La Creta Grauzaria

Trieste, 1 giugno 2017

Il ritorno sulla Sfinge

Sì; e mi sentivo ben pronto in quel momento della stagione; e una volta che il colonnello di turno ci assicurò bel tempo stabile, non ci pensammo due volte; e Armando per l’occasione si era portato una macchina fotografica 6×6, e un paio di rollini.
Solo che quella mattina aspettò d’avere le pareti di fronte per scattare la prima fotografia.

cg01cg02Così già nell’approccio della parete iniziò a fotografare.

cg03Il camino della via in parte coperto dalla parete.

cg04Lo sbocco della Gola Nord Nord-Est.

cg05La parete iniziale che porta nel camino.

cg06Prima però si risalgono le rocce di sinistra per poi entrarvi.

cg07Senza entrare preferì far terrazzino anche per documentare la salita.

cg08Per Armando anche fotografare il camino.

cg09Una volta arrivato entrammo nel suo interno, che per me era la prima volta, e dove c’era la cordata dei fratelli Di Gallo, e con il primo già in azione.

cg10Arrivato l’invito a salire, aspettai che prendesse quota per alcuni metri; e poi lo seguì innalzandomi tra i massi per entrare nel camino sopra il tratto difficile, e in spaccata fino alla cengia della sosta per assicurare la salita dell’amico.
Nel frattempo anche il secondo dell’altra cordata attaccò la parete difficile incombente; e non gli incontrammo più.
Intanto arrivò Armando, e cicola e ciacola noi non continueremo dritti perché è difficile; ma traverseremo a sinistra per trovare la parete non facile della mia prima volta.

cg11Il vasto ghiaione alla base delle pareti, in quella stagione dove risalta ancora il nevaio della Gola Nord Nord Est.

cg12cg13La Cima Nord-Est 1820 m IGM.

Così traversammo per la cengia fino a trovarla chiusa dalla neve?

cg14Non cambiava niente; la foto ricordo, e rimontammo la parete non facile fino alla serie di cenge che seguimmo fino a raggiungere lo slargo detritico alla base della caratteristica parete Ovest sovrastata dalla Sfinge, e dove c’è il passaggio in salita dei camini per raggiungerla.

cg15Passai per uno dei due; e traversai a destra per le Placche della Sfinge fino a trovare il terrazzino per assicurare la salita dell’amico.

cg16Sì; e con Armando arrivò anche il sole.

cg17cg18Così proseguimmo ancora per due tirate di corda, e prima di traversare nel colatoio nell’ombra scura, decidemmo la sosta.

cg19cg20La Cima Nord-Est con altra luce.

cg21 resta carnicaIl Monte Zermula 2143 m IGM; il retrostante Monte Cavallo di Pontebba 2239 m IGM,  e a sinistra la Creta di Aip 2279 m, confinante con l’Austria; e a destra, in Austria, il Gartnerkofel 2195 m.

cg22Così entrammo nel colatoio ancora nell’ombra scura che non era il massimo per la roccia liscia.
Il tempo di abituarmi alla scarsa luce, e rimontai il breve camino e a seguire il colatoio fino a trovare conveniente far terrazzino.

cg23Una volta riuniti affrontai la traversata esposta a destra e a seguire la cengia fino sullo spigolo poggiato a destra della Sfinge.

cg24 no se malcg25Poi, e senza darci furia, lo rimontammo per più lunghezze di corda, e fino a dover traversare a sinistra in un canale.

cg26 inizio colatoioSolo che per non perdere tempo in manovre di corda, toccò ad Armando raggiungerlo.

cg27cg28cg29La Cima dei Gjai.

cg30 la faccia della SfingeLa parete terminale della Sfinge.

Sì, e lo rimontammo fino a raggiungere un ripiano detritico; e dove decidemmo di fare una sosta anche perché l’amico m’informò d’essere stato colpito alla rotula da un piccolo sasso nei primi tiri della salita, e aumentava il dolore.

cg31Verso valle

cg32 Cima di comodoSolo che finita la sosta cicola e ciacola non ci restò che rinunciare la Cima; e con il materiale d’arrampicata e la corda nei sacchi, seguimmo il calpestio per la Cima fino a trovar conveniente iniziare la nostra discesa anche perché possibile avendola già percorsa con l’amico Giudo Canciani il 2 giugno 1960.

cg33aLa Cima dei Gjai

cg34Panoramica verso Sud

cg35Lo spigolo Nord-Ovest; particolari

cg36Verso la Val Glagnò

cg37Così e convinto, scendemmo per la parete non facile un poco per de qua e un poco per de la fermandoci sul bordo di un’altra verticale, e che non mancai di ricordare.
Così lo seguimmo puntando lo spigolo NW fino a che si sperse tra rocce più facili; e per queste scendemmo alla base della parete come la prima volta. – Xe fata!

cg38Scesi, e sottostanti lo Spigolo Nord-Ovest

cg39cg40cg41Niente discesa a torcicollo; ma tranquilli e rilassati anche perché l’amico voleva portare a casa un bottino di fotografie; tanto avevamo tempo.
Le prime della parete Ovest con l’ombra scura della Cima dei Giai.

cg42Una volta la sotto a rivivere l’impresa.

cg43La Cima Nord-Est

cg44Non sarà l’ultima volta.

Un regalo inaspettato

Trieste, 1 maggio 2017

La quota 1888 m IGM

01… poi rivolto a quanto fatto. – Sì; e ritornerò per lo stesso percorso.

Così, e da pensionato dopo un paio di giorni ero già nel canalone a destreggiarmi tra i massi nel delta; e nella macchina fotografica un nuovo rollino e lo stesso nel sacco per l’occasione.
Sì; perché volevo fotografare man mano salendo lo spettacolo dei detti canali che caratterizzano la lunga parete incombente; e che non c’è uguale nei miei ricordi alpini.
Solo che quella mattina la parete era ancora nell’ombra scura: e via.

0203Il delta di congerie rocciose si restringe a canalone ingombro di massi di tutte le dimensioni e forme; e dove c’era sempre il passaggio giusto per passare in arrampicata.
Non così nei restringimenti dove i massi accatastati e compressi formavano brevi pareti di sbarramento da dovergli superare sul margine esterno.
Sì; e quei passaggi mi ricordavano la Nostra Palestra della Napoleonica.

04 quanto fattoCerto, e per un buon tratto e fino che poggia con la vista sul Pra di Lunze.

05 quanto da fare… e quello che dovrò affrontare.

06 particolari07 pareti e canaliSì; e prendendo quota il canale tende a farsi stretto, e come promessomi, iniziai a fotografare le pareti che delimitano il canale, e percorse a varia distanza da camini o canali ingombri di massi; e ogni camino o canale con i massi differenti di forma e volume.

08Falso allarme perché per un tratto è ancora ampio con massi di media grandezza dove potevo scegliere il mio percorso.

09Così anche spostarmi per fotografare la parte alta della Cresta con una delle quote raggiunta dal sole.

10 dove el porterà11 lo stessoI successivi tratti di parete intervallati dai propri impensabili canali che rimontavo con la fantasia.

12Più avanti il canalone tende a stringersi sotto pareti verticali che copriranno… un mondo senza nomi.

13 tentazioneCosì superai gli ultimi massi per de qua e altri per de la e poggiando a destra e fino a montare sul fondo detritico e livellato del canale coprente i massi: – Orpo!
Sì; ancora un canale che m’invitava.

14 quanto salito15 panoramicaNiente; e per non perdere tempo prezioso e trovato il punto giusto solo la fotografia del canalone, e lo stesso vale per la panoramica; e via veloce.

16 no par veroLo spacco regolare dal fondo detritico tanto cercato; e una volta oltre traversai la famigliare mugheta puntando il monolito di roccia bianca.

17 cercasi passaggio- Orpo! Sì perché tutto il versante del Monte era ancora nell’ombra scura; e non risaltava ancora nessun punto di riferimento.
Niente; basterà che in alto poggi a sinistra; e via buon passo.

18 inizio cengiaSarà stata la giornata giusta perché più avanti tutto mi era familiare; e con l’ultimo traverso a destra dalla spalla erbosa puntai il crinale roccioso.
Sosta con il mio ometto a farmi compagnia mentre, tra un boccone e l’altro anche cercavo di capire quello che avevo percorso e di corsa l’altra volta, e con differente luce; e che non fotografai per mancanza di pellicola.

19 devo perder quotaLa cengia che non ricordavo così invitante; ma che mi avrà invogliato a percorrerla.

20 primo trattoIl primo tratto percorso, e pareti del versante Sud del Monte Sernio.

21 prometi benSolo un breve tratto perché c’è il Pra di Lunze; e una cengia in salita che prometteva.

22 la lunga discesaIntanto quella che stavo scendendo potrebbe anche interrompersi e…

23 no iera malContinuai invece la discesa, e prestando attenzione per aggirare alcune strutture e fino a poter scendere su un pianoro molto inclinato di sfasciumi… e che si esauriva in un canale divisorio.

24 dove la porteràSì; e dall’altra parte e sotto la parete formarsi la cengia.

25 quanto percorsoVia in discesa e di corsa. Solo che il passaggio del canale richiese attenzione.

26 speremo benIl passaggio sotto il tetto, e dove pensavo che la cengia finisse.

27 la continua ancoraNiente; e oltre e rientrando s’allargava puntando una piazzola al sole; e raggiuntola decisi la sosta anche perché continuava sottostate pareti verticali; e calcolando preoccupato il suo possibile sviluppo.

28 quanto fattoSì, e in discesa e con brevi saliscendi e disturbata dai mughi.

29 particolariSolo che l’ultimo tratto richiese anche attenzione perché la cengia cambia direzione e riprende in salita pronta a girare nuovamente.

30 e adesoSì; e quello che c’era dall’altra parte non aveva uguali; e mentre stavo scendendo in tanto spettacolo disturbato dalla scelta.
Continuare per la cengia o risalire il canale e sarà quel che sarà.

31 seguirò la cengia32 prometi benCosì; e per non sbagliare mi portai sul margine erboso… decidendo per la cengia anche perché, e come quella precedente, cambia direzione e termina formando un belvedere erboso con il suo riparo; e via in discesa e ben preso con più cautela per le rocce affioranti e portandomi sotto la parete dove il fondo e roccioso e a seguire il punto giusto per traversare il canale per rimontare la cengia.

33 la tira drito34  no iera mal35 la gira de novoIl belvedere erboso dove la cengia cambia versante.

36  quota 1888 m- Orpo! Sì, e perché raggiuntolo mi girai per fotografare quanto fatto; invece avevo di fronte una struttura rocciosa delle Crete di Palasecca, e che subito fotografai perché dovevo riprendere il percorso sulla cengia; e via.

37 no vedo niente38 me toca rinunciarSolo pochi metri; poi la cangia si restringe coperta di detriti instabili sempre più rasente la bassa parete friabile per cessare sul vuoto oscuro.
Disperazione; si, perché con il sole sugli occhi non riuscivo a vedere sulla parete a fianco di rocce instabili e infestate dei mughi la possibilità di continuare, e o tracce di passaggio dei camosci.
Niente; solo le due fotografie della situazione e delle Crete di Palasecca per il ricordo, e iniziai la ritirata cercando una possibilità per non perdere la giornata.

39 andemo a vederPochi passi senza entusiasmo; e mi ricordai della Quota ammirata poco prima, e ancora qualcuno con più speranza, e l’avevo di fronte.
Non persi tempo a cercare una possibile via di salita anche perché quelle pareti non erano facili.
Niente; dovrò prima salire il promettente canale già traversato per vedere il versante sconosciuto, e poi deciderò.
Discesa veloce, poi con cautela per il ripido canale dal fondo instabile, e più sopra con qualche gradino roccioso.

40 dove el   porteràPoi continuai verso una Forcella erbosa ingombra di vegetazione media alta con del calpestio a coprire la vista dell’altra Valle che stavo visitando; niente.

41 per questa parete42 xe rocia bonaTornato sotto la quota 1888 m, mi restava solo di trovare su quelle le pareti per dove salirla; e per la parete di fronte poggiata e con scanalature anche erbose e che solo in alto si verticalizza.

43 12 ottobre 1995Sì; e rimontai la facile parete di fronte ben presto verticale e roccia liscia. Niente; e così traversai con difficoltà in parete Nord, ancora compatta e scarsa d’appigli, e per questi in Cima 1888 m IGM: 12 ottobre 1995.
Solo che lassù non c’erano le pietre per l’ometto; e non mi restò che cercarle, e più volte perdendo quota.

44 la lunga discesaLa cauta discesa dalla Cima per la stessa via; e il lungo percorso con i ripetuti sali e scendi per il ritorno non ha lasciato ricordi; e così anche per la discesa conosciuta.
Ricordo invece che mentre scendevo tranquillo l’ampio tratto del ripido canale aperto a delta ancora al sole, notai un bagliore proveniente dalle congerie rocciose finali della parete?
Mi dissi impossibile che ci fosse dell’acqua; ma potrebbe essere qualche relitto d’aeroplano.
Sì, e no; e non mi restò che andar a veder traversando in quota verso il bagliore.
Era proprio un velo d’acqua; e che scorreva lenta solo sulla superficie liscia della parete poco staccata dalle congerie intorno? Niente; non mi restò che succhiarla e per l’unica e appena tracciata scanalatura. Sì, era acqua… e forse minerale.
Senza la risposta terminai la discesa fino a incrociare il sentiero per il Pra di Lunze.

45 meritavaIl Monte Sernio e le Crete di Palasecca dal Pra di Lunze.

46 palaseccaLe Pale del Laris dal Monte Sernio.

47 piantinaPiantina

 

 

Ritorno sulle Crete di Palasecca

Trieste, 1 aprile 2017

Pale del Laris

Il Torrione Est e la Cima Principale 1906 m IGM

In quella stagione, e nell’attesa del prossimo pensionamento limitai la mia attività alpinistica; ma non gli allenamenti nella Palestra della Napoleonica per essere preparato al mio tentativo alla Pala del Laris, e quando programmai la sua salita ero ben caricato.
Sì; e per lo stesso percorso trovato, ma questa volta traverserò il prato erboso sul limite per poi scendere nel canalone sconosciuto.

Così quella mattina, e anche se l’erba del prato ormai volgeva al giallo, preferì aggirarlo, e oltre, e tra i massi, scesi nel canalone sconosciuto, e ancora nell’ombra scura, e sovrastato da minacciose pareti.
Giusto il tempo per abituare gli occhi alla nuova luce, e iniziai a rimontarlo ben presto ingombro di massi di tutte le dimensioni e forme di roccia levigata.
Pertanto salita a vista, e se del caso anche calcolati passaggi difficili; e lo stesso sugli ultimi massi anche se sul lato esterno era più facile.
Man mano in canalone poggia allargandosi cosparso di radi massi, e cosi fino a riprendere a salire assottigliandosi, e con le alte pareti verticali interne percorse a varia distanza da camini o canali ingombri di massi; e ogni camino o canale con i massi differenti di forme e volumi.
Sì; e così fino a dover uscire dal canale verso valle per poi rientrare dove i massi sono coperti da ghiaie e detriti che lo livellano.

01  il canalone salitoIl tempo per fotografare quanto fatto, e ripresi a percorrere quell’inaspettato regalo anche perché portava verso rocce facili.
Sì, e di buon passo, e fino oltre un arrotondato spigolo dove inizia un altro canale, e che stavo per superarlo.

02   il passaggioCosì lo rimontai fino a vedere la parete con l’intaglio tanto cercato.
Solo il tempo per accertarmi, e via veloce ancora incredulo.

03   anche facile04   panoramicaUna volta sull’altro versate, e prima di pensare alla salita della Cima, ancora alcuni scatti per ricordare il momento tanto atteso; e via e per l’ultimo tratto del canale.
Ancora pochi passi; e di fronte avevo un ghiaione in salita quasi circolare, e delimitato da basse pareti. Solo che questo era in parte coperto da vegetazione varia dove si evidenziavano nel verde le bianche colate di sfasciumi, i massi di tutte le dimensioni e le basse pareti in rovina.
- Orpo! Sì, perché dovevo rimontarlo.
Poi guardandolo meglio notai che i mughi e gli arbusti erano concentrati verso il centro, e pertanto mi conveniva aggirarlo sui bordi; e per quello alla mia destra più erboso. Sì; e anche veloce da congratularmi per la scelta perché prendevo quota senza fatica.
Pareva fatta; invece più avanti, e alla vista della parte alta del pianoro più ripida e infestata dai mughi tutto cambiò.
Niente; salirò la parte ripida, e sarà quel che sarà.
Sarà che arrivai ai mughi; e oltre che coprivano il pianoro s’accesso alla Pala del Laris.
Ero stanco e un poco deluso; e decisi per la sosta ritemprante.

05  la GrauzariaCosi anche fotografai la Creta Grauzaria.

06   Mte Sernio07  ancora questaIl Monte Sernio completo.

Arrivò anche il momento per decidere la salita; e osservando nuovamente la mugheta con calma vidi per dove superarla; e con pazienza stando in quota e spezzando qualche ramo, raggiunsi l’unico masso di roccia bianca.
Era la giornata giusta perché anche finiva anche la mugheta; e quel masso sarà anche un ottimo punto di riferimento in discesa.

08  devo andar lasù- Xe fata!  Restava ancora di salire il ripido pendio erboso e ghiaioso per poi raggiungere il canale di lato, e puntare la base della parete finale.

09   a metà percorsoSolo che sulla Creta c’erano altre strutture rocciose per confondermi; e via.
Più avanti e prendendo quota individuai la struttura della Cima, e già cercavo per dove salirla.
Solo che in controluce, e staccato dalla parete, c’era un Torrione; e che potrebbe essere mai salito? Sì; e gli promisi di salirlo dopo la Cima Principale.

10  dove el portaPoi la solita vocina mi avvisò il pericolo di dimenticarmi l’impegno; e non mi restò che deviare a sinistra e raggiungere lo spacco divisorio.

11   parete a rampaSpettacolo per spettacolo anche perché lo spacco è una Forcella con un canale che scendeva ripido nell’ignoto; ma oltre, e traversando sotto la parete per lo slargo detritico avrei  accesso alla stretta parete lavorata a rampa del Torrione.

12   ricordoSì e no; e con attenzione traversai il mobile detrito alla base della parete per entrare nella larga fessura che mi facilitò quel tratto di salita; poi a vista e con più difficoltà fino in Cima: 9 ottobre 1995.

13  l'alta Val GlagnòVerso l’alta Val Glagnò.

14   la Cima PrincipaleVerso la Cima della Pala del Laris.

15   nella Val  GlagnòUna volta sceso alla Forcella ancora uno scatto verso Sud con il sottostante solco della Val Glagnò.

16  ottobre 1995Poi dalla Forcella, e per non perdere quota, traversai la parete con attenzione fino a trovare per dove salire sulla Cima Principale delle Pale del Laris: 9 ottobre 1995.

Certo che intorno non mancavano Montagne da fotografare; ma non mi andava di selezionarle, e così…

17  Monte SernioIl Monte Sernio 2187 m.

18  Grauzaria e Cima dei GiaiLa Creta Grauzaria 2065 m e Cima dei Giai 1916 m IGM.

19   Creta GrauzariaLa Creta Grauzaria

20  verso le Carniche e GiulieVerso le Alpi Carniche e Alpi Giulie

21  panoramicaIl panorama completo delle Crete di Palasecca e Palavierte; e in controluce la quasi sconosciuta diramazione Est con il Cuel Mauron 1814 m IGM dove risaltano altre quote e alcune senza nome, e forse da salire.

22  Pra di LunzeIl Pra di Lunze nei colori autunnali.

23   Val GlagnòLa parte bassa della Val Glagnò.

24  inizia la lunga discesaIl versante già nell’ombra che dovrò percorrere nella lunga discesa.

Sì; e con cautela perché a tratti la roccia era friabile, e così fino alla base della parete, e da dove preferì scendere quasi di corsa per i rivoli di sfasciumi, e per un buon tratto.
Alt, e ferma tutto; e giusto in tempo perché in quel momento mi ricordai, e voltandomi verso la Montagna appena salita, che mi ero impegnato d’andare a vedere il corto appiattimento erboso sullo spigolo, quasi una spalla, e che mi sembrava promettere.
Solo che ero sceso troppo; e dopo un sì e no e no e sì, puntai in quella direzione, e quasi di corsa perché in quella stagione le ore di luce sono diminuite; e via in salita.   Raggiuntolo, e oltre un ripido pendio erboso, iniziava un altro con una corta cresta rocciosa.
Non persi altro tempo; e via in traverso per non perdere quota, e con attenzione, e fino sull’opposto crinale.
- Orpo! Sì perché da questo iniziava un’invitante cengia, e mentre io non avevo tempo.
- Vado o non vado? Sì; e ricupererò il tempo nella discesa.
Così continuai a percorrerla ancora per un buon tratto, e fino a capire che non avrebbe scopo visto la mancanza di tempo, tanto tornerò, e via di corsa e in salita.

La prima parte del ritorno fatto di corsa non ha lasciato ricordi, e così fino all’inizio della mugheta già nell’ombra scura, e che cercavo il masso bianco per poi trovare e seguire i rami spezzati. Un brutto momento; ma lo trovai. Solo che per far presto la  traversai senza cercarli, anche perché poco visibili nell’ombra scura, e fino e oltre sul bianco ghiaione.
Il tempo di riordinare i ricordi, e anche per sveltire la discesa decisi di scenderlo per l’altro lato; forse più ripido e con pochi mughi, e al termine con un traverso raggiunsi il canale d’entrata. –Xe fata!
Non ci sono altri ricordi fino nel canalone, e dove, e anche se impegnato a scenderlo, temevo d’essere sorpreso dall’oscurità, e per un attimo già stavo valutando di tentare la possibile discesa verso la Torre di Pra Daneit.
Niente; e continuai la discesa per il canalone aggirando i massi difficili sul bordo esterno del canalone, e con la speranza di non essere sorpreso dall’oscurità.
Sì; e la discesa fatta come propostomi riuscì veloce anche perché illuminata dalla luce del sole prossimo al tramonto; e anche a riuscire a vedere nell’interno dei canali e camini che solcano le pareti verticali, l’ingombro di massi, e uno differente dall’altro che rallentavano la mia discesa.
Intanto ero arrivato sul largo tratto poggiato; e dove sulle successive pareti non c’è quella particolarità raccontata.
Così, e per non perdere altro tempo preferì scendere per il facile bordo esterno sul delta detritico; e aggirando i rari massi sparsi. Poi a seguire il letto ghiaioso dove incrociai il sentiero conosciuto.

25  tracciatoTracciato

26  tracciati (2)Tracciati delle salite

27   piantinaPiantina

28  dal Monte  SernioSolo che l’amico Armando mi è venuto in aiuto con la fotografia scattata dalla Cima del Monte Sernio per una migliore lettura.

Alpinismo sulle Crete di Pala Secca

Trieste 1 marzo 2017

La Pala del Laris 1906 m

Un giorno del mese d’agosto, decisi che era giunto il momento d’iniziare l’esplorazione delle Crete di Palasecca; e iniziando proprio dalla quota più elevata 1906 m IGM, e come riportato sulla tavoletta in bianco e nero in mio possesso, e che riporta il nome Pale del Laris; e invogliato perché sulla guida Alpi Carniche vol. I; di queste sembra non interessare nessuno; tanto che sulle Riviste d’Alpinismo Regionale non erano mai citate.

Così in una bellissima mattina posteggiai la macchina sulla strada bianca di Pra di Lunze; solo che non mi ricordo se c’era già l’attendamento di un’Associazione di Roma per sole giovani ragazze, e che si appoggiava al Locale Ristoro in essere perché prossimo alla strada bianca dove inizia il sentiero per il Monte Sernio; per l’appunto.

01 Gr Mte Sernio02 Cresta di PalaseccaPer quel giorno solo fino al largo canalone conosciuto; e che dovrò rimontarlo per raggiungere la Sella di Pra Daneit 1720 m, e a seguire la Cresta Nord per poi scendere in versante Est per rimontare prima i non difficili salti di parete e a seguire per facili canalini che portano in Cima.

03 Sella di Pra Daneit04 Torre Daneit di Pra DaneitCosì, e senza darmi furia, un poco per de qua e un poco per de la passando sotto la Torre di Pra Daneit 1850 m; e così fino all’inizio del ripido canale che porta alla Sella di Pra Daneit m 1720. – Orpo! Sì; perché ingombra di mughi, e con fatica la raggiunsi metro più metro meno.

05 Pale del LarisCosì anche tutt’intorno fitti e rigogliosi che formavano un’impenetrabile barriera.
Sì e no; e ricordandomi quanto letto sulla Guida, mi tentò la salita della Torre di Pra Daneit, e per un corto canale intravisto prima in salita; e rinunciando la Pale del Laris.

06 quota n1881 IGMSì; e non persi tempo nella corta discesa; e dallo sbocco iniziai a rimontarlo anche se ostacolato da fitti alberelli di latifoglie; e una volta fuori a seguire un pianoro dalla mugheta ancora bassa.
Così fotografai la quasi piatta Cresta quotata 1883 IGM; e che desiderai salirla prima di tentare la Torre; e via veloce.
Solo un tratto perché questa è difesa da uno spacco circolare dovuto allo smottamento a valle della Cima? Certo che mi preoccupai; e così cercai il punto giusto per valicarlo; e oltre e in leggera salita sul punto giusto perché la sua superficie continua restringendosi tanto da formare un tagliente, e dove nell’angolo finale c’era un buco circolare di circa cinque centimetri di diametro: 10 agosto 1994.

07 dalla CimaOrmai scarico, e giudicato difficile approccio, mi convinsi che non era il caso di tentare la salita alla Torre; e confortato anche dallo spettacolo di Cime e pareti che mi circondavano.

08 Pala del LarisCosì prestai la mia attenzione alla Pale del Laris, e alla sottostante Cresta Nord per individuare un altro possibile passaggio oltre a quello per la Sella di Pra Daneit.

09 verso la Val GlagnòIl vallone senza nome che scende verso la Val Glagnò.

10 particolariLa caratteristica base della parete incombente.

11 Mte SernioLa Cima del Monte Sernio 2187 m.

12 Pra di LunzeIl Pra di Lunze in quella calda giornata d’agosto.

13 Creta di PalaseccaPanoramica con la parte occidentale della Cresta di Pala Secca.

Confortato dal nuovo impegno propostomi, iniziai la discesa che non ha lasciato ricordi.

14 merritavaSì, ma anche contento per la nuova esperienza vissuta; maritava.

15 piantinaPiantina

Ritorno sulla quota 1883 IGM

Per le Festività dei primi giorni di novembre il mio amico Valerio Coslovich desiderava fare una Gita in Montagna; e non persi certo quell’occasione per ritornare sulla quota 1883 m; e se del caso anche cercare altre possibilità d’approccio alla Pale del Laris.
Solo che al nostro arrivo vedemmo tutta la Montagna intanfanada, e dove si muovevano solo lembi vaporosi.
Sì; una vera giornata novembrina; ma per nostra fortuna non pioveva; e con la speranza di trovare il mio percorso forse anche asciutto, accelerammo l’andatura.
In un certo punto, e oltre il bordo del sentiero, facevano mostra di se i Chantarellus Cibarius o Gallinaccio; e che ci promettemmo di raccogliere nel ritorno.
Stretta al cuore; perché una volta nel largo canale detritico di Sella di Pra Daneit più avanti non si vedeva niente; ma noi proseguimmo lo stesso un poco per de qua e un poco per de la e fino al canale d’accesso per la quota in programma; e asciutto!
Solo che per superare il tratto ingombro di latifoglie facemmo la doccia; e via per la bassa mugheta impregnata d’acqua, e per il percorso conosciuto, e oltre lo spacco, raggiungemmo la caratteristica quota 1883 metri: 1 novembre 1994.

16 Ogrisi TullioLassù perdemmo solo il tempo per ristorarci, e per sola fotografia che l’amico desiderò farmi non trovando la possibilità d’usare l’autoscatto.
In discesa, e perdendo quota, aumento la luce e la visibilità; e una volta sul sentiero prestammo attenzione per non mancare il tratto con i funghi; e ne raccogliemmo anche un buon peso per ricompensare la mesta giornata.

Un giorno su una pubblicazione Turistica Regionale trovata nella nostra Sede della XXX Ottobre, c’era la fotografia della zona d’Arta Terme, e in controluce, e sullo sfondo i Monti che la chiudono a Est.
- Orpo!  Sì; perché alla fine della Cresta Nord c’è ben visibile un intaglio che la delimita dalle Pale del Laris.

17 panoramicaNon stavo nella pelle; e così in un giorno d’autunno, e con Heydi, andammo a fare una Gita solo fotografica a Pra di Lunze, e la bella giornata autunnale ci dette una mano.
Sì; e per verificarlo non mi restava che ritornare sotto la Torre di Pra Daneit, e poi traversare sottostante la Cresta Nord puntandolo l’angolo d’incontro con le Pale del Laris.

Così quella mattina stavo percorrendo il sentiero conosciuto, e ormai prossimo a scendere alla Casera di Palasecca di Mezzo, quando notai sul crinale del calpestio che tirava dritto in salita.
Sì e no; e lo rimontai fino a che delimitava un prato rettangolare alla mia destra; e dove la traccia si esauriva.
Solo che dovevo traversarlo per scendere in un possibile canalone sottostante pareti verticali.
Niente, non volevo calpestare quell’erba intatta; e ripresi la salita anche se la traccia non c’era più.

18  quote e pareti sconosciute19   quote e pareti sconosciutePoi man mano il crinale divenne roccioso e invaso da vegetazione varia, e per passare dovevo spezzare i rami, e così anche per superare una breve parete che richiese attenzione.
Poco avanti ancora un’altra, ma più alta. Solo che su questa non riuscivo a spezzare tutti i rami, e quelli spezzati mi ferivano le braccia; niente.
Tornato sotto la parete, non mi restò che provare a passare per un buco che avevo notato a destra allo stesso livello.
Solo che prima d’infilarmi gridai per far fuggire qualche possibile animale; e carponi m’infilai la dentro, e fino a uscire in una depressione erbosa sottostante la Cresta Nord; e anche intravidi alla sua fine l’entrata del canale visto sulla pubblicazione; e fotografato nella Gita con Heydi.
Intanto il cielo si era coperto da nuvole minacciose che promettevano pioggia.
Niente; ero stanco, e quanto prefissatomi era stato fatto, anche se non avevo accertato il passaggio.
Così iniziai il traverso in direzione della Torre per imboccare il canale detritico conosciuto.
Solo un tratto perché sulla sottostante mugheta risaltava un corridoio di sfasciumi; e giusto in tempo perché iniziò a piovere.
Poca cosa, e breve durata; e una volta a Pra di Lunze il terreno era già asciutto.

Le Crete di Palasecca

Trieste, 1 febbraio 2017

Il Monte Palavierte 1785 m

L’autunno, dopo un inizio di brutto tempo, continuava con belle giornate che invogliavano a fare qualche Gita non impegnativa in Montagna.
Così perso per perso niente di meglio di far conoscere agli amici de Gita il Gruppo della Palasecca da me visitato in quella stagione.
Per l’amico Armando e la moglie Rosanna niente di meglio anche perché della Palasecca non sapevano niente; e che per l’occasione porterà una signora macchina fotografica.
Così a casa cicola e ciacola si aggregò anche l’amico Valerio con la moglie Edda con la loro automobile.

Aa1Il Pra di Lunze con il Monte Sernio 2187 m.

Aa2Lo stesso con le “Mule de Gita”

Sì; ed era la giornata ideale per luci e colori anche se l’erba del Pra di Lunze, ancora nell’ombra, era ghiacciata dalla brina.
Sì, e faceva anche freddo da ricorrere ai piumini.
Perdemmo giusto il tempo per le fotografie del Monte Sernio e delle mogli; e via per il ripido sentiero programmato del Cuel di Fur.

Aa3Sul crinale raggiunto c’era gia il sole a scaldarci, ed il Monte Amariana 1905 m a salutarci.

Aa4 RosannaFinita la breve sosta lo scendemmo anche veloci; e prima d’arrivare al Ricovero dei Cacciatori, anche l’occasione per fotografare Rosanna nei colori autunnali.

Aa5La radura del Cuel de Fur con il Ricovero dei Cacciatori d’Illegio… e due trovatelli.

Sì; e che gli incontrai e conobbi più volte nelle mie escursioni invernali; e tanto che una volta gli avvisai, e mentre andavano via, d’aver dimenticato una pesante cartucciera; ed un’altra che il più anziano m’informò della sua intenzione d’abbandonare la caccia.

Aa6Prendendo quota ancora l’Amariana

Solo che Edda sul ripido del sentiero faceva fatica a progredire, e scusandosi che lei rinunciava. Sì, e no; e così anche Valerio per non lasciarla sola.

Aa7Le propaggini del Cuel Mauron nei colori autunnali

Aa8Aa9a particolariLa frastagliata diramazione Sud senza quote e nomi

Più avanti dal sentiero in versante Rio Cjarpenaz, e oltre a questo e la rigogliosa vegetazione, indicai agli amici le propaggini del Cuel Mauron e la diramazione Sud senza quote e nomi che erano nei miei programmi.

Aa10 canale di salitaAa11 panoramicaCosì cicola e ciacola entrammo nel canale del Monte Palavierte, e a seguire il rifatto ripido sentiero fino in Cima 1785 m IGM: 31.10.1993.

Solo che la vista dei Monti intorno rapì l’amico Armando; e tanto che alla meritata sosta preferì prima fotografargli.

Aa12 panoramicaPanoramica con il Monte Antelao 3264 m, il più alto del Gruppo.

Aa13 panoramicaLa Croda dei Toni, il Monte Popera e la Cima Undici.

Aa14 panoramicaLe Alpi Carniche con Cresta del Monte Cavallino 2689 m, il Monte Peralba 2693 m, il Monte Coglians 2780 m, il più alto del Gruppo; e la Creta da Cjanevate 2769 m.

Aa15 panoramicaVeduta parziale con la Cresta del Monte Cavallino, il Monte Peralba 2694 m, e addossati il Monte Avanza 2489 m, e la Cima della Miniera 2474 m.

Aa16 panoramicaIl Gruppo del Monte Peralba, il Monte Canale 2540 m e Monte Capolago 2554 m, ed il Monte Coglians 2780 m.

Aa17 panoramicaPanoramica del Gruppo.

Aa18 panoramicaIl Sasso nero 2468 m, il Monte Canale 2540 m, e il Monte Coglians 2780 m.

Aa19  panoramicaPanoramica con i Monti Canale e Capolago, Monte Coglians, la Croda Cjanevate 2769 m, la Creta di Collina 2689 m, e la Creta di Collinetta 2238 m.

Aa20 Monte SernioSolo che si trovò quasi di fronte il Monte Sernio 2187 m; e sullo slancio continuò il suo servizio fotografico.

Aa21 la Val GlagnòLa poco conosciuta Val Glagnò

Aa22 GrauzariaIl Gruppo della Creta Grauzaria 2065 m

Aa23 Zuc dal Bor  e GiuglieAa24 Cuel MauronA chiudere il Čuc dal Bôr 2195 m, e nelle Alpi Giulie ancora ben innevato il Gruppo del Jof di Montasio 2753 m.

Poi tra un boccone e l’altro anche decidemmo di limitare la sosta per non lasciare soli la copia d’amici.

Aa25  31 ottobre 1993Allora in primis la foto della Cima: 31 ottobre 1993

Aa26 Cossutta e OgrisiNoi tre poi scendemmo per la fotografia sul rilievo erboso sottostante dove si era fermata una copia d’alpinisti.

Aa27 Monte SernioAncora il Monte Sernio da toccare con la mano.

Aa28 Creta GrauzariaAa29 carniche e alpi giulieCosì anche il Monte Sernio, la Creta Grauzaria, il Čuc dal Bôr e il Gruppo del Jof di Montasio.

Aa30 RosannaAa31Rosanna e la Cima del Cuel Mauron

Aa32Aa33Le fotografie scattate del Cuel Mauron e della Quota 1754 m dall’amico Armando per mia precisa richiesta; e via.

Aa34 nella discesaL’ultima, e prima d’entrare nell’ombra.

Aa35 colori d'autunnoCi riunimmo con Edda e Valerio al Pra di Lunze; e tanto che avevamo ancora tempo a disposizione andammo a fare un giretto per la strada bianca, e così anche l’occasione per fotografare il Cuel Mauron e il Monte Palavierte nei colori autunnali.

Aa36 tramontoCosi nel rientro il Monte Sernio nei colori dell’ormai prossimo tramonto

Aa37 PIANTINAIl ritorno con la Gita Sociale.

Quelle mie prime esperienze fatte sulle Crete di Palasecca mi spronarono a farle conoscere anche agli altri; e già all’inizio della Stagione avevo messo nel Programma Gite Estive della XXX Ottobre la facile salita del Monte Palavierte.
Invece la Commissione Gite Estive la mise in programma come ultima Gita stagionale.

La Domenica mattina, e con l’amico Valerio che all’ultimo momento desiderò parteciparvi, arrivammo alla partenza; e contrariamente alla mia pessimistica previsione, i Gitanti riempirono la corriera.
Conoscendo la strada, ci fermammo all’altezza dello Stadio d’Illegio m 576, dove c’era l’unico punto dove l‘autista poteva girare la corriera; e via noi per la strada asfaltata verso la Sella Dagna m 1020, per poi prendere il sentiero per il Palavierte.
La giornata non era il massimo, e prendendo quota entrammo nella nuvolaglia che intanfanava tutte le Crete di Palasecca.
Una volta raggiuntala, e mentre aspettavamo che il gruppo si compattasse, trovammo a sinistra l’altro ben marcato per la nostra Meta; e via.
Sì; e anche veloci perché fino al Ricovero dei Cacciatori il dislivello è minimo.
Così anche più avanti anche se coperto da uno strato di neve.
Proprio ci voleva perché girato il versante, su quello che porta in Cima trovammo più neve; e che lo percorremmo con attenzione perché tutti i Gitanti avevano aderito, e così fino in Cima al Monte Palavierte 1785 m: 14 novembre 1993.

Aa38 14.11.1993 Valerio CoslovichValerio Coslovich

Restava la discesa che non ha lasciato ricordo.

L’ambita Creta Grauzaria

Trieste 1 gennaio 2017

Sì; perché in quelli anni di fine 1950 e inizio 1960, questa Montagna era stata la più frequentata dai noi Grezi; ed i ripetuti racconti avventurosi raccontati nelle sere in Sede da quelli che c’erano stati, alimentavano il desiderio di salirla; e tanto che qualcuno le dedicò una canzone, un paio di strofe, sull’aria della conosciuta “La Paganella”.

L01a GrauzariaSolo che quella volta all’ultimo momento Guido m’informò per telefono che verrà anche l’amico Ennio Codermatz; e cicola e ciacola calcolando che in tre andremmo in salita a forbice con tiri di 20 metri, correremo il rischio di far tardi.
- Orpo! Niente; allora andremo a bivaccare in qualche fienile di Grauzaria; ad Ennio che partirà prima con la sua motocicletta, il compito di trovarlo.

Così finalmente Guido chiuse la Drogheria che il sole era prossimo al tramonto.
Solo il tempo per sistemare i nostri sacchi con il materiale d’arrampicata sul portapacchi, e via.
Avevamo già passato il paese di Tricesimo (UD), e nell’oscurità Guido fermò la motocicletta alla vista della paletta. Sì, erano due giovani Carabinieri che vollero solo sapere dove andavamo, e il contenuto dei nostri due sacchi legati sul portapacchi.
Lui poi raccontò anche del nostro pernottamento nel paese di Grauzaria per trascorrere la notte in qualche fienile; e la corda per la salita in programma.
I due sorpresi e dispiaciuti per averci fermato. – Sì, ma con questo freddo.
Pronti per partire quello con la paletta rallentò il traffico; e tante grazie.

Ennio ci aspettava davanti l’osteria già chiusa; sì, e aveva trovato il fienile.
Solo il tempo di sistemare la motocicletta a fianco dell’altra, e lo seguimmo nel paese e dove un poco per de qua e un poco per de la c’era il fienile illuminato ed il titolare con la solita avvertenza di non accendere fuochi: e buona notte.

L02a panoramicaLa mattina, e già con il sole, seguimmo la stradina dell’Acquedotto come da relazione, e fino a vedere a destra il rilievo roccioso caratterizzato da 4 camini.
Ancora una sbirciatina alla relazione, ed iniziammo a salire a mezza costa il pendio erboso ghiaioso, ma senza raggiungere il rilievo.
La sopra il ripido pendio erboso era senza traccia di sentiero, ma poggiava ancora per un tratto, e fino a riprendere ripido e detritico dove ognuno cercava il suo percorso.

L03a tracciatoCosì un poco per de qua e un poco per de la e cercando i punti migliori, dopo circa quattro orette, e ognuno per conto suo, ci riunimmo alla base della parete; e rivolti a questa per individuare il tratto di III+.
Lo trovammo perché nel ricordo sono già alto sulla parete, e sottostante un leggero strapiombo, e che traversandolo cercavo il chiodo già infisso per superare l’unico passaggio difficile della via.Sì; e trovatolo, e una volta la sotto, passai per l’anello il cordino con il moschettone per far terrazzino; e la sotto anche ci riunimmo.
- Tien ben che vado. Non trovai difficoltà a superarlo, e con due innalzamenti ero sopra.
Non era stato il babau temuto; e trovato un terrazzino assicurandoli a loro volta.
La sopra non trovammo altre difficoltà perché con il ricordo siamo già sull’Anticima Sud-Est: 16 settembre 1962, Guido Canciani. Ennio Codermatz e Tullio Ogrisi.

Solo che per la maggioranza quanto fatto poteva bastare, anche perché la discesa per la Direttissima c’era sconosciuta… ed eravamo in tre con il rischio di far tardi.

Sarà andata così perché il ricordo riprende mentre stiamo scendendo per il tratto delle “fessurette”, e che io sullo slancio ero sceso troppo trovandomi in difficoltà.
Così diedi voce ai due di traversare, e aspettando la risposta.
- Sì; avevano trovato il buco della relazione, e scenderanno per quello.
Perso per perso continuai il traverso fino raggiungere i due che mi aspettavano sulla giusta via; e che poi assicurai a spalla la loro discesa uno per volta sulla difficile parete finale.

L04a tracciato salita e discesaPoi come per l’approccio, così ognuno scelse la sua discesa.

Qualche anno dopo… sulla Cima della Grauzaria e per la Direttissima.

L05a pascoli di FlopCosì dalla mia prima volta, l’approccio alla parete è conveniente farlo dai Pascoli di Flop favoriti per il posteggio sottostante; e a seguire il sentiero tracciato sul vecchio percorso per la Forcella Quadrata, e il Campanile Medace e per il Gran Circo alla base delle Pareti.

L06a la SfingeL07a lo spigoloLa Cima della Sfinge 1754 m, e l’ambita parete Nord con il suo spigolo

L08a Cima Nord-EstLa parete Nord della Cima Nord-Est 1820 m IGM

L09a il MedaceIl Campanile Medace 1586 m IGM

L10a il MedaceLe pareti Est Ovest

L11a il MedaceLe pareti Sud Ovest; e dove sulla Sud al sole è evidente la non facile via normale.

L13a Cima NE e la parete a rampa

Solo che prima noi seguimmo una vaga traccia subito in salita e sottostante la parete a rampa della Cima Nord-Est.

L12a  lo Spigolo Nord Est

La sua caratteristica Cresta e lo Spigolo precipite sui pascoli di Flop.

L15a Anticima Sud e la parete salitaQueste pause fotografiche servivano anche per prender fiato, e fino al livellarsi della traccia sotto pareti difficili; ma non a ricordare quella che sali con gli amici nel 1962, come sopra raccontato.

L16a verso l'attacco della salitaSolo che non perdemmo altro tempo perché ormai eravamo prossimi all’attacco della Direttissima.

L17a tracciatoIl tracciato d’approccio

L18 tracciatoIl tracciato della salita ed evidenziato il passaggio del masso incastrato

L19a sulla parete inizialeSul tratto di parete sottostante, e ben visibile il masso incastrato

L20a particolariL21a scultureL22a idemSculture rocciose della Grauzaria

L23a sulla parete inizialeL’amico Armando sulla parete che precede l’entrata della caverna

Solo che il tratto successivo sarà stato facile perché non ha lasciato ricordi.

L24a dalla cavernaDalla caverna le sculture rocciose

L25a uscita dalla cacernaArmando in uscita dal foro dopo il passaggio interno del masso.

L26a il traverso delle fessuretteIl passaggio in traversata delle “fessurette”; e poi fino ad incrociare un corto camino ben presto colatoio che seguimmo fino a montare su una cresta.

L27a dalla Cresta verso Grauzaria- Orpo! Sì; ma per lo spettacolo sottostante della Cresta dei Campanili Sud, e dove risalta il Campanile Cantoni anche se la Cima è stata mozzata dal terremoto.

L28a idemLa Val Aupa e il paese di Grauzaria

L29a verso GrauzariaL30a parete a rampaMan mano progredendo la cresta poggia a placca racchiusa tra pareti.

L31a particolariL32a particolariPer guadagnare tempo decidemmo di procedere alternati anche se le pareti esterne e con la poca luce per la nebbia non erano il massimo; e così fino a che raggiungemmo un pianoro di sfasciumi sottostante alcune Cime.

L33a la Cima PrincipaleSolo che non prestai attenzione alle indicazioni dell’amico perché impegnato a cercare il percorso per proseguire; e via.

L34 verso BevorchiansLa frastagliata Cresta Est, la Val Aupa e il paese di Bevorchians

L35a verso il Monte SernioIl Monte Sernio 2187 m

Così proseguimmo verso Nord prendendo quota, e con alcuni saliscendi per passare anche per le Anticime degli avancorpi importanti.

L36a Cima e anticima SEL37a La Cima e la statua della MadonnaSull’ultimo quotato 2023 m, e mentre valutavamo per dove salire la Cima Principale, Armando mi corresse perché quella di fronte era l’anticima Sud-Est 2045 m; e tutto questo perché con quella scarsa luce non risaltava la statua della Madonna sull’altra.

L38a la Cresta EstLo stesso rimontammo la parete dell’Anticima Sud-Est tenendoci sullo spigolo, e anche premiati perché l’amico non se l’aspettava di fotografare la Cresta Est.
Trovato conveniente si traversò il canale innevato, e dall’altra parte con attenzione rimontammo quelle rocce friabili la Cima Principale 2065 m: 22 maggio 1982.

L39a  22 maggio 1982Solo che lassù faceva anche freddo e senza vedere niente; e probabilmente non mettemmo niente nello stomaco per non perdere tempo.

L40a in discesaCosì, e senza cicola e ciacola, ma d’accordo, iniziammo la discesa conosciuta.

Nel Gruppo della Creta Crauzaria

Trieste 1 dicembre 2016

All’inizio della bella stagione non tornai subito sulle Crete di Palasecca perché desideravo vedere e conoscere i suoi precipiti e sconosciuti versanti sulla Val Glagnò; e anche perché non si sa mai.
Così programmai per la fine settimana per prima Gita stagionale la Cima dai Gjai che con la vicina Creta Grauzaria delimitano la detta Valle sulla sinistra orografica, per l’appunto.

ot01 Sfinge e Cima NECosì dai pascoli di Flop la vista della Creta Grauzaria 2065 m, la Cima dai Gjai 1919 m e la Cima del Laminale 1850 m.

Solo che sulla Cima dai Gjai ero già stato con l’amico Luciano Marega e…

ot02 tracciatoSì; e quella mattina il tempo non era il massimo; ma decidemmo lo stesso di salirla con la speranza che il tempo peggiorasse a salita conclusa anche perché non essendo difficile ci bastavano alcune ore; e senza perdere tempo ci portammo alla base della parete di roccia compatta e leggermente poggiata per attaccare la via di Renzo Stabile da lui fatta in solitaria nel settembre del 1948.

Solo in tempo di trovare per dove attaccarla, legarci e via.

ot03 primi tiriLa parete non era difficile, ma gli appigli erano pochi, e così fino a trovare il posto per far terrazzino; e da dove una volta riuniti salì ancora alcuni metri per traversare a destra per entrare nel canale che e la direttiva della prima parte della salita.
- Orpo! Sì, perché la dentro non trovavo un posto per far sicura all’amico; e per montare sul masso che più sopra che l’ostruiva, non mi bastava la corda.
Niente; e così uscì dal canale a destra con la speranza di trovare sulla parete un posto per far terrazzino.
Trovai a destra uno stretto gradino in salita di roccia compatta che man mano si restringeva fino ad un tutt’uno con la parete, e all’altezza giusta la fessura per le dita e mani… e per il chiodo di terrazzino; e mentre Luciano preoccupato chiedeva informazioni per il mio silenzio.
Il tempo di conficcarlo…

ot04 no xe el masimo- Ciano vien; e stà tento.
Sì, ed il traverso per il gradino non era stato facile.
La sotto non parlammo di tornare nel canale della via; invece guardammo in alto e  vedere per dove passare.
Niente; la nostra parete, per quello che ricordo, forma con l’altra a destra un ampio diedro che si restringe chiuso da uno strapiombo… mentre di lato c’è una larga fessura che dovrebbe consentirci di superarlo.
Sì; e l’attaccai, e fu una bell’arrampicata per roccia sana e con appigli giusti, e man mano verso e per la larga fessura che non ha lasciato ricordo di difficoltà.
-Ciano, mola tuto e vien!
Sì; anche per non perdere tempo per recuperare il chiodo ben conficcato.

ot05 la varianteCosì anche lui, passaggio dopo passaggio, superò la parete difficile; e sbuffando la larga fessura per arrivare sul terrazzino sopra lo strapiombo.

ot06 prima parteRiprendemmo la salita; solo che la parete non è compatta perché intervallata da cenge e traversata da canali più o meno profondi, e pertanto a vista e stando attenti ad evitare possibili difficoltà.

ot07 11 giugno 1972Così un poco per non facili corte pareti e alternandole con i detti canali, puntammo la Cresta che seguimmo fino in Cima: 1 giugno 1969.

ot08 speremo benot09 traciatoLa nostra speranza che il tempo peggiorasse una volta in Cima non avvenne; e lassù beneficiammo anche del sole, e senza darci furia d’iniziare la facile sconosciuta discesa.

ot10 tracciato discesaSacchi in spalla con il materiale d’arrampicate dentro iniziò la facile discesa per salti di roccia rotta e circondata dai mughi. Sì, non era un bel scendere dovendo aggirargli un poco per de qua e un poco per de la e fino in uno slargo detritico dove vedemmo del calpestio. Sì e no; e lo seguimmo verso Sud dove la parete era poggiata e la roccia compatta; e senza mughi.
Avevamo la corda e qualche chiodo, e tanto valeva continuare; e via.

ot11 tracciato salita e discesaTracciato della salita e della discesa

Così scendemmo per quella parete e fino a calcolare che eravamo più alti dalla base di circa 20 metri; e trovata la fessura giusta per il chiodo, in corda doppia eravamo fuori delle difficoltà da non lasciar altri ricordi.

     La seconda volta

ot12  pascoli di Flop - CopiaRicordo invece che quella mattina il tempo era bello e l’aria calda; ma raggiunto il vallone di Flop già la prima nuvolaglia iniziò ad occupare il cielo.

Non demmo importanza al probabile cambio del tempo anche perché in primavera è una costante su quel Gruppo.

ot13 itinerario d'approccioCosì, e senza darci furia seguimmo il sentiero fino al bivio con il Rifugio Grauzaria; e dove invece rimontammo la traccia per il Canalone del Portonat perché la salita in programma inizia proprio da questo.
Solo che anno dopo anno il suo fondo è peggiorato; e pertanto ognuno era libero di scegliere il suo percorso per rimontarlo.

ot14 Spigolo NWPer noi quel giorno solo un tratto e prima dell’incombente Spigolo NW perché dobbiamo superare a destra salendo una breve non facile parete che lo delimita dall’alveo del Torrente Glagnò; per l’appunto.

ot15 un poco de fiàStanchi e contenti

ot16 parete non facileFotografia del passaggio scattata da Armando in altra occasione.

ot17 la ns metaSolo che una volta oltre non ricordai nulla di quello che mi stava di fronte anche perché fatto in discesa.

ot18 la sorpresaNiente; e non ci restò che trovarci il percorso per arrivare alla base della parete aggirando la mugheta per i rilievi rocciosi anche se friabili senza o poche tracce di passaggio; e dove trovammo inaspettata una finestra ovale che guarda verso la zona del Rifugio.

ot19 la ns metaCosì, e commentando la novità arrivammo alla base della parete; e all’attacco della via evidenziata da un bollo rosso.

ot20 inizio salitaot21 nel canalinoLa sotto decidemmo di non usare la corda; e che Armando andrà davanti seguito da Rosanna, Heydi e il sottoscritto.
Non era difficile; solo un poco d’attenzione a non smuovere qualche detrito e fino ad uscire sul macereto coperto dai mughi; e poi seguire la traccia aggirandoli e così fino in Cima: 6 maggio 1993; Rosanna e Armando Cossutta e Heydi e Tullio Ogrisi.

ot22 6 maggio 1993ot23 ristoroIntanto sopra di noi nuvole minacciose ci ammonivano che non era il momento d’allungare la sosta; e anche a cadere qualche goccia, mentre da quelle intorno cadeva più fissa.
Così interrompemmo la sosta anche perché non avevamo ancora fotografato le Montagne intorno.

ot24 Creta di Palaseccaot25 ramo orientaleLe Crete di Palasecca con la diramazione orientale quasi sconosciuta

ot26 ramo occidentaleLe Crete di Palasecca con in primo piano la più alta Pale del Laris 1906 m IGM

Una volta finito il servizio fotografico, e sotto la minaccia della pioggia, non ci restò che scendere, e senza prestare tanta attenzione, e così fino ad un bollo rosso che c’invitava a seguirlo?
Sì e no; e perso per perso seguimmo altri bolli fino all’entrata di un camino che non sembrava tanto facile; e mentre gli altri due iniziarono a scendere in libera, Heydi assicurata con la corda; e via.

ot27 salita e discesaSì; e con due o tre discese, e incoraggiata dagli amici, fino alla base della parete.

ot28 relaxIntanto la minaccia della pioggia non incombeva più, e faceva anche caldo; e con quella garanzia ancora una sosta prima di scendere nel Canalone del Portonat.

ot29 son distrutaLo stesso per qualcuno la discesa è stata faticosa; e pertanto è stata d’obbligo anche la sosta alla prima acqua corrente.

La Cima Nord-Est della Creta Crauzaria

ot30 Cima Nord EstNon sarà stato nel rientro di quella giornata; ma era inevitabile che un giorno nel caso analogo non mi fermassi ad ammirare e fotografare le strutture rocciose del versante Nord-Ovest della Cima Nord-Est 1820 m IGM; e già salite.

ot31 parete Nord OvestSì; e la prima volta proprio per lo Spigolo e Cresta Nord-Est lungo la via D. Feruglio e G. Piccolo, e da noi scelta l’ultimo momento, e prima che l’amico Armando Corvini andasse a cercare fortuna in Australia; per l’appunto.
Le poche fotografie che scattammo con la sua macchina se le portò con lui.

ot32 parete NordLa seconda con l’amico Luciano Marega; e quella mattina sotto la parete Nord per salirla per la via O. Soravito, R. Stabile e G. De Lorenzi.

ot33 inizio salitaSolo che di fronte la parete, e leggendo la relazione che avevo riportato su un foglio di quaderno, non mi convinceva il possibile attacco della via.
Così rimontai a destra un salto di parete inciso da fessure e spacchi, e poi anche battagliare tra i mughi, e volgendo a sinistra sotto la pulita parete verticale.

ot34 fine difficoltàUna volta riuniti e d’accordo la salimmo perché non era difficile; e fino ad una cengia sotto un’altra verticale.
Sì; e anche difficile; ma sulla sinistra uno stretto camino la percorreva tutta formando un diedro. Altro non c’era; e ci portammo la sotto.

ot35 la xe evidenteot36 no xe malCosì alternando tratti di camino con altri per parete con calcolate lunghezze di corda arrivammo sotto la strozzatura strapiombante; e che dovrò aggirarla a sinistra per la parete. – Tien ben che vado.

ot37 tien ben che vadoEsposto e difficile fu dal terrazzino uscire in traverso sulla parete verticale, e poi rientrare a destra e raggiungere un terrazzino sopra lo strapiombo per fargli sicura.
Non mi ricordo se lo vedevo. – Ciano vien, e sta tento.

ot38 parete a diedroSolo che con la corda dall’alto lui limitò il traverso; e puntò il terrazzino.

Non mi era evidente per dove proseguire; ma la stessa parete man mano poggia a rampa e fino a che entrammo in un canalone ben presto innevato.

ot39canale uscitaPer nostra fortuna la neve non era gelata; anzi, e sprofondavamo fino ai polpacci e la fatica tagliava le gambe.

ot40 semo foraLo stesso non mancò qualche battuta spiritosa anche perché l’amico già sperava d’iniziare la discesa.

ot41 ancora un ruchot42 16 maggio 1971Niente; e dovemmo rimontare la cresta fino in Cima perché l’altra volta la discesa la iniziammo da questa: 16 maggio 1971.

ot43 rampa di discesaLa parete a rampa discesa fotografata in altra occasione.

Sulle Crete di Palasecca d’inverno

Trieste, 1 novembre 2016

… era la giornata giusta; e scendendo tranquillo anche accarezzando la possibilità di salire il Monte Palavierte d’inverno, e per quell’itinerario ben pulito dai mughi che stavo calpestando.

Solo che avevo fatto i conti senza l’oste perché quella mattina, sul tratto ripido della strada per il Pra di Lunze, e dopo i primi tornanti, c’era il ghiaccio, e non era stata facile poi fare la conversione in uno slargo per poi scendere fino a trovare verso valle lo spazio giusto sul bordo della strada per posteggiare la mia Fiat 500; e in quel tratto anche ripida.
Strada facendo a piedi, anche osservavo il punto dove abbandonarla perché più conveniente affrontare il ripido pendio per incrociare in alto il sentiero di Sella Dagna m 1020.
La strada dopo una serie di curve continuava dritta in salita?
Sì, e no; e via per il ripido versante innevato che arrivava alle ginocchia.
Sì; e avevo calcolato giusto perché una volta valicata la cresta, in discesa incrociai l’abbassamento della neve del detto sentiero, e prestando attenzione anche quello ben visibile per il Monte Palavierte perché appena pulito a fine stagione dal verde infestante.

pv01 Cuel de FurSosta e fotografia del Ricovero dei Cacciatori al Cuel di Fur.

Il Ricovero e posto proprio in una radura sottostante la prima Quota della frastagliata Cresta Sud del Monte Palavierte, e che il sentiero l’aggira con il lungo traverso verso Est. Solo che sulla piatta radura non trovai l’abbassamento sulla neve del sentiero, e trovai invece scarse tracce sul primo tratto ripido alla base della Cresta.
Così mi consigliai di stare attento anche perché già fatto in discesa e senza neve; e via.
Dopo un tratto in quota c’era un rilievo roccioso che interrompe la pendenza del pendio.
Ferma tutto perché stavo per aggirarlo alla sua base…
Niente; e così rimontai il pendio sul ripido e con affioramenti rocciosi.

pv02 nella strettoiaCosì un poco per de qua e un poco per de la aggirandogli in salita, e la sopra c’era l’abbassamento della neve, e a seguire un passaggio nella roccia che immette in uno spacco a corridoio nella parete.

pv03 eccolaDall’interno verso l’entrata.

Sì; e anche sorpreso perché la prima volta in discesa traversandolo in controluce e senza la neve non m’accorsi del caratteristico passaggio.

pv04 Cuel MauronUna volta uscito la traccia perde quota, ed io impaziente aspettavo di vedere le Montagne e l’innevamento; e così fino sull’ultima dorsale che la riprende per entrare nell’alto Vallone chiuso tra il Monte Palavierte, e dai rilievi saliti e raccontati nel mio blog per salire il Cuel Mauron 1814 m più alto per 29 m.

pv05 la parte centraleLa parte centrale dell’estesa parete che delimita il detto Vallone.

pv06 spettacoloMan mano salendo e di lato tra gli alberi spogli la vista d’ardite strutture rocciose a guardia.

pv07 la quota 1754 mLa tormentata e alta parete della quota 1754 m.

pv08 la parte centraleCammina e cammina, e il primo sole aveva raggiunto la parete centrale.

Sì, e le frequenti soste per fotografare mi servivano anche per prendere fiato.

pv09 le pareti a difesa del Cuel MauronLa successiva anche per fotografare le strutture rocciose a difesa del Cuel Mauron.

pv10 l'ampio vallone finaleCosì e senza rendermene conto anche se il bosco era meno folto, avevo raggiunto la testata quasi livellata dell’ampio Vallone cosparsa da massi di varie dimensioni.
Solo che il Monte Palavierte si trova sul lato più esterno del Gruppo e pertanto il percorso è più lungo e in salita.

pv11 cresta del PalavierteSì, e qualche bollo rosso m’invitò subito a prendere quota puntando a delle strutture rocciose che non raggiunsi perché un altro bollo mi segnalò di traversarle la sotto.

pv12 prendendo quotapv13 Cuel MauronCosì, e dopo la faticosa traversata in salita, una pausa, e ancora la fotografia dell’intaglio che dal basso sembra anche ampio; e la struttura del Cuel Mauron da toccare con mano; e via.

pv14 ghe semoCosì ripresi il traverso puntando le strutture rocciose conosciute allo sbocco del canalone.

pv15 quanto fatopv16 el porta in CimaUna volta nello slargo innevato che introduce nel canalone, ancora un ricordo per quanto fatto e con fatica; e quello che dovrò rimontare.
Solo che più avanti, e nell’ombra scura, la neve era gelata, e così anche il fondo ghiacciato.
- Orpo!  Il tempo per mettere i ramponi, e via fino al vero inizio del canalone ben pulito dai mughi e dove il sole in quella stagione arriva e non arriva. Così in quel tratto della salita non trovai ostacoli per il ghiaccio, mentre la neve compattata mi dava sicurezza.

pv17 24 dicembre 1992Non così nella parte centrale del percorso perché in alcuni passaggi il fondo era coperto di ghiaccio vivo, e perso per perso anche aiutandomi con i rami dei mughi per una maggiore sicurezza.
Più avanti e con il sole tutto diventò facile e fino in Cima: 24 dicembre 1992.

Il tempo per una frugale sosta ristoratrice e iniziai il giro di fotografie.

pv18 Sernio-GrauzariaIl Monte Sernio ed il Gruppo della Creta Grauzaria

pv19 Cuc dal BorIl Gruppo del Čuc dal Bôr

pv20 Cuel MauronIl Cuel Mauron

pv21 verso le Prealpi GiulieVerso le Prealpi Giulie

pv22 verso la pianuraVerso la pianura

pv23 verso le DolomitiVerso le Dolomiti

pv24 quota 1754 mLa sconosciuta Quota 1754 m

pv25  forsi un giorno...La stessa quota dalla prima parte della discesa… e forse un giorno.

pv26 piantinaPiantina

Poi via la macchina fotografica per non rallentare la lunga discesa che non ha lasciato ricordi.

Ricordo invece che sono con tutta la mia famiglia davanti il Presepio e all’Albero nell’attesa della Mezzanotte a completare quella giornata indimenticabile.
Solo che quel ricordo mi tentò anche per la possibile salita del Cuel Mauron 1814 m; e sopratutto contando sul percorso tracciato che mi avrebbe facilitato l’approccio.
Sì; ma per non rischiare sul passaggio chiave almeno con un compagno.

Il caso aveva voluto che in quella stagione estiva avessi incontrato nella nostra Palestra della Napoleonica un giovine ancora studente che s’allenava solitario; e nelle pause cicola e ciacola ci conoscemmo. Sì; e anche il suo papà arrampicava…
Si chiama Violin, e indossava o esponeva sempre qualcosa di color viola, mi confidò.
Il fatto che mi sia ricordato di lui era già una promessa; solo che dovevo telefonargli.
Probabilmente nell’elenco c’era un unico Violin; e cicola e ciacola alla fine ci mettemmo d’accordo per il giorno 28.

La salita

In quei pochi giorni nulla era cambiato sulla Montagna, e così posteggiai la mia datata Fiat 500 nello stesso punto; e sulle orme ghiacciate rimontammo il ripido pendio, e fino ad incrociare quelle in quota; e con gran gioia dell’amico senza le racchette da sci, e non preparato per l’impresa.

pv27 sulla mia tracciaSì, e tanta che vista la mia macchina fotografica a tracolla desiderò fotografarmi sulla traccia.

pv28 Cuel de FurInvece nella sosta al Ricovero dei Cacciatori, levò dal sacco la sua, e ancora con pochi scatti si scusò.

Sufficienti perché l’altra volta abbondai, e nella mia c’era lo stesso rollino.

pv29  nell'intaglioIl passaggio nello spacco.

pv30 xe fadigaCammina e cammina, e una volta usciti dal bosco sul ripido pendio la mia traccia s’era livellata; e su quella appena lasciata l’amico faceva fatica a procedere.

pv31 qua xe meioCosì, e senza darci furia montammo sulla testata quasi livellata del Vallone scarso di neve; e dove intuivamo la traccia del sentiero dando all’amico il passo giusto per riprendersi.

pv32 per ricordarseCosì contraccambiò fotografandomi sul rilievo erboso roccioso esterno alla traccia del sentiero.

pv33 quanto fattoSolo che più avanti dovemmo abbandonarla per continuare dritti puntando il ripido pendio per raggiungere l’intaglio conosciuto.

pv34 l'intaglioPer una migliore lettura la veduta dell’intaglio con il Cuel Mauron.

pv35 M.te Sernio e C. GrauzariaDall’intaglio il Monte Sernio e la Creta Grauzaria.

pv36 inizio della salitaNoi evitammo d’avventurarci per l’invitante pendio nevoso; e una volta calzati i ramponi e aggirato il tratto che sapevamo invaso dai mughi, volgemmo alla cresta conosciuta.

pv37 la neve tienSulla neve compattata della cresta procedevo veloce e calcando le mie tracce per favorire il procedere lento del giovine amico, e così fino a che riconobbi il punto per scendere; e una volta riuniti scendemmo con attenzione sulla stretta cengia che ci portò alla base della liscia parete.
Solo che la sotto, e mentre levavo la corda dal sacco, lui si offrì da farla da primo; e una volta confermatolo, gli passai il capo della corda perché si legasse, e via.

pv38 no xe facile el traversoSì; e in stile Napoleonica superò il tratto di parete difficile per poi traversare sulla stretta cengia a rampa coperta di neve compattata fino a rimontare l’altra in salita.
Solo che non vedendolo ci tenemmo informati a voce; e d’abbandonarla per rimontare il canalino che porta sulla cresta; e fino a Tullio vien per informarmi che aveva trovato un terrazzino per farmi sicura.
Una volta riuniti solo il tempo per commentare il passaggio; e per non perderne altro, restammo legati fino in Cima: 28 dicembre 1992.

pv39 28.12 1992  Violinpv40 ciapime ben

Solo le due fotografie perché avevamo ancora pochi scatti di pellicola; e scendemmo veloci fino a terrazzino utilizzato sopra le rampe; e come da lui desiderato io scenderò per primo: – Tien ben che vado.

pv41 primo tratto della rampaSulla rampa superiore con lo sfondo della Val Glagnò.

Così, e come in salita con le mani sulla roccia e i piedi nelle tacche prestando scesi alla sosta assicurandomi ai rami dei mughi per fargli sicura; e lo stesso vale anche per la discesa del giovine amico.
Una volta riuniti perdemmo solo il tempo per mettere la corda e la feraza nel sacco; e via in salita sulla nostra traccia e presto in cresta e al sole.

pv42 la se fataLassù si sprofondava nella neve; e così ognuno si scelse la sua discesa; e una volta nell’intaglio anche attesi il suo arrivo giustificato dalla stanchezza.

pv43 il primo ristoroSolo che non ci andava di sostare nella neve; e riprendemmo subito la discesa puntando in basso dei macigni al sole.
Sì; e l’amico felice dell’impresa desiderò anche fotografarmi.

pv45 l'intagliopv45 tracciatopv46 piantina

Alpinismo sulle Crete di Palasecca

Trieste, 1 ottobre 2016

Sì; quel giorno le avevo intraviste a lungo nell’attesa che il tempo migliorasse dopo aver rinunciato la salita alla Cima della Creta Grauzaria; e anche promettendo che sarei andato a conoscerle perché la Castiglioni in mio possesso non dava tanto spazio al Gruppo; e così anche per queste Cime non mi restò che aspettare la promessa riedizione.

Una volta in mio possesso non corsi subito per salirle; e solo per vederle programmai la salita del Monte Sernio 2187 m, per lo spigolo NW partendo dal Pra di Lunze m 910.

Era una giornata bellissima, e tanto che non persi tempo a fotografare le prime quote nascoste dalla vegetazione e o nell’ombra scura; e via.
Tutto diverso e al sole una volta sul bordo del vasto ghiaione basale delle Crete, e per riprenderle meglio anche lo rimontai un tratto.

pm01 panoramicaPoi le brevi traversate nel verde riposante delle Malghe Palasecca di Sotto m 1093 e di Mezzo m 1126, e il traverso del ghiaione per incrociare il sentiero per il Rif. Monte Sernio m 1419; e senza fermarmi fino ad un intaglio di cresta dove decisi l’approccio avventuroso in quota allo Spigolo NW.
Sì, e già salito il primo di giugno del 1969 con l’appena conosciuto Luciano Marega proprietario dell’automobile, per l’appunto; e d’altri amici che non ricordo, e iniziando dall’Osteria del Manzio a Bevorchians.

Così iniziai tranquillo la salita anche perché sulla roccia c’erano evidenti tracce di passaggio e qualche bollo rosso; e cosi fino in Cima: 21 agosto 1992.

pm02 Pale del LarisNon ero il solo; e alcuni alpinisti stavano proprio commentando rispettosi il Gruppo delle Crete di Palasecca.
Nella discesa rifeci lo stesso itinerario fino all’attacco della parete, e dove e per non perdere quota, valutai conveniente traversare in discesa lungo la parete W: e via.
Così traversando per le cenge sottostanti e per quelle soprastati, e con alcuni tratti di non facile arrampicata, scesi sul ghiaione basale più alto del sentiero.
Così fotografai alcune quote della Palasecca poco visibili dal sentiero completando quanto propostomi.

pm03 panoramicaRestava solo di tornare alla Sella di Pra di Lunze; ma per evitare il ghiaione preferì traversarlo e scendere per la bassa vegetazione.
Così, e cercando i tratti erbosi, nella mugheta trovai una piccola radura dove sgorgava l’acqua che si sperdeva in un canalino tra il verde.
Alt, e ferma tutto perché stavo patendo la sete; e anche per terminare le ultime provviste.
Una volta rinfrancato decisi di scenderlo mantenendo la direzione, e fino ad incrociare il sentiero della mattina.
- Xe fata! Mi girai verso le Crete di Palasecca in ottima luce per un’altra fotografia. Solo che intorno al collo la macchina non c’era più; e così anche nel sacco: persa.

pm04 Piantina correttaA casa, e con la Guida aperta, e contando su quello che avevo visto, decisi di salire il Monte Palavierte 1785 m; e per il non facile canalone Nord salito U. Leschiutta, Celeste Simonetti e Roberto Simonetti il 20 aprile 1981.

Così quella mattina di sabato dalla Sella di Lunze m’incamminai per la strada bianca alla ricerca del canale d’approccio; e lo trovai anche subito, ma ricco d’acqua.
Niente; e tornai un tratto sui miei passi, e poi dritto per il pascolo fino vederlo… in quel punto più largo e piatto con un velo d’acqua; e che più avanti si sperdeva nella vegetazione ormai senza acqua, e così fino a trovarlo chiuso da un dosso roccioso che non è stato facile da superare. Poi seguì una traccia che mi portò sul bordo di un pianoro quasi circolare coperto da bianco detrito, e in parte chiuso da pareti ancora nell’ombra scura.

pm05 canalone Sud- Orpo! Sì, e anche stretta al cuore perché la più vasta di fronte è divisa in due parti dal canale verticale che dovrei affrontare.
Una volta la sotto, e con luce migliore, il canale non mi sembrò il babau intravisto, e risaltava anche il masso incastrato che aspettava la sfida.

pm06 dal terrazzino con iò massoCosì anche la roccia levigata del canale, ma con gli appigli giusti: e via convinto in bell’arrampicata un poco per de qua e un poco per de la e fino sul ripiano detritico sottostante il masso poco più di mezzo metro; e da dove fotografai quanto fatto.

pm07 paso sotoPoi mi rivolsi al masso e iniziai salirlo… niente.

pm08 da sopra il massoCosì sconfitto non mi restò che umilmente passagli sotto e superarlo internamente; e montandogli sopra anche per fotografare quanto fatto.

pm09 qua xe facilepm10 spettacoloDal masso passai sulla parete che man mano diventa facile, ma su roccia sporca di detriti, e fino entrare in un canale che poggia gradatamente all’intaglio che lo chiude, ma ingentilito da piante verdi.

pm11 forse il PalavierteFatto il punto, non mi restò che salire la facile cresta di lato, e così fino in una piccola radura sospesa ricca di vegetazione sottostante una cresta di roccia bianca che poteva anche essere la Cima? Così mi tenni la sotto rimontando l’evidente percorso dei camosci.

pm12 non manca che la nebbiaSolo che improvvise arrivarono delle nebbie a complicare la situazione allarmandomi.
Invece com’erano arrivate se me sono anche andate, e mentre ero arrivato in un intaglio tra due quote rocciose.

pm13 l'AmarianaCosì, e per non perdere il momento fotografai subito l’Amariana proprio di fronte.

pm14 semo venudi de laDall’intaglio anche la piccola radura sospesa.

pm15 devi eser questoPer completare le novità fotografai anche lo spigolo arrotondato della quota in parte rocciosa incombente; ed iniziai a scendere perché la mia Meta è coperta dalla quota opposta; e man mano scendendo anche guardando intorno…

pm16 Cuel Mauronpm17 no par vero- Orpo! Ferma tutto perché verso Est su una cresta scura e in controluce risalta un buco! Sì, e che mi tentò, e tanto da cambiare il programma per andar a veder la novità; e via.

pm18 tracciatoSolo che non conoscevo quella Montagna; e dovetti prima aggirare scendendo la base del detto spigolo incombente di roccia difficile; e poi cercare un percorso sul versante infestato da mughi, e così fino sulla cresta che porta in quella direzione.
Ancora solo un tratto perché man mano la mugheta dirada, mentre la cresta prende quota e diventata difficile.
Niente; tornai sui miei passi fino a vedere sottostante il versante Nord, una stretta cengia rocciosa che prometteva; e senza pensarci due volte ero la sopra.
Sì; continuava il traverso fino ad esaurirsi sovrastata da una liscia parete; e via.
Una volta la sotto pensai alla rinuncia; ma anche a trovare qualche possibilità per continuare.
Era la giornata giusta perché c’era; solo che dovevo salire una decina di metri e traversare.
Sì e no; e con cautela affrontai la parete, e fino a vedere l’inizio di una cengia; e che raggiunsi con un traverso non facile.
Solo che era stretta, ghiaiosa, poi in salita e sul vuoto; e al suo termine passare sull’altra sempre in salita, ma in senso opposto.
Intanto la parete incombente gradatamente termina delimitata da un corto canalino con alcuni gradini insicuri che rimontai fino sulla cresta; e costruendo subito l’ometto per il ritorno.

pm19 quanto fattoCosì anche la foto per documentare quanto fatto.

La cresta e subito solcata nella sua lunghezza da un facile canale; e lo rimontai fino sulla cresta, e cercando il percorso migliore arrivai sul punto più alto e senza traccia d’ometto del Cuel Mauron 1814 m: 7 settembre 1992.

Niente sosta; e via per la corta mugheta seguendo una non recente tagliata dei grossi rami; e a seguire tenendomi sul limite della cresta fino a trovare l’intaglio giusto per scendere e poi montare sul masso a ponte che forma il buco.
Volevo anche fotografarlo; ma non trovai l’inquadratura giusta, e per non perdere tempo rinunciai.

pm20 7 settembre 1992Così tornai veloce sulla Cima per costruire l’ometto e per la fotografia.

pm21 tracciatoPoi un giro di fotografie che nel tempo si sono rovinate; e tanto da non poterle pubblicare.

pm22 quote sconosciuteSosta breve perché l’invito a tentare le Quote sconosciute e senza nome di fronte fu più forte; e via veloce in quella direzione.
Poi la solita vocina mi consigliò che era il caso di rimandare il tentativo; e di finire quello programmato. Giusto; e ritornai sulla Cima.

pm23 M.te Sernio Cresta PalaseccaIl Monte Sernio e la Cresta della Palasecca

pm24 intaglio Cresta e Monte PalaseccaL’intaglio con il Monte Palavierte

pm25 Monte PalavierteIl Monte Palavierte dove è evidente il percorso per salirlo

pm26 verso la pianuraLa cresta che degrada verso la pianura

Scendendo dal Cuel Mauron prestai attenzione per non mancare l’ometto; poi la cauta discesa per le due cenge opposte marcandole con le pedule per un possibile ritorno.
A seguire la discesa difficile della corta e liscia parete.
Sì; e più avanti e sulla cresta, e come osservato in salita, scesi per le facili rocce dove la mugheta era diradata, ed in traverso sull’erba, e ben sotto l’intaglio puntando l’inizio del marcato sentiero di salita sul Monte Palavierte difeso da una breve mugheta; e via.

pm27 Cima  PalavierteRestava solo, e senza darmi furia, di salire il sentiero appena pulito dai mughi fino in Cima: 7 settembre 1992.

pm28 Cuel MauronIl Cuel Mauron appena salito

pm29  quota 1736 mLa quota 1754 m; la più alta delle senza quota e o senza nome

pm30 Pra di LunzePanoramica con sottostante il Pra di Lunze, e base di partenza

La veloce discesa dalla Cima per il rifatto sentiero che continuava così verso Valle era il massimo.
Sì; era la giornata giusta; e scendendo tranquillo anche accarezzando la possibilità di salire il Monte Palavierte d’inverno contando su questo percorso.
Il sentiero poi traversa a lungo quasi in quota con dei passaggi unici; e fino al ritrovo o rifugio di cacciatori.
Così, e forse perché distratto, seguì il sentiero fino a che capì che era quello per Sella Dagna m 1020, mentre io dovevo scendere al Pra di Lunze.
- Orpo! Poi perso per perso, anche perché il sentiero scorre prossimo alla cresta boscosa non mi restò che rimontarla, e scendere per l’altro il ripido versante puntando in quella direzione, e raggiungendolo anche presto.

pm31 PIANTINA

Il Campanile Cantoni… mancato

Trieste, 1 settembre 2016

La prima volta

Il bel tempo stabile del mese di Dicembre 1981, era previsto che continuasse anche nel mese di Gennaio 1982; e così, e nella previsione di un prossimo tentativo alla Croda di Tacco già concordato con l’amico Rinaldo Sturm, per far gambe mettemmo in programma la salita del Campanile; e a farci compagnia ci sarà pure la sua fidanzata Barbara Sablich.

1 panoramicaQuella mattina posteggiammo all’Osteria di Grauzaria; e base di partenza per salire al Gran Circo o Plan de la Creta, e con sorpresa al bivio per una buona traccia fino al rilievo alberato.

2 Barbara e RinaldoSolo che ancora prima Barbara si lamentò che gli scarponi gli erano stretti; e sul tratto ripido del sentiero rinunciando a proseguire.
Niente; e lei tornerà lentamente alla macchina ad aspettarci.

3 ghiaione innevatoNoi invece riprendemmo e di buon passo, e fino alla base del ghiaione nell’ombra scura; e sovrastato dal completo versante Sud-Est al sole.

4Lo stesso panorama ripreso più sopra dopo un tratto ripido.

5 Cuc dal Bor e CjavalzQuello ripreso verso Valle con il Čuc dal Bôr 2125 m, e l’innevato Cjavalz 2098 m.

6 tintarella7 sosta al solePoi non proseguimmo dritti per il fondo innevato perché troppo molle; ma lungo il bordo interno dove la neve era ancora compattata anche se costava fatica tanto da usufruire da brevi soste.

8 versante N del CampleCosì, e fino ad avere a fianco la parete Nord del Campanile con la base percorsa da cenge che ci faciliteranno la salita; e più sotto anche il passaggio per arrivare.

9 Anticima SudNoi accettammo; e nel traverso anche lo spettacolo dell’Anticima Sud 2023 m.

10 se cominciaUna volta oltre, e per dare un poco di riposo all’amico, continua il traverso fino nello slargo innevato che dovremmo salire per poi tentare la Cima.

11 semo sotoSì; e per dare anche un poco di riposo all’amico perché lui vuole andare da primo.

Solo il tempo per metterci in cordata e iniziò il traverso dello slargo innevato, e fino alle rocce affioranti per far terrazzino.

1213Così documentai la delicata traversata dello slargo del canale andandogli incontro.

14 ancora un tiroNiente; restava solo di rimontare il canale evitando i tratti ghiacciati un poco per de qua e un poco per de la.

15 che fadigaCosì, e fino all’uscita laboriosa dal canale.

Una volta fuori ci avvicinammo alla parete del Campanile per vedere per dove salirla, ed in particolare la parte terminale più danneggiata dal catastrofico terremoto nel Friuli del maggio 1976.
Sì; non era il massimo per tentare di passare per quelli spacchi friabili, e senza vedere qualche chiodo bene infisso. Così rinunciammo.

16 panoramica Gran Circo17  idemPer me essere lassù per la prima volta, anche se non sulla Cima del Campanile, fu già motivo di soddisfazione; e appagato dall’impensabile panorama invernale del Plan de la Creta o Gran Circo con i miei ricordi.
Gli ultimi due scatti per il panorama… e niente Campanile Cantoni.

Tanto tornerò; promesso.

18 tracciatoLa seconda volta.

… e questa volta con l’amico Armando Cossutta; e per il Primo Maggio 1982.
Posteggiata la macchina all’Osteria di Grauzaria, via per la stradina conosciuta a prendere sentiero.

19 panoramicaCosì, e man mano in salita la sosta per Armando per fotografare, e queste senza la neve, il Čuc dal Bôr 2125 m, ed in primo piano il Masereit 1459 m, con la sua vasta parete incombente sulla Val d’Aupa.

20 i Campanili21 panoramicaCosì anche dal bordo del Plan de la Crete verso i Campanili Sud.

22 panoramica23   panoramicaSolo che sul ripido ghiaione le pause erano frequenti; e anche l’occasione per qualche scatto con la nostra Meta.

24 panoramicaCosì anche per l’Anticima Sud.

25 panoramicaDalle rocce basali del Campanile la Val D’Aupa con l’abitato di Grauzaria.

26 sotto el Campanil27 verso l'attaccoSolo che la salita nello slargo iniziale del canale senza neve richiese attenzione e fatica; e dovemmo stare sotto la parete prima di traversare verso il canale ancora innevato.

28 ghe semoIl tratto finale della parete con i canali ancora innevati; e tanto che procederemo in cordata.

29 con il fondovalleArmando impegnato nel tratto misto.

30 prometi benLa parte finale della salita.

31 per canalini finaliPer gli insidiosi canalini d’uscita.

32 quanto fattoCosì, e prima di portarsi sotto l’ultimo tratto del Campanile, Armando riprese il percorso completo.

Invece una volta sotto il Campanile, cicola e ciacola decidemmo la rinuncia alla sua salita.

Stavo guardando le caratteristiche strutture rocciose viste nel tentativo invernale; e che m’invitavano a salirle. – Armando; e xe andasimo a veder?
Sì; solo che prima dovevamo trovare la via per avvicinarle, e poi vedere per dove salirle.
Non direttamente, ma per una parete di roccia chiara in versante Sud potevamo avvicinarle; e ci mettemmo in cordata e via.

33 Campanile MedaceCosì nella salita anche fotografai il Campanile Cantoni.

34 provemo per de quàA seguire dalla sosta Armando sulla parete di roccia chiara.

Più avanti la parete verticalizza volgendo al rosso giallo, ma lasciando giusto un corridoio per salire, e fino ad una stretta cengia o gradino di roccia compatta; e che noi seguimmo fino all’inizio di un pilastro a gradoni che volgeva verso la nostra Meta.

35 semo subito in CimaNon ci demmo furia perché la stanchezza si faceva sentire; e gradone dopo gradone fino sotto l’ultimo, e dove attesi la salita dell’amico per salire insieme sulla piazzola finale che sostiene le due differenti strutture.

36 1 maggio 1982Lui contraccambiò riprendendomi sulla piazzola.

37 Campanile MedaceIl campanile Cantoni

38 se stà scomodiSul facile ma scomodo monolito.

39 preferiso cosìMeglio così

Cicola e ciacola anche decidemmo di scendere in cordata perché Armando desiderava fotografare quanto fatto in salita; e che per una migliore leggibilità ho raggruppato con quelle fatte in salita.

40 panoramicaLa foto ingrandita con il monolito della Cima, e di lato una parte della parete caratterizzata dal portale.

41 particolariLo stesso per la sola parete.

42 particolari della parete a fiancoNella discesa l’intera parete cauterizzata dal portale.

43 particolariSì; e quasi un tutt’uno con un’altra meno compatta da formare una Cresta.

44 fine del crestoneCresta che continua per poi scendere ad un intaglio?

45 no xe facileIntanto eravamo all’inizio del pilastro confermato dal nostro ometto; e senza perdere altro tempo seguimmo la stretta cengia o gradino di roccia compatta fino al suo termine evidenziato da un residuo di neve. Sì; e più sotto anche da filo d’acqua sufficiente per dissetarci.

46 in discesaCosì da quel terrazzino assicurai la discesa dell’amico per la stretta e non facile parete rosso giallo.

47 vado avantiLo stesso sulla parete di roccia chiara.

48 meritavaGli insidiosi canalini appena scesi; e prima di affrontare il canale di sfasciumi.

49 stanco ma feliceStanco ma felice.

50 tracciatoQuanto fatto.