere conveniente traversare la mugheta, e così anche più avanti conveniente affrontare il ripido ghiaione soprastante a quello dei massi, e chiuso in alto da una Cresta con il possibile passaggio.
Solo che non era il massimo con il fondo meno stabile e cosparso di massi di media grandezza; e in quel tratto di moderata pendenza ma faticoso per gli amici forse meno preparati, e tanto che ognuno poi scelse il suo percorso e senza darsi furia.
Lo stesso ci furono le pause; e così anche più avanti sul ripido e fino a essere chiusi dalle oscure pareti intorno dove risaltava oltre un vasto spacco rettangolare quasi regolare, un’altra di luce abbagliante?
Solo che non ci demmo furia; e cercando i punti migliori e con meno fatica arrivammo sul limite dello spacco. Sì; e forse anche sconosciuto; ma questo importava a me.
Non cantammo vittoria perché prima dovevamo verificare la percorribilità del canale incrociato quasi allo stesso livello e che scendeva a valle per conto suo; mentre a monte risaliva ancora un breve tratto con la pendenza giusta, e coperto da detrito medio piccolo di colore giallo rosa, e all’inizio coperto d’erba.
Poi cicola e ciacola decidemmo anche di valicare il passaggio contemporaneamente; e una volta riuniti nel canale detritico cercammo di vedere per dove uscire.
Sì; e proprio sulla stretta parete verticale illuminata dal sole dove origina, risaltava uno spacco che era tutta una promessa.

25Così anche aspettai che lo raggiungessero per la fotografia.

 Una volta riuniti, e senza vedere niente, non ci restò che rimontarlo anche facilitati dai massi quasi disposti a gradini, e fino in un canale in salita di roccia compatta verso Sud Est?
Niente; e fatto il punto della situazione non ci restò che rimontare il canale fino a poter volgere a destra sulla Cresta principale con la speranza di trovare qualche ometto, e soprattutto quello della quota 2343 m in programma per poi scendere per la facile via normale solo intravista.
Così, e dopo aver percorso un tratto di canale, puntammo alla Cresta che la seguimmo fino a trovare l’ometto desiderato: 22 settembre 1997.

26 27

Perdemmo solo il tempo per le fotografie della Cima approfittando della regalata schiarita che era nuovamente tutto intanfanado; e così tra un boccone e l’altro, decisi di scendere per la più conosciuta e sicura via del versante Est.
Così fuori la corda perche non si sa mai, e seguimmo in quella direzione le tracce di calpestio e qualche ometto fino a trovare le rocce facili che ci portarono nel canale in quella stagione senza neve; e senza la nuvolosità.
Così tutto diventò più facile; e al punto giusto la traccia marcata ci invitò a prendere quota, e in traversata per la cengia presto erbosa uscire a destra in parete, e a seguire la sua discesa assicurati dalla corda per l’unica difficoltà di tutta la Gita.
Intanto la nuvolosità era svanita; e valicato il Passo di Elbel 1963 m, ci restò solo che la tranquilla discesa al sole.

28

La Cima Est della Cresta di Enghe

Trieste, 1 settembre 2018

Una Gita impensabile

Nei primi giorni del mese di Dicembre l’amico Rinaldo mi chiese di organizzare una Gita per la Domenica; con la sua fidanzata Barbara.
Non ci pensai due volte perché non aspettavo altro; e quella mattina posteggiò la sua macchina sul piccolo prato e base di partenza per le mie salite sulla Cresta di Enghe.
Non ci sono ricordi dell’avvicinamento, e senza darci furia per la mulattiera in quella magnifica giornata arrivammo al bivio del Campanile di Mimoias 1998 m.

01 02 idemNoi continuammo per la comoda mulattiera per non perdere il passo e così fotografai il Campanile.

03 Passo di MimoiasLa Cresta di Mimoias 2320 m, la Forcella di Mimoias m 1976 con la Terza Grande 2586 m.

04 Cr d'Enghe A C EstPiù avanti la parete dell’Anticima Est della Cresta di Enghe Est.

Valicato il Passo di Elbel m 1983 m, scendemmo facilitati dalla neve nel pianoro sottostante, e all’altezza del canalone che è la direzione della salita per cercare sulla parete rivolta al Passo il percorso per entrarvi.

05 Passo d'ElbelSì e no; e una volta d’accordo, e per fotografare gli amici dall’alto, ci andai da solo; e una volta sotto la parete verticale trovai la cengia d’accesso; e aspettai gli amici per iniziare insieme la salita.

06 Sablich BarbaraCosì, e una volta insieme, e prima d’iniziare la salita fotografai Barbara.

07 la ns metaUna volta riuniti traversammo la cengia; e girato lo spigolo potemmo vedere oltre il canalone e in alto la Cresta della Cima Est.

08Sì; e il percorso d’accesso coperto di neve.

09 - Copia - CopiaSolo un breve tratto perché dovevamo traversare neve ripida, e Barbara ebbe paura; e così Rinaldo la legò per dargli sicurezza.

Proprio ci voleva perché fatto il traverso si doveva scendere per neve ripida nel canalone.

10Solo che Barbara alla ripida neve preferì scendere aiutandosi con gli appigli della parete affiorante dalla neve.

11Una volta nel canalone tutto diventò più facile; e senza darci furia per alcune lunghezze, e fino a vedere conveniente traversare a destra dove la parete è facile.

Così anche Barbara preferì proseguire slegata.

12 no iera facilePoi ognuno seguì il suo percorso, e fino a trovarci sulla Cresta e al sole.

13Solo un tratto; poi dovemmo continuare per la parete cercando il percorso migliore e così fino sulla Cima Est 2386 m in programma: 7 dicembre 1986.

14 Ogrisi TNecessariamente sosta breve; e gli amici decisero la fotografia della Cima solo per me.

15 Cima W La Cima Ovest 2414 m; la più elevata della Cresta di Enghe.

16 Terza GrandeIl Gruppo della Terza Grande 2586 m.

17 Creton-ClapI gruppi del Creton di Culzei e Clap Grande.

18 panoramicaCon il Monte Siera.

19 idemVerso i Monti Pieltinis e Novarza.

 Le giornate sono corte nel mese di dicembre; e per far presto Rinaldo cercherà la via per la discesa per i canali innevati, ed io assicurerò quella di Barbara.

20 discesaLa scelta ci dette ragione, ed entrammo nel canalone più in basso. Sì; e ci restava solo di seguire i sali scendi della nostra traccia.

21 no per quàCosì, e prima di seguire la traccia in salita, il canale che continuava invitante.

22 Gr Cr-Clap PiccoloCon soprastanti i Gruppi Creton di Culzei, e Clap Grande.

23Sì; ma Barbara preferì continuare legata.

24 col brividoCosì anche nel lungo traverso in salita, e anche la discesa per l’altro versante sulla cengia soprastante la facile parete iniziale; e per non perdere tempo anche per questa.
Nel timore d’essere sorpresi dall’oscurità perdemmo solo il tempo per sistemare il materiale alpinistico nei rispettivi sacchi; e pronti rimontammo le nostre tracce nell’ombra scura con passo regolare perché stanchi, e fino a incrociare il sentiero per il Passo di Elbel; e una volta oltre scendendo, trovammo anche il posto giusto per la meritata sosta al sole.

25 felici-contenti26  piantinaPiantina

C’era una volta…

Trieste,1 agosto 2018

La Cresta Alta di Mimoias 2413 m

1Piantina della Castiglioni.

Sì, perché da me conosciuta e salita con quel nome e quota riportati sulla Guida Castiglioni in mio possesso; e fino a che un giorno per non confonderla con la vicina Cresta di Mimoias 2320 m, hanno deciso di cambiarle il nome e la quota con Cresta di Enghe 2414 m.

Solo che con l’amico Armando Cossutta anni prima per andare a conoscerla, e contando sulla Castiglioni, quella mattina posteggiammo ben oltre il posteggio per il Rifugio De Gasperi, e fino a vedere prima di un tornante un piccolo prato verde, e sul ripido versante a monte tracce di sentiero; e dove posteggiammo.
Così sacchi in spalla le seguimmo fino a incrociare una strada bianca, e che concordammo essere quella per Casera di Mimoias m 1661, e che inizia dalla Forcella Lavardéet.
Senza darci furia, e ancor meno nell’ultimo tratto ripido, la raggiungemmo, e anche sorpresi dalla sua struttura quasi artistica.
Seguì ancora un tratto sempre ripido, e arrivammo nello slargo finale del Vallone tra la Cresta Alta di Mimoias e il Monte Paradara 1981 m, che non vedemmo perché nella nuvolaglia.

2Sì; e giusto in tempo per capire che la Montagna di fronte con il canalone è la Cima da noi programmata perché il tempo stava cambiando e le nuvole vaporose avevano iniziato a intanfanare la Montagna.
Senza pensarci due volte, traversammo dritti la mugheta, e a seguire in salita per detriti e fino a vedere il possibile canalone della relazione.

3Non ci pensammo due volte; e raggiuntolo lo rimontammo, e anche oltre per i massi ben stabili mentre la nuvolaglia stava invadendo il vallone; e prima di rimontarlo fotografai quanto fatto.

4Solo che più avanti il canale man mano si restringe tra e pareti verticali con il fondo lastricato da massi; e anche se nella nebbia, lasciando intravedere la possibilità di continuare la sua salita.

56Sì; e che man mano procedendo Armando volle documentare quel tratto in due riprese.
Finiti i massi, il fondo del canale era coperto da medio e grosso detrito che rallentava il nostro procedere. Così mi guardai intorno se c’erano altre possibilità; e notai sulla parete, e poco più alta di noi una cengia?
– Armando; e se la rimontassimo.
Non fu molto convinto perché c’era da superare un tratto cosparso di massi sbrecciati; ma accettò.

7Armando sulla cengia.

Solo che progredendo la cengia prendeva quota, ma noi continuammo lo stesso, e ormai alta dal fondo del canale stretta con roccia compatta e levigata; e perso per perso decidemmo di continuare lo stesso.

89Più avanti la cengia si esauriva sotto una stretta e liscia parete lavorata a colatoio o camino che superammo, e fino a vedere a sinistra la parete più facile che raggiungemmo.

10Sì; e da queste forse vedemmo anche il possibile percorso della via comune; ma noi nel dubbio decidemmo di continuare per la parete raggiunta.

11Sì; e subiti sopra uno spacco nella parete ci facilitò il passaggio e a seguire una traccia di colatoio che prometteva.

1213Pareva fatta; e Armando fotografò le Montagne nella direzione della possibile Cima.
Invece nella fitta nebbia raggiungemmo uno slargo appiattito del canale, e che non ci restò che rimontarlo, e fino a una cengia sottostante la parete verticale; e traversando la sotto cercammo di passare a destra e o a sinistra; niente.
Così ripassai la sotto, e fino a vedere per dove superare lo strapiombo; sì, e per gli appigli giusti, e tanto che passò anche Armando senza bisogno della corda.
Restava ancora di raggiungere la Cima.
Così con un passaggio per de qua e altro per de la e costruendo man mano gli ometti per cautelarci perché non si sa mai, fino sul filo di una cresta?
Sì e no; e la rimontammo fino sul punto più alto con tracce d’ometto, anche se non era la vera Cima Est.

1415Non era certo il momento per andare a cercarla; e così ricostruimmo solo l’ometto per la fotografia; 22 giugno 1985; Armando Cossutta e Tullio Ogrisi.
Nella discesa seguimmo attentamente gli ometti fino al passaggio difficile; e che Armando preferì farlo assicurato dalla corda.
Il tempo di sistemare la corda nel sacco, e riprendemmo veloci e sicuri il percorso fatto in salita, e fino al possibile bivio.
Sì e no; e per non correre possibili rischi decidemmo continuare per quello fatto nella salita; e che non ha lasciato ricordi.

16 piantina OKPiantina

Il ritorno per il tentativo alla più alta Quota 2414 m

Sì; e l’anno successivo a invogliarci sarà stato il bel tempo che durò tutta l’estate e oltre; e quella volta venne anche Rosanna la moglie d’Armando.
Posteggiammo sul piccolo prato verde come la prima volta in una giornata ideale; e per il percorso conosciuto fino allo slargo finale del Vallone erboso tra la Cresta Alta di Mimoias e il Monte Paradara 1981 m, velati dalle nebbie della notte.

17Sì; e dovemmo anche prestare attenzione per prendere tra le tracce di più percorsi quella giusta per il Passo di Mimoias m 1976, perché il Costone che chiude verso Ovest il Vallone era ancora intanfanado dalle nebbie notturne; e via.
Il fondo erboso era quasi piatto e senza la traccia di un percorso obbligato; e potevamo variarlo a nostro piacimento; e così anche più avanti cosparso di massi e mughi. Poi il pascolo si riduce cosparso d’alberi misti; e così seguimmo il sentiero con pendenza quasi costante, e più avanti prendendo quota con alcuni tornanti mentre la leggera nuvolosità era svanita nel cielo azzurro, e gli alberi lasciavano il posto ai mughi mentre il versante tende man mano appiattirsi; e quasi piatto il sentiero aggira a lungo sulla destra la sommità coperta da fitta mugheta prima d’iniziare a perdere quota sull’altro versante.

1819Solo un buon tratto; e anche se non vedevamo la Cresta, iniziammo a rimontare il ghiaione per nostra fortuna con l’aiuto dei rami della rada mughetta.

20Così riprendemmo quota, e fino a veder far capolino le Quote alte della Cresta; e fino a montare sull’appiattita base di roccia liscia e compatta, e in leggera discesa.
- Orpo!
Sì; perché la corta parete incombente della quota era difficile; e così ricorremmo alla Castiglioni.

2122Nell’attesa Armando ne approfittò per scattare alcune fotografie per riprendere le Montagne che ci stavano di fronte.

23 piantinaCosì, e per facilitare la loro conoscenza ai lettori, cercando tra le tante Carte Topografiche in mio possesso, ho trovato quella dei Sentieri e Rifugi del Comelico e Sappada.
Sì; e che acquistammo nel corso di una gita famigliare al Rifugio Sorgenti del Piave oltre quaranta anni fa, e che Heydi convalidò con il timbro del Rifugio sulla busta protettiva di plastica.

Invece sulla Castiglioni non trovammo indicazioni su quello che ci sovrastava; e non ci restò che scendere per la cengia cercando man mano sulla parete la possibilità per salirla, o al suo termine aggirarla in versante Ovest cercando d’incrociare la via normale; e via.
Solo un breve tratto perché notai sulla parete strapiombante rosso giallo la parte finale di una possibile nicchia; e per curiosità rimontai la parete quel tanto per vederla forata oltre per oltre.
Sì; ma prima andremmo a vedere la possibilità d’incrociare la via normale in versante Ovest.
Così anche vedemmo alla base della parete Nord della Cresta di Mimojas 2320 m, tre o quattro rocciatori che stavano cimentandosi su qualche nuova via.
Girato lo spigolo della Cresta, e per quel che vedemmo ancora nell’ombra scura… non ci restò che la nicchia forata.
Una volta la sotto persi solo il tempo per legarmi la corda in vita, e con qualche chiodo nei moschettoni e martello; e attaccai la corta parete verticale.

24Qualche metro, e montai sulla piazzola che precede il foro; e inchinandomi lo passai, e oltre fino su un dirupo precipite in versante Nord a far terrazzino.

25Così con la corda accompagnai prima la salita di Rosanna, e subito dopo Armando; e riuniti a raccontarcela come superato il foro, e che non trovarono difficoltà.

Non perdemmo altro tempo; e slegato scesi dal dirupo qualche metro per raggiungere in parete Nord l’inizio di una stretta cengia che prometteva.
Sì; e che la seguì perdendola e trovandola fino a vedere la possibilità di rimontare un pendio di sfasciumi che si originava da uno stretto canale o camino che portava verso la Cima della Cresta Alta di Mimoias; e con quella premessa tornai veloce dagli amici per informarli della possibilità intravista.

26 tracciato27ok piantina - Copia (2)Piantina con il mio percorso esplorativo.

282930Nell’attesa Armando fotografò tutto il versante della Terza Grande che tanto ci teneva riprendere.

313233Così una volta riuniti e informati per quanto visto, non perdemmo altro tempo, e slegati seguimmo la traccia del mio percorso con qualche ometto, e così fino sotto la parete della struttura più interessante del primo tratto della Cresta; e ci facemmo anche un pensierino.
Niente, e proseguimmo per la mia traccia e anche oltre sul ripido ghiaione fino a capire che avremmo corso il rischio di far tardi.

Così rinunciammo a proseguire; e guardando intorno notammo la struttura rocciosa che avevamo appena osservato. – Armando, e se…
Sì; e senza perdere tempo eravamo la sotto, e a verificare la possibilità di salire per il camino che caratterizza la prima parte della parete che sembrava promettere.
Non mi sembrò tanto difficile; così mi legai a metà corda di 40 m, con agganciati due moschettoni e un paio di chiodi; e via.
Solo un tratto perché si fa stretto; ma a sinistra c’era una larga fessura obliqua per i piedi. Solo pochi metri perché la corda stava per finire, e trovai l’unica fessura, e giusta per il chiodo del terrazzino. Così assicurai la salita singola degli amici.
- Tien ben che vado. Per fortuna c’era sempre la fessura giusta, e prima che la corda terminasse, battei l’ultimo chiodo per far terrazzino; e assicurai la salita degli amici.
Con il terzo tiro forzai il mio arrivo alla sosta nei pressi della Cima; ma sufficiente per assicurare uno per volta il loro arrivo per poi proseguire sulla Cima, e dove ci riunimmo quasi increduli: 20 settembre 1986.

343536La Cresta Alta di Mimoias 2413 m.

37La Terza Grande

38Panoramica

39   panoramicaIl versante Nord della Cresta di Enghe che fotografai nella salita alla Cima della Terza Grande in un giorno d’autunno.

Sì; e quel giorno, 28 ottobre 1983, ero con l’amico Rinaldo Sturm sulla parete Est della Terza Grande a ripetere la via dei fratelli Peratoner. Vedi anche l’articolo 12 sul mio blog.

40  tracciatoTracciato

Necessariamente la sosta fu breve; e assicurati uno per volta in discesa al terrazzino chiodato; e lo stesso fino alla base della parete, e anche veloci.
Ricuperata la corda, restava solo di seguire la traccia fatta la mattina, e sempre veloci fino al foro; e assicurati dalla corda uno per volta alla base della parete.
Sì; e una volta sul sentiero c’è la contammo a lungo.

41Piantina